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26 Agosto 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Disneyland chiama Italia


Tutti i post di Enrico Sassoon
 


Disneyland chiama Italia? Non nel senso proprio dell'espressione, quasi che la grande azienda americana pensi di aprire un nuovo megaparco dei divertimenti nel nostro paese. Le aziende americane, anzi, come quelle degli altri paesi se pensano all'Italia lo fanno per disinvestire.
Il riferimento è stato fatto da Fareed Zakaria, direttore dell'edizione internazionale di «Newsweek», che ha recentemente scritto esplicitamente che l'Italia rischia di trasformarsi in una Disneyland culturale, «con begli alberghi e splendidi monumenti che potrebbero diventare l'effimera verniciatura per nascondere una società corrotta e immobilista». Per Zakaria, la colpa va attribuita storicamente a una «unificazione nazionale troppo recente, che ha prodotto un Paese diviso e frammentato, e a un sistema politico completamente disfunzionale, creato dagli americani dopo la seconda guerra mondiale per evitare l'ascesa di un altro Mussolini», ma che di fatto ha portato a una paralisi politica e sociale.
Se queste sono, secondo Zakaria, le ragioni storiche, altre sono più politiche e contingenti: il primo ministro ha troppo poco potere e ha le mani legate; il Parlamento è demograficamente troppo vecchio e non riesce ad attrarre giovani brillanti; il sistema partitico non funziona; quello politico è collassato. Però il giornalista americano ha anche delle soluzioni: dare più potere al premier, come in Gran Bretagna; riformare il sistema elettorale ispirandosi al bipartitismo americano per eliminare la follia dei piccoli partitini che rendono il paese ingovernabile e dare vita a maggioranze coese e chiare. E soprattutto fare piazza pulita dell'attuale leadership, in cui nessuno ha fiducia, né in Italia né all'estero.
Certo, Zakaria la fa facile, perché cambiare il sistema politico, quello elettorale e la leadership sono obiettivi che si perseguono da anni con ben scarsi risultati. Ma ha ragione su un punto: nessuno ha più fiducia. Un indicatore è particolarmente significativo, quello degli investimenti esteri. Dall'estero sono sempre meno quelli che vogliono investire in Italia e il primo motivo è e resta l'instabilità politica, seguita dalla scarsa trasparenza (un bel modo per dire che c'è corruzione). Una recente indagine della Ernst & Young rivela che nel 2007 l'Italia è passata, come investimenti dall'estero, dalla 14° alla 15° posizione mondiale. In Gran Bretagna sono state fatte 713 operazioni, in Francia 541 e il Germania 305. In Italia solo 69. È un segnale preoccupante e indica che davvero gli stranieri ormai tendono veramente a considerare l'Italia una Disneyland un po' arruffona e un po' ammaccata, dove si fanno le vacanze e si mangia bene, ma dalla quale è meglio tenersi alla larga.

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