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27 Novembre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

La musica on line


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La musica on line ha avuto una svolta negli ultimi due anni: si affermata Apple con iTunes e il mercato della musica oggi è completamente sbilanciato verso il digitale, verso il download dalla rete. I numeri del 2009, secondo la ricerca di Music Watch della società NPD Group, attestano per iTunes il 25% del mercato musicale degli Stati Uniti, in cui vengono considerati sia i CD e sia la musica digitale, quindi i brani scaricati da Internet. Segue Wall Mart, con solo il 14% e la catena Best Buy. Questo risultato è stato raggiunto da Apple in soltanto sei anni.
Se si valuta invece, rispetto alla musica, soltanto il mercato digitale e non quello fisico, Apple domina in modo incontrastato: infatti il valore attribuito alla Apple è il 69% del mercato, seconda è Amazon Mp3, con solo l'8% delle vendite. Oggi il CD è ancora il supporto preferito in assoluto per l'acquisto di musica, però è già previsto che nel 2010 ci sarà un pareggio, dal punto di vista complessivo, con la vendita di musica digitale. Il trend degli ultimi anni è di un aumento del 15-20% della musica digitale e, contemporaneamente, una diminuzione del 15-20% della musica registrata su CD, per cui il CD potrebbe scomparire nell'arco di quattro o cinque anni, o forse anche prima. Il mercato a questo punto non è più quello dei grandi stores, quello di Wall Mart o di Best Buy, ma diventa la rete stessa e, nella rete, il mercato preferito e più indicato per la vendita di brani musicali sono i social network o i social media in generale. Il social network MySpace ha creato MySpace Music nel 2008, attraverso un'alleanza commerciale con Vivendi, con Warner Music Group e Sony, tre tra le più importanti etichette musicali. MySpace, come anche Facebook, ha centinaia di milioni di utenti e, di questi, circa un terzo ascolta musica all'interno del sito. Quindi è un mercato potenziale che le case musicali vogliono acquisire, anche in funzione difensiva nei confronti di Apple e di Amazon. MySpace consentirà e consente ai suoi utenti di accedere al catalogo delle majors discografiche, di ascoltare alcuni brani gratuitamente e invece di acquistarne altri. L'accordo del 2008 prevede che la musica sia venduta da MySpace non più in modalità DRM, e quindi in Digital Rights Management. Digital Rights Management regola l'accesso a programmi o file multimediali e, in pratica, limita l'accesso a un singolo modo di acquisizione, quindi a un singolo supporto. La musica non è libera, ma può essere acquisita soltanto attraverso un supporto che, di solito, viene prodotto direttamente da chi fornisce la musica stessa: questa misura non è più presente nell'area messa a disposizione di MySpace e sta lentamente declinando, il DRM infatti è sempre stato vissuto come una camicia di forza dagli utenti, che vogliono poter accedere liberamente a qualunque tipo di prodotto in rete, una volta acquistato e DRM è anche un limite oggettivo all'espansione del mercato in rete, come è stato compreso a suo tempo dalla Apple, da Sony e dalla stessa Napster, che lo eliminarono.
Nella musica sta emergendo il fenomeno del prezzo libero, è il cliente che decide quanto vuole spendere: il sito Sella Band permette agli artisti di finanziare attraverso donazioni pubbliche un progetto musicale, con il raggiungimento di 50.000 dollari questo sito rende disponibile la registrazione del brano e quindi dei pezzi musicali gratuitamente on line. Altri siti come Fundable offrono la possibilità di raccolta di fondi per la creazione di opere musicali: se le somme che vengono raccolte non sono sufficienti le donazioni vengono restituite. Questi esempi introducono due fattori propri della rete: la diffusione del brand e della visibilità personale, insieme alla vendita diretta dell'artista delle sue opere. Sono due variabili che potrebbero creare e stanno creando un nuovo mercato della musica in alternativa a quello delle majors.

