webTime

webTime la newsletter di Casaleggio AssociatiIscriviti a webTime, la nostra newsletter quindicinale



webTime
Segnalazione dei nuovi post
nota informativa sulla privacy


2° Convegno E-commerce in Italia 2010

E-commerce in Italia 2010




Si terrà il 14 settembre 2010 il quinto appuntamento con lo studio di Casaleggio Associati sull'E-commerce in Italia 2010. L'indagine avrà come focus l'analisi dell'utilizzo dei cellulari e dei sistemi mobile da parte dei consumatori come supporto agli acquisti on line.

Vai al sito



Libro: Tu sei Rete

Tu sei ReteLa Rivoluzione del Business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali.

ACQUISTA



Gaia: il futuro della politica

Gaia: il futuro della politicaLa nostra visione del futuro della politica descritto attraverso un video.

Guarda il video


La mappa del potere

Mappa del potereIl social network dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa.

Crea la tua mappa



Aggiornamenti

Feed RssSegui gli aggiornamenti del blog Casaleggio Associati iscrivendoti attraverso i feed RSS.


31 Ottobre 2008

Fonte: “Wikibility of Innovation Oriented Workplaces - The CERN Case”
Fonte: “Wikibility of Innovation Oriented Workplaces - The CERN Case”
   

Wikibility


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Wikibility, ovvero "l'attitudine dell'organizzazione ad implementare in modo proficuo strumenti di Enterprise 2.0".

Il termine è stato coniato circa un anno fa da Vincenzo Cammarata, un tesista del Master in Communication and Economics Science dell'Università di Lugano.

Nella sua tesi dal titolo "Wikibility of Innovation Oriented Workplaces - The CERN Case" sulle attitudini di un'organizzazione ad adottare in maniera efficace gli strumenti per generare innovazione, Cammarata definisce le caratteristiche del tessuto organizzativo di un'impresa tali per cui l'introduzione di una soluzione wiki può trasformarla in un'organizzazione orientata all'innovazione. Fin qui è abbastanza semplice, perché in fondo si tratta di un'elaborazione teorica come altre.

La complessità sorge quando ci si pone l'obiettivo di capire se quelle caratteristiche sono presenti e in quale misura.

Da un lato l'adozione di un wiki migliora la capacità delle persone di lavorare in gruppo e di gestire il tempo, di governare il processo decisionale, l'allocazione delle risorse e la comunicazione. D'altro canto la capacità di innovare necessita di agilità decisionale, collaborazione, flessibilità operativa, apertura alle idee e capacità di supporto costante alle persone.

Che relazione esiste tra questi fattori e quali sono i fattori culturali chiave che li sottendono?

Cammarata ne identifica otto. Nell'ordine:

Velocità
è riferito alla caratteristica dell’organizzazione di assicurare l’aggiornamento in tempo reale di contenuti e risorse (dati, informazioni e risorse fisiche). Informazioni aggiornate sono essenziali per l’efficacia del processo decisionale e per garantire scambi di informazioni utili tra le persone.
Flessibilità
è una caratteristica dell’organizzazione che dipende dalla capacità delle persone di gestire non solo il proprio lavoro, il proprio tempo e le proprie risorse, ma anche di interagire in maniera attiva e influenzare il comportamento dei gruppi di lavoro e lo svolgimento dei processi operativi.
Condivisione
è legata al concetto di garantire l’accesso democratico e l’utilizzo a tutti i tipi di risorse, dagli strumenti fisici ai dati, dalle idee alle intuizioni delle persone. Questo genera la possibilità di riutilizzare la conoscenza precedente e generare nuove idee.
Collaborazione
accade quando le persone hanno la possibilità di lavorare insieme sulla stessa attività generando nuova conoscenza. Questo comporta la possibilità di creare legami di collaborazione tra i gruppi coinvolgendo gli esperti di aree diverse in attività comuni.
Social Networking
è il vero punto di partenza, perché introducendo questo concetto in un ambiente di lavoro è possibile cambiare alla radice in modo efficace la cultura organizzativa pre-esistente.
Peering
riguarda l’assenza totale o parziale di strutture gerarchiche, e quindi la possibilità di portare contributi senza le limitazioni dovute alla posizione occupata nell’organizzazione.
Apertura
le persone lavorano meglio se hanno accesso alle giuste informazioni, dovunque esse si trovino nell’organizzazione.
Fiducia
per cambiare la cultura del “lavoro individuale” verso il “lavoro collaborativo” la fiducia è indispensabile ed è un requisito importante per favorire la creatività e orientare all’innovazione.


Ora l'affermazione di fondo: se questi fattori chiave sono presenti oggi nell'organizzazione e se lo sono "a un livello" adeguato, l'introduzione di una soluzione wiki non solo è possibile, ma è anche in grado di trasformare l'organizzazione orientandola all'innovazione.
Una checklist in quattro sezioni denominata "WIOWA - Wikibility Innovation Oriented Workplace Audit " consente di scandagliare il tessuto dell'organizzazione e darne una rappresentazione immediata.

