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30 Ottobre 2010

aNobii for iPhone 3GS
   

Cross Marketing delle librerie digitali


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

In un pianeta dove la popolazione cresce a ritmi di mezzo miliardo di individui ogni 5 anni lo spazio a disposizione di ogni persona non può che diminuire, a partire da quelli abitativi. Il digitale aiuta da qualche anno i lettori con l'ebook ad ottimizzare gli scaffali delle librerie consentendo di racchiudere migliaia di titoli in un unico dispositivo (Tablet) delle dimensioni di un libro tascabile.
In Italia il digitale (dunque l’ebook), e con esso lo sviluppo socio economico che ne deriva, è ancora ostaggio della diffusione della banda larga. Una barriera tutta locale comunque destinata a cadere nel giro di qualche anno. Risolto il problema della banda, la diffusione dei dispositivi di lettura come l’iPad ed il Kindle muterà abitudini e comportamenti degli individui anche nel settore dell’editoria. Già oggi negli Stati Uniti i dati Nielsen individuano le applicazioni a pagamento legate ai libri tra le più scaricate dai nuovi dispositivi come l’iPad.
Mentre il libro digitale si appresta a raggiungere qualche milione di lettori nei prossimi anni, la Rete offre già risposta ai quesiti su dove il lettore riporrà i suoi libri e come si trasformerà il concetto di lettura nel mondo del digitale.
Già oggi ci sono decine di siti che hanno rivoluzionato abitudini e comportamenti dei librofili ed il concetto stesso di lettura.
I servizi che ruotano intorno all’ebook sono legati all’acquisto e allo scambio di libri, all’archiviazione, all’aggregazione e alla ricerca per autore, tag, genere, prezzo. La fusione tra servizi legati alla lettura e social network ha inoltre amplificato gli orizzonti dei lettori portando alla formazione di migliaia di gruppi segmentati per età, sesso, affinità di lettura, città.
Ad oggi le librerie on line più conosciute sono:

La maggior parte offrono servizi gratuiti (LibraryThing è gratuita solo fino a 200 testi) e consentono ai lettori di poter esportare/importare gratuitamente i propri libri potendoli spostare da uno scaffale all’altro senza troppi impedimenti. Ciascuna di queste librerie virtuali offre servizi con differenti livelli di specializzazione che spaziano tra l’archiviazione (LibraryThing, My Library) e la formazione di gruppi (aNobii, GoodReads, WeRead) che condividono i propri gusti e rappresentano dei veri e propri punti di riferimento per orientare i lettori verso i titoli maggiormente apprezzati all’interno della comunità.
Orientarsi all’interno del mondo dei servizi ai lettori non è immediato ma è possibile farlo attraverso qualche ricerca in rete (es: tabella di confronto tra Shelfari, Library Thing, Goodreads), ma qualsiasi scaffale elettronico il lettore voglia scegliere appare subito chiaro che questo rappresenti per gli autori dei libri e gli editori il più importante strumento di cross-marketing mai esistito finora nel settore dell’editoria. E gli effetti saranno sempre più rilevanti con la progressiva digitalizzazione dei milioni di titoli ad oggi relegati nel mondo della cellulosa.

18 Ottobre 2010

E-commerce in Italia 2010: l'e-commerce e il mobile
E-commerce in Italia 2010: l'e-commerce e il mobile
   

Il mobile e l'e-commerce: la presentazione della Ricerca


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Le slide di Casaleggio Associati mostrate durante l'evento di presentazione della ricerca "Il mobile e l'e-commerce".  Tra gli argomenti trattati: le attività in ambito mobile considerate profittevoli, i servizi presenti sui siti ottimizzati, le motivazioni della realizzazione delle application e le prospettive per le gli investimenti futuri.



Scarica i grafici

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12 Ottobre 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio
   

Il virus nella realtà


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La Cyber War ha fatto un passo avanti, dai programmi dei computer si è spostata nel mondo fisico. Un fatto inevitabile data la convergenza tra mondo digitale e mondo fisico. Gli oggetti di qualunque tipo e complessità sono sempre più connessi a Internet e i virus che prima infettavano il software, possono sabotare una rete elettrica o una centrale nucleare.

Stuxnet è il virus più diffuso, scoperto per la prima volta nel giugno del 2010. Stuxnet viene propagato dai computer nelle macchine industriali, fornisce false istruzioni agli apparati e false informazioni agli operatori. Stuxnet sta diventando un problema di dimensioni mondiali, per ora e si è diffuso soprattutto in Iran e molti hanno visto in questo un attacco non convenzionale alla politica di quel Paese e alle sue centrali nucleari.

Stuxnet è diffuso in minima parte al di fuori dell'Iran, quasi unicamente nei Paesi islamici come Indonesia, Pakistan, Azerbaigian. Di certo la creazione di Stuxnet ha richiesto tempo, competenze informatiche di alto livello e forti investimenti, non è quindi l'opera di un hacker, ma con tutta probabilità di un team di esperti.

