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6° convegno sull'e-commerce in Italia

L'evento riservato ai merchant dell'e-commerce "E-commerce in Italia 2012" che si è tenuto il 17 aprile 2012 a Milano.

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Gaia: il futuro della politica La nostra visione del futuro della politica descritto attraverso un video.

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17 Maggio 2012

   

Le prossime elezioni si vincono in Rete


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Un commento alle recenti elezioni comunali. Il fenomeno del Movimento Cinque Stelle può essere anche interpretato attraverso la Rete. Internet non si sta più affiancando ai cosiddetti mainstream, ai telegiornali e alle televisioni, ma li sta lentamente sostituendo. La Rete è una conversazione tra persone che possono verificare le informazioni, che possono discuterne tra di loro. Non è quindi un media broadcasting, da uno a molti. Per questo sta trasformando completamente il modo di fare comunicazione. La Rete sta diventando un'agorà molto estesa, sempre più complessa.

La Rete è politica allo stato puro, questa politica, oggi, si sta manifestando maggiormente negli Stati Uniti per le elezioni presidenziali.
Le prossime elezioni americane si vinceranno o si perderanno in Rete, la presenza e l'interesse che i candidati hanno sui social media è massima, in particolare sui principali 3 social media che sono You Tube, Facebook e Twitter. Facendo una valutazione di come i candidati si stanno posizionando, si può vedere che l'attuale posizionamento vede Barack Obama prevalere su tutti, in tutti e tre i social media, seguito quasi sempre o da Ron Paul o da Newt Gingrich e comunque a una notevole distanza.
Facendo un'analisi molto approssimativa, in questo momento ancora abbastanza lontano dalle elezioni presidenziali si può dire che Obama ha già vinto. Ma si vedrà.

In particolare, poi, se confrontiamo i numeri dei candidati alle presidenziali Usa nei diversi social media, con quelli di Beppe Grillo si può vedere che su Twitter, You Tube e Facebook, Grillo si posiziona così: al terzo posto su Twitter (dietro Obama e Gingrich) con 541mila follower, al secondo su You Tube (dopo Barack Obama) con 89 mila iscritti al canale e al quarto posto su Facebook (dopo Obama, Romney e Paul) con 825 mila fan.


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Scarica l'infographic

C'è da sottolineare che ciò avviene con una popolazione che in Italia è grosso modo di 1/5 inferiore a quella statunitense. E se uno dovesse fare un rapporto semplicemente lineare, bisognerebbe moltiplicare per cinque la presenza di Grillo. Ma non è tutto perché la diffusione della banda larga negli Stati Uniti è molto più elevata che in Italia e allora bisognerebbe anche in questo caso aggiungere un tasso di crescita.
Questo è un dato che fa pensare, soprattutto allo sviluppo della comunicazione politica in Italia per le prossime elezioni del 2013.