29 Ottobre 2008

Variazione della percentuale del canale di vendita (dati USA) - Fonte: Casaleggio Associati su dati RIAA
Variazione della percentuale del canale di vendita (dati USA) - Fonte: Casaleggio Associati su dati RIAA
   

I business model della musica on line


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

La FIMI prevede che nel 2009 il mercato legale di musica on line per l’Italia supererà i 340 milioni di euro, per una fetta pari al 25% del totale.
Una crescita che potrebbe però accentuare la crisi delle principali imprese del settore, già in difficoltà nel comprendere il comportamento da attuare nei confronti dei loro clienti on line, e che spesso le ha portate a concentrarsi quasi esclusivamente nella lotta ai sistemi di scambio P2P.

Ciò che sta succedendo nell'ambito della musica on line, può essere considerato un' anticipazione del futuro. La stesse difficoltà incontrate dall'industria musicale nella ricerca di modelli economici sostenibili si potranno presentare in tutti quei settori dove il processo digitalizzazione e Internet annulleranno i costi di replicazione e distribuzione dei prodotti.

Ad ora sono tre i principali modelli di business presenti nell’ambito della musica on line:

  1. On line retailer.
    Webstore che consentono di acquistare i tradizionali cd on line (es: laFeltrinelli, Cdbox.it, ecc.)

  2. On line subscription service.
    Viene consentito l’accesso ad un numero illimitato di canzoni in base ad una sottoscrizione mensile. Spesso vengono utilizzati sistemi di DRM per impedire alcune azioni all’utente. (es: Rhapsody)

  3. Pay per Download service.
    Il cliente può comprare una canzone o un album e scaricarlo su un proprio device (es: iTunes di Apple)

Un’alternativa al pagamento diretto della musica può essere rappresentata dai sistemi finanziati dalla pubblicità. Alcune case discografiche stanno valutando questa strada, data la crescita del numero di investitori che spostano i loro budget pubblicitari dai mezzi tradizionali per indirizzarli su internet. Questa strada riduce perciò il confine tra music download e Internet Radio.
Un'altra direzione che alcune major stanno percorrendo è quella di realizzare accordi commerciali per la cessione dei diritti musicali. E’ quello che ad esempio è avvenuto tra Microsoft e Universal per la vendita del player MP3 Zune. La Universal Music si è assicurata un compenso fisso per ogni lettore venduto.

Nel mercato globale lo stesso brano o album digitalizzato, può essere acquistato in qualunque paese senza dover più considerare barriere geografiche e doganali. Sopratutto viste le garanzie sull'e-commerce che l'Unione Europea vuole mettere in atto. Sarà perciò il prezzo la varibile principale che spingerà gli acquisti in una certa direzione piuttosto che in un’altra. Ad esempio la stessa canzone ha un prezzo differente in Germania, dove l’Iva è al 16%, e in Italia dove arriva al 20%.
Se non verranno apportati dei cambiamenti legislativi adeguati a sostenere la competizione internazionale, i retailer italiani vedranno perdere le loro quote di mercato a favore di concorrenti esteri.

La possibilità di creare le proprie playlist ha modificato il “prodotto musicale”, conseguentemente un elevato numero di consumatori si è dimostrato maggiormente interessato all’acquisto del singolo brano che dell’album completo. Contemporaneamente a questo il valore economico di un brano percepito dai consumatori si è ridotto.
Ed Felten, docente della Princeton University ha fatto giustamente notare come una variante della legge di Moore prevede che la quantità di spazio disponibile per una data dimensione raddoppi ogni due anni. Con un simile ritmo tra il 2011 e il 2019 chiunque potrà acquistare ad un costo limitato un dispositivo tascabile in grado di contenere qualunque registrazione musicale esistente e disponibile in formato digitale, abbassando ulteriormente il valore attribuito ad un singolo brano musicale.

27 Ottobre 2008

La situazione migliore: stipendi e IVA bassi (in alto a destra)
La situazione migliore: stipendi e IVA bassi (in alto a destra)
   

Le vendite e-commerce all'estero


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Chi vuole vendere oltre confine deve impostare la propria strategia in funzione del costo che hanno i suoi concorrenti esteri per valutare se delocalizzare le vendite.
La diversa legislazione nei diversi Paesi europei ha creato una forte differenza in termini di vantaggi competitivi tra le diverse nazioni.
Tassazione (IVA), costo del lavoro e adozione dell'euro hanno creato forti disequilibri tra i diversi Paesi europei.

La Germania, ad esempio, è favorita nella vendita all'estero di prodotti che richiedono poca assistenza pre e post vendita (alto costo del lavoro, ma basso regime d'IVA), la Grecia e la Slovenia lo sono per prodotti che richiedono assistenza (basso regime d'IVA e basso costo del lavoro).
I più penalizzati per la vendita transfrontaliera sono la Svezia e la Danimarca con regimi d'IVA molto superiori alla media europea, con un costo del lavoro elevato e senza il vantaggio di utilizzo della stessa moneta.

L'analisi dell'IVA deve però essere affrontata in dettaglio, dato che spesso varia anche all'interno di ciascun settore. Ad esempio, in Francia per l'elettronica di consumo l'IVA è ridotta al 16% e da questo deriva la presenza dei principali parallelisti (aziende che vendono ai negozi esteri saltando i distributori del posto). In Italia è applicato un regime d'IVA super ridotto (<5%) per l'editoria, in Inghilterra e Irlanda sono esenti d'IVA vestiti e calzature per bambini (al 3% invece in Lussemburgo).

