Nel 2001 fallì la società Webvan, un nome che oggi dice molto poco, però fu una delle più importanti società del tempo nel mondo di Internet, Webvan aveva come obiettivo quello di vendere qualunque cosa a chiunque in qualunque posto, una società che nacque da un modello di business abbastanza inconsistente, ma che riuscì a raccogliere 400 milioni di dollari da capital venture e in seguito il suo fondatore Borders riuscì a collocarla in borsa, al Nasdaq, quindi la borsa tecnologica americana. Ci fu una raccolta di 405 milioni di dollari, una delle raccolte più importanti dell'epoca e successivamente la società Webvan venne chiusa, venne chiusa quasi improvvisamente quando scoppiò la bolla di Internet nel 2001. 3 mila dipendenti vennero licenziati e il titolo crollò da 34 dollari a 2 centesimi di dollaro.
Webvan è il simbolo della cosiddetta Internet Bubble, la bolla di Internet di 10 anni fa, che ha condizionato in seguito lo sviluppo della rete nel suo complesso, è stato come il meteorite per i dinosauri, soltanto che a differenza dei dinosauri molte società sono poi sopravvissute a questa catastrofe economica.
Lo scoppio della bolla fu causato da finanziamenti folli, finanziamenti a idee senza un reale modello di business, finanziamenti basati sul numero di accessi, sul numero di mail disponibili, su previsioni di crescita a breve termine, con ritorni previsti a tre o quattro cifre, rispetto all'investimento. Dopo 10 anni dal crollo del Nasdaq, alla borsa tecnologica americana, come si è evoluta e cosa è successo in questi 10 anni dal punto di vista economico? Le fasi dal 2001 sono state sostanzialmente 4: la prima è legata al collocamento in borsa di Google nel 2004, uno dei più grandi successi di collocamento in borsa della storia; c'è stata la nascita di Web 2.0 e la creazione di molte nuove società, alcune di queste sono tra le più importanti ad oggi come Flickr o Youtube e quindi l'accesso di massa ha trasformato i modelli di business; c'è stata poi la recessione mondiale del 2008 che ha colpito anche i titoli tecnologici e infine, oggi, una lenta ripresa a partire dal 2010, non si è comunque più tornati al periodo degli eccessi pre bolla, infatti il picco del Nasdaq del 10 marzo 2000 di 5.084 punti è considerato irraggiungibile e oggi, marzo 2010, il valore ha superato da poco quota 2 mila punti, collocandosi all'incirca intorno a 2.400 punti.
La corsa all'oro dei venture capital, quindi dei capitali di investimento è finita, è finita in questi anni e non tornerà probabilmente mai più ai livelli di allora, nel 2001, ben 264 venture capital hanno investito in collocamenti di borsa, di società Internet negli Stati Uniti, nel 2009 queste società sono state soltanto 12, nel 2001 furono investiti dai venture capital 100 miliardi di dollari, nel 2009 18 miliardi, quasi un ordine di grandezza in meno in 10 anni.
Il mercato azionario legato a Internet è profondamente cambiato in 10 anni, è più difficile reperire capitali e collocarsi in borsa, ma le società sopravvissute e quelle nate dopo la bolla, rappresentano quasi sempre dei buoni investimenti. I numeri di Internet non sono più quelli legati alla speculazione selvaggia del 2001, non sono più di carattere prevalentemente finanziario, ma sono i suoi numeri della sua presenza nella nostra vita quotidiana e della sua diffusione che ormai è planetaria.
In un decennio il numero giornaliero di ricerche fatte da Google è passato da 7 milioni a 3 miliardi, il mercato della pubblicità on line nei soli Stati Uniti, da 5 miliardi di dollari a 120 miliardi di dollari, si può dire che Internet è passata da Wall Street a Main Street, dall'economia di carta all'economia reale!