webTime

webTime la newsletter di Casaleggio AssociatiIscriviti a webTime, la nostra newsletter quindicinale



webTime
Segnalazione dei nuovi post
nota informativa sulla privacy


2° Convegno E-commerce in Italia 2010

E-commerce in Italia 2010




Si terrà il 14 settembre 2010 il quinto appuntamento con lo studio di Casaleggio Associati sull'E-commerce in Italia 2010. L'indagine avrà come focus l'analisi dell'utilizzo dei cellulari e dei sistemi mobile da parte dei consumatori come supporto agli acquisti on line.

Vai al sito



Libro: Tu sei Rete

Tu sei ReteLa Rivoluzione del Business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali.

ACQUISTA



Gaia: il futuro della politica

Gaia: il futuro della politicaLa nostra visione del futuro della politica descritto attraverso un video.

Guarda il video


La mappa del potere

Mappa del potereIl social network dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa.

Crea la tua mappa



Aggiornamenti

Feed RssSegui gli aggiornamenti del blog Casaleggio Associati iscrivendoti attraverso i feed RSS.

E-commerce
Definire un modello di business in Rete significa costruire una strategia sostenibile e redditizia per l'utilizzo della Rete. L'utilizzo di benchmak italiani ed internazionali consente di identificare e quantificare i risultati potenziali e prevedere le principali opportunità da cogliere e i principali errori da evitare.
Casaleggio Associati assiste le aziende durante la fase di roll out, monitorando lo sviluppo delle applicazioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi.

Area dedicata all'e-commerce in Italia: www.casaleggio.it/e-commerce


31 Agosto 2010

e-commerce 2010
e-commerce 2010
   

Convegno: "Il commercio elettronico non va in vacanza"


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Si terrà il 14 settembre il quinto appuntamento con lo studio di Casaleggio Associati sull'E-commerce in Italia.
La ricerca, il cui obiettivo è individuare nuove strategie, tendenze e opportunità del commercio elettronico, ha come focus l'analisi dell'utilizzo dei cellulari e dei sistemi mobile da parte dei consumatori come supporto agli acquisti on line.

I risultati del sondaggio saranno pubblicati sui maggiori quotidiani e magazine di settore e verranno presentati in un convegno a Milano il 14 settembre 2010.
L'evento, riservato alle imprese che svolgono attività di e-commerce e agli organi di informazione, ha posti limitati.
E' possibile richiedere l'invito a questo indirizzo.

Per ulteriori informazioni potete scriverci a: e-commerce@casaleggio.it.

Scarica il precedente rapporto in formato pdf.

14 Luglio 2010

Logo evento E-commerce in Italia 2010 - Il commercio elettronico non va in vacanza
Logo evento E-commerce in Italia 2010 - Il commercio elettronico non va in vacanza
   

E-commerce in Italia 2010 - Il commercio elettronico non va in vacanza


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Si terrà a settembre il quinto appuntamento con lo studio di Casaleggio Associati sull'E-commerce in Italia 2010.

Questa volta l'indagine, il cui obiettivo è individuare nuove strategie, tendenze e opportunità del commercio elettronico, avrà come focus l'analisi dell'utilizzo dei cellulari da parte dei consumatori come supporto agli acquisti on line.

I risultati, che saranno pubblicati su alcuni dei maggiori quotidiani e magazine di settore, verranno presentati in un convegno il 14 settembre 2010 riservato ai partecipanti alla ricerca e agli organi d'informazione.

Per ulteriori informazioni sui precedenti convegni è possibile visitare www.casaleggio.it/e-commerce/ oppure scriverci all'indirizzo: e-commerce@casaleggio.it.


13 Luglio 2010

   

L'e-commerce in Italia


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Class: Buonasera, voi avete analizzato un po' l'e-commerce in Italia nel 2009, fate anche una serie di previsioni per il 2010, iniziamo proprio dal 2009, qual è stato l'andamento del settore nel nostro Paese, quali i dati più rilevanti da mettere a fuoco?

Davide Casaleggio: Per il primo anno, in un anno di crisi generalizzata l'e-commerce è salita del 58%, un e-commerce che è abituata a tassi di crescita importanti ma normalmente tra il 20 e il 30%, per il primo anno ha avuto una crescita di oltre il 50%, arrivando a 10 miliardi circa di fatturato globale. Il balzo che ha avuto è soprattutto dovuto alla liberalizzazione delle scommesse e dei giochi di azzardo come il poker che hanno fatto saltare direttamente di oltre il 100% questo mercato, il segmento del tempo libero.


Class: Casaleggio, quali sono le difficoltà maggiori allo sviluppo del commercio online in Italia?

Davide Casaleggio: Possono riassumersi sostanzialmente in 3 ambiti i problemi che l'e-commerce ha in Italia: il primo è la difficoltà di collegamento delle persone a Internet, tutti i dati legati alla banda larga, alla connessione a Internet delle famiglie italiane rispetto ai Paesi Europei, ci vedono tra gli ultimi paesi in termini di collegamento, questo è dovuto soprattutto ai prezzi e alla disponibilità di banda larga nelle province; il secondo ambito è quello dovuto alla logistica e all'infrastruttura generale dell'e-commerce in Italia e quindi le aziende subiscono molto la difficoltà di spedizione che ha costi più elevati e tempi meno certi di altri Paesi e infine la parte legislativa che ha un forte impatto sui vari settori, non ultimo quello dell'elettronica di consumo che con i diritti dovuti in anticipo su tutte le memorie che vengono vendute anche quelle dei cellulari, fa sì che la concorrenza sia diseguale rispetto ai siti esteri che vendono gli stessi oggetti.

