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Senior Consultant. Laureato in Matematica, si è occupato di Sistemi Qualità, di Sistemi di Gestione della Privacy, di Sicurezza Informatica e di BPR.
È Valutatore di Sistemi Qualita', Assessor EFQM e membro di CM Professionals.
Attualmente si occupa della progettazione organizzativa integrata all'utilizzo strategico delle nuove tecnologie ed in particolare nella progettazione ed avvio di intranet aziendali e sistemi di gestione dei contenuti.
Sono disponibili gli atti del convegno "E-commerce in Italia 2011" e la ricerca sui trend in atto nell'e-commerce, sull'andamento economico suddiviso per settori, del ruolo del marketing, delle infrastrutture adottate, delle nuove modalità di utilizzo dei Social Media e dei sistemi mobile.
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La Rivoluzione del Business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali.
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La nostra visione del futuro della politica descritto attraverso un video.
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Il social network dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa.
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Mario Bucchich ![]() | ||
La geolocalizzazione tra passato e futuro | ||
| Usando servizi di geolocalizzazione, siamo abituati a considerare il check-in come un atto che appartiene al Tempo Presente: entrato in un bar, il check-in è la dichiarazione digitale esplicita della mia presenza in quel luogo. Ma cosa accade se il check-in viene "trasportato" nel Tempo Futuro o "ripescato" dal Tempo Passato? Come possiamo relazionarci con la previsione o con la storia dei nostri check-in? E soprattutto, cosa ce ne facciamo? In generale siamo più abituati a osservare tutta la nostra attività sui social network dal punto di vista dell'"adesso": lo status update serve a dichiarare cosa stiamo facendo ora, condividendo ora, pensando ora. Scorrere gli aggiornamenti passati, invece, è come leggere il proprio diario di appunti, arricchito di tutte le interazioni dei nostri amici e follower. La geolocalizzazione aggiunge la dimensione del passato. Un certo Daniel Giovanni ha creato una web application 4SquareAnd7YearsAgo che utilizza le API di Foursquare per "ripescare" dal passato la storia dei check-in: è come sfogliare l'agenda dell'anno passato e guardare giorno per giorno luoghi e appuntamenti. Si entra in una dimensione che viene anche denominata Memory Engineering dai contorni strani, se immaginiamo che dalla immensa successione di check-in di milioni di utenti potremmo indagare su come cambiano nel tempo le abitudini e prevedere le tendenze future. Tanto più interessante se pensiamo che sono comportamenti "geolocalizzati", legati cioè a uno spazio fisico ben preciso. E il check-in nel Futuro? Da un certo punto di vista non è nulla di diverso dal programmare il prossimo viaggio, come accade su Tripit.com o sul Dopplr.com. Esiste un'applicazione, Forecast, che consente a chi si registra di segnalare i luoghi che visiterà nelle successive 24-36 ore. In questo modo, la persona offre ai propri amici un'informazione aggiuntiva che può essere usata per programmare appuntamenti, anche solo un aperitivo a fine giornata. Ma il giorno in cui il numero degli utenti di questo servizio o di servizi analoghi crescerà, si avrebbe a disposizione una banca dati enorme e molto interessante: se potessimo accedervi, potremmo sapere dove milioni di utenti prevedono di essere nelle 24 ore successive. Il tempo si dilata e con esso il significato delle nostre azioni: i check-in fatti ci raccontano dove eravamo e come siamo cambiati nel corso del tempo, i check-in programmati dicono dove andremo e danno informazioni a chi potrebbe trarne un beneficio. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
La Politica geolocalizzata | ||
| La Casa Bianca è entrata su Foursquare a metà
agosto. Da questa parte dell'oceano, il Primo Ministro
Cameron ha adottato su Foursquare una strategia più
semplice, come a dire: "non sappiamo ancora cosa fare, quindi vi
raccontiamo curiosità sul Numero 10 di Downing
Street". E' una strategia anche questa. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
La crescita di Foursquare | ||
| All'inizio di agosto Foursquare ha semplificato il processo di creazione delle Brand Page: non più un form da compilare e tre-sei settimane di attesa, ma una procedura on-line self-service.
Ultimo dato sintetico, forse scontato, è che il settore che più sta sfruttando Foursquare è il Turismo. In tutti gli altri settori, dalle compagnie telefoniche agli eventi, dall'informazione all'abbigliamento, siamo più o meno alle prime timide sperimentazioni. Confidiamo che la recente pubblicazione di Use Cases e Case Studies sul sito di Foursquare aiuti i Brand nostrani a individuare e definire una loro strategia di presenza. | |
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Foursquare come Facebook? | ||
| La competizione tra i grandi player del social networking per accaparrarsi l'attenzione e il tempo degli utenti e delle aziende è sempre più accesa. A un rilascio dell'uno fa seguito un annuncio dell'altro e spesso si osservano azioni così sincronizzate da apparire concertate. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Foursquare: Il marketing delle persone | ||
| Il 14 marzo di quest'anno Foursquare ha annunciato sul suo blog la Venue Harmonization Map nell'ambito del "Venue Project" . | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Conversazioni su Enterprise 2.0 | ||
| Nelle ultime settimane ho potuto scambiare alcune considerazioni sul tema Enterprise 2.0 con Luis Suarez, Enterprise 2.0 Evangelist in IBM e noto per aver lanciato tre anni fa un personale programma di riduzione delle mail, e Bertrand Duperrin, membro della AIIM expert blog community oltre che Enterprise 2.0 Consultant presso Next Modernity. Le conversazioni erano propedeutiche al Social Business Forum 2011 che si terrà il prossimo 8 giugno a Milano e al quale parteciperò come speaker a un panel su questi temi. Gli argomenti emersi sono molti ed è impossibile sintetizzarli in poche righe; a parte però le osservazioni oramai assodate sul tema Enterprise 2.0, vi sono alcuni aspetti del percorso che porta imprese che hanno un'impostazione del lavoro tradizionale ad adottare logiche collaborative, su cui vale la pena soffermarsi. La prima considerazione riguarda le giovani generazioni e la spinta verso il cambiamento. Si è soliti affermare che l'ingresso delle giovani generazioni in azienda porterà con se una esigenza di nuovi metodi, nuove relazioni e nuovi strumenti che le aziende non potranno continuare ad ignorare. I giovani della GenY e i Millennials, abituati alle logiche orizzontali del web 2.0 sia in termini di modelli relazionali che di strumenti saranno sempre meno disposti a: non poter usare i Social Network nel luogo di lavoro, dover utilizzare sistemi applicativi che non hanno la semplicità d'uso e l'usabilità degli strumenti del web2.0, dover sottostare a regole organizzative spesso opposte alla condivisione, collaborazione e trasparenza. Questa spinta, si dice, porterà le imprese a doversi adeguare e a farlo in tempi rapidi, pena la perdita delle giovani risorse. Duperrin è parzialmente d'accordo con questa visione: una volta inseriti in un contesto organizzativo che ha le sue regole, le giovani leve finiscono per accettarlo e per smorzare la spinta propulsiva verso le novità. Ciò è dovuto a due fattori: la loro mancanza di esperienza rende difficile il trasferimento della "novità" nelle pratiche quotidiane del lavoro, l'immersione nel contesto organizzativo li porta piano piano a conformarsi alle sue regole e consuetudini. Con il tempo l'entusiasmo dell'innovazione tende a smorzarsi in favore del mantenimento dello statu quo. Quindi anziché puntare o confidare su una specifica generazione è più sensato creare le condizioni affinché ogni nuova generazione che entra in azienda possa collaborare con le precedenti per migliorare le cose. Occorre passare da un approccio mono-generazionale a uno cross-generazionale. La seconda considerazione riguarda il fatto che nonostante se ne parli da tempo e nonostante negli ultimi 10 anni siano emerse molte tecnologie e strumenti abilitanti, basti pensare al blog, al wiki e al microblogging, la mail la fa ancora da padrona nella gran parte delle comunicazioni che avvengono in azienda e tra l'azienda e i propri fornitori, partner, clienti. Osserviamo questo fenomeno anche nella sfera personale: "Ti mando una mail" al posto di "Ti mando un DM". L'activity streaming sarà il nostro futuro, o almeno sarà parte rilevante del nostro futuro: un flusso continuo di aggiornamenti che ci tiene informati su ciò che ci interessa o ci può interessare. La strada però è ancora lunga perché, come accade sempre, l'ostacolo non è tecnologico, ma culturale: sappiamo aggregare flussi, ma non sappiamo filtrare le informazioni, renderle usabili e "actionable". | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Dare To Share | ||
| SocialCast è una piattaforma online di Enterprise Lifestreaming. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Foursquare come la Stele di Rosetta | ||
| La Stele di Rosetta fornì la chiave per l'interpretazione dei geroglifici egiziani. Era il 1822 quando un francese scoprì che i tre testi scolpiti nella lastra di basalto erano in realtà lo stesso contenuto scritto in greco, geroglifico e demotico. E poiché il greco era lingua nota, si poté interpretare le altre due lingue. Ora Foursquare ha lanciato il Venue Project, un ambizioso progetto che ha lo scopo di unificare il database delle Venue tra più servizi. Oggi chiunque abbia un servizio che si basa sulla localizzazione di venue ha il suo proprio database, in cui ciascuna venue ha un suo identificativo. Questi database, come è ovvio, non si parlano e non utilizzano lo stesso codice per identificare la medesima venue. E' come se ogni esercizio commerciale avesse più numeri di telefonia fissa in funzione dell'elenco telefonico dal quale è censito: una giungla. E' una situazione abbastanza tipica, alla quale siamo abituati; pensiamo ad esempio a tutti i servizi online di raccomandazione, a tutte le directory di esercizi commerciali di tutti i generi, a tutti i portali di booking o di semplice promozione: in ogni ambiente ciascuna venue ha un codice identificativo differente, che spesso non è noto al navigatore (anche perché, tutto sommato, non gli interessa). Obiettivo della Venue Harmonization Map di Foursquare è la connessione tra database diversi mediante la transcodifica del codice venue; il risultato è, ad esempio, facilitare la creazione di mashup tra servizi differenti. Già oggi le API di Foursquare consentono di cercare venue sul database di Foursquare utilizzando il codice o la URL di provenienza da The New York Times, New York Magazine, Thrillist e MenuPages (). Nulla più di un semplice cross reference, ma un passo verso uno scenario sfidante: una piattaforma utile agli utenti di qualunque applicazione che sia di aiuto a condividere esperienze nel mondo reale attraverso il più completo database di venue del mondo. Di certo oggi Foursquare deve lavorare molto anche sul piano della "qualità" delle venue censite nei suoi archivi: a questo scopo ha coinvolto utenti in tutto il mondo conferendo loro la qualifica di SuperUser e assegnando la "responsabilità" di gestire le segnalazioni degli utenti relative a venue chiuse, duplicate o fake. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Smarter Work | ||
