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31 Maggio 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Location, Location, Location


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

E' la parola chiave del momento, e lo sarà sempre di più nei prossimi mesi.
Ogni istante della nostra giornata si svolge in una location, in un luogo definito e identificato da coordinate geografiche e da una identità anagrafica.

Le coordinate geografiche creano la connessione tra lo spazio fisico e il suo corrispondente digitale e anagrafico. Stabilita la connessione, lo smartphone mette a portata di un click, o meglio, di un touch, il contesto che riguarda il luogo in cui ci troviamo, lo spessore dell'identità anagrafica di quel luogo, fatto di informazioni, foto, video, recensioni, commenti, dati e creando la possibilità di interazione sociale "connessa" a quel luogo.
Questo grazie ai metadati di georeferenziazione delle informazioni.

Questi meccanismi di base aprono scenari di innovazione e creatività immensi.

Applicazioni come Foursquare creano opportunità di marketing per Commercianti e Brand e un motore di recensioni a disposizione degli utenti.
Applicazioni come Banjo creano social network temporanei di prossimità.
Altre applicazioni come Foodspotting e Untappd fanno dell'elemento location l'occasione per condividere le proprie esperienze personali in tema di food & beverage.
Vibe consente di lasciare messaggi temporanei georeferenziati, in questo caso non collegati a un "luogo" ma solo a delle coordinate di latitudine e longitudine.
Con Swarmbit è possibile creare Folder georeferenziati di documenti, ad accesso libero o protetto da password, con validità massima di 24 ore.
Localmind serve a trovare "esperti locali" cui porre domande; come ad esempio "Qual è il miglior Sushi a Bologna?" oppure "Ci sono ritardi nei treni a Bologna?". La domanda viene posta all'utente che con maggior frequenza di altri "visita" il centro oppure la stazione di Bologna e come tale si qualifica come local expert.
Tagwhat permette invece di raccogliere le informazioni provenienti da diverse fonti, come Wikipedia, e mostrarle sullo smartphone filtrate in base alla posizione geografica. Si propone come "The mobile encycopledia of where you are" e consente agli utenti, dal sito web, di pubblicare le loro storie sui luoghi, contribuendo in modo collaborativo alla crescita dell'enciclopedia.

(L'elenco non è completo, anzi: rappresenta una parte infinitesima delle applicazioni location-based).

Su internet esistono tonnellate di contenuti, in massima parte riferiti o facilmente riferibili a luoghi fisici: pagine, interi siti e blog, video, foto, status update...

Esistono tantissimi strumenti per creare contenuti, ma è solo grazie alle app location-based che tutti questi contenuti possono arricchire l'esperienza del trovarsi in un determinato luogo in un certo momento.

Geolocalizzarsi è la chiave di accesso al contesto che ti circonda.