3 Maggio 2010

E-commerce Italia/Europa 2010 - Il video del convegno
   

E-commerce Italia/Europa 2010 - Il video del convegno


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Lo sviluppo dell'e-commerce ha avuto anche nel 2009, come nei tre anni precedenti, una crescita a due cifre in controtendenza rispetto alla crisi economica. In parte l'e-commerce ha tratto vantaggio dalla stessa crisi, in quanto ha obbligato molte aziende a sviluppare strumenti alternativi on line di promozione e di vendita di prodotti e servizi con costi limitati per mantenere quote di mercato.
Nel 2009 in Italia si è affermato il settore dei giochi on line che ha superato per la prima volta il turismo per volume di ricavi.
Le linee di tendenza per l'e-commerce che si sono manifestate nel 2009 sono una crescita dei beni digitali venduti in assoluto e rispetto ai beni fisici, una politica sempre più diffusa di integrazione tra vendita off line e on line che tende a considerare in modo univoco e integrato il cliente sia in negozio che sul sito e una prima diffusione del mobile Internet con sperimentazioni di e-commerce.
Il prezzo non è più determinante come in passato per l'e-commerce, ma ad esso si sono aggiunti con un peso spesso analogo la qualità del servizio offerto e la capacità di relazione nel tempo con il cliente.
Nel 2009 si sono diffuse le strategie di gestione dei social media come Twitter, Facebook, YouTube trattati nel loro complesso dalle aziende come strumenti di marketing e di promozione alla vendita.
L'e-commerce è comunque frenato nella sua crescita da una legislazione italiana non adeguata e in alcuni casi punitiva, dalla ancora scarsa diffusione della banda larga la cui valenza strategica per lo sviluppo del Paese è sottovalutata e dai costi dei servizi spesso superiori alla media europea.

28 Aprile 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

E-commerce 2010


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Nel 2009 l'e-commerce è cresciuta in Italia a due cifre come negli anni precedenti e ha superato i 10 miliardi di euro, una crescita del 58% sull'anno precedente, in assoluto di circa 3,5 miliardi di Euro è una crescita che è dovuta prevalentemente a due settori che sono quello del turismo che è cresciuto rispetto all'anno precedente di circa un miliardo di euro, ma soprattutto al settore delle scommesse, dei giochi online che più generalmente è riferito come tempo libero.
Casaleggio Associati ha fatto una ricerca sull'e-commerce che è stata presentata alla Camera di Commercio di Milano ed è disponibile gratuitamente sul sito www.casaleggio.it. Il settore di maggior crescita è stato quello delle scommesse on line ed è stata la prima area con il 42% del fatturato globale, il turismo, il secondo, ha avuto il 35% del fatturato, l'elettronica di consumo l'8,7%, le assicurazioni il 6,9%, tutti gli altri settori hanno avuto un valore soltanto pari o inferiore al 2%. In Europa lo scorso anno c'è stata una crescita molto forte, la crescita ha portato al valore complessivo di circa 307 miliardi di Euro di transato, una crescita del 20%, in molte nazioni europee ormai l'e-commerce rappresenta una quota irrinunciabile per il conto economico delle aziende, in Gran Bretagna vale quasi il 10% di tutte le vendite al dettaglio, in Germania il 6,9%, in Francia il 4,9%, in Italia la percentuale è soltanto dello 0,8%, quindi briciole.
Tra le cause della distanza tra l'Italia e il resto d'Europa il primo fattore è sicuramente la maggiore diffusione della banda larga negli altri Paesi europei. Gli aspetti più importanti secondo gli operatori dell'e-commerce italiani sono nell'ordine: la credibilità del marchio per il 45%, l'ampiezza della gamma per il 36%, la fidelizzazione dei clienti per il 31% e le politiche di prezzo sono soltanto al quarto posto con il 29%, quindi il prezzo è importante ma non è tutto nell'online.
Nel 2009 le aziende hanno, anche per causa della crisi, ridimensionato i progetti di espansione all'estero e si sono concentrate, viceversa, sulle acquisizioni di nuovi clienti attraverso marketing e promozione per il 46% delle aziende e nel miglioramento dell'usabilità e della user experience dei loro siti per il 24,7%.
Questo trend ha portato alla concentrazione di aziende, quindi a un minor numero di aziende rispetto all'anno precedente, ma di dimensioni maggiori attraverso fusioni o acquisizioni. Il tema della promozione online nella sua efficacia e della scelta degli strumenti, è comunque ancora del tutto irrisolto, infatti il 56% degli operatori dell'e-commerce, si è dichiarato insoddisfatto, i principali strumenti di promozione utilizzati sono ancora i tradizionali keyword advertising per il 73%, le mail marketing per il 57% e l'ottimizzazione dei motori di ricerca, detta SEO per aumentare il traffico verso il proprio sito con il 50,6%.
Nel 2009 si sono affacciati nell'e-commerce anche i social media che sono diventati uno strumento diffuso nel 42% delle aziende dell'e-commerce, il primo social media in assoluto utilizzato è stato Facebook per ben l'83% delle aziende che usano social media, seguito da YouTube con il 40% e da Twitter per 32%. L'e-commerce in Italia e quindi soltanto al suo inizio con grandi spazi di crescita per gli operatori, ma oggi è ancora frenato da una legislazione non adeguata e in alcuni casi anche punitiva, dalla scarsa diffusione della banda larga, la cui valenza strategica per lo sviluppo del Paese è molto sottovalutata e dai costi dei servizi come quello della logistica che sono spesso al di sopra o molto al di sopra della media europea.

