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2° Convegno E-commerce in Italia 2010

E-commerce in Italia 2010




Si terrà il 14 settembre 2010 il quinto appuntamento con lo studio di Casaleggio Associati sull'E-commerce in Italia 2010. L'indagine avrà come focus l'analisi dell'utilizzo dei cellulari e dei sistemi mobile da parte dei consumatori come supporto agli acquisti on line.

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Libro: Tu sei Rete

Tu sei ReteLa Rivoluzione del Business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali.

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Gaia: il futuro della politica

Gaia: il futuro della politicaLa nostra visione del futuro della politica descritto attraverso un video.

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28 Novembre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Intelligent content


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Creare contenuti è facile. Creare "contenuto intelligente" è meno facile. Ci sono tonnellate di informazioni su internet.

Per chi cerca è sempre più difficile trovare contenuti di valore, e spesso è difficile trovare contenuti semanticamente coerenti con la ricerca.
Per chi genera contenuti è sempre più difficile crearne per diversi canali e per destinatari differenti senza aumentare a dismisura i costi di produzione e di distribuzione.

Occorre fare in modo che il contenuto stesso porti con sé quel set di informazioni che lo rendono "lavorabile" in automatico dai sistemi di web content management e di enterprise content management.

Il concetto di "contenuto intelligente" è stato coniato e descritto pochi mesi fa da Ann Rockley della Rockely Group , società di consulenza canadese.

Il "contenuto intelligente":

  • ha una struttura

  • ha un significato semantico

  • è trovabile

  • è riusabile

L'insieme di metadati e struttura XML rende i contenuti trovabili, distribuibili su diversi canali e personalizzabili, quindi consente di ridurre i costi di produzione, ridurre i tempi di delivery e aumentare la soddisfazione dei clienti, perché trovano risposte ai loro bisogni informativi.

Il contenuto intelligente è strutturalmente ricco, cioè ha una struttura con un significato, come accade per esempio in un flusso RSS dove ogni informazione porta con sé sia il significato che il contenuto. Se il contenuto ha una struttura, può essere manipolato: per esempio possiamo determinare come pubblicarlo su diversi canali, oppure possiamo filtrare le informazioni per trattenerne solo una parte. Possiamo fare ricerche e affinarle sino a ottenere solo le informazioni che hanno valore per noi, scartando tutte quelle superflue.

Ha un significato semantico, cioè è etichettato con metadati che ne specificano il tipo e favoriscono la classificazione. Per esempio, etichettando un contenuto per "settore", "destinatario", "prodotto" è possibile realizzare insiemi di contenuti appropriati per lo specifico destinatario; basta pensare alle modalità di navigazione online basate sui tag. Questo tipo di classificazione diventa determinante con il crescere dei contenuti generati dalle persone e con le navigazioni che si compongono in modo dinamico in funzione dell'interlocutore.

Trovabile significa che, grazie alla "struttura" e alla presenza di tag semantici, è molto più semplice trovare esattamente ciò che stiamo cercando, mentre riusabile si riferisce alla possibilità di riutilizzare lo stesso contenuto in più contesti e per finalità diverse, adattandone la struttura a canali o a contesti d'uso diversi.

Il concetto di contenuto intelligente è nato per spiegare ai manager che XML, metadati e content management non sono appena questioni tecniche, ma riguardano il modo stesso di essere in relazione con i propri clienti.

26 Novembre 2008

Logo dell'enciclopedia on line Wikipedia
Logo dell'enciclopedia on line Wikipedia
   

La resa delle enciclopedie come le conosciamo


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Le enciclopedie cartacee stanno cedendo il passo al digitale.

La vera rivoluzione non è però nel supporto, ma nella capacità di creazione del contenuto. Negli ultimi anni si è spesso guardato alla competizione tra Enciclopedia Britannica e Wikipedia contando le voci, l'accuratezza dei contenuti e la capacità di aggiornamento. Solo sull'accuratezza dei contenuti l'Enciclopedia Britannica ha sempre mantenuto il primato. Su 42 articoli scelti a caso dalla rivista Nature, Wikipedia aveva 162 errori, mentre l'Enciclopedia Britannica 123 (comunque contestati, ma riconfermati di recente).

