Più un'impresa sviluppa e coltiva le sue caratteristiche "social", più ha opportunità di successo nel proprio business. Su questa affermazione si potrebbe discutere all'infinito senza mai venirne a capo. Ma se assumiamo che sia vera, quali implicazioni possono derivare? Se definiamo un indice "di socialità" e lo misuriamo in qualche modo, potremmo ottenere una indicazione sulla probabilità di successo di un'impresa. Interessante ma, alla prova dei fatti, forse un po' azzardato: cosa potrebbe accadere se da queste "misurazioni" discendessero valutazioni sulla solidità nel futuro di un'impresa, sul valore per gli investitori, e così via? È uno scenario tra il fantascientifico e l'apocalittico.
Qualcuno che lo ha fatto però c'è stato. Il NetProspex Social Index misura l'attività sui 9 principali social network (Facebook, Linkedin, Twitter, MySpace, Friendster, Flickr, LiveJournal, hi5 e Flixster) e si basa sul numero medio di amici o connessioni e il numero medio di tweets, follower e following per utente.
Inventato da NetProspex, è stato recentemente applicato per ottenere una visione sintetica delle "caratteristiche sociali" di alcune tra le più grandi imprese americane. I risultati sono stati raccolti nel documento "Social Report" pubblicato nel Maggio 2010.
La ricerca ha esaminato l'utilizzo della rete sociale da parte di circa 100.000 dipendenti di queste aziende, i dati raccolti sono stati "frullati" con l'algoritmo che è alla base dell'indicatore e il risultato è il valore attuale dell'indice NPSI. Questi i primi 10 nomi della "Social 50 Ranking", l'elenco delle TOP 50 ordinate in senso decrescente del valore NPSI (riportato tra parentesi):
- Microsoft (306)
- eBay (208)
- Amazon.com (202)
- Walt Disney (181)
- Google (172)
- Electronic Arts (164)
- Intuit (163)
- Raytheon (157)
- Best Buy (155)
- Apple (152).
Fanalini di coda, General Electric e IBM a pari merito al 49° posto con un valore NPSI pari a 67 e Coca-Cola al 50° posto con un valore NSI di 65.
Il social network più utilizzato è LinkedIn (il 43% per cento del campione ha un profilo sul popolare social network), seguito da Facebook, fermo all'11%. Tanto per capire meglio la situazione, al terzo posto troviamo a pari merito Flickr e MySpace al 4%.
E' come affermare che le caratteristiche "sociali" di un'impresa dipendono dal numero di dipendenti presenti su LinkedIn e dal numero medio di connessioni che questi hanno. Se pensiamo che su LinkedIn esistono gruppi con l'unico obiettivo di creare connessioni tra i profili, senza alcun riguardo per la qualità della connessione (ad esempio, conosco la persona, ho un rapporto di lavoro o di amicizia con lei, o quantomeno le ho scritto almeno una mail oltre a quella di richiesta di contatto), la solidità dell'indice appare un po' compromessa.
Se in più consideriamo che spesso, almeno il Italia, le persone iniziano a curare il profilo LinkedIn quando si mettono alla ricerca di un nuovo impiego, allora, forse, essere il primo nella TOP 50 NPSI non è un indicatore di cui andare fieri!