Intervista di Blogosfere a Gianroberto Casaleggio sul futuro dell'informazione on line.
B - Blogosfere insieme a Gianroberto Casaleggio della Casaleggio Associati per parlare di informazione e di Web. Come sta cambiando il mondo dell'informazione e perché i giornali non hanno futuro come ci hai detto prima?
GC - Il mondo dell'informazione sta cambiando molto rapidamente. In realtà i giornali non solo non hanno futuro ma, spesso non hanno neanche un passato. Molti giornali, soprattutto negli Stati Uniti dove la rete è maggiormente diffusa, hanno già chiuso per la versione on line e per la versione off line, tutte e due, in alcuni casi sono sopravvissuti alla versione on line.
Il trend è quello di spostare sempre più l'informazione verso i contenuti e non verso la struttura. Se noi pensiamo al giornale, questo è un palinsesto: ha un comitato di redazione, ha degli azionisti. È un'azienda ed e un'azienda anche molto complessa. Se viceversa pensiamo all'informazione on line, immediatamente ragioniamo in termini di contenuto, non di testata. Cerchiamo un'informazione, poi cerchiamo una persona. Per cui, se si valuta il futuro, secondo me è corretto valutare il futuro in termini di maggiore qualità, nel senso che l'informazione ovviamente sopravvivrà al format dei giornali, sopravvivranno anche i giornalisti di valore, che anzi saranno premiati ancora di più da parte della rete. Certamente cambieranno le strutture attuali, anche di controllo dell'informazione, perché spesso un giornalista all'interno di un giornale ha comunque dei vincoli: il giornale ha degli azionisti, questi azionisti magari possono non essere d'accordo sempre con i contenuti del giornalista. I gradi di libertà del giornalista aumenteranno di molto e anche la sua popolarità. Chiamarlo giornalista forse è sbagliato, bisognerebbe parlare forse di opinion leader o di persona fortemente competente sulle sue attività di informazione.
B - Quindi parliamo anche di blogger?
GC - Sì parlare di blogger ormai, è parlare del passato perché la maggior parte dei blog sono stati assorbiti, un po' come se fosse un buco nero, da Facebook che lentamente ha assorbito i blog di chi lo faceva in modo episodico oppure per piacere. I blog più importanti, come ha insegnato l'esempio di Huffington proprio chiamarli blog perché sono dei punti di informazione esattamente come può essere il New York Times, il Financial Times o Il corriere.it, quindi il tempo dei blog nell'ambito dell'informazione non è finito, ma è sicuramente ridimensionato.
B - Per quanto riguarda la Huffington Post di cui hai parlato prima: si avvale di blogger o di opinionisti di rilievo importanti che però hanno sollevato delle problematiche. La problematica fondamentale è quella della retribuzione. Arianna Huffington a fronte di questo problema, di questa richiesta ha detto: "taglierò perché i blogger godono già della visibilità che soltanto la Huffington gli può dare". Questi opinion leader sono anche destinati a lamentare continuamente un'assenza di retribuzione anche in futuro?
GC - Negli Stati Uniti, un opinion leader che lavori prevalentemente o soltanto in rete può raggiungere facilmente una cifra intorno ai 120 mila dollari annuali e anche molto di più tra inserzioni, pubblicità e attività che possono essere commissionate in termini di articoli o di inchieste. Quindi oggi c'è un po' un affrancamento da parte dei migliori, ovviamente, dai vecchi schemi in cui qualcuno li ospita perché diventino popolari. Sono già popolari loro, non hanno bisogno di Arianna Huffington. E' il contrario, questi blogger che hanno partecipato al progetto di The Huffington Post, sono stati loro a rendere popolare The Huffington Post, non il contrario. Il fatto che non siano stati remunerati in alcun modo nella vendita da AOL di circa 320 milioni di dollari, secondo me è un errore anche mediatico perché comunque loro hanno contribuito e in una cifra del genere poteva esserci una parte sicuramente destinata anche a loro. Il passo successivo, come è avvenuto, è stato il licenziamento di alcuni redattori di The Huffington Post la scorsa settimana. È una redazione molto piccola, quindi non credo ad un futuro di un contenitore se non c'è una partecipazione vera da parte dei contributori di livello e in qualche modo remunerata.
B - Ha parlato di partecipazione, il problema si pone anche per i lettori. Quanto è importante integrare la partecipazione dei lettori all'interno del contenuto che viene proposto?