16 Aprile 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

E-Commerce in Italia 2010: il commercio elettronico non è solo una scommessa


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Casaleggio Associati e Barclays hanno presentato martedì 13 aprile alla Camera di Commercio di Milano la ricerca "E-commerce in Italia 2010: l'e-commerce non è solo una scommessa". Realizzato da Casaleggio Associati, lo studio analizza il mercato dell'e-commerce in Italia confrontandolo con quello europeo.
Il fatturato stimato per l'e-commerce nel 2009 in Europa è pari a 307 miliardi di euro, nello stesso periodo in Italia sono stati fatturati 10 miliardi di euro pari al 3,2% del mercato europeo. I settori principali sono il tempo libero (principalmente giochi d'azzardo) che rappresenta quasi metà del mercato (42,2%), il turismo (35%) e l'elettronica di consumo (8,7%).
La crisi non sembra toccare l'e-commerce che anzi ha accelerato la sua crescita ad un tasso del 58% rispetto alla crescita del 30,7% dello scorso anno. Secondo gli esercenti i clienti acquistano on line per avere un servizio superiore. Come la comodità dell'acquisto da casa (31%), l'ampiezza di gamma (21%) e l'esclusività dell'offerta (9%). Circa un quarto (24%) individua invece il motivo nella questione del prezzo.
L'e-commerce è comunque frenato nella sua crescita da una legislazione italiana non adeguata e in alcuni casi punitiva, dalla ancora scarsa diffusione della banda larga la cui valenza strategica per lo sviluppo del Paese è sottovalutata e dai costi dei servizi spesso superiori alla media europea.
Un fenomeno interessante è l'aumento dell'offerta dei servizi in white label: gli esercenti e-commerce che hanno acquisito esperienza negli ultimi anni hanno iniziato ad offrire il servizio di vendita a società operanti nel mondo fisico che non hanno ancora un sistema di vendita on line.


Rapporto completo in formato pdf.

30 Ottobre 2009

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

La triade che cambierà l'economia on line


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Tre fattori stanno cambiando l'economia on line. La discesa continua e veloce (-30% l'anno) di tre costi alla base di qualunque iniziativa in Rete sta per aprire mercati che oggi sono ancora anti economici.
Alcuni stanno adottando modelli di business in perdita per acquisire posizioni di mercato per quando il bilancio sarà profittevole. Un fenomeno che Kevin Kelly chiama "anticipare l'economicità".

I tre elementi che stanno determinando una rivoluzione nell'economia della Rete sono:


  1. Elaborazione. Rispettando da decenni una legge che sembra ormai di natura, la legge di Moore, il costo dei processori si dimezza ogni due anni a parità di capacità di elaborazione.

  2. Banda. Il costo di banda scende del 30% l'anno e il suo utilizzo nel mondo aumenta del 60% annuo.

  3. Memoria. Nel 1980 un giga costava 193mila dollari, oggi costa 7 centesimi e continua a scendere (basta vedere quanto variano in fretta i prezzi delle chiavette usb).

In passato questo modello è già stato adottato, non senza rischi:
"Nei primi anni Sessanta la Fairchild Semiconductor vendeva all'esercito uno dei primi transistor, chiamato 1211. Per produrre un transistor servivano 100 dollari; la Faichild voleva vendere il transistor alla RCA perché lo usasse nel nuovo sintetizzatore UHF per la televisione. All'epoca la RCA usava tubi catodici tradizionali, che costavano 1,05 dollari l'uno. [...] I fondatori della Fairchild sapevano che con l'aumento del volume di produzione il costo dei transistor sarebbe calato rapidamente. Quindi [...] misero in vendita il 1211 a 1,05 dollari già dall'inizio, prima ancora di scoprire come produrlo a così poco prezzo. "Vendevamo nel futuro". [...] Si accaparrarono il 90 percento del mercato. Due anni dopo raggiunsero i 50 centesimi ed il profitto." ('Gratis', Chris Anderson, ed. Rizzoli 2009)

Oggi molte società con capitali alle spalle stanno provando a seguire la stessa strategia. Ad esempio YouTube sta oggi perdendo tra i sol174 milioni di dollari ed i 470 milioni di dollari l'anno. La speranza di Google (proprietaria di YouTube) è di rientrare dall'investimento con la discesa repentina dei costi che dovrebbero pareggiare i ricavi nel 2011. La strategia dell'anticipare l'economicità è però molto rischiosa e molte società non hanno indovinato i tempi corretti o non hanno capitali sufficienti per resistere il periodo di discesa dei prezzi.

2 Luglio 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

I video on line


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La diffusione dei video on line sta cambiando il mercato della produzione dei contenuti. Ormai abbiamo centinaia di milioni di video visibili attraverso diverse piattaforme, la più importante è YouTube. I fattori che hanno permesso la creazione di questi contenuti in un tempo così breve sono stati sostanzialmente due: il costo irrisorio di realizzazione del video rispetto al passato e la possibilità di pubblicare questi video su una piattaforma che paga essa stessa il costo di banda, per cui non esiste il costo di accesso al proprio video, perché viene spostato come costo su una piattaforma come YouTube o come Vimeo e la realizzazione del video costa molto, molto meno, alcune unità di grandezza rispetto a prima.

