Mario Bucchich ![]() | ||
La terza via, l'America e noi | ||
| Terza via. Così si chiamava, negli anni Ottanta, l'ipotetica alternativa tra sistemi capitalistici e sistemi pianificati. Una terza via che non doveva seguire l'estremismo mercatistico reaganiano, dominato dall'idea guida della deregulation e del liberismo in politica interna e internazionale, ma neppure il rigido statalismo centralistico e pianificato del socialismo reale. Questo ideale si situava, naturalmente, tra gli Usa e i suoi alleati da una parte e l'Urss e i suoi satelliti dall'altra. Da qualche parte in Europa questa terza via sembrava vivere e prosperare: la socialdemocrazia scandinava, essenzialmente. Ma si teorizzava anche una convergenza tra capitalismo e socialismo nel senso di un'economia sociale di mercato, ipotesi che piaceva molto soprattutto ai cattolici. E poi, in un'altra formulazione che ebbe notevole fortuna, si contrapponeva il modello anglosassone di Stato minimo e assenza di Welfare State con il modello europeo (battezzato "renano") con forte incidenza degli Stati nell'economia ed elevata protezione sociale. Oggi, che le Borse bruciano ogni giorno l'equivalente del prodotto lordo di un piccolo Paese, queste differenze non esistono più. Il modello iperliberista anglosassone ha prevalso nei fatti. La finanziarizzazione spinta, con poche regole e soprattutto poco rispettate, sta facendo piazza pulita dei risparmi sia di chi vive nei Paesi anglosassoni, sia in quelli renani, o socialdemocratici, o ex-satellitari. L'America, definita qualche anno fa, dopo la scomparsa dell'impero sovietico, dal ministro francese Hubert Vedrine come l'unica iper-potenza esistente, ha prevalso ovunque come modello economico, anche se non totalmente come modello sociale. Non ha fatto bene ne a sé né agli altri. Non era bene che un solo Paese avesse accumulato tanta potenza e che di fronte non abbia trovato più nessuno. E non è bene ora. Ieri l'America era criticata da mezzo mondo per la sua politica estera aggressiva e unilaterale, per gli interventi che non tutti hanno ritenuto indispensabili in Afghanistan e Iraq, per una lotta al terrorismo islamico che è certo giustificata, ma che sembra superare il segno. Oggi, però, a criticare il modello americano non è più solo mezzo mondo, ma il mondo intero, alle prese con quella che solo la nostra mancanza di fantasia definisce "un nuovo 1929". È ancora difficile capire come si evolverà la crisi: dopo il 1929 il mondo conobbe la Grande Depressione. Ciò che accadrà da domani nessuno lo sa, ne lo si può prevedere. L'unica cosa prevedibile è che ci sarà ben presto una reazione anti-americana che assumerà forme diverse, dall'economico al finanziario, dal diplomatico al politico. Se sarà bene o male dipenderà non solo dalla forma specifica della reazione, ma anche dalla reazione dell'America alla reazione anti-americana. Sarà probabilmente Obama a dover gestire questa situazione come nuovo presidente Usa, e non sarà facile. Il suo avversario McCain difficilmente potrà prevalere, perché questa catastrofe finanziaria è figlia dell'ideologia repubblicana, assai più che democratica. Francis Fukuyama, lo storico che alla caduta del muro ebbe a scrivere "è la fine della Storia" ha dichiarato che è la fine del reaganismo. Era ora. | |

Con la crisi economica in atto applicare una strategia di Rete per la propria azienda, di cui l'e-commerce è una componente e talvolta la risultante, non è più un'opportunità, ma una scelta improrogabile di sopravvivenza. La Rete è come una...

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Commenti
Complimenti per la sua analisi. Condivido che "è ora" che qualcosa di nuovo reindirizzi la terza via su sentieri praticabili e condivisibili dai cittadini del mondo in questo millennio. Mi sembra invece alquanto affrettata la conclusione del suo post laddove riporta nella cronaca (politica) di questi giorni l'avvio di un percorso impegnativo e tortuoso per una terza via.
Postato da: Giovanni Sica | 16.10.08 15:43
Guardi, benche' io apprezzi la lucidita' della Sua analisi, mi permetto di dissentire sulle Sue conclusioni inerenti una "prevedibile" rivolta anti americana. (indipendentemente da chi sara' presidente: Obama o Palin).
La capacita' degli USA di trovare consenso (almeno in Italia) e' enorme. Forti di una macchina bellicomediatica senza precedenti gli USA non hanno problemi a rifarsi il trucco.
Le loro armi si chiamano Disney/Pixar/Apple/NBC/Google/ecc...
E sono armi di distrAzione di massa.
E' legittimo l'uso di tali armi, sia chiaro.
Basta saperlo.
Cordiali saluti
Postato da: Claudio Brovelli | 09.10.08 22:07