articolo di Gianroberto Casaleggio pubblicato su Cado in piedi

10 Maggio 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Lavoro: il Gattopardo italiano colpisce ancora


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Di rilanciare il lavoro e l'occupazione in Italia c'è bisogno urgente. Consideriamo il contesto: oggi in Italia ci sono 2,5 milioni di disoccupati, il 9,8% della forza-lavoro, che però arrivano a 6 milioni se si considerano gli scoraggiati, gli inoccupati e chi riceve sostegno tramite ammortizzatori sociali. I giovani tra 15 e 24 anni arrivano al 36%, che è il vero dramma.
Non consola che nell'Eurozona i dati siano anche peggiori: quasi l'11% contro il 9,8% italiano. E nemmeno che, secondo l'International Labour Organization, l'Italia sia in compagnia di quasi tutti gli altri paesi avanzati: solo 6 dal 2007 a oggi sono in controtendenza e hanno creato occupazione, e sono Germania, Austria, Israele, Lussemburgo, Malta e Polonia. Perché hanno implementato politiche di sviluppo anziché solo di rigore.
Ma la riforma in Italia è indispensabile non solo perché la disoccupazione è ormai a livelli d'allarme, ma perché la situazione del mercato del lavoro scoraggia gli investimenti sia dall'Italia sia dall'estero. A pagarne le spese sono gli stessi lavoratori, con meno posti di lavoro e con salari reali più bassi che altrove. L'Italia infatti è scesa dal 22° al 23° posto nell'Ocse come salario netto medio. Ci gioca, come è noto, il peso dell'imposizione fiscale e retributiva, per cui alla fine è un gatto che si morde la coda. Alleggerire il cuneo nell'attuale quadro di risanamento della finanza pubblica non è ovviamente facile, e con ogni probabilità occorrerà aspettare ancora qualche anno, nella migliore delle ipotesi.
Su questa angosciosa situazione dovrà cercare di incidere la Riforma del lavoro predisposta dal ministro del Welfare Elsa Fornero e attualmente in discussione in Parlamento, senza che si sappia come ne uscirà dato che i vari partiti hanno presentato un totale di 1062 emendamenti. Che sarebbero tanti anche se il disegno di legge avesse dietro una maggioranza di appoggi. Ma che sono enormemente troppi visto che finora di appoggi ne ha pochi.
Infatti, i sindacati sono piuttosto critici, e la CGIL sembra che possa accettare solo perché il Governo ha accettato di lasciare la soluzione del reintegro nei casi di licenziamento per motivi economici e disciplinari (caso praticamente unico al mondo). Per lo stesso motivo la Confindustria, e in genere le imprese, è scettica. Per il pubblico impiego poi, grazie a Patroni Griffi la riforma non si applica. Per i contratti a termine si irrigidiscono le condizioni. Per i giovani c'è il contratto di apprendistato, ma le imprese lo reputano troppo vincolante. Per le donne si cercheranno di eliminare le storture, ma non si ritiene che le misure previste possano essere realmente efficaci. Per gli over 58 c'è il contratto di inserimento, ma è poco chiaro. Eccetera.
Insomma, la situazione si aggrava e la riforma del lavoro sembra fatta apposta per modificare tutto per non cambiare niente. Il Gattopardo italiano colpisce ancora e c'è da temere che saranno proprio i lavoratori a doverne fare le spese.

3 Maggio 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Facebook for business


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Gli italiani spendono un terzo del loro tempo on line sui social media e quello più utilizzato oggi è Facebook utilizzato da un italiano su tre, pari a oltre 21 milioni di persone su circa 27 collegate a Internet nel mese . Al mondo gli utilizzatori sono 800 milioni di cui circa la metà sono collegati nell'arco di una giornata . Se al suo ingresso in Italia nel 2008 gli utenti erano soprattutto giovani tra i 13 ed i 18 anni, nel 2011 il segmento dei 36-45 ha superato in numero i giovani.
Gli utilizzi per le aziende di Facebook si differenziano per l'obiettivo che ci si pone. In particolare possono essere identificati quattro possibili obiettivi: migliorare il servizio offerto, aumentare le vendite, alimentare la brand awareness e aumentare il traffico al proprio sito.

Migliorare il servizio. Facebook ha numerose informazioni su ognuno di noi e sui nostri amici e circa 10 milioni di italiani in un certo giorno sono collegati a Facebook, questi due fatti permettono di poter integrare i propri servizi on line rendendoli più:


  • accessibili con il Facebook login, che permette di non doversi ricordare altre password e di re-imputare i propri dati come ha fatto PcWord.com che dichiara di avere incrementato del 40% le nuove registrazioni. ;

  • personalizzati, con l'accesso alle preferenze indicate su Facebook. Siti come Etzy.com e Wallmart consigliano i prodotti per l'utente e per i suoi amici in base alle loro preferenze su Facebook, eBay ha creato la lista dei suoi prodotti più condivisi su Facebook;

  • sociali, con la possibilità di condividere le azioni fatte sul sito dell'azienda con i propri amici anche senza un intervento dell'utente ogni volta: il cosiddetto frictionless sharing in cui l'utente può autorizzare Facebook a condividere in automatico le azioni che si fanno su un certo sito: ad esempio gli articoli che si leggono sul Washington Post.


Aumentare le vendite. La presenza delle persone su Facebook in modo continuo durante la giornata ha creato l'esigenza di essere presenti direttamente con il servizio di vendita all'interno del social media. La diffusione del social commerce è spinta anche dal mobile con il quale nel mondo 250 milioni di utenti sono connessi a Facebook e le statistiche indacano che questi utenti sono doppiamente attivi rispetto a quelli che si collegano dal desktop.

