Facebook ha tenuto in questi giorni a San Francisco la sua conferenza annuale, Facebook ha ormai raggiunto i 400 milioni di utenti ed è il social network più importante in assoluto in Rete.
Facebook ha annunciato diverse novità, tra queste una novità che è già controversa alla sua nascita, che è il bottone Like, una funzione che potrà essere associata in Rete a qualunque contenuto, un contenuto che può essere per esempio un articolo di Repubblica.it, oppure un video pubblicato sulle piattaforme Vimeo o YouTube che consentirà a chi lo cliccherà di dare la sua valutazione positiva, quindi "I like it", mi piace, al contenuto stesso.
L'utente Facebook che cliccherà il tasto like, renderà pubbliche le sue preferenze nel suo profilo che verrà quindi aggiornato automaticamente su Facebook, questa funzione permetterà a Facebook di accedere a informazioni sul comportamento dei suoi milioni di utenti. Sono dati quindi che potrà utilizzare in seguito a fini pubblicitari per promozioni mirate.
Finora le inserzioni pubblicitarie di Facebook derivavano dai dati personali, quindi dalle informazioni che venivano fornite dagli utenti quando creavano il loro profilo, con il tasto Like, Facebook introduce il cosiddetto: "behavioral targeting" targeting comportamentale, nelle sue tecniche di marketing, in sostanza userà le informazioni raccolte dal comportamento degli utenti per proporre loro beni e servizi affini alle loro preferenze.
Questo approccio è già stato usato, è usato da Google che è il primo concorrente di Facebook per la raccolta pubblicitaria, però Google opera in un contesto aperto e chiunque può effettuare una ricerca infatti con il motore di Google senza fornire a priori i propri dati, la propria identità personale, nome, cognome, indirizzo o altre informazioni che attengono alla sua identità.
Quindi la ricerca di Google avviene in tutta la Rete, non solo all'interno di uno spazio come potrebbe essere un social network e quindi social network di Facebook. Facebook invece è un mondo chiuso, i dati personali dei suoi utenti non possono essere esportati altrove, quello che noi inseriamo diventa in sostanza proprietà usabile soltanto all'interno di questo mondo, una situazione che lo espone a critiche da parte di chi ritiene che i dati inseriti da una persona non debbano appartenere a un determinato social network, social media, ma devono essere esportabili, quindi riusati in funzione della volontà della persona in diversi spazi della rete.
Chi fa parte di Facebook sente in qualche modo di appartenere a una comunità e quando entra nella sua area è un po' come se entrasse a casa propria, una pubblicità basata sul comportamento personale, quindi sulla sua navigazione, sui suoi interessi raccolti in rete è visibile a tutti coloro che frequentano il suo sito, potrebbe essere considerata un'intrusione, una violazione di domicilio e essere quindi rifiutata.
Facebook già nel 2007 lanciò un servizio che in qualche modo ha delle affinità con Like di oggi, si chiamava Beacon. Questo sito dava informazioni sugli acquisti effettuati da un utente alla rete dei suoi amici, quello che comprava un utente poteva essere visibile anche dai cosiddetti amici di Facebook all'interno del suo profilo.
Questa iniziativa ebbe vita breve in seguito a una protesta degli utenti e Like forse potrebbe seguire la stessa sorte. Facebook ha la necessità di alimentare il suo sviluppo con nuove forme di pubblicità, ma allo stesso tempo il suo sviluppo dipende dalla libera scelta degli utenti che decidono di aggregarsi all'interno del social network e le persone non amano diventare bersagli pubblicitari.