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28 Maggio 2010

Steve Jobs presenta l'IAd
   

iAd: Apple entra nel mondo della pubblicità


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Nelle scorse settimane Steve Jobs ha previsto di raggiungere una diffusione di 100 milioni di device Apple mobile entro l'estate. Il successo del lancio internazionale dell'iPad avvenuto oggi, è un'ulteriore conferma del fatto che il futuro sarà nei dispositivi mobile. Ed Apple si sta dimostrando essere il player più dinamico.
iad.png Infatti ad aprile Jobs presentando il nuovo sistema operativo di iPhone OS 4 (disponibile per l'estate) ha mostrato la mobile advertising platform di Apple "built in": iAd.
Seppur completamente estranea al mondo della pubblicità, a gennaio Apple aveva acquisito uno dei più importanti network pubblicitari mobile Quattro Wireless.
Ed ora ci si chiede se sarà l'iAd a portare quell'evoluzione di cui il mondo dell'advertising on line necessita da tempo  L'obiettivo di Apple è combinare l'emozione della TV al'interattività del Web, attraverso un nuovo modo di interagire con i contenuti e gli oggetti, eliminando cosi la distinzione tra branding e direct response. La pubblicità non sarà un elemento esterno alle applicazioni, ma si manterrà all'interno di esse
Il modello di business sarà perciò probabilmente simile ad iTunes, visto che Apple gestirà l'hosting e la vendita degli spazi pubblicitari, riconoscendo il 60% delle revenue agli sviluppatori delle App.  
Inoltre è possibile che la qualità complessiva della pubblicità migliori se Apple deciderà di applicare delle forme di controllo agli applicativi pubblicitari, cosi come avviene per le iPhone e iPad Application.


Restano comunque delle perplessità dovute principalmente al fatto che il mondo iAd pare essere al momento un sistema chiuso su stesso. A differenza dei modelli di advertising che verranno proposti con Google Android.
A novembre infatti Google aveva annunciato l'acquisizione per 750 milioni di dollari di AdMob, leader nel mercato della pubblicità per il mondo mobile.  Acquisizione concretizzata solo in questi giorni dopo l'approvazione della Federal Trade Commission americana che ha richiesto 6 mesi.

E la seconda volta che un'azienda che si occupa esclusivamente di tecnologia decide di giocare un ruolo diretto nella pubblicità on line diventando una "concessionaria". 
Per Google questa è stata una scelta vincente. Vedremo se Apple sarà capace della stessa impresa.

26 Maggio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

The Webby Awards 2010


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

The Webby Awards, il più importante premio assegnato ai siti web nel mondo, quest'anno è arrivato alla 14a edizione, i selezionati sono stati tra i dieci mila siti valutati e proposti, questi siti sono stati creati in ben 60 nazioni del mondo. Il Webby Awards è composto da 70 categorie in cui vengono premiati i vari siti e per ogni categoria ci sono due premi: il primo viene rilasciato da una giuria composta da ben 500 persone appartenenti al mondo del Web, dell'arte, dell'informazione e del business, questa giuria si chiama International Academy of Digital Arts, invece il secondo premio è assegnato direttamente dalla Rete, chiamato The People's Voice Award e sostanzialmente questi due premi definiscono il vincitore, spesso sono assegnati come vedremo in alcuni casi tutti e due allo stesso vincitore.
In questa edizione i Mainstream Media quindi televisioni e giornali hanno ottenuto molti più premi rispetto al passato in molte categorie grazie ai forti investimenti che sono stati effettuati, un segnale che l'informazione tradizionale sta considerando la Rete e i suoi ritorni economici con sempre maggior attenzione.
Per la categoria del miglior Copy/writing sono stati premiati The New Yorker e New York Times, per la miglior Homepage, la rivista Life, per il miglior uso della fotografia e per i visual design, il settimanale The Economist, per la moda Style Magazine del New York Times e per la categoria Magazine ancora The New Yorker insieme al National Geographic che è presente anche nella categoria dedicata ai giovani.
Infine per le news, il New York Times e la BBC. Nel 2010 ci sono state conferme di società di grande successo come Twitter che è stato vincitore per la categoria Best Practices e Social Networking e Flickr dominatore per la categoria Community in entrambi i premi, quindi quelli sia assegnati alla giuria che quelli popolari.
Il Blog più premiato è stato Mashable che è la guida online dei Social Media che ha vinto in due categorie sia per i Blog Business che per i Blog cultura. Il miglior Blog di politica è stato sorprendentemente Truthdig che ha superato l'affermato The Huffington Post, forse un segno dei tempi che cambiano.
Il miglior Blog personale è stato invece Indexed grazie a un linguaggio grafico molto originale, usato per descrivere la realtà quotidiana.
Infine per le Istituzioni ha stravinto il sito della Nasa, lo stesso ha fatto Jim Carrey per le celebrità e il sito Mint per i siti finanziari. Questo sito permette di gestire in modo semplice e immediato il proprio budget familiare. Quest'anno, ed è una buona notizia, ben tre siti progettati e creati in Italia si sono qualificati per l'Oscar pur senza vincerlo. Il primo è il sito di Moleskine per la categoria Community, il secondo sito di Fox News Italia, quindi FlopTv, e il terzo è il sito Beppegrilllo.it nella categoria Activism, questo è un segnale importante per la Rete e per il suo sviluppo nel nostro Paese.