24 Maggio 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Il futuro dei libri


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Dopo 244 anni, l'Enciclopedia Britannica non verrà più stampata. L'edizione 2010 ha venduto solo otto mila copie a confronto delle 120 mila nel 1990. Le vendite sono state compensate, in parte, già da qualche anno dalla gestione dei contenuti digitali. L'edizione cartacea rappresentava infatti circa l'1% delle entrate, la versione on line il 15% e la maggior parte proviene da materiale educativo venduto al mercato delle scuole. I contenuti sono stati traslati nel digitale, con il vantaggio di essere meglio aggiornati e più orientati all'educazione. Il prezzo è passato da essere 1.400 dollari per i 32 volumi, a 70 dollari per l'accesso on line per un anno.
Questo è forse il segnale più visibile di un trend che sta attraversando tutta l'industria dell'editoria che negli Stati Uniti ha visto una flessione del 9,2% nella vendita di libri cartacei nel 2011. L'Italia è ancora in una fase di passaggio avendo perso solo l'1,7%, ma molti Paesi europei ci stanno precedendo in questo trend come la Gran Bretagna e l'Austria (entrambe allo -7,20%) e la Spagna (-3,90%) .
A erodere il mercato è la digitalizzazione dei contenuti e la sempre maggior disponibilità di Tablet e eReader che si distinguono dal fatto di avere un display retroilluminato o essere dotati di inchiostro elettronico che facilita la lettura. Tra i più diffusi l'iPad, un Tablet introdotto nel 2010, e il Kindle, un eReader distribuito da Amazon a partire dal 2007. Nel solo 2011 sono stati venduti oltre trenta milioni di eReader nel mondo più che raddoppiando il numero dell'anno precedente, a questi è necessario aggiungere i Tablet come iPad, Kindle Fire, Nook e Vox. Nella sola Italia tra Tablet e eReader si stima ci siano circa un milione di dispositivi. Ma questi non sono gli unici strumenti per leggere un e-book. Negli Stati Uniti il 42% dei lettori digitali ha letto e-book con PC , il 41% con eReader, il 29% con smartphone, ed il 23% con Tablet.
Con questa offerta di dispositivi non è un caso che i lettori di e-book in un dato giorno siano aumentati di quattro volte rispetto a due anni fa negli Stati Uniti. Il lettore di e-book è quello più assiduo ed in media legge 24 libri l'anno a confronto di una media di 15 per chi legge solo libri di carta, tuttavia l'88% dei lettori di e-book legge anche libri di carta.
A frenarne la diffusione nei confronti di chi ha già provato un e-book sono solo due motivi:la lettura con i bambini in cui si preferisce la carta e la difficoltà di condivisione dei libri con gli altri. Riuscire a recuperare un libro velocemente e leggere libri quando in viaggio sono invece le ragioni principali per leggere gli e-book.
Alcuni editori sono riusciti ad anticipare meglio di altri questa trasformazione. Ad esempio, Penguin Group ha aumentato il proprio fatturato dagli e-book del 106% nel 2011, che pesa il 12% sulle entrate complessive. A fronte di un fatturato globale sostanzialmente inalterato (+1%), ha aumentato l'utile del 8%. Nelle dichiarazioni della società uno dei fattori che ha permesso questi risultati sono proprio le pubblicazioni digitali, oltre al record di bestseller in un anno e a processi interni più efficienti. La produzione digitale di Penguin è consistita di e-book, e-book app, enhaced book e una serie di instant book con poche pagine e con basso tempo di messa sul mercato, che hanno chiamato eSpecials. Per il 2012 sono stati pianificati il doppio di eSpecials (6 al mese).
Simon & Schuster ha avuto risultati simili a Penguin Group: un fatturato stabile (-1%) e un utile operativo in salita del 31%. La società ha collegato in modo esplicito questi numeri a "una forte crescita delle vendite digitali che sono più che raddoppiate dal 2010". Pearson (società proprietaria di Penguin) ha visto aumentare i profitti digitali a 2 miliardi di sterline nel 2011 pari ad un terzo di tutti i ricavi e stima che questi supereranno i ricavi dalla vendita di libri stampati nel 2012.
Il digitale ha portato anche a sperimentare nuovi modi di creare i libri. Ad esempio Volpen è un servizio di scrittura collettiva on line che permette di collaborare, capitolo per capitolo, alla realizzazione di un unico volume per poi dividerne i diritti e gli eventuali ricavi. Coliloquy permette di creare l'Active Fiction, nuovo modello collaborativo fra scrittori e lettori, che decidono attivamente in che direzione far andare la trama del romanzo.
La modalità di lettura stanno cambiando e aumentano i progetti per la socialità legata al libro, come Readmill.com, Flatleaf.com, 24symbols.com, Subtext.com e l'italiano Bookliners.com. Queste comunità permettono di condividere le annotazioni personali sui libri. Anche gli stessi Tablet e ereader come Kobo e Vox hanno inserito al loro interno la condivisione di contenuti legati agli e-book anticipando nuovi modi di lettura collettiva dei libri.
La distribuzione dei contenuti digitali sta andando verso un modello stile Netflix per i film in cui si paga un fisso mensile per poter guardare tutti i film a catalogo. Anche nel settore librario sono nati siti che si basano sul modello di sottoscrizione mensile per accedere a contenuti gratuitamente, come 24symbols.com il cui costo mensile è di 9,99 dollari al mese per poter accedere a tutto il catalogo. Amazon ha provato il modello in cui per 79 dollari all'anno gli utenti hanno la possibilità di prendere in prestito un e-book al mese scegliendo tra una biblioteca di quasi 5mila titoli. Tuttavia questo servizio è dovuto essere ripensato dopo la forte opposizione ricevuta dagli editori. Le stesse biblioteche negli Stati Uniti sono diventate più accessibili e si possono scaricare i libri con il solo numero della propria tessera. Ovviamente le copie di un certo libro sono limitate ed è possibile tenere il libro per un massimo di 14 giorni.

