L'elettronica di consumo, la domotica e tutte le industrie che producono oggetti stanno per attraversare una fase di cambiamento radicale: l'inserimento di internet in tutte le cose, l'internet of things.
Fino a qualche anno fa apparteneva alla futurologia parlare di frigoriferi che fanno la spesa on line e microonde che leggono ed eseguono ricette reperite su Internet. Oggi una serie di tecnologie come il Wifi, il 3G, il GPS, gli RSS, le API, l'RFID o simili e la capacità elaborativa riducibile in poco spazio permettono a qualunque oggetto di ricevere ed elaborare informazioni customizzate anche senza un collegamento fisico.
Il primo oggetto che è già stato rivoluzionato da questa nuova ondata è stato il cellulare (vedi "Il Futuro del Mobile Web"). Ma altri oggetti, gli internet things, stanno già iniziando a popolare il nostro mondo spesso veicolati dalle stesse società che vogliono utilizzarli per erogarci i propri servizi (vedi "Il Futuro dei Prodotti: diventare servizi on line").
Internet nei telefoni fissi fa diventare tutte le telefonate a costo locale, nei cellulari per poter navigare ovunque, nei frigoriferi per poter sapere cosa comprare alla prossima spesa o avere suggerimenti sulle ricette da fare con gli ingredienti disponibili.
Ogni oggetto internet non sarà solo collegato con informazioni in tempo reale che gli permetterà di funzionare meglio, ma potrà essere identificato e identificare gli altri non più con indirizzi URL, ma tramite l'URI permettendo alle cose di dialogare tra loro e creare valore interagendo.
Dallo user generated value si arriverà all'internet things generated value. Se oggi i dati degli antifurti satellitari possono dirci la situazione del traffico, cosa potranno dirci milioni di scarpe da ginnastica che parlano fra loro, o armadi che interagiscono con i pali della luce o migliaia di sensori che misurano lo stato dell'ambiente che ci circonda?
Oggi i primi esperimenti hanno spesso peccato di chiusura. L'errore più grande è creare un oggetto sperando di ingabbiarci una internet ridotta controllata interamente da una società. Le persone non potranno mai accontentarsi di un'internet recintata. Per questo motivo uno dei primi esperimenti di vero internet thing ha dovuto chiudere nei primi giorni di settembre: il Nabatztag. Tutte le informazioni che poteva erogare il coniglio erano limitate a quelle che erano autorizzate e integrate sui server della società creatrice Violet.
Per lo stesso motivo se Apple non aprirà le porte alle integrazioni open source o comunque non vincolate all'approvazione della casa madre sui suoi iPhone non reggerà la competizione di Android nei prossimi anni. Lo stesso dovrà fare Amazon con Kindle.
Postato da Davide Casaleggio in Relazione Digitale