I video attualmente più diffusi on line sono di informazione, in particolare quella che viene censurata dai media broadcasting, i media tradizionali; le società che oggi esistono in rete e che possono essere definibili come società produttrici di video sono già un'alternativa agli studios di una volta. Un'azienda può ridurre di molto i propri costi affidandosi a queste nuove realtà. Esistono molte piattaforme on line e per ogni video esistono molte attività che possono essere fatte per sviluppare il marketing del video on line. Questa attività è un'attività che oggi viene delegata ad alcune società specializzate, la più importante si chiama Tubemogul che è stata fondata nel 2006. Questa società consente di pubblicare un proprio video su tutte le piattaforme più importanti nel mondo di sottotitolarlo in tutte le lingue che sono desiderate, di promuovere il video, di avere dei rapporti profilati dell'accesso e di indirizzare lo stesso video a campioni specifici di utenti.

Tubemogul ha misurato il successo dei video pubblicati in funzione delle prime 40 società produttrici e ha stilato una propria classifica in cui emergono nuovi studios di livello mondiale per quanto attiene la rete, tra questi vanno nominati Next new networks, HowCast che è stato creato da fuoriusciti di Google e di YouTube, poi For your imagination che ha lo stesso approccio della creazione di serial televisivi però applicata alla rete e poi un sito che si chiama Pbs che diffonde le proprie produzioni sia in rete, sia sulle emittenti televisive.

Il futuro del video on line è strettamente legato alla pubblicità, e in questo senso YouTube sta spostando sempre più il peso dei propri ritorni economici sull'acquisizione di pubblicità nella visione diretta dei video o nella visione associata ai video in aree proprietarie dal punto di vista di chi pubblica il video, oppure aree pubbliche di consultazione.

Da quando esiste YouTube se si consulta la classifica complessiva legata ai canali Director, quindi società come la RAI oppure come altre emittenti televisive, si vede che la prima in assoluto è ancora la RAI con circa 43 milioni di visite dall'inizio della propria presenza su YouTube Italia, però la seconda con circa 43 milioni e qualche centinaia di migliaia di visitatori in meno è Beppe Grillo.

10 Giugno 2009

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su Classlife
   

Free economy


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

I modelli di business tradizionali in Rete spesso non funzionano. Direi che è più il numero dei casi in cui non funzionano che quello in cui funzionano, così com'è successo, per esempio, con i supermercati on line negli ultimi anni pochi sono sopravvissuti, tra cui Esselunga; sono morti sostanzialmente come iniziative perché non trasferivano al cliente alcun vantaggio, ma anzi svantaggi come, per esempio, lo stock out, la mancanza di merci comprate realmente esistenti in magazzino, presso deposito, o anche la possibilità semplicemente di avere la data di scadenza visibile sul prodotto. 
Altro sarebbe stato se la vendita dei prodotti fosse stata associata a una diminuzione di prezzo e per esempio alla freschezza del prodotto. In Internet esiste un modello di business che è chiamato free che poi ha diverse declinazioni, questo modello è propugnato in particolare da Chris Anderson che è l'autore di The Long Tail (la coda lunga) un libro di grande successo legato alla vendita di prodotti on line, in particolare alle modalità con cui questo avviene. Quest'ultimo sostiene che esistono due tipi di economie: l'atoms economy, in cui il prezzo dei prodotti e dei servizi tende a aumentare nel tempo e la bit economy in cui invece prodotti e servizi tendono a diminuire come valore nel tempo. Quest'ultima è applicabile soltanto alla rete e la rete consente quindi una diminuzione del costo dei servizi e dei prodotti e questo va tenuto presente in ogni modello di free economy. 
Esistono 4 modelli free applicabili, in realtà già applicati, uno di questi è il "direct cross-subsidy" nel quale si regala qualcosa temporaneamente per poi averne eventualmente un beneficio successivamente, per esempio si dà un prodotto software per due o tre mesi e poi dopo due o tre mesi scatta l'acquisto se uno vuole continuare a utilizzarlo. 
Poi esiste il "freemium" dove un numero limitato di persone paganti in realtà paga il servizio complessivo, questo vale per quei servizi che sono a un livello iniziale gratuiti e poi a un livello superiore invece sono a pagamento; quindi tutte le persone che sono a pagamento in realtà finanziano anche i servizi per quelle che non lo sono, uno di questi è per esempio il sito Flickr in cui si possono impostare fotografie gratuitamente, però per accedere il servizio superiore bisogna pagare. 
Poi c'è la cosiddetta "gift economy" nella quale si riceve una donazione in cambio della propria attività che può essere un'attività di produzione musicale, produzione tessile o anche un'attività a scopo benefico.
Infine l'"advertising-supported" in cui l'informazione, qualunque sia l'informazione di cui si parla è pagata da pubblicità o da sponsorship.
Un'azienda per approcciare il modello freemium o free o altri di questo tipo, comunque basati sulla donazione iniziale di un servizio, di un prodotto, deve fare forti investimenti iniziali e deve costruire prodotti o servizi di eccellenza. Se non sono di eccellenza, i prodotti non portano a nessun risultato, perché il free si basa sul passaparola, quindi se un prodotto funziona diventa virale in rete, altrimenti non ha successo.
Ci sono molti riferimenti, in particolare due libri: uno che è "Free", sempre di Chris Anderson che parla della free economy applicata all'e-commerce, e un libro di grande successo intitolato "Here comes everybody" di Clay Shirky che parla dei social media e quindi delle aree di interazione in cui un qualunque prodotto o servizio viene valorizzato dagli utenti e da coloro che riescono a darne un giudizio oggettivo.