Su tutti gli altri confronti l'enciclopedia creata dalle persone ha ormai l'indiscussa leadership. Alexa la pone a oltre 450 volte il sito britannica.com in termini di visitatori.
Le voci che possono essere lette sull'Enciclopedia Britannica sono circa 65 mila, su Wikipedia inglese sono 2,6 milioni pari a circa 25 volte le parole contenute sull'Enciclopedia Britannica.

Ora Britannica sta cercando di riprendere terreno con un nuovo progetto aperto a tutti coloro che vorranno contribuire. Rimane tuttavia un forte freno alla libera contribuzione: l'Enciclopedia Britannica si vende; Wikipedia è patrimonio di tutti. Anche se è stato previsto un sistema di ricompensa difficilmente sarà grande a sufficienza da coinvolgere i milioni di autori che contribuiscono ogni giorno alla nuova enciclopedia on line.

Il segnale di resa delle enciclopedie classiche si è avuto in questi giorni quando si è scoperto che la maggiore enciclopedia spagnola ha copiato articoli scritti su Wikipedia, per ora ne sono stati trovati 16. Questa è sicuramente stata una leggerezza da parte di qualche autore, ma è un segnale: se qualche anno fa era Wikipedia quella accusata di plagio, ora è diventata lei stessa il punto di riferimento.



24 Novembre 2008

Primo discorso alla nazione del Presidente Barack Obama tenuto su Youtube
   

Bye Bye Tv


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

Una ricerca eMarketer sull'advertising online annuncia nel 2009 il superamento da parte dell'online negli investimenti cumulati rispetto alla TV, che oggi comunque vede un budget praticamente doppio a quello della spesa Internet. In un solo anno un recupero quindi pari almeno al 100%. Questo sorpasso del Web sulla TV si è già consumato in Svezia.

L'advertising attenderà un anno, la politica e le presidenziali statunitensi del 2008 hanno già decretato la morte dei vecchi media con un anno in anticipo. La data ufficiale potrebbe essere fissata con il primo discorso del Presidente Barack Obama alla nazione tenuto non attraverso un canale televisivo ma attraverso la Rete.

In un incontro del 7 novembre "Web e politici" condotto da John Heilemann del New York Magazine il sindaco della città di San Francisco, Gavin Newson, il direttore del più autorevole blog The Huffington Post, Arianna Huffington, e Joe Trippi, campaign manager di Howard Dean, hanno dibattuto sul fenomeno Obama e sul ruolo svolto dalla Rete in queste presidenziali americane. Il ruolo della Rete nella campagna del neopresidente è stato accostato a quello della televisione nella campagna del 1960 di JFK. Allora quella campagna, che vide vincitore su Nixon il giovane Kennedy, decretò il tramonto della radio e l'affermazione del piccolo schermo esattamente come oggi è accaduto per Internet nei confronti della Tv.

Sono tre le constatazioni emerse nel dibattito del 7 novembre e che riassumono il fenomeno Obama.

La prima è che Obama non sarebbe stato eletto senza il ruolo fondamentale e determinante della Rete per la raccolta fondi, raccolta che si è svolta principalmente attraverso centinaia di migliaia di piccole donazioni sotto i 200 dollari raccolte dal web.

La seconda che il canale You Tube di Obama, ha osservato Joe Tripi, ha garantito un totale di circa 14,5 milioni di ore di video spot per un valore stimato di circa 47 milioni di dollari qualora avesse dovuto procedere all'acquisto di spazi su emittenti locali e nazionali.

La terza considerazione, del sindaco di San Francisco Newson, è che la Rete, maturata velocemente dall'esperienza di Dean per il fund-raising, ha offerto al giovane candidato repubblicano strumenti di relazione digitale che ha saputo sfruttare in modo sorprendente (Facebook in particolare) e che hanno costruito a tempi record una macchina organizzativa perfetta ed in grado di ramificarsi con effetti di una vera e propria pandemia.


