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2° Convegno E-commerce in Italia 2010

E-commerce in Italia 2010




Si terrà il 14 settembre 2010 il quinto appuntamento con lo studio di Casaleggio Associati sull'E-commerce in Italia 2010. L'indagine avrà come focus l'analisi dell'utilizzo dei cellulari e dei sistemi mobile da parte dei consumatori come supporto agli acquisti on line.

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Libro: Tu sei Rete

Tu sei ReteLa Rivoluzione del Business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali.

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Gaia: il futuro della politica

Gaia: il futuro della politicaLa nostra visione del futuro della politica descritto attraverso un video.

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La mappa del potere

Mappa del potereIl social network dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa.

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30 Dicembre 2008

Home page tweetminister
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Political twitter


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

Negli Stati Uniti il 62% della popolazione, secondo un rapporto della The Pew Internet Project, utilizza dispositivi mobili (cellulari e palmari) oltre che per la voce, per accedere a dati ed applicativi online, soprattutto fuori da casa e dal lavoro.

In una giornata tipo il device viene utilizzato per:

  • 31% spedire e ricevere SMS
  • 15% scattare una foto
  • 8% giocare
  • 8% spedire e ricevere email
  • 7% accedere ad internet per news ed informazione
  • 7% ascoltare musica
  • 3% scaricare mappe ed indicazioni stradali
  • 3% download di un video

I piccoli device, dopo la Tv e il desktop, sono il terzo passo dello sviluppo del piccolo schermo. L'utilizzo dei dispositivi mobili (cellulari e PDA) per accedere a formati diversi da quello testuale ha incoraggiato lo sviluppo di nuove forme di social media.

Twitter è un applicativo web nato del 2006 (micro-blogging service) che consente agli utenti registrati di lasciare un messaggio non più lungo di 140 caratteri tramite web, messenger o sms.Oggi conta circa 6 milioni di utenti ed un upgrade via cellulare di circa un centinaio di messaggi ogni 5 secondi.
Il limite di Twitter, osservano gli esperti, è la fruizione legata comunque ad una connessione internet sebbene da un dispositivo mobile. Alcune piattaforme hanno ampliato il servizio di pubblicazione anche formati multimediali (foto e video). La notorietà di Twitter è esplosa con il recente attentato a Mumbai in India. In quell'occasione molti utenti si sono improvvisati micro-giornalisti ed hanno utilizzato la piattaforma per aggiornare in tempo reale la situazione di feriti, gli spostamenti di ambulanze, e segnalando gli ospedali a corto di scorte di sangue per eventuali donatori.
Il dettaglio descritto dai messaggi è stato tale da non risparmiare neanche segnalazioni sulle posizioni degli attentatori e sugli spostamenti delle forze dell'ordine. ll governo indiano è stato costretto ad un appello "stop tweeting" per evitare di offrire agli attentatori notizie che avrebbero potuto danneggiare la riuscita delle operazioni di arresto.

In politica Twitter è ancora agli albori, almeno nel panorama europeo. Negli Stati Obama è stato il caso di successo più acclamato, anche se molti utenti hanno lamentato l'abbandono del suo account dopo pochi giorni dalla sua elezione.

In United Kingdom è possibile seguire i parlamentari e l'attività dei ministri in tempo reale registrandosi al portale Tweetminster.co.uk . L'iniziativa non ha nulla di originale e si ispira all'esperienza statunitense Tweet Congress.org assai più complessa e seguita di quanto non sia il tentativo europeo.

In Italia, nel contesto politico, Twitter è ancora sconosciuto al di fuori di sporadiche, isolate, e poco aggiornate esperienze di qualche politico locale (es.Diego Cammarata, sindaco di Palermo).

24 Dicembre 2008

   

Facebook oggi e domani


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Facebook sta aumentando la sua popolarità e diffusione. Nel 2008 ha portato il suo numero di iscritti da 50 milioni a 125 milioni. Facebook è visibile in ben 20 lingue. Per Alexa, la società di Amazon che misura il numero di accessi ai siti, Facebook è al quinto posto nel mondo dopo Yahoo!, Google, YouTube e Windows Live. Facebook è il primo social network ad avere avuto un successo planetario.

