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25 Marzo 2011

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Foursquare come la Stele di Rosetta


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

La Stele di Rosetta fornì la chiave per l'interpretazione dei geroglifici egiziani. Era il 1822 quando un francese scoprì che i tre testi scolpiti nella lastra di basalto erano in realtà lo stesso contenuto scritto in greco, geroglifico e demotico. E poiché il greco era lingua nota, si poté interpretare le altre due lingue.

Ora Foursquare ha lanciato il Venue Project, un ambizioso progetto che ha lo scopo di unificare il database delle Venue tra più servizi.

Oggi chiunque abbia un servizio che si basa sulla localizzazione di venue ha il suo proprio database, in cui ciascuna venue ha un suo identificativo. Questi database, come è ovvio, non si parlano e non utilizzano lo stesso codice per identificare la medesima venue. E' come se ogni esercizio commerciale avesse più numeri di telefonia fissa in funzione dell'elenco telefonico dal quale è censito: una giungla.

E' una situazione abbastanza tipica, alla quale siamo abituati; pensiamo ad esempio a tutti i servizi online di raccomandazione, a tutte le directory di esercizi commerciali di tutti i generi, a tutti i portali di booking o di semplice promozione: in ogni ambiente ciascuna venue ha un codice identificativo differente, che spesso non è noto al navigatore (anche perché, tutto sommato, non gli interessa).

Obiettivo della Venue Harmonization Map di Foursquare è la connessione tra database diversi mediante la transcodifica del codice venue; il risultato è, ad esempio, facilitare la creazione di mashup tra servizi differenti.

Già oggi le API di Foursquare consentono di cercare venue sul database di Foursquare utilizzando il codice o la URL di provenienza da The New York Times, New York Magazine, Thrillist e MenuPages (). Nulla più di un semplice cross reference, ma un passo verso uno scenario sfidante: una piattaforma utile agli utenti di qualunque applicazione che sia di aiuto a condividere esperienze nel mondo reale attraverso il più completo database di venue del mondo.
Al momento tutto questo può interessare soprattutto gli sviluppatori, coloro che lavorano sulla piattaforma e ne utilizzano le funzionalità di integrazione con altri servizi. Di certo la possibilità di diventare LA piattaforma di riferimento per la nascita di altre start-up sposta l'asse della competizione con altri servizi LBS, come Google e Facebook Places.

Di certo oggi Foursquare deve lavorare molto anche sul piano della "qualità" delle venue censite nei suoi archivi: a questo scopo ha coinvolto utenti in tutto il mondo conferendo loro la qualifica di SuperUser e assegnando la "responsabilità" di gestire le segnalazioni degli utenti relative a venue chiuse, duplicate o fake.

16 Marzo 2011

   

Presentazione di Cadoinpiedi.it


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

In questi anni un solo sito di informazione on line ha avuto un grande successo commerciale, e solo per i suoi proprietari: The HuffPo.
3.000 contributori accreditati, 150 assunti e 12.000 contributori occasionali. Costa poco, molto meno dei giornali off line, e ha reso 320 milioni di dollari con la sua vendita a AOL. Dopo l'acquisto la signora Huffington ha subito annunciato dei licenziamenti e i blogger per ritorsione hanno dichiarato che non scriveranno più nulla sul portale. The HuffPo vive anche della relazione con i lettori e dei loro contributi, circa 2 milioni al mese tra commenti, foto e filmati segnalati.
La signora Huffington ha detto a proposito dei giornali: "Il problema non è come salvare i giornali, ma il giornalismo". Io specificherei ancora di più la risposta: "Il problema è come salvare i veri giornalisti, come salvare la qualità del giornalismo".

I bits, si dice spesso, costano molto meno degli atomi, ma lo spostamento della carta stampata alla Rete non è solo questo, non è solo un fattore economico, ma la valorizzazione di ogni autore, di ogni opinionista che diventa più visibile in Rete e, in sostanza, imprenditore di sé stesso. In Rete vige la gratuità delle news, delle notizie. Ogni secondo sono prodotti 1.000 tweets, ogni mese sono aggiunte 2,5 miliardi di foto a Facebook e ogni giorno, sono visti un miliardo di video da YouTube. Le news sono gratuite, l'approfondimento no. La stessa news ha diverse fonti, anche migliaia in pochi minuti, l'approfondimento ha spesso un solo riferimento autorevole, l'autore o il giornalista/autore come capita sempre più spesso.

