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30 Ottobre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

La triade che cambierà l'economia on line


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Tre fattori stanno cambiando l'economia on line. La discesa continua e veloce (-30% l'anno) di tre costi alla base di qualunque iniziativa in Rete sta per aprire mercati che oggi sono ancora anti economici.
Alcuni stanno adottando modelli di business in perdita per acquisire posizioni di mercato per quando il bilancio sarà profittevole. Un fenomeno che Kevin Kelly chiama "anticipare l'economicità".

I tre elementi che stanno determinando una rivoluzione nell'economia della Rete sono:


  1. Elaborazione. Rispettando da decenni una legge che sembra ormai di natura, la legge di Moore, il costo dei processori si dimezza ogni due anni a parità di capacità di elaborazione.

  2. Banda. Il costo di banda scende del 30% l'anno e il suo utilizzo nel mondo aumenta del 60% annuo.

  3. Memoria. Nel 1980 un giga costava 193mila dollari, oggi costa 7 centesimi e continua a scendere (basta vedere quanto variano in fretta i prezzi delle chiavette usb).

In passato questo modello è già stato adottato, non senza rischi:
"Nei primi anni Sessanta la Fairchild Semiconductor vendeva all'esercito uno dei primi transistor, chiamato 1211. Per produrre un transistor servivano 100 dollari; la Faichild voleva vendere il transistor alla RCA perché lo usasse nel nuovo sintetizzatore UHF per la televisione. All'epoca la RCA usava tubi catodici tradizionali, che costavano 1,05 dollari l'uno. [...] I fondatori della Fairchild sapevano che con l'aumento del volume di produzione il costo dei transistor sarebbe calato rapidamente. Quindi [...] misero in vendita il 1211 a 1,05 dollari già dall'inizio, prima ancora di scoprire come produrlo a così poco prezzo. "Vendevamo nel futuro". [...] Si accaparrarono il 90 percento del mercato. Due anni dopo raggiunsero i 50 centesimi ed il profitto." ('Gratis', Chris Anderson, ed. Rizzoli 2009)

Oggi molte società con capitali alle spalle stanno provando a seguire la stessa strategia. Ad esempio YouTube sta oggi perdendo tra i sol174 milioni di dollari ed i 470 milioni di dollari l'anno. La speranza di Google (proprietaria di YouTube) è di rientrare dall'investimento con la discesa repentina dei costi che dovrebbero pareggiare i ricavi nel 2011. La strategia dell'anticipare l'economicità è però molto rischiosa e molte società non hanno indovinato i tempi corretti o non hanno capitali sufficienti per resistere il periodo di discesa dei prezzi.