Per questi motivi è nato il fenomeno noto come F-commerce che consiste nella creazione di semplici cataloghi prodotti su Facebook, o di versioni parallele del sito e-commerce all'interno del social network. Alla fine del 2010 solo il 4% dei maggiori retailer statunitensi aveva realizzato una forma di F-commerce, ma a distanza di un anno è diventata la maggioranza. Delta Airlines è stata uno dei primi esempi di integrazione oltre che la prima compagnia aerea ad attivare il servizio.
Alcune aziende utilizzano Facebook per pubblicare annunci speciali che rimandano al sito. Le aziende che seguono questa strategia sono soprattutto quelle sul modello di Vente Priveé o Groupon che utilizzano tutti i canali di comunicazione per veicolare la propria offerta. Sono presenti tuttavia anche aziende come Gilt, azienda e-commerce di moda e pioniera nel Facebook-commerce, che premia i suoi fan su Facebook proponendo loro vendite esclusive e di durata limitata.

Brand awareness. Molte aziende hanno utilizzato Facebook con successo per aumentare la propria notorietà sulla Rete. Un esempio recente in Italia è stato il contest "Leica 24x36" in cui gli utenti sono stati invitati a pubblicare delle foto secondo le caratteristiche richieste e a farsi votare esclusivamente tramite Facebook, innescando un effetto a catena. Nel giro di un mese e mezzo la pagina del concorso ha collezionato 44mila «mi piace». Whirlpool e Vodafone hanno invece realizzato e distribuito tramite Facebook e Youtube delle divertenti mini-serie video che hanno contribuito ad avvicinare fan, clienti e curiosi. Vodafone ha raggiunto una media di 100 mila visualizzazioni per video. Martini ha lanciato una campagna su Facebook per ricercare il volto della sua campagna pubblicitaria. Era possibile prendere parte ai provini attraverso un'applicazione presente sulla pagina Facebook di Martini. Chi riceveva più like passava alla selezione finale e il vincitore guadagnava 150 mila euro.
L'interazione con i propri clienti può anche avvenire nel mondo fisico come nel caso di Renault che ha sperimentato il sistema del "like fisico" di Facebook in una fiera dove ha fornito tessere RFID ai visitatori che potevano strisciarla di fronte alle macchine che più gli piacevano. Automaticamente veniva pubblicata l'immagine dell'automobile sul profilo Facebook del visitatore. Diesel ha utilizzato lo stesso concetto all'interno dei negozi. Effettuando un "Like" di un capo di abbigliamento tramite uno smartphone ed i QR-Code (i "codici a barre" quadrati) posizionati sugli scaffali è possibile ottenere uno sconto. Entrambi questi esempi estendono il concetto di social media in una nuova dimensione, il mondo fisico, che vedrà una forte crescita nei prossimi mesi.

Aumentare il traffico al sito. Nell'ultimo anno per alcuni siti più attivi su Facebook la fonte di accessi esterni principale non è più stata Google, ma Facebook. Anche per le aziende che non hanno visto questo sorpasso Facebook è comunque diventato uno dei "referrer" principali. Per questo motivo è aumentata l'attenzione all'ottimizzazione dei contenuti pubblicati, il Facebook Optimization, proprio come fino ad oggi siamo stati abituati al Search Engine Optimization. Infatti, in media un messaggio pubblicato da un utente raggiunge il 12% dei suoi contatti, ma lavorando sull'ottimizzazione sociale è possibile aumentare di molto questa percentuale.

Qualunque sia la strategia che un'azienda vorrà applicare on line non potrà prescindere dall'integrazione del canale Facebook e la sua rapida evoluzione richiederà alle aziende di prevedere risorse dedicate e specializzate per poterlo utilizzare al meglio.

articolo di Davide Casaleggio pubblicato su Harvard Business Reviews

26 Aprile 2012

   

