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5 Novembre 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Il papà della crisi


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

La crisi dei subprime, che ha decurtato i risparmi di milioni di persone nel mondo, ha un papà, di cui un po' tutti in questi mesi si sono dimenticati. Circa vent'anni fa - tra il 1986 e il 1995 - l'America ha sperimentato un altro terremoto finanziario, appunto il papà dell'attuale, e anche allora si disse che era la peggior crisi dal 1929. Fallirono, infatti, oltre 1.000 banche americane, appartenenti alla categoria delle Saving and Loans, nel corso di una crisi lunga e dolorosa che richiese un ampio salvataggio da parte del Congresso e del Governo degli Stati Uniti. 

Paragonato alle stime del costo della crisi attuale, che viaggiano attorno ai 3.000 miliardi di dollari, quello di allora, anche se sembrò enorme, fu una goccia nel mare: un Fondo appositamente istituito fornì l'equivalente di 50 miliardi di dollari di allora al sistema bancario e nell'insieme la crisi costò tra i 153 e i 160 miliardi di dollari ai contribuenti americani.

La domanda, che resta per ora senza risposta, è perché quella crisi non ha insegnato niente e vent'anni dopo ci si è ricascati.

Ricostruiamo la crisi.

Le banche S&L sono istituti specializzati nel promuovere l'acquisto di case a condizioni favorevoli. Era stato lo stesso Governo Usa a promuoverle alla fine della seconda guerra mondiale, assicurando tramite la FSLIC (Federal S&L Insurance Corporation) i depositi sui conti di risparmio. Questo incoraggiava i cittadini a mettere i risparmi in banca nonostante i bassi tassi d'interesse offerti. Chi voleva comprare una casa otteneva un prestito con un tasso relativamente alto, ma abbordabile perché il mutuo aveva durata trentennale.
Il meccanismo aveva funzionato e milioni di americani avevano così potuto comprarsi la casa. Ma a metà anni Ottanta, partendo dal Texas dove c'erano la metà delle S&L del paese, iniziò la catena di fallimenti bancari causata da comportamenti criminali di un certo numero di banchieri convenientemente appoggiati da cinque senatori, chiamati i Keating Five perché corrotti a suon di dollari dal capo di una S&L, il cui nome era appunto Charles Keating.

La crisi venne innescata dal fatto che i rendimenti sul mercato monetario ormai spiazzavano le S&L, i cui tassi non erano più competitivi. Le banche cercarono di compensare la minore redditività sui depositi con rischiosi investimenti in fabbricati e terreni e concedendo crediti commerciali facili, che una opportuna legislazione del 1982 aveva consentito di offrire.
Tra il 1982 e il 1985 il patrimonio delle S&L aumentò in media del 56% e 40 di queste banche in Texas addirittura lo triplicarono. Ma la bassa redditività si trasformò rapidamente per molte banche in forti perdite che ne portarono alcune alla bancarotta. L'effetto contagio fece il resto e la stessa FSLIC dovette arrendersi dichiarando fallimento. Un ulteriore costo di 20 miliardi di dollari che, alla fine, pesò a sua volta sulle tasche dei contribuenti.

Ovviamente quella delle S&L non è la crisi dei subprime, ma come si può vedere ci sono sia forti differenze, sia forti analogie. E resta il quesito in attesa di risposta: perché chi doveva regolare e vigilare non ha regolato e vigilato che speculatori, immobiliaristi, banchieri spregiudicati e finanziari d'assalto rispettassero le regole e, soprattutto, il denaro altrui? Restiamo poco fiduciosamente in attesa di una spiegazione.

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