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28 Dicembre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Trend e previsioni per il 2010


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

La crisi che negli ultimi 15 mesi ha messo in grave difficoltà molti settori economici, ha solo sfiorato la Rete, che ha invece visto nel 2009 un anno di grande attività. Facciamo il punto della situazione descrivendo alcuni dei principali trend in atto e alcune previsioni per il 2010.

Mobile. E' senza dubbio uno dei settori in maggiore fermento. Se il 2009 ha visto il boom a livello mondiale di iPhone, il 2010, secondo molti, sarà l'anno di Google Android, che si posizionerà come la seconda piattaforma per il mobile.
La seconda parte del 2009 ha visto un'ampia diffusione degli applicativi Location Based, ma possiamo essere certi che il 2010 vedrà la nascita di nuovi applicativi che sfrutteranno ancora di più le potenzialità offerte dall'Ubiquitous Internet.

Social Media. I principali Social Media di livello mondiale, da Facebook, a Youtube, a Twitter, si vedranno costretti ad attuare nuove politiche di monetizzazione. Le direzioni principali restano quelle dell'advertising e degli account premium a pagamento. Tuttavia questa sarà anche l'occasione per creare sistemi innovativi sia per le imprese che per gli utenti. Vedremo se riusciranno a farlo.

Social Network e applicazioni sociali. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di ambienti che hanno integrato aspetti sociali a servizi specifici. Come Anobii per i libri, Last.Fm per la musica o Zopa per i prestiti. Questa tendenza coinvolgerà sempre un maggior numero di ambiti della vita quotidiana. Un esempio sono le numerose applicazioni sociali nate per soddisfare un bisogno specifico, cioè quello di imparare una nuova lingua come Livemocha, Italki, xLingo o Babbel.

Blog. Se da un lato possiamo osservare come i blog più importanti sono diventati veri e propri organi di informazione on line (come Huffington Post, Techcruch, ecc.) dall'altro quelli che erano i "diari personali", hanno ridotto la loro crescita e stanno riducendo la loro consistenza. La comunicazione verso gruppi ristretti di persone si sta traslando sempre di più verso strumenti più semplici ed accessibili come Facebook, Twitter o Tumblr.

E-commerce. Durante l'ultimo anno si è registrata una consistente crescita nei settori dove lo scambio è immateriale (dai viaggi, alle scommesse, dai software alle ricariche telefoniche), mentre la crescita è risultata contenuta nei settori tradizionali che richiedono un trasporto fisico. In particolare in Italia, l'e-commerce continua a restare una nicchia con volumi stimabili attorno al 5-6% del totale delle vendite. Per il 2010 alcune novità potrebbero essere portate dall'ingresso di player internazionali e dalla sperimentazione di nuovi servizi di consegna come Kiala.


In conclusione tra gli ambiti che desteranno maggiore attenzione nel 2010 vanno sicuramente citati l'Internet of Things e l'Augmented Reality. Entrambi i concetti hanno alla base il fatto che Internet entrerà a far parte della vita quotidiana attraverso modalità differenti e non necessariamente basate sull'utilizzo dei PC.