articolo di Davide Casaleggio pubblicato su Harvard Business Review

17 Maggio 2012

   

Le prossime elezioni si vincono in Rete


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Un commento alle recenti elezioni comunali. Il fenomeno del Movimento Cinque Stelle può essere anche interpretato attraverso la Rete. Internet non si sta più affiancando ai cosiddetti mainstream, ai telegiornali e alle televisioni, ma li sta lentamente sostituendo. La Rete è una conversazione tra persone che possono verificare le informazioni, che possono discuterne tra di loro. Non è quindi un media broadcasting, da uno a molti. Per questo sta trasformando completamente il modo di fare comunicazione. La Rete sta diventando un'agorà molto estesa, sempre più complessa.

La Rete è politica allo stato puro, questa politica, oggi, si sta manifestando maggiormente negli Stati Uniti per le elezioni presidenziali.
Le prossime elezioni americane si vinceranno o si perderanno in Rete, la presenza e l'interesse che i candidati hanno sui social media è massima, in particolare sui principali 3 social media che sono You Tube, Facebook e Twitter. Facendo una valutazione di come i candidati si stanno posizionando, si può vedere che l'attuale posizionamento vede Barack Obama prevalere su tutti, in tutti e tre i social media, seguito quasi sempre o da Ron Paul o da Newt Gingrich e comunque a una notevole distanza.
Facendo un'analisi molto approssimativa, in questo momento ancora abbastanza lontano dalle elezioni presidenziali si può dire che Obama ha già vinto. Ma si vedrà.

In particolare, poi, se confrontiamo i numeri dei candidati alle presidenziali Usa nei diversi social media, con quelli di Beppe Grillo si può vedere che su Twitter, You Tube e Facebook, Grillo si posiziona così: al terzo posto su Twitter (dietro Obama e Gingrich) con 541mila follower, al secondo su You Tube (dopo Barack Obama) con 89 mila iscritti al canale e al quarto posto su Facebook (dopo Obama, Romney e Paul) con 825 mila fan.


panorama-digitale.jpg
Scarica l'infographic

C'è da sottolineare che ciò avviene con una popolazione che in Italia è grosso modo di 1/5 inferiore a quella statunitense. E se uno dovesse fare un rapporto semplicemente lineare, bisognerebbe moltiplicare per cinque la presenza di Grillo. Ma non è tutto perché la diffusione della banda larga negli Stati Uniti è molto più elevata che in Italia e allora bisognerebbe anche in questo caso aggiungere un tasso di crescita.
Questo è un dato che fa pensare, soprattutto allo sviluppo della comunicazione politica in Italia per le prossime elezioni del 2013.