| "Nel 2011 il social networking sarà più diffuso della collaborazione face-to-face".Nonostante i progressi delle tecnologie di internet, questa affermazione per la gran parte dei cosiddetti knowledge-worker non si è ancora avverata. Anche nelle imprese piccole, in quelle più avanzate sia tecnologicamente che culturalmente (nel senso di cultura della collaborazione), il lavoro collaborativo svolto con il supporto di strumenti online è spesso occasionale. Accade in contesti e situazioni specifiche, ma non permea il tessuto organizzativo e operativo dell'organizzazione. Nelle imprese si discute delle questioni nelle riunioni. Da questo nascono due fenomeni: il primo, la richiesta continua di poter disporre in Intranet dell'agenda condivisa; il secondo, tante, troppe persone passano le giornate lavorative saltando da una riunione all'altra. L'inefficienza dei processi genera perdite di produttività consistenti: workflow poco chiari, responsabilità non ben definite, metodi e standard incompleti, duplicazione di attività, rilavorazioni. Serve un salto di qualità; non serve lavorare di più, occorre lavorare in modo più intelligente, che significa migliore, più veloce, più semplice, più scorrevole. Le tecnologie per sostenere questo passaggio esistono, oramai da tempo; e ogni giorno si evolvono aggiungendo funzioni, usabilità, scalabilità e flessibilità. SmarterWork è la rappresentazione di come la tecnologia può favorire e stimolare modalità più efficaci di fare lo stesso lavoro. La tecnologia esiste: Box.net per la condivisione e la collaborazione sui documenti dentro e fuori l'organizzazione; Webex Web Office come digital workplace; Jaconda, Skype, Webex e Jajah per la comunicazione, testo o video; Teamlab per il project management; Workbooks e PipelineDeals per il CRM; Zoho Support per l'HelpDesk. Tanto per citarne alcuni. Il punto è: noi, siamo pronti? I nostri collaboratori, interni ed esterni, sono pronti a entrare nel merito delle questioni, anche se non sono "pressati" dal doverne parlare in riunione? I nostri fornitori sono pronti a entrare in un paradigma collaborativo evoluto? Per iniziare occorre non spaventarsi davanti a interfacce utente in lingua inglese - e già questo, purtroppo, è troppo spesso un ostacolo. | |
photo by lumaxart on Flickr ![]() | ||
Intranet Design Annual 2011 | ||
| Il rapporto annuale di Nielsen Norman Group premia le migliori intranet di aziende di tutti i paesi del mondo, di ogni settore di attività, dalle grandi multinazionali alle piccole aziende di poche centinaia di dipendenti, dalle imprese private alle aziende pubbliche sino alle organizzazioni non governative. • AMP Limited, Wealth management (Australia) Il dato saliente di questa edizione è una "rinnovata giovinezza" del Knowledge Management grazie all'adozione di strumenti e accorgimenti funzionali tipici del Web. Per la prima volta "l'adozione del web 2.0" nell'Intranet è uscita dagli schemi soliti del "livello di adozione dei blog/wiki RSS" tipici dell'Intranet 2.0, o Social Intranet come la si voglia chiamare, per entrare in una dimensione più operativa e concreta. Nei casi presentati quest'anno si evidenziano soluzioni interessanti in questi ambiti:
Il New Web avanza, ogni giorno con nuove soluzioni. Sembra che l'Intranet non stia a guardare! | |
Casaleggio Associati ![]() | ||
Social media nella Sanità | ||
| Il 34% dei consumatori americani utilizza i social media per cercare informazioni sulla salute: diventa essenziale per gli operatori sanitari ripensare il mix di strumenti marketing includendovi i social media. Ma come si può sfruttare la rete sociale in questo campo? Eccone cinque esempi: INTERVENTI IN DIRETTA - Lo scorso febbraio, l'Henry Ford Hospital fu uno dei primi ospedali a raccontare un intervento chirurgico in diretta Twitter: medici, studenti di Medicina e altro personale seguirono i tweets sull'intervento di rimozione di un tumore maligno e parteciparono all'evento attraverso i re-tweet (la pratica di rilanciare un tweet) e commentando ciò che stava avvenendo. FORMAZIONE DEL PERSONALE - Lee Aase, responsabile per i Social Media alla Mayo Clinic ha integrato i media sociali in una recente sessione di formazione per l'American Heart Association. Nel corso della presentazione, Aase ha chiesto ai partecipanti di contribuire alla discussione attraverso Twitter con l'uso dell'hashtag #AHAchat. Quali vantaggi? Ha fornito ai tirocinanti a costo zero un luogo in cui porre domande e ricevere risposte rapidamente; ai formatori un modo per ricevere feedback dai tirocinanti e per valutare il livello di comprensione degli argomenti in questione. RAPPORTO CON I MEDIA - Nell'aprile del 2009 Aurora Health Care raccontò su Twitter un'operazione al ginocchio e ricevette notevole attenzione dai media nazionali e locali e da varie pubblicazioni di settore. Anche i giornalisti usano (e useranno) sempre di più le reti sociali per raccogliere informazioni: ha senso allora sfruttare questi canali per raccontare e per condividere storie di successo, risultati di ricerca medica o di altri eventi significativi. COMUNICARE IN TEMPO DI CRISI - In caso di catastrofe - che si tratti di un diluvio, un terremoto o un attentato terroristico - gli ospedali e gli operatori sanitari sono al centro di tutto. Possono sfruttare le reti sociali dei media per fornire aggiornamenti in tempo reale, sia per coloro che sono direttamente colpiti dalla crisi e per quelli che seguono gli avvenimenti da lontano. Non occorre andare indietro nel tempo, bastava seguire l'Emergenza Haiti su Twitter: a sei giorni dal terremoto si susseguivano aggiornamenti al ritmo di 100-150 tweets al minuto, tra cui, ad esempio, questo della Croce Rossa Americana: "a man from ADP is here at #angelstadium fundraiser. his company is matching 100% of #haiti donations! great job everyone!" (Sun 17 Jan 18:48 via mobile web). FORNIRE ACCURATE INFORMAZIONI PER I PAZIENTI - La maggior parte dei pazienti ricerca informazioni on-line prima o dopo una visita medica (guarda il video della HealthCare New Media Marketing Conference). La quantità di informazioni sanitarie non accurate disponibili sul web rappresenta un grave rischio per i pazienti. Integrando i media sociali nel marketing mix, le organizzazioni e gli operatori sanitari possono condividere informazioni corrette e tempestive per quanto riguarda i sintomi, le malattie, i farmaci, le cure e molto altro ancora. I media sociali rappresentano un'enorme opportunità per ottenere la copertura mediatica necessaria, per attirare nuovi pazienti e nuovo personale e per porsi all'avanguardia sul piano della relazione con i cittadini e la società in genere. Per usarli occorre capacità di visione, capacità di rischio, volontà di andare oltre gli schemi soliti. | |
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La geolocalizzazione che sta cambiando il mondo | ||
| Ci siamo abituati per anni a pensare e ad agire in termini globali; con la nascita e la diffusione di internet i clienti della nostra attività ecommerce si trovano oggi ad un solo click dalla nostra vetrina digitale pur vivendo dall'altra parte del mondo; i social media hanno enfatizzato questo fenomeno dando a tutti il potere di contribuire alla conversazione globale mediante blog post, status update, condivisione di video, foto, link e slide e di incidere sulle opinioni. La banda larga mobile porta internet a tutte le persone dotate di smartphone e i Location Based Services (LBS) usano questi due elementi come opportunità per riportarci a una dimensione locale; social network e applicazioni per smartphone che sfruttano la tecnologia GPS dei dispositivi mobili stanno cambiando il modo con cui navighiamo e interagiamo. Per iniziare, Foursquare insieme a Gowalla e altri servizi, come detto, connettono le persone ai luoghi fisici in un modo nuovo, forse mai sperimentato prima. L'esplosione di questi mesi è stata favorita dal fatto che le persone amano ricevere "doni" e riconoscimenti: i badge, i punti, le mayorship di Foursquare come pure gli "oggetti" di Gowalla rispondono a questa predisposizione naturale. Il prossimo passo sarà far sì che i suggerimenti abbiano maggiore significato di quanto non avvenga oggi.
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Mario Bucchich ![]() | ||
Business is social? | ||
| Più un'impresa sviluppa e coltiva le sue caratteristiche "social", più ha opportunità di successo nel proprio business. Su questa affermazione si potrebbe discutere all'infinito senza mai venirne a capo. Ma se assumiamo che sia vera, quali implicazioni possono derivare? Se definiamo un indice "di socialità" e lo misuriamo in qualche modo, potremmo ottenere una indicazione sulla probabilità di successo di un'impresa. Interessante ma, alla prova dei fatti, forse un po' azzardato: cosa potrebbe accadere se da queste "misurazioni" discendessero valutazioni sulla solidità nel futuro di un'impresa, sul valore per gli investitori, e così via? È uno scenario tra il fantascientifico e l'apocalittico. Qualcuno che lo ha fatto però c'è stato. Il NetProspex Social Index misura l'attività sui 9 principali social network (Facebook, Linkedin, Twitter, MySpace, Friendster, Flickr, LiveJournal, hi5 e Flixster) e si basa sul numero medio di amici o connessioni e il numero medio di tweets, follower e following per utente. La ricerca ha esaminato l'utilizzo della rete sociale da parte di circa 100.000 dipendenti di queste aziende, i dati raccolti sono stati "frullati" con l'algoritmo che è alla base dell'indicatore e il risultato è il valore attuale dell'indice NPSI. Questi i primi 10 nomi della "Social 50 Ranking", l'elenco delle TOP 50 ordinate in senso decrescente del valore NPSI (riportato tra parentesi):
Fanalini di coda, General Electric e IBM a pari merito al 49° posto con un valore NPSI pari a 67 e Coca-Cola al 50° posto con un valore NSI di 65. E' come affermare che le caratteristiche "sociali" di un'impresa dipendono dal numero di dipendenti presenti su LinkedIn e dal numero medio di connessioni che questi hanno. Se pensiamo che su LinkedIn esistono gruppi con l'unico obiettivo di creare connessioni tra i profili, senza alcun riguardo per la qualità della connessione (ad esempio, conosco la persona, ho un rapporto di lavoro o di amicizia con lei, o quantomeno le ho scritto almeno una mail oltre a quella di richiesta di contatto), la solidità dell'indice appare un po' compromessa. Se in più consideriamo che spesso, almeno il Italia, le persone iniziano a curare il profilo LinkedIn quando si mettono alla ricerca di un nuovo impiego, allora, forse, essere il primo nella TOP 50 NPSI non è un indicatore di cui andare fieri! | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Social Intranet | ||
| L'avvento del web 2.0 e l'esplosione dei social media hanno investito anche le intranet; da circa un paio d'anni si parla di intranet 2.0 e, più recentemente, anche di social intranet.