19 Novembre 2008

   

Le due facce della sicurezza


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

La media è tre morti al giorno. Non si tratta né dell'Iraq né dell'Afghanistan, bensì del fronte interno. In Italia ci sono 1.200 incidenti mortali all'anno, vale a dire appunto circa tre al giorno, una cifra da brivido. È dietro a questa statistica che sta la logica della procura di Torino che ha deciso il rinvio a giudizio per omicidio volontario dell'amministratore delegato della Thyssen Krupp, l'azienda siderurgica dove in un rogo sono morti sette operai.

Omicidio volontario.
E' un'accusa pesante e viene diretta al leader aziendale in quanto responsabile al più alto grado del modo in cui si lavora nell'azienda e sulla base della considerazione che non può e non deve permettersi di ignorare le condizioni di rischio in cui le persone lavorano.

Il procuratore che ha proposto l'accusa, confermata dal Gup di Torino, è Raffaele Guariniello, un tempo definito "pretore d'assalto" perché aveva l'abitudine di mettere sotto accusa le imprese soprattutto per quei reati ambientali che, una volta, non erano neanche considerati tali. Grazie anche a Guariniello, ma pure a molti altri, oggi lo sono; e la stessa cosa si vuole arrivare a fare con gli incidenti sul lavoro, ossia fare diventare reato per il capo azienda quello che oggi non è considerato tale, in modo da indurre comportamenti più attenti alla salute e alla vita dei lavoratori.

C'è chi esulta e chi è contrario e l'unica cosa certa è che i due fronti si daranno aspra battaglia. La prima considerazione che viene fatta è che, come nel caso della responsabilità dei medici, si rischia che l'imprenditore - di fronte al rischio di essere accusato di omicidio - rinunci a fare l'imprenditore. In contrapposizione, si pone chi sottolinea l'estrema debolezza della parte lavoratrice, spesso posta di fronte all'alternativa di lavorare in condizioni di estremo rischio o di non lavorare affatto.

Guariniello e i suoi sostenitori ritengono che senza un'azione decisa le morti bianche non si ridurranno; gli esperti di diritto del lavoro sembrano divisi, ma c'è una forte tendenza a ritenere poco opportuna la posizione criminalizzante della procura torinese.

E l'opinione pubblica? Le prime reazioni, in primo luogo dei famigliari delle vittime alla Thyssen, sono favorevoli alla messa sotto accusa dei vertici delle imprese ed è improbabile che, nella drammatica situazione attuale, si possano avere dissensi radicali.
Siamo solo all'inizio di un confronto che si potrà rivelare molto duro, ma che è certamente cruciale per il futuro della sicurezza del lavoro nel nostro Paese.



Casaleggio Associati ha pubblicato un libro sull'argomento:

" Morti bianche"

17 Novembre 2008

   

I media mainstream e gli orsi polari


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Fino a qualche anno (mese?) fa si discuteva sulla possibile fine dei mainstream media (giornali, radio, televisione).
Oggi la domanda non è più se i vecchi media scompariranno, ma quando questo succederà. Un dibattito molto simile a quello sulla scomparsa del Polo Nord, ora che i ghiacci si sono sciolti il fenomeno è accettato dall'opinione pubblica. Un fatto, sino a due/tre anni fa, dato per impossibile.

I mainstream media sono antieconomici e superati dall'informazione in tempo reale e globale della Rete. I bambini scelgono già su YouTube i programmi preferiti indicando con un dito l'immagine, per loro è inconcepibile dover aspettare per vedere un telefilm o un cartoon.

La libera scelta del navigatore sostituisce il palinsesto del giornale e della televisione. La Rete è un supermedia che assorbirà tutti gli altri.

Il settimanale Life, il più importante periodico di fotografie ha terminato le pubblicazioni il 20 aprile 2007 mantenendo l'edizione on line .
In questi giorni ha annunciato la chiusura uno dei principali quotidiani nazionali statunitense, il Christian Science Monitor, con più di cento anni di vita, che proseguirà solo su Internet.
Il New York Times ha reso noti i risultati economici del terzo trimestre 2008, il profitto ("operating profit") è sceso da 28 milioni di dollari del 2007 a 10 milioni di dollari. Due terzi in meno. La presidente e CEO Janet L. Robinson ha dichiarato: "Il risultato riflette la diminuzione in investimenti pubblicitari che derivano dai cambiamenti epocali che stanno cambiando l'industria dei media".