Cadoinpiedi

L'obiettivo di Cadoinpiedi è di aggregare la più importante comunità di autori in Italia, ognuno autorevole su argomenti specifici, e avere ogni giorno la loro valutazione su fatti di attualità. Una realtà aumentata dell'informazione quindi, per produrre "augmented news" sui fatti del giorno. Nessun autore, anche straniero, è escluso da questa libera comunità. Cadoinpiedi dà la possibilità ad ogni lettore di poter contattare direttamente l'autore. Cadoinpiedi dà a ogni autore una importante visibilità on line. Gli autori dispongono di una loro area con tutti gli articoli e i video pubblicati (Cadoinpiedi pubblica un video al giorno) e la loro presenza sui più importanti social media come YouTube, Twitter e Facebook. La gestione dei loro contributi è a carico completo di Cadoinpiedi.
Cadoinpiedi non esiste in Italia come format on line e non ha probabilmente precedenti anche altrove ed è un'alternativa, anche se non l'unica, per gli autori di fronte al tramonto dei giornali e alla digitalizzazione dei contenuti.

L'informazione di carta sta scomparendo. Negli Stati Uniti nel 2008 c'erano 480 giornali in meno rispetto al 1940. La distribuzione giornaliera dei quotidiani è diminuita del 25,65 dal 2000. Nel 2009 la pubblicità, rispetto al 2008, è scesa del 26% e per il 2010 il numero è sostanzialmente simile. L'occupazione nei giornali statunitensi è diminuita di un terzo dal 1990. I blogger professionali per i quali il blog è la prima fonte di guadagno sono il 17%, i ricavi provengono in prevalenza dai motori di ricerca, soprattutto Google, e dalle inserzioni pubblicitarie. Un blogger professionale negli Stati Uniti ha un ritorno di circa 122.000 dollari/annui dalla pubblicità e da altre fonti, come ad esempio le inchieste a pagamento come avviene attraverso il siti Spot.us.

L'obiettivo di Cadoinpiedi è la creazione di una casa comune on line di incontro tra autori e lettori, tra informazione e approfondimento. Una libera comunità di autori che dispone, già oggi, prima del suo lancio, di più di cento firme autorevoli.

11 Marzo 2011

   

Il futuro dell'informazione


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Intervista di Blogosfere a Gianroberto Casaleggio sul futuro dell'informazione on line.