Con queste premesse per Facebook il 2009 dovrebbe essere l'anno della definitiva affermazione. In realtà, Facebook ha almeno tre problemi da risolvere per candidarsi a un ruolo simile a quello raggiunto da Google per i motori di ricerca.

Il primo è la profittabilità, il tallone d'Achille di tutti i social network che l'hanno preceduto.

Il secondo è l'esportabilità dei profili personali in altre piattaforme, quindi la possibilità da parte dell'utente di replicare i propri dati in diversi social network. Da tempo si discute infatti a chi appartengono i dati caricati dalle persone su Facebook o su MySpace e, più in generale, di uno standard universale per definire i dati personali. Se questi appartengono all'utente e sono utilizzabili su diverse piattaforme di social network, allora il valore di queste piattaforme risiederà nei servizi che possono offrire e non nei dati. Oggi non è così.

Il terzo problema è Internet stesso, Facebook è un mondo chiuso, un sottoinsieme delle informazioni presenti in Rete. Una situazione nel tempo forse inconciliabile con lo sviluppo della Rete.

21 Dicembre 2008

La più grande rete anti-conigli della storia
   

Le modifiche alle reti


Tutti i post di Davide Casaleggio
 
Mutare l'equilibro di una rete può portare a conseguenze imprevedibili se non viene considerata come un unico sistema. Gli ecosistemi, ad esempio, si sono evoluti in milioni di anni raggiungendo un delicato equilibrio tra prede e predatori. L'introduzione di nuove specie in contesti chiusi ha spesso sconvolto l'intero ecosistema. Quando il coniglio arrivò in Australia nel 1859, in seguito all'importazione dall'Europa di 24 esemplari, iniziò prolificare in modo esponenziale a mangiare tutto il cibo delle specie autoctone. Nel 1890 era diventato una vera e propria piaga. Quando il governo australiano si accorse del fenomeno decise di limitare l'espansione dei conigli costruendo uno dei recinti più lunghi al mondo che attraversava da nord a sud tutta l'Australia con mille ottocento chilometri di rete. Prima di aver completato l'opera, però, i conigli erano già presenti da entrambe le parti della rete rendendo vana l'opera completata nel 1907. Da allora sono stati introdotti diversi virus per abbattere il numero di conigli, l'ultimo nel 1995, ma ogni volta, dopo un risultato immediato di riduzione, il coniglio è riuscito a sviluppare l'immunità. Se l'equilibrio di una rete viene disturbato, questa inizia a mutare velocemente, spesso sacrificando i nodi divenuti più deboli. In un ecosistema questo può avvenire con l'estinzione di alcune specie. Per rimediare a sconvolgimenti di un ecosistema spesso la soluzione adottata è l'introduzione di un predatore della specie che sta causando lo sconvolgimento. Gli ecosistemi sono delle reti, ed ogni modifica deve essere vista in questa ottica, altrimenti l'effetto di una nuova soluzione può essere causa di nuovi problemi. Negli anni '50 per risolvere un'epidemia di malaria nei villaggi del Borneo l'Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) definì un piano semplice ed efficace: spruzzare grandi quantità di DDT sui villaggi per eliminare le zanzare, veicolo della malaria. Il risultato venne raggiunto, le zanzare morirono e l'epidemia regredì. Presto però iniziarono gli effetti collaterali: i tetti di paglia delle capanne si sgretolarono perché il DDT uccideva le vespe parassite che si cibano del bruco che mangia la paglia. Il governo britannico sostituì i tetti di paglia con lamiera, ma alla prima stagione delle piogge il rumore causato dai nuovi tetti fu così forte che nessuno riuscì più a dormire. Intanto gli insetti avvelenati dal DDT erano divenuti facili prede dei gechi che a loro volta rappresentano il cibo dei gatti. Il DDT risalì così tutta la catena alimentare causando la scomparsa dei gatti. Cominciarono allora a proliferare i ratti e una terribile peste fece la sua comparsa. L'OMS fece paracadutare 14 mila gatti dalla British Air Force per porre rimedio al danno creato. L'esempio del Borneo fa capire quanto sia importante comprendere la mappa di relazioni all'interno di un sistema per poter interagire con esso.