23 Dicembre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Identità digitale


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Gli utenti delle reti sociali, come Facebook o Myspace, inseriscono continuamente i propri dati relativi alla propria identità personale, i propri interessi, alle proprie relazioni, alle proprie reti di conoscenze, all'interno di questi social media, la domanda è: di chi sono? Di chi è la proprietà di questa identità digitale? L'identità digitale è della persona che ha inserito i dati, oppure delle reti sociali? E' abbastanza ovvio che senza questi dati inseriti continuamente dalle persone, le reti sociali perderebbero gran parte del loro valore economico, queste informazioni oggi sono utilizzabili solo all'interno della singola rete sociale, ciò vuole dire che se inserisco le mie informazioni su Facebook, non posso automaticamente utilizzare le stesse informazioni su un'altra rete sociale come per esempio Myspace, questa limitazione crea delle reti sociali chiuse, spossessa della proprietà dei dati l'utente e limita in un certo senso la crescita della rete stessa.
Per ovviare a questo problema, quindi la portabilità dei propri dati, quindi dell'identità digitale in più aree di relazione, quindi in più social network, ci sono delle organizzazioni che stanno valutandone una standardizzazione, tra queste la Data Portability Work Group che sta elaborando per questa portabilità dei dati, in inglese Data Portability, la possibilità di esportare il proprio profilo in più reti sociali, il proprio profilo può essere quindi dato dall'identità e da connessioni personali che vengono definite open social graph in più social network.
Questo gruppo Data Portability Work Group sta promuovendo tra l'altro anche l'openID, quindi la possibilità di inserire soltanto una volta un login, qualunque sia l'applicazione di rete che viene utilizzata. Per quanto riguarda l'openID il termine di Extended OpenID che viene usato per indicare la portabilità dei dati e delle relazioni nelle reti sociali.
A questo concetto, a questo gruppo di lavoro hanno già aderito molte tra le società che si occupano di social media, tra queste anche Facebook, Plaxo e la stessa Google che sta entrando nel mercato dei social media come recentemente è stato annunciato attraverso il suo nuovo ingresso nelle reti sociali.
Le maggiori reti sociali vedono però nella portabilità una possibile minaccia e un possibile rischio economico, perché se il valore è all'interno dell'identità digitale, che questa identità digitale non appartiene più a una singola rete sociale, ma può essere utilizzata in più reti, è evidente che la stessa rete sociale perde un valore in assoluto, però le nuove reti sociali, quelle che si formeranno in futuro e avranno tutto l'interesse a fare sì che ci sia un'integrazione tra diverse reti con la stessa identità per aumentare la penetrazione nel mercato.
Le stesse applicazioni di rete avranno dei benefici da una riconoscibilità immediata di un'identità digitale, è evidente che se un'identità digitale è standard e può essere utilizzata da qualunque applicazione, quell'applicazione se è un'applicazione di successo, aumenta immediatamente la sua penetrazione in rete.
Da tempo poi è in corso una discussione su di chi è la proprietà dei dati personali, i dati personali inseriti in un social media sono dell'utente o sono del social media? E il social media ne può disporre liberamente senza riconoscere nulla dal punto di vista economico dall'utente? In realtà ci si sta orientando sempre più verso social network aperti, quindi in cui l'identità possa essere esportata.
È allo studio l'introduzione di uno standard per definire un'identità digitale universale, con la quale noi accederemo ad applicazioni, a dati, ad aree come possono essere i social network indifferentemente senza dover ogni volta ridefinire la nostra identità, le nostre relazioni, i nostri dati, le nostre fotografie e i nostri filmati, tutto quello che appartiene alla nostra identità.
Quindi si può dire che si sta andando verso una visione utente centrica, in cui l'identità digitale è fondamentale per l'accesso alle informazioni, quindi saranno di proprietà degli utenti e i social media o i social network saranno utili in quanto metteranno a disposizione dei servizi rispetto all'identità digitale.

18 Dicembre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Web 2.0: A Strategy Guide


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Edito nell'aprile del 2008 da O'Reilly, il libro di Amy Shuen è una lettura lucida e appassionante di come il Web 2.0 ha cambiato le regole del gioco e di come le imprese possono avvantaggiarsi delle nuove dinamiche della rete.
Attraverso il racconto degli avvenimenti e delle scelte che hanno reso Facebook, Flickr, Google e tante altre imprese quello che oggi sono, la Shuen presenta i fattori che sono alla base del loro successo; e noi scopriamo che il loro successo non è appena il risultato di mosse fortunate, ma piuttosto è frutto di scelte basate sulla chiara consapevolezza delle nuove dinamiche di relazione che il Web 2.0 ha portato nel mondo del business.
Infatti questo libro ha a che fare con la strategia, e non con la tecnologia. Il Web 2.0 ha gettato una nuova luce su come le imprese, i clienti, i partner interagiscono e ha aperto un orizzonte di nuovi modelli di business: Flickr ha creato valore per sé aiutando gli utenti a creare valore per se stessi. Google ha generato ricavi con un modello di business basato sulla ricerca gratuita, e ha cambiato le regole del fare business sul web creando opportunità che ogni impresa può utilizzare per i propri obiettivi, l'effetto rete dei social network ha permesso a Facebook di crescere molto rapidamente. Amazon genera ricavi monetizzando gli investimenti fatti per sostenere il suo core business.
La frase di apertura della Prefazione introduce perfettamente lo spirito e lo stile del libro:"TU SEI GIA' PARTE INTEGRANTE DELL'ECONOMIA DEL WEB 2.0. Ogni volta che clicchi su Google, Wikipedia, eBay o Amazon, diffondi gli effetti della Rete. Se usi un cellulare abilitato ad accedere a Flickr o ti colleghi ai podacst di iTunes o controlli l'andamento delle azioni su Yahoo!Finance, crei valore monetizzabile per le imprese - anche se in realtà non compri nulla".
Siamo abituati a pensare che il valore economico sia generato dalle vendite. Ma se è così, come è possibile che Flickr abbia un valore per Yahoo pari a 40 milioni di dollari, oppure YouTube di circa 1,6 miliardi di dollari per Google, o un sito di social networking come Facebook valga per Microsoft circa 15 miliardi?
Cosa c'è sotto? Il Web 2.0 è blog, wiki, podcasting oppure è qualcosa di diverso? La risposta è sì, il Web 2.0 è qualcosa di completamente diverso dalla semplice lista dei nuovi strumenti software. Li comprende tutti, ma il risultato che se ne ottiene è più della loro semplice somma. E allora, via alla scoperta: Flickr mostra che il valore è creato dagli utenti con i loro upload, per Google l'effetto rete ha agito come moltiplicatore del valore, su Facebook e LinkedIn le persone creano le connessioni e questo è il vero valore dei social network, Amazon ha dimostrato che è possibile ottenere ricavi anche dalle infrastrutture realizzate per sostenere il business principale, Apple e il business dell'iPod mostrano come si può generare valore economico attraverso l'integrazione di ecosistemi differenti.
Ma quello che rende questo libro una lettura irrinunciabile e ne fa una vera e propria guida sono le domande poste alla fine di ogni capitolo; domande sulla strategia e domande sulla tattica che mettono il lettore nella posizione mentale di riflettere sulla propria impresa ponendola a confronto con la storia, i successi e gli insuccessi delle grandi imprese.
Da leggere tutto d'un fiato.