Il Polo Nord scomparirà del tutto entro un paio d'anni.
I mainstream media sono il nuovo orso bianco. Per loro quanto ci vorrà?


14 Novembre 2008

Numero di messeggi scambiati su GigaTweet alle ore 11:00 del 14/11
Numero di messeggi scambiati su GigaTweet alle ore 11:00 del 14/11
   

Microsharing


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Il microsharing , chiamato anche "micro-blogging", sta diventando un'opportunità significativa per le imprese, tanto più in un periodo in cui i budget IT si stanno assottigliando e cresce la necessità di assicurare la circolazione efficace delle informazioni in azienda con strumenti economici e flessibili.

Twitter è uno strumento di comunicazione e networking nato per consentire alle persone di scambiarsi piccoli frammenti di informazione all'interno di reti più o meno ampie di "contatti".
Oggi migliaia di persone in tutto il mondo si scambiano messaggi non più lunghi di 140 caratteri, per aggiornarsi un po' su tutto. In questo preciso momento il numero totale di messaggi scambiati tracciati su GigaTweet è 1.005.264.412.

Le potenzialità sono tali che sempre più le imprese cercano di individuarne un utilizzo efficace per la collaborazione tra i dipendenti a beneficio del business. Infatti gli strumenti di microsharing cambiano in modo radicale il modo con il quale le persone interagiscono e incrementano le loro abilità professionali
Il successo di Twitter è tale che negli ultimi mesi sono nate molte applicazioni similari. Pistachio Consulting in un report pubblicato lunedì scorso, "Enterprise Microsharing Tools Comparison" ne ha analizzate 19, identificando le caratteristiche principali, i punti di forza e i punti di debolezza.
I prodotti sono classificati in:

  • pure-play, ovvero i prodotti simili a Twitter (incluso)
  • enterprise-built, sviluppati da aziende secondo le proprie specifiche esigenze (BlueTwit di IBM, OraTweet di Oracle, Trillr di CoreMedia, ESME di SAP/Siemens)
  • open source, che possono essere installati, personalizzati e avviati all'interno del firewall aziendale (per esempio Identi.ca).
  • pseudo-microsharing, soluzioni simili ai pure-play ma con funzionalità notevolmente inferiori
  • integrated microsharing, più complessi e che integrano funzionalità di social networking, come il caso di Socialtext Signals che dovrebbe essere integrato in Socialtext 3.0
  • self-service microsharing, ambienti on-line su cui costruire proprie "reti" private di scambio informazioni (per esempio Yammer ).

Quali sono le funzionalità chiave per l'introduzione di una soluzione di microsharing in azienda, dentro il firewall aziendale?
Innanzitutto il supporto SMS, perché favorisce la connessione continua anche con le persone che lavorano fuori dal proprio ufficio, sul campo, per esempio gli agenti o i commerciali. È chiaro che se una parte degli utilizzatori non è connessa al sistema cala l'utilità e quindi il valore per tutti.
Molto importante è l'integrazione con Twitter, così da ricevere sulla stessa interfaccia anche gli stream esterni e non costringere le persone a utilizzare due ambienti distinti.
Anche l'integrazione con strumenti di IM è giudicata importante: sempre più questi strumenti vengono utilizzati dentro le imprese per favorire lo scambio diretto e immediato di informazioni tra i dipendenti. L'utilizzo integrato tra i due ambienti favorisce il percorso di introduzione della soluzione di microsharing, il cui valore è superiore a quello del semplice IM.
Sempre più cresce la necessità di assicurare relazioni stabili e produttive tra le persone che operano sullo stesso processo, nella stessa funzione o nello stesso team. Il microsharing può contribuire in modo significativo ad aggiungere valore alle relazioni sociali. Relazioni a valore aggiunto, ovvero tweets più interessanti di un " Gooooood morning!" oppure "Watching craps table at the Rio".

12 Novembre 2008

Diffusione dei social network nel mondo - www.oxyweb.co.uk/blog
Diffusione dei social network nel mondo - www.oxyweb.co.uk/blog
   

1 navigatore italiano su 6 è iscritto a Facebook?


