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29 Settembre 2008

Fonte: www.slackeruprising.com
Fonte: www.slackeruprising.com
   

Prodotti on line a prezzo zero


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

La distribuzione dei film sta cambiando. Il limite tra il cinema dei professionisti e quello dei dilettanti è sempre più labile. Questo ha fatto si che i canali di distribuzione si stiano omologando, almeno per quanto riguarda l'on line.

Michael Moore ha deciso di pubblicare un suo film rendendolo disponibile gratuitamente on line. Il film, Slacker Uprising è un documentario che attraversa 62 città negli Stati Uniti che parla ai giovani elettori statunitensi a cui chiede di registrarsi per il voto ed aiutare la sinistra americana a vincere le elezioni.

L'esperimento distributivo è stato favorito da due elementi: le prossime elezioni presidenziali statunitensi a cui Moore voleva contribuire e il fatto che il documentario è un rimontaggio di un film girato nel 2004 che non aveva riscosso grande successo
"Captain Mike Across America". Entrambi questi elementi hanno permesso una sperimentazione sul modello distributivo.

Il lancio del film, in ogni caso, ha richiesto due milioni di dollari investiti da parte dell'editore Brave New Films che ha previsto alcuni limiti alla gratuità. E' infatti possibile scaricare il documentario gratuitamente solo per tre mesi a partire dal 24 di settembre 2008. Gli altri canali distributivi rimangono a pagamento come il cinema disponibile dal 4 ottobre e il DVD disponibile dal 7 ottobre.

L'elemento più strano è la limitazione geografica della distribuzione. Solo dagli Stati Uniti e dal Canada è possibile scaricare il filmato gratuitamente.
La limitazione sul sito ufficiale è effettiva perché c'è un controllo sull'IP del navigatore. Per limitare i costi di banda e massimizzare la diffusione viene utilizzato anche BitTorrent che tuttavia non ha alcuna possibilità di limitare l'accesso in modo geografico ed infatti molti sono gli utenti che lo stanno già distribuendo all'estero.

Per utilizzare al meglio i modelli distributivi di rete è necessario che i produttori ripensino integralmente i loro modelli di segmentazione dei clienti, a partire da quella geografica.

26 Settembre 2008

   

Live stream della politica


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

Che la campagna presidenziale degli Stati Uniti d'America si sia giocata in modo rilevante in Rete è fuori discussione, I numeri e le statistiche diffuse da ricerche e sondaggi statunitensi lo dimostrano (cfr PewInternet). Così come lo dimostrano il proliferare di strumenti che permettono all'elettore di valutare la propria affinità (es: Glassbooth2008, ChooseYourCandidate), seguire le dirette e valutare il programma dei candidati presidenti (Glassbooth2008/explore, YouChoose08, YouDecide2008, CNN&YouTube Debates) sia durante le primarie che nella corsa dei due candidati Obama e McCain.

La commissione per i dibattiti presidenziali (CPD), società no-profit che si occupa negli USA di fornire agli elettori la miglior comprensione possibile del programma elettorale dei candidati presidenti, ha stretto un accordo nel 2008 con MySpace.com.

Da MySpace, piattaforma di social network nota in tutto il mondo, nasce MyDebates.org che dal 27 settembre al 15 ottobre offrirà negli Usa la diretta streaming dal web insieme ai canali televisivi tradizionali di 3 dibattiti presidenziali. Gli ospiti risponderanno alle domande raccolte dal web degli utenti nei giorni precedenti l'evento. Oltre a seguire gli eventi in programma l'utente ha la possibilità di inviare domande che verranno discusse durante i dibattiti, e può consultare una mappa interattiva ed aggiornata in tempo reale sui 50 stati americani con le percentuali di votanti per i candidati ed il consenso su 14 temi della campagna elettorale (area National Stats di MyDebates) divisi per stato.

I vantaggi offerti dal web derivanti dall'interattività durante la diretta sono evidenti, afferma la società Quartum Art che segue l'iniziativa dal punto di vista tecnico, dalla possibilità di analisi dei dati di accesso e comportamento delle persone registrate e collegate in quel momento, ad eventuali votazioni "lampo" che possono essere lanciate durante la diretta e risposte pressoché in tempo reale da parte di centinaia di migliaia di utenti.