Non si fa riferimento esplicito alle logiche "organizzative" o "di relazione" che il web 2.0 ha stimolato, favorito o anche solo rese possibili. | |
"Teorie" da intranetlife's photostream on Flickr ![]() | ||
Foursquare e il no profit | ||
| Come le organizzazioni no profit possono utilizzare servizi legati alla geolocalizzazione? Gli ambiti di utilizzo rientrano solo nella brand awareness oppure ci sono spazi anche per il fundraising? Quanto è semplice o complesso organizzare e gestire una campagna di fundraising sfruttando i servizi di geolocalizzazione? Foursquare ha catalizzato l'attenzione di molti durante il SXSW 2010, lanciando un'iniziativa denominata check-in for charity con partner come Microsoft e PayPal. Oggetto della campagna: per ogni check-in in Austin o con l'hashtag #sxswHaiti su Twitter, Microsoft e PayPal hanno donato 0,25 dollari a Save The Children Haiti. Risultati della campagna durante la manifestazione: 135.000 check-in, 2.400 tweets, 15.000 dollari donati in meno di 48 ore. Secondo Joe Waters, editor di Selfish Giving e Director Cause & Event Marketing presso il Boston Medical Center, Foursquare riveste un alto potenziale per il cause marketing (definizione intraducibile in italiano, ma il cui significato si impone senza necessità di spiegazioni). Una prima opportunità è in ambito branding: l'elemento di geolocalizzazione di Foursquare, unito alla possibilità di "sharing" o condivisione su Facebook e Twitter, è un'occasione ghiotta per fare marketing quotidiano a costo nullo. E' sufficiente il check-in nei locali dell'organizzazione no profit, un breve messaggio interessante su una specifica campagna in corso oppure un suggerimento collegato alle attività dell'organizzazione, lo sharing su Facebook e su Twitter. In questo modo i contatti su Foursquare sono informati in tempo reale, quelli su Facebook e Twitter pure e, in più, quegli stessi contatti possono condividere il messaggio con la propria rete di amici. Se poi invece di una persona sola sono coinvolti più membri dell'organizzazione, allora la potenza di fuoco può essere notevole. Una seconda opportunità è nel fundraising: ovvero coinvolgere un partner disponibile a effettuare una donazione per ogni check-in convalidato nei suoi locali, sul modello dell'iniziativa lanciata da Foursquare, Microsoft e PayPal. In questo caso il partner ha un guadagno in termini di visibilità del marchio, e l'organizzazione no profit riceve una donazione proporzionale al numero di persone che aderiscono all'iniziativa. Una terza opportunità si può chiamare shopping fundraising: alla configurazione semplice di cui sopra si può aggiungere l'elemento dell'acquisto. Prendiamo una catena di ristoranti o di distributori di benzina o di librerie che siano disponibili, in un periodo di tempo identificato, a offrire uno sconto del 10% ai propri clienti. Situazioni come queste non sono infrequenti, ma supponiamo che la catena partner sia anche disponibile a versare alla no profit un x% del valore degli scontrini convalidati da un check-in. Anche in questo caso la funzionalità di sharing aumenta in modo impressionante il passaparola. Una quarta opportunità risiede nella relazione con i volontari: l'organizzazione no profit crea un proprio account su Foursquare e lo collega alla rete di amici tra i volontari; con la funzione di Shout (invio di brevi messaggi alla rete di amici) può inviare informazioni, aggiornamenti, fare domande e mantenere in generale la relazione. Poiché anche questi messaggi possono essere condivisi su Facebook e Twitter, anche in questo caso si ha la possibilità di generare un passaparola quasi automatico e molto efficace. E cosa pensereste se al momento del check-in in un esercizio commerciale comparisse sul vostro smart phone un messaggio del tipo "xxx ha partecipato alla campagna yyy" dall'account di un'organizzazione no profit? Ciò che è interessante è il costo molto basso di queste iniziative: in pratica occorre "solo" creare le giuste connessioni tra i partner. Poi la rete fa il resto. Qual è il vero ostacolo? Il fatto che Foursquare non ha ancora in Italia una massa critica sufficiente a generare un passaparola efficace. Ma i tempi cambiano, e noi cerchiamo di essere in prima fila. Se vuoi esserlo anche tu, segui in streaming i lavori della Prima Conferenza dei Sindaci di Foursquare del 17 luglio (seguiranno indicazioni!). | |
govfresh.com via Wordle ![]() | ||
Lo scoiattolo del Gov 2.0 | ||
| Richiama uno spot pubblicitario della Vigorsol ma non c'entra nulla. È govfresh - open air government, portale statunitense di informazioni focalizzato su tecnologia, social media e trasparenza nelle attività governative. Spesso citato come il 'TechCrunch del Gov 2.0', è nato nel maggio del 2009 con l'obiettivo di ispirare la collaborazione tra le strutture governative e i cittadini e costruire una democrazia partecipata.
Il fondatore è un certo Luke Fretwell che si definisce un re-branding consultant: aiuta le imprese a ridefinire se stesse e a concentrarsi su iniziative business di successo. Luke non è nuovo a esperienze innovative come questa: in precedenza ha fondato vari siti sull'ecologia e ha ridefinito brand e strategia di Inspire, social network focalizzato su salute e benessere.
Altri suggerimenti di Luke (qui una sua intervista) per celebrare queste persone il 15 giugno sono:
La seconda è che di certo non basterebbe un'iniziativa di questo genere per modificare anche solo di poco la considerazione negativa che ciascuno di noi ha verso la Burocrazia dell'Apparato. Se per esempio a Bologna i Vigili Urbani vi ritirano la patente scaduta e vi dicono di presentarvi alla Motorizzazione Civile dopo una settimana, non fidatevi. La vostra patente è in Questura, in un ufficio non raggiungibile telefonicamente e aperto solo dalle 9.00 alle 10.15: per sapere se hanno la vostra patente dovete andarci di persona. Gov 2.0 Hero: qui, i veri eroi siamo noi. | |
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Foursquare, il Social Network si fa Geo | ||
| Dopo un inizio in sordina e un po' stentato, da ristretto gruppo di early adopter, oggi da più parti si dice che il 2010 è l'anno dei servizi location based e dei geo social network. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Microblogging tra marketing ed enterprise 2.0 | ||
| Il microblogging è da tempo al centro dell'attenzione di molti osservatori, esperti di marketing on-line ed esperti di enterprise 2.0.
Il grafico qui sotto riporta la distribuzione numerica dei messaggi.
In sostanza Twitter viene usato per aggiornamenti di stato e per condividere informazioni e commenti con un pubblico generico; quando però si tratta di porre domande, richiedere aiuto e rispondere a domande e richieste, ci si affida BlueTwit, uno strumento "riservato". | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Citizensourcing | ||
| I principi innovativi di "creazione interattiva di valore", "co-creazione distribuita" e "collaborazione di massa", che hanno avuto successo nel settore privato, possono ispirare la sfera pubblica?
Forse non esiste ancora uno schema concettuale che risponda a questi quesiti. Certo è che esistono esperienze di rilievo: Raccolta di feedback e idee Coinvolgimento nei processi amministrativi e gestionali Democrazia Collaborativa
E per finire, il 3 marzo è iniziato un gioco di simulazione che ha lo scopo di indagare su possibili soluzioni a eventi catastrofici che potrebbero colpire la Terra e la popolazione mondiale, come (tanto per iniziare) l'ipotesi di una grande carestia in Giappone: il tutto su EVOKE. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
"Social Networking in Government": Opportunità e Sfide | ||
| Il 66% delle agenzie governative utilizza strumenti di social networking e il 65% di queste ne usa più di uno. Nel settore pubblico solo il 29% delle organizzazioni ancora non fa uso di strumenti di social networking, mentre nel settore privato la percentuale scende al 15%. • formazione e sviluppo del personale (44%) Le funzionalità maggiormente utilizzate nella rete interna sono gli strumenti per il lavoro di gruppo (32%), i blog (24%), l'instant messaging (21%), i wiki (18%), l'RSS (17%); all'ultimo posto la Chat, con solo il 7%. Tra i siti pubblici si distinguono LinkedIn (26%), Facebook (23%), Twitter (20%) e YouTube (17%); restano al palo MySpace (4%), Ning (3%), Plaxo (2%) e Jobster (1%). | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Web 2.0: A Strategy Guide | ||
| Edito nell'aprile del 2008 da O'Reilly, il libro di Amy Shuen è una lettura lucida e appassionante di come il Web 2.0 ha cambiato le regole del gioco e di come le imprese possono avvantaggiarsi delle nuove dinamiche della rete. | |
Socialcast - Interfaccia utente ![]() | ||
Enterprise Collaboration secondo Socialcast | ||
| Knowledge is Social. Questo payoff introduce molto bene Socialcast, uno strumento di Enterprise Microblogging.
Socialcast non è un software in grado di supportare il lavoro collaborativo all'interno di gruppi di lavoro, né pretende di esserlo. Il suo punto di forza è la componente di Social Business Intelligence: una suite di strumenti che consente di analizzarne l'uso in termini di utenti attivi, connessioni create, volumi e tipi di informazioni condivise, trend di crescita nell'utilizzo e nella partecipazione. Ad esempio, è possibile conoscere il trend delle conversazioni per giorno di calendario, alla ricerca di quelle che hanno attirato una quota rilevante di traffico; oppure analizzare i trend di adozione all'interno di un gruppo specifico o di una funzione organizzativa. Una prima sperimentazione, con un gruppo molto limitato di persone, evidenzia molti pregi e qualche "incertezza". Di sicuro l'uso in un contesto più ampio potrebbe far apprezzare meglio le caratteristiche funzionali, come pure rivelare punti di attenzione che potrebbero ostacolarne l'adozione a livello Enterprise. Ad esempio, non sembrano esistere possibilità di integrazione con i sistemi di autenticazione o con altri ambienti applicativi, o addirittura nell'intranet aziendale. L'uso di applicazioni collaborative in azienda è sempre un terreno minato, soprattutto in organizzazioni di certe dimensioni. Da un lato emergono questioni tecniche legate all'integrazione degli account di accesso ai vari ambienti applicativi e non solo, mentre dall'altro lato ci si scontra con questioni "culturali" e, spesso, "politiche", legate alla reale volontà di consentire comunicazioni aperte e orizzontali tra le persone. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
La forza dei legami deboli nelle aziende | ||
| Pensare ai social network oggi significa pensare a qualcosa di esterno all'azienda, qualcosa che non ha nulla a che vedere con un contesto organizzativo strutturato. Il successo di MySpace e soprattutto di
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Mario Bucchich ![]() | ||
Il Social Software nelle Intranet | ||
| Non poteva mancare Nielsen Norman Group nella schiera di quanti si cimentano a studiare, analizzare, documentare lo stato di adozione del Social Software nelle imprese, la cosiddetta Enterprise 2.0.