A rendere necessaria una armonizzazione della normativa sono soprattutto i beni digitali, oggi spesso assimilati ai servizi (e quindi tassati in funzione della residenza dell'acquirente). In molti casi questi beni rappresentano un'evoluzione dei prodotti fisici (es. libro vs eBook, Cd musicale vs file audio downloadabili) e quindi rendono più visibile la discrepanza.

Per l'armonizzazione delle tassazioni e del costo del lavoro dovremo attendere ancora molto tempo. Le aziende che vogliono vendere all'estero devono quindi definire una strategia in funzione di queste anomalie.

26 Ottobre 2008

Mobile sms political campaign change in voting intention - Marketingcharts.com
Mobile sms political campaign change in voting intention - Marketingcharts.com
   

Sms il primo a sapere sei tu


Tutti i post di Luca Eleuteri
 
La politica resta solitamente un passo indietro rispetto altri settori nell'utilizzo della tecnologia e della Rete. Questo fenomeno è esclusivamente dettato dal fatto che la politica si serve degli strumenti offerti dalla Rete saltuariamente quando è alla ricerca di consenso in occasione di petizioni, elezioni, partecipazione a cortei. I politici non investono in ricerca e sperimentazione se non quando costretti a farlo. Le eccezioni, per chi si muove in controtendenza, ci sono, i risultati pure. Barack Obama nelle elezioni statunitensi è stato stimato abbia speso tra 1,3 e1,5 mln di dollari in SMS avendo un data base di iscritti alla campagna cellulari di circa 3 mln (stima Wall Street Journal) di cittadini, ed essendo stato attribuito un costo di 5c per ogni messaggio di testo! L'utilizzo del messaggio di testo è stato determinante nel momento in cui è stato nominato il senatore Joseph Biden. Le nomine dei vice da entrambe le parti, democratici e repubblicani, ha indotto un accelerazione nell'utilizzo dell'SMS. Il motivo non è stato certamente il costo, molto alto rispetto l'email, né tanto meno la capacità di veicolare informazione vista la limitazione di capacità nella digitazione di caratteri. Lo stesso Obama, due settimane prima della nomina di Biden, aveva rassicurato i suoi supporters che sarebbero stati i primi a conoscere il nome del suo vice di presidenza.  E' stato dunque il meccanismo dell'esclusività dell'informazione, in altre parole "essere il primo a sapere" che ha scatenato la corsa alla registrazione nei data base on line del candidato repubblicano. La comunicazione del nome del senatore Biden è stata anticipata via SMS ancor prima di essere diffusa alla stampa. Chi viveva nella East Coast degli Stati Uniti, ed era registrato in barackobama.com con il suo numero telefonico, o email, ha appreso alle 3:00 a.m. la notizia della nomina di Biden ben prima che qualsiasi notiziario potesse trasmetterla. In occasione di questo particolare evento la registrazione alla campagna di Obama è cresciuta del 250% hanno dichiarato fonti responsabili della comunicazione del candidato. Alcuni blog hanno riportato indiscrezioni secondo cui il numero di SMS inviati per la nomina di Joseph Biden è stato talmente grande che i primi messaggi sono stati spediti all'3.00 am ma alcuni sostenitori dichiarano di averlo ricevuto ben 12 ore più tardi. Il Washington Post ha riportato in un suo articolo del 26 agosto 2007 riguardo le elezioni americane: "In queste elezioni segnate dalla comparsa di molte innovazioni tecnologiche, la vera novità è nell'utilizzo dei messaggi di testo da parte dei politici. Circa 48 bilioni di testi (email ed sms) sono stati inviat ogni mese nel Paese a partire da Dicembre 2007, stando alle stime del CTIA, associazione dell'industria delle telecomunicazioni". Sicuramente nessuno si sarebbe aspettato che un sondaggio della Limbo sull'efficacia dei messaggi di testo rivelasse che il 28% del campione intervistato dichiarasse di aver modificato la propria intenzione di voto a seguito di campagne condotte con SMS.

22 Ottobre 2008

Fonte: Technorati- Le dimensioni della blogosfera
Fonte: Technorati- Le dimensioni della blogosfera
   

La crescita della blogosfera


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Technorati ha pubblicato un documento sulla blogosfera: "State of the Blogosphere/2008".

Le tendenze in atto confermano il trend degli anni precedenti. La blogosfera è sempre più estesa: nei soli Stati Uniti vi sono 22,6 milioni di blog e 94 milioni di lettori di blog, pari al 50% degli utenti di Internet (fonte eMarketer).

La blogosfera è redditizia per chi riesce a generare traffico, 100.000 visite uniche al mese corrispondono a 75.000 dollari all'anno di pubblicità. La blogosfera, per chi vuole emergere, è costosa, gli investimenti dei blogger professionisti possono arrivare a 200.000 dollari all'anno. La blogosfera richiede continuità nelle pubblicazioni, i primi 100 blog classificati da Technorati per autorità hanno una media mensile di 310 post. La blogosfera è una sorgente di informazioni attendibili secondo il 71% del campione intervistato e il tempo speso dai blogger a informarsi on line è più di tre volte quello utilizzato per le news in televisione. Alcuni blog si stanno trasformando in portali di informazioni, più attendibili dei media tradizionali, in quanto privi di censure e di controlli.