16 Dicembre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Blogosfera 2009


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Ogni anno la società Technorati, misura la dimensione della blogosfera, quindi dell'insieme delle centinaia di milioni di blog esistenti nella rete e le relazioni tra questi blog.
In particolare la ricerca del 2009 ha distinto 4 precise categorie che sono state divise in hobby, hobbisti, tutti coloro che praticano la rete e i blog per piacere puramente personale, coloro che integrano attraverso i blog una fonte di reddito, coloro che invece lo fanno a tempo pieno e coloro che sviluppano blog per conto di altre società.
Nel 2009 la blogosfera si è integrata sempre di più con i social media come Twitter o Facebook per diffondere e moltiplicare i suoi contenuti. La presenza della blogosfera nei media tradizionali è ormai continua e presente in modo sensibile e circa il 50% dei blogger hanno detto che sono stati citati in altri media.
I blogger chi sono? Sono normalmente uomini per il 60% dei casi, hanno un'istruzione medio - alta, circa il 40% è infatti laureato e hanno un'attività che dura per molti di loro da più di 6 anni. I blogger dalla ricerca è apparso che sono spesso dei giornalisti, quindi persone che continuano la loro attività d'informazione anche sulla rete. Quali sono i media più visti da un blogger? Come si informa un blogger? Pare strano però il blogger s'informa prevalentemente attraverso due canali: 1) il classico della rete quindi social media e blog; 2) la televisione che è il primo in assoluto.
Il blogger si collega sempre più spesso al suo blog per modificarlo, inserire i contenuti, verificare commenti etc., attraverso un iPhone o attraverso Android, quindi attraverso un device mobile, lo stile che viene preferito ai blogger è lo stile diretto, interattivo e con una chiara dimostrazione di competenza sulla materia di cui si tratta.
Gli esperti online, coloro che dimostrano la chiara esperienza sono di solito i blogger preferiti dalla rete in generale anche questa ricerca dimostra che uno non diventa blogger per soldi, ma per condividere le proprie esperienze, interagire con le altre persone e diffondere le proprie idee, spesso i soldi arrivano dopo, quando un blogger si afferma.
Il miglior risultato per una carriera di un blogger è di solito quello di affermarsi come persona molto competente o di riferimento nell'area culturale o nell'area di business o nell'area di mercato di riferimento, i blogger in senso generale, quindi sia coloro che lo fanno per professione, chi non, pubblicano circa 2 o 3 articoli la settimana, i professionisti possono arrivare però fino a 10 articoli al giorno, 10 articoli che possono essere corredati da fotografie, video, audio.
Per valutare l'andamento del proprio blog, quindi il traffico, le serie storiche e tutto ciò che determina una valutazione oggettiva dell'andamento della propria competenza, del proprio contenuto sulla rete, i blogger si affidano normalmente a degli strumenti, software di valutazione, i più utilizzati sono Google Analytics, Sitemeter e Statcounter.
I blogger professionali per i quali il blog è la prima fonte di guadagno sono il 17%, i ricavi provengono in prevalenza dai motori di ricerca e dalle inserzioni pubblicitarie e un blogger professionale negli Stati Uniti da un ritorno medio di circa 122 mila dollari annui, quindi i blog oggi se hanno competenze e riescono ad affermarsi in rete, possono essere del tutto indipendenti nella trasmissione della loro informazione.
La pubblicità però non è sempre decisa da chi la propone, ma spesso e sempre più spesso dai blogger, in quanto questi hanno una reputazione, una credibilità che per loro è un valore economico, quanto più è credibile un blogger, quanto più il numero di accessi può aumentare, quindi i blogger non hanno interesse a inserire nella propria area di comunicazione una pubblicità che viene considerata non in linea con la propria posizione che può essere una posizione sociale o una posizione etica, quindi in futuro i blog non soltanto condizioneranno la promozione dei contenuti, soprattutto nell'ambito della politica, nell'ambito dell'ambiente e nell'ambito del business, ma promuoveranno anche un'identità della pubblicità, sempre più etica e sempre più attenta al sociale.