B - Blogosfere insieme a Gianroberto Casaleggio della Casaleggio Associati per parlare di informazione e di Web. Come sta cambiando il mondo dell'informazione e perché i giornali non hanno futuro come ci hai detto prima?
GC - Il mondo dell'informazione sta cambiando molto rapidamente. In realtà i giornali non solo non hanno futuro ma, spesso non hanno neanche un passato. Molti giornali, soprattutto negli Stati Uniti dove la rete è maggiormente diffusa, hanno già chiuso per la versione on line e per la versione off line, tutte e due, in alcuni casi sono sopravvissuti alla versione on line.
Il trend è quello di spostare sempre più l'informazione verso i contenuti e non verso la struttura. Se noi pensiamo al giornale, questo è un palinsesto: ha un comitato di redazione, ha degli azionisti. È un'azienda ed e un'azienda anche molto complessa. Se viceversa pensiamo all'informazione on line, immediatamente ragioniamo in termini di contenuto, non di testata. Cerchiamo un'informazione, poi cerchiamo una persona. Per cui, se si valuta il futuro, secondo me è corretto valutare il futuro in termini di maggiore qualità, nel senso che l'informazione ovviamente sopravvivrà al format dei giornali, sopravvivranno anche i giornalisti di valore, che anzi saranno premiati ancora di più da parte della rete. Certamente cambieranno le strutture attuali, anche di controllo dell'informazione, perché spesso un giornalista all'interno di un giornale ha comunque dei vincoli: il giornale ha degli azionisti, questi azionisti magari possono non essere d'accordo sempre con i contenuti del giornalista. I gradi di libertà del giornalista aumenteranno di molto e anche la sua popolarità. Chiamarlo giornalista forse è sbagliato, bisognerebbe parlare forse di opinion leader o di persona fortemente competente sulle sue attività di informazione.
B - Quindi parliamo anche di blogger?
GC - Sì parlare di blogger ormai, è parlare del passato perché la maggior parte dei blog sono stati assorbiti, un po' come se fosse un buco nero, da Facebook che lentamente ha assorbito i blog di chi lo faceva in modo episodico oppure per piacere. I blog più importanti, come ha insegnato l'esempio di Huffington proprio chiamarli blog perché sono dei punti di informazione esattamente come può essere il New York Times, il Financial Times o Il corriere.it, quindi il tempo dei blog nell'ambito dell'informazione non è finito, ma è sicuramente ridimensionato.
B - Per quanto riguarda la Huffington Post di cui hai parlato prima: si avvale di blogger o di opinionisti di rilievo importanti che però hanno sollevato delle problematiche. La problematica fondamentale è quella della retribuzione. Arianna Huffington a fronte di questo problema, di questa richiesta ha detto: "taglierò perché i blogger godono già della visibilità che soltanto la Huffington gli può dare". Questi opinion leader sono anche destinati a lamentare continuamente un'assenza di retribuzione anche in futuro?
GC - Negli Stati Uniti, un opinion leader che lavori prevalentemente o soltanto in rete può raggiungere facilmente una cifra intorno ai 120 mila dollari annuali e anche molto di più tra inserzioni, pubblicità e attività che possono essere commissionate in termini di articoli o di inchieste. Quindi oggi c'è un po' un affrancamento da parte dei migliori, ovviamente, dai vecchi schemi in cui qualcuno li ospita perché diventino popolari. Sono già popolari loro, non hanno bisogno di Arianna Huffington. E' il contrario, questi blogger che hanno partecipato al progetto di The Huffington Post, sono stati loro a rendere popolare The Huffington Post, non il contrario. Il fatto che non siano stati remunerati in alcun modo nella vendita da AOL di circa 320 milioni di dollari, secondo me è un errore anche mediatico perché comunque loro hanno contribuito e in una cifra del genere poteva esserci una parte sicuramente destinata anche a loro. Il passo successivo, come è avvenuto, è stato il licenziamento di alcuni redattori di The Huffington Post la scorsa settimana. È una redazione molto piccola, quindi non credo ad un futuro di un contenitore se non c'è una partecipazione vera da parte dei contributori di livello e in qualche modo remunerata.
B - Ha parlato di partecipazione, il problema si pone anche per i lettori. Quanto è importante integrare la partecipazione dei lettori all'interno del contenuto che viene proposto?
GC - La distinzione è sempre più vaga, infatti The Huffington Post ha citato come ultimo numero 2 milioni di contributi tra commenti validi, commenti di qualità, filmati segnalati o fotografie inviate che facevano parte dell'informazione del The Huffington Post che veniva dai lettori, della parte integrante dell'informazione. Quindi questa differenza è sempre meno rilevante, nel senso che il lettore tende a partecipare e spesso un commento di un post può essere più interessante del post stesso. Noi facciamo sempre dei confronti con il mercato americano perché si parla di mercato. L'informazione è un mercato alla fine, se non ha la possibilità di autosostentarsi chiude. Questo negli Stati Uniti è molto più vero che da noi in cui l'informazione è anche assistita in quanto noi abbiamo ogni anno una parte rilevante dei contributi dello Stato che aiutano l'informazione a reggere il mercato. Però è una tendenza irreversibile, per cui in futuro ci sarà sempre più spazio per inchieste nate on line e per giornalisti, opinion leader che avranno la possibilità di essere indipendenti nella loro informazione verso le persone attraverso la rete.
B - Visto anche il pubblico del sito di Beppe Grillo dietro il quale c'è la Casaleggio Associati, non le è mai venuta in mente la possibilità di proporre delle inchieste su questo formato sul sito di Grillo?
GC - In realtà sono proposte in termini diretti, nel senso che molte volte alcuni commenti vengono valutati da Grillo come importanti e attraverso questi commenti partono delle inchieste. Sicuramente non hanno il formato dell'inchiesta tradizionale, però hanno altri format. Per esempio seguire le morti in carcere quando sono state segnalate, perché poi la maggior parte dei filmati che vengono realizzati per Grillo, di solito sono segnalati da qualcuno che chiede, senza pagare, che venga messa in luce una certa situazione. Questo è avvenuto anche per la situazione del precariato e quindi attraverso filmati, testi, documenti, in realtà si fa un'inchiesta che non è l'inchiesta tradizionale. È una lettura diversa, molto più fluida rispetto al passato.
B - Quali sono i punti di forza che hanno reso il blog di Beppe Grillo uno dei più letti al mondo?
GC - La partecipazione del lettore sicuramente, che è stata molto importante e poi il fatto di trattare argomenti magari scomodi o comunque non trattati altrove. Per la legge di mercato, quando non viene trattato un argomento, si va dove questo argomento viene trattato. Poi probabilmente è stato importante dare voce a molte persone o situazioni della società che non avevano voce altrove.
B - Quanto è contata una buona comunicazione strategica sul web anche per il decollo del Movimento Cinque Stelle?
GC - Sicuramente conta moltissimo, senza organizzazione, senza comunicazione ci sono solo delle situazioni temporanee.
B - Il prossimo progetto sul blog di Beppe Grillo? State pensando anche a progetti nuovi da proporre?
GC - Sì, il prossimo progetto che dovrebbe partire, spero presto, è quello della creazione di informazione senza palinsesto, dalla rete, scelta dai lettori. In rete ci sono già degli aggregatori simili a questa idea che sono Reddit per esempio, in cui le informazioni più votate in un certo istante, vengono premiate e quindi vengono rese visibili dalla piattaforma. Quando noi ragioniamo per esempio in termini di giornali, noi vediamo che il giornale in realtà ha un palinsesto, nel senso che i pesi degli articoli, la posizione degli articoli, gli stessi titoli degli articoli definiscono quello che il giornale dà come maggiore importanza e quindi invita il lettore a leggere in precedenza rispetto ad altro, ad altro contenuto del giornale. Anche il palinsesto in rete sparirà e quindi il fatto che uno legga delle notizie che sono già state selezionate e sono state selezionate in un certo ordine, è oggi vero per i giornali on line, non è vero per tutte le piattaforme. Prima citavo Reddit e in futuro secondo noi non sarà vero in assoluto. E' stato fatto un paio di anni fa un esperimento che è durato parecchio tempo, almeno un mese, negli Stati Uniti in cui sono stati valutati tutti i principali giornali on line con la loro scelta delle notizie e il peso delle notizie. Poi sono state scelte le stesse notizie sulle cosiddette piattaforme di integrazione a cui vengono votate le notizie e quindi scelte dai navigatori, scelte dai lettori e si è visto che soltanto il 15% delle notizie è sovrapponibile. Il 15% delle notizie scelte per esempio tra il Washington Post è il 15% delle notizie che un lettore on line legge, maga in realtà legge le altre 85%, questo è quello che vorremmo realizzare in un prossimo futuro.
B - E terrà conto anche dei contenuti che passeranno all'interno dei social media?
GC - Terrà anche conto dei social media. In realtà il meccanismo che stiamo cercando di creare è indipendente dalla fonte, quindi può anche essere che un blogger dia un'informazione molto più interessante in quel momento per chi è in rete. È improbabile che siano gli stessi titoli, questo sicuramente.
B - E' improbabile che siano gli stessi.
GC - E' improbabile, si.

