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10 Giugno 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su Classlife
   

Free economy


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

I modelli di business tradizionali in Rete spesso non funzionano. Direi che è più il numero dei casi in cui non funzionano che quello in cui funzionano, così com'è successo, per esempio, con i supermercati on line negli ultimi anni pochi sono sopravvissuti, tra cui Esselunga; sono morti sostanzialmente come iniziative perché non trasferivano al cliente alcun vantaggio, ma anzi svantaggi come, per esempio, lo stock out, la mancanza di merci comprate realmente esistenti in magazzino, presso deposito, o anche la possibilità semplicemente di avere la data di scadenza visibile sul prodotto. 
Altro sarebbe stato se la vendita dei prodotti fosse stata associata a una diminuzione di prezzo e per esempio alla freschezza del prodotto. In Internet esiste un modello di business che è chiamato free che poi ha diverse declinazioni, questo modello è propugnato in particolare da Chris Anderson che è l'autore di The Long Tail (la coda lunga) un libro di grande successo legato alla vendita di prodotti on line, in particolare alle modalità con cui questo avviene. Quest'ultimo sostiene che esistono due tipi di economie: l'atoms economy, in cui il prezzo dei prodotti e dei servizi tende a aumentare nel tempo e la bit economy in cui invece prodotti e servizi tendono a diminuire come valore nel tempo. Quest'ultima è applicabile soltanto alla rete e la rete consente quindi una diminuzione del costo dei servizi e dei prodotti e questo va tenuto presente in ogni modello di free economy. 
Esistono 4 modelli free applicabili, in realtà già applicati, uno di questi è il "direct cross-subsidy" nel quale si regala qualcosa temporaneamente per poi averne eventualmente un beneficio successivamente, per esempio si dà un prodotto software per due o tre mesi e poi dopo due o tre mesi scatta l'acquisto se uno vuole continuare a utilizzarlo. 
Poi esiste il "freemium" dove un numero limitato di persone paganti in realtà paga il servizio complessivo, questo vale per quei servizi che sono a un livello iniziale gratuiti e poi a un livello superiore invece sono a pagamento; quindi tutte le persone che sono a pagamento in realtà finanziano anche i servizi per quelle che non lo sono, uno di questi è per esempio il sito Flickr in cui si possono impostare fotografie gratuitamente, però per accedere il servizio superiore bisogna pagare. 
Poi c'è la cosiddetta "gift economy" nella quale si riceve una donazione in cambio della propria attività che può essere un'attività di produzione musicale, produzione tessile o anche un'attività a scopo benefico.
Infine l'"advertising-supported" in cui l'informazione, qualunque sia l'informazione di cui si parla è pagata da pubblicità o da sponsorship.
Un'azienda per approcciare il modello freemium o free o altri di questo tipo, comunque basati sulla donazione iniziale di un servizio, di un prodotto, deve fare forti investimenti iniziali e deve costruire prodotti o servizi di eccellenza. Se non sono di eccellenza, i prodotti non portano a nessun risultato, perché il free si basa sul passaparola, quindi se un prodotto funziona diventa virale in rete, altrimenti non ha successo.
Ci sono molti riferimenti, in particolare due libri: uno che è "Free", sempre di Chris Anderson che parla della free economy applicata all'e-commerce, e un libro di grande successo intitolato "Here comes everybody" di Clay Shirky che parla dei social media e quindi delle aree di interazione in cui un qualunque prodotto o servizio viene valorizzato dagli utenti e da coloro che riescono a darne un giudizio oggettivo.

Commenti

Complimenti! Come al solito un articolo davvero interessante. Ottima l'idea del video.

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