The Huffington Post
si conferma primo blog del mondo e fa ormai concorrenza alle edizioni on line del Washington Post e della CNN.


20 Ottobre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Energia e ambiente: un po' di serietà


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

È sulle prime pagine di tutti i giornali lo scontro in atto tra l'Italia e la Commissione europea sul pacchetto legislativo su clima ed energia (il famoso "20-20-20") le cui misure attuative la Commissione vorrebbe varare al più presto.

Il governo Berlusconi, pienamente sostenuto dall'industria italiana, si oppone, considerandolo troppo costoso. La stima è che dovrebbe costare 181 miliardi di euro nei dieci anni dal 2011 al 2020, cioè 18 miliardi l'anno.

La questione sembra però molto mal posta. Può anche darsi che l'Italia, peraltro non isolata in questo, abbia delle valide ragioni per opporsi all'orientamento europeo e al rinnovo del protocollo di Kyoto. Il problema è però un altro, ed è che oltre 35 anni dopo la prima crisi petrolifera del 1973 e con un inquinamento da energia fossile - in primo luogo il petrolio - a livelli ormai insopportabili, e con una più che evidente necessità di aumentare in misura determinante il contributo delle energie rinnovabili, si continua ad assistere a un balletto irresponsabile da parte di chi non vuole riconoscere la gravità della situazione e prendere le misure conseguenti.

Il petrolio è facile da estrarre, trasportare e utilizzare e sembra essere la fonte energetica più economica, o comunque più economica rispetto a solare, eolico e biomasse. In realtà è un'illusione. Il petrolio sembra costare poco perché nel prezzo del barile non si includono i colossali costi che le economie e le società pagano per esso, in termini di inquinamento da combustione, di disastri ecologici marini, di condizionamento politico da parte dei paesi produttori. Se si includessero questi elementi, il confronto con le rinnovabili sarebbe ben diverso.

È chiaro a tutti che il mondo deve spostarsi massicciamente sulle energie rinnovabili e oggi vi sono tutte le premesse economiche e tecnologiche per farlo. Va detto che l'industria italiana, a differenza ad esempio, di quella tedesca, non ne ha capito le potenzialità. E continua a combattere una battaglia di retroguardia.

Al recente convegno dei Giovani Industriali di Capri, per esempio, le imprese hanno chiesto che a fronte dei maggiori costi che esse dovrebbero sopportare per rispettare le richieste della Commissione europea, il Governo vari a loro favore misure di defiscalizzazione e semplificazione normativa. Sembra serio e ragionevole, invece non lo è.

L'energia è solo una delle voci di costo di un'impresa e, di norma, non una delle più rilevanti. Se aumenta, le aziende sono tenute a farvi fronte esattamente come quando sale il costo del lavoro o dei trasporti. Sono tenute a investire e a innovare per diventare più moderne ed efficienti. Invece, chiedendo le prebende dello Stato, nei fatti rallentano l'innovazione e compromettono la necessaria riconversione energetica che è una priorità per tutto il paese.

17 Ottobre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Lean intranet


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Il concetto di leaness proviene da Toyota. Lean manufacturing (produzione snella) significa tagliare tutte le attività non essenziali alla produzione mantenendo solo quelle a valore aggiunto. Le aziende "snelle" possono sostenere la produzione just in time di beni e servizi con la flessibilità che consente di consegnare al cliente solo ciò di cui ha bisogno e quando ne ha bisogno.

Trasferito sulle intranet aziendali, il concetto di "snellezza" (o secondo la traduzione on-line di Google, di "magrezza") si riferisce alla possibilità che "qualsiasi utente dal CEO, alla segretaria della reception, possa essere in grado di puntare ai contenuti che reputa di valore.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario capire di quali contenuti gli utenti hanno davvero bisogno per creare valore all'interno dell'organizzazione. Fatto questo, occorre rimuovere dall'intranet tutto ciò che non aggiunge valore", come dice Patrick C. Walsh, information architect nell'Intranet Team della BBC, in "Intranet 2.0: the need for 'lean intranets'".

L'intranet è un vantaggio competitivo soprattutto in un'economia globale, è un motore di contenimento dei costi e di guadagno in efficienza, è il tessuto connettivo delle persone dovunque esse siano.

Per questo non può diventare una "discarica di informazioni": "La stragrande maggioranza delle intranet sarebbe molto più produttiva e collaborativa se si eliminasse almeno il 90 per cento dei contenuti presenti", come si legge nel Giraffe Forum di Gerry McGovern in "Intranets are not information dumps").

"Lean intranet": l'intranet leggera, nella quale la crescita continua dei contenuti, come è giusto che sia, non pregiudica l'efficacia della ricerca di dati e di informazioni di valore per il lavoro personale. Il concetto va tanto più tenuto in considerazione quanto più si affermano anche dentro l'organizzazione le applicazioni 2.0 che favoriscono la produzione individuale di contenuti: commenti, blog personali, contributi wiki, discussioni, podcast, microblogging...