10 Dicembre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Lotta alla povertà: il record del Brasile


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Mentre la grande stampa mondiale dà grande risalto ai record negativi del Brasile (numero di omicidi, cartelli della droga, prostituzione di diverso tipo), ben pochi hanno notato un record assolutamente positivo. Ne ha parlato recentemente la Banca mondiale, rilevando che il Brasile ha fatto più di qualunque altro paese del mondo per ridurre la povertà. Anche se il paese non è nella lista di quelli peggio messi sotto il profilo della fame e della povertà (in quella lista ci sono, ad esempio, il Ghana, il Malawi e il Vietnam) ha compiuto però straordinari passi avanti, assai più dei due giganti asiatici, cioè Cina e India, che lo seguono da presso. Per inciso, i tre paesi presi assieme contano per la metà dei poveri del mondo.
Le percentuali dicono che dal 1981 al 2005 i brasiliani nella zona di povertà sono scesi dal 17% all'8% del totale della popolazione, cioè il tasso si è sostanzialmente dimezzato. Apparentemente la Cina ha fatto meglio, perché la percentuale è passata dall'84 al 16%. E l'India peggio, scendendo dal 60 al 42%. Ma la Banca mondiale fa presente che se si tiene in conto la crescita economica, le posizioni cambiano. Infatti, il Brasile ha ridotto il numero di poveri in presenza di una crescita molto più bassa che in Cina e in India. Cioè, la riduzione per unità di Pil è la più alta di qualsiasi altro paese. Come si spiega la performance del paese di Lula?
La conclusione della Banca mondiale è che la stabilità economica è stata importante per tutti i tre paesi, ma la Cina ha fatto meglio solo all'inizio del periodo, quando l'economia era in prevalenza agricola. Con l'espandersi dell'industria, le diseguaglianze sono aumentate. Invece il Brasile ha applicato politiche sociali efficaci, e lo ha fatto per tutto il periodo. L'India, invece, è cresciuta più del Brasile e meno della Cina, ma le sue politiche sociali sono lente e indecise, e ostacolate dalla tradizione delle caste.

