Molti, dentro e fuori le aziende, sono spesso sorpresi dalla crescente potenza dei microprocessori e le sempre più vaste dimensioni delle memorie disponibili, che si avviano a diventare virtualmente infinite nelle nuvole.
A che serve, ci si chiede? Una domanda analoga se l'era posta molti anni fa anche Josè Luis Borges, che in una novella dal titolo "Dell'esattezza della scienza" si era immaginato un impero in cui i cartografi erano così ossessionati dalla precisione delle mappe da arrivare a produrne una grande quanto l'impero stesso (poi finita in briciole per la condanna del tempo).
La realtà, però, come sempre supera la fantasia. Un recente studio del McKinsey Global Institute ci dice infatti che lo scorso anno la gente a salvato abbastanza dati da riempire l'equivalente di 60.000 Librerie del Congresso Usa. Esistono 4 miliardi di telefoni mobili, di cui il 12% smartphone, che a loro volta conservano enormi quantità di dati in costante movimento. YouTube rivendica di ricevere 24 ore di nuovi video ogni minuto. Nei prodotti normalmente fabbricati sono ormai contenuti 30 milioni di sensori che trasformano oggetti inanimati in nodi dell'Internet delle cose. Il numero degli smartphone aumenta del 20% all'anno e quello dei sensori del 30%.
La sostanza di tutto ciò è che l'ossessione dei cartografi di Borges era ben fondata. Il nostro mondo si regge ormai sui dati e l'economia e le aziende ne sono sempre più dipendenti. Non a caso, o studio McKinsey si intitola "Big data: the next frontier for innovation, competition and productivity".
E non si parla in realtà di un futuro più o meno lontano, ma del presente. sono moltissime le aziende che lo hanno capito, ma ancora di più quelle che non l'hanno capito. Tra le prime, per esempio, c'è la catena di vendite al dettaglio Tesco, che raccoglie 1,5 miliardi di dati al mese e li usa per aggiustare prezzi e offerte promozionali. Oppure Amazon che utilizza sistematicamente i dati dei suoi 60 milioni di clienti per costruire offerte ad hoc, che generano il 30% delle sue successive vendite. E l'elenco potrebbe continuare, a conferma di quanto scriveva diversi anni fa Tom Davenport quando vaticinava che il futuro della capacità di competere sarebbe dipeso da un buon uso degli "analytics". Beh, quel futuro è palesemente già cominciato.