19 Maggio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Social Semantic Web


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La semantica studia il significato delle parole, delle frasi, Web semantico è un termine ideato dai creatori di Internet Tim Berners-Lee e ha come obiettivo l'interpretazione delle informazioni presenti sul Web, quindi sia di descrivere i contenuti di un documento, che di qualificarne le relazioni con altri documenti presenti in Rete.
Tim Berners-Lee diede la seguente definizione di Web semantico: "Web semantico non è separato dal Web, ma è una sua estensione in cui l'informazione è definita in funzione del suo significato per consentire a computer e persone di lavorare in cooperazione". Lo sviluppo del Web semantico ha come scopo la creazione di uno spazio virtuale, il Web, dove i computer possono interagire tra loro attraverso la comprensione univoca del significato dei dati. I dati non sono quindi solo letti, ma anche interpretati, un primo passo è avvenuto attraverso il linguaggio Xml e alle sue evoluzioni che attribuiscono a un preciso significato, un dato in un certo contesto.
Dal Web semantico è derivato in seguito il concetto di Social Semantic Web o Web Semantico Sociale, il cui acronimo è S2W, un termine coniato nel 2003 da due informatici, Manuel ZacKland e Jean-Pierre Cahier, fu usata questa definizione per indicare un'analisi del Web in cui è dominante lo studio delle relazioni tra le persone e dei contenuti che passano attraverso queste relazioni. Il Social Semantic Web è stato definito come un ecosistema di conversazioni tra persone con la possibilità di condividere la conoscenza.
Sempre Tim Berners-Lee l'ha così anticipato: "Il Web non è solo ciò che puoi fare attraverso una rete di computer, è fatto dalle persone connesse dal computer, ma l'informatica come studio di ciò che avviene nei computer, non può spiegarti ciò che avviene nel Web."
Per interpretare le relazioni e il loro significato e la conoscenza che ne può derivare, esistono già metodi, tecniche e progetti in corso, tra questi l'analisi delle reti sociali, detta anche SNA che permette di identificare flussi, messaggi e le relazioni all'interno di gruppi sociali. La cosiddetta Folksonomy, una tassonomia cosiddetta del popolo, attraverso la quale con il meccanismo dei tag, quindi con degli identificatori, qualunque contenuto in Rete è categorizzato in modo libero, da una persona, da chi vi accede e la categoria, quindi di una fotografia, di un filmato, di un contenuto di qualunque natura, è decisa dall'intelligenza collettiva della Rete, più persone attribuiscono un significato, un contenuto, più quel significato diventa dominante riferito al contenuto, al contrario della tassonomia classica. Ci sono poi altri progetti importanti come il progetto SIOC che ha l'obiettivo di creare contesti che descrivono in modo compiuto la struttura delle comunità on line come blog, social network, forum, mailing list e newsgroup attraverso metodi e strumenti d'interconnessione, sostanzialmente fotografare le relazioni e l'intelligenza che ne deriva da conversazioni in gruppi chiusi.
Da citare in progetto anche DBpedia patrocinato dalle Università di Lipsia, di Berlino e dalla società OpenLink che ha come obiettivo quello di fare domande in linguaggio naturale, più in generale alla Rete, quindi a Internet e usarla come un interlocutore per estrarre la conoscenza.
Il progetto DBpedia è partito da Wikipedia e attualmente ha creato una base di conoscenza che definisce il significato di 1,5 milione di voci, tra queste voci che appartengono a 312 mila persone e 413 mila luoghi. Il progetto DBpedia consente già oggi di fare domande all'enciclopedia più grande del mondo Wikipedia di carattere generale, come per esempio quali sono i musicisti italiani del 1800 e avere una risposta puntuale. Il Social Semantic Web vuole rendere disponibile non solo la memoria della Rete, i suoi contenuti, ma anche l'intelligenza collettiva di cui è composta che aumenta in ogni istante attraverso ogni nuova interazione che ognuno di noi ha con Internet.