24 Settembre 2008

   

Lo Spamming


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 
Per spamming si intende l'invio di messaggi identici a un numero elevato di persone, possono essere anche milioni di persone, e si parla soprattutto di messaggi indesiderati. 
Si parla di un fenomeno che colpisce tutti: oggi abbiamo una stima di circa 20-25 miliardi di email che vengono inviate ogni giorno in Rete e circa il 50% sono spamming.Questo fenomeno sembra essere in crescita.Secondo una recente analisi condotta negli Stati Uniti, il 70-80% degli americani ormai vede la posta elettronica come un oggetto non sempre piacevole, in particolare a causa dello spamming. 

Esistono due categorie di spamming definite UCE e UBE: 

UCE è la categoria di spamming con motivazioni commerciali, arriva nella nostra casella di posta una richiesta o un invito a comprare qualcosa
  
UBE è la categoria di spamming a carattere generale, liste che ci dicono o chiedono delle cose o l'invio del proprio curriculum vitae a 500-600 società. 

Ci si può difendere anche abbastanza facilmente: oggi ci sono almeno tre modalità per difendersi dallo spamming. 
La prima è quella di dotarsi di client di mail di qualità che contengano filtri, tra questi citiamo MS Outlook 2003, Bloomba e Mozilla Thunderbird. Oppure possono essere adottati dei filtri via web all'ingresso, che fanno da front end e bloccano l'email prima che arrivi da noi qualificandola. L'ultimo aspetto, forse il più importante dei tre, è scegliere un provider, che gestisce la nostra posta elettronica, di qualità: che, quindi, blocchi alla fonte le email indesiderate prima che arrivino alla nostra casella di posta. 

Lo spamming è originato da hacker, di solito il ragazzo che viene spesso citato sui giornali, o da organizzazioni commerciali. In realtà, anche se originato da queste persone o organizzazioni, si diffonde attraverso i nodi della rete, attraverso i provider. Infatti America On Line ha adottato, quest'anno, delle iniziative molto severe nell'ingresso di email al suo interno per poi essere indirizzate a tutti i suoi utenti. Facendo così ha quasi eliminato lo spamming, portandolo a dimensioni più ridotte. 

Ci sono, poi, delle organizzazioni - una di queste è Spamhaus, che ci insegnano a difenderci dallo spamming e ci danno degli strumenti anche per capire il fenomeno. All'interno di Spamhaus troviamo informazioni interessanti come sapere quali sono i Paesi cosiddetti "spammer", cioè da dove lo spamming è originato. Quando arriva nella nostra casella di posta arriva da qualche Paese del mondo, non necessariamente dall'Italia: i primi Paesi, in questo senso, sono gli Stati Uniti, il Canada, la Cina, il Sud Korea e Taiwan. Si applicano criteri diversi, uno è la diffusione di Internet che ovviamente produce in Paesi come gli Stati Uniti un'alta capacità di produrre spam piuttosto che in Paesi emergenti che non hanno ancora provider adeguati per la protezione. 

C'è un'evoluzione ma anche una differenziazione nel senso che, ad esempio, uno dei fenomeni nato recentemente è legato ai cosiddetti sei gradi di separazione: la possibilità che ognuno di noi conosca nel mondo chiunque attraverso soltanto sei strette di mano. Lo spamming cosiddetto di relazione può colpire coloro che vengono invitati all'interno di siti che hanno creato delle liste di relazione,Friendster, Linkedin, da qualcuno che lo richiede, ad esempio, a tutta la sua rubrica.