Il termine Intranet 2.0 si riferisce allo sviluppo dell'intranet mediante l'introduzione di strumenti web 2.0, quali appunto il blog, il wiki, .... Anche se ad oggi lo stato di adozione non supera il 15% (il 14% per il blog, il 13% per software di social tagging, l'11% per i wiki), il futuro delle intranet sarà questo: le persone parteciperanno sempre più alla crescita del valore informativo dell'intranet.

I due concetti possono coesistere? E' possibile da un lato spingere verso una maggiore partecipazione delle persone per favorire sempre più la diffusione e la condivisione di informazioni e, dall'altro, preservarne il "valore" impedendo che la quantità crescente di microcontenuti generati dagli utenti agisca come la nebbia, rendendo il tutto un panorama indistinguibile?

Se sì, quali gli strumenti, le strategie, le pratiche da adottare?

Per il momento tratteniamo la considerazione che è racchiusa in un commento al già citato "Intranets are not information dumps": "...abbiamo migrato solo 70 su 2700 tra pagine e file nel nuovo sito, e solo tre persone hanno chiesto di recuperare anche altri contenuti".


15 Ottobre 2008

Taxonomy of Free-based model - Chris Anderson
Taxonomy of Free-based model - Chris Anderson
   

Free Economy


Tutti i post di Maurizio Benzi
 
L' applicazione dei tradizionali modelli economici alla Rete risulta spesso insoddisfacente. In un ambiente in cui i costi marginali sono spesso tendenti a zero, come ad esempio il costo di duplicazione e distribuzione delle informazioni, è naturale chiedersi quali siano i migliori comportamenti da attuare e quali regole debbano essere ampliate o addirittura riviste.
Chris Anderson, autore del fortunato libro “The Long Tail”, sta condividendo con i lettori del suo blog, la stesura di una nuova opera dal titolo “Free”.
Anderson, di fatto una delle più brillanti menti del Web, sostiene che il futuro della Rete sarà sempre più basato su business model che riusciranno a creare ricchezza attraverso qualcosa di "free".
Secondo le sue riflessioni è possibile distinguere due tipi diversi di economie. Una basata sugli atomi ed una sui bit. Nella “atoms economy” la maggior parte dei beni tende ad aumentare il proprio costo nel tempo. Nel mondo on line, con la "bits economy", invece le cose tendono ad essere sempre meno costose. L’economia basata sugli atomi è inflazionistica, quella basata sui bit è deflazionistica.

Attraverso i suggerimenti dei suoi lettori, Chris Anderson è arrivato a definire quattro modelli free-based:

  • Free 1. Direct cross-subsidy
    Si regala qualcosa con il fine di creare un mercato, puntando poi a soddisfare la domanda conseguente.
    E' la tecnica utilizzata dalle compagnie telefoniche che regalano i cellulari a fronte dell'abbonamento, dagli ingressi gratuiti ai parchi giochi per i bimbi sotto una certa età e online dai bonus per la registrazione o il primo acquisto.

  • Free 2. Advertising-supported
    Attraverso pubblicità e sponsorship, qualcuno sovvenziona qualcun'altro, che potrà godere gratuitamente dei servizi.
    Nella sua connotazione più semplice è il classico modello utilizzato dai giornali, dalle televisioni ed on line dai grandi portali come Google, Yahoo! e dalla maggior parte degli editori sul web.

  • Free 3. Fremium
    Un numero limitato di persone sovvenziona le altre. L'idea del Freemium (unione tra "free" e "premium") è quella di offrire un bene gratuitamente nelle sue funzionalità di base e di richiedere un pagamento per accedere alle funzionalità complete. Può funzionare quando per un 5% di utenti premium, il costo marginale per soddisfare il restante 95% sia vicino allo zero.
    E' il sistema utilizzato sul web da alcuni editori e da servizi online come Flickr o piattaforme di blogging come Splinder.

  • Free 4. Gift Economy
    Viene offerto qualcosa senza chiedere in cambio un ritorno monetario diretto. La cosiddetta "economia del dono" viene da tempo studiata dalla sociologia economica e trova su Internet un suo naturale ambiente di evoluzione. Stima, attenzione, reputazione e autorealizzazione, rappresentano i principali meccanismi di ricompensa che giustificano lo sforzo compiuto.
    E' quello che succede nei gruppi di aiuto spontaneo e on line per i software open source e per molti blogger.

Il dibattito in Rete è aperto e non manca chi sottolinea i limiti dei modelli online free-based come l'assenza di efficacia nel breve termine, la scarsa capacità di remunerazione o la dipendenza da variabili intrinseche, come il tipo di settore in cui ci si trova ad operare.
In realtà resta che la vera intuizione di Chris Anderson sta nell'essere riuscito a porre l'attenzione su come il concetto di "free" possa essere il substrato da cui far nascere nuove idee.

13 Ottobre 2008

   

Il Futuro di Internet


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Al suo decimo compleanno Google ha fatto il punto sull'evoluzione di Internet e le tendenze in atto facendo parlare i propri esperti.

- Nei prossimi dieci anni il 70% della popolazione mondiale avrà accesso ad Internet tramite i più diversi dispositivi con velocità che arriveranno a gigabits per secondo. Ogni dispositivo conoscerà la sua posizione logica e geografica e potrà comportarsi di conseguenza.

