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Libro: Tu sei Rete

Tu sei Rete La Rivoluzione del Business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali.

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Gaia: il futuro della politica

Gaia: il futuro della politica La nostra visione del futuro della politica descritto attraverso un video.

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La mappa del potere

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Identificare una strategia di web marketing significa studiare il target di riferimento, il messaggio da veicolare e i canali da utilizzare. Questo permette di identificare gli obiettivi tattici da raggiungere con l'impiego integrato delle tecniche di webmarketing (motori di ricerca, linkpopularity, campagne banner, sponsorizzazioni di aree tematiche, direct emailing, news online). Casaleggio Associati assiste le aziende nella creazione della struttura per gestire campagne di web marketing di lungo termine, identificando le metriche da monitorare e le leve da utilizzare per raggiungere i diversi obiettivi.


19 Gennaio 2012

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Visceri di animali e palle di cristallo


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Da che mondo e mondo l'uomo ha sempre cercato di indovinare il futuro per mettersi possibilmente al riparo da pericoli incombenti. Ne hanno fatto le spese popolazioni di animali innocenti nella convinzione che guardandone le viscere se ne potessero ricavare indicazioni, o si sono utilizzati strumenti di varia foggia come le pietre sacre, i tarocchi o le palle di cristallo. Il tutto con scarsa soddisfazione.
Ora stiamo facendo i conti con le previsioni Maya sulla fine del mondo e quelle di altri maghi e profeti sulla fine del papato con l'attuale 111° pontefice, ma anche con quelle della Nasa sulle tempeste solari che nei prossimi mesi potrebbero sconvolgere la Terra. E il timore, più o meno ammesso e più o meno celato, serpeggia. Ma al di là degli scenari apocalittici, è comunque possibile ragionare in modo un po' più razionale per capire quali rischi ci riserva il futuro. E le previsioni sul 2012, per quanto meno catastrofiche, non sono comunque particolarmente ottimistiche.
Il World Economic Forum, per esempio, vede grandi pericoli profilarsi all'orizzonte a causa dei "crescenti divari di reddito" e degli "squilibri fiscali cronici" che caratterizzano un crescente numero di paesi. Se non adeguatamente affrontati, questi rischi potrebbero portare a conseguenze distopiche in gran parte della terra. Segni premonitori: negli anni scorsi il movimento no global, più di recente gli indignados e Occupy Wall Street.
Altri mettono in luce i sempre più gravi e micidiali disastri climatici ed ecologici derivanti dal riscaldamento globale o dall'incuria umana: gli tsunami come quello che colpì l'Indonesia qualche anno fa e soprattutto Fukushima l'anno scorso, con le enormi conseguenze avvertite non solo in Giappone ma nel mondo intero; l'eruzione del vulcano islandese che ha paralizzato i voli di mezza Europa; il disastro della piattaforma petrolifera BP nel Golfo del Messico. Secondo il Royal Institute of International Affairs, non solo i grandi disastri stanno aumentando, ma il loro effetto è sempre più avvertito a causa della globalizzazione.
Un economista americano alquanto noto, Ed Yardeni, ha la sua personale selezione dei quattro cavalieri dell'Apocalisse per i prossimi mesi e anni: al primo posto le tensioni provocate dalle mire nucleari dell'Iran e le possibili contromisure della comunità internazionale; al secondo una stretta creditizia globale derivante dai problemi del debito della zona euro; al terzo probabili disordini sociali in Cina e India a causa del loro sviluppo accelerato e ineguale; al quarto una severa recessione globale. Inoltre, aggiungono altri, va tenuta presente la caotica evoluzione della cosiddetta primavera araba, che ha ormai toni e colori assai poco primaverili nonostante le speranze iniziali.
Insomma, motivi per preoccuparsi ce ne sono a iosa anche senza scomodare i Maya o Nostradamus.

17 Novembre 2011

Libro: Siamo in Guerra di Chiarelettere
   

"Siamo in Guerra" di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

È in corso una guerra tra due mondi, tra due diverse concezioni della realtà. Può apparire lenta, quasi impercettibile, invece è feroce e sempre più rapida, con avanzamenti improvvisi. È nascosta dai media, temuta dai politici, contrastata dalle organizzazioni internazionali, avversata dalle multinazionali.

Questa guerra totale, che coinvolge ogni aspetto della nostra vita e mette in discussione strutture economiche e sociali date per scontate da secoli, è dovuta alla diffusione della Rete.

Il mondo sta cambiando. I movimenti spontanei stanno emergendo ovunque sostituendosi ai partiti, dall'Islanda alla Svezia, dal Partito dei Pirati tedesco agli Indignados spagnoli, fino al MoVimento 5 Stelle italiano nato in Rete.

I giornali stanno scomparendo, poi verrà il turno delle televisioni, seguite dai libri. Entro dieci o vent'anni saranno considerati alla stregua di specie estinte.

La Rete è un'opportunità unica per creare un'intelligenza collettiva che possa affrontare i problemi della società permettendo a ciascuno di partecipare alle scelte che lo riguardano.


"Siamo in guerra" per una nuova politica.
Il libro scritto da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo edito da Chiarelettere.

27 Ottobre 2011

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

La Politica geolocalizzata


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

La Casa Bianca è entrata su Foursquare a metà agosto.
Downing Street 10 ha aperto una propria pagina la scorsa settimana.
Cosa cercano? Noi; o meglio i loro elettori.
Come?
La Casa Bianca lascia Tip nei luoghi in cui si è recato il Presidente Obama.
Ad esempio il 16 Agosto il Presidente è andato al Lower Hannah's Bend Park a Cannon Falls, nel Minnesota, e (qualcuno per lui) ha scritto: "President Obama discussed ways to grow the economy and strengthen the middle class with a crowd of 500 people at Hannah's Bend Park on the first stop of his economic bus tour across the Midwest". La Venue è stata creata per l'occasione, dopo l'incontro del Presidente; nessun utente vi ha fatto check-in; però 32 persone hanno dichiarato di "avere fatto" il Tip del Presidente e altri 7 di "volerlo fare" (il virgolettato è d'obbligo, perché i termini usati sono riferiti a funzionalità della piattaforma Foursquare).
Il 22 Agosto Obama ha visitato la Galesburgh High School di Galesburg, in Illinois, e il Tip recita: "President Obama made an unannounced stop at Galesburg High School during his economic bus tour in the Midwest. He met students, watched the football team practice and posed for photos with kids". in questo caso la Venue ha 48 check-in fatti da 18 persone, mentre il Tip è stato fatto da 6 persone e una ha dichiarato di "volerlo fare".
Tre giorni fa il Presidente è stato da Anna's Italian Restaurant & Pizzeria a Hampton, in Virginia: "President Obama and the First Lady talk with staff while ordering pizza. They ate lunch with four veterans during the stop as part of the American Jobs Act bus tour". Ha interessato tre sole persone. Popolarità in calo?
Quest'ultima visita ha segnato l'inizio dell'American Jobs Act Bus Tour che dal 17 ottobre al 19 ottobre ha attraversato il North Carolina e la Virginia.
E' abbastanza evidente che la Casa Bianca può avere difficoltà ad adottare strumenti come Forecast, una sorta di Dopplr basato sulle Venue di Foursquare; però potrebbe fare un check-in reale, in aggiunta al Tip?
E l'azione dei fan sui Tip, potrebbe essere un "indice di gradimento", soprattutto se rapportata con il quasi 40.000 follower della pagina?
Altre personalità politiche negli Stati Uniti stanno utilizzando Foursquare; tra questi Michael Bloomerg, sindaco di New York, Cory Booker, sindaco di Newark e Mitt Romney, candidato per i Repubblicani alle prossime Presidenziali. Le elezioni si avvicinano: Obama e Romney si sfideranno anche a colpi di Tip, check-in e Mayorship? E se Romney diventasse Mayor della White House prima di vincere (se dovesse vincere) le Presidenziali?

Da questa parte dell'oceano, il Primo Ministro Cameron ha adottato su Foursquare una strategia più semplice, come a dire: "non sappiamo ancora cosa fare, quindi vi raccontiamo curiosità sul Numero 10 di Downing Street". E' una strategia anche questa.
Allora impariamo che: "There are actually three No.10 doors. Two are used in rotation and the original door is held in the Imperial War Museum" (in una settimana ha interessato due persone).
Oppure che: "No.10 has a resident cat, Larry who came highly recommended from Battersea Dogs home, to head up pest control at No.10. Click 'Read more' to see a pic" (cliccando sul link che accompagna il Tip si vede una bellissima foto del gatto di Cameron! - anche questo ha interessato due persone).
Per la cronaca, Downing Street 10 ha raggiunto i 2.039 follower in una settimana e ha fatto anche alcuni check-in: European Council, House of Commons, a Ottawa.

Il Presidente francese Nicola Sarkozy non poteva essere da meno e ha aperto una propria posizione su Foursquare la scorsa settimana, l'Elysee.
Seguendo l'esempio di Obama, lascia Tip sui luoghi che ha visitato per impegni istituzionali, lasciando in questo modo una traccia digitale del suo passaggio; un modo come un altro per segnare il territorio.
Peccato però che lo faccia a posteriori: il 24 ottobre ha lasciato un Tip relativo a una visita istituzionale del 27 agosto in Nuova Caledonia. E' appena arrivato, quindi non c'è da stupirsi se ha appena 146 follower! Forse anche per questo oggi i suoi Tip non interessano a nessuno: e se provasse a lasciarli con un sorriso?

Intanto in Italia, il PD di Pavia è sbarcato sul geo-social network con cinque Tip, quanto basta per pubblicare la brand page tra quelle della Galleria ufficiale. La sua strategia è legata, almeno in questo iniziale tentativo, alle liste di Tip su Pavia: monumenti, luoghi utili, mangiare e divertirsi.

La geolocalizzazione connette le persone ai luoghi, riporta le persone nella geografia del mondo fisico; riuscirà anche a ri-avvicinare le persone alla politica?

16 Settembre 2011

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

La crescita di Foursquare


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

All'inizio di agosto Foursquare ha semplificato il processo di creazione delle Brand Page: non più un form da compilare e tre-sei settimane di attesa, ma una procedura on-line self-service.
Il cambiamento è interessante perché ricalca la logica di Facebook e apre le porte a una crescita vertiginosa nella presenza dei Brand su questo Geo-Social Network.
A un mese dall'avvio del processo self-service il numero delle Brand Page è cresciuto di più del 40% nel Mondo e più del 43% in Italia. Da un punto di vista numerico, il dato è confortante: indica un crescente interesse dei Brand a entrare in questo spazio.
Osservando alcuni altri indicatori, limitatamente ai Brand italiani, si evidenziano fenomeni interessanti e, al tempo stesso, contraddittori:


  1. il numero di follower, che indica la popolarità del Brand, cresce anche in assenza di un'attività specifica del Brand su Foursquare

  2. il numero dei tip, che in buona parte indica l'attività del Brand su Foursquare, è sostanzialmente stabile, e in moltissimi casi non supera il "sei politico"

  3. si conferma l'utilizzo delle Page di Foursquare come le Page di Facebook, ovvero si apre la pagina "per esserci" senza una reale strategia di presenza e di ingaggio dei follower. Testimonianza di questo è anche l'esistenza di Page aperte da Negozi

  4. si conferma la non-integrazione di Foursquare nel social marketing mix.
    In generale sembra prevalere un utilizzo dei tip, i suggerimenti mediante i quali si consigliano luoghi o attività, di tipo "turistico": "@Pasticceria: Ottimi i fruttini e i pacchetti di pasticcini" oppure "@Municipo di Scicli: Visita la Stanza di Montalbano". In moltissimi casi il Brand che lascia Tip come questi, non opera nel settore Turismo.


Ultimo dato sintetico, forse scontato, è che il settore che più sta sfruttando Foursquare è il Turismo. In tutti gli altri settori, dalle compagnie telefoniche agli eventi, dall'informazione all'abbigliamento, siamo più o meno alle prime timide sperimentazioni.

Confidiamo che la recente pubblicazione di Use Cases e Case Studies sul sito di Foursquare aiuti i Brand nostrani a individuare e definire una loro strategia di presenza.

25 Maggio 2011

Corriere della Sera del 25 maggio 2011
Corriere della Sera del 25 maggio 2011
   

Politica e web: intervista del Corriere della Sera a Gianroberto Casaleggio


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 
Dal Corriere della Sera del 25 maggio 2011:

Ha funzionato per i grillini, per i «Los indignados» spagnoli, per il «partito pirata» svedese. Ma in Italia la Rete «fa ancora fatica a spostare l'asse politico» . Anche a Milano, dove per mesi si è continuato a insistere che a fare la differenza siano stati i social network.
Gianroberto Casaleggio, il guru del web che gestisce il blog di Beppe Grillo e presiede la società che porta il suo nome con l'obiettivo di «sviluppare in Italia la cultura della Rete» , prova a spiegare il ruolo di Internet nelle campagne elettorali italiane. Nessun nome e cognome. Ma un postulato: «La Rete rende la politica una casa di vetro. Sottrarsi a questo modo di comunicare è lecito. Ma, a lungo andare, si prendono meno voti» .
Primo: sulla Rete paga la sincerità. Programmi chiari, risposte «non cerchiobottiste» , un approccio «empatico» . Milano? «Non ne parlo» . Casaleggio preferisce raccontare le primarie americane tra Dean e Kerry nel 2004, la prima sfida in cui Internet ebbe un ruolo rilevante. E la vittoria di Obama, «fondamentale per capire certe dinamiche» . Qualche consiglio agli aspiranti sindaco, però, Casaleggio lo elargisce volentieri. «Il candidato deve parlare con credibilità e fare promesse che può mantenere» . Solo così potrà conquistare i cittadini («non chiamiamolo popolo della Rete» ). Esempio: «Se dico che farò un depuratore, devo spiegare quanto costerà e quale ditta lo costruirà» . Esigenti, gli internauti. Ancora pochi (in Italia), ma in crescita. «A breve -- spiega l'esperto -- saranno tanti» . E a quel punto «la Rete condizionerà il potere e cambierà le forme di rappresentanza democratica. Passando dalla delega alla partecipazione diretta» . Siamo solo all'inizio. «Gli Usa sono davanti anni luce e noi siamo il fanalino di coda dell'Europa» . Per questo Casaleggio nutre qualche riserva sul fatto che in Italia la campagna elettorale via Internet paghi, «anche se con il Movimento 5 stelle ha funzionato» . E i tweet di Moratti e Pisapia? «Non commentabili» . Chi ha usato meglio la Rete? «Nessuno dei due» . I social media? «Bene se dicono cose che hanno impatto» . E cioè non «io faccio» , «io sono andato» . Ma richieste di ascolto e confronto. Perché «il programma di Milano lo devono scrivere gli elettori» . Insomma, «la politica del futuro è un servizio civile, un mandato a tempo» . Aneddoto: «Quando Clinton lasciò, disse: "Essere presidente is just a job, solo un lavoro"» .
Approccio post ideologico, il segreto è tutto qui. Casaleggio ritorna a Obama: «Ha raccolto fondi dalla Rete e in questo modo ha potuto svincolarsi dalle lobby e rispondere direttamente ai cittadini» . Previsione: «L'intermediazione tra il potere e gli elettori sarà sempre più tenue» . Ricapitolando. Chi vuole scendere in politica e usare il web deve procurarsi un buon consulente («anche se non si può trasformare un rospo in un principe» ). In più, deve avere collaboratori fidati («se hai fatto scrivere un messaggio a un galoppino gli utenti se ne accorgono, non sono scemi» ) o, meglio, rispondere personalmente ai messaggi degli internauti. Ricette per una vittoria (quasi) sicura. Almeno all'estero. «In Italia il web non è così diffuso. Siamo ancora allo stato iniziale»

7 Aprile 2011

La presse
La presse
   

Cina supertecnologica


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Nella testa della maggior parte di noi, l'immagine della Cina è ancora legata a quella di un Paese di 1,3 miliardi di persone che lavorano con accanimento e per pochi soldi, sono consumatori frugali e si comportano da disciplinati soldatini del lavoro in aziende alquanto autoritarie. In questo quadro la competitività del Paese è data soprattutto dal low cost che consente alle aziende cinesi di inondare i mercati del mondo intero.
In realtà, non solo la situazione è già molto diversa, ma cambia a una velocità formidabile. E la novità forse più importante è che la Cina sta diventando non solo una potenza economica e commerciale ai primi posti del mondo, ma anche una potenza tecnologica. Anzi, in pochi anni potrebbe diventare la prima potenza tecnologica del mondo. Un esempio abbastanza ignoto è che qualche mese fa i ricercatori cinesi hanno realizzato il più veloce supercomputer del mondo, 1,4 volte più veloce di quello americano dei laboratori del Tennessee che era fino a quel momento il primo al mondo. Non solo, quel supercomputer difficilmente verrà superato nel prossimo futuro, perché gli stessi americani riconoscono di non essere in grado di tenere il passo dell'innovazione cinese.
In effetti, in termini aggregati la Cina sta balzando al primo posto mondiale nella ricerca e sviluppo. La Royal Society britannica ha pubblicato in questi giorni uno studio che vede la Cina già oggi al secondo posto nel mondo in termini di investimenti in R&S, subito dietro gli Usa e davanti a Giappone, Germania e tutti gli altri. E già nel 2013 la Cina potrebbe diventare il Paese numero uno nella produzione di articoli scientifici e tecnologici nelle riviste dedicate, un indicatore di enorme importanza per valutare la capacità di produrre conoscenze avanzate.
Insomma, l'immagine della Cina low cost e low tech è obsoleta ed è bene avere una chiara consapevolezza della futura Cina supertecnologica e supercompetitiva.

16 Marzo 2011

   

Presentazione di Cadoinpiedi.it


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

In questi anni un solo sito di informazione on line ha avuto un grande successo commerciale, e solo per i suoi proprietari: The HuffPo.
3.000 contributori accreditati, 150 assunti e 12.000 contributori occasionali. Costa poco, molto meno dei giornali off line, e ha reso 320 milioni di dollari con la sua vendita a AOL. Dopo l'acquisto la signora Huffington ha subito annunciato dei licenziamenti e i blogger per ritorsione hanno dichiarato che non scriveranno più nulla sul portale. The HuffPo vive anche della relazione con i lettori e dei loro contributi, circa 2 milioni al mese tra commenti, foto e filmati segnalati.
La signora Huffington ha detto a proposito dei giornali: "Il problema non è come salvare i giornali, ma il giornalismo". Io specificherei ancora di più la risposta: "Il problema è come salvare i veri giornalisti, come salvare la qualità del giornalismo".

I bits, si dice spesso, costano molto meno degli atomi, ma lo spostamento della carta stampata alla Rete non è solo questo, non è solo un fattore economico, ma la valorizzazione di ogni autore, di ogni opinionista che diventa più visibile in Rete e, in sostanza, imprenditore di sé stesso. In Rete vige la gratuità delle news, delle notizie. Ogni secondo sono prodotti 1.000 tweets, ogni mese sono aggiunte 2,5 miliardi di foto a Facebook e ogni giorno, sono visti un miliardo di video da YouTube. Le news sono gratuite, l'approfondimento no. La stessa news ha diverse fonti, anche migliaia in pochi minuti, l'approfondimento ha spesso un solo riferimento autorevole, l'autore o il giornalista/autore come capita sempre più spesso.

Cadoinpiedi

L'obiettivo di Cadoinpiedi è di aggregare la più importante comunità di autori in Italia, ognuno autorevole su argomenti specifici, e avere ogni giorno la loro valutazione su fatti di attualità. Una realtà aumentata dell'informazione quindi, per produrre "augmented news" sui fatti del giorno. Nessun autore, anche straniero, è escluso da questa libera comunità. Cadoinpiedi dà la possibilità ad ogni lettore di poter contattare direttamente l'autore. Cadoinpiedi dà a ogni autore una importante visibilità on line. Gli autori dispongono di una loro area con tutti gli articoli e i video pubblicati (Cadoinpiedi pubblica un video al giorno) e la loro presenza sui più importanti social media come YouTube, Twitter e Facebook. La gestione dei loro contributi è a carico completo di Cadoinpiedi.
Cadoinpiedi non esiste in Italia come format on line e non ha probabilmente precedenti anche altrove ed è un'alternativa, anche se non l'unica, per gli autori di fronte al tramonto dei giornali e alla digitalizzazione dei contenuti.

L'informazione di carta sta scomparendo. Negli Stati Uniti nel 2008 c'erano 480 giornali in meno rispetto al 1940. La distribuzione giornaliera dei quotidiani è diminuita del 25,65 dal 2000. Nel 2009 la pubblicità, rispetto al 2008, è scesa del 26% e per il 2010 il numero è sostanzialmente simile. L'occupazione nei giornali statunitensi è diminuita di un terzo dal 1990. I blogger professionali per i quali il blog è la prima fonte di guadagno sono il 17%, i ricavi provengono in prevalenza dai motori di ricerca, soprattutto Google, e dalle inserzioni pubblicitarie. Un blogger professionale negli Stati Uniti ha un ritorno di circa 122.000 dollari/annui dalla pubblicità e da altre fonti, come ad esempio le inchieste a pagamento come avviene attraverso il siti Spot.us.

L'obiettivo di Cadoinpiedi è la creazione di una casa comune on line di incontro tra autori e lettori, tra informazione e approfondimento. Una libera comunità di autori che dispone, già oggi, prima del suo lancio, di più di cento firme autorevoli.

11 Marzo 2011

   

Il futuro dell'informazione


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Intervista di Blogosfere a Gianroberto Casaleggio sul futuro dell'informazione on line.