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Pochi giorni fa un articolo del Guardian descriveva l'arretratezza degli italiani nell'utilizzo della Rete: nel nostro paese solo il 32,8% utilizza Internet, rispetto ai 57,5% degli inglesi, al 48,8% dei francesi ed ai 42,6% dei tedeschi. Nell'articolo particolare attenzione veniva data all'Italian style del "social networking". Secondo il Guardian, contrariamente al successo raggiunto in altri paesi europei, nel 'bel paese' non c'è alcun interesse verso le applicazioni che consentono di condividere sul web le proprie relazioni.

Secondo il giornale gli italiani preferiscono fare altro, come incontrarsi nelle piazze o parlarsi al telefono. In sintesi una testimonianza che ci dipinge come un popolo di primitivi digitali.

Ma è poi vero?

In realtà proprio negli ultimi mesi, dopo la sua traduzione in italiano, uno dei sistemi di social networking più popolari, Facebook, ha visto un incremento inarrestabile di iscritti dal nostro paese. Dai dati di Facebook Ads risulta che oggi gli italiani iscritti siano oltre i 3 milioni. In pratica un navigatore italiano su 6 ha la propria pagina su Facebook. Per capire la dimensione del fenomeno è sufficiente digitare il nome di persone conosciute su Google: può capitare che gli unici risultati disponibili per un determinato nome siano quelli legati a Facebook.

Una ricerca inglese basata sui dati di Alexa indica come in ogni nazione ci sia un sistema di Social Networking che prende il sopravvento rispetto ad altri. In Italia è Facebook ad avere ottenuto il consenso maggiore e tutti gli altri sistemi da Hi5 a Bebo, non potranno che ritrovarsi a recitare il ruolo di follower.

Facebook oggi conta in tutto il mondo oltre 120 milioni di utenti attivi e secondo i dati di Comscore è il 4° sito più visitato al mondo. Alcuni analisti prevedono che i suoi ricavi a fine 2008 raggiungeranno una cifra tra i 300 e i 350 milioni di $. Ricavi su cui però peseranno molto i costi di gestione della struttura.

Interrogato sulla dubbia redittività del sistema, il suo giovanissimo fondatore, Mark Zuckerberg, ha chiarito come al momento si stia focalizzando più sull'ampliamento della base di utenti che sulle revenues. Aggiungendo che il business model adeguato emergerà con il tempo.
Nonostante il grande successo in termini di audience, anche Facebook, trova nella sostenibilità del suo modello, basato sulla pubblicità, i maggiori problemi.

10 Novembre 2008

   

La nuova biblioteca di Alessandria: Internet


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Come l'industria della musica anche quella del libro sta per essere ridisegnata da Internet. Il settore musicale ha subito mancati ricavi dovuti ai download peer to peer da subito e per questo è stata tra le prime a dover affrontare il cambiamento. Il settore librario, al contrario, ha beneficiato di un aumento di vendite dovute in particolare alla possibilità di cercare i libri on line con una gamma fino a cento volte quella delle librerie fisiche. Tuttavia, quest anno, per la prima volta, il settore ha visto una contrazione negli Stati Uniti del 1,5% da gennaio a settembre (Association of American Publishers). In Italia lo scorso anno il settore librario è rimasto in stallo con 0,87% di crescita.

Molti analisti pensano che sia quindi il momento del cambiamento anche per il libro. A confermare questa tendenza è anche un recente accordo stipulato da Google con gli editori e autori americani per la possibilità di scansire i libri soggetti a copyright e renderli disponibili on line su Google Book Search. Già oggi i libri presenti sono milioni. L'accordo viene dopo una battaglia legale durata tre anni ed intentata dalle associazioni degli editori e degli autori americani contro la società di Redmond. Google ha patteggiato stanziando 125 milioni di dollari per creare un registro dei libri che sarà utilizzato per regolare la distribuzione dei compensi. Ogni vendita di libri tramite il sistema farà percepire a Google il 37% dei guadagni, mentre il resto andrà ripartito tra editore e autore.