22 Settembre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

The City upon the Hill


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Così nel 1630 John Winthrop, il capo dei puritani inglesi che condusse nel Nuovo Mondo i padre pellegrini, definì la nazione che stava per nascere: the City upon the Hill, ossia la città sulla collina. Citava il Vangelo di Matteo e voleva indicare la strada di una nuova società basata sulla carità cristiana, che avrebbe portato la luce nel mondo.
E per tutta la sua storia, dall'indipendenza nel 1776 a oggi, l'America si è sentita il faro, la città di Dio, il paese con il "destino manifesto" di guidare il mondo, la civiltà destinata a portare il "fardello dell'uomo bianco", come scrisse Kipling.

Molti, dopo Winthrop, hanno evocato questo straordinario destino: il senatore McCarthy, che dava la caccia ai comunisti; il cardinale Spellmann, che benediceva le truppe in partenza per il Vietnam; ma anche il presidente Wilson, che all'inizio del Novecento già indicava all'America la via per condurre il mondo verso una sorte migliore e proponeva quella Società delle Nazioni che poi la stessa America rifiutò di sottoscrivere. E anche il Roosevelt del New Deal, l'Eisenhower della guerra in Corea, e Kennedy, e Reagan e, naturalmente, Bush sr. e jr. Infine, last but not least, c'è Sarah Palin, la nuova vice del candidato repubblicano McCain, che basa la sua lotta politica sulla religione e si propone come la "voce profonda dell'America", quella appunto sulla collina con il fardello sulle spalle.
Però gli americani sono oggi un po' perplessi.

Nel settembre del 2001 si sono visti attaccati da un pugno di kamikaze che hanno infranto il già vacillante mito dell'invulnerabilità americana. E nel settembre di quest'anno stanno contemplando il meltdown del sistema finanziario, quello loro e, ahinoi, anche quello del resto del mondo. Se, come vorrebbe la tradizione, l'America è il paese eletto da Dio alla guida del resto del mondo, allora forse si tratta di un capo poco esperto di leadership e finanza. O, forse, potrebbe essere arrivato il momento di avere qualche dubbio sul destino manifesto e su tutti quei richiami al ruolo divino dell'America che qualche anno fa lo storico Sacvan Bercovitch aveva ha definito "le geremiadi" dei leader americani.

19 Settembre 2008

Interfaccia Yammer.com
Interfaccia Yammer.com
   

Twitting enterprise


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 
"Il micro-blogging (...) è una forma di pubblicazione costante di piccoli contenuti in Rete, sotto forma di messaggi di testo (normalmente fino a 200 caratteri), immagini, video, audio MP3 ma anche segnalibri, citazioni, appunti"
Wikipedia


Il servizio oggi più diffuso è senza dubbio Twitter: da quando un tal Evan Williams lo lanciò nel giugno 2006, ha acquisito via via sempre maggiore popolarità, fino al punto che i numerosi disservizi sulla piattaforma dovuti alla quantità crescente di utilizzatori hanno fatto ritenere, alcuni mesi fa, che fosse iniziata la sua parabola discendente.

Sempre secondo Wikipedia, a maggio del 2007 si contavano circa 111 servizi simili a Twitter; nel febbraio 2008 il numero di "cloni" dovrebbe aver abbondantemente superato il migliaio.

L'interesse delle organizzazioni per Twitter appare guidato dalla semplicità con la quale possono essere ridondati sulla Rete anche i micro aggiornamenti su prodotti, servizi, promozioni e sull'organizzazione stessa, ampliando le opportunità di diffusione del marchio, di contatto con potenziali clienti e di mantenimento delle relazioni con clienti attuali. Si va dalla BlackBerry all'Università del Kentucky, dal Cirque du Soleil allo zoo di San Francisco

Altri servizi simili e più o meno famosi sono Jaiku (acquisito da Google), Plurk, Pownce e Tumblr.
Ogni piattaforma ha le sue caratteristiche: dalla pubblicazione di soli messaggi di testo di 140 caratteri alla pubblicazione di materiali in formati diversi, all'integrazione con ambienti sociali.

Ma cosa accade dentro alle organizzazioni? E' vero che i "canali Twitter" possono essere resi privati; ma si può fare di più? Ebbene sì, come dimostra l'ultimo nato in questo ambito, Yammer, che ha vinto pochi giorni fa il premio TechCrunch50 per la startup più interessante.

