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20 Aprile 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Cultura libera


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La diffusione della Rete sta mettendo in discussione il Copyright, visto come protezione degli autori e anche come strumento economico di sviluppo.
Il Copyright in questi anni ha avuto da parte della Rete delle alternative, in particolare due: una è il Creative Commons, quindi la possibilità di mettere a disposizione propri contenuti digitali a terzi con alcune regole, tra queste per esempio l'impossibilità di usare gli stessi contenuti per fini commerciali o di lucro. Un altro e più potente strumento in contrasto al copyright è il Copyleft, riconoscibile per una "C" rovesciata che mette a disposizione contenuti digitali secondo la volontà dell'autore, ovviamente in modo totalmente libero, quindi di questi contenuti si può fare assolutamente ciò che si vuole, sia il Creative Commons che il Copyleft, oggi sono associati a milioni di contenuti on line.
La libera conoscenza e la diffusione della cultura senza i vincoli dettati delle proprietà vanno in effetti di pari passo con lo sviluppo di Internet, l'accesso alla Rete sta diventando un patrimonio di tutti sia per acquisire contenuti di terzi, sia per pubblicare i propri e la perpetuazione e l'inasprimento delle leggi sul Copyright in atto è una battaglia assolutamente di retroguardia. Il controllo sulla conoscenza in Rete non solo è inapplicabile, ma è anche contrario allo sviluppo della società e dell'economia. La competitività e l'innovazione infatti sono basati da sempre, ma in particolare con la Rete sulla diffusione della conoscenza, Lawrence Lessig ha affrontato in un suo libro di maggior successo "Free Culture", Cultura libera, il tema dell'anacronismo degli attuali strumenti legislativi riferiti ai diritti d'autore, Lessig professore di legge alla Stanford Law School negli Stati Uniti, ha scritto altri libri sullo stesso tema, tra cui "Code and other laws of cyberspace" e il "Futuro delle idee". Quali sono le tesi di Lessig in sintesi? Sono due: che la proprietà privata dei beni materiali non è equiparabile a quella sui beni digitali e che gli interessi economici delle lobby che traggono guadagno dal copyright oggi, in particolare sui prodotti materiali, frenano lo sviluppo degli Stati in cui la diffusione della Rete oggi è molto elevata. Lessig è stato ospite lo scorso marzo 2010 per un discorso sul tema alla nostra Camera dei Deputati e ha affermato che Internet e cultura sostanzialmente coincidono e che non si può discutere di cultura o di Internet in modo separato e ha sottolineato anche che sono le lobby che di fatto stanno cercando di privatizzare la cultura digitale per proteggere i loro interessi economici acquisiti.
La digitalizzazione dei contenuti abbassa enormemente i costi della loro produzione e della loro distribuzione e tende a eliminare i costi di intermediazione, in sostanza tra l'autore e chi fruisce del contenuto tendono a scomparire tutti quei livelli dati dagli editori, dagli Studios, dalle case discografiche, da distributori.
La creazione di nuovi contenuti utilizza spesso la rielaborazione di contenuti del passato e se questi fossero sempre coperti da Copyright o per un tempo molto elevato, non sarebbe più possibile creare nulla.
Lessing cita in questo Walt Disney che usò fiabe di grandi scrittori come Andersen per i suoi film, se avesse dovuto pagare i discendenti di Andersen per i diritti d'autore non avrebbe mai fatto un film. Per reazione comunque alla diffusione dei contenuti digitali sempre più liberi e sempre più svincolati dal Copyright, la durata di quest'ultimo si sta allungando e potrebbe raggiungere presto il secolo di vita negli Stati Uniti. Per 100 anni un libro potrebbe essere coperto da un Copyright e non pubblicabile in Rete se non sottostando a chi ne è proprietario, quasi mai l'autore, spesso i distributori o gli editori.
La legge sul Copyright negli Stati Uniti è sempre più restrittiva, nel 1790 era soggetta alla legge sul Copyright la sola pubblicazione dei testi per uso commerciale, il Copyright non era previsto per l'utilizzo non commerciale o per la rielaborazione del contenuto, cioè trasformare il contenuto in un altro partendo da un libro originale, oggi invece è tutto soggetto a Copyright: soggetto originale o rielaborato, utilizzo commerciale o non commerciale. Se la cultura e la Rete coincidono e la cultura è quasi sempre la rielaborazione del passato, la restrizione imposta dalle nuove leggi sul Copyright, blocca in definitiva lo sviluppo della conoscenza.

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