25 Novembre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Clima di disaccordo


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Il clima è sfavorevole. Inutile farsi illusioni. Chi sperava che, in occasione del tanto annunciato vertice sul cambiamento climatico di Copenhagen che inizierà il 7 dicembre, si potesse arrivare a degli impegni legislativi vincolanti su scala planetaria per l'adozione di misure serie ed efficaci per la riduzione della CO2 deve ormai rassegnarsi. L'accordo a Copenhagen non ci sarà perché al massimo si arriverà a un accordo di massima per concludere un accordo in un secondo tempo da stabilirsi. Insomma, aria fresca, per così dire.
La delusione per tutti coloro che del cambiamento climatico si preoccupano è venuta il 15 novembre nel corso del meeting dei Paesi Apec (ossia i Paesi asiatici e del Pacifico). Con il beneplacito degli americani e della Cina, la bocciatura è giunta secca e inappellabile, nonostante i tentativi in extremis di alcuni Paesi europei e del rappresentante Onu per il clima, Yves de Boer.
Al di là delle deprecazioni, però, occorre capire se si tratta di un affondamento del progetto oppure solo di un rinvio. La figura centrale per capirlo è Barack Obama, che nella sua campagna elettorale ha fatto della lotta all'inquinamento e all'effetto serra uno dei suoi capisaldi. E oggi non è chiaro se Obama vuole, o semplicemente può, portare avanti le promesse.
In questo momento è la realpolitik a dominare il campo. Il presidente americano deve ottenere l'approvazione del Senato alla riforma sanitaria già appena approvata dalla Camera. Poiché i costi della riforma si presentano astronomici, c'è chi dubita che, dopo di essa, Obama possa chiedere al Congresso e ai suoi concittadini di impegnarsi anche in un costoso programma di riconversione energetica e industriale ai fini della lotta al cambiamento climatico.
Per cui Obama sembra avere adottato la tattica di Fabio Massimo "temporeggiatore", che è la tattica del rinvio. Prima o poi qualcosa di serio e di globalmente vincolante per ridurre le emissioni di carbonio la si dovrà fare. Ma, a parte che l'impostazione ufficiale americana è tuttora quella che privilegia l'innovazione tecnologica piuttosto che i grandi accordi internazionali (come il Protocollo di Kyoto), l'idea è che quanto più tardi si arriverà a un impegno sottoscritto tanto meglio sarà.
Questo approccio non dispiace certo alla Cina, che sta diventando il primo inquinatore del mondo, anche se gli americani inquinano di più - molto di più - su una base pro-capite. E, si sa, in termini di realpolitik i cinesi, ancora oggi, non li batte nessuno.

