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      <title>Casaleggio Associati</title>
      <link>http://www.casaleggio.it/</link>
      <description></description>
      <language>it</language>
      <copyright>Copyright 2012</copyright>
      <lastBuildDate>Thu, 10 May 2012 10:53:55 +0100</lastBuildDate>
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         <title>Lavoro: il Gattopardo italiano colpisce ancora</title>
         <description><![CDATA[<p>Di <strong>rilanciare il lavoro</strong> e l'occupazione in Italia c'è <strong>bisogno urgente</strong>. Consideriamo il contesto: oggi in Italia ci sono <strong>2,5 milioni di disoccupati</strong>, il 9,8% della forza-lavoro, che però arrivano a <strong>6 milioni se si considerano gli scoraggiati</strong>, gli inoccupati e chi riceve sostegno tramite ammortizzatori sociali. I giovani tra <strong>15 e 24 anni arrivano al 36%</strong>, che è il vero dramma.<br />
Non consola che nell'<strong>Eurozona </strong>i dati siano anche peggiori: quasi l'<strong>11% contro il 9,8% italiano</strong>. E nemmeno che, secondo l'<a href="http://www.ilo.org/global/lang--en/index.htm" target="_blank">International Labour Organization</a>, l'Italia sia in compagnia di quasi tutti gli altri paesi avanzati: <strong>solo 6 dal 2007 a oggi sono in controtendenza</strong> e hanno creato occupazione, e sono <strong>Germania, Austria, Israele, Lussemburgo, Malta e Polonia</strong>. Perché hanno <strong>implementato politiche di sviluppo</strong> anziché solo di rigore.<br />
Ma <strong>la riforma in Italia è indispensabile</strong> non solo perché la disoccupazione è ormai a livelli d'allarme, ma perché <strong>la situazione del mercato del lavoro scoraggia gli investimenti</strong> sia dall'Italia sia dall'estero. A pagarne le spese sono gli stessi lavoratori, con meno posti di lavoro e con salari reali più bassi che altrove. L'<strong><em>Italia infatti è scesa dal 22° al 23° posto nell'Ocse come salario netto medio</em></strong>. Ci gioca, come è noto, il <strong>peso dell'imposizione fiscale e retributiva</strong>, per cui alla fine è un gatto che si morde la coda. Alleggerire il cuneo nell'attuale quadro di <strong>risanamento della finanza pubblica</strong> non è ovviamente facile, e con ogni probabilità occorrerà <strong>aspettare ancora qualche anno</strong>, nella migliore delle ipotesi. <br />
Su questa <strong>angosciosa situazione</strong> dovrà cercare di incidere la <strong>Riforma del lavoro predisposta</strong> dal <strong>ministro del Welfare Elsa Fornero</strong> e attualmente in <strong>discussione in Parlamento</strong>, senza che si sappia come ne uscirà dato che i vari partiti hanno presentato un totale di <strong>1062 emendamenti</strong>. Che sarebbero tanti anche se il disegno di legge avesse dietro una maggioranza di appoggi. Ma che sono enormemente troppi visto che finora di appoggi ne ha pochi.<br />
Infatti,<strong> i sindacati sono piuttosto critici</strong>, e la CGIL sembra che possa accettare solo perché il Governo ha accettato di lasciare la soluzione del reintegro nei casi di licenziamento per motivi economici e disciplinari (caso praticamente unico al mondo). Per lo stesso motivo <strong>la Confindustria</strong>, e in genere le imprese, <strong>è scettica</strong>. Per il pubblico impiego poi, grazie a Patroni Griffi la riforma non si applica. Per i contratti a termine si irrigidiscono le condizioni. Per i giovani c'è il contratto di apprendistato, ma le imprese lo reputano troppo vincolante. Per le donne si cercheranno di eliminare le storture, ma non si ritiene che le misure previste possano essere realmente efficaci. Per gli over 58 c'è il contratto di inserimento, ma è poco chiaro. Eccetera.<br />
Insomma, <strong>la situazione si aggrava</strong> e la riforma del lavoro sembra fatta apposta per <strong>modificare tutto per non cambiare niente</strong>. Il Gattopardo italiano colpisce ancora e c'è da temere che saranno proprio i <strong>lavoratori a doverne fare le spese</strong>.</p>]]></description>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 10 May 2012 10:53:55 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Facebook for business</title>
         <description><![CDATA[<p>Gli italiani spendono un terzo del loro tempo on line sui social media  e quello più utilizzato oggi è Facebook utilizzato da un italiano su tre, pari a oltre 21 milioni di persone su circa 27 collegate a Internet nel mese . Al mondo gli utilizzatori sono 800 milioni di cui circa la metà sono collegati nell'arco di una giornata . Se al suo ingresso in Italia nel 2008 gli utenti erano soprattutto giovani tra i 13 ed i 18 anni, nel 2011 il segmento dei 36-45 ha superato in numero i giovani.  <br />
Gli utilizzi per le aziende di Facebook si differenziano per l'obiettivo che ci si pone. In particolare possono essere identificati quattro possibili obiettivi: migliorare il servizio offerto, aumentare le vendite, alimentare la brand awareness e aumentare il traffico al proprio sito.</p>

<p><strong>Migliorare il servizio.</strong> Facebook ha numerose informazioni su ognuno di noi e sui nostri amici e circa 10 milioni di italiani in un certo giorno sono collegati a Facebook, questi due fatti permettono di poter integrare i propri servizi on line rendendoli più: <br />
<ul><br />
	<li>	<em>accessibili</em> con il Facebook login, che permette di non doversi ricordare altre password e di re-imputare i propri dati come ha fatto PcWord.com che dichiara di avere incrementato del 40% le nuove registrazioni.  ; </li><br />
	<li>  <em>personalizzati</em>, con l'accesso alle preferenze indicate su Facebook. Siti come Etzy.com e Wallmart consigliano i prodotti per l'utente e per i suoi amici in base alle loro preferenze su Facebook, eBay ha creato la lista dei suoi prodotti più condivisi su Facebook; </li><br />
	<li>  <em>sociali</em>, con la possibilità di condividere le azioni fatte sul sito dell'azienda con i propri amici anche senza un intervento dell'utente ogni volta: il cosiddetto frictionless sharing in cui l'utente può autorizzare Facebook a condividere in automatico le azioni che si fanno su un certo sito: ad esempio gli articoli che si leggono sul <em>Washington Post</em>. </li><br />
</ul><br />
<strong>Aumentare le vendite.</strong> La presenza delle persone su Facebook in modo continuo durante la giornata ha creato l'esigenza di essere presenti direttamente con il servizio di vendita all'interno del social media. La diffusione del <em>social commerce</em> è spinta anche dal mobile con il quale nel mondo 250 milioni di utenti sono connessi a Facebook e le statistiche indacano che questi utenti sono doppiamente attivi rispetto a quelli che si collegano dal desktop. </p>

<p>Per questi motivi è nato il fenomeno noto come <em>F-commerce</em> che consiste nella creazione di semplici cataloghi prodotti su Facebook, o di versioni parallele del sito e-commerce all'interno del social network. Alla fine del 2010 solo il 4% dei maggiori retailer statunitensi aveva realizzato una forma di F-commerce, ma a distanza di un anno è diventata la maggioranza. Delta Airlines è stata uno dei primi esempi di integrazione oltre che la prima compagnia aerea ad attivare il servizio. <br />
Alcune aziende utilizzano Facebook per pubblicare annunci speciali che rimandano al sito. Le aziende che seguono questa strategia sono soprattutto quelle sul modello di Vente Priveé o Groupon che utilizzano tutti i canali di comunicazione per veicolare la propria offerta. Sono presenti tuttavia anche aziende come Gilt, azienda e-commerce di moda e pioniera nel Facebook-commerce, che premia i suoi fan su Facebook proponendo loro vendite esclusive e di durata limitata.</p>

