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27 Agosto 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Social Intranet


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

L'avvento del web 2.0 e l'esplosione dei social media hanno investito anche le intranet; da circa un paio d'anni si parla di intranet 2.0 e, più recentemente, anche di social intranet.
Come é definita la social intranet

  1. adozione delle tecnologie e degli strumenti del web 2.0 nell'intranet: blog, wiki, social network, microblogging, status update, user-tagging
  2. utilizzo delle tecnologie e degli strumenti del web 2.0 esteso a tutti o a gran parte dei dipendenti.

Non si fa riferimento esplicito alle logiche "organizzative" o "di relazione" che il web 2.0 ha stimolato, favorito o anche solo rese possibili.
Nelle 561 organizzazioni che hanno partecipato alla Intranet 2.0 Global Survey della Prescient Digital, le tecnologie web 2.0 integrate nell'intranet sono:
blog, nel 47% dei casi (13% a livello enterprise)
wiki, nel 47% dei casi (17% a livello enterprise)
forum, nel 46% dei casi (19% a livello enterprise)
IM, nel 46% dei casi (29% a livello enterprise)
RSS, nel 37% dei casi (13% a livello enterprise)
social networking, nel 19% dei casi (6% a livello enterprise)

Emerge che i costi di implementazione possono essere abbastanza contenuti: il 46% delle aziende ha investito meno di 10.000 dollari per l'implementazione dell'intranet 2.0, mentre un 35% ha investito fino a 100.000 dollari. E' possibile che chi ha investito di meno abbia integrato solo una delle diverse tecnologie del web 2.0 e lo abbia fatto a livello dipartimentale. Il fatto positivo è che questo primo avvio ci sia stato - anche se più si comprimono i costi, più i rischi di insuccesso aumentano.
Il livello di soddisfazione complessivo è comunque basso: solo il 29% delle organizzazioni giudicano l'esperienza d'uso nell'intranet 2.0 molto buona o buona. Per quale motivo la soddisfazione d'uso è bassa? E' una questione di:
bassi investimenti - meno risorse investo, meno posso curare gli aspetti "soft" dello strumento
debolezza del caso d'uso - se lo strumento non risolve un problema specifico ed evidente a tutti, l'uso è per forza di cose "facoltativo" o "superficiale"
poca attenzione alla usabilità e alla user experience - non basta installare il software per usarlo con soddisfazione, occorre che la modalità d'uso sia inserita nel flusso circadiano delle attività quotidiane delle persone
poca cura alla formazione - non basta installare; occorre formare, addestrare, sostenere giorno dopo giorno
poco sostegno da parte dei manager - se non sono loro i primi a coinvolgersi, è chiaro che gli altri non lo faranno
poco presidio - tutti i cambiamenti devono essere presidiati da vicino in modo sistematico, altrimenti la spinta iniziale si esaurisce.

In un recente articolo dal titolo The Rise of Intranet 2.0: The Social Intranet Toby Ward riepiloga il percorso evolutivo delle intranet in questo modo:
- Version 1.0: Welcome page (a welcome message and a phone number)
- Version 1.1: Bulletin board (simple communications)
- Version 1.2: Corporate newsletter (structured news & limited document management)
- Version 1.3: Help Desk (simple transactions like the employee directory)
- Version 1.4: Corporate Store (more complex transactions such as e-HR and self-service)
- Version 1.5: The Portal (authorization, authentication, application & database integration)

Il passaggio dalla versione 1.5 alla versione 2.0 potrà essere raccontato tra qualche anno; per ora possiamo solo prevedere diverse gradazioni di sviluppo: dal blog dell'AD o del DG, al wiki della Ricerca & Sviluppo, al microblogging dell'assistenza clienti fino al social networking nelle organizzazioni con più siti operativi.
Ma il percorso è tracciato e se ancora capita di trovare, in aziende importanti e in organizzazioni amministrative pubbliche, situazioni che hanno dell'incredibile, è solo questione di tempo (congiuntura economica permettendo) e di pressione esercitata dai giovani che entrano nel mondo del lavoro. Uno studio che risale a un paio di anni fa, condotto su 1.000 impiegati di vari paesi europei, mostrava che:
• il 39% del campione con età compresa tra i 18 e i 24 anni era disposto a cambiare datore di lavoro se questi gli avesse impedito di accedere a Facebook o a YouTube
• un altro 21% avrebbe provato fastidio davanti a una simile limitazione.

In pratica: i giovani stanno arrivando e chiedono alle imprese di rinnovare il proprio modo di essere online. Gli imprenditori e i manager si trovano davanti a una grande sfida, come se non bastasse quella su cui il mercato da mesi li sta ingaggiando: perpetuare le logiche direttive che li hanno guidati sino ad oggi oppure adottare pratiche collaborative e di crowdsourcing per stimolare l'innovazione dei prodotti, dei servizi, dei processi interni. Grande sfida, che apre un'altra domanda: le logiche organizzative e di governo tradizionali sono sufficienti ad affrontare il mercato di oggi e soprattutto il mercato di domani?

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