In occidente le prime vere biblioteche furono create dai romani: si poteva accedere a dei luoghi in cui gli scritti erano riportati su pergamene, si potevano copiare queste pergamene e gli scritti erano normalmente prodotti in due lingue, il latino e il greco.
Da allora le librerie non sono cambiate di molto, sono cambiati i supporti, nel senso che al posto dei libri ci sono i Dvd e altre modalità di registrazione dell'informazione. Ma l'evoluzione in corso di Internet, che è stata ribattezzata alcuni anni fa Web 2.0, che è basata sull'intelligenza condivisa, sta ponendo le basi per una nuova concezione delle biblioteche e per la loro evoluzione. Questa è la base di un nuovo modello di biblioteca che è detta Library 2.0 o anche L2; L2 è basata sull'interazione continua tra lettori e biblioteche e la creazione di nuovi servizi degli utenti in funzione alle loro richieste. Una biblioteca quindi in continuo divenire, conformata ai desideri di consultazione e di chi accede all'informazione. Il termine L2 è stato usato per la prima volta nell'ottobre del 2005 da Michael Casey nel suo blog Library Crunch e durante Internet Librarian 2005, la prima conferenza sulle biblioteche in cui fu affrontato il tema di Web 2.0. Molte biblioteche hanno adottato uno standard che viene chiamato Opac, che sta per Online Public Access Catalogue, un catalogo elettronico on line del materiale disponibile nelle biblioteche. Il più grande database Opac del mondo si chiama OCLC WorldCat, una parola difficile che spiega semplicemente l'esistenza di un catalogo creato già nel 1971, nel quale sono disponibili informazioni sul contenuto di 60.000 librerie nel mondo di ben 90 Paesi. WorldCat indicizza un miliardo e 400.000 contenuti sia fisici che digitali in ben 360 lingue. L'accesso alle informazioni inizialmente è in formato carattere, con la diffusione di Internet ha adottato la più comoda interfaccia web. WorldCat consente di identificare con un codice univoco un contenuto, di visualizzare recensioni o di ricercare altre versioni dello stesso libro in diversi siti o in diversi formati. Dal 2003 è stato avviato il progetto pilota Open WorldCat per rendere disponibili in modo graduale i contenuti delle biblioteche a motori di ricerca come Google e Yahoo e alle librerie on line. Quest'integrazione consente di rintracciare una biblioteca che dispone di un particolare libro o di un particolare testo con la semplice frase "find in a library", seguita poi dall'oggetto che si vuole rintracciare. In futuro l'utente potrà quindi accedere a un testo presente in una qualunque biblioteca del mondo senza muoversi da casa sua, ci si potrà iscrivere a un catalogo mondiale e non solo alla biblioteca della propria città. I testi saranno consultabili in digitale e stampabili. Le biblioteche adotteranno nel tempo un linguaggio comune basato sul fatto di poter condividere le informazioni in tutto il mondo, in tutte le biblioteche. L'accesso di massa a una biblioteca universale produrrà quindi, come sempre avviene in rete, altra conoscenza basata sulle integrazioni di ciò che si acquisisce.
Gli studiosi o anche i semplici lettori potranno aggiungere commenti ai testi, modificarli, inserire approfondimenti e fare dei links in seguito disponibili a chiunque acceda allo stesso testo, utilizzando per esempio la tecnica del Wiki, ossia l'inserimento di conoscenza ipertestuale all'interno di testi già esistenti, come avviene già per Wikipedia, la più grande enciclopedia del mondo. La disponibilità di un libro in rete sarà quindi illimitata, in quanto digitalizzato, e la comparazione di versioni diverse di un testo sarà possibile e immediata. L'acquisizione di nuovi libri da parte del network delle biblioteche mondiali verrà comunicata in tempo reale a qualunque lettore, in funzione della sua area di ricerca o della sua area d'interesse. Quindi si può dire che le biblioteche si stanno evolvendo in una nuova biblioteca di Alessandria digitalizzata, accessibile in tutto il mondo da chiunque, in qualunque testo e in qualunque formato.