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12 Agosto 2011

   

Foursquare come Facebook?


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

La competizione tra i grandi player del social networking per accaparrarsi l'attenzione e il tempo degli utenti e delle aziende è sempre più accesa. A un rilascio dell'uno fa seguito un annuncio dell'altro e spesso si osservano azioni così sincronizzate da apparire concertate.
Da giovedì 4 agosto Foursquare ha modificato lo stream in homepage per mostrare anche le foto associate ai check-in: il risultato è una pagina più vivace, colorata, interessante. Dal 8 agosto la stessa funzionalità è attiva nella homepage di Twitter, insieme ad altri aggiornamenti, e ora anche lo stream dei tweets mostra le foto condivise dagli utenti.
Altre competizioni si giocano su terreni differenti: se Google invade lo spazio del social networking con Google+, Facebook il 9 agosto invade lo spazio dell'instant messaging rilasciando Facebook Messenger.
Una competizione (non cercata?) è quella che sembra prospettarsi tra Facebook e Foursquare, non con i check-in e gli special, ma con le pagine brand.
Il 2 agosto Foursquare ha rilasciato una modifica importante nel processo di creazione delle Brand Page (la Brand Page è il tipo di utenza Foursquare pensato per i brand che non hanno un luogo fisico di contatto con i clienti: una rivista, una radio o un canale televisivo, un produttore che non vende direttamente al consumatore finale...).
Se prima era richiesta la compilazione di un modulo e l'inoltro allo staff di NY per avere la propria brand page dopo alcune settimane, ora l'intera procedura è affidata agli utenti: chiunque può creare in pochi minuti una propria pagina collegandola al proprio account Twitter. In pratica, pur sconsigliabile per molti motivi, anche una persona fisica può creare la propria brand page.
Da una recente indagine pubblicata sull'Osservatorio Foursquare Italia emerge che al 26 luglio 2011 le brand page su Foursquare erano 2.815, tra cui 88 di brand italiani e localizzate in Italia, ovvero palesemente rivolte a un pubblico nostrano.
Nelle ultime due settimane le brand page italiane sono aumentate di 26 unità su un incremento totale di 698 (dato al 11 agosto 2011).
Il dato interessante non è la numerosità, ma la tipologia. Prima di questo rilascio, tra le Brand Page figuravano aziende e organizzazioni di diversi settori, dal turismo all'informazione, dalla moda al food, perfino web-agency. L'utilizzo prevalente era la segnalazione di luoghi interessanti per il visitatore: di derivazione tipicamente turistica, il tip era finalizzato a "suggerire" un luogo o un'azione richiesta in quel luogo. Peraltro è un comportamento in linea con lo spirito di Foursquare: portare le persone a visitare le città.
Ora sembrano scendere in campo i negozi lasciando tip autopromozionali sulla propria venue: "nel nostro negozio troverai i migliori ... della città". In alcuni casi si assiste all'utilizzo del tip per promuovere uno sconto per il check-in.
Non è chiaro quale idea abbia spinto il team di NY a estendere l'uso delle brand page. Certo è che molte brand page oggi assomigliano a quelle pagine pubbliche di Facebook poco manutenute; tante brand page hanno infatti meno di 10 tip e sembra che abbiano poco da dire ai propri follower.
"Non si può non avere la Brand Page", un po' come non si può non essere su Facebook: sarà questo a portare le aziende su Foursquare? Può essere, ma se così fosse siamo di fronte a una situazione molto strana: le aziende, i negozi, le catene hanno in mano uno strumento formidabile per catturare l'attenzione dei clienti, ovvero gli special, e si rivolgono allo strumento al confronto meno efficace, la brand page. Meno sforzo, meno rischio, meno risultati.

3 Agosto 2011

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Gli economics dell'e-commerce


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

L'e-commerce in Italia ha un valore stimato di oltre 14 miliardi di euro lo scorso anno e nel 2011 si prevede una crescita tra il 30 ed il 40% in linea con gli scorsi cinque anni. I settori principali sono il Tempo libero (principalmente giochi d'azzardo) che rappresenta quasi metà del mercato (48,5%), il Turismo (31,4%) e l'Elettronica di consumo (7,1%). Questi sono alcuni dei risultati emersi dalla ricerca condotta da parte di Casaleggio Associati su oltre tre mila aziende e-commerce italiane.