articolo di Gianroberto Casaleggio pubblicato su Cado in piedi

10 Maggio 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Lavoro: il Gattopardo italiano colpisce ancora


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Di rilanciare il lavoro e l'occupazione in Italia c'è bisogno urgente. Consideriamo il contesto: oggi in Italia ci sono 2,5 milioni di disoccupati, il 9,8% della forza-lavoro, che però arrivano a 6 milioni se si considerano gli scoraggiati, gli inoccupati e chi riceve sostegno tramite ammortizzatori sociali. I giovani tra 15 e 24 anni arrivano al 36%, che è il vero dramma.
Non consola che nell'Eurozona i dati siano anche peggiori: quasi l'11% contro il 9,8% italiano. E nemmeno che, secondo l'International Labour Organization, l'Italia sia in compagnia di quasi tutti gli altri paesi avanzati: solo 6 dal 2007 a oggi sono in controtendenza e hanno creato occupazione, e sono Germania, Austria, Israele, Lussemburgo, Malta e Polonia. Perché hanno implementato politiche di sviluppo anziché solo di rigore.
Ma la riforma in Italia è indispensabile non solo perché la disoccupazione è ormai a livelli d'allarme, ma perché la situazione del mercato del lavoro scoraggia gli investimenti sia dall'Italia sia dall'estero. A pagarne le spese sono gli stessi lavoratori, con meno posti di lavoro e con salari reali più bassi che altrove. L'Italia infatti è scesa dal 22° al 23° posto nell'Ocse come salario netto medio. Ci gioca, come è noto, il peso dell'imposizione fiscale e retributiva, per cui alla fine è un gatto che si morde la coda. Alleggerire il cuneo nell'attuale quadro di risanamento della finanza pubblica non è ovviamente facile, e con ogni probabilità occorrerà aspettare ancora qualche anno, nella migliore delle ipotesi.
Su questa angosciosa situazione dovrà cercare di incidere la Riforma del lavoro predisposta dal ministro del Welfare Elsa Fornero e attualmente in discussione in Parlamento, senza che si sappia come ne uscirà dato che i vari partiti hanno presentato un totale di 1062 emendamenti. Che sarebbero tanti anche se il disegno di legge avesse dietro una maggioranza di appoggi. Ma che sono enormemente troppi visto che finora di appoggi ne ha pochi.
Infatti, i sindacati sono piuttosto critici, e la CGIL sembra che possa accettare solo perché il Governo ha accettato di lasciare la soluzione del reintegro nei casi di licenziamento per motivi economici e disciplinari (caso praticamente unico al mondo). Per lo stesso motivo la Confindustria, e in genere le imprese, è scettica. Per il pubblico impiego poi, grazie a Patroni Griffi la riforma non si applica. Per i contratti a termine si irrigidiscono le condizioni. Per i giovani c'è il contratto di apprendistato, ma le imprese lo reputano troppo vincolante. Per le donne si cercheranno di eliminare le storture, ma non si ritiene che le misure previste possano essere realmente efficaci. Per gli over 58 c'è il contratto di inserimento, ma è poco chiaro. Eccetera.
Insomma, la situazione si aggrava e la riforma del lavoro sembra fatta apposta per modificare tutto per non cambiare niente. Il Gattopardo italiano colpisce ancora e c'è da temere che saranno proprio i lavoratori a doverne fare le spese.

3 Maggio 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Facebook for business


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Gli italiani spendono un terzo del loro tempo on line sui social media e quello più utilizzato oggi è Facebook utilizzato da un italiano su tre, pari a oltre 21 milioni di persone su circa 27 collegate a Internet nel mese . Al mondo gli utilizzatori sono 800 milioni di cui circa la metà sono collegati nell'arco di una giornata . Se al suo ingresso in Italia nel 2008 gli utenti erano soprattutto giovani tra i 13 ed i 18 anni, nel 2011 il segmento dei 36-45 ha superato in numero i giovani.
Gli utilizzi per le aziende di Facebook si differenziano per l'obiettivo che ci si pone. In particolare possono essere identificati quattro possibili obiettivi: migliorare il servizio offerto, aumentare le vendite, alimentare la brand awareness e aumentare il traffico al proprio sito.

Migliorare il servizio. Facebook ha numerose informazioni su ognuno di noi e sui nostri amici e circa 10 milioni di italiani in un certo giorno sono collegati a Facebook, questi due fatti permettono di poter integrare i propri servizi on line rendendoli più:


  • accessibili con il Facebook login, che permette di non doversi ricordare altre password e di re-imputare i propri dati come ha fatto PcWord.com che dichiara di avere incrementato del 40% le nuove registrazioni. ;

  • personalizzati, con l'accesso alle preferenze indicate su Facebook. Siti come Etzy.com e Wallmart consigliano i prodotti per l'utente e per i suoi amici in base alle loro preferenze su Facebook, eBay ha creato la lista dei suoi prodotti più condivisi su Facebook;

  • sociali, con la possibilità di condividere le azioni fatte sul sito dell'azienda con i propri amici anche senza un intervento dell'utente ogni volta: il cosiddetto frictionless sharing in cui l'utente può autorizzare Facebook a condividere in automatico le azioni che si fanno su un certo sito: ad esempio gli articoli che si leggono sul Washington Post.