Tratto dal libro: TU SEI RETE di Davide Casaleggio

17 Dicembre 2008

Locandina del documentario
Locandina del documentario " Una scomoda verità" di Albert Gore
   

Al Gore e le auto inquinanti


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Ho avuto l'occasione di incontrare, il 10 dicembre a Milano, l'ex-vicepresidente americano, e quasi presidente nel 2000 se Bush non l'avesse fregato, Albert Gore, detto Al, vincitore di Premio Oscar nel 2006 per il documentario "Una scomoda verità" e vincitore nel 2007 del Premio Nobel per la Pace, per la sua battaglia per l'ambiente globale.

Gore ha spiegato che la crisi finanziaria si sta intrecciando con quella ambientale e che non si potrà risolvere la prima se contestualmente non ci si preoccupa della seconda. La crisi finanziaria durerà qualche altro mese, o forse un anno, secondo Gore, ma poi il peggio sarà passato; ma, nel frattempo, non si deve lasciare che la questione del cambiamento climatico venga trascurata, poiché ogni anno i costi aumentano e non c'è da sperare che il problema si risolva da sé.

Assai ragionevole, si direbbe, per cui gli ho chiesto, visto che il 9 dicembre aveva incontrato il neo-presidente Obama, se non pensa che si possa e debba cogliere l'occasione della crisi finanziaria per fare qualcosa per quella ambientale. In particolare: visto che l'industria dell'auto americana sta per ricevere decine di miliardi di dollari di aiuti solo per sopravvivere, e visto che le auto sono uno dei grandi inquinatori e produttori di gas serra, non sarebbe il caso di condizionare questi aiuti a una vera accelerazione della transizione dell'auto verso motori più puliti e meno divoratori di petrolio? Ossia, non è il caso che Obama chieda ai leader di General Motors, Ford e Chrysler di impegnarsi seriamente per l'ambiente, se vogliono ricevere dallo Stato (cioè dai cittadini) i quattrini che vanno domandando? E lui medesimo, si sentirebbe di suggerirlo a Obama?

La risposta di Gore è stata incondizionatamente positiva. È il caso di condizionare l'aiuto statale a obiettivi avanzati di tipo ambientale, è il caso di farlo subito, è il caso di accelerare la transizione verso l'auto elettrica, o altri tipi di motori poco o non inquinanti. E non solo in America, ma anche in Europa e, non ha mancato di sottolineare, anche in Italia.
Ma lo farà Obama? Su questo punto l'ex VP non si è sbilanciato, anche se ha in qualche modo dichiarato che si sentirebbe di suggerirglielo. Ma lo farà Al Gore? L'uomo è un politico consumato che non combatterà certo una battaglia se pensa di perderla. Ha, però, preso una pubblica posizione su questi punti e, forse, già questo è un bon inizio.

15 Dicembre 2008

Fonte: Slideshare - “ECM and Enterprise 2.0”
Fonte: Slideshare - “ECM and Enterprise 2.0”
   

Worker Model for Enterprise 2.0


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 
E' nell'umana natura immaginare che il futuro sia tale e quale il presente, ma con vestiti più cool e macchine volanti.
Seth Godin

L'utilizzo di wiki, blog, RSS e in generale di soluzioni di social network induce, nelle organizzazioni, grandi cambiamenti. AIIM ha codificato nell' "AIIM Worker Model" - pubblicato circa un anno fa - sette fasi evolutive all'interno di questo percorso di cambiamento:

Island of Me

l’uso “personale” del computer provoca un comportamento protezionistico delle informazioni; non solo i dipartimenti, ma anche le persone sono o si comportano come silos informativi.

One-way Me/Enterprise 1.0

le persone che lavorano nella stessa organizzazione iniziano a cercare le informazioni, ma queste sono in genere depositate in ambienti proprietari sviluppati ad hoc e l'accesso non è semplice né veloce.
Team Me
è l'inizio del Knowledge Management. S’incomincia a raccogliere informazioni sulle competenze personali, sui progetti cui le singole persone hanno partecipato e sulle persone con cui hanno collaborato. Questi dati però generalmente hanno un uso limitato all'interno di comunità chiuse, come gli uffici del personale.