28 Ottobre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Library 2.0


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

In occidente le prime vere biblioteche furono create dai romani: si poteva accedere a dei luoghi in cui gli scritti erano riportati su pergamene, si potevano copiare queste pergamene e gli scritti erano normalmente prodotti in due lingue, il latino e il greco.
Da allora le librerie non sono cambiate di molto, sono cambiati i supporti, nel senso che al posto dei libri ci sono i Dvd e altre modalità di registrazione dell'informazione. Ma l'evoluzione in corso di Internet, che è stata ribattezzata alcuni anni fa Web 2.0, che è basata sull'intelligenza condivisa, sta ponendo le basi per una nuova concezione delle biblioteche e per la loro evoluzione. Questa è la base di un nuovo modello di biblioteca che è detta Library 2.0 o anche L2; L2 è basata sull'interazione continua tra lettori e biblioteche e la creazione di nuovi servizi degli utenti in funzione alle loro richieste. Una biblioteca quindi in continuo divenire, conformata ai desideri di consultazione e di chi accede all'informazione. Il termine L2 è stato usato per la prima volta nell'ottobre del 2005 da Michael Casey nel suo blog Library Crunch e durante Internet Librarian 2005, la prima conferenza sulle biblioteche in cui fu affrontato il tema di Web 2.0. Molte biblioteche hanno adottato uno standard che viene chiamato Opac, che sta per Online Public Access Catalogue, un catalogo elettronico on line del materiale disponibile nelle biblioteche. Il più grande database Opac del mondo si chiama OCLC WorldCat, una parola difficile che spiega semplicemente l'esistenza di un catalogo creato già nel 1971, nel quale sono disponibili informazioni sul contenuto di 60.000 librerie nel mondo di ben 90 Paesi. WorldCat indicizza un miliardo e 400.000 contenuti sia fisici che digitali in ben 360 lingue. L'accesso alle informazioni inizialmente è in formato carattere, con la diffusione di Internet ha adottato la più comoda interfaccia web. WorldCat consente di identificare con un codice univoco un contenuto, di visualizzare recensioni o di ricercare altre versioni dello stesso libro in diversi siti o in diversi formati. Dal 2003 è stato avviato il progetto pilota Open WorldCat per rendere disponibili in modo graduale i contenuti delle biblioteche a motori di ricerca come Google e Yahoo e alle librerie on line. Quest'integrazione consente di rintracciare una biblioteca che dispone di un particolare libro o di un particolare testo con la semplice frase "find in a library", seguita poi dall'oggetto che si vuole rintracciare. In futuro l'utente potrà quindi accedere a un testo presente in una qualunque biblioteca del mondo senza muoversi da casa sua, ci si potrà iscrivere a un catalogo mondiale e non solo alla biblioteca della propria città. I testi saranno consultabili in digitale e stampabili. Le biblioteche adotteranno nel tempo un linguaggio comune basato sul fatto di poter condividere le informazioni in tutto il mondo, in tutte le biblioteche. L'accesso di massa a una biblioteca universale produrrà quindi, come sempre avviene in rete, altra conoscenza basata sulle integrazioni di ciò che si acquisisce.
Gli studiosi o anche i semplici lettori potranno aggiungere commenti ai testi, modificarli, inserire approfondimenti e fare dei links in seguito disponibili a chiunque acceda allo stesso testo, utilizzando per esempio la tecnica del Wiki, ossia l'inserimento di conoscenza ipertestuale all'interno di testi già esistenti, come avviene già per Wikipedia, la più grande enciclopedia del mondo. La disponibilità di un libro in rete sarà quindi illimitata, in quanto digitalizzato, e la comparazione di versioni diverse di un testo sarà possibile e immediata. L'acquisizione di nuovi libri da parte del network delle biblioteche mondiali verrà comunicata in tempo reale a qualunque lettore, in funzione della sua area di ricerca o della sua area d'interesse. Quindi si può dire che le biblioteche si stanno evolvendo in una nuova biblioteca di Alessandria digitalizzata, accessibile in tutto il mondo da chiunque, in qualunque testo e in qualunque formato.

22 Ottobre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Il crowdsourcing


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

L'intelligenza collettiva è ormai parte dei modelli di business sia delle società emergenti che delle maggiori aziende di Fortune 500. Il fenomeno di cui parlo oggi si chiama Crowdsourcing, che è un neologismo che richiama il termine outsourcing: mentre in quest'ultimo caso ci si riferisce ad attività non legate al core business e esternalizzate dalle aziende al minor costo possibile, per Crowdsourcing s'intende un'attività legata al core business e la possibilità di acquisire nuove idee, oltre a suggerimenti e a critiche, sui propri servizi e prodotti da chiunque in rete, in cambio di un compenso, voglia contribuire.
A livello aziendale fenomeni simili al Crowdsourcing sono il Collettive Customers Commitment, anche chiamato CCC e il Mass Customization Collettive Customers Commitment, che tendono a integrare i clienti nell'innovazione del prodotto. Il termine Crowdsourcing è stato ideato da Jeff Howe su Wired nel giugno del 2006 ed è quindi relativamente recente, ma i suoi esempi di applicazione sono molto numerosi: il più interessante è la società Innocentive, che è stata fondata nel 2001 nel Massachussets per il mercato farmaceutico dal produttore Eli Lilly e mette in relazione dei ricercatori con le aziende del settore. Innocentive si è estesa a molti altri settori, oltre a quello iniziale e oggi dispone di 180.000 membri, tra cui molti scienziati. Il meccanismo è semplice: le organizzazioni espongono sul sito un particolare problema e valutano le soluzioni ricevute. Il costo aziendale d'iscrizione annua è di circa 100.000 dollari, oltre a un premio per ogni soluzione di successo per l'ideatore. Tra i 150 clienti di Innocentive vi sono società come Boeing, Dupont e Procter&Gamble. Ali Hussein di Innocentive ha dichiarato che viene introdotto un moltiplicatore alla ricerca e sviluppo, normalmente la percentuale di successo delle soluzioni proposte è del 12 /18%. Attraverso Innocentive la percentuale di successo sale al 35% e oltre. Per Karim Lakhani dell'Mit questo non rappresenta una sorpresa, in quanto il valore di reti come Innocentive è la diversità di background intellettuale dei partecipanti.
Oltre a Innocentive ci sono altri esempi di Crowdsourcing, come il Cambrian House per lo sviluppo di applicazioni software, oppure Amazon Mechanical Turk, un servizio di Amazon il cui nome deriva da un finto automa con un turbante, con all'interno una persona capace di battere i migliori scacchisti e poi altre due aziende vanno nominate, che sono High Stock Photo, che è un servizio di vendita di fotografie con decine di migliaia di fotografi amatoriali e Publish Inside Journalism della Minnesota Public Radio, che acquisisce conoscenza ed esperienze dirette dalle persone per trasmetterle. Insomma, il valore della conoscenza sta diventando fondamentale nello sviluppo delle aziende e della conoscenza in rete, chi può contribuisce. In futuro vi sarà una trasformazione degli attuali processi di customers service, il cliente non esprimerà più solo critiche o consigli, ma idee progettuali remunerate. La progettazione dei servizi e dei prodotti diventerà quindi frutto dell'intelligenza collettiva.

