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19 Maggio 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Catastrofe sì, catastrofe no


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Ma allora la catastrofe economica e finanziaria ci sarà o non ci sarà?
Solo un mese fa il panico sembrava ancora inarrestabile. Il sistema finanziario internazionale appariva sull'orlo del collasso, con il quasi fallimento della banca americana Bear Stearns, mentre del settore immobiliare si diceva come minimo che fossero altrettanti delinquenti che avevano, specie negli Usa, sfruttato in ogni modo il meccanismo dei mutui sub-prime, cioè quelli veramente di pessima qualità. E poi le perdite di altre banche in America, ma anche in Europa (ad esempio la svizzera Ubs, ma anche l'italiana Unicredit).
Segno evidente della gravità della situazione: la serie ininterrotta dei tagli del tasso di sconto da parte della banca centrale americana, con la coincidente immensa iniezione di liquidità, mentre dall'altra parte cresceva il coro delle richieste alla banca centrale europea di tagliare i tassi per scongiurare la crisi e alimentare la crescita.

D'improvviso, da qualche settimana, quasi più niente, anzi, una timida uscita del Fondo monetario internazionale secondo il quale forse "il peggio è passato". D'altronde, le borse in tutti i paesi stanno riprendendosi, gli investitori sono riapparsi e gli acquisti si stanno materializzando, probabilmente sulla scorta di quanto predicava tanti anni fa Rockefeller, che di investimenti ne sapeva: "Il momento di investire in borsa è quando il sangue scorre nelle strade". Ovviamente, quello dei risparmiatori rimasti col cerino in mano. E aggiungeva: "Anche se il sangue che scorre è il tuo".

Perbacco, e noi che davamo credito alle Cassandre che vaticinavano un secondo 1929 (ad esempio, l'economista italo-americano Nuriel Roubini o il premio Nobel Joseph Stiglitz). Tutte bubbole?
O sono forzature iper-ottimistiche quelle che riducono le probabilità dello scenario catastrofico a meno del 5%, contro il 50% di qualche mese fa? Ma è credibile che nel giro di un mese le probabilità di un precipitare della crisi mondiale passino da un estremo all'altro?

La risposta la deve dare ognuno di noi. Ma la mesta conclusione è che le sorti dell'economia e della finanza mondiale non sembrano essere in mano a persone e a istituzioni particolarmente affidabili e credibili, bensì a giocolieri e finanzieri senza tanti scrupoli, e a organizzazioni internazionali che paiono a tutti gli effetti incapaci di contrastarli o, come minimo, di controllarli.

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