Il punto chiave è che l'unica ragione per affrontare la sfida dell'adozione di tecnologie sociali nell'impresa è la necessità di rispondere a un bisogno operativo. Avviare spazi di collaborazione e di community solo per il piacere di farlo, nella maggior parte dei casi non porta vantaggi soddisfacenti; analogamente, la semplice aggiunta di nuovi tool non ne stimola l'adozione né incrementa la produttività. | |
Mario Bucchich ![]() | ||
Enterprise 2.0: la mail resiste | ||
| "Considerare l'Enterprise 2.0 il futuro del business può essere ancora una esagerazione, ma non c'è dubbio che il vantaggio competitivo realizzato dai primi innovatori è solido e che ora finalmente ci stiamo muovendo verso un primo stadio di maturazione". Questa è la prima conclusione del rapporto "Collaboration and Enterprise 2.0" Industry Watch 2009 pubblicato di recente dall'AIIM. | |
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20 Tesi sul GOVERNMENT 2.0 in stile Cluetrain Manifesto | ||
| La nota pubblicata pochi mesi fa da Barack Obama, dal titolo "Transparency and Open Government", ha creato un gran fermento nelle agenzie governative statunitensi: il desiderio di aderire alle raccomandazioni del Presidente ha scatenato la rincorsa ai migliori consulenti presenti sul mercato per introdurre i media sociali nelle attività quotidiane, nei gruppi di lavoro, all'interno delle organizzazioni e nei rapporti con i cittadini. Grande è la soddisfazione dei "consulenti", soprattutto di tutti quelli che da semplici consulenti di web marketing sembrano diventati Guru di Government 2.0, in grado di trasformare normali impiegati governativi in persone desiderose di conversare con i cittadini. Non so negli Stati Uniti, ma se succedesse qui in Italia avremmo tutti un po' di timore - in fondo "abbiamo già i nostri problemi..." - misto a nervosismo, memori delle tristi vicende legate al famoso portale www.italia.it. Nel tentativo di spiegare agli intraprendenti impiegati il significato che si nasconde dietro la sigla Government 2.0, Steve Radick, Associato presso la Booz Allen Hamilton, ha stilato una lista di enunciati in stile Cluetrain Manifesto. Eccone alcuni: 3. Ti troverai a lavorare con gli scettici e con persone che vorrebbero veder fallire i media sociali perché la trasparenza e l'autenticità metterebbero in evidenza la loro debolezza 4. Ti troverai a lavorare con persone che vorrebbero essere coinvolte nei media sociali per le ragione sbagliate. Li vedono come un'opportunità di avanzare nella carriera, di guadagnare più soldi o di mettersi in bella mostra. Queste persone sono più pericolose del più grande degli scettici 7. Gli errori possono esserci, e ci saranno. Invece di creare salvagenti per non commettere errori, concentrati su come gestirli quando accadranno 15. I media sociali non riguardano la posizione, il titolo o il dipartimento; riguardano la persona 19. La trasparenza, la partecipazione, la collaborazione non si riferiscono solo a uno "stato finale": esse si riferiscono al processo adottato per arrivare a quello stato finale. Degna di nota particolare è la chiusura del post: "The technology that is currently driving social media will change, but the principles of participation, transparency, and collaboration will not. You can either jump on the Government 2.0 cluetrain or get hit by it. Which one will you be?". | |
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N-Square, l'intranet per la gestione organizzativa | ||
| "I think that without the intranet, it would be almost impossibile to run the organization". E' quanto afferma Simon Sproule, già Corporate VP, Global Communications, in Nissan, e ora nello stesso ruolo in Microsoft. In tempi di forte difficoltà economica, le intranet sembrano godere di nuova attenzione da parte delle imprese come driver di efficienza, produttività e "collante" culturale e organizzativo. I servizi online, l'accesso alle applicazioni e alle informazioni modificano alla radice il dove, il come e la "facilità" con cui viene svolto il lavoro. Ad esempio, il modo in cui viene realizzato un servizio online o in cui viene tradotto il flusso operativo di un processo aziendale in una successione di microattività online demandate ai diversi ruoli nell'azienda, è in grado di modificare in brevissimo tempo il procedimento con cui si svolge una determinata attività, i ruoli coinvolti, le responsabilità in atto, i punti di controllo o di approvazione. E' come se da un'unica consolle di supervisione si potessero cambiare in poco tempo i meccanismi che regolano i flussi operativi di tutte le persone in azienda. Certo, in una piccola impresa tutto questo può sembrare superfluo: poche persone, tutte o quasi si conoscono di persona, tutte o quasi conoscono di persona il capo azienda, il quale può permettersi di comunicare le nuove direttive relative a un qualunque processo di business in una riunione a cui partecipano al massimo 8-10 persone. Ma quando le dimensioni dell'azienda aumentano tutto ciò non è più possibile, e soprattutto, dopo la comunicazione di cambiamenti organizzativi e di conseguenti modifiche procedurali, può essere difficile applicare con determinazione i cambiamenti definiti e controllarne l'attuazione. Spesso, dopo aver modificato il flusso di autorizzazione per gli acquisti o per l'emissione di offerte ai clienti e i relativi moduli cartacei, per un certo periodo tutto continua come prima oppure, dopo un iniziale adeguamento alle nuove direttive, lentamente il modus operandi deriva verso le abitudini consolidate. Quante volte abbiamo sentito il capo o il responsabile amministrativo chiedersi: "Ma non avevamo detto di fare....?". Ecco, l'intranet arriva a questo livello: la gestione dell'organizzazione con l'aiuto di strumenti informatici che traducono le regole di gestione operativa in microattività online demandate alle persone. E questo, che cosa ha in più rispetto alle tradizionali applicazioni gestionali? Molto, moltissimo; perché stiamo parlando di portare le microattività verso le persone, sulla loro scrivania virtuale, nella quale sanno come muoversi, ne conoscono "il linguaggio visivo"; in un certo senso "sanno dove sono le cose". Il contrario di questo è portare le persone nei sistemi gestionali: ogni sistema vuol dire un linguaggio nuovo da imparare, fatto di navigazione, struttura del menu, visual, terminologia... In Nissan, l'intranet è come un hub che garantisce ai dipendenti l'accesso alle informazioni e gli strumenti necessari per lavorare, dai workflow dei processi operativi alla gestione dei progetti sino ai meeting virtuali. N-Square, così si chiama l'intranet, contiene le modalità di lavoro di Nissan, rompe la struttura gerarchica, le barriere geografiche e quelle culturali. Le interazioni che accadono tra le persone in N-Square, grazie anche all'utilizzo di funzioni social molto simili a quelle sperimentate ogni giorno sul web, fa di questa intranet lo strumento privilegiato per la gestione e il rafforzamento dell'organizzazione. Soprattutto in tempi turbolenti come quello che stiamo attraversando, la possibilità di definire cambiamenti all'organizzazione e al modo in cui si svolgono le operazioni, poterle metterle in atto rapidamente e sfruttare l'opportunità di mantenere un legame diretto senza mediazioni con tutte le persone per spiegare i cambiamenti e motivare all'azione, è una leva strategica irrinunciabile. | |
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Quando la Rubrica nasce dal basso | ||
| Tra le diverse modalità per alimentare la rubrica on-line delle persone che lavorano in una qualunque organizzazione, il self service updating è senza dubbio il più pratico ed efficace nel medio-lungo periodo. Richiede lo sviluppo di una interfaccia utente accessibile dalla scheda personale e dotata delle funzionalità necessarie per aggiungere informazioni e modificare quelle pre-esistenti, contenendo al minimo indispensabile le limitazioni di azione sui dati che sono in condivisione con i sistemi centrali (soprattutto HR e IT) essenziali per la corretta gestione del rapporto di lavoro e dell'accesso alle reti e ai sistemi. E' utile lasciare alle persone la massima libertà di modifica: dipartimento / servizio / ufficio / funzione aziendale di appartenenza, gruppo di progetto di riferimento, telefono interno, localizzazione dell'ufficio nel layout della sede di appartenenza... Quali sono i rischi? Il primo, il più evidente, è che le informazioni gestite in autonomia non siano corrette. Il secondo, il più grande, è che le persone possono dimenticare di fare gli aggiornamenti quando servono: se tutti non sono sufficientemente diligenti nel mantenere il proprio profilo, il valore della Rubrica è destinato a diminuire molto rapidamente. Per fronteggiare questo rischio di obsolescenza è utile allargare quanto possibile lo spettro informativo della scheda personale inserendo informazioni relative alle competenze, ai progetti / attività seguite, agli interessi, agli studi fatti e alle precedenti esperienze lavorative; è utile agganciare al profilo personale anche quelle funzionalità che permettono alle persone di segnalare risorse trovate sulla rete e che reputano interessanti per se stesse, per i propri colleghi e in generale per l'organizzazione cui appartengono. Come ideale completamento di questo processo di gestione della identità delle persone a tutto tondo, è utile integrare anche funzioni di status update o addirittura di microblogging stile Twitter o Yammer. In questa direzione "l'insegnamento" di Facebook, se così si può dire, è che offrire alle persone strumenti per raccontare di sé a 360° è uno stimolo ad aggiornare i propri dati molto più forte di qualunque direttiva aziendale: gestire con efficacia il rischio di non aggiornamento dei dati è la strada migliore per risolvere anche gli effetti dell'altro rischio, quello dei dati errati. Le altre modalità di alimentazione della Rubrica on-line sono: assegnare la responsabilità di manutenere tutti i dati a uno staff centrale, in genere collocato nella Funzione del Personale oppure realizzare una integrazione, on-line o meno, con i sistemi aziendali che, ciascuno per la sua parte, gestiscono già questi dati. La prima fonte di alimentazione della Rubrica on-line è il sistema informativo aziendale, ma, dopo l'iniziale popolamento, è più utile affidarsi alle persone piuttosto che a staff appositamente costituiti. Costa meno e pone le basi per successive iniziative di social networking. | |
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Strategie per una intranet di successo | ||
| Qual è la differenza tra una buona intranet e una intranet di successo? Quali sono le caratteristiche che fanno di una intranet un ambiente operativo, di scambio di informazioni e di notizie, di collaborazione e di socialità di sicuro successo tra i suoi utenti? Che cosa deve avere una intranet per garantire benefici di lungo periodo all'impresa? Ciò che la distingue non è appena la tecnologia impiegata, il design, la struttura delle pagine o il modo con cui sono scritti i contenuti, il modello redazionale applicato o la dimensione del team di gestione. E' anche questo, ma soprattutto è il grado di evoluzione raggiunto in ciascuno di questi fattori. Per esempio, non basta la presenza del motore di ricerca che mi permette di trovare i contenuti quando il menù principale non è sufficiente; occorre che siano disponibili più percorsi di navigazione e che il motore di ricerca supporti la ricerca per tag. Ed è ancora meglio se sono presenti diversi metodi per comprendere la struttura dell'intranet: dalla mappa statica all'indice delle pagine, dall'indice dei tag ai percorsi di navigazione basati sulla soluzione di problemi ricorrenti. Una buona intranet è in genere abbastanza aggiornata; contiene anche pagine di contenuto e non solo documenti da scaricare; la pubblicazione dei materiali è presidiata da una struttura centrale che opera sulla base di alcuni standard editoriali. Il successo dell'intranet può essere molto superiore se, al contrario, le funzionalità per la produzione dei contenuti sono diffuse in tutta la struttura organizzativa e affidate a persone che hanno acquisito le necessarie competenze redazionali e la alimentano in modo sistematico. Queste ed altre indicazioni si trovano in un documento pubblicato lo scorso anno da Toby Ward, dal titolo "The Good to Great Matrix - Key factors for Intranet Success". In modo sintetico sono descritte le tecniche e i metodi applicati per realizzare buone intranet e, in modo analogo, i requisiti necessari per fare di queste delle intranet di successo. Oltre alla semplicità delle indicazioni riportate nel documento, si possono fare due diverse considerazioni: la prima è che realizzare intranet di successo in grado di portare benefici di lungo periodo all'impresa non è un percorso facile; occorre tempo ed è necessario considerare tanti fattori diversi. La seconda è che ogni volta che si sceglie una soluzione organizzativa o applicativa semplificata, meno dispendiosa o meno impegnativa, si rischia di pregiudicare la possibilità di ottenere i risultati sperati. A meno che questa scelta non faccia parte di un piano di evoluzione strategico di medio-lungo periodo. | |