14 Ottobre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Il consumatore, questo sconosciuto


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Il consumatore, chi è costui? Così direbbe un perplesso Don Abbondio nel guardare oggi ai consumatori, alle loro scelte, alle loro nuove abitudini e ai comportamenti prevedibili, con un misto di disorientamento e di preoccupazione. Il fatto è che nel pieno della crisi i consumi sono crollati, e questo ovviamente non sorprende perché in media il reddito si è contratto. Quel che è ancora poco chiaro, nonostante le indagini, è però se la caduta dei consumi, e le profonde modificazioni nel mix, siano tendenze legate solo alla minore disponibilità di soldi e a una sana cautela in attesa di tempi migliori, o se le nuove tendenze siano qui per durare.
In Italia il 2009 si chiuderà con un calo dei consumi del 2,9%. Potrebbe sembrare poco, ma negli ultimi cinquant'anni non era assolutamente mai accaduto. Il fatto un po' sorprendente è che il calo si verifica a fronte di una diminuzione del Pil che sarà di oltre il 5% nell'anno. Questo significa che i consumi diminuiscono meno del prodotto complessivo del paese. Inoltre, secondo tutte le ricerche, dopo un periodo di quasi un anno, da metà 2008 in poi, sembra che i consumi abbiano fermato la caduta già dal giugno scorso e che siano attualmente in modesta ripresa.
Negli ultimi dodici mesi, comunque, i tre quarti dei consumatori hanno ridotto le spese al consumo in misura più o meno rilevante: 3 milioni di italiani hanno dovuto stringere la cinghia in modo molto rilevante, 19 milioni lo hanno fatto "abbastanza" e 13 milioni "almeno un po'". Se a ciò si aggiunge che il 44% delle famiglie ha ridotto la spesa alimentare, il 32% quelle dei trasporti e il 57% quelle di abbigliamento si ha un quadro abbastanza chiaro della situazione.
Ora c'è un accenno di ripresa, ma la situazione è cambiata. Sta nascendo un consumatore di tipo almeno in parte nuovo, la cui attenzione si è spostata. Il suo nuovo baricentro si chiama rapporto prezzo/qualità, ovvero value for money. Gli italiani hanno fatto fronte alla minore disponibilità di reddito rinviando le spese importanti (auto, case, elettrodomestici...) e diminuendo le spese voluttuarie (ristoranti, tempo libero...), ma hanno anche cominciato a tagliare le spese inutili (i consumi non necessari) e a fare acquisti con intelligenza crescente. E qui il mix comprende la spesa negli outlet, il ricorso alle promozioni, l'uso del web per informarsi e per comprare, la scelta delle meno costose private labels, gli acquisti associati e altro ancora (addirittura il baratto).
Le ricerche rilevano poi che l'atteggiamento dei consumatori verso le marche e verso le imprese produttrici è cambiato. È lo sviluppo di un trend che probabilmente è nato prima della crisi, ma ora si è molto rafforzato, e include innanzitutto un sentimento meno favorevole e fiducioso verso i brand e ciò che sta dietro, una minore fedeltà che talvolta trascolora nell'ostilità, e una ricerca affannosa di migliore qualità a prezzi decisamente più bassi.
Al fondo non ci sarebbe solo una ricerca di convenienza legata alla crisi, ma una vera modifica strutturale di comportamenti, in cui la semplicità, la frugalità, l'essenzialità e l'eticità si compongono in un nuovo trend che potrebbe durare a lungo nel tempo. In base a una ricerca che ha messo a confronto i comportamenti dei consumatori dopo le principali crisi (compresa quella degli anni Trenta), le difficoltà economiche possono innescare comportamenti parsimoniosi che possono diventare permanenti e durare addirittura per tutta la vita. È quello che sta succedendo?
È probabilmente troppo presto per dirlo, ma la risposta della maggioranza degli osservatori non va realmente in questa direzione. È presumibilmente giusto parlare di una nuova tendenza dei consumatori, verso una maggiore sobrietà, frugalità e modestia. Ma occorre fare attenzione a non estremizzare, come fa chi ad esempio parla di "neo-pauperismo".
La riduzione delle spese e la maggiore cautela sono elementi di fondo, ma la reazione dei consumatori si concentra non solo sullo spendere meno, ma soprattutto sullo "spendere meglio". La preferenza va a un'offerta che si rende disponibile a capire le nuove tendenze, come ad esempio quella low cost/high value di catene come Ikea o Zara, vettori come Ryanair o Easyjet, dettaglianti come Carpisa o Decathlon. I consumatori, che in media si aspettano anni di redditi non più crescenti e nella migliore delle ipotesi uno status quo, premiano la qualità a un prezzo contenuto. E questo, ritiene il sociologo, è dove si sta andando in tutti i paesi sviluppati, America compresa.