Dopo le molte sperimentazioni il mercato in Italia sta iniziando ad orientarsi alla valutazione economica di queste attività. Le aziende e-commerce stanno strutturando meglio il controllo con indicatori chiave (KPI) che si stanno standardizzando nel settore.

In particolare sono tre gli indici da valutare:

1- costo di acquisizione del cliente. Permette di controllare la spesa pubblicitaria in funzione dei risultati raggiunti.
Nel definire gli investimenti promozionali è essenziale valutare la loro redditività in termini di costo di acquisizione dei clienti. Oggi molte aziende hanno, infatti, identificato il costo che spendono in pubblicità per ottenere un singolo cliente e con questo valutano l'efficienza degli strumenti utilizzati.

Il settore dove i clienti sono più costosi da acquisire è la Moda (53 euro) in leggero calo rispetto allo scorso anno (quando era pari a 57 euro), mentre quello più economico è l'Editoria (9 euro). Il costo per cliente raggiunge un equilibrio in funzione del LTV (Life Time Value) - il valore che il cliente spenderà nel negozio durante tutta la sua vita - e del margine sulle vendite. Ad incidere sul costo di acquisizione del cliente oltre ai costi pubblicitari si devono considerare anche le efficienze del flusso di acquisto una volta che il cliente è arrivato sul sito. In media circa una persona ogni cento che visita un sito di e-commerce acquista. Ad aver meglio ottimizzato questo processo sono le aziende del Turismo con il 2,8% di tasso di conversione tra visitatori e clienti dovuto al grande numero di transazioni che ne hanno permesso l'ottimizzazione.

Lo strumento più efficace per migliorare il tasso di conversione è la spedizione gratuita. Amazon con il modello Amazon Prime ha creato un sistema misto in cui il pagamento per le spedizioni dell'anno viene eseguito in anticipo (creando quindi cassa aggiuntiva per l'esercente) e scontata (se si rimane fedeli al sito e si acquista più due volte nell'anno).

2- ricavo totale del cliente (attualizzando gli acquisti futuri). Questo permette di valutare il livello di spesa che l'azienda può permettersi sul fronte del costo di acquisizione del cliente.
Lo scontrino medio, inclusivo di ogni servizio accessorio, è il fattore che più di altri differenzia i settori on line.
La forte correlazione tra sistemi di pagamento e di logistica con lo scontrino medio permette di identificare le problematiche dei diversi settori. Assicurazioni, Casa e Arredamento e Turismo, ad esempio, sono settori con uno scontrino medio elevato (oltre i 300 euro) che, più di altri, hanno problemi con i limiti delle carte ricaricabili di 500 euro.

L'Editoria e Centri Commerciali on line con scontrini a due cifre sono i settori più attenti all'incidenza dei costi di trasporto.
Rispetto allo scorso anno a subire maggiormente riduzioni dello scontrino medio sono state l'Editoria (passato da 47 a 34 euro in un anno anche per via delle vendite di musica digitale) ed il Turismo (da 358 a 312 euro).

Nei siti e-commerce si acquista ogni tre mesi (frequenza media indicata da un quarto degli esercenti) e i siti che indicano una frequenza media inferiore al mese hanno una parte più o meno consistente dedicata alla vendita verso le aziende. Le aziende che indicano una frequenza d'acquisto inferiore alla media appartengono soprattutto al settore della Moda (in particolare per vendite istantanee), del Tempo libero (in particolare giochi d'azzardo) e dell'Alimentare (in particolare supermercati).

3- giorni di capitale circolante netto. I migliori operatori riescono a pagare i fornitori dopo aver incassato dai clienti. Amazon paga, in media, 26 giorni dopo aver incassato. La gestione del magazzino non sempre però è ottimizzata da parte di tutti causando problemi di cassa in diverse aziende di e-commerce.

Il primo motivo di acquisto on line segnalato dal 75% degli acquirenti e-commerce italiani è il prezzo, seguito dalla comodità di acquistare senza dover uscire di casa (60%), la velocità di acquisto (44%) e la possibilità di acquistare prodotti non reperibili nei negozi (39%).

Riuscire a ottimizzare la marginalità delle vendite on line attraverso il miglioramento degli indici economici chiave dell'e-commerce è quindi prioritario per avere i prezzi migliori e acquisire il mercato rimanendo in utile.