Mario Bucchich ![]() | ||
Uno spettro in azienda | ||
| In America Obama vuole porre tetti ai bonus e stipendi dei manager. In Francia quelli che Bernard Henry-Levy ha chiamato i "nuovi sanculotti" hanno ripetutamente preso in ostaggio dei manager per protesta. Uno spettro si aggira per le aziende: quello di una contestazione del modo di gestire le imprese da parte di un management che, negli ultimi vent'anni, ha cambiato natura, assumendo un potere e una visibilità in precedenza sconosciute. Non si tratta certo di un'opposizione ideologica di stampo neomarxista, ma rappresenta quella che una volta si sarebbe definita come una "contraddizione in seno al capitalismo". La crisi finanziaria ha costituito solo un detonatore di tendenze già in atto, per le quali si è iniziato a mettere in discussione alcuni capisaldi realmente importanti e distintivi del modo di gestire le imprese e degli obiettivi connessi. Le domande che oggi molti si fanno si indirizzano sul che fare, una volta che si è verificato che la reputazione e l'immagine dei manager si è deteriorata a causa degli scandali del tipo Enron e Parmalat, e poi in modo più grave per la mala gestione delle maggiori istituzioni finanziarie mondiali. Ci si chiede come garantire meglio la professionalità e la affidabilità di persone che assumono poteri che possono diventare immensi (molte multinazionali hanno fatturati superiori al Pil di Paesi anche non piccoli, come la Danimarca) e quali percorsi formativi eventualmente introdurre. È saltata fuori l'idea dei codici di condotta, perché richiama una possibile formazione alla business ethics o alla CSR, ma non rappresenta per nessuno una panacea. Alcuni punti del dibattito si intrecciano con alcune spinte già in atto per riconsiderare modalità di gestione, filosofie gestionali e obiettivi di gestione. In primo luogo, si mette sempre più in discussione l'obiettivo della creazione, e/o massimizzazione, del valore per gli azionisti, il mantra che ha prevalso negli anni passati, e che oggi dà origine alle critiche al capitalismo senza regole. Oggi è contestato a favore di una visione degli obiettivi d'impresa più consapevole di responsabilità allargate, che comprendono non solo gli azionisti (shareholder) ma anche altri portatori d'interesse (stakeholder), come le comunità di riferimento, i clienti, i fornitori, i dipendenti dell'azienda; ma anche l'ambiente fisico e gli equilibri economici complessivi. Anche altri importanti pensatori contemporanei di management, come Michael Porter e Clayton Christensen, hanno di recente scritto sull'esigenza di inquadrare il rapporto tra l'impresa e la società in termini nuovi: Porter indicando la via che definita della "integrazione sociale dell'impresa" come superamento di una visione troppo ristretta della CSR; Christensen mettendo in evidenza l'importanza dell'innovazione sociale ed economica per rendere compatibili al grado più avanzato gli obiettivi spesso contrastanti delle imprese e della società. | |

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