Sullo stesso modello si stanno muovendo anche altre iniziative con il modello opt-in (con l'autorizzazione preventiva di chi detiene i diritti) come:

- Libreka!, creato dall'associazione degli editori tedeschi per cercare tra tutti i libri pubblicati in Germania;

- Europeana, un database di due milioni di libri, file audio, video, dipinti, giornali e oggetti storici, che verrà reso operativo dal 20 novembre da un gruppo di biblioteche europee;

- Microsoft ha dovuto rinunciare a maggio di quest anno a Live Search Books probabilmente per la chiusura della questione legale di Google, che di fatto ha concesso il via libera con diritto di prelazione sui libri statunitensi;

Per i libri non più soggetti a copyright da diversi anni è attivo il Progetto Gutenberg, che oggi mette a disposizione circa 25 mila libri scaricabili integralmente.

La rivoluzione nel settore sta arrivando anche sul fronte del supporto. La scelta di Amazon di lanciare sul mercato il lettore Kindle, ad esempio, ha permesso un'accelerazione di vendite degli e-book, aumentate del 55% su base annua negli Stati Uniti. Tuttavia non c'è ancora uno standard per la lettura dei libri digitali. In Giappone, ad esempio, gli e-book sono letti in prevalenza con i cellulari (in particolare i fumetti manga). Per l'iPhone è disponibile il software Stanza per la lettura degli e-book che ad oggi è stato scaricato da oltre mezzo milione di persone.

Il settore del libro sta per cambiare in modo radicale. Le 8.800 mila case editrici italiane devono interpretare il cambiamento da subito prima che sia imposto dall'estero.

7 Novembre 2008

10000words.net: newspaper endorsement map
10000words.net: newspaper endorsement map
   

Vince la Rete


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

Obama ha vinto, anche grazie alla Rete.
Anzi, la Rete è stata determinante in queste elezioni molto più di quanto non lo fosse stata nell'affermazione di Howard Dean alle presidenziali del 2004. Allora Dean si distinse per la raccolta fondi on line attraverso la piattaforma meetup con cui finanziò la sua campagna elettorale.

Il successo di Obama gli esperti sostengono essere arrivato anche per le scelte vincenti operate attraverso Internet. Tre in particolare sostengono alcuni critici come Jeff Jarvis di BuzzMachine.com. I giovani dello Iowa e del New Hempshire che si sono mobilitati in modo determinante sulle piattaforme di MySpace e Facebook, non a caso un consulente dell'attuale Presidente è Chris Huges fondatore di Facebook.

L'organizzazione dei supporters che si è alimentata e generata in maniera del tutto randomica ma capillare su tutto il territorio statunitense. E da ultimo la raccolta fondi che ha raggiunto cifre da capogiro attraverso le piccole donazioni di cittadini che hanno ridimensionato e messo all'angolo il contributo dei tradizionali PAC (comitati elettorali per sostegno dei candidati) offrendo a Barack Obama un doppio risultato, quello del finanziamento ma anche dello straordinario consenso che il numero di donazioni evidenziava.

Internet ha contribuito costantemente a tenere alta l'attenzione sulle elezioni offrendo decine e decine di strumenti agli utenti per tenersi costantemente aggiornati e trasformare la campagna elettorale in una vera e propria corsa alla notizia aggiornata. Dai video dei discorsi tenuti nei diversi stati dislocati sulle mappe di Google ai sondaggi in continuo aggiornamento di Fivethirtyeight, all'andamento della raccolta fondi e degli investimenti dei candidati di OpenSecrets alle metriche che rilevavano l'attenzione dei media e della blogosfera alla campagna dei candidati di Perspctv agli strumenti di comparazione per i programmi elettorali di Glassbooth alla mappa dei luoghi dove votare completa di tutte le informazioni per ciascuno dei cinquanta stati della federazione di Vote411 .

Le elezioni statunitensi 2008 rappresentano l'ingresso ufficiale, e determinante, della Rete nel mondo della politica.

5 Novembre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Il papà della crisi


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

La crisi dei subprime, che ha decurtato i risparmi di milioni di persone nel mondo, ha un papà, di cui un po' tutti in questi mesi si sono dimenticati. Circa vent'anni fa - tra il 1986 e il 1995 - l'America ha sperimentato un altro terremoto finanziario, appunto il papà dell'attuale, e anche allora si disse che era la peggior crisi dal 1929. Fallirono, infatti, oltre 1.000 banche americane, appartenenti alla categoria delle Saving and Loans, nel corso di una crisi lunga e dolorosa che richiese un ampio salvataggio da parte del Congresso e del Governo degli Stati Uniti. 