Yammer è stato definito "Twitter con un business model"e nasce con l'intento di portare dentro le organizzazioni un servizio di messaggistica veloce. L'interesse per questa soluzione sembra alto: nel solo primo giorno di lancio si sono registrate on-line circa 10.000 persone e 2.000 organizzazioni.

Registrandosi con una mail aziendale si entra nel network di stream dei propri colleghi e si leggono tutti i loro aggiornamenti. Mediante l'uso dei tag è anche possibile seguire specifiche persone e solo su determinati argomenti. Come Twitter è possibile rispondere ai messaggi, ma in aggiunta le conversazioni possono essere visualizzate in modalità threaded come accade su FriendFeed.

Le entrate per Yammer iniziano nel momento in cui l'azienda ha necessità di governare il network, per esempio limitando il range di IP da cui è possibile utilizzare il servizio, definendo policy per la creazione delle password, o ancora avendo la possibilità di cancellare messaggi: le funzionalità amministrative hanno un costo pari a un dollaro per utente del network.

Quali opportunità per l'impresa? Forse possiamo immaginare uno scenario nel quale flussi costanti di informazioni opportunamente taggate garantiscono l'aggiornamento delle persone sui progetti, sulle iniziative, sulle questioni rilevanti, abolendo o almeno riducendo le "riunioni di allineamento" e le mail sovraffollate di destinatari.

17 Settembre 2008

   

Call center addio


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 
La relazione in Rete è più importante del contenuto

Su quest'ipotesi stanno nascendo applicazioni software basate sulla rapida identificazione delle persone in grado di risolvere un problema e fornire risposte immediate all'interno di un'organizzazione.

I sistemi di gestione della conoscenza (knowledge management), sino ad oggi, in prevalenza contenitori di dati e informazioni, stanno evolvendo, integrando modalità di contatto e di relazione con i depositari della conoscenza.

Tra i numerosi esempi va citata AskMe, una società che sviluppa software di knowledge management per la tracciabilità della conoscenza nelle organizzazioni. Questa tendenza sembra in contrasto con l'esternalizzazione dei call center (fatta spesso per diminuire i costi), che rappresentano, quasi sempre, il punto di maggior contatto con i clienti. Infatti, se la relazione è il valore primario in Rete, la relazione con il cliente in Rete è un valore assoluto

Il call center gestito all'esterno intermedia la relazione con il mercato, impedisce all'azienda di acquisire informazioni fondamentali e spesso non fornisce una soluzione al problema posto dal cliente. 

Il call center, integrato con il sito aziendale, dovrebbe invece rinforzare il legame con il cliente e utilizzare al massimo la conoscenza del suo profilo per sviluppare business. 

Il cliente che chiama per un problema può rappresentare un'opportunità, se non lo fa, significa che ha deciso di cambiare fornitore. Un atteggiamento lecito se non si è mai riconosciuti, se non è tenuta traccia delle informazioni date in telefonate precedenti, se l'operatore non si identifica e, infine, se non viene fornita una soluzione in tempi certi. Situazioni purtroppo frequenti anche in call center interni. 

Ogni azienda, se valuta il costo di acquisizione di un cliente (di solito elevato), dovrebbe anche valutare il costo dell'inefficienza della relazione in termini di perdita di mercato. 

La centralità della relazione tra azienda e cliente, porterà necessariamente alla gestione dei problemi e delle richieste posti dal cliente attraverso siti interattivi multimediali, con portali personalizzati per il cliente (customer portal) di facile uso ed il supporto di personale specializzato. 

Un'impostazione che comporta investimenti (non tagli), e cambiamenti organizzativi, per relazioni di lungo termine.

15 Settembre 2008

Scarpa Keds personalizzata
Scarpa Keds personalizzata
   

Il prodotto di massa diventa personalizzato


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

La vendita on line dei prodotti di massa sta cambiando il prodotto stesso. Molti produttori inizialmente hanno pensato alla rete solo come disintermediazione e riduzione di costi distributivi trovandosi a lottare con la rete distributiva.

