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31 Luglio 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Enterprise 2.0: la mail resiste


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

"Considerare l'Enterprise 2.0 il futuro del business può essere ancora una esagerazione, ma non c'è dubbio che il vantaggio competitivo realizzato dai primi innovatori è solido e che ora finalmente ci stiamo muovendo verso un primo stadio di maturazione". Questa è la prima conclusione del rapporto "Collaboration and Enterprise 2.0" Industry Watch 2009 pubblicato di recente dall'AIIM.
Nelle 19 pagine del rapporto sono riportate molte evidenze, tra cui ad esempio che solo il 17% delle imprese intervistate ancora non sa di cosa si stia parlando, e che gli investimenti delle imprese in queste tecnologie aumenteranno nei prossimi 12 mesi. Insieme a questi segnali "positivi", ve ne sono altri un po' oscuri.
Il termine Enterprise 2.0 è riferito all'utilizzo di tecnologie Web 2.0: dentro le imprese, per favorire la collaborazione tra le persone, lo scambio e la condivisione delle informazioni; e fuori dalle imprese, per stabilire relazioni con il mercato basate sulla conversazione tra persone piuttosto che sulla comunicazione commerciale e marketing tradizionale. La spinta all'utilizzo di queste tecnologie, tra cui il blog, il bookmark sharing, l'RSS, il wiki, l'instant messaging dentro le imprese nasce innanzitutto dalla necessità/volontà di portare dentro le organizzazioni gli stessi benefici che le persone sperimentano tutti i giorni su internet e la stessa "esperienza d'uso" di semplicità, immediatezza e "gratificazione".
L'adozione è quindi legata alla gestione di processi interni all'organizzazione oppure alla vendita/promozione del marchio e dei prodotti sul mercato: in entrambi i casi, l'Enterprise 2.0 porta a un cambiamento nelle persone e nei processi organizzativi. Infatti, come accade su Flickr o Diigo, Facebook o LinkedIn, dove anche per un uso personale è opportuno adottare "tecniche" e "comportamenti" adeguati (e pur semplici), così l'uso di questi stessi strumenti in chiave "business" richiede che vengano definiti e adottati metodi coerenti allo strumento, alla community che vi ruota intorno e agli obiettivi che l'impresa si prefigge.
Il report dell'AIIM conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che il principale driver all'introduzione è il migliore utilizzo delle conoscenze condivise (circa il 60% dei rispondenti ha indicato questo fattore), seguito da una migliore collaborazione e dalla rapidità di comunicazione (circa il 50% dei rispondenti). Si conferma pure che il principale ostacolo è legato ancora a questioni culturali e di comprensione, seguite dal costo e dal ROI.
Interessante notare che la spinta maggiore all'adozione viene dagli utenti e, in seconda battuta, dai responsabili IT, mentre i manager di primo livello e il CEO sono i meno propensi a spingere per un cambiamento tecnologico e di processo. D'altro canto i maggiori utilizzatori sono ancora gli uomini IT, segno che l'uso di queste tecnologie è ancora"riservato" agli addetti ai lavori; ben distanziati (68% contro 22%) sono gli uomini del marketing e a seguire altre aree: formazione, supporto utenti, ricerca & sviluppo e, per ultime, le funzioni amministrative e legali.
Forse in questa chiave si può interpretare la seguente anomalia: nonostante i principali driver per l'adozione di strumenti E20 siano legati a processi di relazione tra le persone e nonostante il livello di adozione cresca, lo strumento per eccellenza di lavoro collaborativo sui documenti è ancora la mail!

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