20 Novembre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

I social network


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Il social network, o rete sociale, è formato da un insieme di attori e dalle relazioni che li collegano. L'analisi delle reti sociali, detta social network analysis, o Sna, non si limita soltanto ai social network più popolari, come Facebook o Linkedln, ma trova un'applicazione in campi molto diversi: dall'economia all'organizzazione aziendale, allo studio degli ecosistemi e allo stesso Internet. L'idea di mappare i collegamenti tra le persone in funzione delle informazioni che queste persone si scambiano è detta anche sociogramma ed è attribuita a uno studioso, a uno psicologo americano, Moreno. Ogni organizzazione può essere quindi considerata una rete, in quanto costituita da nodi, connessioni e strutture: i nodi, in questo caso, nelle organizzazioni sono le persone, i gruppi funzionali e le unità di business; le connessioni sono i flussi informativi, i processi decisionali e le dipendenze gerarchiche. Le strutture, a loro volta, possono essere gerarchiche, matriciali e autorganizzative. La comunicazione, e quindi la natura del messaggio all'interno delle organizzazioni, può avere diverse valenze: può essere sia informativa, per la conoscenza aziendale e sia funzionale, legata ai processi operativi e infine formativa, per le conoscenze professionali legate all'organizzazione o all'attività dell'azienda verso l'esterno. Gli organigrammi di solito non tengono conto delle reti relazionali di cui si compone l'organizzazione e disegnano delle realtà che, nella maggior parte dei casi, sono inesistenti e quindi sono vere soltanto sulla carta. Le analisi compiute sulle reti aziendali hanno dimostrato l'esistenza di gerarchie informali su cui si basa il reale funzionamento delle organizzazioni, conseguentemente la Sna, il social network analysis, è uno strumento per avere una vista reale del comportamento dei flussi, delle relazioni e dell'importanza che le persone hanno all'interno della propria azienda. L'Sna identifica tutte le caratteristiche tipiche di un'organizzazione: di queste ne posso citare tre, che sono abbastanza semplici anche da spiegare e che sono l'hub, il bottlenecks, quindi i colli di bottiglia e il diametro di un'organizzazione. Gli hub sono nodi, quindi persone, che sono in grado di ritrasmettere il messaggio ricevuto all'interno dell'organizzazione: queste persone hanno la capacità di trasmettere in modo molto diffuso un messaggio. La mancanza di hub si trasforma in un'incapacità di veicolare il messaggio all'interno di una struttura e di un'organizzazione. I bottlenecks, i colli di bottiglia, invece sono quelle persone che, all'interno di un'organizzazione, ricevono un numero molto elevato di messaggi che non riescono a gestire, che non riescono a smaltire. Queste persone sono dei veri e propri colli di bottiglia e impediscono il fluire del messaggio all'interno dell'organizzazione.
Infine un altro concetto legato all'Sna è il diametro: il numero di passaggi necessario per trasmettere all'interno dell'organizzazione un messaggio da una persona all'altra; supponiamo che un amministratore delegato voglia trasmettere alla base operativa un messaggio e che questo messaggio, prima che sia raggiunta l'ultima persona all'interno di un'organizzazione in termini gerarchici, debba fare sei, sette o otto passaggi. E' chiaro che questo è inaccettabile, perché aumentando il numero di passaggi diminuisce l'efficienza dell'attuazione dell'informazione trasmessa.
La trasmissione della conoscenza avviene - e questo è un altro dato - quasi sempre attraverso un contatto diretto: infatti una ricerca che può essere un contatto diretto anche attraverso Skype o attraverso un'e-mail, o attraverso un sms o attraverso un forum, non necessariamente di persona; una ricerca del Mit ha dimostrato che ingegneri, tecnici e scienziati preferiscono cinque volte più spesso contattare un collega che cercare l'informazione in un sistema informativo, si fidano di più dell'informazione del collega. Le organizzazioni dovrebbero quindi tenerne conto e investire di più nell'analisi delle reti aziendali, piuttosto che in tecnologie molto costose e in database spesso sottoutilizzati. Le reti sono una componente essenziale di ogni organizzazione, di solito sconosciute a chi gestisce l'organizzazione stessa e sono responsabili dell'efficienza dei processi, della diffusione della conoscenza e della velocità di reazione dell'organizzazione verso l'esterno. In futuro si potranno disegnare - e anche attualmente, in realtà - reti sociali per determinare l'efficienza e la velocità di reazione di ogni organizzazione e, a livello di top manager, la relazione con l'impresa potrà diventare una priorità per i manager con una propria capacità di relazione, chiamata spesso personal connectivity, con un forte sviluppo che potrà avvenire attraverso i personal blogs e i corporate blogs all'interno dell'organizzazione stessa.

17 Novembre 2009

Augmented reality di Lego
   

Augmented Reality 2.0


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Immaginate lo stupore delle persone che entrando in un negozio di giocattoli, hanno potuto vedere i contenuti di una confezione di Lego già montati ed in movimento, semplicemente ponendoli di fronte ad uno schermo.
Si tratta di nuove applicazioni riferite ad un concetto tutt'altro che recente e anzi, che ha ormai quasi 20 anni: l' "augmented reality". Questa "realtà allargata" consiste nel sovrapporre alla realtà percepita in un certo momento, una realtà digitale. In questo modo si "aumenta" la percezione mixando al mondo reale oggetti virtuali creati da un computer.
Se negli anni '90 questo si pensava fosse possibile attraverso i caschi virtuali come per "Il Tagliaerbe", oggi gli strumenti che consentono di farlo sono molteplici: non solo i chioschi come quelli della Lego, ma anche i cellulari di ultima generazione come l'iPhone.