B - Blogosfere insieme a Gianroberto Casaleggio della Casaleggio Associati per parlare di informazione e di Web. Come sta cambiando il mondo dell'informazione e perché i giornali non hanno futuro come ci hai detto prima?
GC - Il mondo dell'informazione sta cambiando molto rapidamente. In realtà i giornali non solo non hanno futuro ma, spesso non hanno neanche un passato. Molti giornali, soprattutto negli Stati Uniti dove la rete è maggiormente diffusa, hanno già chiuso per la versione on line e per la versione off line, tutte e due, in alcuni casi sono sopravvissuti alla versione on line.
Il trend è quello di spostare sempre più l'informazione verso i contenuti e non verso la struttura. Se noi pensiamo al giornale, questo è un palinsesto: ha un comitato di redazione, ha degli azionisti. È un'azienda ed e un'azienda anche molto complessa. Se viceversa pensiamo all'informazione on line, immediatamente ragioniamo in termini di contenuto, non di testata. Cerchiamo un'informazione, poi cerchiamo una persona. Per cui, se si valuta il futuro, secondo me è corretto valutare il futuro in termini di maggiore qualità, nel senso che l'informazione ovviamente sopravvivrà al format dei giornali, sopravvivranno anche i giornalisti di valore, che anzi saranno premiati ancora di più da parte della rete. Certamente cambieranno le strutture attuali, anche di controllo dell'informazione, perché spesso un giornalista all'interno di un giornale ha comunque dei vincoli: il giornale ha degli azionisti, questi azionisti magari possono non essere d'accordo sempre con i contenuti del giornalista. I gradi di libertà del giornalista aumenteranno di molto e anche la sua popolarità. Chiamarlo giornalista forse è sbagliato, bisognerebbe parlare forse di opinion leader o di persona fortemente competente sulle sue attività di informazione.
B - Quindi parliamo anche di blogger?
GC - Sì parlare di blogger ormai, è parlare del passato perché la maggior parte dei blog sono stati assorbiti, un po' come se fosse un buco nero, da Facebook che lentamente ha assorbito i blog di chi lo faceva in modo episodico oppure per piacere. I blog più importanti, come ha insegnato l'esempio di Huffington proprio chiamarli blog perché sono dei punti di informazione esattamente come può essere il New York Times, il Financial Times o Il corriere.it, quindi il tempo dei blog nell'ambito dell'informazione non è finito, ma è sicuramente ridimensionato.
B - Per quanto riguarda la Huffington Post di cui hai parlato prima: si avvale di blogger o di opinionisti di rilievo importanti che però hanno sollevato delle problematiche. La problematica fondamentale è quella della retribuzione. Arianna Huffington a fronte di questo problema, di questa richiesta ha detto: "taglierò perché i blogger godono già della visibilità che soltanto la Huffington gli può dare". Questi opinion leader sono anche destinati a lamentare continuamente un'assenza di retribuzione anche in futuro?
GC - Negli Stati Uniti, un opinion leader che lavori prevalentemente o soltanto in rete può raggiungere facilmente una cifra intorno ai 120 mila dollari annuali e anche molto di più tra inserzioni, pubblicità e attività che possono essere commissionate in termini di articoli o di inchieste. Quindi oggi c'è un po' un affrancamento da parte dei migliori, ovviamente, dai vecchi schemi in cui qualcuno li ospita perché diventino popolari. Sono già popolari loro, non hanno bisogno di Arianna Huffington. E' il contrario, questi blogger che hanno partecipato al progetto di The Huffington Post, sono stati loro a rendere popolare The Huffington Post, non il contrario. Il fatto che non siano stati remunerati in alcun modo nella vendita da AOL di circa 320 milioni di dollari, secondo me è un errore anche mediatico perché comunque loro hanno contribuito e in una cifra del genere poteva esserci una parte sicuramente destinata anche a loro. Il passo successivo, come è avvenuto, è stato il licenziamento di alcuni redattori di The Huffington Post la scorsa settimana. È una redazione molto piccola, quindi non credo ad un futuro di un contenitore se non c'è una partecipazione vera da parte dei contributori di livello e in qualche modo remunerata.
B - Ha parlato di partecipazione, il problema si pone anche per i lettori. Quanto è importante integrare la partecipazione dei lettori all'interno del contenuto che viene proposto?
GC - La distinzione è sempre più vaga, infatti The Huffington Post ha citato come ultimo numero 2 milioni di contributi tra commenti validi, commenti di qualità, filmati segnalati o fotografie inviate che facevano parte dell'informazione del The Huffington Post che veniva dai lettori, della parte integrante dell'informazione. Quindi questa differenza è sempre meno rilevante, nel senso che il lettore tende a partecipare e spesso un commento di un post può essere più interessante del post stesso. Noi facciamo sempre dei confronti con il mercato americano perché si parla di mercato. L'informazione è un mercato alla fine, se non ha la possibilità di autosostentarsi chiude. Questo negli Stati Uniti è molto più vero che da noi in cui l'informazione è anche assistita in quanto noi abbiamo ogni anno una parte rilevante dei contributi dello Stato che aiutano l'informazione a reggere il mercato. Però è una tendenza irreversibile, per cui in futuro ci sarà sempre più spazio per inchieste nate on line e per giornalisti, opinion leader che avranno la possibilità di essere indipendenti nella loro informazione verso le persone attraverso la rete.
B - Visto anche il pubblico del sito di Beppe Grillo dietro il quale c'è la Casaleggio Associati, non le è mai venuta in mente la possibilità di proporre delle inchieste su questo formato sul sito di Grillo?
GC - In realtà sono proposte in termini diretti, nel senso che molte volte alcuni commenti vengono valutati da Grillo come importanti e attraverso questi commenti partono delle inchieste. Sicuramente non hanno il formato dell'inchiesta tradizionale, però hanno altri format. Per esempio seguire le morti in carcere quando sono state segnalate, perché poi la maggior parte dei filmati che vengono realizzati per Grillo, di solito sono segnalati da qualcuno che chiede, senza pagare, che venga messa in luce una certa situazione. Questo è avvenuto anche per la situazione del precariato e quindi attraverso filmati, testi, documenti, in realtà si fa un'inchiesta che non è l'inchiesta tradizionale. È una lettura diversa, molto più fluida rispetto al passato.
B - Quali sono i punti di forza che hanno reso il blog di Beppe Grillo uno dei più letti al mondo?
GC - La partecipazione del lettore sicuramente, che è stata molto importante e poi il fatto di trattare argomenti magari scomodi o comunque non trattati altrove. Per la legge di mercato, quando non viene trattato un argomento, si va dove questo argomento viene trattato. Poi probabilmente è stato importante dare voce a molte persone o situazioni della società che non avevano voce altrove.
B - Quanto è contata una buona comunicazione strategica sul web anche per il decollo del Movimento Cinque Stelle?
GC - Sicuramente conta moltissimo, senza organizzazione, senza comunicazione ci sono solo delle situazioni temporanee.
B - Il prossimo progetto sul blog di Beppe Grillo? State pensando anche a progetti nuovi da proporre?
GC - Sì, il prossimo progetto che dovrebbe partire, spero presto, è quello della creazione di informazione senza palinsesto, dalla rete, scelta dai lettori. In rete ci sono già degli aggregatori simili a questa idea che sono Reddit per esempio, in cui le informazioni più votate in un certo istante, vengono premiate e quindi vengono rese visibili dalla piattaforma. Quando noi ragioniamo per esempio in termini di giornali, noi vediamo che il giornale in realtà ha un palinsesto, nel senso che i pesi degli articoli, la posizione degli articoli, gli stessi titoli degli articoli definiscono quello che il giornale dà come maggiore importanza e quindi invita il lettore a leggere in precedenza rispetto ad altro, ad altro contenuto del giornale. Anche il palinsesto in rete sparirà e quindi il fatto che uno legga delle notizie che sono già state selezionate e sono state selezionate in un certo ordine, è oggi vero per i giornali on line, non è vero per tutte le piattaforme. Prima citavo Reddit e in futuro secondo noi non sarà vero in assoluto. E' stato fatto un paio di anni fa un esperimento che è durato parecchio tempo, almeno un mese, negli Stati Uniti in cui sono stati valutati tutti i principali giornali on line con la loro scelta delle notizie e il peso delle notizie. Poi sono state scelte le stesse notizie sulle cosiddette piattaforme di integrazione a cui vengono votate le notizie e quindi scelte dai navigatori, scelte dai lettori e si è visto che soltanto il 15% delle notizie è sovrapponibile. Il 15% delle notizie scelte per esempio tra il Washington Post è il 15% delle notizie che un lettore on line legge, maga in realtà legge le altre 85%, questo è quello che vorremmo realizzare in un prossimo futuro.
B - E terrà conto anche dei contenuti che passeranno all'interno dei social media?
GC - Terrà anche conto dei social media. In realtà il meccanismo che stiamo cercando di creare è indipendente dalla fonte, quindi può anche essere che un blogger dia un'informazione molto più interessante in quel momento per chi è in rete. È improbabile che siano gli stessi titoli, questo sicuramente.
B - E' improbabile che siano gli stessi.
GC - E' improbabile, si.

7 Marzo 2011

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

L'Italia l'è malada


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

L'economia italiana è malata, e non da oggi. Un tasso di crescita che, negli ultimi dieci anni, è stato sistematicamente inferiore a quello degli altri Paesi europei e che procederà con lentezza anche nel 2011. Un debito pubblico che rispetto al Prodotto interno lordo non solo è tra i più alti al mondo, ma che impone interessi tali da determinare un deficit primario (non accadeva più da vent'anni). Una crescita della produttività lenta e inferiore a quella dei principali concorrenti e, in stretta connessione, una capacità competitiva internazionale delle imprese a macchia di leopardo.
La nostra economia - come ha ricordato nei giorni scorsi anche il Governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi - crescerà poco anche nei prossimi anni e si ritornerà ai livelli pre-crisi tra il 2015 e il 2018, molto dopo altri Paesi europei nostri diretti concorrenti, come Francia e Germania. La disoccupazione è ai massimi da molti anni ma, soprattutto, lo è quella giovanile, che interessa quasi un terzo della popolazione tra i 15 e i 24 anni. Il tasso di risparmio rimane per fortuna elevato, ma i consumi languono e la domanda resta debole, contribuendo a creare le condizioni per una marcata debolezza degli investimenti produttivi.
Questi e altri sono gli elementi che compongono il quadro di quella che si può ormai definire l'Italian Disease. Ma analizzare il problema ed esserne consapevoli è solo il primo passo: occorre infatti riflettere in modo positivo e propositivo alle possibili soluzioni al problema della lenta crescita. E questo è ovviamente molto più difficile. Lo sarebbe anche in condizioni normali, ma l'Italia non è in condizioni normali. Governo e Parlamento non riescono più a proporre una politica economica efficace, perché sono ormai concentrati in permanenza sullo scontro istituzionale e politico, e sulle beghe personali del primo ministro. Le imprese restano in attesa di qualche miracolo che possa sbloccare la situazione, ma la Confindustria, al di là di qualche lamentazione, non riesce a sua volta a esprimere richieste precise. I sindacati sembrano annichiliti, specie dopo la vicenda Fiat che sta rivoluzionando le relazioni industriali degli ultimi cinquant'anni. E la gente comune sta a guardare, troppo occupata a fare i conti di salari e stipendi che calano in termini reali, senza alcuna prospettiva che tornino a salire nel breve, o addirittura nel medio termine.
In questo quadro, a poco servono le litanie ottimistiche di Tremonti, che sembrano più una serie di messaggi pre-elettorali che serie analisi scientifiche. Insomma, l'Italia l'è malada, come diceva una canzone popolare degli anni Trenta, ma non si vede chi è il dutur.

10 Febbraio 2011

Casaleggio Associati
Casaleggio Associati
   

L'evoluzione di Internet of Things [Infographic]


Tutti i post di Davide Casaleggio
 
Internet of Things, l'Internet delle cose, è una nuova rivoluzione della Rete. Gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le piante comunicano all'innaffiatoio quando è il momento di essere innaffiate, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall'altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete. La progettazione di oggetti collegati ad Internet attraversa ormai tutti i settori, in particolare i media. Le stime indicano che entro 5-10 anni saranno oltre 100 miliardi i dispositivi collegati a Internet. Due ordini di grandezza superiori rispetto ai 1,5 miliardi di PC ed al miliardo di cellulari collegabili a Internet presenti oggi al mondo. Tuttavia saranno gli oggetti più semplici a dominare la scena. Entro il 2012, ad esempio, si stima che i sensori fisici genereranno il 20% del traffico internet non video.
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The Evolution of Internet of Things [Report] - Infographic-Eng [Flickr]

L’evoluzione di Internet of things [Rapporto] - Infographic-Ita [Flickr]

21 Gennaio 2011

Social media
Social media
   

Il mondo diventa sociale


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

La Rete è diventata sociale, tutto sta diventando social media. Questo termine è talmente utilizzato che ormai non ne sono più chiari i suoi confini.

"Social media are media for social interaction, using highly accessible and scalable publishing techniques. Social media use web-based technologies to turn communication into interactive dialogue."
http://en.wikipedia.org/wiki/Social_media


La realtà è che il social è diventato un modo di progettare la comunicazione e non più solo una categoria di siti. Per questo nel linguaggio comune social media è anche il sito istituzionale o il giornale che permette ai visitatori di commentare.

Il social media non può essere definito solo dalla tecnologia su cui si basa un servizio, ma anche e soprattutto dal numero di utilizzatori. Il raggiungimento della massa critica permette infatti di creare un valore irreplicabile da altri. Per questo motivo spesso in una certa categoria di contenuto o servizio esiste solo il primo, quello che per primo raggiunge il Tipping Point.

I social media non si limitano a Facebook e Twitter, ma attraversano tutte le attività umane. Nella definizione della presenza sui social media un'azienda deve considerare le esigenze e gli interessi dei propri interlocutori per capire quali presidiare.

I Social Media possono essere raggruppati in 4 categorie.

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La gestione di tutti questi social media può essere complessa se gestita come strumenti a sé stanti. E' quindi importante definire una strategia complessiva per far rimbalzare i messaggi sui vari social media identificati evitando di replicare il contenuto e ottimizzando le potenzialità di ogni social media.

17 Gennaio 2011

photo by lumaxart on Flickr
photo by lumaxart on Flickr
   

Intranet Design Annual 2011


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Il rapporto annuale di Nielsen Norman Group premia le migliori intranet di aziende di tutti i paesi del mondo, di ogni settore di attività, dalle grandi multinazionali alle piccole aziende di poche centinaia di dipendenti, dalle imprese private alle aziende pubbliche sino alle organizzazioni non governative.
I vincitori di questa edizione sono:

• AMP Limited, Wealth management (Australia)
• Bennett Jones LLP, Legal (Canada)
• Bouygues Telecom, Telecom (Francia)
• Credit Suisse AG, Financial Services (Svizzera)
• Duke Energy, Utility (USA)
• Habitat for Humanity International, Non-profit (USA)
• Heineken International, Retail (The Netherlands)
• KT, ICT (Corea)
• Mota-Engil Engenharia e Construção, Engineering (Portogallo)
• Verizon Communications, Telecom (USA)

Il dato saliente di questa edizione è una "rinnovata giovinezza" del Knowledge Management grazie all'adozione di strumenti e accorgimenti funzionali tipici del Web. Per la prima volta "l'adozione del web 2.0" nell'Intranet è uscita dagli schemi soliti del "livello di adozione dei blog/wiki RSS" tipici dell'Intranet 2.0, o Social Intranet come la si voglia chiamare, per entrare in una dimensione più operativa e concreta.

Nei casi presentati quest'anno si evidenziano soluzioni interessanti in questi ambiti:

  1. Knowledge sharing. I repository di documenti aiutano le persone a risolvere problemi partendo da soluzioni già trovate dai colleghi in casi analoghi, senza ripartire da zero. Tra gli esempi più rilevanti, Habitat for Humanity pubblica la modulistica per le campagne di fundraising mentre Bennett Jones mette a disposizione un widget, denominato in modo significativo Share Your Work, con il quale si consente la condivisione delle proprie esperienze. Spesso la condivisione può avvenire tramite semplici spazi di Question&Answer
  2. Innovation management. La gestione dell'innovazione può essere estesa a tutta l'impresa e uscire, almeno in parte, dai laboratori della Ricerca & Sviluppo. L'unico obiettivo di InnovCenter di Mota-Engil è offrire uno spazio in cui chiunque, in azienda, possa proporre idee o di miglioramenti ai prodotti, servizi, processi, metodi attuali. Verizon offre invece un tool mobile per catturare le idee appena vengono, e spesso questo accade fuori dall'ufficio, da un cliente, mentre si guida l'auto, quando la persona si trova lontano dalla tradizionale "Cassetta delle Idee" collocata nel corridoio dell'ufficio vicino alla macchinetta del caffè!
  3. Commenti. Il terrore di ogni Intranet Manager è la scarsa partecipazione dei dipendenti, al punto che l'intranet si riduce a un canale di comunicazioni organizzative e news giornalistiche in mezzo al deserto. Il modo più semplice di stimolare la partecipazione è consentire alle persone di commentare i contenuti presenti sull'intranet.
  4. Rating. Assegnare un valore, un voto al contenuto appena letto è un modo ancora più semplice per rompere la barriera "Redazione - Utente" e promuovere il concetto che i contenuti dell'Intranet sono per le persone e queste devono poter segnalare quelli davvero utili. I contenuti più votati dovrebbero essere avvantaggiati nei risultati del motore di ricerca interno, come pure essere messi in evidenza. Mota-Engil e Verizon adottano un approccio ancora più semplice, mostrando il numero degli utenti che hanno consultato una certa pagina, anche se non l'hanno votata. Anche i contenuti poco utili possono ricevere un alto numero di visite solo perché indirizzano esigenze critiche, ma in generale i contenuti migliori vengono sempre a galla.
  5. Participation rewards. La ricerca sulle "funzioni sociali" ha mostrato che la partecipazione aumenta se gli utenti più attivi ricevono un riconoscimento per la loro partecipazione e se questa è riconosciuta pubblicamente. Molte delle intranet censite negli ultimi anni hanno adottato questo meccanismo con successo. Adottare questa funzionalità in combinazione con iniziative di knowledge sharing o di innovation management ha un impatto dirompente in termini di partecipazione e di risultati. Nel secondo caso è opportuno che il premio sia tangibile, non solo un riconoscimento virtuale o simbolico.
  6. Customized collections. L'architettura informativa ideale è basata sui task operativi / sulle esigenze informative degli utenti. Per quanto lo studio sia condotto con cura, è impossibile prevedere al 100% il modo con cui ogni singolo utente cercherà e userà le informazioni pubblicate. Spesso vengono fornite funzionalità grazie alle quali ogni persona può creare una propria lista di pagine "preferite" e condividerla con i colleghi.

Il New Web avanza, ogni giorno con nuove soluzioni. Sembra che l'Intranet non stia a guardare!

14 Gennaio 2011

photo by iChaz on Flickr
photo by iChaz on Flickr
   

Quanto vale Facebook?


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La quotazione di Facebook è un ritorno al passato, agli anni della grande "Internet Bubble", quando le società erano valutate con grande ottimismo in funzione delle loro potenzialità e non dei profitti e venivano travolte in seguito dalle vendite in Borsa. Il valore di 50 miliardi di dollari attribuito a Facebook da Goldman Sachs, che ha investito nella società 375 milioni di dollari, è pura fantaeconomia. I ricavi di Facebook derivano in prevalenza dalla pubblicità on line che, a meno di non scoprire nuove fonti di business, non può giustificare il valore attribuitole. Si stimano in due miliardi di dollari i ricavi del 2011, ma una indicazione dei profitti associati non è ancora nota.

A Facebook si è affiancata Linkedin, un'altra rete sociale, che dovrebbe quotarsi nel 2011 con l'assistenza di JPMorgan, Merril Lynch e Morgan Stanley.
Il patrimonio reale di Facebook e di Linkedin è rappresentato dai loro utenti, la prima ne dichiara 500 milioni (a cui ha attribuito un valore di 100 dollari a testa) e la seconda 200 milioni. I contenuti degli utenti (foto, filmati, relazioni) dovrebbero però appartenere agli utenti stessi e non alla rete sociale. In teoria è così, in pratica è complesso e spesso impossibile migrare da una rete all'altra.

L'organizzazione Data Portability Workgroup, che ha promosso in passato l'OpenID per disporre di un unico login per accedere a ogni website, sta definendo uno standard per la portabilità dei dati degli utenti nelle diverse reti sociali e il riutilizzo delle connessioni personali in Rete. Alcune tra le più importanti reti sociali hanno aderito al progetto, detto "Extended OpenID", tra cui Facebook, Plaxo e Google. Se i dati sono degli utenti e nel futuro saranno gestiti direttamente da loro per accedere a più reti sociali, allora quanto vale Facebook?

7 Gennaio 2011

Video: The Last Advertising Agency on Earth
   

La fine del mass marketing e il futuro della pubblicità


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Nei giorni scorsi il gigante americano Procter & Gamble ha dichiarato che terminerà la sua produzione di soap opera televisive, a favore di nuovi investimenti sulla Rete ed in particolare sui Social Media. Questo non è che un altro segnale del sorpasso di Internet sulla Tv in atto negli USA e che sta portando a riflettere sul futuro della pubblicità e dell'industria pubblicitaria, entrata in crisi già da alcuni anni.
Internet sta infatti gradualmente e irreversibilmente modificando i comportamenti attraverso cui le persone comunicano, si relazionano e si informano. Ed i modelli di comunicazione pubblicitaria a cui siamo abituati, non applicabili alla Rete, si stanno avviando verso la conclusione del loro ciclo di vita.

Per comprendere il punto di vista delle agenzie di pubblicità sul cambiamento in atto, Danielle Sacks di Fastcompany ha intervistato 20 specialisti provenienti dalle principali compagnie, realizzando il report "The Future of Advertising".
Il risultato è che le agenzie si vedono costrette a reinventarsi e, dovendo lavorare di più e spesso per budget inferiori, si sentono in una condizione di incertezza per ciò che succederà nel breve-medio termine. 
Il fatto che molti considerino questo, come il periodo peggiore per chi si occupa di pubblicità è sintetizzato dalle parole di Jon Bond, uno dei creativi interpellati, che descrivono bene l'impatto della Rete in questo ambito: "Marketing in the future is like sex. Only the losers will have to pay for it".

Pur essendoci maggiori spazi per poter comunicare con i propri clienti rispetto al passato, è diventato molto più difficile riuscire a farlo con successo. Sulla Rete non necessariamente c'è un rapporto diretto tra budget a disposizione ed il reale successo dell'iniziativa di marketing.

Sta finendo il tempo in cui la creatività era parte di un processo consolidato ed aveva il suo output in uno spot televisivo riproposto fino allo sfinimento. Ed è questa una delle ragioni per cui, secondo la recente ricerca di Altimeter Group, sono le piccole agenzie e società di consulenza, più snelle, agili e focalizzate sulla Rete che stanno rubando la scena alle grandi agenzie di pubblicità, incapaci di adeguarsi al cambiamento.

Sarà la capacità di avere straordinarie idee di marketing applicabili alla Rete (in tutte le sue forme) la strada per il successo nella pubblicità.

22 Dicembre 2010

Casaleggio Associati
   

La fine di Blockbuster e l'avvento di Netflix


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Nel mese di ottobre 2010, Blockbuster, la catena mondiale di video a noleggio ha subito un'istanza di fallimento. Un esito annunciato da parecchio tempo per la contrazione del mercato dei dvd e la mancanza di una nuova strategia legata ai prodotti digitali e alla Rete da parte della direzione di Blockbuster.
Il mercato statunitense dei dvd è passato dal picco del 2007 di 16 miliardi di dollari ai 13 miliardi del 2009 e il secondo quarto del 2010 ha confermato la tendenza con un'ulteriore diminuzione del 14% rispetto allo stesso periodo del 2009.
Il dvd è un supporto ormai destinato a scomparire con la migrazione dei contenuti on line e con l'accesso alla Rete possibile ovunque con la diffusione del wifi e dei media tablet come l'Ipad. Blockbuster ha messo in atto un piano per tagliare i costi e i debiti che ha con le case di produzione cinematografiche come la Fox, la Warner Brothers e la Sony Pictures. Blockbuster taglierà 1000 dei suoi 3000 negozi negli Stati Uniti e prevede una riduzione del debito da un miliardo di dollari a 100 milioni, ma questo non servirà a nulla senza un modello di business sostenibile legato alla diffusione di contenuti digitali in Rete e forse comunque per Blockbuster è troppo tardi.
Il mercato ha infatti da tempo nuovi protagonisti come Redbox, Hulu e Netflix che è di gran lunga il più importante sito di filmati a richiesta del mondo. Netflix è una società della California nata nel 1997, quindi per Internet un'azienda quasi di altri tempi. Il suo modello di business iniziale è stato, l'invio a domicilio di filmati in dvd a noleggio che potevano essere ordinati on line e restituiti con la stessa busta con cui erano stati ricevuti. Il business dei dvd a noleggio di Netflix ha raggiunto nel 2009 i 10 milioni di sottoscrittori e un catalogo di 100.000 pezzi.
Netflix si è spostata per tempo sul digitale e offre un servizio di video streaming detto "Watch Instantly" che permette di vedere in tempo reale un qualunque film o telefilm da un archivio di 17.000 titoli collegandosi a Internet dal pc, dall'Ipad o dal televisore di casa. La ricerca è semplice e immediata per mezzo di un motore di ricerca. Il costo è di 7,99 dollari al mese, si può disdettare il servizio ogni mese e se si vuole ricevere a casa un numero illimitato di dvd è sufficiente pagare un extra di due dollari.
Netflix ha stretto accordi con le maggiori major come MGM, 20th Century Fox, CBS/Paramount e ABC/Disney che vedono nel canale Internet on demand una nuova e più importante fonte di guadagni rispetto alla distribuzione dei film su supporti come i dvd o attraverso i canali televisivi. Il servizio "Watch Instantly" è disponibile solo negli Stati Uniti, ma a breve dovrebbe essere disponibile anche in alcuni Stati dell'Europa del Nord in funzione della diffusione della banda. In Italia quindi dovremo aspettare ancora qualche anno.
Se Netflix e lo streaming via Internet hanno ucciso Blockbuster, la prossima vittima, ormai designata è la televisione come la conosciamo, con il palinsesto fisso e la pubblicità. Negli Stati Uniti per Natale è previsto che il 50% dei televisori venduti sarà dotato di Wifi con il collegamento a Internet. Tra poco tempo, tre/cinque anni, gli schermi di casa saranno collegati a Internet e la vecchia televisione diventerà un oggetto di modernariato.