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Intranet su Facebook? | ||
| A novembre dell'anno scorso Serena Software ha adottato Facebook come Corporate Intranet, e già allora mi chiedevo: "Basta la riservatezza per denominare questo gruppo una Corporate Intranet?", dato che, per essere accettato nel gruppo, è necessario possedere una mail aziendale valida della stessa Serena Software. Mi è capitato di leggere "Should Facebook Be Your Company's Intranet?", che contiene alcuni particolari sulla vicenda e arrivo così alla risposta, peraltro prevedibile, alla mia domanda di allora: no, assolutamente no. Ci sono però alcuni elementi da trattenere. E' evidente che non è possibile impostare un'intranet su Facebook. Innanzitutto non consente tante delle funzioni indispensabili per le attività quotidiane, come la condivisione di documenti; poi, non è una piattaforma su cui poter trasferire i processi operativi interni; da ultimo, non è certo rinomato per la sua sicurezza. Ma volendo creare un "luogo ricreativo" che sia occasione di socializzazione tra le persone (che permetta ad esempio la condivisione di foto scattate in occasione di eventi aziendali, o di raggiungere tutti i dipendenti con un avviso riguardante la vita aziendale), Facebook può rappresentare un'opportunità: a basso costo e alta resa. Comunque, dicevo, ci sono alcuni elementi da trattenere. Il primo: il social networking cambia la cultura aziendale. Da società di software specializzata sui sistemi mainframe e con un'età media dei dipendenti intorno ai 46 anni, Serena Software ha intrapreso un percorso di rinnovamento per cambiare la percezione delle persone sull'azienda e la percezione del mercato verso l'azienda. Serena Software, usando Facebook, ha evitato l'onere di costruire una sua piattaforma interna per il social networking. In più si è creata una nuova immagine sul mercato ed è diventata un luogo di lavoro appetibile anche per le giovani generazioni: l'ampia diffusione di Facebook garantisce un flusso costante di curriculum di ragazzi desiderosi di far parte di un'azienda così aperta e innovativa. Il secondo: le informazioni aziendali devono risiedere in un luogo sicuro. Per questo motivo, il gruppo su Facebook funziona da "copertina" che contiene i link a documenti archiviati in un luogo protetto. Per esempio: il Personale pubblica un'informativa su nuovi benefit previdenziali sulla pagina di Facebook e inserisce il link al documento completo, archiviato su un sito protetto da password creato sulla piattaforma HiveLive. Ogni strumento ha il suo ambito di applicazione e in quello deve restare. Facebook è Facebook; l'intranet è un'altra cosa. Ma è vero che le persone sono più disponibili a collaborare tra loro, se raggiungono un livello di conoscenza più profondo e non legato soltanto alle questioni di lavoro. | |
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Intranet Mantra: connetti, comunica, collabora | ||
| Se c'è un fatto positivo nella situazione economica che stiamo attraversando è la sfida che essa pone a tutto quello che viene considerato come "già noto": le difficoltà, infatti, costringono ad essere più critici anche verso ciò che è dato come acquisito e consolidato, anche in negativo. In particolare per l’intranet, è il momento giusto in cui chiedersi: come può essere utile adesso? Perché non ci sono i documenti importanti? Perché siamo rimasti fermi al box con le previsioni del tempo? Come siamo arrivati a questo punto?
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Intranet e Frenologia | ||
| "La frenologia (dal greco phren = mente e logos= studio) è una dottrina pseudoscientifica ideata e propagandata dal medico tedesco Franz Joseph Gall (1758 - 1828), secondo la quale le singole funzioni psichiche dipenderebbero da particolari zone o "regioni" del cervello, così che dalla valutazione di particolarità morfologiche del cranio di una persona, come linee, depressioni, bozze, si potrebbe giungere alla determinazione delle qualità psichiche dell'individuo e della sua personalità" (da wikipedia). Verso la fine del XIX secolo questa teoria perse di credibilità e cadde in disuso. Ma l'idea di descrivere cosa accade sotto la superficie osservandone le evidenze superficiali è stata recentemente ripresa da Lisa Welchman sulla rivista "Intranets", dove afferma che è possibile capire i meccanismi interni di un'organizzazione analizzandone il sito web e soprattutto l'intranet. A proposito dell'intranet porta due esempi: Esempio 1
Esempio 2
Anche senza scomodare la Frenologia, è evidente che l'intranet rispecchia l'organizzazione in tutto, a partire dalla cultura e dai valori che danno forma al tessuto dei rapporti tra le persone. Il rapporto tra le due entità è molto stretto: se da un lato le caratteristiche dell'organizzazione conferiscono una certo aspetto all'intranet, dall'altro le caratteristiche dell'intranet - dal design alle applicazioni - modellano l'organizzazione e possono sostenere un cambiamento in positivo delle relazione e del conto economico - oppure, al contrario, rafforzare i comportamenti settoriali, le inefficienze operative e l'incremento dei costi. Perché questo rapporto porti valore occorre disegnare una strategia intranet di grande respiro e applicarla in modo pragmatico. | |
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Intranet Design Annual 2009 | ||
| Il rapporto annuale di Nielsen Norman Group è ormai una consuetudine: premia le migliori intranet di aziende di tutti i paesi del mondo, di ogni settore di attività, dalle grandi multinazionali alle piccole aziende di poche centinaia di dipendenti, dalle imprese private alle aziende pubbliche sino alle organizzazioni non governative.
I vincitori di questa edizione sono:
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Identità 2.0 | ||
| Scambiare informazioni tra persone che lavorano nella stessa organizzazione dovrebbe essere una delle cose più semplici del mondo; invece è una delle più difficili. Con conseguenze gravi sui risultati aziendali. All'origine di questa situazione ci sono diversi fattori: innanzitutto l'esistenza di silos informativi tra le unità organizzative; poi la consuetudine di comunicare via telefono, mail o IM piuttosto che attraverso strumenti collaborativi avanzati; da ultimo la mancanza di strumenti adeguati. Il tentativo di risolvere queste situazioni con l'adozione di tecnologie che "costringano" le persone a condividere le informazioni non solo non è sufficiente, ma spesso è inutile; non basta la tecnologia per modificare i comportamenti. Ma anche investire in strumenti che rendono fruibili sulla intranet i dati archiviati nelle applicazioni aziendali può non essere sufficiente; non basta la possibilità di accedere ai dati per garantire che le persone li utilizzino e lo facciano in modo intelligente. E' più produttivo investire in tecnologie che "favoriscano" i rapporti tra le persone, affinché attraverso queste relazioni la comprensione dei dati sia potenziata e si generi un meccanismo virtuoso di condivisione delle informazioni e generazione di nuova conoscenza. L'intelligenza nasce dalle relazioni tra persone, non dalla disponibilità dei dati. Le intranet, nel migliore dei casi, sono impostate sui dati e non sulle persone: ci sono applicazioni intranet per la gestione di dati sui clienti, sui progetti, sui fornitori; altre per richiedere le ferie, l'autorizzazione per le trasferte, l'approvazione della nota spese... Dati, non persone. La Rubrica on-line è una delle funzioni più diffuse nelle intranet: contiene l'elenco dei numeri di telefono e dei dati di contatto di tutti i dipendenti dell'azienda. E' una delle funzioni più semplici da attivare, e può essere perfezionata con il "Cerca Persone", un motore di ricerca che permette di trovare rapidamente l'interno di un qualunque collega, la sua funzione organizzativa di appartenenza o la sede di riferimento. Con la Rubrica trovi le persone, ma se non sai chi cercare, risulta inutile. Infatti non risolve il problema di trovare l'informazione che serve per completare una attività, trovare un collega esperto di una certa disciplina o di un certo prodotto, rintracciare un documento in una determinata versione ricevuta o inviata nei giorni precedenti. La Rubrica è il luogo in cui l'identità personale viene ricomposta a 360°, restituendo un profilo della persona che è fatto anche delle attività che segue o su cui è coinvolta, delle informazioni che quotidianamente usa e produce, dei dati gestionali che utilizza o che alimenta. Ri-connettere i "dati" e i "processi" alla persona ha due vantaggi: il primo è la capacità di svolgere al meglio il proprio lavoro, il secondo è la possibilità di rintracciare le persone in base ai dati, alle informazioni e alle attività cui sono connesse. E' un punto di svolta fondamentale, perché focalizza l'attenzione sulla persona e non sul dato. Certo, è importante portare a galla e rendere accessibili i dati presenti negli archivi delle applicazioni aziendali; guai se non lo fossero. Ma il vero valore si ha quando la circolazione delle informazioni disponibili avviene attraverso le relazioni tra le persone. Garantisce una comprensione dei dati molto superiore, perché condivisa. | |
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Usabilità sociale | ||
| "L'usabilità sociale è un attributo qualitativo che definisce quanto è facile realizzare interazioni sociali all'interno di una specifica interfaccia uomo-macchina" (Design Motivazionale - Giacoma, Casali - ottobre 2008 ). Le proprietà che definiscono l'usabilità sociale sono quattro:
I criteri di usabilità sociale integrati con le metodologie di User Centered Design (UCD) danno origine al Group Centered Design (GCD), ovvero a un metodo di progettazione che vede la persona inserita in un contesto di rapporti, all'interno del quale esprime se stessa e agisce per raggiungere i propri obiettivi. Considerato all'interno del tessuto organizzativo di un'impresa, il Group Centered Design assume una particolare rilevanza perché fornisce gli strumenti e i criteri per progettare contesti intranet efficaci. Una delle dimensioni portanti di un'intranet è la relazione: la relazione tra persona e persona, tra persone all'interno di gruppi e tra gruppi. L'organizzazione stessa è un immenso contesto di relazioni, a volte esplicite e consapevoli, a volte non evidenti ma altrettanto reali, al punto che spesso l'organizzazione vera non è quella descritta negli organigrammi ma quella che cresce e si consolida nei rapporti non gerarchici tra le persone, ben oltre le barriere funzionali dei dipartimenti. Le motivazioni personali alla base del normale agire della persona nell'organizzazione sono un elemento determinante l'efficacia della sua azione. Per questo l'analisi e la progettazione delle intranet non può più prescindere da considerazioni "sociali": quali sono le motivazioni che portano la persona a far parte di un gruppo? Come sostenere queste motivazioni? Quali strumenti adottare affinché sia facile per la persona trovare risposta alle proprie motivazioni? Come far sì che le dinamiche all'interno di un gruppo siano occasione per la persona di sostenere i propri obiettivi e di rafforzamento per il gruppo stesso? Come si vede, la dimensione tecnologia nelle intranet è sempre meno rilevante. | |
Robert Castaneda ![]() | ||
Wiki, un solo strumento per molte applicazioni | ||
| L'adozione dei wiki nelle organizzazioni è oggi trainata più dal successo di Wikipedia e di altre realtà simili che non dalla effettiva consapevolezza dei benefici a portata di click o dalla disponibilità di casi aziendali di successo. Un wiki può essere usato in molti modi differenti, ma in particolare due sono le principali categorie di utilizzo: i wiki come ambienti di collaborazione e i wiki come intranet.
