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27 Gennaio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Making Machine


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

È in atto una nuova rivoluzione industriale: piccola, per il momento, ma che potrebbe avere dei macronumeri in breve tempo, ossia la possibilità di avere a casa propria degli oggetti costruiti con delle macchine collegate alla rete, le cosiddette making machines, macchine capaci di produrre oggetti tridimensionali a casa propria collegati alla rete, così come oggi siamo collegati con una stampante che stampa su un foglio di carta, domani potremo essere collegati con degli oggetti che producono oggetti di qualunque tipo e di qualunque forma. E' il superamento dell'idea del teletrasporto in cui, invece di trasportare gli oggetti, trasportiamo le idee e le idee vengono trasformate in oggetti all'interno delle nostre case.
La creazione di oggetti a distanza è la missione di alcune società: tra queste una delle più importanti si chiama Thingiverse, che letteralmente vuole dire "l'universo delle cose". Thingiverse permette alle persone che realizzano oggetti di condividerli attraverso la pubblicazione del loro software e dei disegni digitali associati all'oggetto stesso. I suoi fondatori si chiamano Zach Hoeken e Bre Pettis e ipotizzano che, come per i calcolatori si è passati da mainframe ai pc, lo stesso avverrà per la fabbricazione degli oggetti, quindi delle grandi industrie a macchine che producono oggetti in casa nostra. Le cosiddette making machines esistono già per molti tipi di funzioni: per esempio, il laser cutter, che seziona i materiali o le macchine a controllo numerico di tutti i tipi per molte funzioni e le cosiddette 3D printer per la realizzazione di oggetti tridimensionali. Il prezzo di queste making machines sta scendendo e quindi sta diventando per chiunque possibile comprarle. Così come oggi si compra una stampante o una chiavetta Usb, domani si potrà comprare comunemente una making machine. Sul sito della società Thingiverse è possibile inserire il disegno digitale della creazione, della nostra creazione e il software necessario per realizzarla: questi oggetti sono quindi modificabili, nel senso che, partendo da una creazione, uno può cambiarla e migliorarla come crede. Esiste già un mercato importante delle cosiddette making machines, un sito in cui sono raggruppate, un sito di e-commerce che si chiama MakerBot, si possono trovare making machines di tutti i tipi. Questo sito è collegato a Thingiverse, che in un certo senso promuove, attraverso le realizzazioni continuamente pubblicate, anche i prodotti che consentono di creare delle cose. L'oggetto più popolare, presentato in questo momento nel sito di MakerBot Industries, è una 3D printer open source: open source vuole dire che tutto ciò che questa cosiddetta stampante produce può essere condiviso con altri e realizza il materiale plastico, oggetti tridimensionali potenzialmente di tutte le forme. Ogni settimana viene pubblicato sul blog di Thingiverse l'oggetto migliore di quella settimana, che è replicabile da chiunque possegga la making machine appropriata. Le realizzazioni, tanto per citarne alcune, vanno da fiocchi di neve da arredamento, a nuovi tipi di cerniere per porte, a porta Iphone, a occhiali, a ingranaggi, a modellini funzionanti di aeroplani. La condivisione di beni fisici e la disponibilità in rete del software e dei disegni digitali per poterli realizzare, condivisibile da tutti, è la naturale continuazione del concetto di open source, quindi del software libero che ha prodotto, per esempio, il sistema operativo Linux. Questo filone è stato poi seguito dal copyleft e quindi dalla possibilità di riutilizzare qualunque tipo d'immagine o qualunque tipo di testo prodotto da terzi e modificarlo a proprio piacere e pubblicarlo. Adesso c'è un'altra possibilità, sempre fornita dalla rete: quella di creare oggetti e di condividerli con tutti nella rete.

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