Cinamerica ha paura

25 Marzo 2009


La Cina continua a crescere, anche se meno che negli anni scorsi. Mentre un po' tutti i Paesi del mondo nel 2009 entrano in recessione, e addirittura il Pil globale sarà negativo per la prima volta dal 1945, la Cina crescerà quest'anno almeno del 6%. Il che è meno dell'8-10% cui era stata abituata negli ultimi dieci anni, ma certamente non poco. Il dinamismo cinese è ben noto e non va ulteriormente sottolineato, ma vale la pena di ricordare che nel 2007 la Cina ha scalzato la Germania dal terzo posto mondiale in termini di prodotto interno lordo. Al primo posto gli Usa, con 13.800 miliardi di dollari (dati 2007), al secondo il Giappone (4.380) e al terzo la Cina (3.380), e poi appunto la Germania (3.320). L'Italia, per chi fosse interessato, è sesta con 2.100 miliardi.
Detto questo, la crisi finanziaria sta mordendo duro anche nel grande gigante asiatico. La produzione industriale negli ultimi mesi è andata a picco, seguendo il crollo delle esportazioni. Il mercato internazionale non tira più e da un terzo a metà delle fabbriche cinesi nelle principali zone industriali ha chiuso i battenti. I disoccupati sono milioni e i timori di disordini sociali sono in aumento.
Il governo cinese ha varato un piano da 600 miliardi di dollari per fare fronte alla crisi e una gran parte di questi soldi servirà a sostenere le piccole e medie imprese, ma se il mercato mondiale non riprende saranno guai. Ora, per la Cina il vero grande mercato sono gli Stati Uniti, anche grazie al fatto che sono numerosissime le multinazionali americane che hanno aperto grandi impianti in Cina e fanno riferimento ai consumi degli americani per avere successo. Ma la domanda americana è crollata e non si riprenderà tanto presto, anche se i piani di stimolo di Obama stanno producendo i primi effetti.
La Cina è giustamente preoccupata. Negli ultimi vent'anni ha accumulato enormi surplus commerciali negli scambi bilaterali con gli Usa e li ha prevalentemente reinvestiti proprio negli Stati Uniti, divenendo il primo detentore mondiale di ricchezza americana in termini di azioni, obbligazioni e proprietà immobiliari. Come il Giappone negli anni Ottanta, la Cina negli anni Novanta e Duemila è divenuta il partner globale dell'America e si potrebbe parlare oggi di Cinamerica come trent'anni fa si parlava di Nippon-Usa.
E Cinamerica ha paura perché le azioni sono crollate, così come i valori immobiliari, e i T-bonds non rendono più nulla. In più il dollaro minaccia di calare ulteriormente, per consentire un rilancio dell'export Usa, e questo ridurrà ulteriormente il valore degli investimenti cinesi in America.


Postato da Enrico Sassoon in Relazione Digitale


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