<p><strong>Brand awareness.</strong> Molte aziende hanno utilizzato Facebook con successo per aumentare la propria notorietà sulla Rete. Un esempio recente in Italia è stato il contest "Leica 24x36" in cui gli utenti sono stati invitati a pubblicare delle foto secondo le caratteristiche richieste e a farsi votare esclusivamente tramite Facebook, innescando un effetto a catena. Nel giro di un mese e mezzo la pagina del concorso ha collezionato 44mila «mi piace».  Whirlpool e Vodafone hanno invece realizzato e distribuito tramite Facebook e Youtube delle divertenti mini-serie video che hanno contribuito ad avvicinare fan, clienti e curiosi. Vodafone ha raggiunto una media di 100 mila visualizzazioni per video. Martini ha lanciato una campagna su Facebook per ricercare il volto della sua campagna pubblicitaria. Era possibile prendere parte ai provini attraverso un'applicazione presente sulla pagina Facebook di Martini. Chi riceveva più like passava alla selezione finale e il vincitore guadagnava 150 mila euro.<br />
L'interazione con i propri clienti può anche avvenire nel mondo fisico come nel caso di Renault che ha sperimentato il sistema del "like fisico" di Facebook in una fiera dove ha fornito tessere RFID ai visitatori che potevano strisciarla di fronte alle macchine che più gli piacevano. Automaticamente veniva pubblicata l'immagine dell'automobile sul profilo Facebook del visitatore. Diesel ha utilizzato lo stesso concetto all'interno dei negozi. Effettuando un "Like" di un capo di abbigliamento tramite uno smartphone ed i QR-Code (i "codici a barre" quadrati) posizionati sugli scaffali  è possibile ottenere uno sconto. Entrambi questi esempi estendono il concetto di social media in una nuova dimensione, il mondo fisico, che vedrà una forte crescita nei prossimi mesi.</p>

<p><strong>Aumentare il traffico al sito.</strong> Nell'ultimo anno per alcuni siti più attivi su Facebook la fonte di accessi esterni principale non è più stata Google, ma Facebook. Anche per le aziende che non hanno visto questo sorpasso Facebook è comunque diventato uno dei <em>"referrer"</em> principali. Per questo motivo è aumentata l'attenzione all'ottimizzazione dei contenuti pubblicati, il Facebook Optimization, proprio come fino ad oggi siamo stati abituati al Search Engine Optimization. Infatti, in media un messaggio pubblicato da un utente raggiunge il 12% dei suoi contatti, ma lavorando sull'ottimizzazione sociale è possibile aumentare di molto questa percentuale.    </p>

<p>Qualunque sia la strategia che un'azienda vorrà applicare on line non potrà prescindere dall'integrazione del canale Facebook e la sua rapida evoluzione richiederà alle aziende di prevedere risorse dedicate e specializzate per poterlo utilizzare al meglio.  </p>

<p><em>articolo di Davide Casaleggio pubblicato su <a href="http://hbritalia.it/" target="_blank">Harvard Business Reviews</a> </em></p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/05/facebook_for_business.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 03 May 2012 16:45:34 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>La fine dei giornali</title>
         <description><![CDATA[<p>La <a href="http://www.naa.org/"  target="_blank" >Newspaper Association of America</a> ha rilasciato i dati dei ricavi pubblicitari dei giornali statunitensi del 2011 comparati con la serie storica a partire dal 1950. La <a href="http://4.bp.blogspot.com/-c4qhmgEqsNE/T0rWJ4iBbpI/AAAAAAAAQ7c/GNhzushcZKI/s1600/newspaper.jpg" target="_blank">curva</a> cresce fino al 2000 con il picco di 63,5 miliardi di dollari e scende all'improvviso in verticale dal 2008, come se fosse colpita da un fulmine ritornando ai livelli degli anni '50, 22,6 miliardi di dollari nel 2011 contro 20 miliardi del 1950 (attualizzati con l'inflazione). <br />
La raccolta pubblicitaria dei giornali si sta <strong>prosciugando</strong>. Solo negli ultimi tre anni ha perso negli Stati Uniti 35 miliardi di dollari. Le principali ragioni della scomparsa della pubblicità dai giornali americani sono lo sviluppo dell'<strong>informazione in Rete</strong>, il grande successo del sito <a href="http://milan.it.craigslist.it/"target="_blank">Craigslist</a> con lo spostamento on line degli annunci economici e l'avvento dei <strong>Social Media</strong> dove la pubblicità ha ritorni molto maggiori di un giornale sia per la versione cartacea che per quella on line. Nei mercati dove internet è diffuso la pubblicità per i giornali sta diventando insufficiente per mantenere gli attuali costi. In Italia avverrà lo stesso fenomeno nell'arco di pochi anni, due o tre. I giornali riusciranno a vivere senza pubblicità e senza il quotidiano di carta che vende sempre meno copie? <br />
Negli Stati Uniti ci stanno provando con i <strong>paywalls</strong>, i giornali on line a pagamento in diverse modalità di abbonamento. I giornali che hanno riscosso il maggiore successo sono nazionali, come il <a href="http://europe.wsj.com/home-page"  target="_blank"  >Wall Street Journal</a>, con più di mezzo milione di abbonati e il <a href="http://www.nytimes.com/"  target="_blank" >New York Times</a> con 380.000, la metà delle circa 800.000 copie stampate, seguono edizioni locali, come il <a href="http://bostonglobe.com/"  target="_blank" >Boston Globe</a> con 16.000 abbonati comparati a 200.000 copie cartacee giornaliere. La versione on line non è però ancora sufficiente a coprire le perdite del giornale cartaceo, dal 1999 si è avuta una contrazione di circa 10 milioni di copie stampate. Le previsioni sono di un processo di concentrazione dei giornali in pochi poli, e di diffusione internazionale di chi riuscirà a sopravvivere. In Italia il fenomeno è in atto, meno copie in edicola, una <strong>crescita inesorabile della Rete</strong>, insufficienti ricavi dall'on line e la prossima fine dei contributi pubblici di centinaia di milioni di euro che un Paese normale in crisi, ma anche non in crisi, non dovrebbe permettersi. Ne rimarranno pochi in vita, forse solo uno, come per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Highlander_-_L'ultimo_immortale"  target="_blank" >Highlander</a>.<br />
L'Amministratore delegato di <strong>Google </strong>è della stessa opinione, per lui nell'arco di 5 anni la distribuzione di Internet mobile farà a pezzi il modello di business delle società editoriali.</p>

<p><em>articolo di Gianroberto Casaleggio pubblicato su <a href="http://www.cadoinpiedi.it/2012/04/24/la_fine_dei_giornali.html#anchor"  target="_blank">Cado in piedi</a></em></p>]]></description>
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         <category>Relazione Digitale</category>
         <pubDate>Thu, 26 Apr 2012 11:23:48 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Rapporto E-commerce in Italia 2012</title>
         <description><![CDATA[<p>Casaleggio Associati, in partnership con Adobe Systems presenta la ricerca <br />
<strong>E-commerce in Italia 2012</strong>, andamenti, trend di sviluppo e strategie di un mercato in crescita.</p>

<p>Dallo studio risulta che l'e-commerce in Italia ha un valore stimato di circa 19 miliardi di euro nel 2011. I settori principali sono il tempo libero (principalmente giochi d'azzardo) che rappresenta quasi metà del mercato (56,9%), il Turismo (24,8%) e le Assicurazioni (5,9%). </p>

<p>Le aziende italiane hanno ancora una presenza limitata sul mercato internazionale. Rispetto al passato si avverte una maggiore esigenza di ampliare il business verso l'estero, non solo per accrescere il proprio fatturato, ma anche per crearsi delle economie di scala sufficienti a contrastare la concorrenza internazionale.</p>

<p>"La Rete continua ad ottenere performance migliori rispetto alla distribuzione tradizionale" ha affermato Davide Casaleggio, Partner di Casaleggio Associati, "è il canale di vendita che offre ad oggi le maggiori potenzialità in termini di crescita, nonostante la congiuntura economica non favorevole".</p>

<p>Il 33% delle aziende non vende i propri prodotti o servizi fuori dall'Italia, mentre il restante 67% è presente sul mercato internazionale con modalità differenti. L'attività di vendita all'estero è gestita direttamente dal 54% delle aziende unicamente attraverso il proprio sito in lingua italiana (24%), o attraverso siti in più lingue (25%). Il 5% possiede strutture o sedi all'estero. Il 13% opera a livello internazionale in quanto è parte di un gruppo multinazionale.</p>

