Crisi o meno, era inevitabile che la crescita della spesa per i consumi rallentasse rispetto al tasso reale del 3-4% annuo che si registravano da molti anni. Gli Ottanta e Novanta sono stati gli anni del picco dei consumi per i figli del baby-boom, ora prossimi alla pensione, le cui spese spensierate sono state spesso finanziate da una montagna di debiti. Ora, a causa della recessione, quello che sarebbe stato un lento declino è diventato un brusco crollo. E ci si domanda se i consumatori cambieranno in modo permanente le proprie abitudini, anche quando la recessione sarà finita.
Secondo molti esperti, siamo di fronte a un vero e proprio cambiamento epocale di paradigma. Quattro i trend da tenere particolarmente presenti:
• Prepararsi a un rallentamento della crescita dei consumi globali sul lungo periodo. Le aziende che facevano affidamento su una crescita sostanziale del mercato, specialmente per i prodotti maturi, si trovano ora a lottare per mantenere la quota di mercato oppure a competere in categorie nuove.
• Prevedere un sostanziale incremento del consumerismo "verde". I consumatori sono sempre più attenti a due cose: il rapporto prezzo/qualità dei prodotti e dei servizi e l'impatto sull'ambiente dei processi produttivi e dei prodotti da usare. Le aziende che non capiscono questa nuova e sentita esigenza, si troveranno ben presto nei guai.
• Una vivace domanda dei consumatori anziani. Entro cinque anni oltre la metà della spesa al consumo nei Paesi avanzati proverrà da ultracinquantenni e la percentuale di anziani è in crescita sia in Europa, sia in America, sia in Giappone.
• Offrire proposte di qualità a prezzi contenuti. Se il bilancio di molte famiglie si è contratto questo non significa che si siano abbassate le aspirazioni. Gli studi dimostrano che nelle economie a crescita lenta i consumatori vogliono sempre fare la bella vita, anche se non se la possono più permettere.