14 Ottobre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Lo sviluppo del mobile


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Il Mobile Internet è uno strumento molto diffuso, l'iPhone e i device mobili sono ormai un oggetto universale, che consente di comunicare e navigare e disporre di servizi digitali di ogni genere durante il corso della nostra giornata, quindi fotografare, comprare on line etc.
Un recente studio mobile Advertising and marketing, delivery channel analysis and global forecasting 2008/2015, stima che 70 milioni di persone accederanno alla rete attraverso il Mobile entro il 2009.
La Società Forrester Research valuta in 1/3 gli europei che si collegheranno in modalità Mobile a Internet nel 2014, il segnale di una crescita che sta cambiando Internet dalle fondamenta sono molto visibili l'accesso Mobile a Facebook, il social media più diffuso è triplicato negli ultimi mesi, inoltre secondo Nielsen la visione di filmati è aumentata del 70% nel 2009.
Lo sviluppo del Mobile è tale da aver costretto AT&T che supporta l'iPhone della Apple a posticipare l'introduzione di nuove funzionalità del Mobile come per esempio l'mms a causa dell'eccessivo traffico. Il settore che ha avuto i maggiori benefici dal mobile è fino adesso la pubblicità, il mobile infatti permette di profilare campagne sul singolo utente, di massimizzarne il ritorno, le campagne possono utilizzare informazioni personali e demografiche e di localizzazione del target di riferimento che ne aumentano di molto l'efficacia, è dimostrato da studi economici che la pubblicità del mobile ha ritorni superiori a quelli di ogni altro investimento pubblicitario.
Nei prossimi anni è prevista una forte accelerazione per arrivare a circa 13 miliardi di dollari nel 2013, in particolare in Asia, Europa e Stati Uniti, se la pubblicità sta ottenendo grossi risultati fin da ora e anche nel prossimo anno, la stessa cosa non si può dire per l'e-commerce, infatti l'e-commerce sta sviluppandosi con un ritardo, questo ritardo è dovuto prevalentemente a molte società retailer che rimangono in attesa di un'esplosione del mercato, anche se brand importanti hanno sviluppato una loro versione mobile per la vendita dei prodotti e servizi, come per esempio Amazon, Ralph Lauren, Sears quest'ultimo uno dei maggiori retailer americani con ricavi pari a 23,6 miliardi di dollari annui e 800 flowers che è la prima società d'invio di fiori nel mondo, quotata anche al Nasdaq.
I prodotti attualmente più acquistati con il mobile secondo la società Price Grabber in una recente rilevazione sono contenuti digitali, quindi musica, applicazioni e videoclip, elettronica di consumo, computer laptop, libri, vestiti e infine orologi e gioielleria. Un'analoga ricerca di eMarketer su cosa potrebbero comprare le persone se questo fosse reso disponibile, rovescia un po' questa classifica, infatti la prima in assoluto cosa che uno vorrebbe comprare con il mobile è la pizza, con il 59% degli intervistati, seguita dai biglietti per il cinema, eventi e al 40% prenotazioni di camere di albergo, musica e biglietti di viaggio, cose molto più simili alla quotidianità dell'uso del mobile, piuttosto che a un acquisto valutato come ad oggi è attraverso un lap top o attraverso un personal computer fisso.
Comunque il mobile commerce è frenato oggi dalla mancanza di offerta, ma non dalla potenziale domanda, nel 2008 infatti soltanto il 7% dei retailer on line, disponeva di una versione per il commercio elettronico mobile. In un recente sondaggio risulta che ancora il 74% dei potenziali acquirenti, ritiene rischioso comprare attraverso il mobile.
Il mobile commerce oltre a questi fattori è anche ritardato nel suo sviluppo dalla percezione d'insicurezza sulle transazioni di acquisto, la privacy e la mancanza di un'offerta reale in funzione della mobilità, in ogni caso pur con gli attuali ritardi, il futuro dell'e-commerce sarà prevalentemente mobile e chi investirà per primo avrà la possibilità di acquisire il mercato.