<p>"L'e-commerce rappresenta un canale sempre più strategico per le aziende che desiderano essere competitive e raggiungere il proprio target in modo efficace e differenziato permettendo, attraverso esperienze digitali coinvolgenti e fruibili su più piattaforme, un alto tasso di conversone da utente a cliente. Per supportate questa esigenza di business, Adobe mette a disposizione tecnologie all'avanguardia in grado di gestire e ottimizzare l'intero processo di acquisto online dal coinvolgimento con il brand allo shopping immersivo fino alla condivisione dell'esperienza con il prodotto sui social media" ha dichiarato Annasara Bonandrini, Marketing Manager Digital Marketing, Adobe Systems Italia.</p>

<p>Attualmente le aziende distribuiscono il budget di marketing e comunicazione focalizzandosi prevalentemente nelle attività di keyword advertising, al quale viene assegnato mediamente il 23% delle risorse disponibili e di SEO (17%).<br />
All'e-mail marketing viene destinato in media il 12% delle risorse, seguito da attività sui social media (11%) e presenza nelle aree di shopping o siti comparatori di prezzi, come Kelkoo o Virgilio Shopping (11%). I valori più bassi si riscontrano per le attività legate ai media tradizionali (stampa, televisione, radio) e per gli investimenti in banner e sponsorship.</p>

<p>I Paesi in cui le aziende italiane sono presenti in misura maggiore sono Germania, Francia e Svizzera, seguite da Spagna, Regno Unito e altri Paesi dell'area nord-europea. La presenza di operatori italiani è invece ancora molto limitata nel continente asiatico (Giappone, Cina e altri Paesi orientali), in Africa e in America Latina.</p>

<p><br />
<strong><a href="http://www.casaleggio.it/pubblicazioni/focus/ecommerce-in-italia-2012.php">Scarica il rapporto e-commerce in Italia 2012</a></strong><br />
<br><br></p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/04/ecommerce_in_italia_2011.php</link>
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         <category>E-commerce</category>
         <pubDate>Tue, 17 Apr 2012 08:57:15 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Instabook o Facegram?</title>
         <description><![CDATA[<p>Instabook o Facegram?</p>

<p>Oppure solo Facebook, come sempre?</p>

<p>Notizia di pochi giorni fa, <a href="http://techcrunch.com/2012/04/09/facebook-to-acquire-instagram-for-1-billion/" target="_blank" >Facebook ha comprato Instagram</a>! <br />
Dopo le prime reazioni, in gran parte concentrate a immaginare il futuro di Instagram nella grande famiglia Facebook e corredate di paragoni con i destini di Friendfeed e Gowalla, gli articoli successivi hanno indagato maggiormente sul significato strategico di questa mossa.</p>

<p>Stando alle notizie ormai ufficiali, il valore economico in gioco è di un miliardo di dollari, ovvero poco più di <strong>30 dollari</strong> a utente considerando che, in circa due anni, Instagram aveva raggiunto <strong>30 milioni di utenti</strong> registrati.</p>

<p>Per chi non ancora non la conoscesse, Instagram è <strong>molto più di una semplice app</strong> per condividere foto: in questi due anni si è rivelata un vero e proprio <strong>social network <em>mobile</em></strong>. L'estrema <strong>semplicità </strong>è l'elemento che ne ha determinato il grande successo.</p>

<p>Sia Google che Facebook negli ultimi 18 mesi avevano tentato degli avvicinamenti, ma senza successo: Kevin Systrom, CEO di Instagram, non sembrava intenzionato a vendere.</p>

<p>Poi è accaduto che a inizio Aprile Instagram ha rilasciato la versione Android; in 24 ore ha avuto un milione di nuove registrazioni e di lì a poco ha raggiunto i 30 milioni di utenti.</p>

<p><strong>Foto e <em>mobile</em></strong>, in aggiunta a una prospettiva di crescita vertiginosa degli utenti - alcuni dicono 50-60 milioni nel giro di pochi mesi - ha indotto Facebook a fare un'offerta di quelle che non si possono rifiutare: da tempo Facebook è il sito più importante per la condivisione di foto e il <em>mobile </em>è il terreno di gioco del futuro. Non era pensabile lasciare spazio ad altri attori... oppure lasciare che Google, Microsoft o Apple si muovessero per primi.</p>

<p>Sia Zuckenberg che Systrom si sono affrettati a tranquillizzare gli utenti: Instagram <strong>non chiuderà i battenti</strong> e resterà <strong>indipendente </strong>e <strong>libera</strong> di proseguire il suo sviluppo.</p>

<p><strong>L'attenzione di Facebook per il <em>mobile</em></strong> sembra essere una delle principali ragioni che hanno determinato l'acquisizione. <a href="http://www.quora.com/Facebook-Instagram-Acquisition-April-2012/What-was-it-about-Instagram-that-made-it-worth-a-1B-acquisition-by-Facebook" target="_blank" >Robert Scoble su Quora</a> pone l'attenzione su un paio di questioni che fanno pensare a un'acquisizione promossa dagli investitori:</p>

<ol>
	<li>Facebook non ha <strong>ricavi nel <em>mobile</em></strong>, Instagram potrebbe diventare un canale di monetizzazione importante</li>
	<li>Instagram completa le <strong>informazioni sugli utenti</strong> che Facebook ha già a disposizione - cosa gli piace, dove sono, chi guarda le loro foto - aggiungendo le informazioni di contesto e di photo-graph che Facebook ha in maniera molto limitata. In uno scenario di <strong><em>mobile advertising</em></strong>, queste sono informazioni preziose.</li>
</ol>

<p>Questa acquisizione mette in evidenza in maniera graffiante come il valore di un'applicazione come Instagram non risiede nella solidità del suo modello di business, ma nella qualità e quantità di dati che riesce ad ottenere sugli utenti.</p>

<p>E quando gli utenti ti concedono questi dati divertendosi... Sotto questo profilo Instagram è una miniera d'oro che vale ben più del miliardo di dollari costato a Facebook per farla propria e proteggere il proprio futuro.</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/04/instabook_o_facegram.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 14:34:25 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Spezzare l&apos;immobilismo</title>
         <description><![CDATA[<p>Come ha scritto di recente il <a href="http://www.censis.it/1" target="_blank" >Censis</a>, <strong>la società italiana è bloccata</strong>, in senso <strong>economico </strong>ma soprattutto in senso <strong>sociale</strong>. D'altronde, è un fatto sotto gli occhi di tutti. Il blocco più dannoso e odioso <strong>riguarda i giovani</strong>. Non solo il 32% dei giovani è disoccupato, ma chi alla fine riesce ad approdare nel mondo del lavoro va a scontrarsi con <strong>organizzazioni arretrate</strong> e <strong>mentalità ingessate</strong>, dove le fedeltà o l'anzianità le amicizie, le parentele o le affiliazioni politiche e ideologiche) prevalgono sulla capacità di lavoro, sul merito e sul talento.<br />
<strong>L'Italia oggi non investe sui giovani</strong> e dunque non investe sul proprio futuro, e così facendo <strong>danneggia anche il proprio presente</strong>. Il resto del mondo non capisce e non condivide le rigidità e gli immobilismi dell'Italia, e questo non solo danneggia la credibilità del Paese, ma è causa di maggiori costi. Prova ne sia la valutazione dei mercati finanziari che, seppur migliorata rispetto a fine 2011, sconta ancora le nostre esitazioni e incertezze nel cambiare (spread).<br />
L'attuale vicenda della riforma del lavoro è un caso esemplare. Se il mercato del lavoro è rigido e bloccato occorre modificarlo introducendo maggiori gradi di flessibilità. Certo, con le opportune garanzie per evitare gli abusi, ma va modificato. In tutto il mondo <strong>maggiore libertà di licenziare coincide con maggiore disponibilità ad assumere</strong> perché è tutto il processo di occupazione che diventa più dinamico. Vale per imprese e organizzazioni di qualunque dimensione. Perché averne paura? <br />
Opporsi a questo processo non solo <strong>ostacola </strong>un più che probabile <strong>incremento dell'occupazione</strong>, e dunque <strong>la creazione di nuove opportunità per tutti</strong>, ma finisce con il perpetuare le <strong>distorsioni </strong>cui assistiamo ogni giorno e col frenare una indispensabile accelerazione nei processi di mobilità sociale. Questo colpisce in primo luogo i giovani, che non a caso spesso vanno all'estero a cercarsi un contesto più premiante.<br />
Le responsabilità delle <strong>classi dirigent</strong>i che si sono avvicendate sulle poltrone del potere negli ultimi anni sono evidenti. E dico classi dirigenti perché sul banco degli imputati non c'è solo la classe politica, ma anche quella imprenditoriale e quella sindacale. Ognuno per la sua parte, <strong>tutti uniti per non fare niente</strong> malgrado gli onori e ignorando gli oneri della responsabilità.<br />
Una classe dirigente, economica, politica e sindacale che non esercita il proprio ruolo di guida puntando a dare il giusto riconoscimento alla capacità di lavoro e al talento condanna la società all'ingiustizia e all'immobilità. Occorre invece che chi ricopre ruoli direttivi in ambito pubblico e privato rompa l'immobilismo e si qualifichi in modo innovativo con un nuovo <strong>senso di etica</strong> e di <strong>responsabilità sociale</strong>, promuovendo la <strong>capacità di fare</strong>, <strong>le conoscenze</strong>, <strong>il merito e i talenti</strong> ovunque si trovino. </p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/03/spezzare_limmobilismo.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 29 Mar 2012 09:14:24 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Path: un diario per pochi amici</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="https://path.com/" target="_blank" >Path</a>, un'<strong>applicazione</strong> che permette di condividere i fatti della propria vita quotidiana con un circolo ristretto di amici, non più di 150.</p>