14 Maggio 2010

   

Foursquare, il Social Network si fa Geo


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Dopo un inizio in sordina e un po' stentato, da ristretto gruppo di early adopter, oggi da più parti si dice che il 2010 è l'anno dei servizi location based e dei geo social network.
I geo social network sono ambienti on-line e cross-mediali che permettono di indicare agli altri utenti la propria posizione geospaziale. La diffusione è rapida, tanto che si sta formando un nuovo linguaggio e si stanno adattando all'esperienza "geo" alcuni modi di dire - check-in primo fra tutti.
Gowalla
(oltre 150.000 utenti) e FourSquare (oltre 600.000 utenti) si pongono a metà strada tra la guida turistica user generated e il gioco sociale (locative social games). Su FourSquare gli utenti sono stimolati, grazie a premi e riconoscimenti, a segnalare i luoghi visitati e a lasciare traccia di consigli ("tip") agli altri utenti. I "badge" conquistati di visita in visita offrono la possibilità di distinguersi e favoriscono la competizione.
L'orizzonte di un nuovo strumento di promozione e di business non è affatto lontano: il sistema legato ai premi e all'assegnazione dei badge sta diventando infatti un elemento di marketing, sia per le imprese localizzate territorialmente che per le aziende produttrici di beni di consumo. Si va dal cartello "Foursquare mayor drinks for free" di un bar di San Francisco, al badge personalizzato messo in palio da Starbucks per gli utenti che fanno check-in in almeno cinque diversi punti vendita, alla caccia al tesoro organizzata per le vie di Londra da Jimmy Choo.
I geo social network hanno portato una ventata di novità anche nelle dinamiche relazionali tra gli utenti. Il concetto di "amicizia", che aveva già subìto un forte scossone con la diffusione di Facebook, assume un ulteriore nuovo significato: è amico colui che viene abilitato a conoscere la mia posizione geografica.
I fattori-chiave per la diffusione di FourSquare sono sicuramente la dimensione del gioco e la disponibilità di dispositivi mobili con GPS. Non si può escludere, come scenario futuro, che Facebook si metta alla rincorsa dei geo social network e li superi, dando la possibilità di comunicare la propria posizione geospaziale ai suoi 400 milioni di utenti. Staremo a vedere cosa succederà della privacy...
Intanto in Indonesia hanno sbloccato il Super Swarm Badge (249+ check-in) al Monumen Perjuangan che ricorda le rivolte del maggio 1998 in cui morirono più di 1.500 persone e cui seguì l'abbandono del potere da parte del Presidente Suharto. Una nuova forma di rivoluzione non violenta?

