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2° Convegno E-commerce in Italia 2010

E-commerce in Italia 2010




Si terrà il 14 settembre 2010 il quinto appuntamento con lo studio di Casaleggio Associati sull'E-commerce in Italia 2010. L'indagine avrà come focus l'analisi dell'utilizzo dei cellulari e dei sistemi mobile da parte dei consumatori come supporto agli acquisti on line.

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Tu sei ReteLa Rivoluzione del Business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali.

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Gaia: il futuro della politica

Gaia: il futuro della politicaLa nostra visione del futuro della politica descritto attraverso un video.

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La mappa del potere

Mappa del potereIl social network dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa.

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28 Gennaio 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Le parole degli italiani


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Google aiuta la ricerca proponendo nel box le parole più cercate durante l'inserimento. Ad esempio, se si inserisce la lettera "h" in Google.it vengono proposti nell'ordine: hotmail, hp e habbo. Nella versione inglese è proposto ancora hotmail, seguito da home depot e halloween costumes.

Le parole più "proposte" da Google in funzione della ricerca nella versione italiana dalla lettera "a" alla lettera "z" danno una delle migliori letture delle modalità di navigazione degli italiani. Ho selezionato la prima parola italiana, o con riferimento alla realtà del nostro Paese, nell'elenco proposto da Google, per ogni lettera dell'alfabeto. I risultati nell'ordine sono stati: alice, beppe grillo, corriere, dizionario, enel, fiat, gazzetta, habbo, inps, libero, meteo, natale, oroscopo, pagine bianche, quattro ruote, repubblica, superenalotto, trenitalia, UniCredit, virgilio, zelig. L'elenco dimostra che l'italiano usa Internet in prevalenza per informarsi (es. repubblica, corriere, gazzetta e beppe grillo), per servizi generali (enel, inps, Trenitalia) o per accedere a portali di provider (alice, libero).

E' interessante notare che i portali dei quotidiani sono presenti, ma non quelli delle televisioni e che, inoltre, nessun personaggio pubblico compare a parte Grillo che non è un personaggio televisivo. La Rete e la televisione si dimostrano tra loro più impermeabili della Rete e della stampa. Uno dei motivi è la consuetudine dei personaggi pubblici, in particolare dei politici, a ignorare la Rete (considerata un media minore) in favore dell'apparizione in programmi televisivi. Una scelta che a lungo termine può annullare la loro popolarità dato che la televisione declinerà in favore di Internet.

26 Gennaio 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Uniti si vince, divisi si fa l'Italia


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Mezzo milione di americani di ogni ceto sociale, colore, appartenenza politica e credenza religiosa si è riunita a Washington il 18 gennaio per accogliere il neo-presidente Barack Obama. Lo slogan: We are one, ossia siamo una sola cosa, ovvero siamo tutti uniti in questo difficile momento della storia americana e mondiale. Conta poco che sul palco si siano alternati gli U2, Bruce Springsteen e James Taylor, la storia non la fanno mica loro, anche se fanno grancassa. La storia e le vicende umane le fanno gli uomini. Dunque, è più importante che tra i 500mila ci fossero anche moltissimi repubblicani, che avevano sperato in una vittoria del loro candidato, ma che una volta perse le elezioni vanno a sostenere il loro presidente. D'altronde, lo stesso sfidante repubblicano John McCain si è rivolto a Obama, nel giorno dei risultati, come al "mio presidente".
L'America non è, sia ben chiaro, la terra di Babbo Natale e dei buoni sentimenti; è il Paese di grandi forze criminali organizzate, dei peggio pescecani di Wall Street, delle corporations che spesso usano la forza militare dell'America per dominare le repubbliche delle banane. Detto ciò, è anche il Paese dove si realizza al massimo grado la dialettica politica basata sul principio dei checks and balances, i pesi e i contrappesi, gli equilibri di poteri costituiti tra centro e periferia, Stati e governo federale, Congresso (legislatori) e Presidenza (esecutivo). E dove vige un sostanziale rispetto dei ruoli e delle istituzioni, compresi coloro che le rappresentano. Non deve stupire, allora, che una volta finita la tenzone elettorale e la sfida politica, il Paese si ponga dietro al suo presidente e ne appoggi le politiche; oppure, se non mantiene le promesse e si macchia di indegnità, lo mandi a casa con procedure di indictment a loro volta appoggiate dalla gran massa dei cittadini: ricordiamoci del Watergate e di Nixon.
È fin troppo facile e doloroso fare un confronto con l'Italia. Che a vincere le elezioni sia la destra o la sinistra, l'altro si pone subito in posizione non dialettica di scontro frontale fondato sulla contumelia, la calunnia e la diffamazione. L'idea di un obiettivo o di un bene comune non è pane per i nostri denti, e non si può dire che ciò riguardi solo i politici. Il settarismo è merce quotidiana tra il popolo e la concezione di bene comune o collettivo equivale di norma a ritenere che queste categorie siano beni di nessuno di cui ci si può, anzi ci si deve, appropriare senza remore. Il Paese è frammentato in gruppi d'interesse che badano solo ed esclusivamente al suddetto interesse di gruppo, senza possibili mediazioni per obiettivi diversi e più ampi. Il manager bada a massimizzare il profitto per gli azionisti; il sindacato l'interesse degli iscritti; gli occupati si disinteressano dei disoccupati; i giovani dei vecchi e viceversa; le forze politiche hanno un concetto di eternità poco filosofico o religioso e molto mirato alla permanenza sulla poltrona. Insomma, anche se le generalizzazioni non vanno mai bene, il sentimento di fondo nel Paese è dettato dall'individualismo o particolarismo, altro che we are one! Vogliamo cominciare a parlarne?