<p>Questo è il valore assegnato al numero di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Numero_di_Dunbar" target="_blank">Dunbar</a>, inventato dal professor <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robin_Dunbar" target="_blank" >Robin Dunbar</a> dell'Università di Oxford per indicare il <strong>numero massimo di relazioni sociali</strong> che un essere umano è in grado di mantenere in modo continuativo nel tempo.</p>

<p>L'idea del <strong>network "ristretto"</strong> è interessante perché si pone in <strong>controtendenza</strong> rispetto alla ricerca della massima visibilità alla quale ci hanno abituato altri social network, <a href="http://it-it.facebook.com/" target="_blank" >Facebook</a> in primis.</p>

<p>Path è stato lanciato nel novembre del 2010 e a tutt'oggi conta più di <strong>un milione di utenti</strong> registrati in tutto il mondo. Si autodefinisce uno<strong> "smart journal"</strong> della vita quotidiana delle persone con la capacità di <strong>"imparare con l'utilizzo"</strong>, al punto da essere in grado di fare aggiornamenti al posto nostro per avvisare i nostri contatti sui cambiamenti nelle nostre abitudini.</p>

<p>Su Path si possono condividere foto, video, pensieri, titoli di brani musicali, persone con cui si è in compagnia, luoghi. La novità di Path rispetto ai social network più diffusi è l'<strong>aggiornamento composto da quattro elementi</strong>: testo, foto o video, luogo, persone. Lo status update è l'<strong>"appuntare qualcosa sul diario personale"</strong> e arricchirlo con elementi che descrivono il contesto.</p>

<p>Se altri social network pongono l'accento sulla condivisione di un particolare - dove mi trovo, cosa faccio, una foto, un piatto... -, <strong>Path parte da un particolare e chiede all'utente di arricchirlo di altri particolari</strong>: un'unica operazione di aggiornamento e un'unica schermata, più coerente con l'esperienza quotidiana di ciascuno, nella quale in ogni istante <strong>diversi particolari si integrano</strong>.</p>

<p>Path si integra con i principali social network: Twitter, Facebook, Tumblr e Foursquare.<br />
Relativamente a <a href="https://it.foursquare.com/" target="_blank" >Foursquare</a>, anche se in fase di autorizzazione dell'app è possibile collegare una <strong>Brand Page</strong> invece che un profilo personale, è difficile immaginare di usare Path come strumento di marketing, a meno che un Brand non voglia selezionare 150 fedelissimi e renderli partecipi di un'iniziativa molto particolare...</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/03/path_un_diario_per_pochi_amici.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 15 Mar 2012 14:41:50 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Dopo il check-in </title>
         <description><![CDATA[<p><a href="https://it.foursquare.com/" target="_blank" >Foursquare</a> è senza dubbio il social network che ha attirato l'attenzione sui cosiddetti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Location-based_service" target="_blank" >Location Based Services</a>. Gli LBS hanno il potenziale di dare un <strong>nuovo significato</strong> alle "conversazioni" tra le imprese e i loro clienti perché le sposta dal web generico alla dimensione digitale dello spazio fisico.</p>

<p>I device mobili di accesso rendono possibile la correlazione tra il luogo fisico in cui una persona è e la rappresentazione digitale dello stesso luogo. Come già detto <a href="http://www.casaleggio.it/2012/01/solomo.php" target="_blank" >SoLoMo</a>, ovvero <strong>Social, Location, Mobile</strong> rappresenta un <strong>nuovo paradigma</strong>: siamo offline eppure costantemente connessi.</p>

<p>Le informazioni sono connesse a luoghi fisici e ciò rappresenta una grande opportunità per le imprese locali e i brand in genere: da un lato <strong>interagire </strong>con le persone, dall'altro <strong>raccogliere </strong>e <strong>analizzare </strong>i segnali digitali.</p>

<p>La conversazione digitale si sposta nello spazio fisico: ma come relazionarsi con le persone che si trovano in un luogo e nelle sue vicinanze solo il tempo di un tweet?</p>

<p><a href="https://localresponse.com/#landing" target="_blank" >LocalResponse</a> è una piattaforma di <em><strong>social advertising</strong></em> disegnata per permettere ai Brand di interagire con i clienti in tempo reale. <em><strong>Direct Response</strong></em> e <em><strong>Intent Retargeting</strong></em> hanno l'obiettivo di rilevare l'attività geolocalizzata dei clienti e dare strumenti per avviare una relazione.</p>

<p>Se una persona manda un tweet dicendo che si trova, per esempio, in un punto vendita di una catena commerciale, Local Response rileva il tweet, riconosce la lingua in cui è scritto, lo segnala e permette allo staff di rispondere al tweet, per esempio, offrendo uno sconto oppure per risolvere eventuali problemi.<br />
LocalResponse adotta un modello CPC; in questo modo se una campagna marketing non ha il riscontro sperato, il costo di utilizzo della piattaforma resta basso.<br />
Ad oggi LocalResponse ha raccolto 6,5 milioni di dollari di capitali d'investimento e ha lavorato con Audi, Coca-Cola, Dell, Estee Lauder, FedEx, General Electric, General Motors, Mc'Donald's, Pepsi, Pizza Hut e Walgreens.</p>

<p>L'attività digitale delle persone è sempre più georeferenziata: le osservazioni, i commenti, le critiche delle persone sono "fisicamente" collegate allo spazio reale, sono fisicamente connessi a un preciso spazio fisico, un negozio o una catena di negozi. <br />
<a href="http://www.momentfeed.com" target="_blank" >MomentFeed</a> invece è una piattaforma che analizza le tracce digitali lasciate dalle persone nel mondo fisico: raccogliendo i dati di Facebook, Twitter e Foursquare localizzati in prossimità di un elenco di luoghi predeterminati, consente alle imprese con più di 20 punti vendita di monitorare, misurare e ottimizzare il rendimento di campagne <em>location-based</em>. <em>Foot-traffic</em>, fedeltà, reattività a messaggi marketing, <em>sentiment</em>... tutto questo compone un cruscotto per analizzare ciò che le persone dicono e fanno, le informazioni che si scambiano e ciò che pensano di un Brand quando si trovano in prossimità di un luogo che rappresenta il punto di contatto reale con il Brand.</p>