- Il futuro di Internet passerà attraverso i cellulari. Ci sono voluti 100 anni per il telefono fisso per propagarsi in oltre l'80% dei Paesi nel mondo. Il cellulare lo ha fatto in 16 anni. I cellulari avranno un arsenale di sensori per capire meglio la realtà in cui si trovano, tutti potranno partecipare alla generazione di contenuto con foto, email, testi, blog.

- Nel 2019 la potenza dei processori sarà da 50 a 100 volte più alta. La nuvola di risorse di elaborazione e di dati e content on line crescerà rapidamente per molto tempo. La possibilità quindi di creare enormi set di dati e di poterli interpretare permetterà di comprendere e risolvere problemi complessi, come la mapatura dello spazio tramite il progetto Large Synoptic Survey Telescope.

- Le reti elettriche faranno parte dell'universo delle informazioni di internet. Le misurazioni scientifiche e le sperimentazioni saranno postate on line in database condivisi. Archivi come "Predict and Prevent" permetteranno di dare soluzione a pandemie ed evitare crisi globali.

- La democratizzazione delle informazioni permetterà sempre più anche alle piccole imprese di accedere alla tecnologia. Una rivoluzione non da poco se si considera che le PMI oggi creano tra il 60 e l'80% dei nuovi posti di lavoro (negli Stati Uniti).

- Il settore dei video ha già eliminato la differenza tra amatoriali e professionisti. Oggi ogni minuto vengono caricate 13 ore di filmati su YouTube. Presto sarà possibile vedere questi video su qualunque supporto e media di cui disporremo.

Per i nostalgici Google ha anche messo a disposizione il suo motore di ricerca sull'Internet nel 2001.

11 Ottobre 2008

Google China
Google China
   

Politica al bivio


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

E' in atto un cambiamento nella politica. Negli ultimi anni stanno fiorendo associazioni a tutela della libertà nella Rete. Negli Stati Uniti la Global Internet Freedom Task Force ha il compito di proteggere la libertà di espressione in Rete. Da sette anni due associazioni PoliticsOnline e World E-Gov Forum stilano una classifica (Top 10 Who Are Changing the World of Internet and Politics) dei primi dieci individui, organizzazioni o società che hanno avuto un grande impatto attraverso l'utilizzo della rete nella trasformazione della politica.

La Rete gioca un ruolo fondamentale nella relazione tra individui. Internet ha cambiato la relazione sortendo un duplice effetto sulla natura di quest'ultima, uno di accelerazione l'altro di disintermediazione. Lo Stato così come rappresentato nei Paesi democratici ha nei secoli nominato i politici per costruire procedure e mediare la relazione tra cittadino, Stato e servizi pubblici. La Rete attraverso le sue evoluzioni, strumenti, tecnologie ha indotto una sensazione di "inutilità" dell'intermediazione politica attaccandone la componente decisionale. I politici hanno maturato questa consapevolezza e nei governi di impronta democratica hanno avviato un processo di rinnovamento su tre aspetti condivisione, trasparenza e riorganizzazione interna ai partiti.

Alcuni governi, come la Cina, la Corea, hanno invece scelto la via del no-Rete.
Secondo Reporters Sans Forntieres Internet è in rapida ascesa per la censura e le limitazioni della libertà di stampa. Diversi paesi sono scesi nella graduatoria di quest'anno a causa di gravi, ripetute violazioni della libera circolazione di notizie e informazioni online.
In Malesia, Thailandia, Vietnam, Egitto, alcuni blogger sono stati arrestati e le notizie di siti sono stati chiusi o resi inaccessibili. Un portavoce di Reporters Sans Forntieres ha affermato "Più e più governi si sono resi conto che Internet può svolgere un ruolo chiave nella lotta per la democrazia e stanno istituendo continuamente nuovi vincoli e livelli di censura. I governi dei paesi repressivi sono ora concentrati sui blogger e giornalisti on-line più che sui giornalisti tradizionali ".

Almeno 64 persone sono attualmente in carcere in tutto il mondo per aver pubblicato materiale proibito su Internet. La Cina mantiene il primato con un totale di 50 cyber-dissidenti dichiarati in carcere. Otto in Vietnam. Un uomo di nome Kareem Amer è stato condannato a quattro anni in carcere in Egitto per un articolo di critica pubblicato nel suo blog sul presidente sul controllo islamista nel Paese delle Università.

La Rete si avvia a produrre una politica di alta rappresentanza dei suoi cittadini o di censura degli stessi.

8 Ottobre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

La terza via, l'America e noi


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Terza via. Così si chiamava, negli anni Ottanta, l'ipotetica alternativa tra sistemi capitalistici e sistemi pianificati. Una terza via che non doveva seguire l'estremismo mercatistico reaganiano, dominato dall'idea guida della deregulation e del liberismo in politica interna e internazionale, ma neppure il rigido statalismo centralistico e pianificato del socialismo reale. Questo ideale si situava, naturalmente, tra gli Usa e i suoi alleati da una parte e l'Urss e i suoi satelliti dall'altra. Da qualche parte in Europa questa terza via sembrava vivere e prosperare: la socialdemocrazia scandinava, essenzialmente. Ma si teorizzava anche una convergenza tra capitalismo e socialismo nel senso di un'economia sociale di mercato, ipotesi che piaceva molto soprattutto ai cattolici. E poi, in un'altra formulazione che ebbe notevole fortuna, si contrapponeva il modello anglosassone di Stato minimo e assenza di Welfare State con il modello europeo (battezzato "renano") con forte incidenza degli Stati nell'economia ed elevata protezione sociale.