21 Gennaio 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Usabilità sociale


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

"L'usabilità sociale è un attributo qualitativo che definisce quanto è facile realizzare interazioni sociali all'interno di una specifica interfaccia uomo-macchina" (Design Motivazionale - Giacoma, Casali - ottobre 2008 ).

Le proprietà che definiscono l'usabilità sociale sono quattro:

  • Relazioni interpersonali, ovvero quanto è facile per le persone che fanno parte del network allacciare connessioni e mantenerle attive
  • Identità, ovvero quanto è ricca e completa l'identità delle singole persone che appartengono al network
  • Comunicazione, ovvero quanto è semplice ed efficace la gestione dei messaggi tra persone e all'interno di gruppi
  • Emergenza dei Gruppi, ovvero quanto è facile creare e gestire gruppi, associarsi ad essi e quanto è resa evidente la loro attività.

I criteri di usabilità sociale integrati con le metodologie di User Centered Design (UCD) danno origine al Group Centered Design (GCD), ovvero a un metodo di progettazione che vede la persona inserita in un contesto di rapporti, all'interno del quale esprime se stessa e agisce per raggiungere i propri obiettivi.

Considerato all'interno del tessuto organizzativo di un'impresa, il Group Centered Design assume una particolare rilevanza perché fornisce gli strumenti e i criteri per progettare contesti intranet efficaci.

Una delle dimensioni portanti di un'intranet è la relazione: la relazione tra persona e persona, tra persone all'interno di gruppi e tra gruppi. L'organizzazione stessa è un immenso contesto di relazioni, a volte esplicite e consapevoli, a volte non evidenti ma altrettanto reali, al punto che spesso l'organizzazione vera non è quella descritta negli organigrammi ma quella che cresce e si consolida nei rapporti non gerarchici tra le persone, ben oltre le barriere funzionali dei dipartimenti.
Questo tipo di relazioni fa sì che spesso le persone si auto-organizzano verso il raggiungimento degli obiettivi; nello stesso tempo, però, obiettivi non chiari e non condivisi possono mettere in difficoltà l'organizzazione perché le sue parti si trovano a percorrere strade differenti e in alcuni casi conflittuali.

Le motivazioni personali alla base del normale agire della persona nell'organizzazione sono un elemento determinante l'efficacia della sua azione. Per questo l'analisi e la progettazione delle intranet non può più prescindere da considerazioni "sociali": quali sono le motivazioni che portano la persona a far parte di un gruppo? Come sostenere queste motivazioni? Quali strumenti adottare affinché sia facile per la persona trovare risposta alle proprie motivazioni? Come far sì che le dinamiche all'interno di un gruppo siano occasione per la persona di sostenere i propri obiettivi e di rafforzamento per il gruppo stesso?

Come si vede, la dimensione tecnologia nelle intranet è sempre meno rilevante.