10 Dicembre 2010

Casaleggio Associati
Casaleggio Associati
   

Social media nella Sanità


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Il 34% dei consumatori americani utilizza i social media per cercare informazioni sulla salute: diventa essenziale per gli operatori sanitari ripensare il mix di strumenti marketing includendovi i social media. Ma come si può sfruttare la rete sociale in questo campo? Eccone cinque esempi:

INTERVENTI IN DIRETTA - Lo scorso febbraio, l'Henry Ford Hospital fu uno dei primi ospedali a raccontare un intervento chirurgico in diretta Twitter: medici, studenti di Medicina e altro personale seguirono i tweets sull'intervento di rimozione di un tumore maligno e parteciparono all'evento attraverso i re-tweet (la pratica di rilanciare un tweet) e commentando ciò che stava avvenendo.

FORMAZIONE DEL PERSONALE - Lee Aase, responsabile per i Social Media alla Mayo Clinic ha integrato i media sociali in una recente sessione di formazione per l'American Heart Association. Nel corso della presentazione, Aase ha chiesto ai partecipanti di contribuire alla discussione attraverso Twitter con l'uso dell'hashtag #AHAchat. Quali vantaggi? Ha fornito ai tirocinanti a costo zero un luogo in cui porre domande e ricevere risposte rapidamente; ai formatori un modo per ricevere feedback dai tirocinanti e per valutare il livello di comprensione degli argomenti in questione.

RAPPORTO CON I MEDIA - Nell'aprile del 2009 Aurora Health Care raccontò su Twitter un'operazione al ginocchio e ricevette notevole attenzione dai media nazionali e locali e da varie pubblicazioni di settore. Anche i giornalisti usano (e useranno) sempre di più le reti sociali per raccogliere informazioni: ha senso allora sfruttare questi canali per raccontare e per condividere storie di successo, risultati di ricerca medica o di altri eventi significativi.

COMUNICARE IN TEMPO DI CRISI - In caso di catastrofe - che si tratti di un diluvio, un terremoto o un attentato terroristico - gli ospedali e gli operatori sanitari sono al centro di tutto. Possono sfruttare le reti sociali dei media per fornire aggiornamenti in tempo reale, sia per coloro che sono direttamente colpiti dalla crisi e per quelli che seguono gli avvenimenti da lontano. Non occorre andare indietro nel tempo, bastava seguire l'Emergenza Haiti su Twitter: a sei giorni dal terremoto si susseguivano aggiornamenti al ritmo di 100-150 tweets al minuto, tra cui, ad esempio, questo della Croce Rossa Americana: "a man from ADP is here at #angelstadium fundraiser. his company is matching 100% of #haiti donations! great job everyone!" (Sun 17 Jan 18:48 via mobile web).

FORNIRE ACCURATE INFORMAZIONI PER I PAZIENTI - La maggior parte dei pazienti ricerca informazioni on-line prima o dopo una visita medica (guarda il video della HealthCare New Media Marketing Conference). La quantità di informazioni sanitarie non accurate disponibili sul web rappresenta un grave rischio per i pazienti. Integrando i media sociali nel marketing mix, le organizzazioni e gli operatori sanitari possono condividere informazioni corrette e tempestive per quanto riguarda i sintomi, le malattie, i farmaci, le cure e molto altro ancora.

I media sociali rappresentano un'enorme opportunità per ottenere la copertura mediatica necessaria, per attirare nuovi pazienti e nuovo personale e per porsi all'avanguardia sul piano della relazione con i cittadini e la società in genere. Per usarli occorre capacità di visione, capacità di rischio, volontà di andare oltre gli schemi soliti.

26 Novembre 2010

Emilio Fede commenta la protesta studentesca
   

Studenti delinquenti


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

La sintesi più pregnante di come la pensa una certa Italia delle manifestazioni di protesta studentesca contro la riforma Gelmini l'ha data il sempre ineffabile Emilio Fede, che ha seraficamente proposto: "Meniamoli".
E non è questa la cosa peggiore, ma il fatto di aver cercato di imbrogliare le carte sostenendo, come spesso il suo maestro e mentore, di aver voluto intendere un'altra cosa. Ma Fede a parte, quanti sono gli italiani a definire gli studenti dei piccoli delinquenti che vanno in giro a far casino e a rompere le vetrine? È ben chiaro che qualcuno lo fa, ma perché centinaia di migliaia di studenti protestano contro la riforma?

La risposta è semplice: perché in realtà il paese è bloccato, e a farne le spese sono i giovani che non trovano da lavorare, non riescono a frequentare un'università in progressivo smantellamento, non riescono a rendersi autonomi dalla famiglia, non riescono ad affittare una stanza a prezzi decenti, non riescono a trovare punti di aggregazione dove discutere di questioni concrete e reali. La protesta diventa incomprensibile se non contestualizzata nella situazione più generale del paese e della effettiva condizione di precarietà dei giovani oggi.
Questo la Gelmini non lo sa o non lo vuole sapere, così come lo ignora la classe politica con il malaugurato accompagnamento di molti dei media ufficiali, dai giornali alla tv. Va però detto che la disinformazione ha le gambe corte. Oggi le informazioni, quelle vere, non passano più nei media tradizionali.
Il potere di far sapere le cose si è spostato in rete e le opinioni viaggiano nei social network e nei social media, che nessuno può controllare. Spaccare le vetrine non serve e non va bene, autorizza solo chi vuole proporre l'equazione studenti-delinquenti. Ma la protesta di una generazione è certamente legittima nelle sue forme più ampie e generalmente democratiche.
Certo fa rumore e confusione, ma in che altro modo, con quali altri canali i giovani possono far sentire a una classe dirigente sorda e arraffona la propria voce e le proprie sacrosante ragioni?

19 Novembre 2010

Internet TV - Casaleggio Associati
Internet TV - Casaleggio Associati
   

Come Internet rivoluzionerà la TV


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Da ottobre, con il lancio di Google TV, è emersa quella che fino a poco prima era una rivoluzione silenziosa, l'integrazione di Internet con le televisioni.
Un cambiamento radicale nei contenuti disponibili e nelle possibilità di interazione che rivoluzionerà la televisione e arricchirà la Rete stessa.

Introducing Google TV

Recentemente Google ha sostenuto che tra 5 anni tutti avranno una TV su IP.  Mentre secondo Netflix questo Natale il 50% delle televisioni vendute in USA saranno dotate di wi-fi e diventeranno il 100% tra due anni.
Già oggi la maggior parte del traffico di Internet è relativo ai video. Negli Usa Amazon Video on demand e Netflix sono realtà consolidate e tra le maggiori cause del crollo del mercato dei DVD. Quello che succederà nei prossimi anni rappresenterà la fine della TV come la conosciamo.
Sul mercato USA da alcuni mesi sono presenti sistemi come Boxee, Roku e recentemente è stata introdotta una nuova e più potente versione della Apple Tv. Ma Google Tv si appresta ad essere ciò che l’iPhone è stato per i telefoni cellulari: un’evoluzione non solo tecnologica, ma in grado di creare nuove esperienze di alto livello e con esse nuove esigenze e nuove opportunità di business.

Le “10-foot user interface”, cioè strumenti di controllo a distanza (tipicamente dal divano), sono uno degli aspetti di maggior interesse. Google Tv ad esempio consente di utilizzare smartphone Android come un telecomando. Mentre nel mondo delle console da gioco si sta assistendo ad una costante ricerca di nuovi strumenti di controllo: dopo il remote controller della Kinect per Microsoft Xbox 360Wii e il Playstation Move, da novembre è disponibile sul mercato Kinect per Microsoft Xbox 360 che consente di controllare la console attraverso i movimenti del proprio corpo.

Tra pochi anni il mondo dell'informazione e dell'intrattenimento verranno completamente ridisegnati dalla Rete. La TV si trasformerà da uno strumento passivo ad uno strumento attivo.
Le industrie televisive e pubblicitarie saranno pronte ad affrontare questo epocale passaggio da one-to-many a many-to-many?

Internet TV Casaleggio Associati Scarica il nostro schema sulla Internet TV

15 Novembre 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Il digitale interpreta e riproduce il nostro mondo


Tutti i post di Davide Casaleggio
 

Il mondo digitale esiste perché permette di trasporre la realtà che conosciamo in bit. Grazie ai molti esperimenti di interpretazione della scrittura, oggi il nostro PC interpreta il testo di un documento scansionato tramite un programma di OCR. Se parliamo, un programma di riconoscimento del parlato (speech recognition) può trascrivere il nostro dettato. Se cantiamo, Shazam o Midomi identificherà il suono e ci fornirà tutti i contenuti presenti in rete relativi a quella canzone.
Oggi, l'interpretazione del mondo che ci circonda si sta spostando verso il riconoscimento visivo.
Ad esempio, Retrievr dal 2006 permette di ricercare tra gli oltre tre miliardi di foto di Flickr facendo uno schizzo a mano libera.
Lo scorso anno è stato reso disponibile anche un sistema di ricerca che trova sul web immagini simili ad una iniziale inserita. Il motore di ricerca si chiama Tineye e permette di verificare l'uso di un logo on line, la veridicità di una foto, o semplicemente le varianti di un'immagine famosa.
Il futuro dell'interpretazione digitale del mondo forse passerà dall'olfatto e dal senso tattile.


I sensi umani non sono però l'unico modo di interpretare la realtà. I fenomeni complessi che coinvolgono più persone possono anch'essi essere interpretati dal mondo digitale. Ad esempio, il traffico può essere rilevato tramite la somma dei comportamenti e delle posizioni dei singoli individui ed essere mostrato in digitale su Google Traffic. La diffusione dell'influenza può essere monitorata a livello di singola città giornalmente analizzando i comportamenti di ricerca relativi ai sintomi dei malati con Flu Trends in modo molto più accurato e tempestivo delle statistiche sanitarie nazionali.


Se la realtà che ci circonda sarà riprodotta in digitale, allora dal digitale si potrà riprodurre la realtà. Molte aziende stanno lavorando infatti sulla riproduzione della voce o più recentemente degli oggetti fisici come Makerbot che permette a chiunque di stampare in casa gli oggetti ideati da altri, dai prosumer (i consumatori che diventano produttori allo stesso tempo).

5 Novembre 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

La geolocalizzazione che sta cambiando il mondo


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Ci siamo abituati per anni a pensare e ad agire in termini globali; con la nascita e la diffusione di internet i clienti della nostra attività ecommerce si trovano oggi ad un solo click dalla nostra vetrina digitale pur vivendo dall'altra parte del mondo; i social media hanno enfatizzato questo fenomeno dando a tutti il potere di contribuire alla conversazione globale mediante blog post, status update, condivisione di video, foto, link e slide e di incidere sulle opinioni.

Una nuova ondata di trasformazioni sta investendo le nostre abitudini.

La banda larga mobile porta internet a tutte le persone dotate di smartphone e i Location Based Services (LBS) usano questi due elementi come opportunità per riportarci a una dimensione locale; social network e applicazioni per smartphone che sfruttano la tecnologia GPS dei dispositivi mobili stanno cambiando il modo con cui navighiamo e interagiamo.
La combinazione di smartphone, banda larga mobile e applicazioni in grado di riconoscere dove si trova l'utente ci connette in modo nuovo alle persone, ai luoghi, agli eventi e alle informazioni più rilevanti: quelle più prossime al luogo nel quale ci troviamo, in questo istante.
E' più rilevante per me scoprire che la pizzeria sotto casa riconosce il 10% di sconto per un check-in e un tip, o poter ordinare una colazione via Twitter a Coffee Groundz di Houston, Texas? Gli LBS cambieranno il modo in cui penseremo e useremo internet giorno per giorno.

Per iniziare, Foursquare insieme a Gowalla e altri servizi, come detto, connettono le persone ai luoghi fisici in un modo nuovo, forse mai sperimentato prima. L'esplosione di questi mesi è stata favorita dal fatto che le persone amano ricevere "doni" e riconoscimenti: i badge, i punti, le mayorship di Foursquare come pure gli "oggetti" di Gowalla rispondono a questa predisposizione naturale. Il prossimo passo sarà far sì che i suggerimenti abbiano maggiore significato di quanto non avvenga oggi.
L'applicazione Locavore ci "connette" agli alimenti prodotti a non più di 100 miglia di distanza dalla nostra posizione e ci informa su quali sono i prodotti di stagione nella zona in cui viviamo. Questo comporta, ad esempio, poter consumare solo prodotti di stagione: basta con fragole e lamponi freschi in gennaio! Domani applicazioni come questa potrebbero anche guidarci verso l'azienda agricola produttrice tracciando il percorso su Google Maps, mentre Foursquare potrebbe informarci delle offerte speciali in corso.

Yelp e Around Me, applicazioni popolari tra i possessori di iPhone, sono un mezzo fenomenale per trovare ristoranti, bar, hotel vicino al luogo in cui siamo. Greenopia e Green Map sono la traduzione delle stesse logiche agli esercizi commerciali e ai produttori eco-friendly.

Waze è un esempio di crowdsourcing applicato alle cartine stradali e alle condizioni del traffico: mentre sei in viaggio puoi contribuire segnalando particolari situazioni di traffico, come l'apertura di nuove strade o la chiusura di strade per lavori in corso, e puoi beneficiare delle segnalazioni degli altri utenti. Anche qui, la localizzazione della tua posizione è elemento fondamentale del gioco. Nello stesso spazio applicativo troviamo Map Quest 4 Mobile e Google Maps.
Il modo in cui useremo internet cambierà sempre più: in un certo senso vivremo "geolocalizzati". Unica grande questione, la privacy. Sapremo gestirla in maniera adeguata?


30 Ottobre 2010

aNobii for iPhone 3GS
   

Cross Marketing delle librerie digitali


Tutti i post di Luca Eleuteri
 

In un pianeta dove la popolazione cresce a ritmi di mezzo miliardo di individui ogni 5 anni lo spazio a disposizione di ogni persona non può che diminuire, a partire da quelli abitativi. Il digitale aiuta da qualche anno i lettori con l'ebook ad ottimizzare gli scaffali delle librerie consentendo di racchiudere migliaia di titoli in un unico dispositivo (Tablet) delle dimensioni di un libro tascabile.
In Italia il digitale (dunque l’ebook), e con esso lo sviluppo socio economico che ne deriva, è ancora ostaggio della diffusione della banda larga. Una barriera tutta locale comunque destinata a cadere nel giro di qualche anno. Risolto il problema della banda, la diffusione dei dispositivi di lettura come l’iPad ed il Kindle muterà abitudini e comportamenti degli individui anche nel settore dell’editoria. Già oggi negli Stati Uniti i dati Nielsen individuano le applicazioni a pagamento legate ai libri tra le più scaricate dai nuovi dispositivi come l’iPad.
Mentre il libro digitale si appresta a raggiungere qualche milione di lettori nei prossimi anni, la Rete offre già risposta ai quesiti su dove il lettore riporrà i suoi libri e come si trasformerà il concetto di lettura nel mondo del digitale.
Già oggi ci sono decine di siti che hanno rivoluzionato abitudini e comportamenti dei librofili ed il concetto stesso di lettura.
I servizi che ruotano intorno all’ebook sono legati all’acquisto e allo scambio di libri, all’archiviazione, all’aggregazione e alla ricerca per autore, tag, genere, prezzo. La fusione tra servizi legati alla lettura e social network ha inoltre amplificato gli orizzonti dei lettori portando alla formazione di migliaia di gruppi segmentati per età, sesso, affinità di lettura, città.
Ad oggi le librerie on line più conosciute sono:

La maggior parte offrono servizi gratuiti (LibraryThing è gratuita solo fino a 200 testi) e consentono ai lettori di poter esportare/importare gratuitamente i propri libri potendoli spostare da uno scaffale all’altro senza troppi impedimenti. Ciascuna di queste librerie virtuali offre servizi con differenti livelli di specializzazione che spaziano tra l’archiviazione (LibraryThing, My Library) e la formazione di gruppi (aNobii, GoodReads, WeRead) che condividono i propri gusti e rappresentano dei veri e propri punti di riferimento per orientare i lettori verso i titoli maggiormente apprezzati all’interno della comunità.
Orientarsi all’interno del mondo dei servizi ai lettori non è immediato ma è possibile farlo attraverso qualche ricerca in rete (es: tabella di confronto tra Shelfari, Library Thing, Goodreads), ma qualsiasi scaffale elettronico il lettore voglia scegliere appare subito chiaro che questo rappresenti per gli autori dei libri e gli editori il più importante strumento di cross-marketing mai esistito finora nel settore dell’editoria. E gli effetti saranno sempre più rilevanti con la progressiva digitalizzazione dei milioni di titoli ad oggi relegati nel mondo della cellulosa.

12 Ottobre 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio
   

Il virus nella realtà


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La Cyber War ha fatto un passo avanti, dai programmi dei computer si è spostata nel mondo fisico. Un fatto inevitabile data la convergenza tra mondo digitale e mondo fisico. Gli oggetti di qualunque tipo e complessità sono sempre più connessi a Internet e i virus che prima infettavano il software, possono sabotare una rete elettrica o una centrale nucleare.

Stuxnet è il virus più diffuso, scoperto per la prima volta nel giugno del 2010. Stuxnet viene propagato dai computer nelle macchine industriali, fornisce false istruzioni agli apparati e false informazioni agli operatori. Stuxnet sta diventando un problema di dimensioni mondiali, per ora e si è diffuso soprattutto in Iran e molti hanno visto in questo un attacco non convenzionale alla politica di quel Paese e alle sue centrali nucleari.

Stuxnet è diffuso in minima parte al di fuori dell'Iran, quasi unicamente nei Paesi islamici come Indonesia, Pakistan, Azerbaigian. Di certo la creazione di Stuxnet ha richiesto tempo, competenze informatiche di alto livello e forti investimenti, non è quindi l'opera di un hacker, ma con tutta probabilità di un team di esperti.

Stuxnet si introduce in sistemi industriali controllati da apparati della Siemens in modo indiretto. Entra in un pc con il sistema operativo Microsoft Windows attraverso il download dei dati di una chiavetta USB, il virus verifica la presenza di applicazioni software Siemens per il controllo di macchine industriali, se non le trova migra nella rete e continua la sua ricerca. Una volta rintracciata un'applicazione Siemens, Stuxnet ne cambia la logica di controllo e invia istruzioni modificate alle macchine industriali. Ad oggi il virus ha colpito raffinerie, centrali elettriche e impianti di produzione.

Siemens ha dichiarato che 15 suoi clienti hanno rilevato la presenza di Stuxnet e che, da quando Microsoft ha rimosso il baco che consentiva l'ingresso di Stuxnet in Windows, nessuna anomalia è più stata segnalata. Non si può però sapere se Stuxnet è presente in qualche impianto in attesa di essere attivato in un tempo pre definito nel futuro e neppure se in qualche impianto sia già attivo senza che sia stato possibile scoprirlo.

Stuxnet sarà ricordato come il primo virus che è transitato da Internet alle macchine, al mondo reale. Ed è solo l'inizio. Internet delle cose, quindi l'intelligenza inserita negli oggetti e il loro collegamento alla Rete, diventerà la nostra realtà quotidiana e ogni oggetto sarà dotato di uno o più antivirus.


1 Ottobre 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Business is social?


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Più un'impresa sviluppa e coltiva le sue caratteristiche "social", più ha opportunità di successo nel proprio business. Su questa affermazione si potrebbe discutere all'infinito senza mai venirne a capo. Ma se assumiamo che sia vera, quali implicazioni possono derivare? Se definiamo un indice "di socialità" e lo misuriamo in qualche modo, potremmo ottenere una indicazione sulla probabilità di successo di un'impresa. Interessante ma, alla prova dei fatti, forse un po' azzardato: cosa potrebbe accadere se da queste "misurazioni" discendessero valutazioni sulla solidità nel futuro di un'impresa, sul valore per gli investitori, e così via? È uno scenario tra il fantascientifico e l'apocalittico.

Qualcuno che lo ha fatto però c'è stato. Il NetProspex Social Index misura l'attività sui 9 principali social network (Facebook, Linkedin, Twitter, MySpace, Friendster, Flickr, LiveJournal, hi5 e Flixster) e si basa sul numero medio di amici o connessioni e il numero medio di tweets, follower e following per utente.
Inventato da NetProspex, è stato recentemente applicato per ottenere una visione sintetica delle "caratteristiche sociali" di alcune tra le più grandi imprese americane. I risultati sono stati raccolti nel documento "Social Report" pubblicato nel Maggio 2010.

La ricerca ha esaminato l'utilizzo della rete sociale da parte di circa 100.000 dipendenti di queste aziende, i dati raccolti sono stati "frullati" con l'algoritmo che è alla base dell'indicatore e il risultato è il valore attuale dell'indice NPSI. Questi i primi 10 nomi della "Social 50 Ranking", l'elenco delle TOP 50 ordinate in senso decrescente del valore NPSI (riportato tra parentesi):

  1. Microsoft (306)
  2. eBay (208)
  3. Amazon.com (202)
  4. Walt Disney (181)
  5. Google (172)
  6. Electronic Arts (164)
  7. Intuit (163)
  8. Raytheon (157)
  9. Best Buy (155)
  10. Apple (152).

Fanalini di coda, General Electric e IBM a pari merito al 49° posto con un valore NPSI pari a 67 e Coca-Cola al 50° posto con un valore NSI di 65.
Il social network più utilizzato è LinkedIn (il 43% per cento del campione ha un profilo sul popolare social network), seguito da Facebook, fermo all'11%. Tanto per capire meglio la situazione, al terzo posto troviamo a pari merito Flickr e MySpace al 4%.

E' come affermare che le caratteristiche "sociali" di un'impresa dipendono dal numero di dipendenti presenti su LinkedIn e dal numero medio di connessioni che questi hanno. Se pensiamo che su LinkedIn esistono gruppi con l'unico obiettivo di creare connessioni tra i profili, senza alcun riguardo per la qualità della connessione (ad esempio, conosco la persona, ho un rapporto di lavoro o di amicizia con lei, o quantomeno le ho scritto almeno una mail oltre a quella di richiesta di contatto), la solidità dell'indice appare un po' compromessa.

Se in più consideriamo che spesso, almeno il Italia, le persone iniziano a curare il profilo LinkedIn quando si mettono alla ricerca di un nuovo impiego, allora, forse, essere il primo nella TOP 50 NPSI non è un indicatore di cui andare fieri!