Paragonato alle stime del costo della crisi attuale, che viaggiano attorno ai 3.000 miliardi di dollari, quello di allora, anche se sembrò enorme, fu una goccia nel mare: un Fondo appositamente istituito fornì l'equivalente di 50 miliardi di dollari di allora al sistema bancario e nell'insieme la crisi costò tra i 153 e i 160 miliardi di dollari ai contribuenti americani.

La domanda, che resta per ora senza risposta, è perché quella crisi non ha insegnato niente e vent'anni dopo ci si è ricascati.

Ricostruiamo la crisi.

Le banche S&L sono istituti specializzati nel promuovere l'acquisto di case a condizioni favorevoli. Era stato lo stesso Governo Usa a promuoverle alla fine della seconda guerra mondiale, assicurando tramite la FSLIC (Federal S&L Insurance Corporation) i depositi sui conti di risparmio. Questo incoraggiava i cittadini a mettere i risparmi in banca nonostante i bassi tassi d'interesse offerti. Chi voleva comprare una casa otteneva un prestito con un tasso relativamente alto, ma abbordabile perché il mutuo aveva durata trentennale.
Il meccanismo aveva funzionato e milioni di americani avevano così potuto comprarsi la casa. Ma a metà anni Ottanta, partendo dal Texas dove c'erano la metà delle S&L del paese, iniziò la catena di fallimenti bancari causata da comportamenti criminali di un certo numero di banchieri convenientemente appoggiati da cinque senatori, chiamati i Keating Five perché corrotti a suon di dollari dal capo di una S&L, il cui nome era appunto Charles Keating.

La crisi venne innescata dal fatto che i rendimenti sul mercato monetario ormai spiazzavano le S&L, i cui tassi non erano più competitivi. Le banche cercarono di compensare la minore redditività sui depositi con rischiosi investimenti in fabbricati e terreni e concedendo crediti commerciali facili, che una opportuna legislazione del 1982 aveva consentito di offrire.
Tra il 1982 e il 1985 il patrimonio delle S&L aumentò in media del 56% e 40 di queste banche in Texas addirittura lo triplicarono. Ma la bassa redditività si trasformò rapidamente per molte banche in forti perdite che ne portarono alcune alla bancarotta. L'effetto contagio fece il resto e la stessa FSLIC dovette arrendersi dichiarando fallimento. Un ulteriore costo di 20 miliardi di dollari che, alla fine, pesò a sua volta sulle tasche dei contribuenti.

Ovviamente quella delle S&L non è la crisi dei subprime, ma come si può vedere ci sono sia forti differenze, sia forti analogie. E resta il quesito in attesa di risposta: perché chi doveva regolare e vigilare non ha regolato e vigilato che speculatori, immobiliaristi, banchieri spregiudicati e finanziari d'assalto rispettassero le regole e, soprattutto, il denaro altrui? Restiamo poco fiduciosamente in attesa di una spiegazione.

3 Novembre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Il "content" non esiste


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 
Il termine "content" è usato per definire in termini generali qualunque contenuto pubblicato on line. "Content" si riferisce in modo indifferenziato a filmati, articoli, recensioni, foto. Le aziende tendono a considerare il "content" come una quantità, in sostanza indifferenziata, di informazione che sono "tenute" a mettere periodicamente in Rete. Di solito esternalizzano il processo a società di content management. Il risultato è spesso un'informazione priva di empatia, con costi di produzione limitati, senza una definizione chiara del target e del messaggio. Il termine "content" è come un lenzuolo troppo corto che lascia scoperta la comunicazione on line. Si dovrebbe evitare di parlare di content e sostituirlo con comunicazione on line di qualità legata a obiettivi e ritorni economici. E quindi professionale, creata anche da autori interni all'azienda, misurabile nella sua propagazione e apprezzamento. In Rete vale un vecchio concetto: "Rubbish in, rubbish out". Se si inserisce spazzatura, si otterrà spazzatura o, nel migliore dei casi, noia e indifferenza.