16 Gennaio 2009

   

Fidelizzazione politica


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

La relazione sociale è un rapporto tra due o più individui che orientano reciprocamente le loro azioni. Internet ha introdotto un modello di relazione che potremmo definire digitale attraverso l'utilizzo di oggetti e funzionalità basati sull'interazione tra individui attraverso la Rete. L'effetto di questa relazione è il cambiamento dei modelli di comportamento esistenti e la creazione di nuovi da parte di coloro che la utilizzano.
La Rete in ambito politico è stata finalizzata, da coloro che ne hanno fatto uso, a scopi ben precisi, dalla raccolta firme per una petizione (MoveOn.org) alla raccolta di fondi per campagne elettorali ( Howard Dean primarie elezioni USA 2004), alla creazione di consenso elettorale in vista di elezioni, all'erogazione di servizi informativi e amministrativi locali, alla creazione di movimenti sociali (avaaz.org a sostegno del Dalai Lama), alla gestione dei simpatizzanti (Facebook.com) ed il dibattito di temi pubblici.
Le relazioni con i cittadini create da partiti e personaggi politici con un obiettivo temporale legato ad un evento vengono nella maggior parte dei casi disperse, lasciando spegnere o troncando la relazione con gli utenti che avevano offerto il proprio impegno. Così facendo la capitalizzazione degli investimenti si dissolve, spesso con effetti negativi sull'opinione pubblica. Effetti che rimangono latenti e riaffiorano in altri punti di conversazione offerti da forum, blog, newsgroup.
Un rapporto della Pew Internet & American Life Project ha rilevato che, nel caso di coloro che hanno seguito e supportato la campagna delle elezioni presidenziali di Obama, il 62% delle persone si adopereranno affinché altri cittadini supportino le scelte del neo presidente. Il 16% lo farà supportandolo on-line, il 25% telefonicamente, il 48% nelle relazioni quotidiane.
Il 51% dei sostenitori on line si aspetta di essere aggiornato dalla nuova amministrazione, ed il 27% vuole essere coinvolto direttamente nel processo di cambiamento del Paese.
L'amministrazione Barack Obama si accinge a diventare il governo con il più alto numero di persone direttamente coinvolte nella "gestione" della democrazia degli Stati Uniti d'America.

14 Gennaio 2009

La Ola dei modiali calcio del 1986
La Ola dei modiali calcio del 1986
   

L'auto-organizzazione


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Un'organizzazione distribuita è indispensabile per coordinare un numero elevato di individui. Se una sola persona dovesse ordinare a uno stadio intero di alzarsi ed abbassarsi, per formare un effetto onda, gli ordini da impartire sarebbero troppi. Tuttavia, gli spettatori riescono a creare un tale effetto, senza che nessuno li guidi. È sufficiente che qualche decina di tifosi dia il via, perché si formi un'onda umana che gira in senso orario, ad una velocità di 12 metri al secondo. L'onda attraversa 22 seggiole al secondo, con circa 15 persone in piedi alla volta sola in lunghezza. Lo straordinario effetto si crea con una semplice regola, applicata a livello del singolo spettatore: quando il vicino si alza ci si deve alzare, quando si abbassa bisogna rimettersi seduti. Questo fenomeno è apparso per caso nel 1981, allo stadio di baseball Oakland Coliseum in California, ma guadagnò la sua diffusione planetaria durante i mondiali di calcio del 1986, in Messico. Non a caso, è denominata "la ola", ovvero "l'onda" in spagnolo.

Il concetto di organizzazione lasciata all'iniziativa del singolo è applicabile anche alle aziende. Le organizzazioni sono tali se hanno un obiettivo. L'obiettivo, infatti, permette di determinare il compito dell'azione comune e le attività che uniscono i diversi individui. Nelle organizzazioni tradizionali l'obiettivo è stabilito dai vertici, mentre le decisioni operative vengono veicolate verso il basso dell'organizzazione.

Nonostante organigrammi e disposizioni le aziende tendono a formare organizzazioni parallele. In natura, spesso, la gestione centralizzata non è necessaria. Molti animali si organizzano in autonomia senza nessuno in posizione di comando, come le formiche alla ricerca del cibo, o gli stormi di uccelli migratori in volo in formazione per tagliare il vento.

Le teorie organizzative si sono spesso focalizzate sul rapporto tra la struttura e il singolo. Oggi, si sta rivalutando il ruolo del singolo individuo e del suo rapporto con gli altri. Se la persona persegue obiettivi comuni, essa stessa può decidere la migliore azione in un certo contesto.

Questo tipo di organizzazione è indirizzabile, ma non controllabile. È necessario che gli obiettivi da perseguire siano conosciuti e condivisi tra tutti e che i rapporti tra le persone siano facilitati, per creare conoscenza e attivare azioni condivise.

La Teoria delle Reti permette di identificare le strutture informali delle organizzazioni e di prevederne l'evoluzione, ma anche di progettarle in funzione di nuovi obiettivi.