9 Ottobre 2009

   

Google SideWiki: tutto il Web diventa sociale


Tutti i post di Maurizio Benzi
 


Pochi giorni fa è stato lanciato Google SideWiki un add-on di Google Toolbar che consente agli utenti di aggiungere informazioni su qualsiasi pagina web. Ogni website e ogni pagina possono perciò ricevere apprezzamenti, critiche, suggerimenti o spam. Ognuno di questi commenti può essere votato (i migliori contributi vengono posti in evidenza), segnalato come abuso, o condiviso sui principali social network.

Se Facebook ha il forte limite di essere una comunità chiusa in se stessa (nonostante Facebook Connect), Google va esattamente nella direzione opposta: rendere il Web "writeable". Attraverso Side Wiki, tutti i website diventano sociali, a prescindere dalla volontà dei proprietari del sito che si sta visitando.

Il concetto di web-annotation non è certo nuovo e negli ultimi anni sono nati diversi servizi del genere (come Diigo, ShitfSpace o Stickis). Tuttavia l'impatto di Side Wiki in questo ambito, può essere molto più ampio per diverse ragioni:

  1. La massa critica. Nonostante non vi siano garanzie assolute, nessuno meglio di Google ha la possibilità di raggiungere un pubblico ampio e differenziato.
  2. La riduzione delle barriere all'ingresso. Attraverso il proprio profilo Google, l'interazione diventa immediata, senza username o password da ricordare.
  3. Il miglioramento continuo. Come in altri ambiti Google saprà trasformare le indicazioni e le critiche degli utenti in opportunità di miglioramento.

In questa importante iniziativa di Google ci sono sia aspetti positivi, evidenziati ad esempio da Jeremiah Owyang (Google's SideWiki Shifts Power To Consumers -Away From Corporate Websites) che aspetti negativi, ben descritti da Gab Goldenberg (Google SideWiki Extorts Google Network Participation) e da Jeff Jarvis (Google Sidewiki: Danger) che evidenzia l'importante cambiamento di direzione della società: "Google is trying to take interactivity away from the source and centralize it".

Le opportunità di miglioramento di Google Side Wiki, appaiono ampie, in particolare nel lato "wiki", inteso come la trasformazione di semplici commenti in un valore per l'utente. Tutto dipenderà da quanto Google crederà in questa idea. E perciò da quanto sarà profittabile.
Il rischio è che lo potrà essere a danno di qualcun'altro.