26 Maggio 2009

Interviste agli operatori italiani sull'impatto della crisi nell'e-commerce
   

L'E-Commerce in Italia e la crisi


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

La crisi finanziaria ha avuto impatto sulle vendite on line in Italia soprattutto nei mesi di ottobre e novembre del 2008. Tuttavia gli operatori più solidi nel mercato hanno registrato crescite consistenti per il 2008 e prevedono di continuare a crescere anche nel 2009.
Una crescita che in mercati più maturi si è manifestata solo in parte, negli Stati Uniti, ad esempio, l'e-commerce di prodotti fisici è comunque cresciuto, ma solo del 6% nel 2008, il più basso dal 2001.

Durante il convegno l'E-commerce in Italia 2009 Un'opportunità nella crisi, abbiamo condotto una serie di interviste ad operatori del settore sull'impatto della crisi economica in questo ambito. 

Secondo le aziende che vendono on line in Italia i principali problemi nel 2009 dovuti alla crisi saranno la ricerca di nuovi clienti a causa della stagnazione del mercato (27% delle aziende) e riuscire a mantenere gli stessi margini di guadagno a causa delle promozioni che sarà necessario attivare (24%). Solo l'8% delle aziende non pensa di modificare la propria strategia nel 2009 in funzione della crisi.

L'impatto della crisi secondo gli operatori dell'e-commerce in Italia

Tra gli altri temi indicati dalle aziende compaiono anche il contenimento dei costi, come riuscire ad aumentare la fiducia negli acquisti on line, la difficoltà nella riscossione crediti per pagamenti posticipati dovuti alla scarsa liquidità dei clienti, la ridiscussione delle condizioni con i fornitori, la ricerca di finanziamenti adeguati per la crescita del business.


Le tendenze che il mercato sta seguendo per gestire la crisi sono descritte nella ricerca, scaricabile gratuitamente, E-commerce in Italia 2009.

 

Ps: domani, 27 maggio presenterò la ricerca Casaleggio Associati sull'e-commerce all'EBA Forum nella sessione Merchant2.0

14 Aprile 2009

   

L'e-commerce in Italia raccontato dai protagonisti


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Oggi pubblichiamo il video dell'evento
E-commerce in Italia 2009 - Un'opportunità nella crisi dove i protagonisti dell'e-commerce in Italia aiutano a spiegare la situazione delle vendite on line nel nostro Paese.

Parlano nel video i relatori del convegno:
Casaleggio Associati - Gianroberto Casaleggio - Presidente
Mediashopping - Stefano Genovesi - Marketing Manager RTI New Business 
Fnac - Jean-Christophe Lazzaroni - Responsabile E-commerce 
Better Lottomatica - Francesco Mastantuoni - Responsabile Comunicazione 
Trenitalia - Gaspare Cimini - Responsabile Internet 
Ausilium - Luca Bianco - Amministratore Delegato

31 Marzo 2009

Fonte: E-commerce in Italia 2009 Casaleggio Associati
Fonte: E-commerce in Italia 2009 Casaleggio Associati
   

E-commerce in Italia


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Il commercio elettronico italiano nel 2009 segnerà ancora una crescita a due cifre e vedrà l'inizio dell'acquisto via mobile di molti servizi, sempre più possibilità di interagire con gli altri clienti e la nascita di spazi di acquisto legati al divertimento.

Il fatturato stimato per l'e-commerce nel 2008 in Europa è pari a 252 miliardi di euro, nello stesso periodo in Italia sono stati fatturati 6,4 miliardi di euro pari al 2,5% del mercato europeo. I settori principali sono il turismo che rappresenta circa metà del mercato (49,8%), il tempo libero (15,9%) e l'elettronica di consumo (13,1%). La crisi non sembra toccare l'e-commerce che continua a crescere ad un tasso del 30.7% annuo.

Gli operatori più solidi nel mercato hanno registrato crescite consistenti per il 2008 e prevedono di continuare a crescere anche nel 2009. Per questo motivo molti produttori come Prada, Louis Vuitton, Diesel, Nokia, Feltrinelli, De Cecco hanno deciso di vendere direttamente on line negli ultimi anni. La fiducia degli italiani verso l'e-commerce è aumentata e l'acquisto on line non spaventa più. A testimoniarlo c'è stata l'esplosione dei siti di scommesse on line (come Better, Match-point Giocodigitale) che mostra come in presenza di forti vantaggi, i consumatori non hanno problemi ad acquistare on line.

Nei mercati più maturi, come Gran Bretagna e Germania, l'e-commerce è ormai parte fondamentale della vendita al dettaglio. A livello mondiale l'Europa ha superato gli Stati Uniti in termini di fatturato nel 2007, oggi l'area a cui guardare con attenzione per maggiore crescita è l'Asia. In Italia l'e-commerce rappresenta lo 0,68% della vendite al cliente finale in crescita rispetto al 2007 quando valeva lo 0,49%, un fenomeno in parte anche dovuto ad una riduzione del commercio al dettaglio (-0,6%) che non ha però intaccato la crescita nell'e-commerce.

Tra le tendenze che il mercato sta evidenziando per affrontare la crisi si segnalano: l'aumento della sensibilità dei clienti nei confronti della componente prezzo; la vendita on line ad opera dei produttori; la ricerca attiva di alternative operata dai clienti; l'abbassamento dei costi dei servizi di e-commerce; l'investimento strutturale dei leader di mercato per consolidare il proprio posizionamento e l'aumento della gamma tramite accordi di partnership.

La partecipazione ai social media (come Facebook, Youtube e Flickr) è sempre più parte della strategia aziendale: oltre una società su quattro (28%) ha una strategia strutturata, mentre una società su sei ha deciso di lasciare libertà ai propri dipendenti di parteciparvi seguendo delle regole di condotta.

Queste sono alcune delle evidenze che sono emerse nello studio che abbiamo condotto su 2.743 aziende italiane di e-commerce.