Il prodotto di massa può essere venduto on line in parallelo alla rete distributiva se è diverso.
La rete ha permesso di rendere il prodotto unico per ogni acquirente.
L'esempio più popolare è Nike che permette di personalizzare colori e scritte sulle scarpe già dal 1999 quando ha lanciato il proprio sito.
Da agosto 2008 il servizio è evoluto rendendo anche possibile l'aggiunta di scritte e la condivisione dei design di scarpe, magliette e borse con altre persone.

L'idea di personalizzazione è stata applicata da Nike anche alla pubblicità: a New York l'azienda ha acquistato una pubblicità su uno schermo di Times Square permettendo ai passanti di inviare i loro design personalizzati con il proprio telefono (video), la scarpa personalizzata poteva essere acquistata on line e veniva visualizzata a schermo.

La strada per i produttori è sempre più obbligata se non si vuole lasciare strada a intermediari della personalizzazione come Zazzle.com che puntano a acquisire la relazione con il cliente finale.

Zazzle permette di caricare i propri design e ricevere 10% sulle vendite di prodotti che lo utilizzano ed ha un fatturato previsto di 80 milioni di dollari nel 2008.
Zazzle sta creando una serie di partnership anche con produttori di calzature come Keds (la società che ha inventato il termine "sneaker") che permette una delle personalizzazioni più avanzate disponibili: il caricamento del proprio design.
L'iniziativa ha portato 18 mila design uploadati nel giro di 48 ore dal lancio dell'iniziativa.

L'azienda non deve più inventare il prodotto: è il cliente stesso che lo crea, lo condivide e lo sceglie.

12 Settembre 2008

Fonte: Pew  Internet & American Life Project
Fonte: Pew Internet & American Life Project
   

L'attendibilità delle informazioni politiche in Rete


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

Secondo uno studio della Pew Internet & American Life Project internet è entrato in modo determinante nella definizione dell'esito politico delle elezione degli Stati Uniti. Nei prossimi anni si appresterà ad evolvere fino a determinarne l'ago della bilancia.
Alcuni numeri offrono un quadro esaustivo del fenomeno.

40% degli americani ha preso informazioni sulla campagna elettorale da Internet o comunque ha consultato internet per farsi un idea di voto
19% ha acceduto ad internet almeno una volta a settimana o più per fare qualcosa inerente la politica
6% c'è andata giornalmente
35% dei cittadini ha visto uno o più video del proprio candidato on line
10% ha utilizzato piattaforma di social network per attività di promozione del candidato preferito

Dal 2004 ad oggi, la percentuale delle persone collegate in un certo istante ad internet per ottenerne informazioni politiche durante una campagna elettorale è passata dall'8% al 17% .

In questo contesto in rapida evoluzione si sono profilate alcune ombre ed interrogativi all'orizzonte. Il più importante è quello della veridicità dell'informazione. Il 60% dei cittadini ritiene infatti che il web sia pieno di disinformazione e di false informazioni riguardanti la campagna elettorale.

Alcuni giornalisti hanno colto la palla al balzo rievocando il caso che interessò Wikipedia e risalente al 2005 dove nella biografia di un collaboratore di Robert Kennedy aggiornata comparì la notizia riguardo ad un suo coinvolgimento sugli assassini di entrambi i fratelli Kennedy.
La notizia rimase ben 132 giorni prima di essere rimossa.

In questi anni si sono sviluppati diversi strumenti per definire l'attendibilità di un'informazione. In ambito politico articoli di giornale in formato non editabile, piuttosto che fonti di informazione istituzionali possono essere considerati attendibili. Ma la vera cartina tornasole dell'informazione è certamente fornita dagli utenti della Rete.
I blog sono per i politci degli ottimi certificatori dell'informazione offerta al proprio elettorato, qualora siano molto frequentati e i suoi utenti certificati.

l blog generano contenuti che consentono di mediare, aggiornare, convalidare o smentire l'informazione nella Rete sul politico, sul programma elettorale, sul proprio operato e su quello delle sue persone sul territorio.
Unendo il commento testuale, allo strumento di votazione e quello del bookmark si ottiene una forma di certificazione della rete basata sul livello di approvazione, verificata dall'utente, del contenuto pubblicato.
In questo senso un blog proprietari del politico può definirsi come una fonte certificata delle informazioni che lo rappresentano.