  Layar Reality Browser
Si possono creare, esplorare e condividere le informazioni in un modo nuovo, basato sulla Rete ed in funzione del contesto in cui ci si trova. Un concetto che sta trovando applicazioni in campi differenti. Come iLiving che consente di aggiungere virtualmente oggetti di arredamento alle fotografie di stanze vuote, oppure Wikitude che consente di trasformare il proprio iPhone in un visore che aggiunge informazioni al luogo che si sta visitando.

Attraverso la fusione tra Mobile, Ubiquitous Internet e User Generated Content, sono state create applicazioni come Gowalla, Layar e Junaio che consentono di utilizzare il proprio iPhone come uno strumento capace di estendere il Web al mondo reale.
Il futuro di Internet non potrà non passare per questa strada.

 

11 Novembre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Internet trends 2009


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La Società Morgan Stanley ha appena pubblicato un rapporto sugli Internet Trends del 2009 /2010. Il rapporto è stato presentato da Mary Meeker alla conferenza mondiale di Web 2.0, al Web 2.0 summit a San Francisco la scorsa settimana. Il primo dato in assoluto è la crescita percentuale dell'information technology che raggiunge, nelle prime 500 società per capitalizzazione, il 19% complessivo. Quindi, pur regredendo in funzione della crisi che ha colpito tutto il mercato, percentualmente, rispetto agli altri settori, cresce e supera anche il mercato finanziario.
Per Internet le previsioni sono di un boom mai riscontrato prima nel prossimo 2010, legato alla diffusione del mobile Internet: infatti, la diffusione dell'iPhone di Apple e di Android di Google sarà tale da porre problemi per la crescita della banda disponibile per gestire l'aumento di traffico. E' in corso un cambiamento radicale di Internet, come ha anche riportato Matthew Honan di Wired, che dice: " milioni di persone, in ogni momento della loro vita, possono collegarsi alla rete e condividere le informazioni e collegarsi con le basi di dati on line, sapere chi e che cosa si trova vicino. Tutto cambia, ogni nostra possibile azione, quando la localizzazione della nostra posizione si integra con il Web". Gli utenti on line, con l'avvento del mobile, cambiano anche i loro comportamenti e il loro modo di navigare: infatti oggi chi usa il mobile trascorre la maggior parte del tempo su Facebook, che è il primo in assoluto e su YouTube, a discapito dei motori di ricerca come Google. Una tendenza che premia quindi i social media e i contenuti multimediali.
Nell'ultimo anno Facebook è cresciuto del 153% con 390 milioni di utenti, YouTube del 35% con 445 milioni di utenti e l'esplosione maggiore l'ha avuta il servizio di microblogging Twitter, che consente di ricevere messaggi in tempo reale con più 1.171% e 55 milioni di utenti. In Gran Bretagna in un solo anno i portali delle società telefoniche sul mobile sono passati dal primo posto con il 57% degli accessi, al decimo posto con il 22%, a favore di servizi come Webmail e Google, di social media come Facebook e di contenuti informativi come la BBC. In Giappone i comportamenti di Internet di solito vengono anticipati, rispetto al resto del mondo: per questo il Giappone viene valutato con molta attenzione da parte di analisti. In particolare, il mobile Internet in Giappone è diffusissimo e gli accessi ai social media come Facebook si stanno trasferendo in massa dai desktop al mobile, che già oggi rappresenta il 65% complessivo degli accessi. I servizi abilitati dalle tecnologie di terza generazione, o 3G, quindi sia voce che dati, hanno oggi in Giappone una copertura del 91% ed è previsto che raggiungano il 100% in pochi anni, quindi nel 2014. Un segnale più che evidente che il mobile rappresenta la nuova frontiera di Internet e l'esplosione del traffico mobile di AT&T ne è una conferma: infatti la prima compagnia telefonica del mondo è cresciuta, negli ultimi tre anni, del 4.932% sul mobile. Se le società leaders dell'era del desktop Internet sono state società come Google, Amazon, E-Bay e Yahoo, le società che ne prenderanno il posto nel mobile non sono ancora definite: una cosa però è certa, che chi sostituirà queste società o le affiancherà nel mobile avrà una dimensione di fatturato e di presenza estremamente superiore.

