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16 Giugno 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Microcredito e profitto


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Il microcredito è nato da un'intuizione di un indiano, Mohammed Yunus, nel 1976 e riguarda oggi oltre 150 milioni di persone che hanno potuto dare vita a nuove attività economiche grazie a piccoli prestiti da 100 o 200 dollari senza garanzia, cambiando e migliorando sensibilmente il proprio tenore di vita. Per questa semplice ma geniale intuizione e per l'attività che ha impiantato con la sua Grameen Bank, Yunus si è visto attribuire nel 2006 il Premio Nobel per la pace.
Eppure, ancora oggi molti non conoscono Yunus, e moltissimi non sanno cosa sia il microcredito. Ma, soprattutto, moltissime persone che ne avrebbero bisogno non possono ancora accedere al microcredito.

Il modello Yunus, infatti, pur di enorme successo, riesce difficilmente a penetrare nei paesi e nelle località più disagiate. Il motivo è fondamentalmente che si tratta di un'attività concepita e portata avanti da organizzazioni no profit di piccole dimensioni; circa l'80% di esse serve meno di 10mila clienti. La questione è che nel mondo ci sono circa 3 miliardi di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno e, anche se i 150 milioni sono un bel numero, molti altri dovrebbero poter beneficiare del microcredito, ma non ci arrivano.

Le cose stanno cambiando, per merito di un altro indiano, assai meno noto di Yunus, di nome Vikram Akula. Quattro anni fa a Nizamabad, infatti, Akula ha fondato la sua banca SKS con l'obiettivo di allargare la portata del microcredito. Per fare questo Akula si è posto il problema di come reperire i capitali necessari per aiutare un numero di persone più alto di quello servito dal microcredito tradizionale, e in aree non facilmente raggiungibili. Ha così concepito un modello di microcredito "di seconda generazione".

L'idea di Yunus si basa infatti sul concetto che le organizzazioni di microcredito devono essere un "business sociale" e che esse non debbano fare un profitto, ma chiudere i bilanci soltanto in pareggio.
Questa è parsa ad Akula una limitazione da superare. Se si vuole aumentare il numero di persone che accedono al prestito, ha pensato Akula, occorre trovare i capitali presso degli investitori e le banche commerciali. E per ottenere questi capitali occorre remunerarli, come farebbe qualunque altra attività. Dunque, da qui il nuovo modello: la SKS non si limita al pareggio ma punta, in modo trasparente, a fare utili in modo da remunerare il capitale che prende a prestito e che poi trasferisce a chi ne ha bisogno, senza interessi.
L'idea ha preso piede e oggi SKS è un modello da seguire. È una banca con sedi ovunque, specie nelle aree più povere, ha un uso avanzato dell'informatica, ha migliaia di dipendenti e ne assume oltre 500 ogni mese. Ma soprattutto ha già 2 milioni di clienti in 30mila villaggi poveri dell'India, e un tasso di crescita del 200% all'anno.

Ma attenzione, dice Akula, non commettiamo l'errore di pensare che, per il fatto di fare utili, il microcredito di seconda generazione non sia più un business sociale. Anzi, l'obiettivo è proprio quello di portare il credito ai poveri di tutto il mondo, ma con un modello economicamente sostenibile.

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