10 Settembre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Dollaro bye bye


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Già negli anni Sessanta il presidente Charles De Gaulle, che non amava tanto gli americani, criticava il dollaro per l'intollerabile privilegio che consentiva all'America di indebitarsi all'estero nella propria moneta.
Qualche anno fa gli stessi paesi arabi, stufi dell'altalena del dollaro che faceva un po' troppo spesso scendere il valore dei loro patrimoni, avevano meditato di quotare il petrolio in euro, anziché in dollari. Per ora l'idea è congelata, ma chissà se non verrà presto rispolverata.

La novità è infatti che ora Brasile e Argentina dicono addio al dollaro nei loro scambi commerciali (succederà entro un paio di settimane), ma progettano addirittura di creare una moneta unica per tutto il Sud America, imitando così l'Unione europea e creando una nuova zona monetaria. Potrebbe anche non succedere. In fondo i due presidenti, Lula e Kirchner, hanno sufficienti caratteristiche demagogiche, nella più pura tradizione latino-americana, per non riuscire poi ad arrivare a concretizzare un progetto colossale come quello dell'area monetaria, ma chissà.

Il dollaro, è chiaro, piace sempre meno e al momento fa tremare tutti.
In primo luogo i paesi asiatici, Cina in testa, che pompano da anni liquidità nelle casse americane acquistando i titoli di Stato Usa grazie agli enormi attivi commerciali accumulati. Non solo il deficit commerciale americano è speculare al surplus dei paesi asiatici, ma anche il debito estero Usa è in gran parte nei forzieri delle banche centrali dell'Asia. E il dollaro, letteralmente, impallidisce.
È vero che da qualche tempo sta recuperando terreno rispetto all'euro, ma è vero anche che in precedenza aveva perso la metà del suo valore rispetto alla moneta unica europea. Era già successo, per esempio negli anni Ottanta, e con gli accordi del Plaza e del Louvre si era recuperata la situazione. Ma oggi, causa la grande crisi finanziaria non ancora risolta, la situazione si presenta più difficile.

Viene in mente quella grande strategia che all'inizio del Novecento il presidente americano William Taft lanciò proprio allo scopo di stabilire una forte presenza statunitense in Sud America (considerato il "giardino di casa", in coerenza con la famosa Dottrina Monroe). Quella di Taft fu battezzata la "diplomazia del dollaro" e si direbbe che abbia funzionato piuttosto bene fino ai giorni nostri. Il conto alla rovescia del declino del dollaro, però, potrebbe essere già cominciato.

5 Settembre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Anytime, Anywhere


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 
Il concetto di accesso "anytime, anywhere" a informazioni business-critical ha favorito lo sviluppo del mercato delle soluzioni software web-based erogato con la modalità del software as a service (SaaS).
Oggi nel mondo, ma in Italia meno, tante piccole e grandi imprese sfruttano piattaforme collaborative web-based: costruite in poche ore e senza investimenti in hardware o software.

Da quando il termine "intranet" è comparso per la prima volta alla fine degli anni '90, una considerevole quantità di risorse economiche è stata spesa nel realizzare "ambienti internet privati" per favorire le comunicazioni interne e condividere le conoscenze.
Sfortunatamente molti di questi investimenti non hanno dato i risultati sperati.

Da alcuni anni assistiamo a un fioritura di soluzioni on-line: ciò che all'inizio era solo un rudimentale content management si è arricchito di calendari on-line, eventi, forum, sondaggi, blog, agenda contatti, gestione documenti, gestione di database on-line e poi ancora tagging e RSS. Sono applicazioni che in questi ultimi anni hanno subito molte evoluzioni: affinando l'usabilità per l'utente, la completezza funzionale e la semplicità d'uso.

