Economia sommersa, economia criminale

9 Settembre 2009

In Sicilia c'è una piccola associazione di gente onesta e coraggiosa che si chiama "Oltre il pizzo", ed è composta da negozianti che, come dice il nome, si rifiutano di pagare il pizzo alla mafia. Ci vuole coraggio, nulla garantisce che la criminalità organizzata non gliela faccia pagare con un attentato al negozio, se va bene, o alle persone, se va male. La criminalità organizzata è potente e sadica, lo si sapeva anche prima di Gomorra. E i dati diffusi nei giorni scorsi dal ministero dell'Economia mostrano come le regioni del Sud già perfettamente note per la massiccia presenza di mafia, camorra e 'ndrangheta (Sicilia, Campania, Calabria e Puglia) svettano anche per evasione fiscale ed economia sommersa.
A livello nazionale l'economia sommersa è stimata attorno al 30% del Pil nazionale, ma c'è chi ritiene che il dato sia sottodimensionato e si sia più vicini al 40%. Il che significherebbe che quasi un'attività economica su tre è inquinata o posseduta da criminali ed evasori. I nuovi dati resi noti indicano che i consumi superano, nelle regioni citate, di gran lunga il reddito che viene prodotto, e non di poco. In Calabria la distanza fra spese e redditi tocca addirittura il 50%, in Sicilia sfiora il 40% e Campania e Puglia sono oltre il 30%. A confronto il 6% della Lombardia e il 13% del Piemonte contrastano come un pinguino al Polo. È ovvio che il gap fra consumi e reddito si spiega in primo luogo con l'evasione e l'economia sommersa.
Ovviamente, evitando facili qualunquismi, tutto ciò significa che la maggior parte della gente fatica e lavora onestamente, magari opponendosi con pesanti rischi personali al pagamento del pizzo, all'economia dei falsi, ai soprusi dei gruppi organizzati. Ma significa anche che i fenomeni di criminalità diffusa condizionano pesantemente sia la gestione di Stato e regioni, sia l'economia del Paese e l'attività di milioni di persone, impoverendo tutti quanti tranne coloro che ne beneficiano direttamente.
Un ulteriore corollario è dato dalla massiccia presenza di lavoratori ipersfruttati, sottopagati e senza alcuna garanzia di salario e protezione sociale. In prevalenza si tratta, al Sud, di immigrati che vivono clandestinamente e vendono la propria forza-lavoro per pochi euro al giorno. Anche questo fa parte delle basi dell'economia sommersa, che troppo spesso ci fa comodo dimenticare.


Postato da Enrico Sassoon in Organizzazione


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