[Scarica il Rapporto: L'e-commerce in Italia 2009]

18 Marzo 2009

Convegno E-commerce in Italia 2009
Convegno E-commerce in Italia 2009
   

E-commerce in Italia 2009


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Si è tenuta oggi la presentazione della ricerca:
E-commerce in Italia 2009 - Un'opportunità nella crisi

I relatori:
Casaleggio Associati - Gianroberto Casaleggio - Presidente
Mediashopping - Stefano Genovesi - Marketing Manager RTI New Business
Expedia - Francesca Benati - Marketing Director
Fnac - Jean-Christophe Lazzaroni - Responsabile E-commerce
Better Lottomatica - Francesco Mastantuoni - Responsabile Comunicazione
Trenitalia - Gaspare Cimini - Responsabile Internet
Ausilium - Luca Bianco - Amministratore Delegato

 

Trend dell'e-commerce in Italia

e-commerce2008.gif 

 

Scarica il focus della ricerca

29 Ottobre 2008

Variazione della percentuale del canale di vendita (dati USA) - Fonte: Casaleggio Associati su dati RIAA
Variazione della percentuale del canale di vendita (dati USA) - Fonte: Casaleggio Associati su dati RIAA
   

I business model della musica on line


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

La FIMI prevede che nel 2009 il mercato legale di musica on line per l’Italia supererà i 340 milioni di euro, per una fetta pari al 25% del totale.
Una crescita che potrebbe però accentuare la crisi delle principali imprese del settore, già in difficoltà nel comprendere il comportamento da attuare nei confronti dei loro clienti on line, e che spesso le ha portate a concentrarsi quasi esclusivamente nella lotta ai sistemi di scambio P2P.

Ciò che sta succedendo nell'ambito della musica on line, può essere considerato un' anticipazione del futuro. La stesse difficoltà incontrate dall'industria musicale nella ricerca di modelli economici sostenibili si potranno presentare in tutti quei settori dove il processo digitalizzazione e Internet annulleranno i costi di replicazione e distribuzione dei prodotti.

Ad ora sono tre i principali modelli di business presenti nell’ambito della musica on line:

  1. On line retailer.
    Webstore che consentono di acquistare i tradizionali cd on line (es: laFeltrinelli, Cdbox.it, ecc.)

  2. On line subscription service.
    Viene consentito l’accesso ad un numero illimitato di canzoni in base ad una sottoscrizione mensile. Spesso vengono utilizzati sistemi di DRM per impedire alcune azioni all’utente. (es: Rhapsody)

  3. Pay per Download service.
    Il cliente può comprare una canzone o un album e scaricarlo su un proprio device (es: iTunes di Apple)

Un’alternativa al pagamento diretto della musica può essere rappresentata dai sistemi finanziati dalla pubblicità. Alcune case discografiche stanno valutando questa strada, data la crescita del numero di investitori che spostano i loro budget pubblicitari dai mezzi tradizionali per indirizzarli su internet. Questa strada riduce perciò il confine tra music download e Internet Radio.
Un'altra direzione che alcune major stanno percorrendo è quella di realizzare accordi commerciali per la cessione dei diritti musicali. E’ quello che ad esempio è avvenuto tra Microsoft e Universal per la vendita del player MP3 Zune. La Universal Music si è assicurata un compenso fisso per ogni lettore venduto.

Nel mercato globale lo stesso brano o album digitalizzato, può essere acquistato in qualunque paese senza dover più considerare barriere geografiche e doganali. Sopratutto viste le garanzie sull'e-commerce che l'Unione Europea vuole mettere in atto. Sarà perciò il prezzo la varibile principale che spingerà gli acquisti in una certa direzione piuttosto che in un’altra. Ad esempio la stessa canzone ha un prezzo differente in Germania, dove l’Iva è al 16%, e in Italia dove arriva al 20%.
Se non verranno apportati dei cambiamenti legislativi adeguati a sostenere la competizione internazionale, i retailer italiani vedranno perdere le loro quote di mercato a favore di concorrenti esteri.

La possibilità di creare le proprie playlist ha modificato il “prodotto musicale”, conseguentemente un elevato numero di consumatori si è dimostrato maggiormente interessato all’acquisto del singolo brano che dell’album completo. Contemporaneamente a questo il valore economico di un brano percepito dai consumatori si è ridotto.
Ed Felten, docente della Princeton University ha fatto giustamente notare come una variante della legge di Moore prevede che la quantità di spazio disponibile per una data dimensione raddoppi ogni due anni. Con un simile ritmo tra il 2011 e il 2019 chiunque potrà acquistare ad un costo limitato un dispositivo tascabile in grado di contenere qualunque registrazione musicale esistente e disponibile in formato digitale, abbassando ulteriormente il valore attribuito ad un singolo brano musicale.

27 Ottobre 2008

La situazione migliore: stipendi e IVA bassi (in alto a destra)
La situazione migliore: stipendi e IVA bassi (in alto a destra)
   

Le vendite e-commerce all'estero


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Chi vuole vendere oltre confine deve impostare la propria strategia in funzione del costo che hanno i suoi concorrenti esteri per valutare se delocalizzare le vendite.
La diversa legislazione nei diversi Paesi europei ha creato una forte differenza in termini di vantaggi competitivi tra le diverse nazioni.
Tassazione (IVA), costo del lavoro e adozione dell'euro hanno creato forti disequilibri tra i diversi Paesi europei.

