Un blogger ha scritto che quando entri in Facebook non sei cliente ma sei il prodotto, una frase che fotografa perfettamente la realtà.
L'associazione Electronic Frontier Foundation, una delle più importanti del mondo che ha 61 mila iscritti che ha condotto e vinto numerose battaglie legali a favore dei diritti delle persone in Rete, ha pubblicato un articolo sull'erosione delle politiche della privacy, quindi sulla diminuzione della privacy da parte di Facebook nei confronti di chi s'iscrive, di chi apre un account fino a oggi. All'inizio, nel 2005 Facebook era uno spazio privato per comunicare con un gruppo di persone e si è trasformato in seguito in una piattaforma dove le informazioni personali inserite sono pubbliche in modo tacito, con la tecnica del silenzio assenso. Molte informazioni in ogni caso sono pubbliche e comunque vengono vendute da Facebook ai suoi partner per inserire pubblicità mirate.
La policy di Facebook per la privacy nel 2005 consisteva in due righe: "Nessuna informazione personale inserita in Facebook sarà resa disponibile a un utente del sito che non appartenga almeno a uno dei gruppi specificati da te", tu che apri l'account nella tua selezione della privacy.
Allora la privacy era sotto il diretto controllo dell'utente e oggi però non è più così. Infatti leggere la policy della privacy attuale di Facebook richiederebbe uno spazio più lungo di questo programma e agli utenti comunque di Facebook che vogliono rimanere in Facebook, consiglio di dedicare un po' del loro tempo per leggerlo attentamente, anche se gli porterà via spazio e tempo durante la giornata.
Nel sito www.mattmckeon.com è possibile vedere l'evoluzione della privacy nel tempo su Facebook in forma grafica ed è impressionante come Facebook si sia allargato in ogni area personale che ci riguarda, nell'immagine che vedete si espande anno dopo anno e sono riportati i dati personali resi disponibili in modo predefinito in Facebook e anche all'esterno di Facebook, quindi in Internet, dati che riguardano il noto profilo, la nota rete di amici, i contenuti pubblicati, i contenuti preferiti, le reti di relazione e altro ancora.
I garanti per la privacy Europei sono intervenuti contro il meccanismo del silenzio-assenso relativo all'utilizzo dei dati inseriti dagli utenti di Facebook, questa misura è stata anche richiesta dal Senato americano. I vertici di Facebook si sono riuniti pochi giorni fa per discutere di questi aspetti legati alla privacy, senza però dare una risposta precisa. L'unica che è emersa è stata una battuta di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, che ha spiegato che la privacy è un concetto ormai superato.
I dati inseriti in Facebook vengono però utilizzati per attività di marketing remunerative, il cui vero proprietario dovrebbe essere l'utente che inserisce i suoi dati, il quale non ha nessun beneficio economico e spesso ne è all'oscuro.
Facebook ha riempito in questi anni un vuoto nell'ambito delle relazioni on line ed è tuttora il Social Network di maggior successo, ma senza i contenuti degli utenti non durerebbe un giorno. I segnali in arrivo sono infatti tutt'altro che rassicuranti per Facebook, il prossimo 31 maggio si terrà il Quit Facebook Day Mondiale, nel quale tutti gli utenti insoddisfatti si cancelleranno e nello stesso tempo stanno nascendo nuove alternative a Facebook, la più interessante in assoluto si chiama Diaspora. Diaspora è il nome di un progetto di quattro studenti della New York University che si propone di dare agli utenti di Internet la possibilità di creare la propria identità personale sul proprio personal computer, di controllarla e di condividerla e anche di collegarla con altri a propria discrezione, in sostanza non ci sarebbe più un unico contenitore che contiene l'identità di tutti, ma ognuno avrebbe la propria identità in locale.
Gli utenti di questa nuova applicazione sono chiamati "seed", semi, ognuno padrone dei propri dati, Diaspora sarà rilasciata in formato Open Source, quindi fruibile a chiunque in modo gratuito entro l'anno. Diaspora è un progetto autofinanziato, ha chiesto i soldi alla Rete, per iniziare aveva chiesto 10 mila dollari entro il primo giugno, a oggi mancano una decina di giorni, Diaspora ha già ricevuto on line circa 150 mila dollari, un segnale molto preoccupante per il futuro di Facebook.