9 Dicembre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Realtà aumentata


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Con il termine realtà aumentata o augmented reality, ci si riferisce a una realtà percepita, arricchita da contenuti digitali. Il termine risale a prima di Internet, a prima della diffusione di Internet, al 1990, quando un impiegato della Boeing inventò questo termine. La realtà cosiddetta aumentata è visibile ben dapprima da Internet e si può, per esempio, apprezzare da molti anni nelle scritte in sovrimpressione degli eventi sportivi, che comunicano informazioni aggiuntive a quello che è visto durante la trasmissione. Internet ha già da qualche tempo usato la realtà cosiddetta aumentata per integrare le informazioni più varie sulla realtà quotidiana, per esempio con la descrizione di negozi o la moltiplicazione delle attrattive turistiche, sempre più visibili su Google Maps. La diffusione e la moltiplicazione della realtà aumentata con applicazioni adesso non ancora neanche concepibili sono già in corso, con la diffusione del mobile e quindi dell'accesso continuo alla rete in ogni momento della nostra vita. La realtà aumentata sovrappone alla realtà percepita una o più realtà digitali: immaginate di camminare in una città e di voler conoscere la storia di un monumento che sta davanti a voi nella vostra lingua; sarà sufficiente guardare nel vostro device mobile il monumento e la descrizione immediatamente scorrerà sotto l'immagine ripresa. Lo stesso, tra forse un decennio o forse prima, sarà possibile per qualunque persona di cui è conosciuta un'identità digitale che cammina per la strada e che potete riconoscere: per esempio, un politico o un attore sarà riconosciuto e descritto dal nostro device e in quel giorno, se partecipa a un evento, a una prima teatrale o a una conferenza, si potrà sapere se e dove incontrarlo. Il mondo dal punto di vista della realtà aumentata e di Internet è un indice e tutto quello che contiene può essere identificato, tracciato in tempo reale e associato a qualunque tipo di informazione o di azione desiderata. Per esempio, la mappatura geografica puntuale del pianeta, della maggior parte del pianeta, continua ad avvenire minuto dopo minuto e adesso, in poche ore, possiamo avere una fotografia precisa di ogni parte o quasi di ogni parte del pianeta. Pensiamo soltanto che nel 2006, per avere una situazione precisa per esempio di un disastro, oppure di un evento successo in qualche parte del mondo, bisognava aspettare qualche giorno. Immaginate anche di sfiorare un cartellone con una locandina di un film e di veder apparire non soltanto la descrizione del film, ma anche il cinema dove viene proiettato, quanto costa il biglietto e i posti a sedere e pagare con l'impronta del vostro dito, oppure digitando un codice. La realtà aumentata sarà sempre più con noi e sempre più intorno a noi. La maggior parte anche degli oggetti sarà collegata con Internet e potrà fornire e ricevere informazioni in tempo reale. Lo sviluppo della realtà aumentata sarà fortemente accelerato dalla possibilità, da parte degli utenti di Internet, di associare a essa le proprie esperienze e i propri contenuti, nella modalità che normalmente viene definita user generated contents. Un appunto digitale, una registrazione audio o un filmato possono essere legati in tempo reale, mentre passeggiamo, a qualunque aspetto della realtà e questo sta avvenendo adesso. Ci sono molte applicazioni Internet che operano già in base a questo concetto, che possono essere applicate al mobile, quindi alla nostra quotidianità: tra queste Gowalla, che è un sito che crea regali digitali sottoforma di immagini, chi si iscrive può collezionare questi regali, queste immagini se si trova in uno dei luoghi presenti sul sito di Gowalla e può lasciare lui stesso dei regali e delle immagini del sito per chi sarà in quella posizione fisica successivamente. Per esempio, mentre vi parlo a Milano ci sono già dei punti in cui Gowalla ha lasciato dei regali digitali, come per esempio il bar Magenta in questo momento, o Corso Vittorio Emanuele. Altri esempi della realtà aumentata forniti dal mobile sono Layar, che consente di creare immagini tridimensionali nel video o nelle fotografie e associare queste immagini, quindi creare una nuova realtà rispetto a quella percepita. Oppure un altro esempio è Junaio, che integra qualunque tipo d'immagine, video o foto con la realtà ripresa dal proprio device mobile e crea nuove realtà, che possono essere facilmente condivise su Facebook o su altri social media in tempo reale.
Ci sono poi delle applicazioni mobile di un'utilità forse maggiore, come la riconoscibilità del codice a barre di un qualunque prodotto: avvicinando al device, facendo una fotografia del codice a barre possiamo sapere quale è il valore di quel prodotto non solo in quel negozio, ma per esempio il valore di quel prodotto in altri negozi, il minore costo possibile, eventualmente anche i commenti degli utenti che hanno già acquistato quel prodotto e altre informazioni. Internet sta entrando pesantemente nella realtà quotidiana, la sta aumentando, nel senso che sta creando informazioni intorno e dentro la realtà quotidiana e la sta anche modificando sotto i nostri occhi.

