I social network oggi sono ovunque e rappresentano la vera spina dorsale della rete. E tra i tanti social network, ce n'è un tipo di cui di solito non si parla: è quello costituito dalle reti di ex-alunni di uno stesso college o una stessa università. Bene, una recente ricerca di Barry Newstead, attuale responsabile sviluppo globale della Wikimedia Foundation, con Laura Lanzerotti ha scoperto che questi network di alumni hanno un potere così grande da muovere i mercati.
Gli autori hanno studiato oltre quindici anni dati relativi alle decisioni di investimento prese dai gestori dei portafogli di alcuni fondi comuni d'investimento (tra 1990 e il 2006). Hanno confrontato le performance degli investimenti in società in cui almeno un alto dirigente aveva frequentato lo stesso college di chi effettuava l'investimento, con quelle degli investimenti in società in cui non c'era un passato di studi universitari in comune tra i vertici aziendali e gli investitori. E hanno trovato che i gestori dei fondi d'investimento investono di più in aziende con i cui dirigenti sono legati da un percorso di istruzione comune. E che i rendimenti di questi investimenti sono significativamente superiori a quelli effettuati in società non connesse, circa il 7,8% l'anno. Inoltre, le dimensioni sia degli investimenti che dei rendimenti sono tanto maggiori quanto più stretto è il legame.
Questi risultati potrebbero essere interpretati come una manifestazione nel migliore dei casi del legame esistente tra ex alunni della stessa università o nel peggiore di insider trading. Ma un'altra spiegazione sta nella capacità dei network sociali (nel senso di rapporti umani, non di piattaforme online) di diffondere informazioni preziose. E tra questi le reti di ex-alunni si rivelano particolarmente efficaci. Naturalmente, la ricerca si è concentrata solo sugli Stati Uniti, ma nulla impedisce di pensare che meccanismi analoghi funzionino bene anche in Europa e in Italia. Non è altro, probabilmente, una versione aggiornata e potenziata (ma anche un po' democraticizzata) di quello che una volta si chiamava il "salotto buono della finanza".