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12 Marzo 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Crisi di fiducia


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Il Fondo monetario internazionale ha annunciato qualche giorno fa che l'economia mondiale è in una "grande recessione" e che nel 2009 questo comporterà una riduzione del Prodotto interno lordo globale dello 0,5%, se tutto va bene. Il che significa che nei fatti la contrazione potrebbe rivelarsi più forte: ad esempio, l'Europa già prevede che il Pil cali del 2,5% nell'anno in corso.
La faccenda è grave. Dalla fine della seconda guerra mondiale, ossia dal 1945, a oggi l'economia mondiale era sempre cresciuta, non si era cioè mai verificata una recessione che colpisse il mondo intero. La causa di tutto ciò, ormai lo sappiamo bene, è la crisi sistemica della finanza, innanzitutto quella americana ma, per ovvi motivi di globalizzazione dei mercati, ormai di tutti i paesi, avanzati o meno. La saldatura tra crisi finanziaria e crisi dell'economia reale si è progressivamente prodotta nell'ultima parte del 2008, a mano a mano che il credito si estingueva e il pessimismo si allargava. Si sono congelati i consumi e, a fronte di una domanda in calo, sono andate in crisi le aziende che hanno preso ad accumulare scorte e a fermare produzione e investimenti.
Il dato più sconcertante è che, almeno per ora, gli immensi afflussi di capitale iniettati dai Governi di tutti i paesi non hanno determinato alcuna reazione, e questo nonostante i tassi d'interesse siano ormai scesi sotto zero in termini reali. Indebitarsi, cioè, non costa quasi niente, però il credito è scarso, e va a finire che nessuno investe perché ancora non si capisce quando si toccherà il punto di svolta e si tornerà a crescere. Le borse di tutti i paesi, che si muovono tradizionalmente ben prima dell'economia reale, sono la testimonianza di questo stato di cose.
Il punto da capire è che non sono andati in tilt solo il sistema della finanza e quello della produzione, ma anche l'insieme di quel capitale di fiducia delle persone senza il quale nessuna economia di nessun paese può prosperare. E questo è un aspetto difficile, su cui intervenire è arduo. Se manovrare la leva fiscale e quella monetaria per rilanciare l'economia produrrà certamente degli effetti nei prossimi mesi, risvegliare la fiducia di chi ha perso il posto di lavoro o i risparmi di una vita può rivelarsi molto più problematico. In sostanza, la crisi globale finirà non appena si risolverà quella di fiducia. Ma quando questo avverrà è impossibile da prevedere.

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