Oggi, che le Borse bruciano ogni giorno l'equivalente del prodotto lordo di un piccolo Paese, queste differenze non esistono più. Il modello iperliberista anglosassone ha prevalso nei fatti. La finanziarizzazione spinta, con poche regole e soprattutto poco rispettate, sta facendo piazza pulita dei risparmi sia di chi vive nei Paesi anglosassoni, sia in quelli renani, o socialdemocratici, o ex-satellitari.

L'America, definita qualche anno fa, dopo la scomparsa dell'impero sovietico, dal ministro francese Hubert Vedrine come l'unica iper-potenza esistente, ha prevalso ovunque come modello economico, anche se non totalmente come modello sociale. Non ha fatto bene ne a sé né agli altri. Non era bene che un solo Paese avesse accumulato tanta potenza e che di fronte non abbia trovato più nessuno. E non è bene ora. 

Ieri l'America era criticata da mezzo mondo per la sua politica estera aggressiva e unilaterale, per gli interventi che non tutti hanno ritenuto indispensabili in Afghanistan e Iraq, per una lotta al terrorismo islamico che è certo giustificata, ma che sembra superare il segno. Oggi, però, a criticare il modello americano non è più solo mezzo mondo, ma il mondo intero, alle prese con quella che solo la nostra mancanza di fantasia definisce "un nuovo 1929". È ancora difficile capire come si evolverà la crisi: dopo il 1929 il mondo conobbe la Grande Depressione. Ciò che accadrà da domani nessuno lo sa, ne lo si può prevedere. 

L'unica cosa prevedibile è che ci sarà ben presto una reazione anti-americana che assumerà forme diverse, dall'economico al finanziario, dal diplomatico al politico. Se sarà bene o male dipenderà non solo dalla forma specifica della reazione, ma anche dalla reazione dell'America alla reazione anti-americana. Sarà probabilmente Obama a dover gestire questa situazione come nuovo presidente Usa, e non sarà facile. Il suo avversario McCain difficilmente potrà prevalere, perché questa catastrofe finanziaria è figlia dell'ideologia repubblicana, assai più che democratica.

Francis Fukuyama, lo storico che alla caduta del muro ebbe a scrivere "è la fine della Storia" ha dichiarato che è la fine del reaganismo. Era ora.

6 Ottobre 2008

   

Spyware


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Per spia della rete, o spyware, si intende un programma che in modo surrettizio entra nel nostro computer per acquisire dati oppure per veicolare delle informazioni.
Attualmente è forse la più grossa violazione della privacy al mondo.

Gli spyware entrano nel nostro computer, di solito, attraverso le email che contengono dei virus lasciando programmi che, come delle spie, operano all'interno del nostro PC oppure all'interno di programmi gratuiti che scarichiamo dalla Rete (Freeware) o dati in licenza d'uso, gratuitamente, per un periodo limitato (Shareware).

Il 67% dei PC oggi contengono uno spyware, un programma che fa da spia al loro interno.
Cinque società su cento, negli Stati Uniti, hanno il problema degli spyware: non sanno esattamente come i loro dati o il loro comportamento sarà utilizzato in termini di informazioni.

Gli home computer oggi possono contenere fino a 26 spyware.
Il fenomeno sta producendo un fenomeno opposto, quello dei programmi che eliminano gli spyware: oggi sono circa 13 milioni di dollari gli investimenti in antispyware e ci si aspetta che questo numero in pochi anni superi i 300 milioni di dollari.

Come ci si difende? Non scaricando programmi Freeware o Shareware dalla Rete se non si è sicuri del sito e della società che li ha proposti ed eliminando le email che hanno al loro interno dei virus.

Gli antispyware sono molti, in continua evoluzione e quasi tutti, hanno la possibilità di fare una valutazione gratuita: accedendo al sito e scaricando l'antispyware si può verificare se nel nostro PC sono contenute delle spie e la tipologia. I più diffusi che oggi circolano in rete sono circa 800. 

Cosa possono causare? Possono sicuramente verificare il nostro comportamento, come noi operiamo nella nostra navigazione e nel nostro quotidiano. A livello individuale possono acquisire delle informazioni che consentono di fare politiche di marketing dirette o situazioni più gravi come l'estrazione di dati e informazioni sia a livello individuale, con una totale violazione della privacy, sia a livello di corporation.

Gli antispyware costano poco, poche decine di dollari, mentre il loro utilizzo iniziale è sempre gratuito. Ognuno di questi antispyware è gratuito, come Ad-Aware, che da una visibilità della presenza di spyware nel nostro PC senza pagare nulla.

Ci sono segnali molto semplici da rilevare, per esempio l'arrivo di una pop-up sul nostro computer in modo casuale mentre navighiamo o stiamo lavorando. Un altro segnale è la sostituzione della homepage o della pagina di ricerca: normalmente impostiamo una pagina di ricerca per le informazioni sulla rete e questa può essere sostituita.

