La pubblicità è stata fino ad oggi il motore dei media tradizionali, dei media broadcasting come la televisione, i giornali e la radio. Il media che più si è avvantaggiato degli introiti pubblicitari è stata senza dubbio la televisione, questo fiume di denaro oggi si sta spostando lentamente verso la rete, si pensava che ci sarebbero voluti molti più anni però un recente rapporto di PricewaterhouseCoopers per l'Internet Advertising Bureau (oppure anche chiamato IAB) sulla raccolta pubblicitaria del 2009, ha dimostrato che il sorpasso di Internet non è in futuro ma è oggi, è già nel presente.
In Gran Bretagna nel primo semestre del 2009 Internet ha acquisito il 23,9% degli investimenti pubblicitari, contro il 21,9 della televisione. Le cause del sorpasso, che è avvenuto con largo anticipo rispetto alle previsioni almeno di un paio di anni, sono sostanzialmente due: la diffusione della banda larga nel Regno Unito (che ha raggiunto ormai quasi tutte le famiglie) e la ricerca di prodotti e di offerte in rete sempre più frequente dovuta alla crisi.
Di tutti gli investimenti quelli che sono stati fatti in pubblicità nel Regno Unito durante il primo semestre del 2009 la maggior parte sono stati fatti in motori di ricerca, in particolare Google per quasi il 60 per cento degli investimenti, la crisi ha colpito tutti i media, anche Internet, ma in misura molto minore rispetto agli altri, mentre per gli altri media (i media broadcasting classici) si parla del 40 - 60 per cento anche di diminuzione d'investimenti, per quanto riguarda Internet, semestre su semestre il 2009 su 2008, si parla del 5 per cento. Questa diminuzione poi si è arrestata quasi completamente in corso d'anno, infatti dal primo trimestre al secondo trimestre le cifre di investimento di Internet in termini pubblicitari negli Stati Uniti sono state praticamente identiche.
I ricavi on line infatti negli Stati Uniti da pubblicità sono stati di circa 5,4 miliardi di dollari contro i 5,5 del primo trimestre, la ripartizione dei ricavi pubblicitari negli Stati Uniti vede sempre al primo posto (questo dal 2004) i motori di ricerca con il 35 per cento, seguono poi le aree dedicate agli annunci, per esempio gli annunci di lavoro, con il 10 per cento, i generatori di leads con il 7, i video con il 4 (ma comunque in crescita) e le sponsorship con 2 ed infine le e-mail con soltanto l'1 per cento.
La pubblicità viene veicolata on-line da un numero molto ristretto di aziende, le cosiddette Ads companies, il 71% di tutti i ricavi infatti è gestito solo da dieci società tra le quali Google e Yahoo.
La frammentazione dei ricavi successivi è invece molto alta, infatti soltanto il 18 per cento rimanente è gestito da 40 società, poi quello che rimane ancora è gestito da centinaia di società.
Il primo investitore on line negli Stati Uniti rimane sempre il settore delle vendite al dettaglio seguito da quello delle telecomunicazioni, il primo con il 20 per cento e il secondo con il 16, seguono i servizi finanziari con il 12, l'automotive con l'11 e una valutazione dei settori in termini di crescita percentuale per investimenti valuta soltanto le telecomunicazioni e i media in crescita rispetto all'anno precedente, cioè che hanno speso di più.
La previsione d'investimenti pubblicitari comunque per l'anno 2009 negli Stati Uniti è superiore ai 22 miliardi di dollari. I ritorni da investimenti pubblicitari in rete si possono misurare, si possono profilare sul target e anche sulla singola persona, si può sapere se gli investimenti hanno una reale efficacia o no. In questo senso quindi Internet si diffonderà sempre più nell'ambito dell'investimento pubblicitario e questo avverrà in modo molto accelerato con l'introduzione della banda larga, quando questa sarà disponibile ovunque.
Quindi si può dire che il tempo di Carosello sta per finire: questo anche in Italia.