12 Maggio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

L'intelligenza della Rete


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Nicholas Carr è un noto giornalista americano, ha pubblicato qualche tempo fa un articolo dal titolo "Is Google Making Us Stupid?", cioè Google ci rende stupidi? Pubblicato da una rivista molto famosa The Atlantic Monthly che dedicò all'articolo anche la copertina.
La tesi di Carr è che Internet diminuisce le nostre capacità cognitive e di concentrazione, per rispondere a questa e ad altre domande sul futuro di Internet, sono stati intervistati 850 opinion leader mondiali di tecnologia e delle applicazioni della tecnologia sugli effetti di Internet nell'ambito sociale, politico ed economico. La società di ricerca Pew Internet ha pubblicato i risultati nella ricerca: "Il futuro di Internet", che prevede, cerca di prevedere lo sviluppo della Rete da oggi fino al 2020.
Nel 2020 lo sviluppo dell'intelligenza collettiva aumenterà grazie a un accesso alla Rete sempre più diffuso nel mondo, anche nelle nazioni più povere, in principio chiunque potrà accedere a una quantità d'informazione inconcepibile prima di Internet, qualunque sia il suo stato sociale sia che sia ricco, o povero. Il futurologo Jamais Cascio ritiene che il processo di aumento dell'intelligenza collettiva e individuale sia già in corso da tempo e stia accelerando e che solo grazie a questa aumentata consapevolezza l'umanità riuscirà ad affrontare problemi come il riscaldamento globale e la penuria dell'acqua.
Per la maggioranza degli intervistati Internet diventerà un'estensione naturale della nostra memoria, sia attraverso i motori che con memorie digitali personali, si svilupperanno le capacità analitiche e di capacità critica per comparare diverse fonti d'informazione, si svilupperà anche la creatività che potrà utilizzare contenuti multimediali praticamente illimitati.
Lo sviluppo delle reti sociali avrà sempre più come obiettivo un fatto concreto, quindi la soluzione di problemi comuni, suggerire e condividere le soluzioni sia in piccola che in grande scala, dal quartiere della propria città alle politiche energetiche del proprio Paese. Le capacità mnemoniche diventeranno meno importanti, i motori di ricerca evolveranno in solutori di problemi da semplici fornitori d'informazioni quali sono oggi.
In dieci anni cambierà anche il linguaggio dell'informazione, con l'emergere di nuovi stili e di una letteratura visuale detta Screen Literacy integrata con ogni tipo di contenuto online e con la stessa programmazione, quindi con i software, ci saranno nuovi Dostoevskij di una nuova forma di letteratura.
In un'era post letteraria si svilupperà un'informazione creata dalla massa e sempre di maggiore qualità sull'esempio dell'enciclopedia online Wikipedia che ha un percentuale di errori inferiore rispetto alle voci presenti nell'enciclopedia britannica.
Con l'informazione di qualità si svilupperà però anche l'informazione spazzatura e le persone dovranno avere la capacità di valutare i singoli contenuti. La parola "intelligenza" sarà sempre più associata alla parola interconnessione e la Rete diventerà un'estensione dell'intelligenza. Quando s'inserisce un contenuto nella Rete, per esempio una parola chiave in Google, un commento, un post o un semplice link, la Rete diventa più intelligente e questa intelligenza viene diffusa a chiunque vi acceda.
Google ed in generale la Rete non ci renderanno quindi meno intelligenti ma più critici, più consapevoli, più interconnessi e più in generale parte di un'intelligenza collettiva.