<p>Il <strong>marketing geolocalizzato</strong> è appena iniziato; le imprese locali e i Brand stanno cercando il modo migliore per utilizzare servizi come Foursquare, Facebook e Twitter. MomentFeed ha l'obiettivo di mettere ordine nella complessità con una dashboard di marketing geolocalizzato rivolto alle imprese con molti punti vendita da gestire. Un anno fa ha raccolto 1,2 milioni dollari.</p>

<p>Servizi come LocalResponse e MomentFeed diventeranno strategici in ogni iniziativa di marketing geolocalizzato perché faranno la differenza tra "sensazioni" e "fatti", offrendo la possibilità di entrare in rapporto con i clienti nel momento stesso in cui si trovano nel punto vendita.</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/03/dopo_il_checkin.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 01 Mar 2012 09:39:31 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>La competitività dimenticata</title>
         <description><![CDATA[<p>Un argomento di cui si parla poco in questo periodo è quello, di permanente interesse, della <strong>competitività dell'Italia</strong>. E' vero che il <strong>Governo Monti</strong> si sta dando da fare per garantire la solidità finanziaria del paese, varare le riforme e realizzare le liberalizzazioni, il che non è poco. Ma intanto, <strong>la competitività continua a calare</strong> e l'Italia si trova sempre ai <strong>gradini bassi</strong> delle classifiche internazionali, <strong>43° in quella del <a href="http://www3.weforum.org/docs/WEF_GCR_Report_2011-12.pdf" target="_blank" >World Competitiveness Report</a></strong>, giusto un po' peggio di quella ben nota potenza industriale mondiale che va sotto il nome di arcipelago delle Barbados. <strong>Perché se ne parli poco è un mistero</strong>. Non sembra essere negli schermi radar della Confindustria, certamente non è neanche l'ultima delle preoccupazioni dei sindacati, e ben pochi sono anche gli economisti che in questo periodo si affannano sulla questione.<br />
Invece in America, che pure non è l'Italia e che sta al 5° posto della classifica mondiale (ai primi quattro ci sono Svizzera, Singapore, Svezia e Finlandia) se ne occupano eccome. Nello scorso novembre la <a href="http://www.hbs.edu/Pages/default.aspx" target="_blank" >Harvard Business School</a> - prima università economica del mondo - ha indetto un simposio cui hanno preso parte un centinaio di super-esperti, economisti, banchieri e manager per discutere la questione, che lì considerano curiosamente un'<strong>emergenza nazionale</strong>, e per vedere il da farsi. <em>C'è da chiedersi: ma se l'America che è al vertice della classifica la considera un'emergenza nazionale, l'Italia che è al 43° posto come la dovrebbe definire e considerare?</em> Uno tsunami economico? Un annichilimento geologico planetario? Una catastrofe cosmica?<br />
Basterebbe considerare quello della scarsa competitività <strong>un problema urgente e grave e cominciare a occuparsene</strong>. Dal simposio suddetto sono comunque emerse interessanti conseguenze. La principale è che molti dei presenti hanno elaborato articoli e saggi che vengono pubblicati in questi giorni dalla <a href="http://hbr.org/" target="_blank" >Harvard Business Review</a> e che contengono <strong>profonde analisi</strong>, ma anche <strong>precise raccomandazioni</strong> alle imprese e al Governo degli Stati Uniti per <strong>evitare che l'emergenza diventi ancora più marcata</strong>. <br />
Anche <a href="http://hbritalia.it/" target="_blank" >l'edizione italiana</a> della rivista se ne sta occupando, pubblicando le opinioni di una dozzina di protagonisti della vita economica e delle imprese che hanno a loro volta <strong>indicato alcune priorità per rilanciare la competitività dell'Italia</strong>. Ai primissimi posti dei problemi da affrontare con rapidità, lucidità e decisione ci sono <strong>i giovani</strong>, <strong>il mondo del lavoro</strong>, <strong>i temi dell'istruzione</strong>, <strong>le liberalizzazioni</strong>, <strong>la sostenibilità</strong>, un vero e proprio patto sociale tra i gruppi e tra le generazioni. E poi un deciso colpo alla <strong>burocrazia</strong>, alla <strong>corruzione</strong>, all'<strong>ipertrofia normativa</strong>, ai <strong>disastri giudiziari</strong>, alle <strong>paralisi del mercato</strong>, alla <strong>finanza d'assalto</strong> e agli <strong>evasori di mestiere</strong>.<br />
Non poco, come si vede. <strong>Problemi immensi</strong> che non stanno solo nei meccanismi economici e finanziari, ma <strong>nella società italiana stessa</strong>. Ma se non si prende il toro per le corna, il rischio molto concreto che abbiamo davanti è che dal 43° posto in classifica si scenda ancora, al livello del Benin e del Botswana, cui ci si sta avvicinando con pericolosa rapidità.</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/02/la_competitivita_dimenticata.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 23 Feb 2012 12:06:34 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Le opportunità di Pinterest per il brand e l&apos;e-commerce</title>
         <description><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane un nuovo Social Network basato sulla  condivisione di immagini, sta attirando l'attenzione dei media degli addetti  del settore. Si tratta di <a href="http://pinterest.com" target="_blank"><strong>Pinterest</strong></a>, lanciato in beta nel marzo 2010, e che ad  ottobre dello scorso anno ha ottenuto un finanziamento di <a href="http://techcrunch.com/2011/10/07/confirmed-pinterest-raises-27-million-round-led-by-andreessen-horowitz/" target="_blank">27 millioni di  dollari</a> ed una valutazione di mercato pari a 200 milioni di dollari.<br />
    <a href="http://techcrunch.com/2011/10/07/confirmed-pinterest-raises-27-million-round-led-by-andreessen-horowitz/"></a> <br />
  L'obiettivo di Pinterest è di connettere le persone con gli stessi interessi e trarne <b>ispirazione</b>. Attraverso l'applicazione è  possibile ottenere idee e spunti fotografici su come decorare la propria casa, su ricette  originali, su come pianificare il proprio matrimonio o ancora scoprire tendenze  della moda o libri interessanti.<br />
  Alcuni mesi fa il tasso di crescita degli utenti era paragonabile a quello di <a href="http://techcrunch.com/2011/11/06/rise-pinterest-shift-search-discovery/" target="_blank">Facebook di 5 anni fa</a>, infatti gli utenti sono passati da 1.2 milioni ad agosto ad oltre 4 milioni a novembre, che sono poi diventati  <a href="http://siteanalytics.compete.com/pinterest.com/" target="_blank"><b>11 milioni a gennaio</b></a>. Ora Pinterest&nbsp;è tra i <b>150 website</b> più visti al mondo.<br />
<a href="http://siteanalytics.compete.com/pinterest.com/" target="_blank"><img src="http://www.casaleggio.it/immagini/traffico_pinterest.png" alt="Incremento del traffico su Pinterest" width="380" height="153" border="0" /></a>