24 Settembre 2010

Immagine: Univercity.it
Immagine: Univercity.it
   

I social network degli ex-alunni


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

I social network oggi sono ovunque e rappresentano la vera spina dorsale della rete. E tra i tanti social network, ce n'è un tipo di cui di solito non si parla: è quello costituito dalle reti di ex-alunni di uno stesso college o una stessa università. Bene, una recente ricerca di Barry Newstead, attuale responsabile sviluppo globale della Wikimedia Foundation, con Laura Lanzerotti ha scoperto che questi network di alumni hanno un potere così grande da muovere i mercati.
Gli autori hanno studiato oltre quindici anni dati relativi alle decisioni di investimento prese dai gestori dei portafogli di alcuni fondi comuni d'investimento (tra 1990 e il 2006). Hanno confrontato le performance degli investimenti in società in cui almeno un alto dirigente aveva frequentato lo stesso college di chi effettuava l'investimento, con quelle degli investimenti in società in cui non c'era un passato di studi universitari in comune tra i vertici aziendali e gli investitori. E hanno trovato che i gestori dei fondi d'investimento investono di più in aziende con i cui dirigenti sono legati da un percorso di istruzione comune. E che i rendimenti di questi investimenti sono significativamente superiori a quelli effettuati in società non connesse, circa il 7,8% l'anno. Inoltre, le dimensioni sia degli investimenti che dei rendimenti sono tanto maggiori quanto più stretto è il legame.
Questi risultati potrebbero essere interpretati come una manifestazione nel migliore dei casi del legame esistente tra ex alunni della stessa università o nel peggiore di insider trading. Ma un'altra spiegazione sta nella capacità dei network sociali (nel senso di rapporti umani, non di piattaforme online) di diffondere informazioni preziose. E tra questi le reti di ex-alunni si rivelano particolarmente efficaci. Naturalmente, la ricerca si è concentrata solo sugli Stati Uniti, ma nulla impedisce di pensare che meccanismi analoghi funzionino bene anche in Europa e in Italia. Non è altro, probabilmente, una versione aggiornata e potenziata (ma anche un po' democraticizzata) di quello che una volta si chiamava il "salotto buono della finanza".

27 Agosto 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Social Intranet


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

L'avvento del web 2.0 e l'esplosione dei social media hanno investito anche le intranet; da circa un paio d'anni si parla di intranet 2.0 e, più recentemente, anche di social intranet.
Come é definita la social intranet

  1. adozione delle tecnologie e degli strumenti del web 2.0 nell'intranet: blog, wiki, social network, microblogging, status update, user-tagging
  2. utilizzo delle tecnologie e degli strumenti del web 2.0 esteso a tutti o a gran parte dei dipendenti.

Non si fa riferimento esplicito alle logiche "organizzative" o "di relazione" che il web 2.0 ha stimolato, favorito o anche solo rese possibili.
Nelle 561 organizzazioni che hanno partecipato alla Intranet 2.0 Global Survey della Prescient Digital, le tecnologie web 2.0 integrate nell'intranet sono:
blog, nel 47% dei casi (13% a livello enterprise)
wiki, nel 47% dei casi (17% a livello enterprise)
forum, nel 46% dei casi (19% a livello enterprise)
IM, nel 46% dei casi (29% a livello enterprise)
RSS, nel 37% dei casi (13% a livello enterprise)
social networking, nel 19% dei casi (6% a livello enterprise)

Emerge che i costi di implementazione possono essere abbastanza contenuti: il 46% delle aziende ha investito meno di 10.000 dollari per l'implementazione dell'intranet 2.0, mentre un 35% ha investito fino a 100.000 dollari. E' possibile che chi ha investito di meno abbia integrato solo una delle diverse tecnologie del web 2.0 e lo abbia fatto a livello dipartimentale. Il fatto positivo è che questo primo avvio ci sia stato - anche se più si comprimono i costi, più i rischi di insuccesso aumentano.
Il livello di soddisfazione complessivo è comunque basso: solo il 29% delle organizzazioni giudicano l'esperienza d'uso nell'intranet 2.0 molto buona o buona. Per quale motivo la soddisfazione d'uso è bassa? E' una questione di:
bassi investimenti - meno risorse investo, meno posso curare gli aspetti "soft" dello strumento
debolezza del caso d'uso - se lo strumento non risolve un problema specifico ed evidente a tutti, l'uso è per forza di cose "facoltativo" o "superficiale"
poca attenzione alla usabilità e alla user experience - non basta installare il software per usarlo con soddisfazione, occorre che la modalità d'uso sia inserita nel flusso circadiano delle attività quotidiane delle persone
poca cura alla formazione - non basta installare; occorre formare, addestrare, sostenere giorno dopo giorno
poco sostegno da parte dei manager - se non sono loro i primi a coinvolgersi, è chiaro che gli altri non lo faranno
poco presidio - tutti i cambiamenti devono essere presidiati da vicino in modo sistematico, altrimenti la spinta iniziale si esaurisce.

In un recente articolo dal titolo The Rise of Intranet 2.0: The Social Intranet Toby Ward riepiloga il percorso evolutivo delle intranet in questo modo:
- Version 1.0: Welcome page (a welcome message and a phone number)
- Version 1.1: Bulletin board (simple communications)
- Version 1.2: Corporate newsletter (structured news & limited document management)
- Version 1.3: Help Desk (simple transactions like the employee directory)
- Version 1.4: Corporate Store (more complex transactions such as e-HR and self-service)
- Version 1.5: The Portal (authorization, authentication, application & database integration)

Il passaggio dalla versione 1.5 alla versione 2.0 potrà essere raccontato tra qualche anno; per ora possiamo solo prevedere diverse gradazioni di sviluppo: dal blog dell'AD o del DG, al wiki della Ricerca & Sviluppo, al microblogging dell'assistenza clienti fino al social networking nelle organizzazioni con più siti operativi.
Ma il percorso è tracciato e se ancora capita di trovare, in aziende importanti e in organizzazioni amministrative pubbliche, situazioni che hanno dell'incredibile, è solo questione di tempo (congiuntura economica permettendo) e di pressione esercitata dai giovani che entrano nel mondo del lavoro. Uno studio che risale a un paio di anni fa, condotto su 1.000 impiegati di vari paesi europei, mostrava che:
• il 39% del campione con età compresa tra i 18 e i 24 anni era disposto a cambiare datore di lavoro se questi gli avesse impedito di accedere a Facebook o a YouTube
• un altro 21% avrebbe provato fastidio davanti a una simile limitazione.

In pratica: i giovani stanno arrivando e chiedono alle imprese di rinnovare il proprio modo di essere online. Gli imprenditori e i manager si trovano davanti a una grande sfida, come se non bastasse quella su cui il mercato da mesi li sta ingaggiando: perpetuare le logiche direttive che li hanno guidati sino ad oggi oppure adottare pratiche collaborative e di crowdsourcing per stimolare l'innovazione dei prodotti, dei servizi, dei processi interni. Grande sfida, che apre un'altra domanda: le logiche organizzative e di governo tradizionali sono sufficienti ad affrontare il mercato di oggi e soprattutto il mercato di domani?

20 Agosto 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Il nuovo potere del social customer


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

In che modo i social media stanno cambiando i comportamenti dei consumatori online e con quali riflessi per le aziende? Emanuele Quintarelli e Stefano Mizzella di Open Knowledge scrivono, in un saggio che uscirà prossimamente in un volume di Harvard Business Review Italia, che il recente annuncio del superamento della soglia dei 500 milioni di utenti da parte di Facebook conferma più di ogni altro un trend ormai inarrestabile in ogni Paese del mondo: i social media sono usciti dalla cerchia degli appassionati di web per conquistare una porzione sempre più significativa delle popolazione, influenzandone gusti, intenzioni di acquisto, aspettative.
Un recente studio Nielsen mostra come il cosiddetto web 2.0 sia ormai apprezzato dai tre quarti degli utenti, occupandone il 22% del tempo online. Molto di questo tempo viene speso svolgendo un ruolo attivo all'interno di gruppi accomunati da un interesse, un bisogno, una passione così forti da rendere le community il settore in maggiore crescita in tutta Internet (+ 5,4%) e in grado di raggiungere un numero di individui più ampio di quello della mail (66,8% contro 65,1%).
Questi network vengono tenuti d'occhio dalle aziende perché il 70% degli utenti ha più fiducia nelle opinioni postate dai propri pari di quanto avvenga con le forme tradizionali di pubblicità (ferme al 14%) e la percentuale si alza addirittura al 90% quando le opinioni e le raccomandazioni provengono da persone che si conoscono.
L'opportunità è ancora più evidente se si aggiunge che, ad esempio in America, ben il 93% degli intervistati vorrebbe che le aziende con cui intrattiene contatti fossero accessibili nei social media per fornire migliori servizi (56%), risolvere i loro problemi (43%) e raccogliere feedback su prodotti (41%) anche in mobilità.
A una rivoluzione nelle modalità di comunicazione ne è seguita una ancora più rilevante nei comportamenti. Quello che emerge dai dati è, in altri termini, un nuovo tipo di consumatore estremamente attivo nelle piattaforme di social networking come Facebook, Twitter, YouTube, Flickr e interessato a una relazione più duratura, profonda e paritetica con il brand.
Grazie alla quantità d'informazione e alla possibilità di connettersi con milioni di persone in rete, il social customer è un individuo costantemente aggiornato sulle ultime caratteristiche del prodotto, che crede poco ai messaggi pubblicitari dell'azienda e, prima di acquistare, preferisce formarsi un'opinione personale; che ama condividere feedback e commenti dopo ogni esperienza assumendo che il suo punto di vista venga ascoltato indipendentemente dal canale scelto per esprimersi; che utilizza lo smartphone per reperire in qualsiasi momento le indicazioni di cui ha bisogno e specialmente, tramite i network di cui fa parte, sa di avere una voce con cui parlare in maniera diretta con il brand non solo in qualità di cliente, ma anche come ambasciatore e influencer (nel bene e nel male) verso la sua rete di contatti.

18 Agosto 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Brain Computer Interface


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Nell'aprile 2009 Adam Wilson, uno studente dell'Università del Wisconsin, è diventato il primo al mondo a comunicare con il pensiero con Internet. Wilson, attraverso un encefalogramma interpretato da un'applicazione software scritta da lui, ha inviato un messaggio a Twitter, il Social Media usato per inviare brevi testi detti Tweet. Il messaggio è stato creato dal cervello di Adam per mezzo della lettura di lettere luminose lampeggianti, il messaggio è esattamente "using eeg send Tweet", quindi utilizzando l'elettroencefalografia invio un Tweet.
La possibilità di comunicare con un computer e più in generale con la Rete, attraverso il pensiero, da ipotesi di fantascienza sta diventando realtà. Lo studio della possibilità di interagire direttamente con il cervello ha avuto inizio nel 1970 all'Università di California, Los Angeles e ha il nome di "Brain Computer Interface" (BCI).
Il BCI si occupa di studiare la possibilità che ha il nostro cervello di comunicare con qualunque apparato esterno e ha avuto in questi decenni numerose applicazioni in particolare per le persone con gravi handicap. In un recente sondaggio è stato chiesto a un campione di diecimila cittadini americani, se erano disponibili a inserire nel loro cervello un dispositivo per poter comunicare con la Rete attraverso il pensiero e a sorpresa ben l'11% degli intervistati ha risposto positivamente.
Lo stesso Pentagono ha investito 4 milioni di dollari per un programma chiamato "Silent talk" o conversazione muta. L'obiettivo del Pentagono è di mettere in comunicazione tra loro i soldati durante le operazioni di guerra attraverso il pensiero, la creazione quindi del soldato telepatico. DARPA, la divisione del Pentagono incaricata delle ricerche, sta sviluppando una tecnologia per identificare le parole create dal segnale neuronale prima che vengano trasformate in suoni e disporre quindi di una telepatia mediata dai computer.
Alcuni prodotti per la comunicazione attraverso il pensiero, sono già disponibili, in particolare per il mercato dei giochi e per comunicare con oggetti a breve distanza, spesso legati a casi di necessità. La società Epoc permette di trasmettere con il pensiero per mezzo di sensori applicati sul corpo e di un'applicazione residente sul proprio computer attraverso un segnale di richiesta di aiuto ai propri conoscenti, oppure organizzazioni di pronto intervento. Mattel MindFlex consente di muovere con il pensiero degli oggetti durante un gioco grazie a dei sensori indossati come un cappello. Una dimostrazione molto popolare di Mind Flex muove una pallina in un percorso disseminato di ostacoli. Force Trainer è un gioco invece che s'ispira alla saga di Star Wars: l'utente può replicare una serie di situazioni, di spostamento degli oggetti, dai film attraverso il pensiero, quindi ripresi da scene dei film di Star Wars.
Il cervello è quindi l'ultima frontiera per comunicare con la Rete attraverso un computer, dopo la tastiera, la voce o i movimenti oculari. In teoria in futuro si potrà comunicare con un amico con il pensiero e interagire con qualunque oggetto che ci circonda.

4 Agosto 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Le regole di Internet


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La struttura di Internet è stata associata in passato a quella di una rete casuale, con una crescita distribuita, indifferenziata dei router. I router sono i dispositivi della Rete che si occupano di instradare i pacchetti di dati, che distribuiscono quindi le informazioni da un punto a un altro della Rete, quindi si pensava a una rete con una distribuzione abbastanza diffusa, democratica, di nodi e di collegamenti tra i diversi nodi.
Si è invece determinato che Internet non ha una struttura casuale, ma una struttura precisa, regolata da leggi che la portano a essere una cosiddetta "scale-free network". Le scale-free network hanno la caratteristica di formare dei nodi con un numero molto elevato di connessioni, questi nodi vengono detti hub. La presenza degli hub in Internet ha tre conseguenze importanti: la prima è di creare dei percorsi brevi tra due nodi all'interno della Rete; la seconda conseguenza è la trasformazione di Internet in un piccolo mondo: una rete in cui il numero medio di passaggi tra i diversi nodi per raggiungere il nodo di destinazione è molto piccolo e cresce, ma con proporzione logaritmica al crescere della Rete. In altri termini anche se Internet crescesse a dismisura in futuro, per raggiungere un nodo saranno sempre sufficienti pochi passaggi. Oggi il numero medio di passaggi per trasmettere un pacchetto di informazioni su Internet è pari a 10.
La terza conseguenza, che deriva dalla presenza degli hub, è una particolare diffusione dell'informazione sulla Rete. I virus, che sono un comune tipo di messaggio, hanno dimostrato che per Internet non esiste una soglia critica iniziale per la diffusione, perché il messaggio continua, in questo caso il virus, a persistere nel tempo quasi all'infinito.
Un virus, come qualunque altro messaggio, infatti, ha un'alta probabilità di passare per un hub producendo l'effetto di un big bang in Rete con la sua distribuzione immediata, questa fase è detta di pervasività del virus. In seguito i vari nodi infetti propagheranno il virus in modo lento nel tempo e questa è la fase di persistenza del virus.
Su Internet i virus sono sia pervasivi, che persistenti. Nonostante gli antivirus vengano resi disponibili ormai in pochi giorni per contrastare ogni tipo di virus, il virus rimane in Rete per anni, come per esempio Melissa, un virus che è attivo dal 1999. Secondo il sito www.virusbtn.com che riporta periodicamente l'elenco completo degli antivirus esistenti insieme ai virus attivi, il fenomeno del virus è in continuo aumento e oggi ci sono 100 volte più siti infetti, rispetto a tre anni fa.
Un attacco casuale colpisce, infatti, in prevalenza i router con un numero limitato di connessioni che sono i più numerosi. La prova di questa considerazione è data dal fatto che il 3% dei router di Internet sono normalmente disattivi per più svariate ragioni, senza produrre conseguenze nella diffusione dei messaggi all'interno della Rete. Se invece fossero colpiti gli hub, Internet si disintegrerebbe in una serie di isole non più comunicanti tra loro.
La soglia critica che è stata calcolata per la sopravvivenza di Internet è tra il 5 e il 15% dei suoi hub. Gli hub sono quindi fondamentali per l'esistenza di Internet, ma sono anche il suo punto debole. Le politiche per preservare Internet, quindi devono essere conseguenti e per i virus, per esempio, per impedirne la diffusione, bisogna agire subito sui router più interconnessi.

29 Luglio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

La reputazione è tutto


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Quando un'immagine o un testo viene inserito in Rete, è praticamente impossibile distruggerlo. La diffusione senza limiti dei contenuti in Rete ha molte implicazioni personali, date dalla propria persona, commerciali, legate ai prodotti. Il dibattito su chi deve esercitare il controllo e cosa deve essere soggetto alla censura, su cosa si debba intendere per privacy, è in corso sin dalla nascita di Internet e per ora però non ha trovato reali soluzioni. La nostra identità-ombra, cosiddetta "Shadow identity", ci accompagna in Rete e influenza la percezione dei navigatori, in alcuni casi censurare una notizia che ci riguarda, può ottenere esattamente l'effetto opposto, come dimostrato dal cosiddetto "Streisand effect" che avviene quando un tentativo di rimuovere una parte d'informazione provoca una forte diffusione di quella stessa informazione, che invece di essere soppressa, si diffonde rapidamente e ha una forte pubblicità e viene continuamente replicata. L'effetto Streisand è così chiamato dalla causa milionaria che la nota attrice Barbara Streisand intentò per violazione della privacy contro un fotografo per avere reso pubbliche su Internet delle foto della sua casa in California, foto che nonostante i tentativi di censura si sono moltiplicate continuamente e ora sono a disposizione di chiunque acceda alla Rete. In Rete la reputazione è tutto e a qualunque livello sta acquistando sempre maggiore importanza, la reputazione è implicita nel concetto di comunità, chi fa parte di una comunità aiuta gli altri membri ed è trasparente con loro. Chi si sottrae a questo obbligo viene espulso o emarginato, la Rete crea di continuo comunità che si aggregano sui temi più svariati e tra questi anche sulla valutazione per esempio di un servizio o di un prodotto proposti da un'azienda. La reputazione in Rete è il punto di convergenza tra la tecnologia e la creazione di comunità ed è un fattore economico potenziato continuamente dall'on line. Le applicazioni di Rete devono tenerne conto in quanto la reputazione on line è volatile, è messa di continuo in discussione dai clienti, dai navigatori, dalle persone comuni. I reputation system sono applicazioni di gestione della reputazione on line. Un reputation system legato agli acquisti ha tre proprietà fondamentali: l'identità del compratore e del venditore durano nel tempo anche sotto pseudonimo, la reputazione instaurata è visibile da tutti nel tempo e la reputazione di ognuno è misurata, classificata e resa di pubblico dominio. Alcuni esempi di reputation system sono: Epinions che propone critiche valutate dai lettori su film, compagnie aerei, alberghi e molte altre cose; Ebay, l'asta più famosa del mondo on line che garantisce l'attendibilità di venditori e compratori sulla base delle transazioni già effettuate e Amazon che pubblica i giudizi sui libri in vendita. I reputation system possono essere soggetti ad attacchi che sovvertono completamente il giudizio, il più noto è detto Sybil, nome che deriva dal titolo omonimo di un libro che narra di una donna che soffriva di dissociazione della personalità. Sybil, come applicazioni simili opera creando un numero molto elevato di pseudonimi. In Rete i gossip e le informazioni false, anche se fastidiose, non minano la reputazione di una persona o di un'azienda, infatti non essendo sostenuti da fatti documentati e da link, fonti e siti autorevoli, perdono la loro efficacia e decadono e chi li diffonde perde a sua volta credibilità. La reputazione in Rete è il valore più importante, in Rete non si può mentire a lungo e chi mente viene eliminato!

23 Luglio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Il genio della lampada


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Google è il motore più diffuso, ha un record di 3 miliardi di ricerche al giorno, che però vanno sommate a motori minori, anche se molto importanti come Bing della Microsoft o Ask.
La reperibilità di un articolo, di un sito, di un file in Internet è essenziale, "ciò che non viene trovato in Rete non ha alcun valore", come ha detto Peter Morville, l'autore del bestseller "Ambient findability" sulle tecniche di tracciabilità delle informazioni. In questi anni la ricerca si è evoluta ed è diventata uno dei primi business dell'economia mondiale. Nel 2001 Google aggiornava l'indice per le sue ricerche ogni trenta giorni, non era quindi possibile trovare le news sui fatti più recenti come avvenne infatti per l'11 settembre dopo il crollo delle Torri Gemelle. Oggi dopo il recente lancio della sua nuova versione detta Caffeine, l'indice è aggiornato in pochi secondi, anche per i contenuti di Social media come Facebook o Twitter. Inoltre il portale Google News con le notizie estratte in tempo reale dalla Rete è diventato uno dei siti più visitati del mondo d'informazione.
La velocità di aggiornamento obbliga però i siti d'informazione a pubblicare i contenuti con una velocità sempre più crescente per non scomparire dalle prime pagine della ricerca, le cosiddette SERP (Search engine result page) che vengono visualizzate dopo l'inserimento di una parola chiave da parte dell'utente e a tutti gli effetti per le news oggi una lotta contro il tempo per non scomparire. La presenza nella prima pagina di Google per una determinata ricerca, legata per esempio al proprio brand o a un prodotto, è stata considerata a lungo il primo fattore di successo in Rete. La stessa Google ha però messo in discussione questa valutazione con IGoogle o IGoogle, la pagina personalizzata di ricerca introdotta nel 2005. I risultati che appaiono con IGoogle sono visualizzati valutando le ricerche fatte in precedenza dagli utenti, quindi una ricerca con una parola chiave può dare risultati completamente diversi da persona a persona, il risultato della ricerca non è quindi più universale, lo stesso per tutti. Un cliente potrebbe investire in SEO (Search engine optimization): delle tecniche per fare sì che la propria parola, le parole che desidera siano indicizzate sulla prima pagina o sulle prime pagine, senza però alcuna garanzia del risultato.
Il posizionamento dei motori comunque senza un risultato tangibile, associato alla popolarità, quindi al numero di persone che accedono a una determinata parola attraverso una pagina indicizzata, non ha in realtà un senso compiuto, in quanto il numero di accessi se non è legato a un risultato, come per esempio le vendite on line, il numero di mail raccolte o la partecipazione a un concorso, non è in sé sufficiente.
La ricerca è importante soltanto se porta dei risultati tangibili. Uno dei testi più importanti, scritti sulla ricerca on line è stato "The Search" di John Battelle che recentemente si è espresso sul futuro della ricerca e dei motori. Secondo Battelle la ricerca evolverà in applicazioni di supporto alle decisioni, come avviene per esempio quando dobbiamo scegliere dove trascorrere le vacanze, consultiamo non un motore, ma consultiamo direttamente il portale e più di frequente rispetto ad altri il portale di Expedia.
La ricerca con l'inserimento di una o più parole chiave in un box, su una pagina con un elenco sterminato di pagine di risposta, si trasformerà in domande e risposte in linguaggio naturale, fatte all'iPhone o a Android, fatte però ad applicazioni verticali inerenti a interessi specifici.
La ricerca si sposterà quindi dalle parole alle applicazioni e la ricerca assomiglierà sempre più alla consultazione di un genio della lampada attraverso un'interrogazione verbale.