Stuxnet si introduce in sistemi industriali controllati da apparati della Siemens in modo indiretto. Entra in un pc con il sistema operativo Microsoft Windows attraverso il download dei dati di una chiavetta USB, il virus verifica la presenza di applicazioni software Siemens per il controllo di macchine industriali, se non le trova migra nella rete e continua la sua ricerca. Una volta rintracciata un'applicazione Siemens, Stuxnet ne cambia la logica di controllo e invia istruzioni modificate alle macchine industriali. Ad oggi il virus ha colpito raffinerie, centrali elettriche e impianti di produzione.

Siemens ha dichiarato che 15 suoi clienti hanno rilevato la presenza di Stuxnet e che, da quando Microsoft ha rimosso il baco che consentiva l'ingresso di Stuxnet in Windows, nessuna anomalia è più stata segnalata. Non si può però sapere se Stuxnet è presente in qualche impianto in attesa di essere attivato in un tempo pre definito nel futuro e neppure se in qualche impianto sia già attivo senza che sia stato possibile scoprirlo.

Stuxnet sarà ricordato come il primo virus che è transitato da Internet alle macchine, al mondo reale. Ed è solo l'inizio. Internet delle cose, quindi l'intelligenza inserita negli oggetti e il loro collegamento alla Rete, diventerà la nostra realtà quotidiana e ogni oggetto sarà dotato di uno o più antivirus.


1 Ottobre 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Business is social?


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Più un'impresa sviluppa e coltiva le sue caratteristiche "social", più ha opportunità di successo nel proprio business. Su questa affermazione si potrebbe discutere all'infinito senza mai venirne a capo. Ma se assumiamo che sia vera, quali implicazioni possono derivare? Se definiamo un indice "di socialità" e lo misuriamo in qualche modo, potremmo ottenere una indicazione sulla probabilità di successo di un'impresa. Interessante ma, alla prova dei fatti, forse un po' azzardato: cosa potrebbe accadere se da queste "misurazioni" discendessero valutazioni sulla solidità nel futuro di un'impresa, sul valore per gli investitori, e così via? È uno scenario tra il fantascientifico e l'apocalittico.

Qualcuno che lo ha fatto però c'è stato. Il NetProspex Social Index misura l'attività sui 9 principali social network (Facebook, Linkedin, Twitter, MySpace, Friendster, Flickr, LiveJournal, hi5 e Flixster) e si basa sul numero medio di amici o connessioni e il numero medio di tweets, follower e following per utente.
Inventato da NetProspex, è stato recentemente applicato per ottenere una visione sintetica delle "caratteristiche sociali" di alcune tra le più grandi imprese americane. I risultati sono stati raccolti nel documento "Social Report" pubblicato nel Maggio 2010.

La ricerca ha esaminato l'utilizzo della rete sociale da parte di circa 100.000 dipendenti di queste aziende, i dati raccolti sono stati "frullati" con l'algoritmo che è alla base dell'indicatore e il risultato è il valore attuale dell'indice NPSI. Questi i primi 10 nomi della "Social 50 Ranking", l'elenco delle TOP 50 ordinate in senso decrescente del valore NPSI (riportato tra parentesi):

  1. Microsoft (306)
  2. eBay (208)
  3. Amazon.com (202)
  4. Walt Disney (181)
  5. Google (172)
  6. Electronic Arts (164)
  7. Intuit (163)
  8. Raytheon (157)
  9. Best Buy (155)
  10. Apple (152).

Fanalini di coda, General Electric e IBM a pari merito al 49° posto con un valore NPSI pari a 67 e Coca-Cola al 50° posto con un valore NSI di 65.
Il social network più utilizzato è LinkedIn (il 43% per cento del campione ha un profilo sul popolare social network), seguito da Facebook, fermo all'11%. Tanto per capire meglio la situazione, al terzo posto troviamo a pari merito Flickr e MySpace al 4%.

E' come affermare che le caratteristiche "sociali" di un'impresa dipendono dal numero di dipendenti presenti su LinkedIn e dal numero medio di connessioni che questi hanno. Se pensiamo che su LinkedIn esistono gruppi con l'unico obiettivo di creare connessioni tra i profili, senza alcun riguardo per la qualità della connessione (ad esempio, conosco la persona, ho un rapporto di lavoro o di amicizia con lei, o quantomeno le ho scritto almeno una mail oltre a quella di richiesta di contatto), la solidità dell'indice appare un po' compromessa.

Se in più consideriamo che spesso, almeno il Italia, le persone iniziano a curare il profilo LinkedIn quando si mettono alla ricerca di un nuovo impiego, allora, forse, essere il primo nella TOP 50 NPSI non è un indicatore di cui andare fieri!