La Germania, ad esempio, è favorita nella vendita all'estero di prodotti che richiedono poca assistenza pre e post vendita (alto costo del lavoro, ma basso regime d'IVA), la Grecia e la Slovenia lo sono per prodotti che richiedono assistenza (basso regime d'IVA e basso costo del lavoro).
I più penalizzati per la vendita transfrontaliera sono la Svezia e la Danimarca con regimi d'IVA molto superiori alla media europea, con un costo del lavoro elevato e senza il vantaggio di utilizzo della stessa moneta.

L'analisi dell'IVA deve però essere affrontata in dettaglio, dato che spesso varia anche all'interno di ciascun settore. Ad esempio, in Francia per l'elettronica di consumo l'IVA è ridotta al 16% e da questo deriva la presenza dei principali parallelisti (aziende che vendono ai negozi esteri saltando i distributori del posto). In Italia è applicato un regime d'IVA super ridotto (<5%) per l'editoria, in Inghilterra e Irlanda sono esenti d'IVA vestiti e calzature per bambini (al 3% invece in Lussemburgo).

A rendere necessaria una armonizzazione della normativa sono soprattutto i beni digitali, oggi spesso assimilati ai servizi (e quindi tassati in funzione della residenza dell'acquirente). In molti casi questi beni rappresentano un'evoluzione dei prodotti fisici (es. libro vs eBook, Cd musicale vs file audio downloadabili) e quindi rendono più visibile la discrepanza.

Per l'armonizzazione delle tassazioni e del costo del lavoro dovremo attendere ancora molto tempo. Le aziende che vogliono vendere all'estero devono quindi definire una strategia in funzione di queste anomalie.

18 Luglio 2008

Francobollo personalizzato valido negli USA
Francobollo personalizzato valido negli USA
   

La personalizzazione dei francobolli


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

I servizi postali di tutto il mondo stanno pensando a come rendere profittevole la loro presenza on line. La novità più recente è la personalizzazione dei francobolli. In Austria, Australia, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Lussemburgo, Malesia, Olanda, Ucraina, Stati Uniti (1, 2) è possibile comprare francobolli personalizzati con la propria immagine ed utilizzarli per spedire la propria corrispondenza. In media un francobollo personalizzato ha un prezzo doppio rispetto al valore impresso, permettendo buoni margini per i servizi postali.
Le foto inserite sui francobolli, dai dati statunitensi, sono in gran parte di neonati e bambini (40%), un quarto raffiguranti persone adulte, ed il 10% animali domestici. I campi di applicazione si stanno però moltiplicando: dagli utilizzi aziendali a quelli per segnalare persone scomparse.

Per stimolare l'utilizzo del servizio sono stati creati concorsi per le immagini più belle e come tutte le idee alcuni cercano di brevettarle.

7 Luglio 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

La logistica innovativa dell'e-commerce


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

La logistica è la chiave di volta dell'e-commerce. In Italia tutti i settori che non devono gestirla crescono di oltre il 60% e rappresentano ormai la maggior parte del fatturato e-commerce italiano. I settori che invece devono consegnare i beni fisicamente al cliente devono trovare mezzi per gestire il problema.

Negli Stati Uniti una società on line ha superato lo scorso anno un'intera catena distributiva per numero di punti di ritiro grazie ad un ripensamento della logistica del settore. Redbox, società controllata da Mc Donald's Ventures, ha focalizzato la propria strategia sulla distribuzione dei prodotti tramite totem per cercare di porre rimedio ad uno dei più grandi problemi dell'e-commerce: la logistica. La società possiede più di 8 mila colonnine self-service per l'affitto dei DVD, dislocati prevalentemente nei Mc Donald's, nei ristoranti e nei supermercati. Ogni totem contiene 550 DVD di cui circa 40 sono nuove uscite.
Da ottobre 2006, su www.redbox.com il cliente può ricercare il totem a lui più vicino, ordinare il film preferito e ritirare il DVD presso il totem prescelto entro le ore 19 del giorno successivo. Il costo del servizio è di 1 dollaro al giorno e la riconsegna del DVD può essere effettuata presso uno qualunque dei Redbox, attivi 24 ore al giorno per 7 giorni a settimana. A dimostrazione del successo dell'iniziativa Redbox nel 2007 ha superato Blockbuster per numero di punti di ritiro e consegna.
In Belgio la società Kiala ha ideato un modo per ovviare al problema più costoso della logistica dell'e-commerce: l'ultimo miglio di strada per arrivare a casa del cliente. Il modello di business di Kiala si basa su una rete di punti di distribuzione sul territorio per permettere al cliente il ritiro di beni ordinati on line come supermercati di quartiere, tabaccai, e altri negozi con orari d'apertura prolungati dove è possibile ritirare il prodotto, pagarlo e restituirlo in caso di problemi. Kiala è un caso di successo tra le societa' di distribuzione di prodotti on line ed oggi gestisce circa 80.000 spedizioni al giorno dal Belgio, Lussemburgo, Francia, Olanda e Gran Bretagna.

Riuscire a gestire il problema logistico in modo alternativo può quindi rappresentare un'importante opportunità di crescita per le aziende di e-commerce fisico.

11 Giugno 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Il futuro dei prodotti: diventare servizi on line


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Il futuro dei prodotti è diventare servizi. Il futuro dei servizi è on line. Il futuro dei servizi on line è inventare nuovi prodotti.

Il computer non è più il sinonimo di Internet perchè i dispositivi che utilizziamo evolvono on line le loro funzionalità.
I migliori servizi on line si trasformano in nuovi prodotti.
I prodotti in Internet utilizzano informazioni in tempo reale per migliorare il servizio.