16 Luglio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

I ritardi dell'Italia


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Lo sviluppo della tecnologia e in particolare di Internet e la crescita economica sono strettamente correlati. Alla diffusione della tecnologia corrisponde sempre un andamento positivo degli indici economici, si può quindi affermare che lo sviluppo tecnologico di una Nazione debba essere una priorità per qualsiasi governo che voglia competere sui mercati mondiali.
Il settimanale The Economist stila ogni anno una classifica mondiale sulla base di più di 100 fattori, suddivisa in sei categorie. Le categorie sono: l'infrastruttura tecnologica e la connettività, il contesto di sviluppo del business, l'utilizzo delle tecnologie da parte di utenti e di aziende, le regole e le leggi di riferimento, il contesto socioculturale e politico e la visione dei governi. La somma di questi fattori è stata definita "e-readiness", sostanzialmente prontezza, capacità di reazione e si riferisce a un reale uso e diffusione della tecnologia, non alla sua semplice introduzione. In altri termini sono sì importanti i numeri dei personal computer, dei telefoni cellulari e dei siti web, ma ancora di più lo sono il loro reale e efficace utilizzo e beneficio che ne deriva per il cittadino. Il rapporto 2009 dell'Economist, prodotto in cooperazione con l'IBM che parla dell'e-readiness rankings, sancisce il predominio del nord America e dell'Australia seguito dall'Europa occidentale, Russia e Asia Orientale, agli ultimi posti vi sono l'Asia centrale e il continente africano. A livello di nazioni i primi 4 paesi sono tutti dell'Europa del nord, Danimarca, Svezia, Olanda e Norvegia. Gli Stati Uniti sono al quinto posto seguiti da Australia, Singapore, Hong Kong, Canada e Finlandia. L'Italia è solo 26a e rispetto al 2008 perde una posizione. Una valutazione che deve far riflettere sulla reale competitività economica del nostro paese e sul suo futuro. Un'analisi comparata tra l'Italia e le nazioni best in class, le migliori per i singoli fattori, fa emergere le aree di maggiore debolezza del nostro paese. Le aree più critiche sono per noi il contesto per lo sviluppo del business in cui primo risulta Hong Kong, la politica e la visione dei governi, cui prima è la Danimarca e l'utilizzo delle tecnologie da parte degli utenti e delle aziende in cui prima è la Norvegia. Per recuperare posizioni è importante che il governo affronti con alta priorità i fattori di debolezza e sblocchi al più presto i fondi destinati allo sviluppo della banda larga di 800 milioni. La competizione internazionale è basata sulla tecnologia diffusa, a basso prezzo e integrata tra sistema pubblico e privato, aspetti che hanno nel mondo del business uno sviluppo sempre più accelerato. Esiste una legge per la quale più è alta l'adozione della tecnologia, più questa si diffonde con rapidità. La velocità dello sviluppo tecnologico e della connettività è quindi essenziale per l'Italia per non perdere altre posizioni a livello mondiale. Dal primo luglio 2010 ogni cittadino finlandese avrà garantita per diritto una connessione alla banda larga ad almeno a un megabit in quanto diritto fondamentale. A quando lo stesso per l'Italia?

15 Luglio 2010

"Teorie" da intranetlife's photostream on Flickr
   

Foursquare e il no profit


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Come le organizzazioni no profit possono utilizzare servizi legati alla geolocalizzazione? Gli ambiti di utilizzo rientrano solo nella brand awareness oppure ci sono spazi anche per il fundraising? Quanto è semplice o complesso organizzare e gestire una campagna di fundraising sfruttando i servizi di geolocalizzazione?

Foursquare ha catalizzato l'attenzione di molti durante il SXSW 2010, lanciando un'iniziativa denominata check-in for charity con partner come Microsoft e PayPal. Oggetto della campagna: per ogni check-in in Austin o con l'hashtag #sxswHaiti su Twitter, Microsoft e PayPal hanno donato 0,25 dollari a Save The Children Haiti. Risultati della campagna durante la manifestazione: 135.000 check-in, 2.400 tweets, 15.000 dollari donati in meno di 48 ore.

Secondo Joe Waters, editor di Selfish Giving e Director Cause & Event Marketing presso il Boston Medical Center, Foursquare riveste un alto potenziale per il cause marketing (definizione intraducibile in italiano, ma il cui significato si impone senza necessità di spiegazioni).

Una prima opportunità è in ambito branding: l'elemento di geolocalizzazione di Foursquare, unito alla possibilità di "sharing" o condivisione su Facebook e Twitter, è un'occasione ghiotta per fare marketing quotidiano a costo nullo. E' sufficiente il check-in nei locali dell'organizzazione no profit, un breve messaggio interessante su una specifica campagna in corso oppure un suggerimento collegato alle attività dell'organizzazione, lo sharing su Facebook e su Twitter. In questo modo i contatti su Foursquare sono informati in tempo reale, quelli su Facebook e Twitter pure e, in più, quegli stessi contatti possono condividere il messaggio con la propria rete di amici. Se poi invece di una persona sola sono coinvolti più membri dell'organizzazione, allora la potenza di fuoco può essere notevole.

Una seconda opportunità è nel fundraising: ovvero coinvolgere un partner disponibile a effettuare una donazione per ogni check-in convalidato nei suoi locali, sul modello dell'iniziativa lanciata da Foursquare, Microsoft e PayPal. In questo caso il partner ha un guadagno in termini di visibilità del marchio, e l'organizzazione no profit riceve una donazione proporzionale al numero di persone che aderiscono all'iniziativa.

Una terza opportunità si può chiamare shopping fundraising: alla configurazione semplice di cui sopra si può aggiungere l'elemento dell'acquisto. Prendiamo una catena di ristoranti o di distributori di benzina o di librerie che siano disponibili, in un periodo di tempo identificato, a offrire uno sconto del 10% ai propri clienti. Situazioni come queste non sono infrequenti, ma supponiamo che la catena partner sia anche disponibile a versare alla no profit un x% del valore degli scontrini convalidati da un check-in. Anche in questo caso la funzionalità di sharing aumenta in modo impressionante il passaparola.

Una quarta opportunità risiede nella relazione con i volontari: l'organizzazione no profit crea un proprio account su Foursquare e lo collega alla rete di amici tra i volontari; con la funzione di Shout (invio di brevi messaggi alla rete di amici) può inviare informazioni, aggiornamenti, fare domande e mantenere in generale la relazione. Poiché anche questi messaggi possono essere condivisi su Facebook e Twitter, anche in questo caso si ha la possibilità di generare un passaparola quasi automatico e molto efficace.

E cosa pensereste se al momento del check-in in un esercizio commerciale comparisse sul vostro smart phone un messaggio del tipo "xxx ha partecipato alla campagna yyy" dall'account di un'organizzazione no profit?

Ciò che è interessante è il costo molto basso di queste iniziative: in pratica occorre "solo" creare le giuste connessioni tra i partner. Poi la rete fa il resto. Qual è il vero ostacolo? Il fatto che Foursquare non ha ancora in Italia una massa critica sufficiente a generare un passaparola efficace.

Ma i tempi cambiano, e noi cerchiamo di essere in prima fila. Se vuoi esserlo anche tu, segui in streaming i lavori della Prima Conferenza dei Sindaci di Foursquare del 17 luglio (seguiranno indicazioni!).

8 Luglio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

La fine della pubblicità


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La società internazionale di ricerca Millward Brown ogni anno pubblica 100 società per valore del brand. Questa società ha dichiarato che i clienti digitali, quindi quelli che hanno una relazione in Rete con il brand, hanno una relazione più forte del 15% rispetto agli altri, non è quindi un caso che i primi tre classificati nel 2010 siano state tre società con indirizzo tecnologico, quindi Google, IBM e Apple.
Razorfish una delle società più importanti del mondo di sviluppo di applicazioni digitali ha effettuato uno studio negli Stati Uniti sulla creazione del brand on line e sull'interazione digitale dei clienti con la marca. Dallo studio che è stato svolto su un campione di mille navigatori abituali, risulta chiaramente che la relazione digitale è molto più remunerativa delle tradizionali forme di pubblicità.
Il tempo passato su Internet in America è ormai comparabile a quello speso davanti alla televisione e in breve tempo sarà superiore.
Quindi l'esperienza on line legata al brand è di fatto la nuova pubblicità, la nuova frontiera di relazione con i clienti. L'esperienza on line per il 65% dei clienti consente di cambiare l'opinione nei confronti del brand, il 97% è influenzato nella scelta di acquistare un prodotto e il 64% di chi effettua per la prima volta l'acquisto di un prodotto di un certo brand in Rete lo fa in seguito a un'esperienza in Rete. Chi naviga ricerca spesso informazioni legate a un brand, la Rete è un luogo dove letteralmente viene creato il cliente. Il 77% guarda filmati sul brand, relativi al brand, sulla piattaforma Youtube; il 69% accede al corporate blog dell'azienda; il 65% partecipa a un gioco legato al brand. Infine, il 73% inserisce la propria opinione sul brand o suoi prodotti in Amazon, Facebook o Twitter. I Social Media sono un ottimo veicolo per i brand: il 40% degli intervistati segue un brand su Facebook o su My Space e di questi quasi la metà lo fa con la propensione all'acquisto.
I concorsi on line generano esperienze legate al brand, il 70% del campione ha partecipato a un concorso e il 24% ha creato contenuto proprio e quindi foto, filmati, testi. Il brand può essere rafforzato da eventi che sono seguiti dal 26% del campione come la gara virtuale creata dalla Nike: la Nike Human Race o da applicazioni brandizzate accessibili da device mobili che sono scaricati dal 24% del campione. Le attività di sviluppo del brand on line possono essere correlate direttamente alle performance finanziarie, com'è dimostrato dalla società Altimeter Group che mette ai primi posti per i risultati ottenuti: Ebay, Dell e Starbucks. In un mondo dove, come citato da Razorfis, il 76% delle persone pensa che le società dicono il falso negli annunci pubblicitari e in cui l'informazione sta migrando in Rete attraverso una relazione diretta con il cliente, l'esperienza digitale legata al brand è fondamentale per lo sviluppo e per la stessa sopravvivenza delle aziende.

2 Luglio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Lo shopping di Google


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Google oltre a fare continuamente shopping di nuove società, (soltanto nel 2010 ne ha comprate ben dieci) ha un proprio fondo d'investimento, si chiama Google Ventures che finanzia nuove realtà in via di sviluppo, che potrebbero essere domani le nuove Google, Amazon, Ebay o Facebook.
La conoscenza degli investimenti di Google ci può consentire di capire quali sono le tendenze in atto e che si svilupperanno nei prossimi anni.
La conoscenza degli investimenti di Google attraverso i suoi venture capital, ci consente di valutare quali saranno le tendenze future nell'ambito della tecnologia e della Rete. Recorded Future di Cambridge è una società che analizza il passato e presente e prevede il futuro, attraverso l'analisi delle informazioni contenute in Rete. Record Future afferma di poter prevedere l'andamento dei mercati finanziari o la probabilità di un attacco terroristico. Un'altra società è Pixazza di Mountain View in California che ha sviluppato un web service, un'applicazione accessibile on line, che converte immagini statiche in contenuto interattivo, i contenuti di un'immagine, per esempio i vestiti indossati, un libro o un tavolo sono riconosciuti ed evidenziati con la loro descrizione ed eventualmente sono associati a un link o a un'area di acquisto, quindi ogni aspetto della realtà, ogni fotografia, ogni immagine, si trasforma in una promozione.
Silver Spring Networks è una società di Redwood in California che aumenta l'efficienza delle reti delle utilities associate alla produzione di energia e riduce quindi l'emissione di Co2. La tecnologia di Silver Spring mette in comunicazione tra di loro diversi punti di produzione e di fruizione di energia, permettendo un forte risparmio. EnglishCentral di Lexington sviluppa applicazioni per l'apprendimento della lingua inglese. English Central permette di ascoltare una propria conversazione con le correzioni di pronuncia in tempo reale, tra i contenuti utilizzati vi sono per esempio brani di Alice nel paese delle meraviglie o discorsi del Presidente Obama da replicare.
VigLink di San Francisco permette di creare in modo immediato nel proprio sito un link a un prodotto o a un servizio on line e incassare una commissione nel caso sia effettuato un acquisto. VigLink viene retribuita per il servizio con un 25% sulla commissione ed è immediatamente inseribile nei propri siti. La società SCVNGR di Boston si definisce una Geogaming platform, quindi una piattaforma per la creazione di giochi su device mobili come l'Iphone o Android basati sulla propria posizione, su percorsi fatti e sull'interazione con gli oggetti. I giochi possono essere creati anche da persone senza particolari conoscenze tecniche, attraverso le applicazioni che mette a disposizione.
Infine OpenCandy di San Diego fornisce un software che durante l'installazione di applicazioni sul nostro computer, che avvengono spesso anche in modo quotidiano, suggerisce immediatamente applicazioni complementari con la descrizione dei benefici, che se scelte vengono immediatamente scaricate.
Le società selezionate e finanziate da Google sono tutte statunitensi, tutte hanno pochi anni di vita e sono gestite da ragazzi provenienti dalle principali università, quindi dal MIT alla Stanford University. Integrazione tra università, mondo delle imprese, società d'investimenti è uno dei motori dello sviluppo dell'economia statunitense, sarebbe un modello da imitare anche in Italia.

23 Giugno 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

I pensieri della Rete


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La Rete può essere definita come una conversazione globale su qualunque aspetto della nostra vita, in particolare: società, persone, prodotti. In Internet è possibile conoscere in tempo reale l'opinione delle persone su qualunque argomento, per esempio si può determinare il valore del brand di un'azienda o il giudizio dell'operato di un ministro.
I Social Media come Facebook o Twitter sono i luoghi dove le persone possono interagire e che contengono le informazioni necessarie per un'analisi quantitativa, ma soprattutto qualitativa, quindi un giudizio di merito su chi o cosa è oggetto di valutazione.
La dimensione dei dati presenti in Rete non permette però un'analisi manuale e una lettura diretta dei testi che superano facilmente le decine di migliaia al giorno per una persona o per un'azienda di un certo livello di popolarità, è quindi necessario disporre di strumenti automatici che esistono e sono i cosiddetti "automated sentiment analysis". La "sentiment analysis" è la capacità di decifrare le opinioni contenute in un testo scritto o parlato e l'"automated sentiment analysis" è la possibilità di estrarre queste opinioni da qualunque Social Media in modo automatico attraverso la comprensione del linguaggio naturale e l'utilizzo di strumenti statistici.
Con questi strumenti è possibile ottenere un'accuratezza di giudizio simile a quella umana, i più importanti sono Alterian, Biz 360, Nielsen Buzz Metrics, Brandwatch, Radian6, Scout Labs e Simosos che analizzano Social Media, le aree geografiche, diverse lingue: l'italiano, l'inglese, il francese, periodi temporali in cui questa ricerca viene effettuata e anche le modalità con cui vengono cercate le parole. Da una ricerca effettuata dal sito Webmetricsguru i migliori strumenti per l'analisi sono risultati Nielsen e Radian 6 e per la leggibilità dei risultati, quindi l'acquisizione immediata dell'analisi è risultato Scout Labs.
La lettura della conversazione in Rete permette di determinare i siti responsabili, per esempio della diffusione di notizie negative o positive che riguardano una società, un prodotto o una persona e di valutare anche l'intensità di un giudizio, quindi il numero di volte che viene riproposto in Rete questo giudizio e la sua persistenza, per quanto tempo questo giudizio rimane in Rete.
A questo punto si possono prendere delle misure di gestione della conversazione in Rete che sono dette "social customer relationship management", un'evoluzione del "customer relationship management" utilizzato da anni per la gestione del cliente.
La sentiment analysis può essere utilizzata anche a livello previsionale, per esempio per determinare le quote delle scommesse di un evento sportivo o la possibilità di successo di un partito alle elezioni politiche. La Rete in futuro affiancherà sempre più i tradizionali sondaggi e per le aziende diventerà uno strumento indispensabile per misurare il successo dei suoi prodotti e il valore del suo brand.

17 Giugno 2010

govfresh.com via Wordle
govfresh.com via Wordle
   

Lo scoiattolo del Gov 2.0


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Richiama uno spot pubblicitario della Vigorsol ma non c'entra nulla. È govfresh - open air government, portale statunitense di informazioni focalizzato su tecnologia, social media e trasparenza nelle attività governative. Spesso citato come il 'TechCrunch del Gov 2.0', è nato nel maggio del 2009 con l'obiettivo di ispirare la collaborazione tra le strutture governative e i cittadini e costruire una democrazia partecipata.

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Il fondatore è un certo Luke Fretwell che si definisce un re-branding consultant: aiuta le imprese a ridefinire se stesse e a concentrarsi su iniziative business di successo. Luke non è nuovo a esperienze innovative come questa: in precedenza ha fondato vari siti sull'ecologia e ha ridefinito brand e strategia di Inspire, social network focalizzato su salute e benessere.
Ma torniamo all'aria fresca nel governo: il 15 giugno viene celebrato il Gov 2.0 Heroes Day:

...citizens inside and outside government who go above and beyond the call of duty and creatively leverage technology to build a more open, transparent and collaborative democracy.
Nessuna giuria, nessuna premiazione, solo la gratificazione di essere citati come modelli da seguire nella gestione della cosa pubblica.
Le "candidature" sono state raccolte entro il 13 giugno con l'indicazione di:
  • Nome, organizzazione, job title e account Twitter del proponente
  • Foto e account Twitter del/dei Gov Hero/Heroes
  • Motivazione della candidatura.
Il 15 giugno, tutte le candidature ricevute sono state pubblicate su GovFresh, sulla pagina Facebook e su Twitter per dar maggiore risalto all'apprezzamento che queste persone si sono guadagnate.

govfresh2.gif

Altri suggerimenti di Luke (qui una sua intervista) per celebrare queste persone il 15 giugno sono:

  • Pubblicare un post o un video nel quale far conoscere il loro lavoro e i motivi della loro candidatura, ad esempio sulla Gov 2.0 Hero Day Facebook Page
  • Twittare il vostro Eroe con l'hashtag #gov20heroday
  • Essere creativi - offrire al proprio Eroe una birra, un mazzo di fiori, una cena, accompagnarlo in un centro benessere, offrirsi per fargli le pulizie di casa
Lasciamo perdere la questione del Centro Benessere (non sono tempi)... Si possono fare due considerazioni. La prima è che l'idea di raccontare i comportamenti virtuosi al posto, o a fianco, della teoria di comportamenti negativi forse ci aiuterebbe a non cadere in depressione.
La seconda è che di certo non basterebbe un'iniziativa di questo genere per modificare anche solo di poco la considerazione negativa che ciascuno di noi ha verso la Burocrazia dell'Apparato. Se per esempio a Bologna i Vigili Urbani vi ritirano la patente scaduta e vi dicono di presentarvi alla Motorizzazione Civile dopo una settimana, non fidatevi. La vostra patente è in Questura, in un ufficio non raggiungibile telefonicamente e aperto solo dalle 9.00 alle 10.15: per sapere se hanno la vostra patente dovete andarci di persona.
Gov 2.0 Hero: qui, i veri eroi siamo noi.

16 Giugno 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Internet delle cose


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Il termine Internet delle cose o Internet degli oggetti si riferisce alla possibilità di connettere gli oggetti tra di loro, gli oggetti con la Rete e gli oggetti con le persone.
Gli oggetti che circondano ognuno di noi, possono variare da un numero minimo di 1000 oggetti a 5 mila, presto attraverso Internet 100 miliardi di oggetti potrebbero essere sia riconoscibili dalla Rete che interagire tra di loro e con la realtà.
Ogni oggetto quindi potrà trasformarsi in un sensore che trasmetterà informazioni alla Rete e che in questo modo nel tempo, diventerà sempre più intelligente. L'Internet delle cose è stato preceduto dalle EDI, dall' Electronic Data Interchange negli anni '70 che consentiva il passaggio di informazioni tra computer. Successivamente c'è stato l'avvento di Internet negli anni '90 e il mobile in questo ultimo decennio. Le cose sono ovunque e con l'acquisizione della loro posizione e dei loro movimenti si sta costruendo in realtà un indice mondiale del pianeta Terra che diventerà un'immensa enciclopedia vivente consultabile attraverso device mobili che potranno interrogare in ogni momento qualunque oggetto, quindi una locandina di un cinema, un monumento, una chiesa o rintracciare la posizione di un oggetto in movimento come può essere un autobus, un tram, una metropolitana.
Le cose quindi diventano tracciabili e dotate sempre più di un'intelligenza propria, che è continuamente alimentata dal software che viene trasmesso agli oggetti attraverso la Rete. Le cose possono anche interagire con la nostra vita quotidiana dal sonno, all'attività sportiva, misurarla e migliorarla. Zeo un oggetto chiamato anche "personal sleep coach" è un'applicazione che registra tutte le fasi del sonno e può essere collegata con altre applicazioni on line che monitorano e misurano la qualità del nostro dormire. Le cose possono essere controllate da remoto e questo già avviene comunemente con i personal computer dell'ufficio che possono essere utilizzati da casa attraverso device mobili, oppure con l'utilizzo di webcam e di riproduttori sonori intorno alle nostre abitazioni governati via Rete.
Le cose possono comunicare tra loro, scambiarsi informazioni e prendere decisioni, la Nike ha prodotto alcuni modelli di scarpe che tracciano la nostra corsa, trasmettono il tempo e il numero di passi e il percorso che facciamo, alla Rete, dove in teoria si possono svolgere contemporaneamente delle gare virtuali.
La piattaforma Open Source, quindi riutilizzabile da tutti di Pachube consente di trovare e mettere in relazione sensori dislocati in tutto il mondo, creando delle comunità di oggetti, esattamente come si creano delle comunità di persone, sensori che possono valutare l'inquinamento atmosferico, dei fiumi oppure la produzione di energia. Le cose comunicheranno in linguaggio naturale e diventerà normale impartire ordini al proprio frigorifero, oppure chiedere informazioni a un cartello stradale. Ogni cosa quindi potrà essere collegata in Rete, diventare un terminale di Internet e trasmettere informazioni alla Rete e acquisire dalla Rete intelligenza, in un certo senso Internet e la realtà diventeranno una sola cosa!

11 Giugno 2010

Video di David Carroll
   

Impariamo a usare bene i social media


Tutti i post di Enrico Sassoon
 

Conoscete la storia di David Carroll e della sua chitarra? Se siete un frequentatore abituale di YouTube forse ne sapete qualcosa. David aveva viaggiato con la United Airlines e si era trovato la chitarra, imbarcata come bagaglio in stiva, danneggiata. Ma la United non gli aveva voluto riconoscere alcun indennizzo. Voi cosa avreste fatto?
Esatto, anche lui. Imbufalito per il pessimo comportamento della compagnia, ha messo insieme un breve video con annessa canzoncina satirica che ha messo alla berlina la United e l'ha caricato su YouTube. Il video, dal titolo "United rompe le chitarre", è stato immediatamente visto da ben 8 milioni di navigatori, con il danno d'immagine per United che vi potete immaginare.
Non è ovviamente un caso isolato. Anche Nestlè è stata recentemente presa di mira per i suoi prodotti ritenuti dannosi per l'ambiente, e così ovviamente BP. In generale, Internet e i social media stanno diventando luoghi dove lo scontento dei consumatori si può trasformare in tempo zero in attacchi al malcostume delle aziende (o delle istituzioni di qualsiasi genere) e girare il mondo senza potere essere in alcun modo limitati.
È materia di riflessione. Due sembrano i punti cruciali: il primo è che non sempre gli attacchi possono essere giustificati e che la rete può essere facilmente usata male, per diffamare persone o aziende del tutto innocenti; il secondo, però, è che chi è preso di mira può a sua volta usare la rete per contrastare gli attacchi. Il primo fenomeno è più facile, il secondo meno. Utilizzare i social media richiede, ad esempio, che in primo luogo aziende e istituzioni si attrezzino per questo ben prima che sorga un eventuale problema. Ed esige poi una completa trasparenza, perché ormai il popolo della rete non accetta più silenzi e ambiguità.
Le aziende dispongono però di uno strumento potenzialmente prezioso: i loro dipendenti. Occorre un certo coraggio per dare loro il potere di gestire senza filtri una interazione sul web. Ma chi l'ha fatto, come hanno fatto di recente aziende come Best Buy e Black & Decker, riesce a ottenere risultati insperati.