ProactiveMe/Enterprise 1.5

segna l'inizio dell'always connected e di un approccio al lavoro che vede le persone attive 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L'accesso via web ai sistemi diventa il fattore abilitante decisivo, perché consente alle persone di partecipare a progetti pur vivendo in paesi diversi e in fusi orari diversi.
Two-way Me
si affaccia l'intelligenza collettiva e si inizia a considerare il modo in cui le informazioni fluiscono realmente all'interno delle organizzazioni, al di là di quello che racconta l’organigramma.
Islands of We
si cercano strumenti e metodi per favorire il networking e inizia l'adozione di sistemi software che rendono trasparenti le connessioni sociali. Le innovazioni battezzate come "2.0" non sono ancora adottate in chiave strategica.

Extended Me/Enterprise 2.0

si presenta come il compimento del percorso iniziato con l'uso del personal computer, e che spinge sempre più i sistemi informativi ad essere flessibili per adattarsi a business model innovativi e sempre nuovi. Ci sono tutti gli elementi culturali per far sì che la saggezza emerga dall'azione collettiva delle persone, ma il percorso è ancora lungo.

Una qualunque organizzazione può trovarsi istante per istante in una delle fasi descritte oppure nel passaggio tra una fase e la successiva. Che l'evoluzione avvenga dipende dalle persone che vi lavorano e dalle persone che la guidano.

13 Dicembre 2008

John McCain vs. John McCain
   

La politica in mano agli elettori


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

La Rete ha messo nelle mani degli elettori la capacità di analizzare i suoi contenuti. Fino a qualche tempo fa la politica e la comprensione dei suoi programmi elettorali e dei suoi personaggi sono stati nelle mani dei tecnici di settore, consiglieri, parlamentari, assessori, e dei media tradizionali TV, Radio e giornali che avevano il compito di informare la collettività.

L'immagine e l'opinione che l'elettore poteva farsi era basata, ad eccezione dell'ascolto diretto, esclusivamente su spot, dibattiti, trasmissioni e articoli che propongono una lettura soggettiva e "di redazione" del pensiero politico.

Internet, con il 2008 e le elezioni statunitensi, ha sostanzialmente concluso un ciclo di emancipazione dell'elettore nei confronti della res publica e dei filtri che in maniera più o meno accentuata sono da considerarsi una distorsione del messaggio. L'abbattimento anche parziale di questi filtri ha accelerato un invasione di campo degli elettori nelle campagne elettorali e nella "questione politica" più in generale.

I social network offrono lo spazio virtuale alla necessità dei cittadini di aggregarsi su temi sociali. You Tube ha consentito ai cittadini di elaborare ed aggregare formati multimediali capaci di generare nuove forme di comunicazione.

Lo sviluppo del fundraising on line, sdoganato da McCain e consacrato nell'elezione di Barack Obama, ha perfezionato il processo di affrancamento della politica dalle lobby economiche consegnando d'altro canto il politico e la sua capacità di generare consenso completamente nelle mani dei suoi elettori.

La persistenza dei contenuti in Rete legata alla loro reperibilità nel tempo, la capacità degli elettori di generare autonomamente nuovi messaggi, la possibilità di mobilitare ed organizzare gruppi di individui in tempi rapidi delineano una nuova espressione di fare politica che sposta il focus dall'individuo ai suoi sostenitori.

9 Dicembre 2008

Copertina del nuovo libro
Copertina del nuovo libro " TU SEI RETE" di Davide Casaleggio
   

TU SEI RETE


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Le reti sono ovunque intorno a noi. 

Fino a qualche anno fa le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L'unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali.

La vita e l'evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio.

Tutto è diventato una rete da studiare, modellare, modificare. La capacità elaborativa dei computer unita alla decodifica di alcuni sistemi complessi come la mappa del DNA, di Internet e delle relazioni sociali ha permesso di verificare le nuove leggi su vasta scala.

Le leggi a cui obbediscono i sistemi che ci circondano non sono intuitive, "essere nella media" perde di significato. In queste reti si passa di stato: le caratteristiche delle singole parti hanno un significato diverso con il variare dei loro valori.

Luminari e pionieri in diversi ambiti di applicazione hanno intuito le potenzialità delle reti che ci circondano e le hanno sviluppate. 