Il navigatore TomTom visualizza dati del traffico e del meteo per stabilire il miglior percorso, o la posizione dei propri amici per raggiungerli.
La Apple TV integra i contenuti della rete come i filmati di YouTube.
Le macchine fotografiche consentono di inserire le proprie foto on line. In fase di lancio i servizi on line di frigoriferi, forni a microonde, e lavatrici.

I servizi on line si evolvono in prodotti per aumentare il loro bacino di utilizzatori e le occasioni d'uso.

Il lettore Kindle di Amazon permette di acquistare e leggere i libri in vendita nella libreria on line. I telefonini di Skype sono un'alternativa al cellulare per le chiamate internazionali dagli uffici.
Google ha annunciato per il 2008 il rilascio di Gphone che darà un nuovo punto di ingresso a tutti i servizi di Google.

Le iniziative più profittevoli inventano nuovi mercati, secondo la
"Blue ocean strategy" : creare mercati nuovi senza concorrenti.
L'esempio più famoso è Apple che con l'invenzione dell'Ipod ha creato un business on line "accessorio" di circa 15 miliardi di dollari previsti per il 2010.


14 Maggio 2008

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Social shopping


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Dal 2007 si sono diffusi strumenti e servizi di supporto all'acquisto detti Social Shopping. Un fenomeno in forte crescita che si basa sulla creazione di siti collaborativi dove i membri della comunità discutono e condividono le loro esperienze su prodotti e servizi. I Social Shopping derivano di solito dai Social Network (reti di relazioni tra persone) sono basati su principi di aggregazione e rappresentano una verticalizzazione di siti come MySpace o Facebook. Le società di Social Shopping, nonostante il fenomeno sia nato da meno di due anni, sono molto numerose e spesso in competizione tra loro. Le più importanti sono statunitensi e vengono descritte di seguito. ThisNext e Kaboodle consentono di consigliare i prodotti, di recensirli e di identificare quelli scelti più frequentemente da persone con un profilo simile al nostro. ThisNext dispone di una funzione "Mappa" che visualizza in tempo reale gli acquisti degli altri utenti in tutto il mondo. Stylehive è un "on line style club" per riunisce persone che amano sia la moda che lo shopping. Ogni utente può proporre un proprio stile e creare dei sottogruppi di tendenza. Crowdstorm è un servizio che utilizza il rumore di fondo (suggerimenti, parole chiave, articoli) della blogosfera per agevolare gli utenti nel processo decisionale d'acquisto. Wize aggrega le recensioni degli utenti e le opinioni di esperti sui prodotti e utilizza un algoritmo, detto "Wize Rank", per assegnare una valutazione a ogni prodotto che guida gli utenti nella scelta. Fivelimes è un sito di social shopping etico. Il social bookmarking (servizio che rende disponibili elenchi di segnalibri creati dagli utenti) e lo shopping comparativo sono infatti ponderati mediante fattori di responsabilità sociale ed etici. Wists consente il bookmarking visuale di prodotti e la creazione di un'unica lista dei desideri con i prodotti comparati presenti in diversi negozi on line. Osoyou è un sito rivolto al solo pubblico femminile che permette di condividere la passione comune per lo shoppping. Zebo consente ai suoi utenti di creare le liste degli oggetti posseduti e di quelli desiderati e di condividerle con la comunità. Stylefeeder è un motore di ricerca personale che dà la possibilità di partecipare a gruppi di discussione, di inviare e-mail di prodotti agli amici e ai conoscenti e di aggiungere le liste di oggetti desiderati nel proprio blog e in Myspace.
La comunità on line sta assumendo una crescente importanza come driver delle scelte strategiche delle aziende e dell'evoluzione dei loro prodotti. In un certo senso la Rete, con le sue diverse forme di aggregazione, si sta sostituendo agli uffici marketing e vendite delle società. Le vendite on line sono infatti una conseguenza del passa parola, sia in termini positivi che negativi, mentre la diffusione del messaggio legato al prodotto è amplificata dal cosiddetto rumore di fondo della Rete, dalle discussioni on line, dai confronti nei siti tematici. La gestione delle comunità è un fattore essenziale per il successo di una attività di e-commerce. Le comunità hanno la capacità di analizzare un prodotto o un servizio in tempi estremamente brevi, è fondamentale quindi non mentire e rendere note le informazioni sui prodotti in modo immediato,esaustivo e trasparente e, se possibile, proporre un benchmarking su prodotti simili offerti dalla concorrenza. Il brand on line è altrettanto importante, un buon prodotto se associato a un brand discusso, ad esempio per la distruzione ambientale o lo sfruttamento del lavoro, non si diffonde in Rete e la nascita di siti etici di Social Shopping ne è la dimostrazione.
Le comunità si stanno sostituendo anche agli uffici progettazione delle aziende: il miglior modo di scoprire difetti e di acquisire suggerimenti per gli futuri sviluppi futuri è la frequentazione delle comunità on line.

Articolo pubblicato su Milano Finanza il 6 maggio 2008

12 Maggio 2008

Video l'e-commerce on line in Italia
   

E-commerce in Italia


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Il fatturato on line nel 2007 è stato di 4,9 miliardi di euro in Italia su 210 in Europa. La crescita del 42% è quindi da considerarsi ancora modesta e non sufficiente a raggiungere la nostra la diffusione che sta avendo in tutto il resto d'Europa. Durante il convegno tenutosi lo scorso 5 marzo sono stati discussi i motivi di questo ritardo, ma anche gli esempi di successo in Italia che dimostrano come il mercato sia ricettivo già oggi e che le aziende che stanno investendo i modelli di business sostenibili riescono ad ottenere grandi ritorni.