9 Giugno 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

L'informazione on line


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

L'informazione broadcasting, quindi quella tradizionale dei giornali, delle televisioni da uno a molti, in Rete sta cambiando forma.
Un'analisi dell'informazione on line fatta dallo statunitense Poynter Institute che studia le relazioni tra media e Internet, dimostra l'emergere di nuove tendenze. La prima è l'applicazione di una vecchia regola che è quasi impossibile in Rete mantenere un segreto, il sito di WikiLeaks è attivo dal 2007 e pubblica documenti confidenziali di natura politica, chiunque può inviarli e per questo WikiLeaks è soggetto da sempre sia ad attacchi informatici, sia ad attacchi legali da parte di molti Stati.
Le nazioni interessate sono le nazioni di tutto il mondo e WikiLeaks, che è basata in Svezia, ha sviluppato anche meccanismi sofisticati di protezione dei propri dati e duplicato il server in molte nazioni oltre a quella svedese.
WikiLeaks, com'è scritto nella sua homepage accetta soltanto materiale originale, censurato o disponibile a un pubblico ristretto che non sia stato pubblicato in precedenza. WikiLeaks ha pubblicato di recente il video di un inviato della Reuters ucciso dall'aviazione statunitense, in passato ha reso pubblici documenti riservati dell'associazione Scientology, le procedure usate per il trattamento dei prigionieri nella base di Guantanamo, i rapporti del Bilderberg Group.
L'informazione è creata anche dalla comunità e la comunità è creata dall'informazione, questo è uno statement, un'affermazione messa in pratica dal Chicago Now un sito che è stato creato nel 2009 dal Chicago Tribune e che si rivolge a una comunità cittadina e extracittadina di circa 10 milioni di persone. Chicago Now pubblica ogni giorno circa 100 articoli su diversi aspetti della città scritti da una rete di blogger che sono volontari e tutti gli articoli vengono commentati da migliaia di cittadini.Chicago Now è l'esempio dell'emergere dell'informazione a livello locale. L'informazione però può essere ancora più puntuale, può essere come viene definita, hyperlocal, quindi riferita al punto in cui una persona si trova in quel momento.
Il sito Everyblock fornisce informazioni su tutto ciò che ci circonda nell'ambito di qualche centinaio di metri, negozi, cinema, teatri o anche interruzioni stradali, manifestazioni, qualunque cosa che possa avvenire intorno a noi. Everyblock è un servizio disponibile nelle principali città americane che aggrega quindi informazioni di qualunque tipo dalla rete riferiti al punto preciso della nostra posizione. Può essere considerato come un accompagnatore nella nostra vita quotidiana che ci dà informazioni anche sui negozi, sui cinema, sui teatri, su qualunque luogo e queste informazioni vengono costruite in modo bi-direzionale: alcuni siti infatti che vengono aggregati da Everyblock danno la possibilità di commentare ciò che avviene in un certo negozio, i prodotti e i servizi di un certo store e chi passa in quel punto con a disposizione un iPhone o qualunque altro strumento che consenta l'accesso a Internet mobile può vedere per esempio i commenti su un certo negozio, su un certo cinema, su un certo spettacolo.
L'ultima frontiera delle news on line è Spot.us che è diffuso California, i suoi lettori possono commissionare un'inchiesta a un giornalista che ne decide il prezzo, se l'inchiesta è d'interesse generale viene finanziata da microdonazioni fatte attraverso il sito, è un giornalismo alla carta, i servizi creati in prevalenza da giornalisti in freelance sono pubblicati sul sito e messi a disposizione della Rete in modo gratuito attraverso le licenze e i creative commerce che permettono di condividere i contenuti on line. In alcuni casi è possibile ottenere a pagamento un copyright temporaneo da parte dei media tradizionali che quindi acquisiscono questi servizi per un periodo di 2 o 3 giorni prima che siano resi pubblici sul sito e resi disponibili gratuitamente a tutti in Rete.
Quindi libera diffusione delle informazioni, informazione locale, informazione hyperlocal, quindi vicino a noi, informazioni create della comunità o addirittura su ordinazione, sono alcune delle linee di tendenza delle news on line, che stanno emergendo e siamo soltanto all'inizio, per l'informazione una sola cosa è certa, non sarà più quella che conosciamo!

4 Giugno 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Facebook senza privacy


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Un blogger ha scritto che quando entri in Facebook non sei cliente ma sei il prodotto, una frase che fotografa perfettamente la realtà.
L'associazione Electronic Frontier Foundation, una delle più importanti del mondo che ha 61 mila iscritti che ha condotto e vinto numerose battaglie legali a favore dei diritti delle persone in Rete, ha pubblicato un articolo sull'erosione delle politiche della privacy, quindi sulla diminuzione della privacy da parte di Facebook nei confronti di chi s'iscrive, di chi apre un account fino a oggi. All'inizio, nel 2005 Facebook era uno spazio privato per comunicare con un gruppo di persone e si è trasformato in seguito in una piattaforma dove le informazioni personali inserite sono pubbliche in modo tacito, con la tecnica del silenzio assenso. Molte informazioni in ogni caso sono pubbliche e comunque vengono vendute da Facebook ai suoi partner per inserire pubblicità mirate.
La policy di Facebook per la privacy nel 2005 consisteva in due righe: "Nessuna informazione personale inserita in Facebook sarà resa disponibile a un utente del sito che non appartenga almeno a uno dei gruppi specificati da te", tu che apri l'account nella tua selezione della privacy.
Allora la privacy era sotto il diretto controllo dell'utente e oggi però non è più così. Infatti leggere la policy della privacy attuale di Facebook richiederebbe uno spazio più lungo di questo programma e agli utenti comunque di Facebook che vogliono rimanere in Facebook, consiglio di dedicare un po' del loro tempo per leggerlo attentamente, anche se gli porterà via spazio e tempo durante la giornata.
Nel sito www.mattmckeon.com è possibile vedere l'evoluzione della privacy nel tempo su Facebook in forma grafica ed è impressionante come Facebook si sia allargato in ogni area personale che ci riguarda, nell'immagine che vedete si espande anno dopo anno e sono riportati i dati personali resi disponibili in modo predefinito in Facebook e anche all'esterno di Facebook, quindi in Internet, dati che riguardano il noto profilo, la nota rete di amici, i contenuti pubblicati, i contenuti preferiti, le reti di relazione e altro ancora.
I garanti per la privacy Europei sono intervenuti contro il meccanismo del silenzio-assenso relativo all'utilizzo dei dati inseriti dagli utenti di Facebook, questa misura è stata anche richiesta dal Senato americano. I vertici di Facebook si sono riuniti pochi giorni fa per discutere di questi aspetti legati alla privacy, senza però dare una risposta precisa. L'unica che è emersa è stata una battuta di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, che ha spiegato che la privacy è un concetto ormai superato.
I dati inseriti in Facebook vengono però utilizzati per attività di marketing remunerative, il cui vero proprietario dovrebbe essere l'utente che inserisce i suoi dati, il quale non ha nessun beneficio economico e spesso ne è all'oscuro.
Facebook ha riempito in questi anni un vuoto nell'ambito delle relazioni on line ed è tuttora il Social Network di maggior successo, ma senza i contenuti degli utenti non durerebbe un giorno. I segnali in arrivo sono infatti tutt'altro che rassicuranti per Facebook, il prossimo 31 maggio si terrà il Quit Facebook Day Mondiale, nel quale tutti gli utenti insoddisfatti si cancelleranno e nello stesso tempo stanno nascendo nuove alternative a Facebook, la più interessante in assoluto si chiama Diaspora. Diaspora è il nome di un progetto di quattro studenti della New York University che si propone di dare agli utenti di Internet la possibilità di creare la propria identità personale sul proprio personal computer, di controllarla e di condividerla e anche di collegarla con altri a propria discrezione, in sostanza non ci sarebbe più un unico contenitore che contiene l'identità di tutti, ma ognuno avrebbe la propria identità in locale.
Gli utenti di questa nuova applicazione sono chiamati "seed", semi, ognuno padrone dei propri dati, Diaspora sarà rilasciata in formato Open Source, quindi fruibile a chiunque in modo gratuito entro l'anno. Diaspora è un progetto autofinanziato, ha chiesto i soldi alla Rete, per iniziare aveva chiesto 10 mila dollari entro il primo giugno, a oggi mancano una decina di giorni, Diaspora ha già ricevuto on line circa 150 mila dollari, un segnale molto preoccupante per il futuro di Facebook.

28 Maggio 2010

Steve Jobs presenta l'IAd
   

iAd: Apple entra nel mondo della pubblicità


Tutti i post di Maurizio Benzi
 

Nelle scorse settimane Steve Jobs ha previsto di raggiungere una diffusione di 100 milioni di device Apple mobile entro l'estate. Il successo del lancio internazionale dell'iPad avvenuto oggi, è un'ulteriore conferma del fatto che il futuro sarà nei dispositivi mobile. Ed Apple si sta dimostrando essere il player più dinamico.
iad.png Infatti ad aprile Jobs presentando il nuovo sistema operativo di iPhone OS 4 (disponibile per l'estate) ha mostrato la mobile advertising platform di Apple "built in": iAd.
Seppur completamente estranea al mondo della pubblicità, a gennaio Apple aveva acquisito uno dei più importanti network pubblicitari mobile Quattro Wireless.
Ed ora ci si chiede se sarà l'iAd a portare quell'evoluzione di cui il mondo dell'advertising on line necessita da tempo  L'obiettivo di Apple è combinare l'emozione della TV al'interattività del Web, attraverso un nuovo modo di interagire con i contenuti e gli oggetti, eliminando cosi la distinzione tra branding e direct response. La pubblicità non sarà un elemento esterno alle applicazioni, ma si manterrà all'interno di esse
Il modello di business sarà perciò probabilmente simile ad iTunes, visto che Apple gestirà l'hosting e la vendita degli spazi pubblicitari, riconoscendo il 60% delle revenue agli sviluppatori delle App.  
Inoltre è possibile che la qualità complessiva della pubblicità migliori se Apple deciderà di applicare delle forme di controllo agli applicativi pubblicitari, cosi come avviene per le iPhone e iPad Application.


Restano comunque delle perplessità dovute principalmente al fatto che il mondo iAd pare essere al momento un sistema chiuso su stesso. A differenza dei modelli di advertising che verranno proposti con Google Android.
A novembre infatti Google aveva annunciato l'acquisizione per 750 milioni di dollari di AdMob, leader nel mercato della pubblicità per il mondo mobile.  Acquisizione concretizzata solo in questi giorni dopo l'approvazione della Federal Trade Commission americana che ha richiesto 6 mesi.

E la seconda volta che un'azienda che si occupa esclusivamente di tecnologia decide di giocare un ruolo diretto nella pubblicità on line diventando una "concessionaria". 
Per Google questa è stata una scelta vincente. Vedremo se Apple sarà capace della stessa impresa.

26 Maggio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

The Webby Awards 2010


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

The Webby Awards, il più importante premio assegnato ai siti web nel mondo, quest'anno è arrivato alla 14a edizione, i selezionati sono stati tra i dieci mila siti valutati e proposti, questi siti sono stati creati in ben 60 nazioni del mondo. Il Webby Awards è composto da 70 categorie in cui vengono premiati i vari siti e per ogni categoria ci sono due premi: il primo viene rilasciato da una giuria composta da ben 500 persone appartenenti al mondo del Web, dell'arte, dell'informazione e del business, questa giuria si chiama International Academy of Digital Arts, invece il secondo premio è assegnato direttamente dalla Rete, chiamato The People's Voice Award e sostanzialmente questi due premi definiscono il vincitore, spesso sono assegnati come vedremo in alcuni casi tutti e due allo stesso vincitore.
In questa edizione i Mainstream Media quindi televisioni e giornali hanno ottenuto molti più premi rispetto al passato in molte categorie grazie ai forti investimenti che sono stati effettuati, un segnale che l'informazione tradizionale sta considerando la Rete e i suoi ritorni economici con sempre maggior attenzione.
Per la categoria del miglior Copy/writing sono stati premiati The New Yorker e New York Times, per la miglior Homepage, la rivista Life, per il miglior uso della fotografia e per i visual design, il settimanale The Economist, per la moda Style Magazine del New York Times e per la categoria Magazine ancora The New Yorker insieme al National Geographic che è presente anche nella categoria dedicata ai giovani.
Infine per le news, il New York Times e la BBC. Nel 2010 ci sono state conferme di società di grande successo come Twitter che è stato vincitore per la categoria Best Practices e Social Networking e Flickr dominatore per la categoria Community in entrambi i premi, quindi quelli sia assegnati alla giuria che quelli popolari.
Il Blog più premiato è stato Mashable che è la guida online dei Social Media che ha vinto in due categorie sia per i Blog Business che per i Blog cultura. Il miglior Blog di politica è stato sorprendentemente Truthdig che ha superato l'affermato The Huffington Post, forse un segno dei tempi che cambiano.
Il miglior Blog personale è stato invece Indexed grazie a un linguaggio grafico molto originale, usato per descrivere la realtà quotidiana.
Infine per le Istituzioni ha stravinto il sito della Nasa, lo stesso ha fatto Jim Carrey per le celebrità e il sito Mint per i siti finanziari. Questo sito permette di gestire in modo semplice e immediato il proprio budget familiare. Quest'anno, ed è una buona notizia, ben tre siti progettati e creati in Italia si sono qualificati per l'Oscar pur senza vincerlo. Il primo è il sito di Moleskine per la categoria Community, il secondo sito di Fox News Italia, quindi FlopTv, e il terzo è il sito Beppegrilllo.it nella categoria Activism, questo è un segnale importante per la Rete e per il suo sviluppo nel nostro Paese.

19 Maggio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Social Semantic Web


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La semantica studia il significato delle parole, delle frasi, Web semantico è un termine ideato dai creatori di Internet Tim Berners-Lee e ha come obiettivo l'interpretazione delle informazioni presenti sul Web, quindi sia di descrivere i contenuti di un documento, che di qualificarne le relazioni con altri documenti presenti in Rete.
Tim Berners-Lee diede la seguente definizione di Web semantico: "Web semantico non è separato dal Web, ma è una sua estensione in cui l'informazione è definita in funzione del suo significato per consentire a computer e persone di lavorare in cooperazione". Lo sviluppo del Web semantico ha come scopo la creazione di uno spazio virtuale, il Web, dove i computer possono interagire tra loro attraverso la comprensione univoca del significato dei dati. I dati non sono quindi solo letti, ma anche interpretati, un primo passo è avvenuto attraverso il linguaggio Xml e alle sue evoluzioni che attribuiscono a un preciso significato, un dato in un certo contesto.
Dal Web semantico è derivato in seguito il concetto di Social Semantic Web o Web Semantico Sociale, il cui acronimo è S2W, un termine coniato nel 2003 da due informatici, Manuel ZacKland e Jean-Pierre Cahier, fu usata questa definizione per indicare un'analisi del Web in cui è dominante lo studio delle relazioni tra le persone e dei contenuti che passano attraverso queste relazioni. Il Social Semantic Web è stato definito come un ecosistema di conversazioni tra persone con la possibilità di condividere la conoscenza.
Sempre Tim Berners-Lee l'ha così anticipato: "Il Web non è solo ciò che puoi fare attraverso una rete di computer, è fatto dalle persone connesse dal computer, ma l'informatica come studio di ciò che avviene nei computer, non può spiegarti ciò che avviene nel Web."
Per interpretare le relazioni e il loro significato e la conoscenza che ne può derivare, esistono già metodi, tecniche e progetti in corso, tra questi l'analisi delle reti sociali, detta anche SNA che permette di identificare flussi, messaggi e le relazioni all'interno di gruppi sociali. La cosiddetta Folksonomy, una tassonomia cosiddetta del popolo, attraverso la quale con il meccanismo dei tag, quindi con degli identificatori, qualunque contenuto in Rete è categorizzato in modo libero, da una persona, da chi vi accede e la categoria, quindi di una fotografia, di un filmato, di un contenuto di qualunque natura, è decisa dall'intelligenza collettiva della Rete, più persone attribuiscono un significato, un contenuto, più quel significato diventa dominante riferito al contenuto, al contrario della tassonomia classica. Ci sono poi altri progetti importanti come il progetto SIOC che ha l'obiettivo di creare contesti che descrivono in modo compiuto la struttura delle comunità on line come blog, social network, forum, mailing list e newsgroup attraverso metodi e strumenti d'interconnessione, sostanzialmente fotografare le relazioni e l'intelligenza che ne deriva da conversazioni in gruppi chiusi.
Da citare in progetto anche DBpedia patrocinato dalle Università di Lipsia, di Berlino e dalla società OpenLink che ha come obiettivo quello di fare domande in linguaggio naturale, più in generale alla Rete, quindi a Internet e usarla come un interlocutore per estrarre la conoscenza.
Il progetto DBpedia è partito da Wikipedia e attualmente ha creato una base di conoscenza che definisce il significato di 1,5 milione di voci, tra queste voci che appartengono a 312 mila persone e 413 mila luoghi. Il progetto DBpedia consente già oggi di fare domande all'enciclopedia più grande del mondo Wikipedia di carattere generale, come per esempio quali sono i musicisti italiani del 1800 e avere una risposta puntuale. Il Social Semantic Web vuole rendere disponibile non solo la memoria della Rete, i suoi contenuti, ma anche l'intelligenza collettiva di cui è composta che aumenta in ogni istante attraverso ogni nuova interazione che ognuno di noi ha con Internet.

14 Maggio 2010

   

Foursquare, il Social Network si fa Geo


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Dopo un inizio in sordina e un po' stentato, da ristretto gruppo di early adopter, oggi da più parti si dice che il 2010 è l'anno dei servizi location based e dei geo social network.
I geo social network sono ambienti on-line e cross-mediali che permettono di indicare agli altri utenti la propria posizione geospaziale. La diffusione è rapida, tanto che si sta formando un nuovo linguaggio e si stanno adattando all'esperienza "geo" alcuni modi di dire - check-in primo fra tutti.
Gowalla
(oltre 150.000 utenti) e FourSquare (oltre 600.000 utenti) si pongono a metà strada tra la guida turistica user generated e il gioco sociale (locative social games). Su FourSquare gli utenti sono stimolati, grazie a premi e riconoscimenti, a segnalare i luoghi visitati e a lasciare traccia di consigli ("tip") agli altri utenti. I "badge" conquistati di visita in visita offrono la possibilità di distinguersi e favoriscono la competizione.
L'orizzonte di un nuovo strumento di promozione e di business non è affatto lontano: il sistema legato ai premi e all'assegnazione dei badge sta diventando infatti un elemento di marketing, sia per le imprese localizzate territorialmente che per le aziende produttrici di beni di consumo. Si va dal cartello "Foursquare mayor drinks for free" di un bar di San Francisco, al badge personalizzato messo in palio da Starbucks per gli utenti che fanno check-in in almeno cinque diversi punti vendita, alla caccia al tesoro organizzata per le vie di Londra da Jimmy Choo.
I geo social network hanno portato una ventata di novità anche nelle dinamiche relazionali tra gli utenti. Il concetto di "amicizia", che aveva già subìto un forte scossone con la diffusione di Facebook, assume un ulteriore nuovo significato: è amico colui che viene abilitato a conoscere la mia posizione geografica.
I fattori-chiave per la diffusione di FourSquare sono sicuramente la dimensione del gioco e la disponibilità di dispositivi mobili con GPS. Non si può escludere, come scenario futuro, che Facebook si metta alla rincorsa dei geo social network e li superi, dando la possibilità di comunicare la propria posizione geospaziale ai suoi 400 milioni di utenti. Staremo a vedere cosa succederà della privacy...
Intanto in Indonesia hanno sbloccato il Super Swarm Badge (249+ check-in) al Monumen Perjuangan che ricorda le rivolte del maggio 1998 in cui morirono più di 1.500 persone e cui seguì l'abbandono del potere da parte del Presidente Suharto. Una nuova forma di rivoluzione non violenta?

12 Maggio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

L'intelligenza della Rete


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Nicholas Carr è un noto giornalista americano, ha pubblicato qualche tempo fa un articolo dal titolo "Is Google Making Us Stupid?", cioè Google ci rende stupidi? Pubblicato da una rivista molto famosa The Atlantic Monthly che dedicò all'articolo anche la copertina.
La tesi di Carr è che Internet diminuisce le nostre capacità cognitive e di concentrazione, per rispondere a questa e ad altre domande sul futuro di Internet, sono stati intervistati 850 opinion leader mondiali di tecnologia e delle applicazioni della tecnologia sugli effetti di Internet nell'ambito sociale, politico ed economico. La società di ricerca Pew Internet ha pubblicato i risultati nella ricerca: "Il futuro di Internet", che prevede, cerca di prevedere lo sviluppo della Rete da oggi fino al 2020.
Nel 2020 lo sviluppo dell'intelligenza collettiva aumenterà grazie a un accesso alla Rete sempre più diffuso nel mondo, anche nelle nazioni più povere, in principio chiunque potrà accedere a una quantità d'informazione inconcepibile prima di Internet, qualunque sia il suo stato sociale sia che sia ricco, o povero. Il futurologo Jamais Cascio ritiene che il processo di aumento dell'intelligenza collettiva e individuale sia già in corso da tempo e stia accelerando e che solo grazie a questa aumentata consapevolezza l'umanità riuscirà ad affrontare problemi come il riscaldamento globale e la penuria dell'acqua.
Per la maggioranza degli intervistati Internet diventerà un'estensione naturale della nostra memoria, sia attraverso i motori che con memorie digitali personali, si svilupperanno le capacità analitiche e di capacità critica per comparare diverse fonti d'informazione, si svilupperà anche la creatività che potrà utilizzare contenuti multimediali praticamente illimitati.
Lo sviluppo delle reti sociali avrà sempre più come obiettivo un fatto concreto, quindi la soluzione di problemi comuni, suggerire e condividere le soluzioni sia in piccola che in grande scala, dal quartiere della propria città alle politiche energetiche del proprio Paese. Le capacità mnemoniche diventeranno meno importanti, i motori di ricerca evolveranno in solutori di problemi da semplici fornitori d'informazioni quali sono oggi.
In dieci anni cambierà anche il linguaggio dell'informazione, con l'emergere di nuovi stili e di una letteratura visuale detta Screen Literacy integrata con ogni tipo di contenuto online e con la stessa programmazione, quindi con i software, ci saranno nuovi Dostoevskij di una nuova forma di letteratura.
In un'era post letteraria si svilupperà un'informazione creata dalla massa e sempre di maggiore qualità sull'esempio dell'enciclopedia online Wikipedia che ha un percentuale di errori inferiore rispetto alle voci presenti nell'enciclopedia britannica.
Con l'informazione di qualità si svilupperà però anche l'informazione spazzatura e le persone dovranno avere la capacità di valutare i singoli contenuti. La parola "intelligenza" sarà sempre più associata alla parola interconnessione e la Rete diventerà un'estensione dell'intelligenza. Quando s'inserisce un contenuto nella Rete, per esempio una parola chiave in Google, un commento, un post o un semplice link, la Rete diventa più intelligente e questa intelligenza viene diffusa a chiunque vi acceda.
Google ed in generale la Rete non ci renderanno quindi meno intelligenti ma più critici, più consapevoli, più interconnessi e più in generale parte di un'intelligenza collettiva.