<br /><br />
  Ma che cosa consente di fare Pinterest? In sostanza è  un posto dove organizzare e condividere immagini interessanti. I contenuti sono  organizzati in Boards personalizzabili dagli utenti (es: posti che vorrei  visitare, libri che vale la pena leggere, il mio stile di vita, ecc.) e questo  consente di creare luoghi di condivisione per micronicchie di interessi. E'  possibile esprimere il proprio apprezzamento con un "like", un commento o un  repin (concetto simile al retweet di Twitter) e di menzionare altri utenti  tramite la dicitura @username. E' possibile anche condividere video, ma è una  funzionalità praticamente non utilizzata.<br />
  <br />
  Un aspetto di grande rilevanza è il fatto che  Pinterest si sta connotando come il <strong>social network per le donne</strong>, come nessuno è  riuscito a fare in precedenza.&nbsp; Tra gli utenti USA si stima che l'<a href="https://www.google.com/adplanner/#siteSearch?uid=d%252Bpinterest.com&amp;geo=US&amp;lp=false" target="_blank">82% sia di sesso femminile</a>.<br />
  <a href="https://www.google.com/adplanner/#siteSearch?uid=d%252Bpinterest.com&amp;geo=US&amp;lp=false"></a><br />
  L'esplosione di Pinterest ha recentemente contagiato anche il business, in particolare a seguito della pubblicazione di una <a href="http://blog.shareaholic.com/2012/01/pinterest-referral-traffic/" target="_blank">ricerca di Shareaholic</a> che ha segnalato come  questo sito di social photo sharing riesca ad essere una fonte di traffico verso i  website maggiore di Youtube, Google Plus e Linkedin.<br />
Un'opportunità che deve essere valutata anche da chi fa e-commerce. Infatti se i motori di ricerca ed i comparatori veicolano il traffico  che ha compiuto una "ricerca" su un determinato prodotto, Pinterest si concentra invece sullo step precedente, cioè  sulla <b>"scoperta" </b>di ciò che poi si vorrà acquistare. <br />
Un utente può scoprire sulla  bacheca di una persona che segue un prodotto interessante o un utilizzo originale  dello stesso, facendo nascere il desiderio di acquisto.<br />
  Quando si associa un  <b>prezzo </b>ad un'immagine, il prezzo sarà subito visibile e l'immagine  potrà apparire nella sezione "<a href="http://pinterest.com/gifts/" target="_blank">Gift</a>" (con range di  prezzi da 1$ fino a oltre 500$), linkando lo store on line in cui è possibile  compiere l'acquisto.<br />
  Inoltre, a differenza di altri Social Media che utilizzano il "no-follow", come Facebook, un link su Pinterest ha un  valore anche in <b>ottica Seo</b>.<br />
  Infatti iniziano ad essere numerosi gli operatori di e-commerce che utilizzano Pinterest, da 
  <a href="http://pinterest.com/nordstrom/" target="_blank">Nordstrom</a> a <a href="http://pinterest.com/gilthome/" target="_blank">Gilt</a>, da <a href="http://pinterest.com/zapposdotcom/" target="_blank">Zappos</a>, fino a <a href="http://pinterest.com/Pixmania/" target="_blank">Pixmania</a>. E diversi brand come <a href="http://pinterest.com/swatchus/" target="_blank">Swatch</a> o <a href="http://pinterest.com/adidas/" target="_blank">Adidas</a> stanno iniziando a sperimentare la loro presenza senza ancora darne visibilità.&nbsp;<br /><br /></p><p></p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="brand_pinterest.png" src="http://www.casaleggio.it/immagini/brand_pinterest.png" width="390" height="95" class="mt-image-center" style="text-align: center; display: block; margin: 0 auto 20px;" /></span><p></p><p></p><p>I settori che possono ottenere benefici dall'utilizzo di Pinterest sono numerosi. Dalla moda alla cucina, dal turismo all'editoria, fino alla bellezza e all'arredamento.<br /> 
  <br />
  La presenza su Pinterest può avvenire secondo diverse modalità: </p>
<ol>
  <li>Creare un <b>canale&nbsp;</b>in cui pubblicare le migliori  immagini (come <a href="http://pinterest.com/etsy/" target="_blank">Etsy</a> o anche <a href="http://pinterest.com/generalelectric/" target="_blank">General Electric</a>) con l'obiettivo di creare "ispirazioni" e brand awareness su aspetti di nicchia </li>
  <li><a href="http://pinterest.com/about/goodies/" target="_blank"><img alt="pin_button.png" src="http://www.casaleggio.it/immagini/pin_button.png" width="70" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 10px 10px;" /></a>Favorire la <b>ripubblicazione </b>dei propri contenuti  tramite il pulsante pin (come <a href="http://www.moleskine.com/about_us/news/sensory_portraits_exit_art.php" target="_blank">Moleskine</a>) &nbsp;che agisce secondo la stessa logica dei pulsanti  di sharing di Facebook e Twitter</li>
  <li>Valorizzare l'<b>interpretazione</b> dei prodotti da  parte dei clienti o il loro modo di utilizzarli, creando contest giudicati sui  contenuti più apprezzati&nbsp; o con maggiori  "repins"&nbsp;(come <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150517045950803" target="_blank">Land's End</a>). 
    Questo può valorizzare la creatività dei clienti e ispirare altri clienti a scoprire determinate  occasioni d'uso</li>
</ol>
<p>Inoltre i brand possono creare dei  <i>"Social Media focus group"</i> cioè  ambienti per  testare il lancio di alcuni prodotti e  determinare il sentiment, prima del lancio ufficiale.<br />
</p>

<p>In sostanza Pinterest sta iniziando ad assumere il ruolo di  trend-setter&nbsp;e questo incoraggia i brand a ricercare maggiore creatività  nella produzione e pubblicazione dei loro contenuti.<strong> </strong><br />
  Per quanto riguarda il nostro paese, la diffusione è ancora piuttosto limitata.  Attualmente si stimano circa <a href="https://www.google.com/adplanner/#siteSearch?uid=domain%253A%2520pinterest.com&amp;geo=IT&amp;lp=false" target="_blank">100.000 visitatori al mese</a> e (sorprendentemente) con una <b>forte incidenza</b> degli uomini (78%), rispetto alle donne (22%). <br />
  <br />
  Va sottolineato che Pinterest non è l'unico <strong>social photo sharing</strong>&nbsp;ma sono  numerosi i siti  analoghi ed i cloni come: <a href="http://www.pinspire.com/" target="_blank">Pinspire.com</a>, <a href="http://www.stylepin.com/" target="_blank">Stylepin.com</a> o <a href="http://gentlemint.com/" target="_blank">Gentlemint.com</a>. 
  Tuttavia come spesso accade è chi riesce ad essere primo nella mente delle  persone, e non necessariamente il migliore, ad ottenere il successo.</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/02/pinterest_per_lecommerce.php</link>
         <guid>http://www.casaleggio.it/2012/02/pinterest_per_lecommerce.php</guid>
         <category>Relazione Digitale</category>
         <pubDate>Thu, 16 Feb 2012 16:19:40 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Twitter for business</title>
         <description><![CDATA[<p><a href="http://twitter.com/" target="_blank">Twitter</a> è uno dei social media in maggiore ascesa in Italia e la sua utilità per le aziende è già stata provata in numerosi casi all'estero. La sua caratteristica è di essere accessibile soprattutto da mobile e di veicolare l'<strong>informazione in tempo reale</strong> costringendo chi scrive a riassumere in <strong>140 caratteri</strong> l'informazione. Al mondo sono circa <strong>200 milioni le persone registrate</strong> e circa il doppio le persone che visitano ogni mese il sito. In Italia i registrati sono circa due milioni in rapida crescita e più della metà ha più di trenta anni. Le principali aziende con brand italiani già presenti su Twitter sono <a href="http://twitter.com/dolcegabbana" target="_blank">Dolce & Gabbana</a> (197 mila follower), <a href="http://twitter.com/gucci" target="_blank">Gucci</a> (194 mila) e <a href="http://twitter.com/insideferrari" target="_blank">Ferrari</a> (161 mila) <small><sup>1</sup></small>.  <br />
<em>I principali utilizzi di Twitter da parte delle aziende sono <strong>sei</strong>: il customer service, il marketing, le offerte commerciali, lo spokesperson, la gestione degli eventi live ed il coinvolgimento a pagamento dei propri clienti.</em><br />
Il <strong>customer service</strong> su Twitter è un canale aggiuntivo dell'area aziendale di <strong>gestione della clientela che però permette di rispondere in modo più rapido</strong>, <strong>di condividere le risposte date</strong> anche con altre persone interessate, di <strong>profilare gli interlocutori che richiedono assistenza</strong> e allo stesso tempo aprire un <strong>canale di comunicazione diretto</strong> utilizzabile anche in futuro. Le comunicazioni su Twitter possono, infatti, essere sia <strong>private che pubbliche</strong>. Le aziende più attive in questo senso sono, ad esempio, sono <a href="http://twitter.com/starbucks" target="_blank">Starbucks</a>, <a href="http://twitter.com/ford" target="_blank">Ford</a>, <a href="http://twitter.com/southwestair" target="_blank">Southwest Airlines</a> e <a href="http://twitter.com/DELL" target="_blank">Dell</a>.<br />
Veicolare contenuti aziendali per <strong>scopi di marketing</strong> è l'impiego principale di tutti i social media da parte delle aziende. Solitamente è il brand che parla e i messaggi sono mirati a veicolare traffico verso il sito web della società. I risultati oltre che in termini di traffico possono essere misurate anche in propensione d'acquisto per il brand dato che il <em>75% degli utenti sono più propensi ad acquistare da un'azienda che seguono <small><sup>2</sup></small></em>. Una delle aziende più attive con questa strategia è, ad esempio, <a href="http://twitter.com/google" target="_blank" >Google</a> con circa 4 milioni di follower che per molti dei suoi servizi <strong>ha creato ulteriori account Twitter</strong> per tenere informati gli utilizzatori sulla loro evoluzione.<br />
Twitter può anche essere utilizzato per <strong>pubblicare offerte commerciali</strong>. Un esempio che è ormai divenuto famoso grazie ai risultati generati è <a href="http://twitter.com/delloutlet" target="_blank" >DELL</a> che oggi ha oltre <strong>1,5 milioni di follower</strong> ed ha generato un fatturato di un milione di dollari da Twitter già nel 2008. A confermare l'importanza di questo tipo di strategia il <em>43% degli utenti Twitter segue un brand proprio per accedere a offerte e promozioni speciali <small><sup>3</sup></small></em> . <br />
L'utilizzo di uno <strong>spokesperson</strong> permette di incarnare i valori aziendali e <strong>informare su eventi e attività della società</strong> tramite una persona in vista interna all'azienda. La gestione è spesso in carico direttamente alla persona come nel caso di <a href="http://twitter.com/richardbranson" target="_blank">Richard Branson</a> di Virgin Group che ha oltre 1,3 milioni di follower. In <strong>Italia questa strategia è stata adottata con meno successo</strong> da alcuni amministratori delegati con limitata notorietà personale.<br />
Gli <strong>eventi live possono essere promossi e discussi in tempo reale</strong> su Twitter tramite l'adozione di un <strong>hashtag</strong> (una parola chiave preceduta dal simbolo <strong>"#"</strong>). Molti <strong>convegni e trasmissioni televisive propongono spesso la discussione su Twitter durante l'evento</strong>, ma alcuni hanno utilizzato questo social media per <strong>creare l'evento stesso</strong>. Ad esempio, Il presidente statunitense <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Barack_Obama" target="_blank">Barack Obama</a> che ha utilizzato Twitter per ricevere domande ad un evento denominato <a href="http://askobama.twitter.com/" target="_blank" >Townhall</a>. Nel giro di poche ore gli sono giunte 65 mila domande, promuovendo indirettamente l'evento stesso a tutti i follower delle persone che hanno posto le domande.<br />
Le aziende che vogliono premiare gli utenti di Twitter che parlano del proprio brand o di un evento della società possono farlo monitorando i tweet per parole chiave e hashtag e offrendo a utenti selezionati apprezzamenti dell'azienda, regali digitali o invii di doni fisici. Ad esempio, <strong>Edge Shave Gel ha una politica di promozione</strong>  dell'"anti-irritazione" invia regali di ogni genere (da scatole di cereali a iPad) a persone prese a caso tra quelle che utilizzano l'hashtag della loro campagna <strong>(<a href="http://twitter.com/#!/search/%23soirritating?q=%23soirritating" target="_blank">#SoIrritating</a>)</strong>. <br />
Qualunque sia l'obiettivo che ci si pone su Twitter, l'<strong>importante è riuscire a gestire le relazioni</strong> che si vanno a creare. La facilità e immediatezza della risposta da parte degli utenti richiede una <strong>pianificazione preventiva della strategia da adottare</strong> per non creare false aspettative da parte degli utenti. E', infatti, necessario definire se si risponderà a menzioni dirette all'account e seguendo quali politiche, se e in quale modo si interagirà in discussioni su temi specifici e quale valore si pensa di dare ai propri follower.  </p>

