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24 Settembre 2010

Immagine: Univercity.it
Immagine: Univercity.it
   

I social network degli ex-alunni


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

I social network oggi sono ovunque e rappresentano la vera spina dorsale della rete. E tra i tanti social network, ce n'è un tipo di cui di solito non si parla: è quello costituito dalle reti di ex-alunni di uno stesso college o una stessa università. Bene, una recente ricerca di Barry Newstead, attuale responsabile sviluppo globale della Wikimedia Foundation, con Laura Lanzerotti ha scoperto che questi network di alumni hanno un potere così grande da muovere i mercati.
Gli autori hanno studiato oltre quindici anni dati relativi alle decisioni di investimento prese dai gestori dei portafogli di alcuni fondi comuni d'investimento (tra 1990 e il 2006). Hanno confrontato le performance degli investimenti in società in cui almeno un alto dirigente aveva frequentato lo stesso college di chi effettuava l'investimento, con quelle degli investimenti in società in cui non c'era un passato di studi universitari in comune tra i vertici aziendali e gli investitori. E hanno trovato che i gestori dei fondi d'investimento investono di più in aziende con i cui dirigenti sono legati da un percorso di istruzione comune. E che i rendimenti di questi investimenti sono significativamente superiori a quelli effettuati in società non connesse, circa il 7,8% l'anno. Inoltre, le dimensioni sia degli investimenti che dei rendimenti sono tanto maggiori quanto più stretto è il legame.
Questi risultati potrebbero essere interpretati come una manifestazione nel migliore dei casi del legame esistente tra ex alunni della stessa università o nel peggiore di insider trading. Ma un'altra spiegazione sta nella capacità dei network sociali (nel senso di rapporti umani, non di piattaforme online) di diffondere informazioni preziose. E tra questi le reti di ex-alunni si rivelano particolarmente efficaci. Naturalmente, la ricerca si è concentrata solo sugli Stati Uniti, ma nulla impedisce di pensare che meccanismi analoghi funzionino bene anche in Europa e in Italia. Non è altro, probabilmente, una versione aggiornata e potenziata (ma anche un po' democraticizzata) di quello che una volta si chiamava il "salotto buono della finanza".

14 Settembre 2010

Focus
Focus "Il Mobile e l'e-commerce 2010"
   

Focus "Il Mobile e l'e-commerce 2010"


Tutti i post di Davide Casaleggio
 
La possibilità di essere sempre connessi a costi contenuti e l'aumento della dimensione degli schermi dei telefoni cellulari ha aperto nuove possibilità di servizio per l'utente finale e opportunità di business per le aziende. L'Italia è, infatti, al primo posto tra i maggiori paesi Ue per numero di utilizzatori di smartphone.

In quest'ottica il 14% delle aziende che in Italia fanno e-commerce sta già attuando una strategia mobile ed il 35% ha in programma di investire nell'ambito tra la fine 2010 e il 2011. Gli obiettivi principali delle aziende sono l'aumento delle vendite (28%) e la fidelizzazione dell'utente (23%). Non sorprende quindi che ben il 30% delle aziende e-commerce italiane stia pianificando di permettere l'acquisto da mobile, il 25% di utilizzare il mobile per campagne marketing, il 20% di utilizzare il servizio informativo via SMS e per il restante quarto di aziende per servizi come la review dei prodotti, la comparazione dei prezzi e il check dello stock di magazzino.

DOWNLOAD.jpgIl 17% delle aziende e-commerce italiane ha realizzato un'applicazione per smartphone (ad es. iPhone o Blackberry), mentre il 18% ha predisposto il sito per la navigazione da mobile. Di queste circa la metà (42%) permette di consultare il catalogo dei prodotti, mentre un terzo (33%) consente di acquistare direttamente da dispositivo mobile. La vendita e-commerce da dispositivo mobile sta infatti acquisendo una nicchia dell'e-commerce anche se in Italia è limitata a pochi operatori in particolare nell'ambito trasporti e abbigliamento.

In relazione agli interessi degli utenti le aziende ritengono che i servizi mobile maggiormente appetibili siano: la consultazione del catalogo (27%), l'assistenza in tempo reale (23%), l'acquisto da mobile (22%), "trova il punto vendita" (14%) e le promozioni tramite sms (13%).