La fine dei giornali


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La Newspaper Association of America ha rilasciato i dati dei ricavi pubblicitari dei giornali statunitensi del 2011 comparati con la serie storica a partire dal 1950. La curva cresce fino al 2000 con il picco di 63,5 miliardi di dollari e scende all'improvviso in verticale dal 2008, come se fosse colpita da un fulmine ritornando ai livelli degli anni '50, 22,6 miliardi di dollari nel 2011 contro 20 miliardi del 1950 (attualizzati con l'inflazione).
La raccolta pubblicitaria dei giornali si sta prosciugando. Solo negli ultimi tre anni ha perso negli Stati Uniti 35 miliardi di dollari. Le principali ragioni della scomparsa della pubblicità dai giornali americani sono lo sviluppo dell'informazione in Rete, il grande successo del sito Craigslist con lo spostamento on line degli annunci economici e l'avvento dei Social Media dove la pubblicità ha ritorni molto maggiori di un giornale sia per la versione cartacea che per quella on line. Nei mercati dove internet è diffuso la pubblicità per i giornali sta diventando insufficiente per mantenere gli attuali costi. In Italia avverrà lo stesso fenomeno nell'arco di pochi anni, due o tre. I giornali riusciranno a vivere senza pubblicità e senza il quotidiano di carta che vende sempre meno copie?
Negli Stati Uniti ci stanno provando con i paywalls, i giornali on line a pagamento in diverse modalità di abbonamento. I giornali che hanno riscosso il maggiore successo sono nazionali, come il Wall Street Journal, con più di mezzo milione di abbonati e il New York Times con 380.000, la metà delle circa 800.000 copie stampate, seguono edizioni locali, come il Boston Globe con 16.000 abbonati comparati a 200.000 copie cartacee giornaliere. La versione on line non è però ancora sufficiente a coprire le perdite del giornale cartaceo, dal 1999 si è avuta una contrazione di circa 10 milioni di copie stampate. Le previsioni sono di un processo di concentrazione dei giornali in pochi poli, e di diffusione internazionale di chi riuscirà a sopravvivere. In Italia il fenomeno è in atto, meno copie in edicola, una crescita inesorabile della Rete, insufficienti ricavi dall'on line e la prossima fine dei contributi pubblici di centinaia di milioni di euro che un Paese normale in crisi, ma anche non in crisi, non dovrebbe permettersi. Ne rimarranno pochi in vita, forse solo uno, come per Highlander.
L'Amministratore delegato di Google è della stessa opinione, per lui nell'arco di 5 anni la distribuzione di Internet mobile farà a pezzi il modello di business delle società editoriali.

articolo di Gianroberto Casaleggio pubblicato su Cado in piedi

17 Aprile 2012

   

Rapporto E-commerce in Italia 2012


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Casaleggio Associati, in partnership con Adobe Systems presenta la ricerca
E-commerce in Italia 2012, andamenti, trend di sviluppo e strategie di un mercato in crescita.

Dallo studio risulta che l'e-commerce in Italia ha un valore stimato di circa 19 miliardi di euro nel 2011. I settori principali sono il tempo libero (principalmente giochi d'azzardo) che rappresenta quasi metà del mercato (56,9%), il Turismo (24,8%) e le Assicurazioni (5,9%).

Le aziende italiane hanno ancora una presenza limitata sul mercato internazionale. Rispetto al passato si avverte una maggiore esigenza di ampliare il business verso l'estero, non solo per accrescere il proprio fatturato, ma anche per crearsi delle economie di scala sufficienti a contrastare la concorrenza internazionale.

"La Rete continua ad ottenere performance migliori rispetto alla distribuzione tradizionale" ha affermato Davide Casaleggio, Partner di Casaleggio Associati, "è il canale di vendita che offre ad oggi le maggiori potenzialità in termini di crescita, nonostante la congiuntura economica non favorevole".

Il 33% delle aziende non vende i propri prodotti o servizi fuori dall'Italia, mentre il restante 67% è presente sul mercato internazionale con modalità differenti. L'attività di vendita all'estero è gestita direttamente dal 54% delle aziende unicamente attraverso il proprio sito in lingua italiana (24%), o attraverso siti in più lingue (25%). Il 5% possiede strutture o sedi all'estero. Il 13% opera a livello internazionale in quanto è parte di un gruppo multinazionale.

"L'e-commerce rappresenta un canale sempre più strategico per le aziende che desiderano essere competitive e raggiungere il proprio target in modo efficace e differenziato permettendo, attraverso esperienze digitali coinvolgenti e fruibili su più piattaforme, un alto tasso di conversone da utente a cliente. Per supportate questa esigenza di business, Adobe mette a disposizione tecnologie all'avanguardia in grado di gestire e ottimizzare l'intero processo di acquisto online dal coinvolgimento con il brand allo shopping immersivo fino alla condivisione dell'esperienza con il prodotto sui social media" ha dichiarato Annasara Bonandrini, Marketing Manager Digital Marketing, Adobe Systems Italia.