6 Novembre 2009

Socialcast - Interfaccia utente
Socialcast - Interfaccia utente
   

Enterprise Collaboration secondo Socialcast


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Knowledge is Social. Questo payoff introduce molto bene Socialcast, uno strumento di Enterprise Microblogging.
Come ho scritto nel post La forza dei legami deboli nelle aziende: "i social network [...] favoriscono il consolidamento dei legami deboli e la creazione di nuovi legami, stimolano nuove opportunità per la circolazione delle idee e mettono le persone nelle condizioni di trovare soluzioni ai problemi quotidiani".
Su questa visione Timothy Young e il suo team hanno realizzato Socialcast: un'applicazione all'apparenza molto efficace per estrarre conoscenza dalle informazioni che dipendenti e collaboratori si scambiano bloggando.
Il microblogging è una delle componenti funzionali di base dei software di social networking. Permette alle persone di aggiornarsi in modo informale e rapido su vicende private e su questioni lavorative. Se usato in modo estensivo su un'intera organizzazione, può diventare un canale di comunicazione orizzontale molto più efficace della mail e dell'instant messaging. E soprattutto consente di trattenere conoscenze che altrimenti andrebbero disperse.
Socialcast consente di:


  1. condividere informazioni - idee, domande, risposte, aggiornamenti di stato, link, commenti e file con tutti o solo con gruppi ristretti di contatti

  2. organizzare i contatti - per team, funzioni, dipartimenti, sedi, gruppi privati e gruppi pubblici

  3. integrare la posta - ricevere aggiornamenti e alert, inviare nuovi messaggi

  4. tracciare gli argomenti in tempo reale - creare flussi di aggiornamenti per argomento, persona, competitor, cliente...

  5. conoscere i propri colleghi - attraverso informazioni di contatto, foto, profilo personale, esperienze e competenze descritte.

L'interfaccia utente, simile ad altre già viste, è comunque molto gradevole, semplice e intuitiva.
Socialcast non è un software in grado di supportare il lavoro collaborativo all'interno di gruppi di lavoro, né pretende di esserlo.
Il suo punto di forza è la componente di Social Business Intelligence: una suite di strumenti che consente di analizzarne l'uso in termini di utenti attivi, connessioni create, volumi e tipi di informazioni condivise, trend di crescita nell'utilizzo e nella partecipazione. Ad esempio, è possibile conoscere il trend delle conversazioni per giorno di calendario, alla ricerca di quelle che hanno attirato una quota rilevante di traffico; oppure analizzare i trend di adozione all'interno di un gruppo specifico o di una funzione organizzativa.
Una prima sperimentazione, con un gruppo molto limitato di persone, evidenzia molti pregi e qualche "incertezza". Di sicuro l'uso in un contesto più ampio potrebbe far apprezzare meglio le caratteristiche funzionali, come pure rivelare punti di attenzione che potrebbero ostacolarne l'adozione a livello Enterprise. Ad esempio, non sembrano esistere possibilità di integrazione con i sistemi di autenticazione o con altri ambienti applicativi, o addirittura nell'intranet aziendale.
L'uso di applicazioni collaborative in azienda è sempre un terreno minato, soprattutto in organizzazioni di certe dimensioni. Da un lato emergono questioni tecniche legate all'integrazione degli account di accesso ai vari ambienti applicativi e non solo, mentre dall'altro lato ci si scontra con questioni "culturali" e, spesso, "politiche", legate alla reale volontà di consentire comunicazioni aperte e orizzontali tra le persone.