5 Maggio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Il tasto LIKE di Facebook


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Facebook ha tenuto in questi giorni a San Francisco la sua conferenza annuale, Facebook ha ormai raggiunto i 400 milioni di utenti ed è il social network più importante in assoluto in Rete.
Facebook ha annunciato diverse novità, tra queste una novità che è già controversa alla sua nascita, che è il bottone Like, una funzione che potrà essere associata in Rete a qualunque contenuto, un contenuto che può essere per esempio un articolo di Repubblica.it, oppure un video pubblicato sulle piattaforme Vimeo o YouTube che consentirà a chi lo cliccherà di dare la sua valutazione positiva, quindi "I like it", mi piace, al contenuto stesso.
L'utente Facebook che cliccherà il tasto like, renderà pubbliche le sue preferenze nel suo profilo che verrà quindi aggiornato automaticamente su Facebook, questa funzione permetterà a Facebook di accedere a informazioni sul comportamento dei suoi milioni di utenti. Sono dati quindi che potrà utilizzare in seguito a fini pubblicitari per promozioni mirate.
Finora le inserzioni pubblicitarie di Facebook derivavano dai dati personali, quindi dalle informazioni che venivano fornite dagli utenti quando creavano il loro profilo, con il tasto Like, Facebook introduce il cosiddetto: "behavioral targeting" targeting comportamentale, nelle sue tecniche di marketing, in sostanza userà le informazioni raccolte dal comportamento degli utenti per proporre loro beni e servizi affini alle loro preferenze.
Questo approccio è già stato usato, è usato da Google che è il primo concorrente di Facebook per la raccolta pubblicitaria, però Google opera in un contesto aperto e chiunque può effettuare una ricerca infatti con il motore di Google senza fornire a priori i propri dati, la propria identità personale, nome, cognome, indirizzo o altre informazioni che attengono alla sua identità.
Quindi la ricerca di Google avviene in tutta la Rete, non solo all'interno di uno spazio come potrebbe essere un social network e quindi social network di Facebook. Facebook invece è un mondo chiuso, i dati personali dei suoi utenti non possono essere esportati altrove, quello che noi inseriamo diventa in sostanza proprietà usabile soltanto all'interno di questo mondo, una situazione che lo espone a critiche da parte di chi ritiene che i dati inseriti da una persona non debbano appartenere a un determinato social network, social media, ma devono essere esportabili, quindi riusati in funzione della volontà della persona in diversi spazi della rete.
Chi fa parte di Facebook sente in qualche modo di appartenere a una comunità e quando entra nella sua area è un po' come se entrasse a casa propria, una pubblicità basata sul comportamento personale, quindi sulla sua navigazione, sui suoi interessi raccolti in rete è visibile a tutti coloro che frequentano il suo sito, potrebbe essere considerata un'intrusione, una violazione di domicilio e essere quindi rifiutata.
Facebook già nel 2007 lanciò un servizio che in qualche modo ha delle affinità con Like di oggi, si chiamava Beacon. Questo sito dava informazioni sugli acquisti effettuati da un utente alla rete dei suoi amici, quello che comprava un utente poteva essere visibile anche dai cosiddetti amici di Facebook all'interno del suo profilo.
Questa iniziativa ebbe vita breve in seguito a una protesta degli utenti e Like forse potrebbe seguire la stessa sorte. Facebook ha la necessità di alimentare il suo sviluppo con nuove forme di pubblicità, ma allo stesso tempo il suo sviluppo dipende dalla libera scelta degli utenti che decidono di aggregarsi all'interno del social network e le persone non amano diventare bersagli pubblicitari.

22 Aprile 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Microblogging tra marketing ed enterprise 2.0


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

Il microblogging è da tempo al centro dell'attenzione di molti osservatori, esperti di marketing on-line ed esperti di enterprise 2.0.
Da un lato viene analizzato come strumento di marketing utile per entrare nella conversazione con il network, stimolare l'attenzione e le vendite di prodotti e servizi, modificare la percezione che il mercato ha del brand.
D'altro canto il microblogging viene proposto come pratica utile all'interno delle imprese per favorire lo scambio di conoscenze, risolvere problemi in tempi rapidi e, come conseguenza di questo, incrementare la produttività, in pieno stile enterprise 2.0.
Un recente studio di Kate Ehrlich del Centro Ricerche IBM sul Software Sociale ha indagato su come i dipendenti IBM utilizzano due strumenti di microblogging, Twitter e BlueTwit. Il primo lo conosciamo tutti, mentre il secondo è in pratica un clone del primo con due differenze: è accessibile solo all'interno della rete IBM e ha un limite di 250 caratteri anziché 140.
L'analisi è stata condotta su base quantitativa e qualitativa.
Tra marzo e giugno del 2009 sono stati raccolti i contributi di dipendenti che utilizzavano entrambi gli strumenti: da un'iniziale base di dati su 1257 dipendenti, la ricerca si è ristretta ai 34 che mostravano un uso regolare di entrambi gli strumenti.
L'analisi qualitativa si è basata su interviste individuali a un ulteriore sottogruppo di 25 persone.
Successive pulizie e scremature hanno ristretto il campo d'indagine dagli iniziali 19.067 post a soli 4.961 micro-contenuti che sono stati classificati in sei categorie:

  • aggiornamenti di stato - post che rispondono alla classica domanda "Cosa stai facendo?"
  • informazioni - post che contengono news, commenti, link
  • retweet - post che rilanciano contributi altrui
  • domande - post di richiesta d'aiuto
  • messaggi diretti - post che forniscono informazioni ma diretti a utenti specifici (con l'uso del carattere speciale @)
  • domande dirette - post di richiesta d'aiuto ma diretti a utenti specifici (con l'uso del carattere speciale @).

Il grafico qui sotto riporta la distribuzione numerica dei messaggi.

cobianchi.jpg

In sostanza Twitter viene usato per aggiornamenti di stato e per condividere informazioni e commenti con un pubblico generico; quando però si tratta di porre domande, richiedere aiuto e rispondere a domande e richieste, ci si affida BlueTwit, uno strumento "riservato".
Segno questo che le persone sembrano comprendere molto bene qual è il confine tra le informazioni generiche, divulgabili all'esterno dell'impresa e quali invece devono restare in un ambito più riservato:
if all that went outside I would feel that you would be somewhat exposed because inside people are more willing to share more readily their direct experience whereas outside they are probably not likely to say here's something that went really wrong... although would not be seen as a bad thing...

20 Aprile 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Cultura libera


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La diffusione della Rete sta mettendo in discussione il Copyright, visto come protezione degli autori e anche come strumento economico di sviluppo.
Il Copyright in questi anni ha avuto da parte della Rete delle alternative, in particolare due: una è il Creative Commons, quindi la possibilità di mettere a disposizione propri contenuti digitali a terzi con alcune regole, tra queste per esempio l'impossibilità di usare gli stessi contenuti per fini commerciali o di lucro. Un altro e più potente strumento in contrasto al copyright è il Copyleft, riconoscibile per una "C" rovesciata che mette a disposizione contenuti digitali secondo la volontà dell'autore, ovviamente in modo totalmente libero, quindi di questi contenuti si può fare assolutamente ciò che si vuole, sia il Creative Commons che il Copyleft, oggi sono associati a milioni di contenuti on line.
La libera conoscenza e la diffusione della cultura senza i vincoli dettati delle proprietà vanno in effetti di pari passo con lo sviluppo di Internet, l'accesso alla Rete sta diventando un patrimonio di tutti sia per acquisire contenuti di terzi, sia per pubblicare i propri e la perpetuazione e l'inasprimento delle leggi sul Copyright in atto è una battaglia assolutamente di retroguardia. Il controllo sulla conoscenza in Rete non solo è inapplicabile, ma è anche contrario allo sviluppo della società e dell'economia. La competitività e l'innovazione infatti sono basati da sempre, ma in particolare con la Rete sulla diffusione della conoscenza, Lawrence Lessig ha affrontato in un suo libro di maggior successo "Free Culture", Cultura libera, il tema dell'anacronismo degli attuali strumenti legislativi riferiti ai diritti d'autore, Lessig professore di legge alla Stanford Law School negli Stati Uniti, ha scritto altri libri sullo stesso tema, tra cui "Code and other laws of cyberspace" e il "Futuro delle idee". Quali sono le tesi di Lessig in sintesi? Sono due: che la proprietà privata dei beni materiali non è equiparabile a quella sui beni digitali e che gli interessi economici delle lobby che traggono guadagno dal copyright oggi, in particolare sui prodotti materiali, frenano lo sviluppo degli Stati in cui la diffusione della Rete oggi è molto elevata. Lessig è stato ospite lo scorso marzo 2010 per un discorso sul tema alla nostra Camera dei Deputati e ha affermato che Internet e cultura sostanzialmente coincidono e che non si può discutere di cultura o di Internet in modo separato e ha sottolineato anche che sono le lobby che di fatto stanno cercando di privatizzare la cultura digitale per proteggere i loro interessi economici acquisiti.
La digitalizzazione dei contenuti abbassa enormemente i costi della loro produzione e della loro distribuzione e tende a eliminare i costi di intermediazione, in sostanza tra l'autore e chi fruisce del contenuto tendono a scomparire tutti quei livelli dati dagli editori, dagli Studios, dalle case discografiche, da distributori.
La creazione di nuovi contenuti utilizza spesso la rielaborazione di contenuti del passato e se questi fossero sempre coperti da Copyright o per un tempo molto elevato, non sarebbe più possibile creare nulla.
Lessing cita in questo Walt Disney che usò fiabe di grandi scrittori come Andersen per i suoi film, se avesse dovuto pagare i discendenti di Andersen per i diritti d'autore non avrebbe mai fatto un film. Per reazione comunque alla diffusione dei contenuti digitali sempre più liberi e sempre più svincolati dal Copyright, la durata di quest'ultimo si sta allungando e potrebbe raggiungere presto il secolo di vita negli Stati Uniti. Per 100 anni un libro potrebbe essere coperto da un Copyright e non pubblicabile in Rete se non sottostando a chi ne è proprietario, quasi mai l'autore, spesso i distributori o gli editori.
La legge sul Copyright negli Stati Uniti è sempre più restrittiva, nel 1790 era soggetta alla legge sul Copyright la sola pubblicazione dei testi per uso commerciale, il Copyright non era previsto per l'utilizzo non commerciale o per la rielaborazione del contenuto, cioè trasformare il contenuto in un altro partendo da un libro originale, oggi invece è tutto soggetto a Copyright: soggetto originale o rielaborato, utilizzo commerciale o non commerciale. Se la cultura e la Rete coincidono e la cultura è quasi sempre la rielaborazione del passato, la restrizione imposta dalle nuove leggi sul Copyright, blocca in definitiva lo sviluppo della conoscenza.

14 Aprile 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Il Grande Fratello


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

In rete si sta diffondendo un nuovo tipo di ricerca, il "social search" o anche "people search", una ricerca che aggrega diverse informazioni da diverse aree della Rete e fornisce un'identità, un profilo molto preciso di ogni persona.
Si possono avere informazioni sui nostri acquisti attraverso i siti di e-commerce, informazioni pubbliche, quindi per esempio dove abitiamo oppure il nostro reddito o anche informazioni legate alla nostra professione, i social search rispetto ai motori tradizionali come Google aggregano informazioni ed estendono la ricerca in ogni possibile area della Rete che contenga dati personali, il cosiddetto "Deep Blue" o rete profonda. L'aggregazione avviene incrociando i dati nei diversi siti attraverso degli identificatori comuni presenti quindi più volte in diverse aree, il più usato è l'e-mail, infatti noi inseriamo l'e-mail per registrarci in diversi siti sia per comprare sia all'interno di social network come può avvenire per esempio con Amazon quando si fa un acquisto o su Facebook quando si accede.
L'aggregazione di dati fornisce un profilo spesso così preciso che è sconosciuto alla stessa persona, un identikit che però è disponibile, oltre che alla persona a tutti gli altri, a tutti coloro che accedono ai siti di social search. Tra i siti di social search i più popolari sono CVGadget.com, Wink.com, RapLeaf.com, ma soprattutto Spokeo.com che è il più diffuso negli Stati Uniti. Spokeo consente di ottenere informazioni a pagamento su una persona con un abbonamento trimestrale di 3,95 dollari, la ricerca su una certa persona può essere effettuata con l'e-mail, con il nome della persona o con il telefono. Spokeo effettua questa ricerca in tempo reale su ben 44 social media, social network o aree di relazione on line, si può così sapere non solo il profilo della persona, ma anche il suo comportamento in tempo reale, ad esempio si possono rilevare in tempo reale delle foto pubblicate sulla persona, dei commenti, dei video, il livello di ricerca include dati anche molto puntuali, possibili in alcuni Stati che non considerano questi dati come soggetti alla privacy, come per esempio la fotografia del palazzo dove abita una persona o il valore dell'immobile in cui la persona abita, da quanti anni abita questa persona in questo immobile, per esempio anche la sua macchina con la targa.
Spokeo può fornire anche informazioni sui cosiddetti amici di una persona su coloro che in vario modo si relazionano con lei o comunque che pubblicano informazioni che la riguardano, è come quindi un Grande Fratello che dà un altro ritratto molto allargato che talvolta può essere imbarazzante, come per esempio una fotografia pubblicata su di noi a nostra insaputa in un luogo pubblico con una persona che non vogliamo rendere nota, oppure dati anche completamente falsi.
I social search sono oggetto di dibattito, se violino o meno la privacy di una persona, alcuni ne chiedono la chiusura, altri chiedono che quando viene effettuata una ricerca la persona oggetto della ricerca riceva essa stessa una mail di avvertimento, queste modalità non sono possibili in Rete come se ogni volta che viene cercata una persona su Google, quest'ultimo mandasse alla persona cercata una notifica della ricerca.
In realtà i social search sono soltanto degli aggregatori molto potenti che aggregano tutto ciò che in rete è difficilmente consultabile se non andando di volta in volta nei social media o in ogni area legata a una possibile acquisizione di dati su una persona. Il modo migliore per sfuggire, per non lasciare tracce sulla Rete, è quindi quello di essere sempre sicuri del sito in cui si lasciano le proprie informazioni, lasciarne il meno possibile non incrociare le mail, quindi usare sempre mail diverse per diversi social media e soprattutto fare regolarmente un check-up della propria identità di Rete utilizzando gli stessi siti che notificano questa identità a tutti gli altri.

9 Aprile 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

La bolla di Internet dieci anni dopo


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Nel 2001 fallì la società Webvan, un nome che oggi dice molto poco, però fu una delle più importanti società del tempo nel mondo di Internet, Webvan aveva come obiettivo quello di vendere qualunque cosa a chiunque in qualunque posto, una società che nacque da un modello di business abbastanza inconsistente, ma che riuscì a raccogliere 400 milioni di dollari da capital venture e in seguito il suo fondatore Borders riuscì a collocarla in borsa, al Nasdaq, quindi la borsa tecnologica americana. Ci fu una raccolta di 405 milioni di dollari, una delle raccolte più importanti dell'epoca e successivamente la società Webvan venne chiusa, venne chiusa quasi improvvisamente quando scoppiò la bolla di Internet nel 2001. 3 mila dipendenti vennero licenziati e il titolo crollò da 34 dollari a 2 centesimi di dollaro.
Webvan è il simbolo della cosiddetta Internet Bubble, la bolla di Internet di 10 anni fa, che ha condizionato in seguito lo sviluppo della rete nel suo complesso, è stato come il meteorite per i dinosauri, soltanto che a differenza dei dinosauri molte società sono poi sopravvissute a questa catastrofe economica.
Lo scoppio della bolla fu causato da finanziamenti folli, finanziamenti a idee senza un reale modello di business, finanziamenti basati sul numero di accessi, sul numero di mail disponibili, su previsioni di crescita a breve termine, con ritorni previsti a tre o quattro cifre, rispetto all'investimento. Dopo 10 anni dal crollo del Nasdaq, alla borsa tecnologica americana, come si è evoluta e cosa è successo in questi 10 anni dal punto di vista economico? Le fasi dal 2001 sono state sostanzialmente 4: la prima è legata al collocamento in borsa di Google nel 2004, uno dei più grandi successi di collocamento in borsa della storia; c'è stata la nascita di Web 2.0 e la creazione di molte nuove società, alcune di queste sono tra le più importanti ad oggi come Flickr o Youtube e quindi l'accesso di massa ha trasformato i modelli di business; c'è stata poi la recessione mondiale del 2008 che ha colpito anche i titoli tecnologici e infine, oggi, una lenta ripresa a partire dal 2010, non si è comunque più tornati al periodo degli eccessi pre bolla, infatti il picco del Nasdaq del 10 marzo 2000 di 5.084 punti è considerato irraggiungibile e oggi, marzo 2010, il valore ha superato da poco quota 2 mila punti, collocandosi all'incirca intorno a 2.400 punti.
La corsa all'oro dei venture capital, quindi dei capitali di investimento è finita, è finita in questi anni e non tornerà probabilmente mai più ai livelli di allora, nel 2001, ben 264 venture capital hanno investito in collocamenti di borsa, di società Internet negli Stati Uniti, nel 2009 queste società sono state soltanto 12, nel 2001 furono investiti dai venture capital 100 miliardi di dollari, nel 2009 18 miliardi, quasi un ordine di grandezza in meno in 10 anni.
Il mercato azionario legato a Internet è profondamente cambiato in 10 anni, è più difficile reperire capitali e collocarsi in borsa, ma le società sopravvissute e quelle nate dopo la bolla, rappresentano quasi sempre dei buoni investimenti. I numeri di Internet non sono più quelli legati alla speculazione selvaggia del 2001, non sono più di carattere prevalentemente finanziario, ma sono i suoi numeri della sua presenza nella nostra vita quotidiana e della sua diffusione che ormai è planetaria.
In un decennio il numero giornaliero di ricerche fatte da Google è passato da 7 milioni a 3 miliardi, il mercato della pubblicità on line nei soli Stati Uniti, da 5 miliardi di dollari a 120 miliardi di dollari, si può dire che Internet è passata da Wall Street a Main Street, dall'economia di carta all'economia reale!

31 Marzo 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Zeus, il re dei virus


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Zeta Bot conosciuto con il nome di Zeus è uno dei virus più pericolosi attualmente in circolazione, Zeus è un virus detto trojan horse, il cavallo di Troia che si inserisce all'interno delle applicazioni e causa danni di diverso tipo. I troian horse sono virus che appartengono alla famiglia dei virus cosiddetti Malware, è un acronimo che deriva dalle parole inglesi maliciuos e software, quindi sostanzialmente programma malvagio.
Zeta Bot o Zeus si introduce nei programmi e acquisisce l'identità delle persone, talvolta intercetta le transazione finanziarie e sposta cifre anche rilevanti di denaro su conti correnti impropri. Lo scorso anno, Zeus ha causato metà delle frodi on line negli Stati Uniti a banche e a correntisti e solo nel terzo quarto del 2008, l'ultimo misurato, gli attacchi on line hanno prodotto perdite finanziarie per 120 milioni di dollari, 3 volte il valore di 2 anni fa, quindi in costante crescita. Di Zeus esistono più di mille versioni, infatti può essere modificato per clonare diverse modalità di inserimento di dati in ogni organizzazione.
Zeus può inoltre intercettare disposizioni finanziarie e trasferirle nello stesso momento, Zeus dal nome del re dell'Olimpo è stato creato però in Russia nel 2007 e è stato scoperto per la prima volta in un tentativo di intrusione al dipartimento dei trasporti americano nello stesso anno. Ha come obiettivo prevalentemente i personal computer che installano Windows di Microsoft. Dal 2007 ne sono state create numerose versioni che sono disponibili a pagamento on line, quindi uno può frodare pagando. Il prezzo di acquisto del kit di sviluppo è di 700 dollari per la versione base, mentre per l'ultima versione aggiornata pochi mesi fa il prezzo arriva fino a 3/4 mila dollari, esiste però un mercato libero, in cui la contraffazione avviene per diverse versioni di Zeus adattate a diversi tipi di frode nelle varie organizzazioni. Zeus è penetrato quasi ovunque nel mondo, ma in particolare dove la Rete è più sviluppata, quindi negli Stati Uniti dove si stima sia presente in circa 3 milioni e mezzo di personal computer, in Inghilterra e in Giappone. Rimangono immuni da Zeus quelle aree del pianeta che sono scarsamente informatizzate in cui la rete non è ancora arrivata o per qualche motivo sono ancora isolate come la Mongolia, l'Islanda e Madagascar.
Zeus si sta diffondendo anche nei social media, in particolare nel più popolare dei social media che è Facebook, dove alla fine dello scorso ottobre 2009 erano state effettuate 1,5 milione di richieste di dati falsi.
Da Zeus ci si può proteggere preventivamente, è molto difficile identificarlo una volta installato nel proprio personal computer e quindi con il comportamento, in particolare evitando di cliccare su link contenuti all'interno di mail di cui non si conosce l'origine e aggiornando il più possibile l'antivirus sul proprio personal computer. Una recente ricerca della società Securwork, ha annunciato una versione di Zeus che sarà presto messa in commercio, questa versione sarà disponibile anche per infettare il browser Firefox e conterrà nuove possibilità di adattamento alle società, obiettivo delle possibili frodi, a rischio sono le banche, le persone fisiche, ma soprattutto le piccole e medie imprese.

24 Marzo 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

I dieci anni che sconvolsero il mondo


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Il primo decennio di questo secolo è terminato, il personaggio più importante dei 10 anni passati è stato sicuramente Internet che ha cambiato l'informazione, ha cambiato la politica, l'economia.
Il sito Webby Awards che ogni anno premia i migliori siti nelle diverse categorie legate a Internet, ha stabilito recentemente i 10 momenti più significativi di questi 10 anni, il 2000 è stato l'anno della bolla di Internet, la bolla speculativa che ha travolto il Nasdaq, in quell'anno si è affermato però il fenomeno di Craigslist, quest'ultimo è il sito d'inserzioni pubblicitarie che partì da San Francisco e proprio nel 2000 si espanse da San Francisco in altre 9 città degli Stati Uniti.
Oggi è presente ben in 500 città di 50 paesi, è stato il primo forte segnale del declino pubblicitario all'interno dei giornali con la migrazione degli annunci economici dalla carta stampata all'on line.
Nello stesso anno Google, quindi il 2000, lancia il suo modello d'inserzione AdWords che associato alla ricerca lo renderà in breve tempo una potenza economica mondiale. Nel 2001 appare Wikipedia, quest'ultimo aveva allora solo 20 mila voci in 18 lingue, grazie alla partecipazione collettiva degli utenti, quindi alla user generated content in cui chiunque può contribuire, modificare, aggiungere contenuti, oggi Wikipedia è arrivata a 14 milioni di voci, aggiornate in tempo reale in 271 lingue, è di gran lunga la più grande enciclopedia esistente e mai esistita.
Sempre nello stesso anno, nel 2001, la società di condivisione di brani musicali Napster che permetteva gratuitamente lo scambio di file "peer to peer", quindi tra persona e persona, viene chiusa per legge, è l'inizio di una battaglia per i copyright che è ancora lontana dal concludersi e che ha creato nuovi modelli di business legati alla cosiddetta free economy, quindi l'economia del gratuito. Nel 2004 un altro avvenimento molto importante, Google si quota in borsa dopo solo 6 anni di vita, quindi grazie a questa raccolta straordinaria di fondi, Google inizia uno sviluppo che sembra inarrestabile ed è entrato nella nostra vita quotidiana, con ogni tipo di ricerca, da quella testuale a quella geografica con Google Maps. Due anni dopo nel 2006, inizia una nuova rivoluzione digitale con la diffusione dei video on line, una tempesta perfetta grazie a tre elementi: la contemporanea diffusione della banda larga, degli strumenti di pubblicazione di massa e di piattaforme gratuite per i video come YouTube e Vimeo.
Nel 2006 si diffonde, anche in modo quasi istantaneo, Facebook, una piattaforma già esistente e relegata all'ambito universitario di social network, che diventa un modo universale di comunicare e di relazionarsi tra i giovani. Nel 2007 viene lanciato l'Iphone da Apple, un device che consente un accesso semplice e immediato alla Rete e apre l'era l'Internet Mobile, quindi le nuove applicazioni legate alla posizione della persona e un allargamento universale all'accesso alla Rete che prima era confinato al desktop, al laptop e quindi non alla persona in movimento.
Infine, gli ultimi due eventi più importanti per Webby Awards nel decennio appena trascorso sono politici, la campagna presidenziale nel 2008 che diede la vittoria a Obama grazie al suo uso totalizzante della rete che gli permise di raccogliere fondi in maniera molto più elevata di Hillary Clinton e successivamente nel 2009 le contestate elezioni iraniane con la diffusione della protesta da parte degli studenti attraverso la piattaforma di microblogging Twitter che non riuscì a essere censurata in alcun modo dalle autorità iraniane. Quindi, dagli eventi degli ultimi 10 anni, appare evidente che la storia di Internet e la Storia con la "S" maiuscola stanno confluendo fino a diventare la stessa cosa, si è partiti da un minicollasso economico con la bolla di Internet e l'avvento della pubblicità on line e si è arrivati alla rivoluzione iraniana e all'elezione del primo Presidente di colore degli Stati Uniti.