<p><br />
 <small>1 Dati aggiornati a dicembre 2011</small><br />
 <small>2 Fonte: BusinessZone, 2011</small><br />
 <small>3 Fonte: Getsatisfaction, 2011</small></p>

<p>Fonte: <a href="http://hbritalia.it/release/78/" target="_blank" >Harvard Business Review</a><br />
</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/02/twitter_for_business.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:15:09 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Visceri di animali e palle di cristallo</title>
         <description><![CDATA[<p>Da che mondo e mondo l'uomo ha sempre cercato di <strong>indovinare il futuro</strong> per mettersi possibilmente al riparo da <strong>pericoli incombenti</strong>. Ne hanno fatto le spese popolazioni di animali innocenti nella convinzione che guardandone le viscere se ne potessero ricavare indicazioni, o si sono utilizzati strumenti di varia foggia come le pietre sacre, i tarocchi o le palle di cristallo. Il tutto con scarsa soddisfazione. <br />
Ora stiamo facendo i conti con le <strong>previsioni Maya</strong> sulla fine del mondo e quelle di altri maghi e profeti sulla <strong>fine del papato</strong> con l'attuale 111° pontefice, ma anche con quelle della Nasa sulle <strong>tempeste solari </strong>che nei prossimi mesi potrebbero sconvolgere la Terra. E il timore, più o meno ammesso e più o meno celato, serpeggia. Ma al di là degli scenari apocalittici, è comunque possibile ragionare in modo un po' più razionale per capire quali rischi ci riserva il futuro. E le previsioni sul 2012, per quanto meno catastrofiche, non sono comunque particolarmente ottimistiche.<br />
Il <a target="_blank" href="http://www.weforum.org/">World Economic Forum</a>, per esempio, vede grandi pericoli profilarsi all'orizzonte a causa dei "<strong>crescenti divari di reddito</strong>" e degli "<strong>squilibri fiscali cronici</strong>" che caratterizzano un crescente numero di paesi. Se non adeguatamente affrontati, questi rischi potrebbero portare a conseguenze distopiche in gran parte della terra. <strong>Segni premonitori</strong>: negli anni scorsi il <strong>movimento no global</strong>, più di recente gli <strong>indignados</strong> e <strong>Occupy Wall Street</strong>.<br />
Altri mettono in luce i sempre più gravi e micidiali disastri climatici ed ecologici derivanti dal riscaldamento globale o dall'incuria umana: gli tsunami come quello che colpì l'Indonesia qualche anno fa e soprattutto Fukushima l'anno scorso, con le enormi conseguenze avvertite non solo in Giappone ma nel mondo intero; l'eruzione del vulcano islandese che ha paralizzato i voli di mezza Europa; il disastro della piattaforma petrolifera BP nel Golfo del Messico. Secondo il Royal Institute of International Affairs, non solo i grandi disastri stanno aumentando, ma il loro effetto è sempre più avvertito a causa della globalizzazione.<br />
Un economista americano alquanto noto, <strong>Ed Yardeni</strong>, ha la sua personale selezione dei <strong>quattro cavalieri dell'Apocalisse </strong>per i prossimi mesi e anni: al primo posto le tensioni provocate dalle <strong>mire nucleari dell'Iran</strong> e le possibili contromisure della comunità internazionale; al secondo una stretta creditizia globale derivante dai problemi del <strong>debito della zona euro</strong>; al terzo probabili <strong>disordini sociali in Cina e India</strong> a causa del loro sviluppo accelerato e ineguale; al quarto una <strong>severa recessione globale</strong>. Inoltre, aggiungono altri, va tenuta presente la caotica <strong>evoluzione della cosiddetta primavera araba</strong>, che ha ormai toni e colori assai poco primaverili nonostante le speranze iniziali.<br />
Insomma, motivi per preoccuparsi ce ne sono a iosa anche senza scomodare i <strong>Maya o Nostradamus</strong>.</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/01/visceri_di_animali_e_palle_di.php</link>
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         <category>Relazione Digitale</category>
         <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 14:14:29 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>SoLoMo</title>
         <description><![CDATA[<p><strong>SoLoMo</strong> è l'acronimo di <strong>Social, Local, Mobile</strong> e indica la convergenza tra la condivisione di informazioni all'interno di reti sociali, la crescente importanza delle informazioni connesse allo spazio fisico che ci circonda, la diffusione dei dispositivi di accesso mobili. Il <em>mobile </em>è il driver di questa convergenza.</p>