3 Ottobre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Investire per risparmiare


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 
eGov AU è il nome del blog gestito da Craig Thomler, responsabile della strategia di comunicazione on-line, del sito internet e dell'intranet della Child Support Agency del Governo Australiano. 
Il blog presenta un punto di vista australiano sui temi dell'eGovernment. Tra i post più recenti figura un interessante "Cut costs by expanding your intranet" nel quale si afferma che, sebbene nei momenti di riduzione dei costi, l'intranet sia una delle prime voci a subire tagli, in realtà essa può rappresentare uno strumento centrale per sostenere una politica di risparmio, e per questo andrebbe invece maggiormente finanziata. 

Investire per risparmiare. L'apparente contraddizione viene risolta quando, scorrendo il post di Craig, l'intranet viene descritta come un canale a basso costo per coinvolgere le persone e condividere le informazioni. Perché questo sia possibile occorre una conoscenza esatta dei benefici dell'intranet, non in termini generici ma nel concreto: quali servizi / funzionalità sono oggi fruibili in intranet, quali sono i costi di erogazione e quali sarebbero se quegli stessi servizi fossero erogati / fruiti con modalità tradizionali. 

Il confronto tra il livello di investimento attuale con il delta di costo per i servizi erogati diventa la misura del beneficio complessivo dell'intranet, ovvero il Return of Investment (ROI). 

Il ROI è l'unico punto di vista realistico per valutare l'intranet esistente o per decidere se avviare un'iniziativa intranet: servizi erogati alle persone e all'organizzazione a costi inferiori rispetto alle modalità tradizionali. Il ROI è anche l'unico metodo affidabile per ampliare la copertura sulle attività operative aziendali. 

Le attività che solitamente avvengono attraverso scambi di mail o moduli cartacei inviati via fax possono essere trasformate in processi on-line, quali ad esempio la prenotazione di viaggi / trasferte e di risorse in genere come la sale riunioni (riduzione di costi di transazione e risparmio di lavoro manuale) e i servizi HR in modalità self service (riduzione di costi). 

Il modo di lavorare e di relazionarsi tra le persone può cambiare semplificandosi e può beneficiare della notevole quantità di strumenti oggi disponibili, come ad esempio la gestione di riunioni on-line, la condivisione di documenti e del desktop, l'uso di strumenti di messaggistica. 

Il rischio di perdere la conoscenza aziendale sui processi e sui prodotti a causa del turnover del personale può essere contenuto, avviando iniziative e strumenti che favoriscono la condivisione delle informazioni e il consolidamento delle conoscenze disperse nei documenti, nei server e nelle teste delle persone. 

Sono sufficienti queste tre aree di intervento per giustificare l'investimento sull'intranet? 
Sì, a patto di considerare che un'intranet di successo è sempre sponsorizzata dal vertice aziendale e che occorre la partecipazione di tutte le persone.

1 Ottobre 2008

Elaborazione Casaleggio Associati su dati Online Publishers Association
Elaborazione Casaleggio Associati su dati Online Publishers Association
   

Il "prime time" della navigazione sul Web


Tutti i post di Maurizio Benzi
 
Nei mesi scorsi l'associazione degli editori su Internet (OPA-Online Publishers Association) ha pubblicato uno studio denominato "Audience At Work" relativo all'utilizzo dei media nel luogo di lavoro nei principali paesi europei. Dallo studio emerge che la fascia oraria lavorativa in pochi anni è diventata un vero e proprio "prime time" per la navigazione sul Web.

Una ricerca Nielsen di alcuni mesi fa ha rilevato che sono oltre 9 milioni di italiani che si collegano dal proprio posto di lavoro, con una media di permanenza on line quasi doppia rispetto agli utenti che accedono da casa. Chi accede dal proprio posto di lavoro rappresenta perciò lo zoccolo duro dei navigatori su Internet, sia per il tempo speso on line, sia per la maturità raggiunta nell'utilizzo degli strumenti web.

Diventa perciò importante comprendere come le persone utilizzano Internet dall'ufficio.
La ricerca OPA ha evidenziato come ci siano attività equamente ripartite (utilizzare i motori di ricerca) ed altre fortemente sbilanciate (gli acquisti on line vengono principalmente condotti da casa).

Una ricerca di Burst Media dettaglia quali sono i principali ambiti delle attività svolte da lavoro.

Leggere news locali o nazionali
48,6
Guardare le previsioni del tempo
42,1
Attività di on line banking
32,3
Cercare informazioni sulla salute
30,7
Cercare informazioni sui viaggi
28,8
Leggere informazioni sportive
23,7
Cercare informazioni legate all'intrattenimento
23,0
Prenotare viaggi
21,2
Utilizzare strumenti di social network
20,3
Cercare informazioni finanziarie
19,8
Giocare on line
18,2
Scaricare musica
17,6
Cercare un lavoro
16,9

Un aspetto decisamente sottovalutato è infine il "secondo picco" dell'utilizzo di internet, che corrisponde alle prime ore della sera, il classico "prime time" televisivo.
Tenere presente il contesto in cui si trova l'utente, si può rivelare molto utile per progettare strategie e campagne pubblicitarie innovative.