In tutti questi casi l'uso è confinato all'interno di gruppi definiti e con lo scopo è ben definito a priori. L'architettura dei contenuti può evolvere di pari passo con la crescita dei contenuti e con l'affinarsi delle esigenze informative. Un esempio interessante in questa direzione è riportato da StepTwo nel suo "Intranet Innovation 2008" pubblicato alcuni mesi orsono: Scottrade, società americana di brokeraggio online, ha costruito un wiki denominato Competitive Intelligence Analysis (CIA) per permettere alle persone di aggiornare direttamente una base dati sui nuovi prodotti, le promozioni ed altre attività dei propri competitor e non dover dipendere da una struttura centrale e da processi di diffusione delle informazioni sicuramente più lenti. Il wiki ha cambiato il modo di comunicare all'interno di Scottrade e ha fornito all'agenzia un vantaggio competitivo importante. Altre organizzazioni impiegano il wiki come base per l'intranet aziendale. In questo caso il valore deriva da:
L'uso del wiki è distribuito su tutta l'organizzazione e il wiki stesso agisce da content management system molto semplificato e nello stesso tempo molto efficace. Agendo però da intranet aziendale, necessita delle modalità di governance tipiche di una intranet: in particolare l'intranet team con il compito di coordinare lo sviluppo organico dell'ambiente. L'architettura dei contenuti dovrà però essere progettata fin dall'inizio affinché la partecipazione delle persone alla crescita dei contenuti possa avvenire in modo coerente ad un disegno complessivo. Gli esempi in questa direzione sono molteplici: dalla Janssen-Cilag alla Intrawest Placemaking, dal Britisch Council al National Geographic e a tante altre, la "soluzione wiki" appare sempre più un percorso sostenibile e dai risultati certi. Tutti esempi che dimostrano come il wiki può diventare parte integrante dei processi aziendali, ovvero di come le persone operano, e di come questa integrazione incrementa il valore che esse portano all'impresa.
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Fonte: Slideshare - “ECM and Enterprise 2.0” ![]() | ||||||||||||||||
Worker Model for Enterprise 2.0 | ||||||||||||||||
| E' nell'umana natura immaginare che il futuro sia tale e quale il presente, ma con vestiti più cool e macchine volanti. L'utilizzo di wiki, blog, RSS e in generale di soluzioni di social network induce, nelle organizzazioni, grandi cambiamenti. AIIM ha codificato nell' "AIIM Worker Model" - pubblicato circa un anno fa - sette fasi evolutive all'interno di questo percorso di cambiamento:
Una qualunque organizzazione può trovarsi istante per istante in una delle fasi descritte oppure nel passaggio tra una fase e la successiva. Che l'evoluzione avvenga dipende dalle persone che vi lavorano e dalle persone che la guidano. | |||||||||||||||
Mario Bucchich ![]() | ||
Intelligent content | ||
| Creare contenuti è facile. Creare "contenuto intelligente" è meno facile. Ci sono tonnellate di informazioni su internet. Per chi cerca è sempre più difficile trovare contenuti di valore, e spesso è difficile trovare contenuti semanticamente coerenti con la ricerca. Occorre fare in modo che il contenuto stesso porti con sé quel set di informazioni che lo rendono "lavorabile" in automatico dai sistemi di web content management e di enterprise content management. Il concetto di "contenuto intelligente" è stato coniato e descritto pochi mesi fa da Ann Rockley della Rockely Group , società di consulenza canadese. Il "contenuto intelligente":
L'insieme di metadati e struttura XML rende i contenuti trovabili, distribuibili su diversi canali e personalizzabili, quindi consente di ridurre i costi di produzione, ridurre i tempi di delivery e aumentare la soddisfazione dei clienti, perché trovano risposte ai loro bisogni informativi. Il contenuto intelligente è strutturalmente ricco, cioè ha una struttura con un significato, come accade per esempio in un flusso RSS dove ogni informazione porta con sé sia il significato che il contenuto. Se il contenuto ha una struttura, può essere manipolato: per esempio possiamo determinare come pubblicarlo su diversi canali, oppure possiamo filtrare le informazioni per trattenerne solo una parte. Possiamo fare ricerche e affinarle sino a ottenere solo le informazioni che hanno valore per noi, scartando tutte quelle superflue. Ha un significato semantico, cioè è etichettato con metadati che ne specificano il tipo e favoriscono la classificazione. Per esempio, etichettando un contenuto per "settore", "destinatario", "prodotto" è possibile realizzare insiemi di contenuti appropriati per lo specifico destinatario; basta pensare alle modalità di navigazione online basate sui tag. Questo tipo di classificazione diventa determinante con il crescere dei contenuti generati dalle persone e con le navigazioni che si compongono in modo dinamico in funzione dell'interlocutore. Trovabile significa che, grazie alla "struttura" e alla presenza di tag semantici, è molto più semplice trovare esattamente ciò che stiamo cercando, mentre riusabile si riferisce alla possibilità di riutilizzare lo stesso contenuto in più contesti e per finalità diverse, adattandone la struttura a canali o a contesti d'uso diversi. Il concetto di contenuto intelligente è nato per spiegare ai manager che XML, metadati e content management non sono appena questioni tecniche, ma riguardano il modo stesso di essere in relazione con i propri clienti. | |
Numero di messeggi scambiati su GigaTweet alle ore 11:00 del 14/11 ![]() | ||
Microsharing | ||
| Il microsharing , chiamato anche "micro-blogging", sta diventando un'opportunità significativa per le imprese, tanto più in un periodo in cui i budget IT si stanno assottigliando e cresce la necessità di assicurare la circolazione efficace delle informazioni in azienda con strumenti economici e flessibili. Twitter è uno strumento di comunicazione e networking nato per consentire alle persone di scambiarsi piccoli frammenti di informazione all'interno di reti più o meno ampie di "contatti". Le potenzialità sono tali che sempre più le imprese cercano di individuarne un utilizzo efficace per la collaborazione tra i dipendenti a beneficio del business. Infatti gli strumenti di microsharing cambiano in modo radicale il modo con il quale le persone interagiscono e incrementano le loro abilità professionali
Quali sono le funzionalità chiave per l'introduzione di una soluzione di microsharing in azienda, dentro il firewall aziendale? | |
Fonte: “Wikibility of Innovation Oriented Workplaces - The CERN Case” ![]() | ||||||||||||||||||
Wikibility | ||||||||||||||||||
| Wikibility, ovvero "l'attitudine dell'organizzazione ad implementare in modo proficuo strumenti di Enterprise 2.0". Il termine è stato coniato circa un anno fa da Vincenzo Cammarata, un tesista del Master in Communication and Economics Science dell'Università di Lugano. Nella sua tesi dal titolo "Wikibility of Innovation Oriented Workplaces - The CERN Case" sulle attitudini di un'organizzazione ad adottare in maniera efficace gli strumenti per generare innovazione, Cammarata definisce le caratteristiche del tessuto organizzativo di un'impresa tali per cui l'introduzione di una soluzione wiki può trasformarla in un'organizzazione orientata all'innovazione. Fin qui è abbastanza semplice, perché in fondo si tratta di un'elaborazione teorica come altre. La complessità sorge quando ci si pone l'obiettivo di capire se quelle caratteristiche sono presenti e in quale misura. Da un lato l'adozione di un wiki migliora la capacità delle persone di lavorare in gruppo e di gestire il tempo, di governare il processo decisionale, l'allocazione delle risorse e la comunicazione. D'altro canto la capacità di innovare necessita di agilità decisionale, collaborazione, flessibilità operativa, apertura alle idee e capacità di supporto costante alle persone. Che relazione esiste tra questi fattori e quali sono i fattori culturali chiave che li sottendono? Cammarata ne identifica otto. Nell'ordine:
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Lean intranet | ||
| Il concetto di leaness proviene da Toyota. Lean manufacturing (produzione snella) significa tagliare tutte le attività non essenziali alla produzione mantenendo solo quelle a valore aggiunto. Le aziende "snelle" possono sostenere la produzione just in time di beni e servizi con la flessibilità che consente di consegnare al cliente solo ciò di cui ha bisogno e quando ne ha bisogno. Trasferito sulle intranet aziendali, il concetto di "snellezza" (o secondo la traduzione on-line di Google, di "magrezza") si riferisce alla possibilità che "qualsiasi utente dal CEO, alla segretaria della reception, possa essere in grado di puntare ai contenuti che reputa di valore. Per raggiungere questo obiettivo è necessario capire di quali contenuti gli utenti hanno davvero bisogno per creare valore all'interno dell'organizzazione. Fatto questo, occorre rimuovere dall'intranet tutto ciò che non aggiunge valore", come dice Patrick C. Walsh, information architect nell'Intranet Team della BBC, in "Intranet 2.0: the need for 'lean intranets'". L'intranet è un vantaggio competitivo soprattutto in un'economia globale, è un motore di contenimento dei costi e di guadagno in efficienza, è il tessuto connettivo delle persone dovunque esse siano. Per questo non può diventare una "discarica di informazioni": "La stragrande maggioranza delle intranet sarebbe molto più produttiva e collaborativa se si eliminasse almeno il 90 per cento dei contenuti presenti", come si legge nel Giraffe Forum di Gerry McGovern in "Intranets are not information dumps"). "Lean intranet": l'intranet leggera, nella quale la crescita continua dei contenuti, come è giusto che sia, non pregiudica l'efficacia della ricerca di dati e di informazioni di valore per il lavoro personale. Il concetto va tanto più tenuto in considerazione quanto più si affermano anche dentro l'organizzazione le applicazioni 2.0 che favoriscono la produzione individuale di contenuti: commenti, blog personali, contributi wiki, discussioni, podcast, microblogging... Il termine Intranet 2.0 si riferisce allo sviluppo dell'intranet mediante l'introduzione di strumenti web 2.0, quali appunto il blog, il wiki, .... Anche se ad oggi lo stato di adozione non supera il 15% (il 14% per il blog, il 13% per software di social tagging, l'11% per i wiki), il futuro delle intranet sarà questo: le persone parteciperanno sempre più alla crescita del valore informativo dell'intranet. I due concetti possono coesistere? E' possibile da un lato spingere verso una maggiore partecipazione delle persone per favorire sempre più la diffusione e la condivisione di informazioni e, dall'altro, preservarne il "valore" impedendo che la quantità crescente di microcontenuti generati dagli utenti agisca come la nebbia, rendendo il tutto un panorama indistinguibile? Se sì, quali gli strumenti, le strategie, le pratiche da adottare? Per il momento tratteniamo la considerazione che è racchiusa in un commento al già citato "Intranets are not information dumps": "...abbiamo migrato solo 70 su 2700 tra pagine e file nel nuovo sito, e solo tre persone hanno chiesto di recuperare anche altri contenuti".