Tratto dal libro: TU SEI RETE di Davide Casaleggio

12 Gennaio 2009

White House
White House
   

Arriva Obama


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Mancano due settimane sole all'ingresso di Obama alla Casa Bianca, e intanto i dossier pieni di problemi si accumulano sulla scrivania di Bush, che ovviamente nemmeno li guarda più. Obama dovrà intervenire molto rapidamente per affrontare i capitoli più spinosi all'ordine del giorno, sia in campo politico che economico.

Il primo è quello della guerra di Gaza, ed è delicato non solo perché è un problema in sé, ma anche perché tutto il mondo vuole vedere come si orienterà il nuovo presidente: manterrà l'appoggio a Israele dato dall'amministrazione Bush, o cercherà di forzare una pace con i palestinesi malgrado l'evidente indisponibilità di Hamas e la latitanza del mondo arabo?

Il secondo nodo è quello dell'economia. In America la crisi avanza e l'intervento dello Stato è già molto sviluppato. Il salvataggio di banche, istituzioni finanziarie e imprese sta già costando e ormai si calcola che il deficit federale arrivi nel 2009 a 1000 miliardi di dollari. È una cifra colossale, che non potrà non condizionare le future decisioni di un neo-presidente che, nelle promesse elettorali, voleva aiutare i ceti più deboli, riformare il sistema previdenziale e quello sanitario. Ora i suoi margini di manovra sono ancora più ristretti e difficilmente potrà dare vita alle riforme, almeno finché l'economia non darà segni di ripresa, e ci vorrà del tempo.

La questione è che Obama ha sollevato in casa e all'estero (soprattutto all'estero) delle aspettative almeno in parte irrealistiche. Il fatto di essere un presidente di colore, giovane e innovativo ha indotto molti a ritenere che sarà un presidente vicino alle classi più svantaggiate, alle minoranze, ai paesi in via di sviluppo, alle istanze ambientaliste, ai pacifisti di vario colore.

Può essere che in qualche misura Obama possa essere tutto questo, ma va ricordato che è comunque il presidente degli Stati Uniti, la prima potenza mondiale, e che il suo primo e vero obiettivo rimane quello di tutti i suoi predecessori: l'interesse nazionale. Dal 20 gennaio in poi potremo verificare in concreto in quali direzioni si dirigerà l'uomo più potente del mondo.

7 Gennaio 2009

Minority Report - Un'inquietante futuro sulle modalità di utilizzo dei dati personali
   

Internet of Things


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

L' analisi del futuro di Internet porta a prevedere che nel prossimo decennio, uno degli ambiti di maggior sviluppo della Rete e delle tecnologie ad esse collegata riguarderà inevitabilmente l’Ubiquitous Internet. In sintesi la possibilità di accedere a servizi e informazioni tramite device di diverso genere, senza limiti di luogo e di tempo e nella modalità appropriata al contesto. Nel corso degli anni questo concetto è stato affrontato da numerosi studiosi e ricercatori, prendendo nomi differenti in base a caratterizzazioni specifiche da: ubiquitous computing a pervasive computing, da physical computing a everyware.

Ora nel momento in cui la tecnologia è realmente pronta a seguire le motivazioni sociali ed economiche sta prendendo piede il concetto di “Internet of things", cioè la creazione di un ambiente in cui è presente una costante interconnessione tra Internet ed oggetti fisici di uso quotidiano.

L'utilizzo delle tecnologie RFID (Radio Frequency IDentification) nella logistica e NFC (Near Field Communications) nei micropagamenti, sono oggi tra i primi esempi pratici delle opportunità offerte dall'Internet of Things.
Ma in un futuro non troppo lontano le applicazioni potranno spaziare in campi differenti. Si potrà ad esempio:

  • Utilizzare un telefono cellulare come una carta di credito, o come un pass oppure per ottenere automaticamente informazioni da Internet sui prodotti presenti in un negozio
  • Ottenere la diagnosi dei pazienti attraverso il monitoraggio in tempo reale di parametri vitali come la frequenza cardiaca, la respirazione e il tasso di pressione del sangue, attraverso sensori intelligenti indossati dal paziente senza interferire nelle attività quotidiane
  • Monitorare da remoto in maniera semplice informazioni come il traffico, meteo, inquinamento delle acque, ecc.
  • Far interagire gli oggetti di casa (tv, elettrodomestici, console, ecc.) con Internet e gestirli in maniera condivisa via web.
  • Utilizzare nuovi device per accedere a servizi Internet senza il Pc. E' previdibile il proliferarsi di nuovi strumenti interattivi come il Nabaztag, l'ormai famoso coniglio in grado di avvisare della ricezione delle email, di leggere i feed Rss o di riconoscere gli oggetti.