4 Novembre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

La pubblicità on line


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La pubblicità è stata fino ad oggi il motore dei media tradizionali, dei media broadcasting come la televisione, i giornali e la radio. Il media che più si è avvantaggiato degli introiti pubblicitari è stata senza dubbio la televisione, questo fiume di denaro oggi si sta spostando lentamente verso la rete, si pensava che ci sarebbero voluti molti più anni però un recente rapporto di PricewaterhouseCoopers per l'Internet Advertising Bureau (oppure anche chiamato IAB) sulla raccolta pubblicitaria del 2009, ha dimostrato che il sorpasso di Internet non è in futuro ma è oggi, è già nel presente.
In Gran Bretagna nel primo semestre del 2009 Internet ha acquisito il 23,9% degli investimenti pubblicitari, contro il 21,9 della televisione. Le cause del sorpasso, che è avvenuto con largo anticipo rispetto alle previsioni almeno di un paio di anni, sono sostanzialmente due: la diffusione della banda larga nel Regno Unito (che ha raggiunto ormai quasi tutte le famiglie) e la ricerca di prodotti e di offerte in rete sempre più frequente dovuta alla crisi.
Di tutti gli investimenti quelli che sono stati fatti in pubblicità nel Regno Unito durante il primo semestre del 2009 la maggior parte sono stati fatti in motori di ricerca, in particolare Google per quasi il 60 per cento degli investimenti, la crisi ha colpito tutti i media, anche Internet, ma in misura molto minore rispetto agli altri, mentre per gli altri media (i media broadcasting classici) si parla del 40 - 60 per cento anche di diminuzione d'investimenti, per quanto riguarda Internet, semestre su semestre il 2009 su 2008, si parla del 5 per cento. Questa diminuzione poi si è arrestata quasi completamente in corso d'anno, infatti dal primo trimestre al secondo trimestre le cifre di investimento di Internet in termini pubblicitari negli Stati Uniti sono state praticamente identiche.
I ricavi on line infatti negli Stati Uniti da pubblicità sono stati di circa 5,4 miliardi di dollari contro i 5,5 del primo trimestre, la ripartizione dei ricavi pubblicitari negli Stati Uniti vede sempre al primo posto (questo dal 2004) i motori di ricerca con il 35 per cento, seguono poi le aree dedicate agli annunci, per esempio gli annunci di lavoro, con il 10 per cento, i generatori di leads con il 7, i video con il 4 (ma comunque in crescita) e le sponsorship con 2 ed infine le e-mail con soltanto l'1 per cento.
La pubblicità viene veicolata on-line da un numero molto ristretto di aziende, le cosiddette Ads companies, il 71% di tutti i ricavi infatti è gestito solo da dieci società tra le quali Google e Yahoo.
La frammentazione dei ricavi successivi è invece molto alta, infatti soltanto il 18 per cento rimanente è gestito da 40 società, poi quello che rimane ancora è gestito da centinaia di società.
Il primo investitore on line negli Stati Uniti rimane sempre il settore delle vendite al dettaglio seguito da quello delle telecomunicazioni, il primo con il 20 per cento e il secondo con il 16, seguono i servizi finanziari con il 12, l'automotive con l'11 e una valutazione dei settori in termini di crescita percentuale per investimenti valuta soltanto le telecomunicazioni e i media in crescita rispetto all'anno precedente, cioè che hanno speso di più.
La previsione d'investimenti pubblicitari comunque per l'anno 2009 negli Stati Uniti è superiore ai 22 miliardi di dollari. I ritorni da investimenti pubblicitari in rete si possono misurare, si possono profilare sul target e anche sulla singola persona, si può sapere se gli investimenti hanno una reale efficacia o no. In questo senso quindi Internet si diffonderà sempre più nell'ambito dell'investimento pubblicitario e questo avverrà in modo molto accelerato con l'introduzione della banda larga, quando questa sarà disponibile ovunque.
Quindi si può dire che il tempo di Carosello sta per finire: questo anche in Italia.