16 Marzo 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

I Social media nelle aziende


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Metà degli italiani che comprano on line sono anche frequentatori di Facebook, quest'ultimo è un Social media e come altri Social media è sempre più importante nell'ambito della comunicazione aziendale, i Social media, in questo caso, oggi parleremo oltre che di Facebook, di YouTube, di Twitter e dei corporate blog, quindi blog dedicati alla comunicazione aziendale e gestiti in proprio dalle aziende, sono il punto di riferimento per lo sviluppo del brand e per lo sviluppo del marketing e della comunicazione più in generale verso il mercato.
Come si stanno muovendo le principali aziende del mondo in questo spazio virtuale? Una ricerca recente della società Burson-Marsteller ha valutato che nelle prime 100 società del mondo citate da Fortune e si può dire ormai che almeno in questa dimensione, quindi le più importanti società del mondo, i Social media siano diventati parte integrante della comunicazione, dello sviluppo della comunicazione verso il mercato, infatti l'80% di queste società usa almeno un Social media il 65% usa sempre Twitter e il 54% Facebook, il 50% YouTube e il 30% un proprio corporate blog.
E' importante dire che il 28% di queste società usa anche tutti e 4 i Social media, integrandoli tra di loro nella comunicazione, questa impostazione non è ancora così presente in Europa dove soltanto il 14% delle società citate da Fortune utilizza tutti e 4 i Social media.
La tendenza comunque a utilizzare più Social media contemporaneamente è un trend irreversibile, perché l'interconcessione tra diversi Social media, moltiplica il messaggio e lo rafforza e crea una conversazione globale tra l'azienda e i suoi clienti e più in generale verso i suoi stakeholder.
Per gestire però più Social media è necessaria una strategia di comunicazione, un'organizzazione dedicata e delle linee guida aziendali di pubblicazione e di dialogo con la rete. Le prime aziende del mondo pubblicano in prevalenza video su YouTube con una media di circa 10 video al mese e messaggi su Twitter con una media di 27 al mese.
I canali aziendali dedicati ai Social media agiscono anche da aggregatori, quindi moltissimi s'iscrivono a questi canali, ricevono regolarmente comunicazioni delle pubblicazioni, su Twitter per esempio Sony ha una propria area dedicata alla Playstation che è seguita da 115 mila fan, Walmart la catena di distribuzione statunitense, totalizza circa 17 milioni di visite al mese sul suo canale YouTube e le società Lg e Honda circa mezzo milione al mese.
I canali aziendali comunque su YouTube, Facebook e su altri Social media, hanno normalmente decine di migliaia d'iscritti. L'utilizzo dei Social media varia a seconda delle diverse aree geografiche, in Giappone per esempio dove vige una grande riservatezza nei rapporti interpersonali, Facebook non ha la stessa diffusione che ha in Europa o negli Stati Uniti, in Francia dove Facebook è comunque seguito da 18 milioni di utenti, si sta affermando un altro Social media dedicato esclusivamente ai teenager che si chiama Skyrock.com che ha già 15 milioni d'iscritti. In Italia Twitter e i corporate blog non sono molto seguiti, mentre si registra un'esplosione sia per Facebook che per YouTube nell'ambito della comunicazione aziendale.
In alcuni paesi poi emergono cloni nazionali dei Social media più diffusi, per esempio in Brasile orkut.com è un'alternativa a Facebook e in questo Social media è registrato ben l'80% degli utenti Internet brasiliani.
Ci sono poi anche alternative a YouTube, come per esempio la piattaforma Africa in Corea che lo sta quasi soppiantando. I Social media possono essere usati per comunicare, per sviluppare il proprio brand, ma devono essere utilizzati soprattutto per interagire, questa modalità, quindi l'interazione con i propri clienti, con i navigatori, con gli stakeholder, però non è così diffusa soltanto il 50% delle società che sono citate da Fortune lo usa regolarmente come modalità, questo è un limite culturale che impedisce di dialogare, quindi di acquisire informazioni, di sviluppare i propri prodotti, di mettersi in relazione con il vero mercato e questo limite è il limite principale da superare per lo sviluppo dei Social media nella comunicazione aziendale.

10 Marzo 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

L'Economia dell'attenzione


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

L'economia dell'attenzione o attention economy è un concetto che risale almeno all'inizio degli anni '70, quando fu completamente descritto da Herbert Simon, l'attenzione in questo caso è vista come una risorsa preziosa in una situazione in cui l'overload d'informazioni, di pubblicità tende a sommergere chi la acquisisce e quindi il tempo che ha a disposizione diventa sempre meno rispetto all'informazione, alla pubblicità in particolare per la pubblicità si fa riferimento agli anni 70, che gli viene proposta.
In rete il numero di siti di news è superiore a qualsiasi possibilità umana di consultazione e aumenta costantemente, quali caratteristiche deve avere un blog o un giornale per attirare l'attenzione on line da parte di chi ha migliaia, se non centinaia di migliaia di proposte alternative? Una ricerca recente di pochi giorni fa della società Pew Internet sulla lettura di news on line ha fornito alcune risposte, Pew innanzitutto ha rilevato che Internet ha superato per popolarità ormai sia i giornali che la radio.
Infatti il 78% degli americani cerca ancora le informazioni sulle televisioni locali, il 70% sui network nazionali come la Cbs o la CNN e subito dopo però viene Internet con il 61% del totale, considerando che poi è seguita da giornali e dalle radio.
L'informazione on line è sempre più diffusa grazie soprattutto a tre fattori, con il mobile si può accedere sempre all'informazione in qualunque momento della nostra giornata, la personalizzazione delle notizie, si possono profilare le fonti d'informazione e quindi accedere a notizie, categorie o anche aree informative che sono profilate sui nostri interessi e infine la partecipazione, possiamo inserire nostri contenuti a un'informazione già presente in rete e renderla più importante, più ricca. L'informazione cercata on line e off line, in particolare queste due aree si stanno sempre più integrando, infatti durante una giornata tipica, ben il 59% degli americani legge informazioni sia on line che off line, il 38% solo off line, quindi solo giornali o altri media tradizionali e l'1% solo on line.
Internet quindi è utilizzato prevalentemente insieme alla consultazione dei media tradizionali. I lettori dell'on line sono in prevalenza giovani e il 68% è sotto l'età dei 50 anni. Gli argomenti di maggiore interesse sono il tempo atmosferico l'81%, gli eventi nazionali il 73%, salute e medicina 66% e finanza e business per il 62%. La rete è un universo in cui competere per l'attenzione è molto complesso, difficile, chi sta oggi vincendo questa gara per attirare i navigatori presso i propri siti? In assoluto sono i portali, i portali come Google News e AOL che sono i più visitati con il 56% dei navigatori seguiti dalle televisioni con il 46%, dai siti specializzati poi con determinati argomenti come politica, salute e sport e infine i siti dei giornali.
In questa classifica compaiono anche i blog legati a una singola persona, ma ottengono soltanto l'11% dei contatti.
L'informazione on line per essere appetibile e quindi per attirare l'attenzione deve essere aggiornata, fruibile in modo veloce e di qualità elevata. Cosa cerca chi accede on line nell'informazione? Soprattutto link, quindi sia collegamenti di approfondimento che riferiti alle fonti citate all'interno della news o dell'articolo: un accesso semplice a informazioni multiple sottoforma di portale, quindi per esempio Google News in cui posso vedere tutte le informazioni che sono state riportate su categorie di argomenti e sceglierne, selezionarne una o più; sono cercati anche i contenuti multimediali e quindi la possibilità di avere un'informazione completa sotto forma di foto, video e non soltanto testuale e infine la personalizzazione delle proprie news.
A queste caratteristiche va aggiunta l'affidabilità dell'informazione, infatti in rete non si può mentire o dare informazioni di parte e mantenere nel tempo sia l'audience che l'attenzione. L'economia dell'attenzione in rete è basata anche sulla verità.


5 Marzo 2010

Mario Bucchich
Mario Bucchich
   

Citizensourcing


Tutti i post di Roberto Cobianchi
 

I principi innovativi di "creazione interattiva di valore", "co-creazione distribuita" e "collaborazione di massa", che hanno avuto successo nel settore privato, possono ispirare la sfera pubblica?
I cittadini possono contribuire ai compiti tradizionalmente svolti da attori pubblici, in genere impiegati o esterni ingaggiati dalla pubblica amministrazione?
Come si legge nel numero di gennaio 2010 di "The International Journal of Public Participation", aziende come Procter & Gamble, Lego, Adidas e molte altre hanno imparato da tempo a coinvolgere, quasi ad affidare l'innovazione ai loro clienti e ai consumatori dei loro prodotti. Queste aziende hanno riconosciuto che il mercato è una fonte di valore per il business: ogni volta che un cliente contribuisce con una nuova idea, l'azienda aumenta il suo patrimonio intellettuale e, di conseguenza, il suo valore di mercato. In questo modo lo "spazio delle soluzioni" non è ristretto al patrimonio di conoscenze dell'azienda, ma si allarga fino a comprendere il mondo intero: nuove idee, nuovi processi, nuove tecnologie, nuovi utilizzi delle stesse tecnologie. I prodotti e i servizi evolvono nella direzione richiesta dal mercato, dalle persone che usano quei prodotti e quei servizi.
Tapscott e Williams nel loro libro "Wikinomics" hanno denominato "ideagora" quelle piattaforme che servono allo a costruire innovazione in modo collaborativo: la più famosa è InnoCentive.
Ricerche e studi accademici su questa forma di Innovazione Democratica mostrano che esiste un grande potenziale nel settore pubblico. In questo contesto, "Citizensourcing" (termine proposto da Lukensmeyer e Torres) descrive la progettazione e la configurazione di un nuovo rapporto tra il governo e i cittadini, basato su una serie di pratiche e principi applicati nel settore privato. Citizensourcing è quindi l'atto di esternalizzare un compito tradizionalmente svolto da un attore pubblico e "consegnarlo" a un gruppo di persone indefinito e in genere molto ampio.
Questo concetto di "Open Government" apre a nuove modalità di creazione di valore pubblico e di coinvolgimento dei cittadini (anche non esperti dello specifico settore) nei processi di governo. Sorgono però due questioni:

  1. come impiegare le sollecitazioni, le informazioni, il volàno di idee generato dalla community nella gestione della "cosa pubblica" e nella soluzione delle problematiche gestionali e amministrative?
  2. come ingaggiare sistematicamente i cittadini?

Forse non esiste ancora uno schema concettuale che risponda a questi quesiti. Certo è che esistono esperienze di rilievo:

Raccolta di feedback e idee


Coinvolgimento nei processi amministrativi e gestionali

Democrazia Collaborativa

E per finire, il 3 marzo è iniziato un gioco di simulazione che ha lo scopo di indagare su possibili soluzioni a eventi catastrofici che potrebbero colpire la Terra e la popolazione mondiale, come (tanto per iniziare) l'ipotesi di una grande carestia in Giappone: il tutto su EVOKE.

3 Marzo 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

I teenager e Internet


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Le modalità di utilizzo di Internet dipendono dalle fasce di età, questo è testimoniato da un recente studio della società Pew Internet dal titolo "Social Media e Mobile Use" le percentuali di uso della rete sono da sempre molto diverse tra le diverse fasce di età, in particolare il 93% delle persone fino ai 29 anni statunitensi utilizzano la rete regolarmente, questa percentuale diminuisce aumentando l'età fino a arrivare al 38% per le persone sopra i 65 anni, è importante notare che nonostante la concentrazione di uso della rete sia prevalentemente nelle fasce giovani, anche le cosiddette persone anziane sopra i 65 anni, negli ultimi 10 anni hanno raddoppiato l'utilizzo della rete.
I teenager comunicano attraverso i blog, molto meno rispetto al passato, nel 2006 erano il 28% e oggi sono soltanto 14%, si stanno praticamente estinguendo nella cosiddetta "blogosfera", i giovani si sono spostati in massa verso i social network e i blog personali che venivano utilizzati all'inizio della loro comparsa in rete, soprattutto per interagire con amici e conoscenti, stanno scomparendo.
Il 73% dei giovani considera i social network il principale strumento di comunicazione on line contro il 65% del 2006, sopra i 30 anni però questo gradimento crolla e va al 40%, sopra i 30 anni il network più usato è comunque facebook esattamente come per giovani e seguono poi Mypace e LinkedIn, è interessante che chi è presente su un social network lo è sempre più frequentemente anche su altri social network, quindi con diversi profili in più social network .
Cosa succede per i teenager rispetto alla rete? Stanno cambiando il loro comportamento in funzione dei nuovi strumenti che gli vengono offerti, in particolare i social network. Dal 2006 i teenager inviano sempre meno mail a gruppi di persone che sono scese dal 61 al 50%, commentano sempre meno nei blog, la percentuale è scesa dal 76 al 52% e inviano sempre meno mail private con un crollo dall'82 al 66%, sono invece in aumento per i teenager l'invio di instant message che sono passati al 58% e i commenti sulle apposite aree di social network dette comunemente wall che sono arrivati fino all'86%, quindi i giovani stanno abbandonando la cosiddetta blogosfera per la proposizione di commenti e l'inserimento dei propri post e stanno migrando verso i cosiddetti social network, Facebook in particolare.
Gli adulti invece sono in controtendenza, in quanto commentano più di prima nel blog, sono passati da una media del 22% del 2007, al 26% dello scorso anno.
Quello che vale per i blog e vale per i social network, quindi questa frattura tra giovani e adulti, vale anche per Twitter che è lo strumento dei microblogging che consente di ricevere brevi messaggi in tempo reale, una volta che questi vengono pubblicati in una certa area. La percentuale di utenti è anche qui sbilanciata verso i teenager pur senza le percentuali del social network. Il 37% dei ragazzi infatti twitta, (cinguetta in italiano) contro solo il 22% di chi ha più di 30 anni. I social network permettono una comunicazione veloce con un gruppo di persone conosciute, la scrittura di un post o di un commento in un blog richiede invece tempo e attenzione. Un messaggio su Facebook è immediato, i teenager vogliono leggere e scrivere in pochi secondi e non in minuti.
Usano i social network come spazi di comunicazione, ma soprattutto come spazi di relazione, Internet è per loro un fast food della comunicazione, il futuro di Internet è il mobile e oggi il mobile Internet è utilizzato in prevalenza dai teenager e anche dai cosiddetti giovani - adulti, quindi fino ai 29 anni per l'81%, contro il 57% medio delle età maggiori e il mobile è dimostrato, dove è molto diffuso come in Giappone, trascina l'utilizzo dei social network .
La velocità di accesso e di consumo dei contenuti della rete, è quindi il dato più importante che emerge nel comportamento dei teenager rispetto alle fasce superiori di età, in questo quindi si sta manifestando una frattura, un divide, esattamente come il digital divide per cui in alcuni Stati Internet è diffuso e in altri non ancora o non sufficientemente come in Italia, questo è un altro tipo di divide, è un divide che opera nell'ambito degli spazi della rete e che separa il comportamento, l'accesso, la fruizione dei contenuti in funzione dell'età, in questo Internet tende ad assomigliare sempre più alla realtà.

24 Febbraio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

Il mobile nel 2012


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

Le applicazioni di mobile Internet stanno sempre più acquisendo una dimensione da un punto di vista del mercato importante, si presume che entro 5, 10 anni soppianteranno dal punto di vista dei volumi attuali di business l'attuale mercato di Internet in termini quindi di maggiori dimensioni.
Il mobile ha avuto molte valutazioni da parte di società del settore, una recente è quella di Gartner che ha fatto una valutazione sulle prime 10 aree d'interesse del mobile nei prossimi anni, da qui al 2012, la prima area in termini d'interesse è la cosiddetta money transfer, quindi la possibilità di trasferire, attraverso un device mobile, qualunque somma di denaro a terzi, la seconda sono le applicazioni basate sulla nostra posizione fisica che sono dette Lbs (location based services) che avranno una diffusione esponenziale.
Gartner prevede una crescita della base utenti attuale che è di 96 milioni del 2009, a 526 milioni del 2012, le applicazioni legate alla nostra posizione, vengono oggi associate al social network per condividere la nostra posizione con quella di amici o di conoscenti, esistono applicazioni già popolari come Loopt e Foursquare che danno questa possibilità.
La terza è la ricerca, quindi motori di ricerca in funzione della fruizione mobile che potrebbe far emergere nuovi player, oltre a quelli attuali quindi Google e Yahoo a oggi è solo all'inizio, con esempi come Taptu che è utilizzato per la sua velocità e per la condivisione immediata dei risultati con i social network. Vi sono poi i browser per la navigazione mobile che saranno browser circa diversi da quelli attuali, per esempio Chrome è un browser comunemente utilizzato, mentre nel mobile già oggi si usa un browser su l'Iphone chiamato Safari, i browser quindi saranno sempre più sviluppati ad hoc per il mobile e si presume che nel 2012 l'80 % dei device mobili avranno al loro interno un browser mobile, quindi disegnato appositamente.
Vi sono poi come scenari futuri la possibilità di monitorare aspetti legati alla salute a distanza, in particolare in aree lontane da località abitate oppure per popolazioni anziane che hanno difficoltà a spostarsi, quindi a raggiungere luoghi in cui possono essere assistiti. Queste applicazioni avranno una larga diffusione in ambito soprattutto ospedaliero e ridurranno, drasticamente le spese legate all'assistenza sanitaria. Vi sono poi le nuove applicazioni legate al pagamento della mobilità, può essere considerata quest'area di applicazione un'area che sostituirà le carte di credito attuali e altre modalità di pagamento anche più primitive.
La settima infine è l'utilizzo della tecnologia cosiddetta Nfc, che sta per Near Field Communication, quindi la possibilità di avvicinare il nostro Iphone, il nostro device mobile a un altro oggetto intelligente e trasferire informazioni da uno all'altro, alla distanza oggi normalmente di 10 centimetri. Questo consente quindi di avvicinarsi a chioschi elettronici, acquisire giochi, prenotazioni presso un teatro o un cinema e registrarsi, acquisire anche biglietti di viaggio per aerei o per treni, è interessante che all'interno di questa tecnologia Nfc, c'è già una sperimentazione che partirà ben presto a Milano per la bigliettazione elettronica nell'ambito dei biglietti dell'autobus e della metropolitana.
La pubblicità on line crescerà e sarà uno dei segmenti più importanti dal punto di vista economico ed è l'ottava area considerata da Gartner, in questo caso i numeri sono molto rilevanti, si pensa di arrivare nel 2012 alla cifra di 7,5 miliardi di dollari, considerando che oggi siamo a poco più di 600/700 milioni di dollari.
Infine un'altra area considerata da Gartner è quella della musica on line, quindi di acquisire musica in movimento da fonti diverse, sia in termini di download sia in termini di ascolto. Sandy Shen che è una delle autrici di questo rapporto di Gartner, ha introdotto un concetto nuovo, quello di ecosistema, quindi la possibilità di creare delle applicazioni mobile in funzione del contesto in cui l'utente si trova in un determinato momento, in questo contesto oggi si suppone che il numero di applicazioni saranno limitate e diventeranno quindi delle vere e proprie killer application e saranno legate tra loro nell'utilizzo, si presume che il numero massimo in un determinato contesto quindi ecosistema di applicazione in mobile, sia limitato, secondo Sandy Shen, non superiore a cinque.

18 Febbraio 2010

Trasmissione settimanale di Gianroberto Casaleggio, in onda su ClassLife
   

La Rete intorno a noi


Tutti i post di Gianroberto Casaleggio
 

La realtà aumentata, quindi la realtà arricchita da componenti create con i computer e da anni ormai disponibile in rete, quindi accessibile con l'Iphone o con Android o con altri device mobili, ha ogni anno i suoi oscar.
L'ultimo è stato rilasciato nel dicembre 2009 ed è attribuito dalla Società Augmented Planet, in particolare le migliori applicazioni sono state premiate per la navigabilità all'interno delle città, c'è per esempio tutta una classe di applicazioni che consentono, in funzione della destinazione di sapere nelle principali città del mondo, qual è la più vicina stazione del metrò e il tempo di percorrenza, la società in questione chiama Acrossair, è stato poi premiato il miglior browser, in questo caso però è un navigatore della realtà, non un navigatore della rete e questo browser si chiama Wikitude, ci consente di conoscere la realtà mentre la percorriamo, poi è stato premiato anche un video come miglior demo della realtà aumentata che si chiama "We are Autobots".
Oggi parlerò di Wikitude, è stato premiato come miglior navigatore della realtà ed è disponibile su device mobili che posseggono una bussola, quindi che possono essere orientati mentre noi guardiamo attraverso questi device la realtà circostante. In particolare l'applicazione Wikitude è utilizzabile con l'Iphone di Apple e Android di Google. Wikitude fornisce informazioni sulla realtà circostante attraverso lo schermo del device e i dati sono inseriti continuamente da chiunque faccia parte della comunità di Wikitude, che si chiama Wikitude.me, noi ci troviamo in questo momento nei giardini pubblici di Milano e quindi potremmo avere dei giardini pubblici di Milano tutte le informazioni che sono state inserite da altri prima di noi che si sono trovati in questo luogo.
Wikitude opera con lo stesso principio di creazione dell'informazione user generated content in cui tutti coloro che accedono alle informazioni possono inserire altre informazioni e che ha avuto il più grande successo fino a oggi nella costruzione dell'enciclopedia on line Wikipedia, con la diffusione del mobile Internet e di strumenti come Wikitude, in teoria ogni luogo del pianeta sarà indicizzato con informazioni aggiornate in tempo reale.
In Italia è ancora poco diffusa, ma sostanzialmente per un solo motivo, quello della scarsa diffusione degli Iphone 3gs e di Android.
Il mobile internet permette, rispetto al passato, di inserire informazioni in rete in funzione dell'intera posizione, quindi ogni nostra foto, video in un certo luogo, diventa parte del cosiddetto geotagging, quindi della mappatura dell'ambiente e più in generale del mondo.
Il social media Flickr che permette di condividere le fotografie in rete, ad esempio è ormai in grado di definire con precisione il confine degli Stati solo con le immagini scattate dai suoi utenti, come si può osservare in questa ricostruzione del Texas, la nuova versione di Wikitude 4 è disponibile da poche settimane con una nuova interfaccia utente molto semplice e funzione di ricerca di tutti i contenuti creati all'interno di Wikitude con dei motori molto potenti.
Wikitude mette anche a disposizione delle API, quindi delle interfacce che consentono ad altre applicazioni di integrarsi con l'applicazione Wikitude, quindi ci sono applicazioni che operano già nel contesto più ampio dell'ambiente e possono essere integrate, ne cito una che è una delle più popolari che si chiama GeoBeagle, una caccia al tesoro che si svolge in tutto il mondo e permette di rintracciare oggetti nascosti attraverso un Iphone o Android. Wikitude naviga la realtà e ci consente di conoscerla e non solo di vederla, quindi ogni oggetto, ogni palazzo, ogni museo, ogni evento che è nascosto nella realtà perché noi ne vediamo soltanto la superficie, può essere visto e conosciuto soprattutto attraverso strumenti come Wikitude.

10 Febbraio 2010