Ad esempio, in Bangladesh è stata creata una banca per i poveri, dove i tassi di restituzione dei prestiti sono superiori rispetto alle banche tradizionali, grazie all'uso delle reti di persone che si rendono garanti tra loro. I gruppi di persone e le relazioni che si instaurano tra persone sono anche alla base di una rivoluzione silenziosa anche della politica. I movimenti popolari sempre più si coordinano in modo autonomo tramite comunicazioni interpersonali. Con gli SMS e le email il governo spagnolo è stato messo in crisi dalla popolazione, in Venezuela è stato ribaltato un colpo di Stato e molte campagne elettorali sono state influenzate da questo fenomeno, dalla Francia all'Indonesia. 

Analizzando i principi di trasmissione delle malattie è stato possibile comprendere la diffusione, evoluzione e scomparsa di epidemie come l'influenza Spagnola di inizio '900, che uccise più persone della Prima Guerra Mondiale.

Lo studio delle reti ha permesso anche di rivoluzionare i sistemi di trasporto. I servizi postali rimasero, infatti, immutati per duemila anni: la velocità di trasporto di una lettera a metà dell'800 era inferiore a quella dei Romani. La situazione cambiò quando il trasporto fu pensato come una rete con strumenti di trasmissione come i francobolli e le buche delle lettere.

Sulle basi di queste leggi si sono sviluppati strumenti per il marketing, il business e l'organizzazione. Ad esempio, una delle proprietà più sorprendenti delle reti è la presenza di "piccoli mondi": ambienti anche vasti all'interno dei quali tutti i membri possono mettersi in contatto tra loro in modo immediato. Chiunque di noi, ad esempio può contattare uno dei sei miliardi di individui nel mondo attraverso una catena di sei conoscenze. Questa proprietà permette alle informazioni di circolare rapidamente e su questo concetto si sono basate le nuove soluzioni commerciali che sfruttano il capitale relazionale aziendale e le tecniche di marketing virale.  

Anche a livello aziendale il concetto di auto-organizzazione segue le leggi delle reti e permette di gestire sistemi complessi indicando semplici regole di comportamento ai suoi componenti. In questo modo, ad esempio, i formicai riescono a funzionare senza alcuna gerarchia di comando e molte aziende hanno iniziato ad utilizzare questi principi per snellire i processi decisionali

Molte società hanno utilizzato questa nuova prospettiva di mondo in rete per creare nuove prospettive di business. La rete di relazioni interpersonali è stata utilizzata per stabilire dei contatti, ma anche per organizzarsi, condividere risorse ottimizzandone l'utilizzo e sviluppare progetti grazie alla creazione di un'intelligenza collettiva, formata da molte menti con un obiettivo comune.


Tratto dal libro: TU SEI RETE di Davide Casaleggio

3 Dicembre 2008

   

Economisti sotto processo


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

La crisi finanziaria procede secondo copione. Dopo i crolli delle banche e i salvataggi dei governi e delle istituzioni, siamo alla fase dell'inevitabile impatto sull'economia reale.
In tutti i Paesi la gente stringe la cinghia, i consumi calano, le imprese riducono la produzione, la disoccupazione aumenta specie per chi ha contratti di breve termine, e la preoccupazione allarga la crisi in un circolo vizioso che per ora sembra impossibile spezzare.

Ciò che colpisce, in questo frangente così drammatico, è l'assordante silenzio degli economisti, che sembrano scioccati dall'accaduto, che solo pochi "pazzi" avevano previsto, e osservano attoniti i governi adottare soluzioni sempre più dirigistiche che, di fatto, tolgono potere al mercato e lo riportano nelle mani dello Stato.

Gli economisti tacciono ora come avevano taciuto negli anni scorsi i rischi che si stavano accumulando e che sono regolarmente esplosi, lasciando la presente scia di catastrofi economico-finanziarie. Ma ora c'è chi inizia a presentare il conto. Certo, nessuno chiederà alla categoria degli economisti, che sono seri professionisti cui individualmente nessuno può imputare nulla, di risarcire le perdite dei risparmiatori. Ma indubbiamente, di fronte alla totale incapacità della scienza economica di prevedere ed evitare la crisi, un po' di domande occorre farle e un po' di risposte occorre averle.