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Investire per risparmiare | ||
| eGov AU è il nome del blog gestito da Craig Thomler, responsabile della strategia di comunicazione on-line, del sito internet e dell'intranet della Child Support Agency del Governo Australiano.
Il blog presenta un punto di vista australiano sui temi dell'eGovernment. Tra i post più recenti figura un interessante "Cut costs by expanding your intranet" nel quale si afferma che, sebbene nei momenti di riduzione dei costi, l'intranet sia una delle prime voci a subire tagli, in realtà essa può rappresentare uno strumento centrale per sostenere una politica di risparmio, e per questo andrebbe invece maggiormente finanziata. Investire per risparmiare. L'apparente contraddizione viene risolta quando, scorrendo il post di Craig, l'intranet viene descritta come un canale a basso costo per coinvolgere le persone e condividere le informazioni. Perché questo sia possibile occorre una conoscenza esatta dei benefici dell'intranet, non in termini generici ma nel concreto: quali servizi / funzionalità sono oggi fruibili in intranet, quali sono i costi di erogazione e quali sarebbero se quegli stessi servizi fossero erogati / fruiti con modalità tradizionali. Il confronto tra il livello di investimento attuale con il delta di costo per i servizi erogati diventa la misura del beneficio complessivo dell'intranet, ovvero il Return of Investment (ROI).
Il ROI è l'unico punto di vista realistico per valutare l'intranet esistente o per decidere se avviare un'iniziativa intranet: servizi erogati alle persone e all'organizzazione a costi inferiori rispetto alle modalità tradizionali. Il ROI è anche l'unico metodo affidabile per ampliare la copertura sulle attività operative aziendali.
Le attività che solitamente avvengono attraverso scambi di mail o moduli cartacei inviati via fax possono essere trasformate in processi on-line, quali ad esempio la prenotazione di viaggi / trasferte e di risorse in genere come la sale riunioni (riduzione di costi di transazione e risparmio di lavoro manuale) e i servizi HR in modalità self service (riduzione di costi).
Il modo di lavorare e di relazionarsi tra le persone può cambiare semplificandosi e può beneficiare della notevole quantità di strumenti oggi disponibili, come ad esempio la gestione di riunioni on-line, la condivisione di documenti e del desktop, l'uso di strumenti di messaggistica.
Il rischio di perdere la conoscenza aziendale sui processi e sui prodotti a causa del turnover del personale può essere contenuto, avviando iniziative e strumenti che favoriscono la condivisione delle informazioni e il consolidamento delle conoscenze disperse nei documenti, nei server e nelle teste delle persone.
Sono sufficienti queste tre aree di intervento per giustificare l'investimento sull'intranet? Sì, a patto di considerare che un'intranet di successo è sempre sponsorizzata dal vertice aziendale e che occorre la partecipazione di tutte le persone. | |
Interfaccia Yammer.com ![]() | ||
Twitting enterprise | ||
| "Il micro-blogging (...) è una forma di pubblicazione costante di piccoli contenuti in Rete, sotto forma di messaggi di testo (normalmente fino a 200 caratteri), immagini, video, audio MP3 ma anche segnalibri, citazioni, appunti"
Sempre secondo Wikipedia, a maggio del 2007 si contavano circa 111 servizi simili a Twitter; nel febbraio 2008 il numero di "cloni" dovrebbe aver abbondantemente superato il migliaio. L'interesse delle organizzazioni per Twitter appare guidato dalla semplicità con la quale possono essere ridondati sulla Rete anche i micro aggiornamenti su prodotti, servizi, promozioni e sull'organizzazione stessa, ampliando le opportunità di diffusione del marchio, di contatto con potenziali clienti e di mantenimento delle relazioni con clienti attuali. Si va dalla BlackBerry all'Università del Kentucky, dal Cirque du Soleil allo zoo di San Francisco Altri servizi simili e più o meno famosi sono Jaiku (acquisito da Google), Plurk, Pownce e Tumblr. Ma cosa accade dentro alle organizzazioni? E' vero che i "canali Twitter" possono essere resi privati; ma si può fare di più? Ebbene sì, come dimostra l'ultimo nato in questo ambito, Yammer, che ha vinto pochi giorni fa il premio TechCrunch50 per la startup più interessante. Yammer è stato definito "Twitter con un business model"e nasce con l'intento di portare dentro le organizzazioni un servizio di messaggistica veloce. L'interesse per questa soluzione sembra alto: nel solo primo giorno di lancio si sono registrate on-line circa 10.000 persone e 2.000 organizzazioni. Registrandosi con una mail aziendale si entra nel network di stream dei propri colleghi e si leggono tutti i loro aggiornamenti. Mediante l'uso dei tag è anche possibile seguire specifiche persone e solo su determinati argomenti. Come Twitter è possibile rispondere ai messaggi, ma in aggiunta le conversazioni possono essere visualizzate in modalità threaded come accade su FriendFeed. Le entrate per Yammer iniziano nel momento in cui l'azienda ha necessità di governare il network, per esempio limitando il range di IP da cui è possibile utilizzare il servizio, definendo policy per la creazione delle password, o ancora avendo la possibilità di cancellare messaggi: le funzionalità amministrative hanno un costo pari a un dollaro per utente del network. Quali opportunità per l'impresa? Forse possiamo immaginare uno scenario nel quale flussi costanti di informazioni opportunamente taggate garantiscono l'aggiornamento delle persone sui progetti, sulle iniziative, sulle questioni rilevanti, abolendo o almeno riducendo le "riunioni di allineamento" e le mail sovraffollate di destinatari. | |
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Anytime, Anywhere | ||||||||||
| Il concetto di accesso "anytime, anywhere" a informazioni business-critical ha favorito lo sviluppo del mercato delle soluzioni software web-based erogato con la modalità del software as a service (SaaS).
Oggi nel mondo, ma in Italia meno, tante piccole e grandi imprese sfruttano piattaforme collaborative web-based: costruite in poche ore e senza investimenti in hardware o software. Da quando il termine "intranet" è comparso per la prima volta alla fine degli anni '90, una considerevole quantità di risorse economiche è stata spesa nel realizzare "ambienti internet privati" per favorire le comunicazioni interne e condividere le conoscenze. Sfortunatamente molti di questi investimenti non hanno dato i risultati sperati. Da alcuni anni assistiamo a un fioritura di soluzioni on-line: ciò che all'inizio era solo un rudimentale content management si è arricchito di calendari on-line, eventi, forum, sondaggi, blog, agenda contatti, gestione documenti, gestione di database on-line e poi ancora tagging e RSS. Sono applicazioni che in questi ultimi anni hanno subito molte evoluzioni: affinando l'usabilità per l'utente, la completezza funzionale e la semplicità d'uso. Il modello di pricing sta evolvendo: ciò che era offerto con una quota mensile per utente, oggi sta sempre più andando verso soluzioni flat per fasce di utenti. Molti fornitori hanno iniziato ad affiancare l'offerta free "uso personale" limitato a 3-5 utenti, l'offerta "team hosted" per gruppi di 15-25 utenti, l'offerta "enterprise hosted" senza limiti di utenti e l'offerta "enterprise appliance" per le imprese che intendono comunque avere il software (e l'eventuale hardware) installato dietro il firewall aziendale. Il modello d'offerta è scalabile in qualunque momento senza perdita di dati. I produttori di queste soluzioni hanno storie diverse: alcuni, come WebOffice , vengono dall'offerta di intranet tradizionale e nel tempo l'hanno corredata di funzionalità RSS, tagging, wiki, blog; altri sono partiti con un'offerta wiki alla quale hanno nel tempo aggiunto moduli di groupware - è il caso di Socialtext con SocialDashboard oppure di Blogtronix o ancora di MindTouch . Ora l'alternativa per un IT manager in un'azienda di piccole o medie dimensioni non è più, o almeno non dovrebbe essere, la scelta tra make o buy, quanto piuttosto la scelta della soluzione più adeguata per la propria realtà. E il panorama è realmente ricco di soluzioni e di case study di aziende che hanno usato un motore wiki come piattaforma su cui costruire le proprie funzionalità di intranet. Quindi, di cosa tenere conto nel momento della scelta?
Il modello si sta lentamente diffondendo anche in Italia: iniziano a comparire aziende che offrono tra i loro servizi piattaforme come Zoho, cogliendo così l'opportunità di ampliare il ventaglio della loro offerta con investimenti molto bassi. Quali fattori possono ostacolare il percorso di adozione? Due tra tutti: primo, la convinzione che mantenere i propri dati e documenti sui server di fornitori terzi sia più rischioso dell'averli sui personal dei propri dipendenti o sui propri server; secondo, molte soluzioni non hanno localizzazioni in italiano - sembrerà strano, ma nel 2008 è ancora un ostacolo per molti - o, quando presenti, sono inguardabili. | |||||||||
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Il genio nascosto | ||
| Il genio nascosto è quello che giace inutilizzato nelle pieghe delle organizzazioni. Non è uno specialista ma, per qualche strano motivo, gli capita di avere una buona idea e la racconta ad un vero "esperto della materia" che si accorge della portata di quel piccolo spunto e ci costruisce sopra un'opportunità di business mai vista prima.
Il genio nascosto emerge solo se le condizioni sono favorevoli e, una volta che si trova alla luce del sole, può contribuire in maniera significativa al successo dell'impresa.
Il genio nascosto potrebbe essere qualunque impiegato che lavora in un'azienda, solo che lei - l'azienda, cioè l'amministratore delegato, il direttore generale, i responsabili delle business unit, il direttore amministrativo, il responsabile IT -, lei non lo sa.
Molte aziende operano assumendo che le grandi idee vengano da pochi grandi cervelli: il fondatore ispirato, l'inventore eccentrico, il boss visionario. Ma la linea di confine tra la genialità e l'arroganza del "so-tutto-io" è molto sottile.
Rite-Solutions è una società di software americana fondata da un certo James R. Lavoie che produce, in particolare, sistemi di comando-controllo per la marina militare.
Nel gennaio 2005 hanno avviato Mutual Fun, una borsa valori dei progetti di innovazione proposti dai dipendenti. Come funziona? Chi ha un'idea la "pubblica in borsa" descrivendone in maniera dettagliata le caratteristiche. Il valore di partenza è fissato in 10$. Ogni dipendente ha un fondo di 10.000$ (dollari simbolici che esprimono "unità di fiducia") e dimostra il suo entusiasmo per uno o l'altro "titolo in borsa" investendo su di esso e manifestando l'interesse a lavorare per quel progetto qualora venisse finanziato con dollari veri.