7 Marzo 2011

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

L'Italia l'è malada


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

L'economia italiana è malata, e non da oggi. Un tasso di crescita che, negli ultimi dieci anni, è stato sistematicamente inferiore a quello degli altri Paesi europei e che procederà con lentezza anche nel 2011. Un debito pubblico che rispetto al Prodotto interno lordo non solo è tra i più alti al mondo, ma che impone interessi tali da determinare un deficit primario (non accadeva più da vent'anni). Una crescita della produttività lenta e inferiore a quella dei principali concorrenti e, in stretta connessione, una capacità competitiva internazionale delle imprese a macchia di leopardo.
La nostra economia - come ha ricordato nei giorni scorsi anche il Governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi - crescerà poco anche nei prossimi anni e si ritornerà ai livelli pre-crisi tra il 2015 e il 2018, molto dopo altri Paesi europei nostri diretti concorrenti, come Francia e Germania. La disoccupazione è ai massimi da molti anni ma, soprattutto, lo è quella giovanile, che interessa quasi un terzo della popolazione tra i 15 e i 24 anni. Il tasso di risparmio rimane per fortuna elevato, ma i consumi languono e la domanda resta debole, contribuendo a creare le condizioni per una marcata debolezza degli investimenti produttivi.
Questi e altri sono gli elementi che compongono il quadro di quella che si può ormai definire l'Italian Disease. Ma analizzare il problema ed esserne consapevoli è solo il primo passo: occorre infatti riflettere in modo positivo e propositivo alle possibili soluzioni al problema della lenta crescita. E questo è ovviamente molto più difficile. Lo sarebbe anche in condizioni normali, ma l'Italia non è in condizioni normali. Governo e Parlamento non riescono più a proporre una politica economica efficace, perché sono ormai concentrati in permanenza sullo scontro istituzionale e politico, e sulle beghe personali del primo ministro. Le imprese restano in attesa di qualche miracolo che possa sbloccare la situazione, ma la Confindustria, al di là di qualche lamentazione, non riesce a sua volta a esprimere richieste precise. I sindacati sembrano annichiliti, specie dopo la vicenda Fiat che sta rivoluzionando le relazioni industriali degli ultimi cinquant'anni. E la gente comune sta a guardare, troppo occupata a fare i conti di salari e stipendi che calano in termini reali, senza alcuna prospettiva che tornino a salire nel breve, o addirittura nel medio termine.
In questo quadro, a poco servono le litanie ottimistiche di Tremonti, che sembrano più una serie di messaggi pre-elettorali che serie analisi scientifiche. Insomma, l'Italia l'è malada, come diceva una canzone popolare degli anni Trenta, ma non si vede chi è il dutur.