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23 Febbraio 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Obama, le aspettative e il tempo che passa


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Eletto con entusiasmo e con netta maggioranza nel novembre scorso, il neopresidente americano Barack Obama ha avuto anche consensi debordanti in Europa e in molte altre parti del mondo. È giovane, è nero, è carismatico, un presidente in apparenza molto diverso dall'immagine tradizionale del numero uno dell'Esecutivo degli Stati Uniti cui siamo stati abituati per decenni. Le aspettative nei suoi confronti sono, conseguentemente molto elevate: da lui ci si attende che in tempi brevi avvii a soluzione la crisi finanziaria, che faccia ripartire l'economia, che stimoli l'ottimismo e gli investimenti in Borsa, che faccia uscire l'America dall'Irak, che salvi l'ambiente, che imposti una nuova politica estera, più multilaterale del passato e magari anche abbastanza pacifista.
Lasciatemi dire che credo che queste aspettative siano in parte illusorie e in parte irrealizzabili. L'immagine di Obama nel mondo non corrisponde spesso alla realtà. Specie fuori dagli Usa, ma anche all'interno, su di lui sono stati proiettati dei desideri che hanno poco a che fare con i veri programmi che Obama si è dato. E anche quei programmi sono difficilmente realizzabili, per il semplice fatto che in campo economico ha meno risorse di quelle che occorrono, e in campo di politica estera non ci sono le condizioni per modificare le politiche dei suoi predecessori.
Il dato di fondo è che Obama ha poco tempo. È in carica dal 20 gennaio, ma già si legge sulla stampa mondiale che la "luna di miele" con gli elettori sarebbe già finita. I pacifisti sono contrariati perché l'uscita dall'Irak è stata rinviata; i verdi perché i programmi ambientali devono attendere; i sindacati sono delusi perché Obama non sarà protezionista; i repubblicani perché non avranno i loro tagli alle tasse; i democratici perché non scorgono ancora i programmi sociali e sanitari; gli europei sono scocciati perché le prime telefonate e visite ufficiali del neopresidente e dei suoi principali collaboratori non sono giunte all'Europa ma all'Asia e al Medio Oriente; e così cantando.
Obama non solo non può accontentare tutti, ma probabilmente non riuscirà a dare veri segnali di cambiamento nei prossimi mesi, a causa della scarsità di risorse, e così rischia di scontentare tutti. Il tempo è cruciale perché si sa bene come l'opinione pubblica sia volatile. Spero di sbagliarmi, ma tempo che il 2009 per Obama sarà un anno molto più difficile del previsto.

Commenti

Condivido l'analisi: la combinazione tra eccesso di aspettative e vincoli dovuti alla congiuntura impatterà fortemente sul 2009 di Obama.
A giocare a favore del neoeletto presidente è, però, il ciclo politico che negli USA, diversamente che in Italia, è di 4 anni (e non di alcuni mesi o, se va bene, di un paio d'anni).
Credo, quindi, che l'obiettivo a breve sia quello di limitare i danni, e di rimandare a tempi migliori la realizzazione dei grandi progetti.

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