Il modello di pricing sta evolvendo: ciò che era offerto con una quota mensile per utente, oggi sta sempre più andando verso soluzioni flat per fasce di utenti. Molti fornitori hanno iniziato ad affiancare l'offerta free "uso personale" limitato a 3-5 utenti, l'offerta "team hosted" per gruppi di 15-25 utenti, l'offerta "enterprise hosted" senza limiti di utenti e l'offerta "enterprise appliance" per le imprese che intendono comunque avere il software (e l'eventuale hardware) installato dietro il firewall aziendale. Il modello d'offerta è scalabile in qualunque momento senza perdita di dati.

I produttori di queste soluzioni hanno storie diverse: alcuni, come WebOffice , vengono dall'offerta di intranet tradizionale e nel tempo l'hanno corredata di funzionalità RSS, tagging, wiki, blog; altri sono partiti con un'offerta wiki alla quale hanno nel tempo aggiunto moduli di groupware - è il caso di Socialtext con SocialDashboard oppure di Blogtronix o ancora di MindTouch .

Ora l'alternativa per un IT manager in un'azienda di piccole o medie dimensioni non è più, o almeno non dovrebbe essere, la scelta tra make o buy, quanto piuttosto la scelta della soluzione più adeguata per la propria realtà. E il panorama è realmente ricco di soluzioni e di case study di aziende che hanno usato un motore wiki come piattaforma su cui costruire le proprie funzionalità di intranet.
 
Quindi, di cosa tenere conto nel momento della scelta?

funzionalità tutte le soluzioni oggi offrono gestione documentale, calendari, forum, gestione attività e contatti, mentre le più evolute contengono anche wiki, blog, web conferencing, RSS, chat, presence awareness, project management
modello di pricing dal modello user based al modello flat mensile
servizio clienti per soluzioni di questo genere non bastano le FAQ né il supporto via mail, occorre un servizio di assistenza basato su instant message e il supporto telefonico
produttore stesso storia, clienti, casi di successo, manager, azionisti.

Il modello si sta lentamente diffondendo anche in Italia: iniziano a comparire aziende che offrono tra i loro servizi piattaforme come Zoho, cogliendo così l'opportunità di ampliare il ventaglio della loro offerta con investimenti molto bassi.

Quali fattori possono ostacolare il percorso di adozione?

Due tra tutti: primo, la convinzione che mantenere i propri dati e documenti sui server di fornitori terzi sia più rischioso dell'averli sui personal dei propri dipendenti o sui propri server; secondo, molte soluzioni non hanno localizzazioni in italiano - sembrerà strano, ma nel 2008 è ancora un ostacolo per molti - o, quando presenti, sono inguardabili.


3 Settembre 2008

University of Baltimore - www.ubalt.edu
University of Baltimore - www.ubalt.edu
   

Strategie laterali


Tutti i post di Maurizio Benzi
 
"I programmi che usiamo per navigare su Internet sono stati ideati quando il web era un insieme di pagine testuali. E' ora di costruire da zero un browser pensato per ciò che la rete è diventata: un network di applicazioni".

Con queste parole Google ha confermato il lancio internazionale del suo nuovo browser Chrome.

Google ha fatto una cosa rara. Invece di puntare sull'elaborazione di qualcosa di già esistente ha deciso di cambiare livello, ripensando tutto e partendo da zero. Erano cambiate le condizioni iniziali.
Avendo avuto modo di osservare le strategie di molti operatori della Rete ho notato i limiti dovuti al forte isomorfismo che si è creato. Iniziative simili che non si distinguono realmente tra di loro e che partono da presupposti comuni spesso superati. Cosi gli sforzi di distinguersi risultano vani perché c’è sempre la stessa idea inadeguata alla base.
Com'è possibile perciò trovare nel proprio ambito nuove idee che ottengano successo sul mercato?
Un modo è quello di seguire l'esempio di Google, limitando i ragionamenti lineari ai quali siamo abituati e cercando nuove interpretazioni dell'attuale realtà. Applicare cioè tecniche di "pensiero laterale" alla Rete.