5 Maggio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Il tasto LIKE di Facebook


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Facebook ha tenuto in questi giorni a San Francisco la sua conferenza annuale, Facebook ha ormai raggiunto i 400 milioni di utenti ed è il social network più importante in assoluto in Rete.
Facebook ha annunciato diverse novità, tra queste una novità che è già controversa alla sua nascita, che è il bottone Like, una funzione che potrà essere associata in Rete a qualunque contenuto, un contenuto che può essere per esempio un articolo di Repubblica.it, oppure un video pubblicato sulle piattaforme Vimeo o YouTube che consentirà a chi lo cliccherà di dare la sua valutazione positiva, quindi "I like it", mi piace, al contenuto stesso.
L'utente Facebook che cliccherà il tasto like, renderà pubbliche le sue preferenze nel suo profilo che verrà quindi aggiornato automaticamente su Facebook, questa funzione permetterà a Facebook di accedere a informazioni sul comportamento dei suoi milioni di utenti. Sono dati quindi che potrà utilizzare in seguito a fini pubblicitari per promozioni mirate.
Finora le inserzioni pubblicitarie di Facebook derivavano dai dati personali, quindi dalle informazioni che venivano fornite dagli utenti quando creavano il loro profilo, con il tasto Like, Facebook introduce il cosiddetto: "behavioral targeting" targeting comportamentale, nelle sue tecniche di marketing, in sostanza userà le informazioni raccolte dal comportamento degli utenti per proporre loro beni e servizi affini alle loro preferenze.
Questo approccio è già stato usato, è usato da Google che è il primo concorrente di Facebook per la raccolta pubblicitaria, però Google opera in un contesto aperto e chiunque può effettuare una ricerca infatti con il motore di Google senza fornire a priori i propri dati, la propria identità personale, nome, cognome, indirizzo o altre informazioni che attengono alla sua identità.
Quindi la ricerca di Google avviene in tutta la Rete, non solo all'interno di uno spazio come potrebbe essere un social network e quindi social network di Facebook. Facebook invece è un mondo chiuso, i dati personali dei suoi utenti non possono essere esportati altrove, quello che noi inseriamo diventa in sostanza proprietà usabile soltanto all'interno di questo mondo, una situazione che lo espone a critiche da parte di chi ritiene che i dati inseriti da una persona non debbano appartenere a un determinato social network, social media, ma devono essere esportabili, quindi riusati in funzione della volontà della persona in diversi spazi della rete.
Chi fa parte di Facebook sente in qualche modo di appartenere a una comunità e quando entra nella sua area è un po' come se entrasse a casa propria, una pubblicità basata sul comportamento personale, quindi sulla sua navigazione, sui suoi interessi raccolti in rete è visibile a tutti coloro che frequentano il suo sito, potrebbe essere considerata un'intrusione, una violazione di domicilio e essere quindi rifiutata.
Facebook già nel 2007 lanciò un servizio che in qualche modo ha delle affinità con Like di oggi, si chiamava Beacon. Questo sito dava informazioni sugli acquisti effettuati da un utente alla rete dei suoi amici, quello che comprava un utente poteva essere visibile anche dai cosiddetti amici di Facebook all'interno del suo profilo.
Questa iniziativa ebbe vita breve in seguito a una protesta degli utenti e Like forse potrebbe seguire la stessa sorte. Facebook ha la necessità di alimentare il suo sviluppo con nuove forme di pubblicità, ma allo stesso tempo il suo sviluppo dipende dalla libera scelta degli utenti che decidono di aggregarsi all'interno del social network e le persone non amano diventare bersagli pubblicitari.

3 Maggio 2010

E-commerce Italia/Europa 2010 - Il video del convegno
   

E-commerce Italia/Europa 2010 - Il video del convegno


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Lo sviluppo dell'e-commerce ha avuto anche nel 2009, come nei tre anni precedenti, una crescita a due cifre in controtendenza rispetto alla crisi economica. In parte l'e-commerce ha tratto vantaggio dalla stessa crisi, in quanto ha obbligato molte aziende a sviluppare strumenti alternativi on line di promozione e di vendita di prodotti e servizi con costi limitati per mantenere quote di mercato.
Nel 2009 in Italia si è affermato il settore dei giochi on line che ha superato per la prima volta il turismo per volume di ricavi.
Le linee di tendenza per l'e-commerce che si sono manifestate nel 2009 sono una crescita dei beni digitali venduti in assoluto e rispetto ai beni fisici, una politica sempre più diffusa di integrazione tra vendita off line e on line che tende a considerare in modo univoco e integrato il cliente sia in negozio che sul sito e una prima diffusione del mobile Internet con sperimentazioni di e-commerce.
Il prezzo non è più determinante come in passato per l'e-commerce, ma ad esso si sono aggiunti con un peso spesso analogo la qualità del servizio offerto e la capacità di relazione nel tempo con il cliente.
Nel 2009 si sono diffuse le strategie di gestione dei social media come Twitter, Facebook, YouTube trattati nel loro complesso dalle aziende come strumenti di marketing e di promozione alla vendita.
L'e-commerce è comunque frenato nella sua crescita da una legislazione italiana non adeguata e in alcuni casi punitiva, dalla ancora scarsa diffusione della banda larga la cui valenza strategica per lo sviluppo del Paese è sottovalutata e dai costi dei servizi spesso superiori alla media europea.