GC - La distinzione è sempre più vaga, infatti The Huffington Post ha citato come ultimo numero 2 milioni di contributi tra commenti validi, commenti di qualità, filmati segnalati o fotografie inviate che facevano parte dell'informazione del The Huffington Post che veniva dai lettori, della parte integrante dell'informazione. Quindi questa differenza è sempre meno rilevante, nel senso che il lettore tende a partecipare e spesso un commento di un post può essere più interessante del post stesso. Noi facciamo sempre dei confronti con il mercato americano perché si parla di mercato. L'informazione è un mercato alla fine, se non ha la possibilità di autosostentarsi chiude. Questo negli Stati Uniti è molto più vero che da noi in cui l'informazione è anche assistita in quanto noi abbiamo ogni anno una parte rilevante dei contributi dello Stato che aiutano l'informazione a reggere il mercato. Però è una tendenza irreversibile, per cui in futuro ci sarà sempre più spazio per inchieste nate on line e per giornalisti, opinion leader che avranno la possibilità di essere indipendenti nella loro informazione verso le persone attraverso la rete.
B - Visto anche il pubblico del sito di Beppe Grillo dietro il quale c'è la Casaleggio Associati, non le è mai venuta in mente la possibilità di proporre delle inchieste su questo formato sul sito di Grillo?
GC - In realtà sono proposte in termini diretti, nel senso che molte volte alcuni commenti vengono valutati da Grillo come importanti e attraverso questi commenti partono delle inchieste. Sicuramente non hanno il formato dell'inchiesta tradizionale, però hanno altri format. Per esempio seguire le morti in carcere quando sono state segnalate, perché poi la maggior parte dei filmati che vengono realizzati per Grillo, di solito sono segnalati da qualcuno che chiede, senza pagare, che venga messa in luce una certa situazione. Questo è avvenuto anche per la situazione del precariato e quindi attraverso filmati, testi, documenti, in realtà si fa un'inchiesta che non è l'inchiesta tradizionale. È una lettura diversa, molto più fluida rispetto al passato.
B - Quali sono i punti di forza che hanno reso il blog di Beppe Grillo uno dei più letti al mondo?
GC - La partecipazione del lettore sicuramente, che è stata molto importante e poi il fatto di trattare argomenti magari scomodi o comunque non trattati altrove. Per la legge di mercato, quando non viene trattato un argomento, si va dove questo argomento viene trattato. Poi probabilmente è stato importante dare voce a molte persone o situazioni della società che non avevano voce altrove.
B - Quanto è contata una buona comunicazione strategica sul web anche per il decollo del Movimento Cinque Stelle?
GC - Sicuramente conta moltissimo, senza organizzazione, senza comunicazione ci sono solo delle situazioni temporanee.
B - Il prossimo progetto sul blog di Beppe Grillo? State pensando anche a progetti nuovi da proporre?
GC - Sì, il prossimo progetto che dovrebbe partire, spero presto, è quello della creazione di informazione senza palinsesto, dalla rete, scelta dai lettori. In rete ci sono già degli aggregatori simili a questa idea che sono Reddit per esempio, in cui le informazioni più votate in un certo istante, vengono premiate e quindi vengono rese visibili dalla piattaforma. Quando noi ragioniamo per esempio in termini di giornali, noi vediamo che il giornale in realtà ha un palinsesto, nel senso che i pesi degli articoli, la posizione degli articoli, gli stessi titoli degli articoli definiscono quello che il giornale dà come maggiore importanza e quindi invita il lettore a leggere in precedenza rispetto ad altro, ad altro contenuto del giornale. Anche il palinsesto in rete sparirà e quindi il fatto che uno legga delle notizie che sono già state selezionate e sono state selezionate in un certo ordine, è oggi vero per i giornali on line, non è vero per tutte le piattaforme. Prima citavo Reddit e in futuro secondo noi non sarà vero in assoluto. E' stato fatto un paio di anni fa un esperimento che è durato parecchio tempo, almeno un mese, negli Stati Uniti in cui sono stati valutati tutti i principali giornali on line con la loro scelta delle notizie e il peso delle notizie. Poi sono state scelte le stesse notizie sulle cosiddette piattaforme di integrazione a cui vengono votate le notizie e quindi scelte dai navigatori, scelte dai lettori e si è visto che soltanto il 15% delle notizie è sovrapponibile. Il 15% delle notizie scelte per esempio tra il Washington Post è il 15% delle notizie che un lettore on line legge, maga in realtà legge le altre 85%, questo è quello che vorremmo realizzare in un prossimo futuro.
B - E terrà conto anche dei contenuti che passeranno all'interno dei social media?
GC - Terrà anche conto dei social media. In realtà il meccanismo che stiamo cercando di creare è indipendente dalla fonte, quindi può anche essere che un blogger dia un'informazione molto più interessante in quel momento per chi è in rete. È improbabile che siano gli stessi titoli, questo sicuramente.
B - E' improbabile che siano gli stessi.
GC - E' improbabile, si.