Aumentare le vendite. La presenza delle persone su Facebook in modo continuo durante la giornata ha creato l'esigenza di essere presenti direttamente con il servizio di vendita all'interno del social media. La diffusione del social commerce è spinta anche dal mobile con il quale nel mondo 250 milioni di utenti sono connessi a Facebook e le statistiche indacano che questi utenti sono doppiamente attivi rispetto a quelli che si collegano dal desktop.

Per questi motivi è nato il fenomeno noto come F-commerce che consiste nella creazione di semplici cataloghi prodotti su Facebook, o di versioni parallele del sito e-commerce all'interno del social network. Alla fine del 2010 solo il 4% dei maggiori retailer statunitensi aveva realizzato una forma di F-commerce, ma a distanza di un anno è diventata la maggioranza. Delta Airlines è stata uno dei primi esempi di integrazione oltre che la prima compagnia aerea ad attivare il servizio.
Alcune aziende utilizzano Facebook per pubblicare annunci speciali che rimandano al sito. Le aziende che seguono questa strategia sono soprattutto quelle sul modello di Vente Priveé o Groupon che utilizzano tutti i canali di comunicazione per veicolare la propria offerta. Sono presenti tuttavia anche aziende come Gilt, azienda e-commerce di moda e pioniera nel Facebook-commerce, che premia i suoi fan su Facebook proponendo loro vendite esclusive e di durata limitata.

Brand awareness. Molte aziende hanno utilizzato Facebook con successo per aumentare la propria notorietà sulla Rete. Un esempio recente in Italia è stato il contest "Leica 24x36" in cui gli utenti sono stati invitati a pubblicare delle foto secondo le caratteristiche richieste e a farsi votare esclusivamente tramite Facebook, innescando un effetto a catena. Nel giro di un mese e mezzo la pagina del concorso ha collezionato 44mila «mi piace». Whirlpool e Vodafone hanno invece realizzato e distribuito tramite Facebook e Youtube delle divertenti mini-serie video che hanno contribuito ad avvicinare fan, clienti e curiosi. Vodafone ha raggiunto una media di 100 mila visualizzazioni per video. Martini ha lanciato una campagna su Facebook per ricercare il volto della sua campagna pubblicitaria. Era possibile prendere parte ai provini attraverso un'applicazione presente sulla pagina Facebook di Martini. Chi riceveva più like passava alla selezione finale e il vincitore guadagnava 150 mila euro.
L'interazione con i propri clienti può anche avvenire nel mondo fisico come nel caso di Renault che ha sperimentato il sistema del "like fisico" di Facebook in una fiera dove ha fornito tessere RFID ai visitatori che potevano strisciarla di fronte alle macchine che più gli piacevano. Automaticamente veniva pubblicata l'immagine dell'automobile sul profilo Facebook del visitatore. Diesel ha utilizzato lo stesso concetto all'interno dei negozi. Effettuando un "Like" di un capo di abbigliamento tramite uno smartphone ed i QR-Code (i "codici a barre" quadrati) posizionati sugli scaffali è possibile ottenere uno sconto. Entrambi questi esempi estendono il concetto di social media in una nuova dimensione, il mondo fisico, che vedrà una forte crescita nei prossimi mesi.

Aumentare il traffico al sito. Nell'ultimo anno per alcuni siti più attivi su Facebook la fonte di accessi esterni principale non è più stata Google, ma Facebook. Anche per le aziende che non hanno visto questo sorpasso Facebook è comunque diventato uno dei "referrer" principali. Per questo motivo è aumentata l'attenzione all'ottimizzazione dei contenuti pubblicati, il Facebook Optimization, proprio come fino ad oggi siamo stati abituati al Search Engine Optimization. Infatti, in media un messaggio pubblicato da un utente raggiunge il 12% dei suoi contatti, ma lavorando sull'ottimizzazione sociale è possibile aumentare di molto questa percentuale.

Qualunque sia la strategia che un'azienda vorrà applicare on line non potrà prescindere dall'integrazione del canale Facebook e la sua rapida evoluzione richiederà alle aziende di prevedere risorse dedicate e specializzate per poterlo utilizzare al meglio.

articolo di Davide Casaleggio pubblicato su Harvard Business Review