2 Dicembre 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Strategie di Rete


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Le aziende investono in rete molto e in modo rilevante nello sviluppo di siti e di applicazione per esempio per l'e-commerce o servizi per clienti e lo fanno però quasi sempre alla cieca, perché non sanno dove si collocano nella galassia di Internet, vedendo Internet come una galassia in cui le aziende sono dei nodi. Gli investimenti infatti sono vanificati, in assenza di una strategia che renda possibile la riconoscibilità e la ricerca dell'azienda. Dicevamo che l'azienda è assimilabile a un punto tra centinaia di milioni di altri nella rete, che sono collegati tra loro attraverso link e, attraverso questi link, passano i messaggi: un messaggio passa da un link e raggiunge un nodo, questo per milioni di nodi, per milioni di percorsi. La comprensione della propria presenza on line però è possibile costruendo una mappa della rete basata essenzialmente su tre caratteristiche: l'identità, cioè l'associazione di caratteristiche della società in termini di brand, di prodotti e servizi, cioè chi è la società, quale è la sua immagine, la visibilità e quindi la diffusione del brand, dei servizi e dei prodotti in rete attraverso i messaggi e, infine, la relazione, conseguentemente l'insieme delle relazioni che esistono tra il nodo azienda o il nodo persona, se è una persona che si ponga in rete e tutti gli altri nodi di questa galassia. Queste tre caratteristiche - riassumendo: identità, visibilità e relazione - sono misurabili e danno una fotografia, una mappa della reale presenza on line della persona o dell'azienda: le indicano, per esempio, dove si trova, come viene percepita. Nella mappa ci sono dei nodi con diverse qualità: tra questi ci sono i cosiddetti nodi hub, con un grande numero di connessioni, che sono essenziali per la diffusione del messaggio. La promozione con messaggi diretti o indiretti tramite gli hub assicura la visibilità: per esempio, i primi cinque hub con riferimento alle imprese italiane sono Google, Alice, Libero, Msn e Yahoo, poi ci sono altri nodi, ce ne sono di tanti tipi, ma tra questi alcuni sono i più importanti: i nodi Maven, che derivano dalla parola ebraica "amante della conoscenza", sono essenziali per la valutazione dell'azienda e infatti sono blogs o siti informativi di specialisti di settore, che qualificano il messaggio e conseguentemente attestano che quello che dice l'azienda o la persona è vero. I Maven certificano le qualità delle proposte, le qualità del nodo e dei messaggi. I nodi connectors, infine, consentono a gruppi di persone omogenei l'accesso di informazioni condivise: i connectors permettono la propagazione dei messaggi propri dell'azienda o della persona. E' quindi essenziale, per chiunque voglia navigare nella galassia della rete, avere dei punti di riferimento e, per farlo, deve avere una mappa, la quale deve essere la più completa e precisa possibile. In sostanza, identificate le reti e i nodi, è possibile valutare il grado di connessione che esiste tra la rete e l'azienda o la persona e avviare, ovviamente, delle azioni di miglioramento.
Nel caso dei Maven, coloro che attestano la qualità dell'azienda, si possono identificare gli opinionisti di settore, le fonti informative più accreditate e stabilire verso di questi un flusso informativo: un'operazione che paga molto di più di bummers messi alla rinfusa su siti in modo pubblicitario, che non portano sostanzialmente a nessun vantaggio economico per l'azienda.
Un'ulteriore analisi necessaria per capire la propria presenza on line è la ricerca dei percorsi, ossia come fanno a arrivare a me non tanto da un singolo nodo, ma da una serie di nodi collegati tra di loro, che possiamo chiamare percorsi, le persone che sono interessate alla mia proposta o alla mia azienda? In questo caso, i percorsi forniscono indicazioni fondamentali sull'integrazione del nostro nodo in ogni tipo di contesto: ci sono molti tipi di contesto nella realtà, come nella rete; per esempio il nodo associativo, cioè tutti coloro che fanno parte di una certa associazione, il nodo normativo, tutti quelli che fanno riferimento a delle norme, oppure anche istituzionale, cioè tutti coloro che agiscono in una sfera istituzionale, facendo riferimento, anche qui, a una serie di nodi; oppure competitivo, cioè tutte le aziende che operano in un certo mercato. Per esempio una banca può conoscere on line la qualità della sua presenza nel contesto di riferimento e i percorsi comparativi con i suoi concorrenti, rispetto ai potenziali clienti. E' sostanzialmente l'equivalente di una persona all'interno di un centro commerciale, di cui si comprendono percorso, scelte e motivazioni delle scelte. Comunque, in un'assenza di mappa, di una mappa della rete, il messaggio che il nodo azienda trasmette è quasi sempre incompleto e spesso diverso da questo ipotizzato: il risultato può essere che il navigatore attribuisca all'azienda o alla persona un'identità completamente diversa da quella reale. "Conosci te stesso e il tuo territorio in rete" è un insegnamento fondamentale per il business e per la propria identità personale.