Google è il motore più diffuso, ha un record di 3 miliardi di ricerche al giorno, che però vanno sommate a motori minori, anche se molto importanti come Bing della Microsoft o Ask.
La reperibilità di un articolo, di un sito, di un file in Internet è essenziale, "ciò che non viene trovato in Rete non ha alcun valore", come ha detto Peter Morville, l'autore del bestseller "Ambient findability" sulle tecniche di tracciabilità delle informazioni. In questi anni la ricerca si è evoluta ed è diventata uno dei primi business dell'economia mondiale. Nel 2001 Google aggiornava l'indice per le sue ricerche ogni trenta giorni, non era quindi possibile trovare le news sui fatti più recenti come avvenne infatti per l'11 settembre dopo il crollo delle Torri Gemelle. Oggi dopo il recente lancio della sua nuova versione detta Caffeine, l'indice è aggiornato in pochi secondi, anche per i contenuti di Social media come Facebook o Twitter. Inoltre il portale Google News con le notizie estratte in tempo reale dalla Rete è diventato uno dei siti più visitati del mondo d'informazione.
La velocità di aggiornamento obbliga però i siti d'informazione a pubblicare i contenuti con una velocità sempre più crescente per non scomparire dalle prime pagine della ricerca, le cosiddette SERP (Search engine result page) che vengono visualizzate dopo l'inserimento di una parola chiave da parte dell'utente e a tutti gli effetti per le news oggi una lotta contro il tempo per non scomparire. La presenza nella prima pagina di Google per una determinata ricerca, legata per esempio al proprio brand o a un prodotto, è stata considerata a lungo il primo fattore di successo in Rete. La stessa Google ha però messo in discussione questa valutazione con IGoogle o IGoogle, la pagina personalizzata di ricerca introdotta nel 2005. I risultati che appaiono con IGoogle sono visualizzati valutando le ricerche fatte in precedenza dagli utenti, quindi una ricerca con una parola chiave può dare risultati completamente diversi da persona a persona, il risultato della ricerca non è quindi più universale, lo stesso per tutti. Un cliente potrebbe investire in SEO (Search engine optimization): delle tecniche per fare sì che la propria parola, le parole che desidera siano indicizzate sulla prima pagina o sulle prime pagine, senza però alcuna garanzia del risultato.
Il posizionamento dei motori comunque senza un risultato tangibile, associato alla popolarità, quindi al numero di persone che accedono a una determinata parola attraverso una pagina indicizzata, non ha in realtà un senso compiuto, in quanto il numero di accessi se non è legato a un risultato, come per esempio le vendite on line, il numero di mail raccolte o la partecipazione a un concorso, non è in sé sufficiente.
La ricerca è importante soltanto se porta dei risultati tangibili. Uno dei testi più importanti, scritti sulla ricerca on line è stato "The Search" di John Battelle che recentemente si è espresso sul futuro della ricerca e dei motori. Secondo Battelle la ricerca evolverà in applicazioni di supporto alle decisioni, come avviene per esempio quando dobbiamo scegliere dove trascorrere le vacanze, consultiamo non un motore, ma consultiamo direttamente il portale e più di frequente rispetto ad altri il portale di Expedia.
La ricerca con l'inserimento di una o più parole chiave in un box, su una pagina con un elenco sterminato di pagine di risposta, si trasformerà in domande e risposte in linguaggio naturale, fatte all'iPhone o a Android, fatte però ad applicazioni verticali inerenti a interessi specifici.
La ricerca si sposterà quindi dalle parole alle applicazioni e la ricerca assomiglierà sempre più alla consultazione di un genio della lampada attraverso un'interrogazione verbale.
Postato da Gianroberto Casaleggio in Relazione Digitale