In base all'andamento del mercato, i manager approvano e finanziano i progetti che hanno raccolto le maggiori adesioni, e coloro che hanno investito con "dollari di fiducia" vengono remunerati con dollari veri dal momento in cui il prodotto realizza utili.
Un paio di anni fa Joseph Marino, presidente della società, non era particolarmente entusiasta di un'idea che invece aveva spopolato tra i dipendenti; grazie al Mutual Fun fu realizzato il prodotto che oggi procura il 30% delle vendite totali della società.
La creatività non appartiene più alle imprese che hanno manager visionari, ma alle società che si dotano di una "architettura della partecipazione" irresistibile.
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Intranet chiama Wiki | ||
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La tecnologia, il percorso di realizzazione, la redazione dei contenuti, la risposta dell'organizzazione, le reazioni delle persone, i risultati ottenuti, il cambiamento generato nel rapporto tra le persone. In una parola: tutto. Dai primi cauti commenti di due o tre anni fa ad oggi, è stata percorsa molta strada: le piattaforme wiki, soprattutto quelle commerciali, si sono evolute e l'importanza via via crescente delle soluzioni di social networking all'interno del perimetro aziendale hanno favorito l'affermarsi di una cultura più orientata alla condivisione diffusa delle informazioni. Di pari passo sono aumentati i casi di adozione estesa dei wiki nelle intranet, a complemento o in sostituzione completa della intranet pre-esistente. Dalla Janssen-Cilag alla Intrawest Placemaking , dal Britisch Council al National Geographic e a tante altre, la "soluzione wiki" appare sempre più un percorso sostenibile e dai risultati certi. I prodotti commerciali hanno fatto passi in avanti significativi: SocialText, per citarne uno, comprende oggi vari moduli tra cui Socialtext People "builds upon the wiki foundation to make expertise discoverable", Socialtext Dashboard "personalized and customized dashboards for people and groups", Socialcalc "fully integrated wiki spreadsheet", Socialtext Miki "mobile solution", Socialtext Unp'lugged "offline wiki solution", oltre a moduli di integrazione con IBM Lotus e Microsoft Sharepoint. Di pari passo si stanno consolidando le pratiche di adozione, al punto che, per esempio, Atlassian Software sponsorizza il sito (e il libro) WikiPatterns creato da Stewart Mader, "wiki evangelist" per la stessa Atlassian. WikiPatterns vuole diventare il punto di raccolta e di discussione sulle pratiche di adozione di un wiki, distinguendo i percorsi di adozione "positivi" da quelli "negativi". Tutto porta a pensare che l'approccio alla realizzazione dell'intranet basato su una piattaforma di portale sia sempre più scricchiolante. E' facile immaginare che in un prossimo futuro la parte rilevante delle funzionalità intranet sia sempre più basata sulla collaborazione diffusa di tutti gli utenti intranet, a maggior ragione se la dimensione "sociale" tra le persone è sempre più evidente. | |
Tag di Flickr ![]() | ||
People Tagging People | ||
| Mai pensato di "taggare" un collega? Oggi possiamo taggare di tutto: siti e pagine web (Delicious), libri (Anobii), brani musicali (Last.fm), fotografie (Flickr), video (Youtube), presentazioni (SlideShare )... quindi perché non le persone? Nel 2005 è stato lanciato un servizio, Tagalag, ma non sembra aver avuto molto successo, mentre nel 2006 IBM ha creato un sistema di codifica delle persone chiamato Fringe, una forma di Social Bookmarking che permette di organizzare i propri contatti in gruppi, classificarli con termini che possano facilitare ricerche future e trovare persone per area o argomenti. Funziona così:
La cosa interessante è che il sistema è stato integrato con Blue Pages, la directory che contiene i profili di tutti i dipendenti: più di 385.000 persone. Grazie a Fringe, i tuoi colleghi completano giorno per giorno il tuo profilo, e lo fanno per rispondere a una loro esigenza immediata - classificarti in uno o più gruppi - e futura - ritrovarti quando e se avranno bisogno di te. Il People Tagging ha un vantaggio notevole: consente alla community di mantenere collettivamente i profili di competenza delle persone che ne fanno parte portando benefici a tre tipologie di utenti:
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Fonte ISTAT (http://demo.istat.it/index.html) ![]() | ||
Social media, intranet e Generazione Y | ||
| Le imprese dovrebbero prestare attenzione più al valore che può essere ottenuto con l'adozione degli strumenti cosiddetti di social media che non ai rischi connessi alla loro introduzione. È la prima conclusione di Richard Dennison, responsabile in BT per le politiche intranet, social media e knowledge management, dopo alcuni mesi di sperimentazione e avvio di iniziative di social networking sulla intranet di BT. Il potere dei social media risiede senza dubbio nella dimensione libera e anarchica di internet. Cosa accade se strumenti quali blog, wiki, instant messaging, crowdsourcing vengono trasferiti all'interno di un'organizzazione? Questo è il rischio che BT Group, già The Electric Telegraph Company, una delle maggiori società di telecomunicazioni e di servizi internet nel mondo, ha deciso di correre. Alcuni dei risultati ottenuti sono impressionanti. My Pages è il nome dell'intranet application di social networking: consente a ciascuna persona di creare pagine wiki, condividere foto e documenti, calendari di attività, blog e di connettersi ai colleghi con le tipiche funzionalità "contatti - amici". My Pages si è rivelata un'autentica killer application: in un paio di settimane ben 1500 persone hanno creato la propria area e il traffico su questa applicazione ha mandato in tilt il servizio. L'impatto sull'ambiente organizzativo ha modificato le regole del gioco: la comunicazione interna è cambiata, passando da "attività governata" a "conversazione". Coloro che ne erano responsabili hanno dovuto rinunciare al controllo dei messaggi, passato via via nelle mani della community interna, e hanno dovuto accettare di muoversi su canali di cui non hanno il possesso, quali i blog personali degli impiegati. La responsabilità sui contenuti è ora delle persone che li hanno pubblicati, e la quantità sempre crescente di informazioni disponibili e poco strutturate ha reso necessario l'introduzione di strumenti innovativi per assicurare la ricercabilità e l'emergenza dei contenuti di valore. Tutto ciò porta a un'ulteriore riflessione: cosa accadrà nelle imprese italiane, ma non solo, quando la cosiddetta Generazione Y, quelli nati tra il 1980 e il 1994, inizierà a cercare un posto di lavoro consono al proprio modo di essere e di usare la tecnologia? Nel libro Connecting to the Net.Generation: What higher education professionals need to know about today's students (NASPA - prima edizione marzo 2007). Reynol Junco e Jeanna Mastrodicasa hanno indagato su 7.705 studenti di college americani e hanno trovato che: | |
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Le 10 migliori Intranet del 2008 | ||
| Anche quest'anno, puntuale come le tasse, Nielsen Norman Group ha pubblicato il rapporto "Intranet Design Annual 2008" che analizza gli obiettivi, il design, l'usability, l'organizzazione dell'intranet team, la tecnologia, le funzionalità e i risultati delle dieci migliori intranet del mondo. I vincitori del premio per il 2008 sono: • Bank of America- USA Come al solito la metà dei vincitori è degli Stati Uniti; il settore finanziario è rappresentato da ben tre vincitori (due banche e una immobiliare); la maggior parte dei vincitori di quest'anno sono grandi società, con una media di 50.000 impiegati. Significative novità sono, invece, la presenza della Nuova Zelanda, i tre vincitori del settore della vendita al dettaglio, la premiazione di una piccola organizzazione (con soli 200 utenti intranet) e la presenza di due realtà della pubblica amministrazione centrale. Tra questi, il Ministero dei Trasporti della Nuova Zelanda (200 utenti intranet) dimostra, ancora una volta, che la "taglia" non è tutto, e che un sforzo piccolo ma ben focalizzato può produrre una ottima intranet. Gli spunti di riflessione sono innumerevoli, come sempre accade con i documenti di Jacob Nielsen; tra tutti vale la pena soffermarsi sulla questione della giustificazione economica di un progetto intranet. Bank of America ha raccolto misurazioni dettagliate del tempo necessario per raggiungere 11 differenti destinazioni dell'intranet partendo dall'home page. Dopo il redesign, il tempo medio di navigazione è sceso del 50% passando da 43.6 secondi a 21.7 secondi: il che corrisponde a un aumento della produttività del 101%. A Campbell , il numero di visite giornaliere dell'intranet ha avuto un aumento del 727% dopo il redesign; il numero di pagine attuali viste per visita è decresciuto da 9.12 a 1.43 e, di conseguenza, il numero totale di pagine viste è aumentato solo del 30%. In questo caso, se il successo fosse misurato soltanto con le metriche di accesso, ci troveremmo di fronte a una contraddizione. In realtà occorre considerare che l'incremento di visite indica che un maggior numero di persone accede all'intranet per svolgere i propri compiti operativi e che trova più facilmente ciò che cerca. Una delle tendenze in atto è infatti è la realizzazione di una home page, eventualmente personalizzata, che diventa la collezione principale di tutti i link alle attività, i programmi, gli strumenti e le novità aziendali: | |
Mario Bucchich ![]() | ||||||||||||||
Enterprise 2.0 | ||||||||||||||
| Nella primavera del 2006 in un articolo dal titolo: "Enterprise 2.0: The Dawn of Emergent Collaboration", Andrew McAfee professore alla Harvard Business School, coniò il termine Enterprise 2.0 e ne diede questa definizione: "... is the use of emergent social software platforms within companies, or between companies and their partners or customers."
Uno degli ultimi rapporti e forse il più interessante è "Enterprise 2.0: Agile, Emergent, and Integrated" pubblicato a fine marzo di quest'anno dalla Association for Information and Image Management Il documento indaga non solo lo stato di applicazione dei concetti e delle tecnologie della Enterprise 2.0, ma si spinge ad analizzare le motivazioni, gli impatti, le opportunità e gli ostacoli alla sua diffusione nelle organizzazioni. Molti gli spunti di riflessione presenti nel rapporto, ma tra tutti colpisce una contraddizione. Alla domanda "How critical is Enterprise 2.0 to Your Organization's Overall Business Goals and Success?", ben il 44% del campione la indica tra "Imperative" e "Significant": quasi la meta' dei 441 intervistati vi ripone grandi attese per il successo dell'impresa nel raggiungere i propri obiettivi di business. Mentre alla domanda "How well is Enterprise 2.0 understood in your organization?" il 41% ammette di non sapere esattamente di cosa si tratti. In breve, viene percepito come strategico qualcosa che non si comprende appieno. In generale l'approccio alla adozione delle tecnologie Enterprise 2.0 è tattico piuttosto che strategico: alla domanda "Is implementation of Enterprise 2.0 in your organization driven more by ad hoc usage or strategic?", il 46% riconosce un approccio basato su iniziative puntuali non inserite in un contesto di diffusione strategico. Emerge poi che i principali driver sono gli utenti finali e non gli IT manager: segno, questo, che - come accade su internet - anche nelle organizzazioni l'innovazione e il cambiamento nascono dal basso, o almeno, iniziano a nascere dal basso. Con maggior probabilita' di successo e di "permanenza" nel tempo. | |||||||||||||