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25 Maggio 2011

Corriere della Sera del 25 maggio 2011
Corriere della Sera del 25 maggio 2011
   

Politica e web: intervista del Corriere della Sera a Gianroberto Casaleggio


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 
Dal Corriere della Sera del 25 maggio 2011:

Ha funzionato per i grillini, per i «Los indignados» spagnoli, per il «partito pirata» svedese. Ma in Italia la Rete «fa ancora fatica a spostare l'asse politico» . Anche a Milano, dove per mesi si è continuato a insistere che a fare la differenza siano stati i social network.
Gianroberto Casaleggio, il guru del web che gestisce il blog di Beppe Grillo e presiede la società che porta il suo nome con l'obiettivo di «sviluppare in Italia la cultura della Rete» , prova a spiegare il ruolo di Internet nelle campagne elettorali italiane. Nessun nome e cognome. Ma un postulato: «La Rete rende la politica una casa di vetro. Sottrarsi a questo modo di comunicare è lecito. Ma, a lungo andare, si prendono meno voti» .
Primo: sulla Rete paga la sincerità. Programmi chiari, risposte «non cerchiobottiste» , un approccio «empatico» . Milano? «Non ne parlo» . Casaleggio preferisce raccontare le primarie americane tra Dean e Kerry nel 2004, la prima sfida in cui Internet ebbe un ruolo rilevante. E la vittoria di Obama, «fondamentale per capire certe dinamiche» . Qualche consiglio agli aspiranti sindaco, però, Casaleggio lo elargisce volentieri. «Il candidato deve parlare con credibilità e fare promesse che può mantenere» . Solo così potrà conquistare i cittadini («non chiamiamolo popolo della Rete» ). Esempio: «Se dico che farò un depuratore, devo spiegare quanto costerà e quale ditta lo costruirà» . Esigenti, gli internauti. Ancora pochi (in Italia), ma in crescita. «A breve -- spiega l'esperto -- saranno tanti» . E a quel punto «la Rete condizionerà il potere e cambierà le forme di rappresentanza democratica. Passando dalla delega alla partecipazione diretta» . Siamo solo all'inizio. «Gli Usa sono davanti anni luce e noi siamo il fanalino di coda dell'Europa» . Per questo Casaleggio nutre qualche riserva sul fatto che in Italia la campagna elettorale via Internet paghi, «anche se con il Movimento 5 stelle ha funzionato» . E i tweet di Moratti e Pisapia? «Non commentabili» . Chi ha usato meglio la Rete? «Nessuno dei due» . I social media? «Bene se dicono cose che hanno impatto» . E cioè non «io faccio» , «io sono andato» . Ma richieste di ascolto e confronto. Perché «il programma di Milano lo devono scrivere gli elettori» . Insomma, «la politica del futuro è un servizio civile, un mandato a tempo» . Aneddoto: «Quando Clinton lasciò, disse: "Essere presidente is just a job, solo un lavoro"» .
Approccio post ideologico, il segreto è tutto qui. Casaleggio ritorna a Obama: «Ha raccolto fondi dalla Rete e in questo modo ha potuto svincolarsi dalle lobby e rispondere direttamente ai cittadini» . Previsione: «L'intermediazione tra il potere e gli elettori sarà sempre più tenue» . Ricapitolando. Chi vuole scendere in politica e usare il web deve procurarsi un buon consulente («anche se non si può trasformare un rospo in un principe» ). In più, deve avere collaboratori fidati («se hai fatto scrivere un messaggio a un galoppino gli utenti se ne accorgono, non sono scemi» ) o, meglio, rispondere personalmente ai messaggi degli internauti. Ricette per una vittoria (quasi) sicura. Almeno all'estero. «In Italia il web non è così diffuso. Siamo ancora allo stato iniziale»

11 Maggio 2011

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Emergenti o emersi?


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Lo spostamento del baricentro degli equilibri economici e commerciali mondiali è iniziato da ormai molti decenni, muovendosi gradualmente dall'Atlantico al Pacifico. Negli ultimi anni, però, questa dinamica è divenuta sempre più forte, sia per la maggiore velocità di crescita dei Paesi emergenti, sia per la relativa stagnazione di quelli più sviluppati. E i dati di fatto sono indubbiamente impressionanti. Le economie dei Paesi emergenti pesavano all'inizio degli anni Novanta all'incirca un terzo dell'economia mondiale, contro i due terzi dei Paesi avanzati, a loro volta dominati dalla massiccia realtà nordamericana e da quella europea.
Oggi il peso economico degli emergenti supera la metà del totale mondiale e si avvia entro il 2030 a costituirne i due terzi. Dunque, in soli quarant'anni, un totale ribaltamento della situazione, con il mondo ricco che contava due terzi avviato a pesare attorno al 35% e, viceversa, il mondo emergente (ma ormai non dovremmo chiamarlo emerso?) pronto a passare al timone dell'economia mondiale dominandone i due terzi.
Lo sviluppo degli emergenti non è più fondato prevalentemente sulla sostituzione delle importazioni e sull'export; nei fatti, in molti Paesi emergenti come Brasile, Cina, India, Messico, Russia e Sud Corea e altri lo sviluppo è alimentato da una classe media di crescenti dimensioni e con un potere d'acquisto relativamente elevato. Le stime indicano che entro dieci anni in Cina questa popolazione, che già oggi conta per più di 100 milioni di individui, supererà i 300 milioni. E non si tratta solo di Cina, India o simili; una ricerca McKinsey calcola in 100 milioni gli africani che in 10-15 anni avranno un reddito pro-capite da classe media e, dunque, un potere di spesa corrispondente.
Questa classe media fortemente urbanizzata esercita una forte domanda di beni e servizi che alimenta il mercato locale e quello internazionale. Basti pensare che in Cina oltre 100 città "minori" hanno una popolazione superiore al milione di abitanti e che nel 2025, delle 30 "megalopoli" del mondo, 25 saranno situate nei Paesi oggi chiamati emergenti. La classe media di questi Paesi, ossia coloro che hanno un reddito pro-capite annuo di almeno 5.000 dollari, passerà da 2,6 miliardi del 2010 a 4 miliardi nel 2014. Dunque, la base per la crescita accelerata è ormai essenzialmente interna e nei prossimi anni tenderà solo a crescere ulteriormente.