La prima domanda che ci si pone riguarda i celebri premi Nobel dell'Economia, che si sono dimostrati molto bravi, negli ultimi anni, a concepire sofisticati sistemi di analisi e decisioni di portafoglio e di calcolo e ripartizione dei rischi finanziari, ma del tutto incapaci di vedere che intanto il sistema, in cui agivano i loro sofisticati teoremi, andava letteralmente in pezzi. In poche parole, sono stati bravissimi a vedere i fili d'erba, ma non hanno visto la foresta, ma nemmeno i cespugli o gli alberelli più stenti.

Oggi si inizia a dire che gli errori di fondo hanno riguardato il comportamento dei risparmiatori, che sarebbero assai più irrazionali di quanto supposto; oppure il funzionamento della "mano invisibile", che va bene se tutto va bene, ma va male se tutto va male! Si accenna al fatto che i mercati non comunicano sempre le giuste informazioni, ma al contrario queste sono scarse o false o asimmetriche. Si constata che il meccanismo dei prezzi non agisce sempre nel modo atteso, rispecchiando domanda, offerta e scarsità/abbondanza di beni o servizi, ma componenti difficili da valutare, come nel caso della finanza strutturata. Insomma, si mettono in discussione tutti, ma proprio tutti, gli assunti di base che hanno dominato economia e finanza negli ultimi vent'anni.

Chi, due secoli fa, aveva battezzato l'economia come "scienza triste" non si immaginava forse che si sarebbe arrivati alla situazione odierna. Forse non è vero che è una scienza triste, ma di sicuro gli economisti oggi tristi lo sono assai.

2 Dicembre 2008

Previsioni per la ripartizione della pubblicità nel 2008 (UPA-Astraricerche)
Previsioni per la ripartizione della pubblicità nel 2008 (UPA-Astraricerche)
   

La fine dell' "industria pubblicitaria"


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Possiamo considerare la pubblicità come una delle tante componenti del marketing di un'impresa, che riveste un'importanza più o meno elevata in base al budget aziendale che le viene destinato.
Da un altro lato possiamo invece considerare il complesso dell'industria pubblicitaria, come una macchina che consente di mantenere in piedi sistemi mediatici come televisioni, radio e stampa. Si tratta di un giro d'affari di oltre 450 miliardi di dollari all'anno, pari all'1% del PIL mondiale.
Per capire meglio le dimensioni di questo mercato, basta ricordare che in Italia il mercato della pubblicità ha un valore di 10 miliardi di euro mentre quello dell'elettronica di consumo di circa 15 miliardi di euro.

Ma come si è arrivati alla creazione di una vera e propria industria della pubblicità?
Nel corso degli anni la criticità per le imprese si è spostata dalla produzione alla persuasione del cliente all'acquisto. Dal fine originario di informare sull'esistenza di un prodotto o di un servizio, l'obiettivo della pubblicità è diventato la creazione di nuovi bisogni. La pubblicità ha pesantemente contribuito nel creare o nell'accrescere il valore (indipendentemente dal fatto che fosse reale o meno) dei prodotti, aumentandone di conseguenza le vendite. E alimentando se stessa.

Se negli ultimi 30 anni il mercato dell'advertising è cresciuto ad una media del 10%, negli scorsi anni ha avuto inizio un'inversione di tendenza. Nel 2007 il principale mercato al mondo, quello degli USA, ha subito la prima flessione della sua storia. E la crisi economica in atto non potrà che ripercuotersi ulteriormente su questa "industria".

E da ora un ruolo importante sarà quello giocato dalla Rete.

Non tanto per il lento spostamento di investimenti dalla pubblicità tradizionale all'advertising on line quanto per il progressivo cambiamento delle abitudini delle persone.
Tradizionalmente uno dei valori intrinseci della pubblicità mass market è stato la credibilità: la pubblicità garantiva, da sola, una certa affidabilità del prodotto.
Ora, in molti ambiti, il ruolo che la pubblicità tradizionale riveste nei processi di acquisto risulta indebolito dalla Rete. Internet sta soppiantando la pubblicità nel suo ruolo informativo.
La pubblicità non è finita. Ma l'industria pubblicitaria che conosciamo si avvia verso un cambiamento radicale.