<p>Nel bene e nel male lo smartphone sta diventando il <strong>canale primario</strong> per memorizzare, accedere e sfruttare le informazioni su chi siamo, cosa sappiamo, cosa facciamo, dove siamo, dove siamo stati e dove intendiamo andare.</p>

<p>SoLoMo rappresenta un <strong>nuovo paradigma</strong>, il livello 2.0 dei Social Media: siamo offline eppure costantemente connessi. Un paradosso. Diversamente da quanto accade "sul web" dove tutto avviene semplicemente "sul web", ora tutto avviene in uno spazio fisico: che siamo a casa, al lavoro, per la strada o in un bar non è più secondario, ma è essenziale al dato che viene condiviso, sia esso un testo o una foto oppure la semplice presenza in quel luogo.</p>

<p>Sopra lo strato fisico rappresentabile ad esempio con una cartina stradale esiste uno strato informativo digitale che si popola con le<strong> tracce digitali</strong> lasciate dalle persone. E poiché le informazioni condivise dalle persone sono connesse a luoghi fisici, possiamo rastrellare il web e raccogliere tutte le tracce digitali lasciate dalle persone in giro per le strade. Check-in, foto, tweet geolocalizzati, piatti al ristorante preferito... </p>

<p>Questi segnali digitali esistono indipendentemente dalla volontà delle attività commerciali e dei Brand che gestiscono gli spazi fisici: le persone lasciano informazioni digitali connesse a luoghi e il punto della questione diventa come raccogliere questi segnali, come riconoscerli e come sfruttarli.</p>

<p>Ciò che i Brand devono imparare è come elaborare queste informazioni e come sfruttare il valore informativo che contengono. Da ora in avanti condividere una informazione non connessa a uno spazio fisico potrebbe avere meno valore e quanto più le tracce digitali sono profilate tante più sono le informazioni in chiave  marketing di cui possiamo disporre.</p>

<p>Esistono già aziende il cui modello di business si basa sulla manutenzione di archivi di Venue: le cosiddette piattaforme L-DaaS, ovvero Location Data-as-a-Service. Le più importanti sono Factual, PlaceIQ, SimpleGEO, fwix, Esri.<br />
E stanno nascendo aziende il cui modello di business si basa sulla raccolta di informazioni geolocalizzate per l'estrapolazione di informazioni per il marketing.<br />
</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2012/01/solomo.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 12 Jan 2012 11:25:45 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>La geolocalizzazione tra passato e futuro</title>
         <description><![CDATA[<p>Usando servizi di <strong>geolocalizzazione</strong>, siamo abituati a considerare il <strong>check-in</strong> come un atto che appartiene al Tempo Presente: entrato in un bar, il check-in è la <strong>dichiarazione digitale</strong> esplicita della mia presenza in quel luogo.<br />
Accade ora, proprio come "ora" sono nel bar e consumo un caffè. Condivido il check-in con la rete dei miei amici su vari social network: essi vengono informati "ora" e possono fare commenti, avviando così una micro-chat il cui significato è in genere legato a quello specifico momento e luogo.</p>

<p>Ma cosa accade se il check-in viene<strong> "trasportato"</strong> nel <em>Tempo Futuro</em> o <strong>"ripescato"</strong> dal <em>Tempo Passato</em>? Come possiamo relazionarci con la previsione o con la storia dei nostri check-in? E soprattutto, cosa ce ne facciamo?</p>

<p>In generale siamo più abituati a osservare tutta la nostra attività sui social network dal punto di vista dell'<strong>"adesso"</strong>: lo status update serve a dichiarare cosa stiamo facendo ora, condividendo ora, pensando ora. Scorrere gli aggiornamenti passati, invece, è come leggere il proprio <strong>diario di appunti</strong>, arricchito di tutte le interazioni dei nostri amici e follower. La geolocalizzazione aggiunge la dimensione del passato.</p>

<p>Un certo Daniel Giovanni ha creato una web application <a href="http://4squareand7yearsago.com/" target="_blank" >4SquareAnd7YearsAgo</a> che utilizza le API di Foursquare per "ripescare" dal passato la storia dei check-in: è come sfogliare l'agenda dell'anno passato e guardare giorno per giorno luoghi e appuntamenti. Si entra in una dimensione che viene anche denominata <a href="http://www.foursquareitalia.org/2011/11/23/memoria-digitale/" target="_blank" >Memory Engineering</a> dai contorni strani, se immaginiamo che dalla immensa successione di check-in di milioni di utenti <strong>potremmo indagare su come cambiano nel tempo le abitudini e prevedere le tendenze future</strong>. Tanto più interessante se pensiamo che sono comportamenti "geolocalizzati", legati cioè a uno spazio fisico ben preciso.</p>

<p>E il check-in nel Futuro? Da un certo punto di vista non è nulla di diverso dal programmare il prossimo viaggio, come accade su Tripit.com o sul Dopplr.com. Esiste un'applicazione, <a href="http://www.forecast.com" target="_blank" >Forecast</a>, che consente a chi si registra di segnalare i luoghi che visiterà nelle successive 24-36 ore. In questo modo, la persona offre ai propri amici un'informazione aggiuntiva che può essere usata per <strong>programmare appuntamenti</strong>, anche solo un aperitivo a fine giornata. Ma il giorno in cui il numero degli utenti di questo servizio o di servizi analoghi crescerà, si avrebbe a disposizione una banca dati enorme e molto interessante: se potessimo accedervi, potremmo sapere dove milioni di utenti prevedono di essere nelle 24 ore successive.<br />
Foursquare per i commercianti si basa sugli <strong>Special</strong>, che vengono attivati dai Titolari degli esercizi commerciali per attirare le persone in negozio. Sapere che nelle prossime 24 ore un certo numero di persone prevedono di trovarsi in luoghi "vicini" al mio negozio può rivelarsi un'informazione preziosa.</p>

<p>Il tempo si dilata e con esso il significato delle nostre azioni: i check-in fatti ci raccontano dove eravamo e come siamo cambiati nel corso del tempo, i check-in programmati dicono dove andremo e danno informazioni a chi potrebbe trarne un beneficio.<br />
</p>]]></description>
         <link>http://www.casaleggio.it/2011/11/la_geolocalizzazione_tra_passa.php</link>
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         <category>Organizzazione</category>
         <pubDate>Thu, 24 Nov 2011 11:58:08 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>&quot;Siamo in Guerra&quot; di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo</title>
         <description><![CDATA[<p>È in corso una guerra tra due mondi, tra due diverse concezioni della realtà. Può apparire lenta, quasi impercettibile, invece è feroce e sempre più rapida, con avanzamenti improvvisi. È nascosta dai media, temuta dai politici, contrastata dalle organizzazioni internazionali, avversata dalle multinazionali. </p>

<p>Questa guerra totale, che coinvolge ogni aspetto della nostra vita e mette in discussione strutture economiche e sociali date per scontate da secoli, è dovuta alla diffusione della Rete. </p>

<p>Il mondo sta cambiando. I movimenti spontanei stanno emergendo ovunque sostituendosi ai partiti, dall'Islanda alla Svezia, dal Partito dei Pirati tedesco agli Indignados spagnoli, fino al MoVimento 5 Stelle italiano nato in Rete. </p>

<p>I giornali stanno scomparendo, poi verrà il turno delle televisioni, seguite dai libri. Entro dieci o vent'anni saranno considerati alla stregua di specie estinte. </p>

<p>La Rete è un'opportunità unica per creare un'intelligenza collettiva che possa affrontare i problemi della società permettendo a ciascuno di partecipare alle scelte che lo riguardano.</p>

<p><br />
<strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/siamo-in-guerra.php" target="_blank">"Siamo in guerra" per una nuova politica</a>.</strong><br />
Il libro scritto da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo edito da Chiarelettere.</p>

<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/siamo-in-guerra.php" target="_blank"><img src="http://grillorama.beppegrillo.it/catalog/images/siamo-in-guerra-catalog.png" width="100"> </a></p>]]></description>
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         <category>Relazione Digitale</category>
         <pubDate>Thu, 17 Nov 2011 10:39:25 +0100</pubDate>
      </item>
      
   </channel>
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