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14 Giugno 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Senza istruzione, lavorare è più difficile


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

La disoccupazione giovanile italiana supera ormai il 36%, e in altri paesi va anche oltre. Negli Stati Uniti, secondo una recente ricerca della Rutgers University, le cose vanno anche peggio, infatti si calcola che solo un giovane americano su sei abbia un posto di lavoro a tempo pieno. Tre su cinque vivono in famiglia o con parenti. Il 73% pensa di avere bisogno di maggiore istruzione, ma meno della metà di questi pensa di far qualcosa al riguardo. E la divaricazione fra chi ha una laurea e chi non ce l'ha è sempre più forte.
Qualche altra informazione rilevante: prima della recessione i giovani con lavoro a tempo pieno erano il 37%, ora il 16. I disoccupati alla ricerca di un lavoro erano il 23% prima e sono ora il 37%. Quelli che non lo cercavano arrivavano al 12% prima del 2008 e sono il 17% oggi.
Da un punto di vista qualitativo, i giovani che hanno partecipato alla ricerca hanno riferito di avere avuto grossi problemi (9 su 10) nel passaggio da scuola superiore a università perché la scuola li aveva preparati male. E oggi temono fortemente di essere lasciati indietro. Infatti, entrare nel mondo del lavoro, superando la fase dei lavoretti presso Domino's o Burger King, è diventato un miraggio. L'economia americana è in leggera ripresa, ma la creazione dei posti di lavoro va a rilento e solo i più qualificati accedono.
Sono informazioni importanti che per molti versi parlano di noi. La percentuale di laureati in Italia è inferiore a quella non solo degli Usa ma di quasi tutti i paesi europei, e trovare un primo lavoro diventa ogni giorno più difficile. Sale anche il numero di ragazzi che non lavorano e non studiano, né si cercano qualche tipo di occupazione. È una situazione inquietante che, nel fuoco della crisi in atto, non è certamente in grado di migliorare.

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