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25 Settembre 2009

Innovation Labs hacked intelligent fridge
   

Gli oggetti diventano internet


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

L'elettronica di consumo, la domotica e tutte le industrie che producono oggetti stanno per attraversare una fase di cambiamento radicale: l'inserimento di internet in tutte le cose, l'internet of things.
Fino a qualche anno fa apparteneva alla futurologia parlare di frigoriferi che fanno la spesa on line e microonde che leggono ed eseguono ricette reperite su Internet. Oggi una serie di tecnologie come il Wifi, il 3G, il GPS, gli RSS, le API, l'RFID o simili e la capacità elaborativa riducibile in poco spazio permettono a qualunque oggetto di ricevere ed elaborare informazioni customizzate anche senza un collegamento fisico.
Il primo oggetto che è già stato rivoluzionato da questa nuova ondata è stato il cellulare (vedi "Il Futuro del Mobile Web"). Ma altri oggetti, gli internet things, stanno già iniziando a popolare il nostro mondo spesso veicolati dalle stesse società che vogliono utilizzarli per erogarci i propri servizi (vedi "Il Futuro dei Prodotti: diventare servizi on line").
Internet nei telefoni fissi fa diventare tutte le telefonate a costo locale, nei cellulari per poter navigare ovunque, nei frigoriferi per poter sapere cosa comprare alla prossima spesa o avere suggerimenti sulle ricette da fare con gli ingredienti disponibili.
Ogni oggetto internet non sarà solo collegato con informazioni in tempo reale che gli permetterà di funzionare meglio, ma potrà essere identificato e identificare gli altri non più con indirizzi URL, ma tramite l'URI permettendo alle cose di dialogare tra loro e creare valore interagendo.
Dallo user generated value si arriverà all'internet things generated value. Se oggi i dati degli antifurti satellitari possono dirci la situazione del traffico, cosa potranno dirci milioni di scarpe da ginnastica che parlano fra loro, o armadi che interagiscono con i pali della luce o migliaia di sensori che misurano lo stato dell'ambiente che ci circonda?
Oggi i primi esperimenti hanno spesso peccato di chiusura. L'errore più grande è creare un oggetto sperando di ingabbiarci una internet ridotta controllata interamente da una società. Le persone non potranno mai accontentarsi di un'internet recintata. Per questo motivo uno dei primi esperimenti di vero internet thing ha dovuto chiudere nei primi giorni di settembre: il Nabatztag. Tutte le informazioni che poteva erogare il coniglio erano limitate a quelle che erano autorizzate e integrate sui server della società creatrice Violet.
Per lo stesso motivo se Apple non aprirà le porte alle integrazioni open source o comunque non vincolate all'approvazione della casa madre sui suoi iPhone non reggerà la competizione di Android nei prossimi anni. Lo stesso dovrà fare Amazon con Kindle.

9 Settembre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Economia sommersa, economia criminale


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

In Sicilia c'è una piccola associazione di gente onesta e coraggiosa che si chiama "Oltre il pizzo", ed è composta da negozianti che, come dice il nome, si rifiutano di pagare il pizzo alla mafia. Ci vuole coraggio, nulla garantisce che la criminalità organizzata non gliela faccia pagare con un attentato al negozio, se va bene, o alle persone, se va male. La criminalità organizzata è potente e sadica, lo si sapeva anche prima di Gomorra. E i dati diffusi nei giorni scorsi dal ministero dell'Economia mostrano come le regioni del Sud già perfettamente note per la massiccia presenza di mafia, camorra e 'ndrangheta (Sicilia, Campania, Calabria e Puglia) svettano anche per evasione fiscale ed economia sommersa.
A livello nazionale l'economia sommersa è stimata attorno al 30% del Pil nazionale, ma c'è chi ritiene che il dato sia sottodimensionato e si sia più vicini al 40%. Il che significherebbe che quasi un'attività economica su tre è inquinata o posseduta da criminali ed evasori. I nuovi dati resi noti indicano che i consumi superano, nelle regioni citate, di gran lunga il reddito che viene prodotto, e non di poco. In Calabria la distanza fra spese e redditi tocca addirittura il 50%, in Sicilia sfiora il 40% e Campania e Puglia sono oltre il 30%. A confronto il 6% della Lombardia e il 13% del Piemonte contrastano come un pinguino al Polo. È ovvio che il gap fra consumi e reddito si spiega in primo luogo con l'evasione e l'economia sommersa.
Ovviamente, evitando facili qualunquismi, tutto ciò significa che la maggior parte della gente fatica e lavora onestamente, magari opponendosi con pesanti rischi personali al pagamento del pizzo, all'economia dei falsi, ai soprusi dei gruppi organizzati. Ma significa anche che i fenomeni di criminalità diffusa condizionano pesantemente sia la gestione di Stato e regioni, sia l'economia del Paese e l'attività di milioni di persone, impoverendo tutti quanti tranne coloro che ne beneficiano direttamente.
Un ulteriore corollario è dato dalla massiccia presenza di lavoratori ipersfruttati, sottopagati e senza alcuna garanzia di salario e protezione sociale. In prevalenza si tratta, al Sud, di immigrati che vivono clandestinamente e vendono la propria forza-lavoro per pochi euro al giorno. Anche questo fa parte delle basi dell'economia sommersa, che troppo spesso ci fa comodo dimenticare.