Se da un lato appare utopistico prevedere le sconfinate opportunità di business e le applicazioni di uso comune, dall’altro non potranno essere sottovalutate le implicazioni etiche e sociali. Ed in particolare due aspetti meriteranno grande attenzione: la privacy e la sicurezza.
L'idea di poter essere continuamente "osservati" da qualcuno pronto a conoscere i nostri gusti e le nostre abitudini è una prospettiva che ha già creato non pochi imbarazzi nello sviluppo dell'RFID. C'è infatti chi propone di boicottare le multinazionali che fanno uso di queste tecnologie.

In questo senso il ruolo assunto dalla Commissione Europea è quello di guidare e promuovere un approccio europeo coerente, di assicurare standard comuni ed una legislazione armonizzata. Infatti appare notevole l'impegno espresso dall'UE nella definizione di una policy condivisa che consenta di garantire i diritti fondamentali delle persone, la protezione dei dati personali e la tutela dei consumatori.

[Per approfondimenti: UE - Early Challenges regarding the “Internet of Things”]

5 Gennaio 2009

Robert Castaneda
Robert Castaneda
   

Wiki, un solo strumento per molte applicazioni


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

L'adozione dei wiki nelle organizzazioni è oggi trainata più dal successo di Wikipedia e di altre realtà simili che non dalla effettiva consapevolezza dei benefici a portata di click o dalla disponibilità di casi aziendali di successo.

Un wiki può essere usato in molti modi differenti, ma in particolare due sono le principali categorie di utilizzo: i wiki come ambienti di collaborazione e i wiki come intranet.
Innanzitutto un wiki è uno strumento di collaborazione che soddisfare le esigenze informative all'interno di team di progetto o di gruppi funzionali. Molte sono le situazioni in cui il valore aggiunto è facilmente misurabile:

  • supportare la collaborazione nei team o nei progetti
  • creare una knowledge base per uno specifico gruppo funzionale
  • creare un luogo per la creazione collaborativa di documentazione o di informazioni per il supporto tecnico
  • creare un ambiente per la condivisione di idee e lo sviluppo dei processi di innovazione

In tutti questi casi l'uso è confinato all'interno di gruppi definiti e con lo scopo è ben definito a priori. L'architettura dei contenuti può evolvere di pari passo con la crescita dei contenuti e con l'affinarsi delle esigenze informative.

Un esempio interessante in questa direzione è riportato da StepTwo  nel suo "Intranet Innovation 2008" pubblicato alcuni mesi orsono: Scottrade, società americana di brokeraggio online, ha costruito un wiki denominato Competitive Intelligence Analysis (CIA) per permettere alle persone di aggiornare direttamente una base dati sui nuovi prodotti, le promozioni ed altre attività dei propri competitor e non dover dipendere da una struttura centrale e da processi di diffusione delle informazioni sicuramente più lenti.

Il wiki ha cambiato il modo di comunicare all'interno di Scottrade e ha fornito all'agenzia un vantaggio competitivo importante. Altre organizzazioni impiegano il wiki come base per l'intranet aziendale. In questo caso il valore deriva da:

  • la pubblicazione è tecnicamente semplice
  • tutte le persone possono contribuire 
  • la struttura flessibile del wiki può essere adattata a esigenze diversificate e mutevoli
  • l'ambiente può crescere in maniera organica, adattandosi sia ad esigenze generali di tutta l'organizzazione che ad esigenze locali di specifici team.

L'uso del wiki è distribuito su tutta l'organizzazione e il wiki stesso agisce da content management system molto semplificato e nello stesso tempo molto efficace.

Agendo però da intranet aziendale, necessita delle modalità di governance tipiche di una intranet: in particolare l'intranet team con il compito di coordinare lo sviluppo organico dell'ambiente. L'architettura dei contenuti dovrà però essere progettata fin dall'inizio affinché la partecipazione delle persone alla crescita dei contenuti possa avvenire in modo coerente ad un disegno complessivo.

Gli esempi in questa direzione sono molteplici: dalla Janssen-Cilag alla Intrawest Placemaking, dal Britisch Council al National Geographic e a tante altre, la "soluzione wiki" appare sempre più un percorso sostenibile e dai risultati certi.

Tutti esempi che dimostrano come il wiki può diventare parte integrante dei processi aziendali, ovvero di come le persone operano, e di come questa integrazione incrementa il valore che esse portano all'impresa.