7 Ottobre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Il phishing


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Il fenomeno del cosiddetto phishing si sta diffondendo in rete mettendone a rischio la credibilità, il phishing è una tecnica utilizzata per ottenere l'accesso a informazioni personali e riservate con la finalità del furto d'identità, attraverso messaggi e interfacce fasulli creati per apparire autentici.
Il navigatore può essere quindi indotto a rivelare inconsapevolmente i suoi dati privati, per esempio il numero di conto corrente, la password, il numero di carta di credito.
Nella nostra posta elettronica riceviamo spesso messaggi attribuibili a una banca, talvolta proprio la nostra banca che chiedono di inserire dati o di cliccare un link, le istituzioni finanziarie sono infatti, com'è normale pensare, il principale obiettivo del phishing, quest'ultimo si attua attraverso 4 tecniche:


  1. il phishing mail, con l'invio di un'e-mail fraudolenta

  2. il phishing key logger, con l'acquisizione dei dati inseriti direttamente dalla tastiera

  3. il phishing redirector, con la ridirezione a un sito, spesso un clone del sito che volevamo consultare

  4. il pharming, che è la creazione di un falso sito che contiene copia delle pagine di un sito originale


Il phishing purtroppo è in forte crescita e sta evolvendo anche dal punto di vista delle tecniche di sottrazione d'identità, come riportato dal rapporto che viene pubblicato semestralmente, Security Trandes Report di Websense security labs, dallo studio emerge l'esistenza di vere e proprie società che producono e vendono software per le frodi on line con programmi di partnership, secondo Websense molti siti che appaiono simili all'originale per compiere delle frodi, sono sviluppati con dei software che consentono una costruzione di siti fraudolenti, il primo in assoluto è disponibile in un sito russo e consente anche ai neofiti di diffondere virus sottoforma di trojan horse, di catturare quindi l'inserimento dei dati dalla tastiera dell'utente e inserire del codice nel personal computer del navigatore e aprire una porta di accesso ai suoi dati, uno di questi è il web-attacker che ha un prezzo di poche centinaia di dollari e i siti infettati sono migliaia.
Un altro sito è Nuclear Grabber anch'esso russo, che consente di simulare completamente un sito bancario, il server che normalmente ospitano questi cloni si trovano in Asia.
Una situazione si sta diffondendo in particolare, dopo la concessione al sito desiderato e il riconoscimento dell'utente si è ridirezionati a una pagina con la stessa grafica del sito e vengono richiesti dati supplementari, quindi si ritorna al sito di provenienza, in questo modo la sottrazione di informazioni sensibili avviene senza che il navigatore se ne accorga, in pratica pensa sempre di essere sullo stesso sito di partenza.
Chi sviluppa toolkit di phishing purtroppo è spesso un esperto nel disegnare interfacce utente e il phishing sta anche iniziando ad attaccare i social network, sfruttando le numerose interconnessioni presenti, una tecnica per esempio è quella di inviare un link al web site attraverso una finestra di chat, il link conduce a una pagina identica al social network in questione che richiede il login.
I paesi più colpiti dal phishing sono Stati Uniti, Cina e Germania, brand con il maggior numero di attacchi sono Google, MySpace e Yahoo.

5 Ottobre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

La forza dei legami deboli nelle aziende


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Pensare ai social network oggi significa pensare a qualcosa di esterno all'azienda, qualcosa che non ha nulla a che vedere con un contesto organizzativo strutturato. Il successo di MySpace e soprattutto di Facebook è la principale causa di questa percezione: la "superficialità" dei legami creati su Facebook e la "leggerezza" dei contenuti condivisi tra le persone portano i manager, e in particolare i responsabili intranet, a rifuggire dall'idea di aprire le porte dell'intranet a questo tipo di applicazioni.
Anche LinkedIn , nella sua sobrietà, contribuisce a questa visione, con la sua reputazione di essere un buon sito dove costruire legami utili alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, piuttosto che un luogo dove costruire una rete di legami utili al lavoro attuale.
Percepire il valore di queste applicazioni quando utilizzate in azienda e integrate nell'intranet richiede visione e una certa esperienza. Eppure esse sono una delle maggiori risorse, ancora non sfruttate, per sostenere e rafforzare la principale ricchezza di un'azienda: le persone che vi lavorano. Le applicazioni di social networking hanno la capacità di ampliare la rete dei rapporti interni tra le persone, al di là dei gruppi di lavoro, delle sedi locali, delle funzioni, dei dipartimenti, delle famiglie professionali.
Lo scopo non è tanto "incrementare" il numero dei contatti, come accade su Facebook, ma entrare in contatto con le persone giuste, come invece può accadere su LinkedIn.
Ciascuno di noi tende a ripartire l'universo dei propri colleghi in quattro zone o cerchi concentrici:

  • le relazioni forti - i colleghi con i quali abbiamo frequenza di contatto molto alta
  • le relazioni deboli - i colleghi con i quali ci relazioniamo con minor frequenza, per lavoro o per semplice conoscenza
  • le relazioni potenziali - i colleghi con i quali non abbiamo contatti, ma con i quali sarebbe utile entrare in relazione
  • gli estranei - quelli che non conosciamo e che non ci è utile conoscere.
Secondo Andrew McAfee le aziende spendono notevoli risorse per rafforzare le relazioni forti; i gruppi di lavoro sono tipicamente luoghi di relazioni forti e rafforzarli significa mettere le persone nelle condizioni di "imparare" sempre dalle stesse persone. Mentre la novità, l'informazione nuova e inaspettata giunge dalle regioni e dai contesti relazionali meno frequentati. In questo i social network giocano un ruolo preziosissimo: favoriscono il consolidamento dei legami deboli e la creazione di nuovi legami, stimolano nuove opportunità per la circolazione delle idee e mettono le persone nelle condizioni di trovare soluzioni ai problemi quotidiani. Le applicazioni di social networking sono uno strumento per trasformare una grande azienda in un piccolo mondo: è il motivo per cui Serena Software (1000 dipendenti, 29 sedi in 14 paesi) usa da due anni un gruppo Facebook per i propri dipendenti incoraggiando la pratica di dedicare un'ora del venerdì al libero networking su Facebook.

1 Ottobre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Il libro elettronico


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Il libro elettronico non è un concetto recente, ma per molto tempo ogni tentativo di proporre un lettore di ebook sul mercato è sempre fallito, Kindle il lettore proposto da Amazon nel novembre 2007, ha segnato il punto di svolta, Kindle ha le dimensioni di un libro tascabile e due elementi di forza: 1) la possibilità di scaricare un libro in pochi minuti attraverso la rete che è gratuita, quindi compresa nel prezzo che è una rete creata da Amazon che si chiama Evdo detta anche Whispernet; 2) lo sterminato catalogo di titoli di Amazon.
Esistono oggi due versioni di Kindle in funzione della dimensione dello schermo, quella iniziale che è Kindle versione 1.2 ha la dimensione di un piccolo libro, mentre quella che attualmente è in commercio che si chiama Kindle Dx la sua ultima versione ha uno schermo di circa 24 centimetri e può memorizzare fino a 3.500 libri, ovunque ci si trovi oggi soltanto negli Stati Uniti si possono scaricare i libri in formato Kindle, oggi esistono 300 mila titoli gratuiti e non gratuiti disponibili su Amazon in questo formato, il prezzo dei libri non gratuiti è sempre inferiore al prezzo del libro cartaceo e è intorno al prezzo medio di 10 dollari. Amazon pubblica ogni mese circa 25 mila titoli in formato Kindle e quindi nel tempo quasi tutta la letteratura disponibile su Amazon sarà in questo formato. Con Kindle si può accedere anche a un giornale come il Washington Post o il New York Times e pagare mensilmente una quota che può variare dai 6 ai 15 dollari, per fruire di tutta l'informazione del giornale quotidianamente attraverso l'interfaccia ebook di Amazon.
Il prezzo della versione base è di 259 dollari e è scesa di circa 100 dollari in un anno, quindi si prevede che i prezzi per questo ebook scenderanno nel tempo.
L'ultimo ebook, quello di dimensione maggiore, il Dx costa 489 dollari, purtroppo per entrambi non c'è una fruizione ancora possibile in Europa, ma solo negli Stati Uniti per motivi di accordi con le società di telefonia e quindi con la possibilità di scaricare i libri ovunque ci si trovi. Kindle può memorizzare fino a 3500 titoli, di questi 3500 chiunque può fare ciò che vuole, quindi evidenziare i contenuti, sottolinearli, fare degli scarabocchi, così come si fanno sui libri quando noi vogliamo integrare dei contenuti e poi mantenerli nel tempo. Amazon ipotizza ricavi tra i 400 milioni di dollari e i 750 milioni di dollari entro il 2010, quindi questo business potrebbe diventare un business non soltanto importante, ma prevalente nell'arco di alcuni anni.
Oggi i dati forniti da Amazon dicono che nel 2008 i testi venduti nel formato Kindle sono stati circa il 12% dei libri venduti complessivamente da Amazon, l'ultima novità relativa a Kindle è l'accordo fatto per l'Iphone, per cui chi comprerà dei libri attraverso Amazon, potrà fruirne anche attraverso il comune Iphone che è sempre più diffuso.