Attualmente le aziende distribuiscono il budget di marketing e comunicazione focalizzandosi prevalentemente nelle attività di keyword advertising, al quale viene assegnato mediamente il 23% delle risorse disponibili e di SEO (17%).
All'e-mail marketing viene destinato in media il 12% delle risorse, seguito da attività sui social media (11%) e presenza nelle aree di shopping o siti comparatori di prezzi, come Kelkoo o Virgilio Shopping (11%). I valori più bassi si riscontrano per le attività legate ai media tradizionali (stampa, televisione, radio) e per gli investimenti in banner e sponsorship.

I Paesi in cui le aziende italiane sono presenti in misura maggiore sono Germania, Francia e Svizzera, seguite da Spagna, Regno Unito e altri Paesi dell'area nord-europea. La presenza di operatori italiani è invece ancora molto limitata nel continente asiatico (Giappone, Cina e altri Paesi orientali), in Africa e in America Latina.


Scarica il rapporto e-commerce in Italia 2012


12 Aprile 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Instabook o Facegram?


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Instabook o Facegram?

Oppure solo Facebook, come sempre?

Notizia di pochi giorni fa, Facebook ha comprato Instagram!
Dopo le prime reazioni, in gran parte concentrate a immaginare il futuro di Instagram nella grande famiglia Facebook e corredate di paragoni con i destini di Friendfeed e Gowalla, gli articoli successivi hanno indagato maggiormente sul significato strategico di questa mossa.

Stando alle notizie ormai ufficiali, il valore economico in gioco è di un miliardo di dollari, ovvero poco più di 30 dollari a utente considerando che, in circa due anni, Instagram aveva raggiunto 30 milioni di utenti registrati.

Per chi non ancora non la conoscesse, Instagram è molto più di una semplice app per condividere foto: in questi due anni si è rivelata un vero e proprio social network mobile. L'estrema semplicità è l'elemento che ne ha determinato il grande successo.

Sia Google che Facebook negli ultimi 18 mesi avevano tentato degli avvicinamenti, ma senza successo: Kevin Systrom, CEO di Instagram, non sembrava intenzionato a vendere.

Poi è accaduto che a inizio Aprile Instagram ha rilasciato la versione Android; in 24 ore ha avuto un milione di nuove registrazioni e di lì a poco ha raggiunto i 30 milioni di utenti.

Foto e mobile, in aggiunta a una prospettiva di crescita vertiginosa degli utenti - alcuni dicono 50-60 milioni nel giro di pochi mesi - ha indotto Facebook a fare un'offerta di quelle che non si possono rifiutare: da tempo Facebook è il sito più importante per la condivisione di foto e il mobile è il terreno di gioco del futuro. Non era pensabile lasciare spazio ad altri attori... oppure lasciare che Google, Microsoft o Apple si muovessero per primi.

Sia Zuckenberg che Systrom si sono affrettati a tranquillizzare gli utenti: Instagram non chiuderà i battenti e resterà indipendente e libera di proseguire il suo sviluppo.

L'attenzione di Facebook per il mobile sembra essere una delle principali ragioni che hanno determinato l'acquisizione. Robert Scoble su Quora pone l'attenzione su un paio di questioni che fanno pensare a un'acquisizione promossa dagli investitori:

  1. Facebook non ha ricavi nel mobile, Instagram potrebbe diventare un canale di monetizzazione importante
  2. Instagram completa le informazioni sugli utenti che Facebook ha già a disposizione - cosa gli piace, dove sono, chi guarda le loro foto - aggiungendo le informazioni di contesto e di photo-graph che Facebook ha in maniera molto limitata. In uno scenario di mobile advertising, queste sono informazioni preziose.

Questa acquisizione mette in evidenza in maniera graffiante come il valore di un'applicazione come Instagram non risiede nella solidità del suo modello di business, ma nella qualità e quantità di dati che riesce ad ottenere sugli utenti.

E quando gli utenti ti concedono questi dati divertendosi... Sotto questo profilo Instagram è una miniera d'oro che vale ben più del miliardo di dollari costato a Facebook per farla propria e proteggere il proprio futuro.