Lo IAB (Interactive Advertising Bureau) ha annunciato che nel primo trimestre del 2008, gli introiti pubblicitari di Internet negli USA hanno raggiunto i 5,8 miliardi di dollari, con un aumento del 18,2% rispetto allo stesso periodo del 2007, ma con una decrescita di 100 milioni di dollari rispetto all'ultimo trimestre del 2007.
In Italia, secondo l'UPA (Utenti Pubblicità Associati), nel 2008 la pubblicità via Internet crescerà del 29,8% rispetto al 2007 arrivando a quota 675 milioni di euro e superando, per la prima volta, i ricavi provenienti dalla radio. Tuttavia la previsione è che, in Italia, la quota pubblicitaria si limiterà a rappresentare il 6,3% del totale, ben lontano dal 48,5% della televisione o dal 30% della carta stampata.
La Rete sta gradualmente e irreversibilmente modificando i comportamenti attraverso cui le persone comunicano, si relazionano e si informano. Internet si sta apprestando a diventare un supermedia capace di assorbire i media tradizionali. Le abitudini delle persone si stanno modificando. Un cambiamento che sarà reso ancor più deciso grazie alle conseguenze dettate dall'Ubiquitous Internet, cioè la possibilità di accedere a Internet in qualsiasi momento, luogo e a costi contenuti.
Uno dei maggiori freni agli investimenti è rappresentato dagli attuali modelli pubblicitari, ancora troppo legati a meccanismi classici, che non sono in grado di soddisfare appieno né le esigenze degli inserzionisti, né quelle dei consumatori e di conseguenza neanche quelle degli editori.
Nel passato il grande successo economico dei modelli pubblicitari dei media generalisti ha trovato uno dei suoi fondamenti nella progressiva spersonalizzazione del rapporto produttore-consumatore. La Rete, intesa anche come fenomeno sociale, ha messo in luce tutti i limiti di quel genere di modelli pubblicitari, che risultano in buona parte inadeguati a questo ambiente.
Commenti
Io trovo che il grosso problema, che i dati non evidenziano, sia il fatto che ancora gli inserzionisti non sono abituati al web. Nel migliore dei casi provano e restano delusi perché le loro intenzioni e i loro obiettivi sono informati da logiche di advertising tradizionale.
Il web non è (ancora) il loro mondo. Credo che col tempo si svilupperanno meglio forme di advertising e attori in grado di far funzionare meglio il mercato. Magari sfruttando le dinamiche social.
Postato da: Simone Tornabene (Mushin) | 02.07.08 19:14