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La resa delle enciclopedie come le conosciamo | ||
| Le enciclopedie cartacee stanno cedendo il passo al digitale. La vera rivoluzione non è però nel supporto, ma nella capacità di creazione del contenuto. Negli ultimi anni si è spesso guardato alla competizione tra Enciclopedia Britannica e Wikipedia contando le voci, l'accuratezza dei contenuti e la capacità di aggiornamento. Solo sull'accuratezza dei contenuti l'Enciclopedia Britannica ha sempre mantenuto il primato. Su 42 articoli scelti a caso dalla rivista Nature, Wikipedia aveva 162 errori, mentre l'Enciclopedia Britannica 123 (comunque contestati, ma riconfermati di recente). Su tutti gli altri confronti l'enciclopedia creata dalle persone ha ormai l'indiscussa leadership. Alexa la pone a oltre 450 volte il sito britannica.com in termini di visitatori. Ora Britannica sta cercando di riprendere terreno con un nuovo progetto aperto a tutti coloro che vorranno contribuire. Rimane tuttavia un forte freno alla libera contribuzione: l'Enciclopedia Britannica si vende; Wikipedia è patrimonio di tutti. Anche se è stato previsto un sistema di ricompensa difficilmente sarà grande a sufficienza da coinvolgere i milioni di autori che contribuiscono ogni giorno alla nuova enciclopedia on line.
Il segnale di resa delle enciclopedie classiche si è avuto in questi giorni quando si è scoperto che la maggiore enciclopedia spagnola ha copiato articoli scritti su Wikipedia, per ora ne sono stati trovati 16. Questa è sicuramente stata una leggerezza da parte di qualche autore, ma è un segnale: se qualche anno fa era Wikipedia quella accusata di plagio, ora è diventata lei stessa il punto di riferimento.
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