La recessione economica picchia duro. Non siamo ancora fuori dalla crisi, né quella finanziaria innescata dalla questione dei subprime in America, né quella economica seguita alle turbolenze che hanno sconvolto il sistema finanziario e bancario mondiale. D'altra parte, la crisi attuale è stata non a caso definita come la peggiore del dopoguerra, se non addirittura la "più grave mai verificatasi nell'economia moderna" (così il vicepresidente del Fmi, John Lipsky).
È dunque chiaro che le difficoltà ci accompagneranno ancora a lungo, anche se quanto nessuno lo sa. Sappiamo con certezza che Europa, Stati Uniti e Giappone sono in forte recessione nel 2009, cominceranno a reagire nel 2010 con una crescita solo di poco superiore allo zero, e beneficeranno di una discreta ripresa solo nel 2011. I Paesi emergenti, specie la Cina, l'India e pochi altri, continueranno a crescere anche quest'anno e progressivamente di più in seguito, ma comunque con tassi di sviluppo molto inferiori al recente passato.
Se questo è il quadro inequivocabile, va comunque detto che la primavera 2009 ha portato degli spunti di inversione di tendenza. La voglia di ripresa c'è e si comincia a sentire un po' più di ottimismo. In alcuni settori la domanda ha mostrato qualche segno di rafforzamento, in qualche settore industriale la produzione ha smesso di crollare, e un po' ovunque si è fatto strada una nuova fiducia che le borse di tutto il mondo non hanno mancato di registrare. Si può ipotizzare che questo relativo miglioramento sia anche il prodotto dell'azione dei principali Governi, che stanno iniettando forte liquidità nel sistema, recuperando le situazioni più compromesse e operando tramite la leva fiscale e quella monetaria (ormai i tassi d'interesse sono al minimo storico). Un'azione probabilmente indispensabile, ma che in qualche caso fa sorgere il timore di un eccessivo ritorno dello Stato nel mercato.
Ciò che è certo è che, anche se una crisi così non l'avevamo mai vista, le imprese stanno combattendo per superare le difficoltà e presentarsi preparate al momento della ripresa. Non è uno slogan dire che persino questa profonda crisi può costituire un'opportunità se si opera in modo da coglierne, né che è in tempi come questi che occorre dare prova di coraggio e capacità di innovare per conquistare un migliore posizionamento competitivo per quando i mercati torneranno a muoversi.