Edward de Bono coniò l'espressione "pensiero laterale" per indicare quei processi mentali che non partono da un ragionamento logico. Il pensiero cosiddetto "verticale", si compone, di ragionamenti razionali mentre il pensiero "laterale" presuppone l'abbandono di tutto ciò che sembra ovvio e scontato per lasciare libertà al pensiero al fine di trovare una soluzione originale.

Alla base del pensiero laterale c' è la constatazione che certi problemi richiedano di essere osservati da prospettive differenti arrivando ad una soluzione che non sarà necessariamente l'unica possibile. Il pensiero laterale ha origine da una serie di fatti, non da supposizioni. Il pensiero laterale di fatto non fa presupposti, anzi i presupposti iniziali limitano le possibilità di soluzione.
Per iniziare a pensare lateralmente è necessario riflettere su quattro punti fondamentali:
1) riconoscere le idee dominanti che polarizzano la percezione di un problema
2) cercare maniere differenti di guardare le cose
3) allentare il controllo rigido del pensiero lineare
4) usare ogni chance per incoraggiare altre idee

Per abbandonare gli schemi classici a cui siamo abituati dovremmo evitare di pensare in maniera consequenziale. Non vanno date per scontate cose, che con Internet non sono più scontate.
Le case discografiche, ad esempio, per uscire dal vicolo cieco in cui si trovano dovrebbero porsi una domanda: se l’industria musicale nascesse in questo momento, trovando perciò uno sviluppo maturo del Web, che uso farebbe della Rete?

1 Settembre 2008

Grafico: Le 4C dello User Generated Value
Grafico: Le 4C dello User Generated Value
   

Le 4C dello User Generated Value


Tutti i post di Davide Casaleggio
 
Lo User Generated Value (UGV) è la creazione di valore da parte degli utenti, ad esempio con la partecipazione sociale, la condivisione di risorse o l'aggregazione di azioni di singoli per un obiettivo comune. Questa partecipazione è resa possibile grazie alle tecnologie di pubblicazione sempre più intuitive e una connettività ad Internet always on, sempre più diffusa.

Negli ultimi anni le iniziative che sono cresciute maggiormente si sono basate su questo concetto. Senza l'aiuto degli utenti nessuna società può pensare, infatti, di fare concorrenza alla più grande televisione del mondo (Youtube), album fotografico (Flickr) o enciclopedia (Wikipedia).

Per capire questo fenomeno Casaleggio Associati ha sviluppato una classificazione delle iniziative in quattro aree a seconda della finalità delle iniziative: coinvolgere, condividere, creare, connettere.

Coinvolgere
Le persone possono convergere verso un obiettivo comune. (Meetup, Barcamp, Acquisti di gruppo,...).

 

Esempio: Meetup permette di organizzarsi e trovarsi in un luogo fisico per discutere di un tema specifico. 

Impatto: Le persone possono ritrovarsi in gruppi con obiettivi comuni, sia a livello locale che su scala mondiale. 

Condividere
Gli utenti dispongono di strumenti che, in maniera semplice e immediata, consentono di diffondere contenuti liberamente (Flickr, Del.icio.us, eMule, LastFm). Esempio: Del.icio.us permette alle persone di condividere link a pagine web di interesse. Nel sito è possibile trovare link di interesse per particolari argomenti. 

Impatto: La condivisione spontanea consente di diffondere il contenuto dell'iniziativa. 

Creare L'utente dispone di strumenti e funzionalità per creare contenuti Esempio: Wikipedia è la più completa enciclopedia disponibile al mondo grazie alla partecipazione attiva di milioni di persone che hanno contribuito a scriverla e correggerla. 

Impatto: Gli utenti partecipano alla creazione del servizio. L'insieme delle azioni dei singoli utenti crea il valore per l'intero sistema . 

Connettere
Gli utenti possono trovare persone con interessi affini e relazionarsi con loro Esempio: Linkedin permette alle persone di iscriversi con il proprio profilo professionale e di trovare altre persone con interessi simili. 

Impatto:  Le persone possono raggiungere e comunicare con persone con interessi comuni .